9 dicembre forconi: marocchino
Visualizzazione post con etichetta marocchino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marocchino. Mostra tutti i post

martedì 1 ottobre 2019

A PADOVA MARITO, MOGLIE E TRE FIGLI MAROCCHINI VANNO A TROVARE UN PARENTE NEI PRESSI DELLA STAZIONE, DOVE LO SPACCIO È DILAGANTE

IL MAGREBINO SI RIFIUTA DI COMPRARE LA DOSE OFFERTA DAGLI SPACCIATORI NIGERIANI E UNA VENTINA DI PUSHER LO ACCERCHIANO E LO PESTANO ASSIEME ALLA FAMIGLIA 

Padova, degrado in stazione: le immagini della rissa in via Cairoli


padova rissa tra i pusher e una famiglia marocchinaUna famiglia è stata aggredita in mattinata da un gruppo di spacciatori davanti alla stazione, tra via Cairoli e via Bixio. Marito, moglie e tre figli marocchini erano lì per andare a trovare il fratello di lei, che lavora come macellaio in un negozio etnico della zona. A un certo punto si sono avvicinati cinque giovani nigeriani. Hanno offerto droga al marocchino padre di famiglia, lui li ha invitati ad andarsene in malomodo ed è scoppiata la rissa. “In pochi istanti sono arrivati in venti, hanno aggredito me, mio marito e mio fratello”, racconta Naima in lacrime. “Hanno sfondato anche i finestrini della nostra auto, dentro c’erano i nostri bambini di 10, 5 e 3 anni”. Sul posto sono arrivati i carabinieri. In ospedale sono finiti marito,  moglie e cognato. Indagini in corso per trovare il gruppo di spacciatori.

532

lunedì 16 settembre 2019

L’ATTRICE GLORIA CUMINETTI PRESA A PUGNI DA UN 34ENNE MAROCCHINO IRREGOLARE A TORINO


L’AGGRESSORE, IN STATO DI AGITAZIONE FORSE PER L’ASSUNZIONE DI DROGHE, E’ STATO ARRESTATO DAI CARABINIERI CON L’UTILIZZO DEL TASER. LA DONNA HA TRASCORSO LA HA TRASCORSO LA NOTTE IN OSPEDALE...
Elisa Sola per corriere.it
È stata colpita da un pugno così violento da finire a terra, praticamente svenuta. E’ un’aggressione che non ha un motivo, quella che ha subito sabato sera l’attrice Gloria Cuminetti, diplomata al Teatro stabile di Torino e volto noto nel mondo del cinema e della tv. La donna è stata picchiata in via Cecchi da un marocchino di 34 anni che camminava per strada urlando e manifestando segni di squilibrio.
GLORIA CUMINETTIGLORIA CUMINETTI
Il marocchino prima ha insultato e colpito una coppia, poi ha incontrato l’attrice e ha infierito contro di lei all’improvviso. Cuminetti, di origini bergamasche, attrice che conosce bene Torino, città dove ha scelto di vivere, ha chiamato i carabinieri, che nel giro di poco tempo sono riusciti a individuare Halim Ben Daoud, irregolare in Italia. L’uomo è stato violento anche con i carabinieri.
Ha aggredito anche i militari che sono stati costretti ad azionare il taser in dotazione e hanno sparato un colpo. Il giovane è stato portato all’ospedale San Giovanni Bosco ed è stato poi dimesso: era in stato di agitazione psicomotoria, forse anche per l’assunzione di droghe. L’attrice, trentenne, protagonista, tra l’altro, di “Sexxx” di Davide Ferrario, ha passato la notte in ospedale dove è stata ricoverata per accertamenti. Fonte: qui

lunedì 24 giugno 2019

IL CASO DEL MAROCCHINO CHE PER TRASFERIRSI DA BARI A SAVONA SI È MESSO L'INTERO MOBILIO AGGANCIATO SOPRA LA TESTA, MA È STATO FERMATO SOLO A CARPI

SI POSSONO FARE 750 KM IN AUTOSTRADA CON LA CASA SOPRA IL TETTUCCIO SENZA CHE NESSUNO DICA NULLA 
PATENTE RITIRATA, LUI SI È GIUSTIFICATO COSÌ...
Maria Silvia Cabri per https://www.ilrestodelcarlino.it

CASA SUL TETTO DELL AUTOCASA SUL TETTO DELL'AUTO
Una intera camera da letto, con tanto di armadio al seguito. E non solo: qualche pensile da cucina, pentole, generi alimentari, vestiti vari, anche pneumatici e quattro biciclette. Un vero e proprio trasloco, degno di un apposito furgone. Il voluminoso carico peraltro non si trovava dentro un camion, bensì sul tetto e all’interno di una macchina, una Mercedes station wagon.

Il tutto ben coperto da tele cerate per evitare che il mobilio si rovinasse. Il conducente dell’automobile, che non passava certo inosservata, è stato notato e fermato venerdì sera dai Carabinieri della compagnia di Carpi, poco dopo essere uscito dall’autostrada, proprio al casello della città dei Pio. Si tratta di un uomo di 40 anni, marocchino, partito da Bari, dove viveva, e diretto a Savona dove si sarebbe dovuto imbarcare su un traghetto per tornare nel suo paese, il Marocco. Presumibilmente per trasferirsi di nuovo là, dopo aver vissuto in Italia.

Per questo voleva arredarsi un mini appartamento in cui sarebbe andato a vivere. Dunque, perché lasciare in Italia i suoi mobili e dovere poi spendere altri soldi per ricomprarli una volta in patria? Sono questi i ragionamenti che devono averlo spinto a caricare tutto il mobilio, vestiti e alimenti sulla macchina e mettersi in viaggio.
CASA SUL TETTO DELL AUTOCASA SUL TETTO DELL'AUTO

All’altezza di Carpi, dopo 750 hm, stremato, ha deciso di uscire dall’autostrada e fermarsi in un posto a dormire. Una pattuglia dell’Arma, impiegata negli ordinari servizi di controllo del territorio, ha notato il carico pericoloso per gli altri utenti della strada sul tetto dell’auto: il conducente è stato sanzionato per avere destinato il proprio veicolo ad un uso diverso da quello indicato nella carta di circolazione.

Inoltre gli sono stati ritirati il libretto e la patente di guida. Interpellato dai militari sulla ragione di un tale, singolare, trasloco, il 40enne si è giustificato dicendo che pensava si potesse tranquillamente fare e di non incorrere in sanzioni, in quanto in Marocco è possibile caricare qualsiasi cosa su una macchina e sul tetto, riempiendola all’inverosimile come in questo caso.

Ieri mattina la Mercedes station wagon era ancora posteggiata a Carpi, presumibilmente in attesa che l’uomo si organizzi con un furgone per trasportare tutto il mobilio per il mini appartamento verso la sua destinazione. Fonte: qui

venerdì 15 febbraio 2019

ECCO COME È RIDOTTO IL POLIZIOTTO COLPITO IN TESTA CON UN MATTONE DA UN MAROCCHINO A VIAREGGIO



ANIELLO FIERRO, IL POLIZIOTTO COLPITO CON UN MATTONE IN TESTA DA UN MAROCCHINO A VIAREGGIOANIELLO FIERRO, IL POLIZIOTTO COLPITO CON UN MATTONE IN TESTA DA UN MAROCCHINO A VIAREGGIO

Catturato il marocchino che ha brutalizzato un poliziotto a Viareggio, mandandolo in ospedale. L'immigrato nordafricano ha tirato una pietra o un mattone al 28enne agente Aniello Fierro, impegnato in una operazione antidroga nella Pineta di Ponente. Il clandestino rimarrà in carcere, il giudice per le indagini preliminari di Lucca come riportato dal Giornale ha confermato il fermo con l'accusa di tentato omicidio.

BitonciBITONCIimmigrato aggredisce poliziottiIMMIGRATO AGGREDISCE POLIZIOTTI













"Ritornerò a fare il mio lavoro più convinto di prima perché credo in quello che faccio", ha raccontato il poliziotto al Tirreno. Lo scatto dell'agente in ospedale dopo l'aggressione, volto tumefatto e occhio gonfio, è stato pubblicato sulla sua pagina Facebook dal sottosegretario leghista Massimo Bitonci. "Amici - ha scritto l'ex sindaco di Padova - facciamo sentire la nostra vicinanza e il nostro sostegno al giovane agente della Polizia di Stato che è stato vittima di un tentato omicidio posto in essere da un immigrato pusher nordafricano, il quale per sottrarsi all'arresto per spaccio di droga, ha sfondato il cranio del nostro Servitore dello Stato, causandogli gravi lesioni, per le quali questa notte è stato operato d'urgenza. Un caloroso augurio di pronta guarigione al valoroso e coraggioso poliziotto che per tutelare le nostre leggi ha messo a repentaglio la propria vita!".

Fonte: qui

giovedì 18 ottobre 2018

A ROMA UN PUSHER MAROCCHINO VIENE “ESPULSO” DAL GIUDICE SOLO DAL QUARTIERE SAN LORENZO, DOVE ERA STATO BECCATO A VENDERE DROGA, MA POTRA’ GIRARE LIBERAMENTE (E SPACCIARE?) ALTROVE


IL PM AVEVA CHIESTO IL DIVIETO DI DIMORA IN TUTTA LA CAPITALE MA…


Da ieri pomeriggio Omar Taouil, marocchino, arrestato martedì per spaccio di hashish, ha un confine invalicabile all' interno della città: se sarà sorpreso dalle forze dell' ordine a circolare nelle vie di San Lorenzo tornerà dritto a Regina Coeli. È la decisione del giudice Marco Marocchi che, al termine dell' udienza di convalida del fermo, ha disposto la liberazione del 34enne maghrebino imponendogli il divieto di dimora all' interno del quartiere a ridosso di Termini.
SPACCIATORISPACCIATORI

Che è residenza di molti universitari oltre che luogo di intensa movida grazie ai tanti locali che attraggono ragazzi da ogni angolo della città. La decisione del giudice, innovativa, è accostabile a una sorta di daspo di quartiere. A farlo scattare la pericolosità sociale di Taouil, ammanettato 48 fa per essere stato sorpreso a vendere hashish.

L'indagato è un personaggio noto alle forze dell' ordine di San Lorenzo, essendo stato più volte visto frequentare ambienti dediti all' acquisto e alla vendita di stupefacenti. Tuttavia fino martedì non erano mai state necessarie le manette. Scattate perché la polizia stavolta l'ha visto in via dei Marsi passare la droga a dei clienti occasionali. Ad aggravare la sua posizione anche la circostanza che in tasca gli sono stati trovati 90 euro. Soldi frutto, con ogni probabilità, della precedente cessione di stupefacente ad altre persone.
SPACCIATORISPACCIATORI

La scelta del giudice accoglie solo in parte la richiesta del pm Filomena Angiuini, che aveva proposto per l' indagato il divieto di dimora in tutta la Capitale. Il pm aveva giudicato idoneo l' allontanamento di Taoiul da Roma perché il marocchino non ha una fissa dimora. E di conseguenza, secondo l'accusa, potrebbe essere spinto a rimettere subito piede nel quartiere dopo la liberazione.

A San Lorenzo, infatti, Omar ha il cuore delle sue amicizie, oltre che dei traffici illeciti che l'hanno messo nei guai. Ora da ieri notte Taouil potrà limitarsi a circumnavigare intorno al quartiere, ma stando ben attento a non sconfinare oltre la porta Tiberina o le Mura Aureliane se vuole restare libero di girare per Roma, ovviamente senza spacciare hashish.

Fonte: qui

martedì 7 agosto 2018

A CARPI UN 30ENNE MAROCCHINO USA LA BILANCIA DELLA FRUTTA DI UN SUPERMERCATO PER PESARE COCAINA


pusher pesa cocaina nella bilancia del supermercatoPUSHER PESA COCAINA NELLA BILANCIA DEL SUPERMERCATO
Un episodio davvero particolare ha caratterizzato la normale attività di un supermercato di Carpi lo scorso sabato 4 agosto. Due clienti, infatti, hanno notato uno straniero intento ad armeggiare con le bilance a disposizione della clientela per il peso della frutta e della verdura.

Intravedendo una possibile situazione di pericolo, le due donne hanno deciso di avvisare i Carabinieri, che prontamente hanno raggiunto il negozio e verificato quanto stava accadendo con la collaborazione del personale.
bilancia supermercato 7BILANCIA SUPERMERCATO

E' così emerso che l'uomo, un 30enne marocchino, aveva utilizzato la bilancia in questione per pesare una merce non in vendita e neppure vendibile: sei grammi di cocaina.

Lo spacciatore era probabilmente rimasto senza il bilancino di precisione indispensabile per condurre la sua attività illecita e ha così pensato di utilizzare lo strumento del supermercato.

I militari hanno così fermato il nordafricano, che è stato accompagnato in caserma e poi denunciato per detenzione ai fini di spaccio. Fonte: qui

domenica 5 agosto 2018

UN MAROCCHINO VIOLENTA UNA MINORENNE IN UN PARCO DI RHO

SI SONO CONOSCIUTI IN UN LOCALE E HANNO BEVUTO TUTTA LA SERA INSIEME, POI ALL’ALBA LUI L’HA AGGREDITA E STUPRATA, PRIMA DI RUBARLE L’IPHONE PER IMPEDIRLE DI CHIAMARE I SOCCORSI

Cristina Bassi per “il Giornale”

stuproSTUPRO
Avevano trascorso la serata insieme nei locali, una normale uscita tra un ragazzo e una ragazza poco più che adolescenti.

Poi però lui è diventato violento. Ha approfittato della notte, dell'isolamento di un parco e della fiducia della sua nuova amica. L'ha violentata e picchiata. La vittima è una ragazza di 17 anni, studentessa delle superiori.

È successo pochi giorni fa in un giardino pubblico di Rho, cittadina dell'hinterland di Milano. I carabinieri, dopo una ricerca durata poche ore, hanno arrestato per l'aggressione un 19enne marocchino.

milano stuproMILANO STUPRO
E hanno ricostruito i fatti grazie soprattutto al racconto della giovanissima. Nella serata di domenica la minorenne, un'italiana che frequenta un istituto superiore della città, è uscita con gli amici. In uno dei locali che ha visitato ha conosciuto il ragazzo straniero di due anni più grande.

Deve essere scattata una simpatia, perché lei si è fidata subito. I due hanno girato per bar e chioschi per alcune ore, bevendo insieme probabilmente. Di sicuro il giovane ha bevuto parecchi alcolici.

All'alba di lunedì la coppia ha deciso di andare al parco di via Mazzo, nelle vicinanze non c'era nessuno. Qui il 19enne, ormai ubriaco, ha improvvisamente aggredito la sua vittima. L'ha colta di sorpresa, l'ha buttata a terra e si è buttato sopra di lei. Ne ha abusato sessualmente, la giovane ha provato a opporre resistenza e a divincolarsi con tutte le forze.
vittime di stuproVITTIME DI STUPRO

Ma è stata riempita di calci e pugni. Prima di scappare lo stupratore le ha strappato il cellulare, un iPhone 5, per impedirle di chiamare aiuto e per evitare l'arresto.
La minorenne, in forte stato di choc, ha chiesto aiuto ai carabinieri della Compagnia di Rho.

Ha raccontato quello che aveva subito ai militari, che hanno raccolto la sua testimonianza e poi l'hanno accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale locale. Dopo le prime medicazioni l'hanno portata al Servizio violenza sessuale della clinica Mangiagalli di Milano per gli accertamenti medici che vengono svolti in queste situazioni.

violenza sessuale minori stuproVIOLENZA SESSUALE MINORI STUPRO
I primi esiti hanno confermato i fatti denunciati dalla 17enne. La vittima ha anche dato una descrizione piuttosto precisa del suo aguzzino. Sulla base dell'identikit e di altre indagini i militari sono riusciti a identificare il marocchino.

Lo hanno rintracciato nel primo pomeriggio di lunedì. Il giovane si trovava in un bar di corso Europa, sempre a Rho. È stato bloccato e perquisito: addosso aveva ancora il telefonino sottratto alla ragazza.

È stato quindi fermato dai militari con le accuse di rapina e violenza sessuale. Il 19enne ha regolare permesso di soggiorno e ha precedenti per furto e vandalismo. Non per stupro o molestie a sfondo sessuale.
VIOLENZA SESSUALEVIOLENZA SESSUALE

Non risulta che abbia un lavoro né un'abitazione fissa, pare che si faccia ospitare da alcuni conoscenti. È stato portato nel carcere di San Vittore, dove il gip ha già convalidato il suo arresto e la misura della custodia cautelare.

«Non possiamo accettare - interviene il deputato della Lega Paolo Grimoldi - che chi in Italia viene accolto e regolarizzato con il permesso di soggiorno poi commetta reati efferati e raccapriccianti, con la beffa di non poter neppure essere espulso. Dobbiamo rivedere la normativa vigente».

3 Agosto 2018

Fonte: qui

martedì 31 luglio 2018

I CARABINIERI ESCLUDONO CHE IL MAROCCHINO MORTO AD APRILIA SIA STATO VITTIMA DI UN PESTAGGIO PROLUNGATO

“LA SITUAZIONE E’ SFUGGITA DI MANO” 

L’UOMO E’ STATO AGGREDITO DA ALCUNI RESIDENTI CHE, A DIFFERENZA DI QUANTO SOSTENUTO ALL’INIZIO, NON FACEVANO PARTE DI UNA “RONDA PER LA LEGALITÀ”


APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATOAPRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO
Il marocchino morto ad Aprilia non sarebbe stato vittima di un pestaggio prolungato. Ne sono certi i carabinieri di Latina il cui comandante, Gabriele Vitagliano, esclude che lo straniero sia stato ucciso in seguito a un'aggressione violenta. L'ipotesi degli investigatori - dopo aver ascoltato alcuni testimoni - è dunque che la situazione sia «sfuggita di mano» e che l'uomo possa essere stato colpito con un calcio o con un pugno, che potrebbero essere la concausa della morte dovuta quindi anche all'incidente d'auto che il marocchino ha avuto mentre veniva inseguito da alcuni residenti.

Sarà comunque l'autopsia, i cui primi risultati dovrebbero arrivare già in serata, a dare risposte più precise. I militari, allo stato, ritengono anche che i tre che hanno inseguito l'auto con a bordo il marocchino e l'altra persona, tuttora ricercata, non facessero parte di una ronda. «Non abbiamo mai avuto notizie di ronde in quel quartiere, anche se - spiega Vitagliano - la pronta reattività di quei condomini è da capire ed è oggetto del nostro approfondimento».

APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATOAPRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO
I carabinieri hanno acquisito il video registrato dalle telecamere di sorveglianza di un bar a poca distanza dal luogo dell'incidente. Le immagini, attorno all'una e mezza della notte, hanno ripreso l'impatto dell'auto del marocchino contro il muro di cinta di una casa e successivamente un'altra auto che si avvicina e dalla quale scendono due persone. La vettura degli inseguitori, una Mercedes, poco dopo si ferma nel piazzale antistante il bar e si vedono tre soggetti che restano per parecchi minuti nella zona dell'incidente.

«Era verso l'una e mezza, non ho visto nulla ma ho sentito solo un gran botto contro il muro», racconta Maria Mirabilio, una donna che abita nella palazzina proprio sopra il punto nel quale si è schiantata l'auto del marocchino. La donna sostiene di essersi affacciata subito dopo l'incidente e di non aver visto nessuna colluttazione. «Non ho sentito risse né colpi - spiega - ho sentito solo una voce di donna e ho visto la macchina che era contro il muro».
APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATOAPRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO

La signora sostiene che neanche 10 minuti dopo l'incidente è arrivata l'ambulanza a sirene spente. «Io non ho visto nessuno per terra né qualcun altro scappare, non so cosa sia successo. Ho sentito solo quel gran botto, poi mi sono assicurata che i miei nipoti, che abitano qui sopra stessero bene, e sono tornata in casa».

Anche la signora, come altri abitanti di Campo di Carne, dice di non sapere nulla di ronde: «Io so solo - dice - che da me i ladri sono venuti sette volte e anche il bar qui accanto è stato visitato più volte». Conferma il titolare del bar: «Mi sono entrati quattro volte nell'ultimo mese - spiega - l'ultima volta con un palo lungo sei metri hanno divelto la saracinesca e mi hanno fatto un danno di settemila euro». Fonte: qui


UNA DIVERSA RICOSTRUZIONE DEI FATTI ACCADUTI AD APRILIA

Valeria Costantini per il “Corriere della Sera”

Inseguono un'auto sospetta, la raggiungono e poi picchiano quello che ritengono un potenziale ladro, che alla fine muore. Una notte di violenze ad Aprilia, comune di Latina a pochi chilometri dalla Capitale. Un episodio ancora da chiarire nei dettagli, ma che ha portato alla denuncia per omicidio preterintenzionale di due italiani.

APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATOAPRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO
Erano di «ronda» intorno alle 2 di sabato, una «passeggiata di legalità» con tanto di bambini al seguito, quando il gruppo di abitanti della residenziale via Guardapasso hanno notato una vettura sospetta aggirarsi per il quartiere, già oggetto di furti. La Renault Megane con a bordo due uomini (che si sono resi conto di non essere passati inosservati), ha improvvisamente accelerato e, sgommando, ha cercato di allontanarsi nella notte. Tre uomini, tutti quarantenni, sono però saliti in auto e hanno iniziato l' inseguimento.

Pochi chilometri a forte velocità e la Renault è uscita di strada, schiantandosi sulla via Nettunense. Il conducente si è dato alla fuga nei campi mentre il passeggero, un marocchino di 43 anni, appena sceso è stato raggiunto dagli italiani: non si sa se sia rimasto ferito per l'incidente, ma è certo che è stato raggiunto da un pugno e da più di un calcio, almeno stando alla prima ricostruzione dei carabinieri che indagano sul decesso dello straniero.

APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATOAPRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO
Il nordafricano ha piccoli precedenti per documenti falsi e nel veicolo è stato ritrovato uno zaino con arnesi da scasso. Uscito dal veicolo ha anche provato a difendersi dagli aggressori. I due, incensurati, sono finiti nei guai soprattutto per i filmati di alcune telecamere di videosorveglianza dei negozi della zona e il racconto di diversi testimoni presenti: uno degli indagati era rimasto sul luogo del fatto, l'altro era fuggito ma si è presentato nella caserma dell'Arma dopo aver saputo che lo stavano cercando. La sua testimonianza potrebbe essere fondamentale per ricostruire i movimenti nella prima fase della vicenda, quando l' auto si aggirava nella strada in cui poi l' hanno «intercettata» i residenti.

Gli investigatori hanno anche sentito gli aggressori su quello che era avvenuto. Uno di loro ha detto di essersi limitato a difendersi quando «ha visto il marocchino infilare le mani nel marsupio» e, temendo che avesse un' arma, ha reagito, colpendolo.

Il terzo italiano salito in macchina non è stato denunciato perché contro di lui non ci sarebbe alcun sospetto: secondo i carabinieri non ha partecipato al presunto pestaggio e, da quanto ricostruito, non conosceva i due denunciati. Inoltre, è stato lui a chiamare il 112 per dare l'allarme sull' inseguimento. Sarà comunque l'autopsia che verrà eseguita nelle prossime ore a chiarire le cause del decesso del marocchino.

APRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATOAPRILIA - MAROCCHINO INSEGUITO E PICCHIATO
Se siano stati insomma i colpi sferrati dagli italiani a causarne il decesso oppure le eventuali ferite riportate nell'incidente abbiano avuto un ruolo decisivo per la sua morte. L'unico elemento che finora sembra emergere con chiarezza è che dietro alla vicenda non ci sia alcun motivo razziale.

È stato invece questo il motivo scatenante per l'aggressione di venerdì scorso al diciannovenne senegalese di Partinico, in provincia di Palermo. La vittima ha riconosciuto il suo picchiatore in fotografia: è un operaio di 34 anni ad aver insultato («Sporco negro») e picchiato il giovane Dieng Khalifa.

L'uomo è stato denunciato per lesioni personali aggravate dall' odio razziale. La tensione è alta in Sicilia anche dopo un altro episodio avvenuto alla stazione dei pullman di Catania: un autista della Etna Trasporti avrebbe chiuso le porte in faccia a cinque donne di colore con biglietto pagato, partendo senza farle salire. Un fatto registrato via Facebook da alcuni testimoni, ma contraddetto dal direttore della società, Mario Nicosia, che parla di equivoco.

Fonte: qui

COME E’ MORTO HADY ZAITOUNI, IL 43ENNE MAROCCHINO, CHE DOPO UN INSEGUIMENTO AD APRILIA E’ STATO PRESO A CALCI E PUGNI DA UNA GUARDIA GIURATA E UN AUTISTA DELL'ATAC?

LA VERSIONE FORNITA AI PM E’ CHE L’AUTO DI ZAITOUNI ERA IN UNA STRADA SENZA USCITA, I DUE SI SAREBBERO AVVICINATI PER CHIEDERE COSA FACESSE LÌ E L’UOMO, CHE ERA IN COMPAGNIA DI ALTRI DUE ITALIANI (ORA RICERCATI), SAREBBE PARTITO A TUTTA VELOCITA’ 

POI L’INSEGUIMENTO, L’INCIDENTE, IL PESTAGGIO E NEI VIDEO SPUNTA ANCHE UNA PISTOLA....

LE BANDE DI BULLI, I GIUSTIZIERI FAI-DA-TE, LE NDRINE, I CRIMINALI E I TERRORISTI CHE...Giovanni Del Giaccio e Alessia Marani per “il Messaggero”

L'autopsia di Hady Zaitouni, il marocchino di 43 anni morto domenica notte dopo un inseguimento ad Aprilia, è blindata. Qualche certezza, però, emerge: sarebbe stato colpito da un violento pugno in pieno volto che potrebbe averlo ucciso. Incidente o pestaggio fatale? Il silenzio imposto dal magistrato fa propendere, dunque, per questa seconda ipotesi, anche se Giovanni Trupo, guardia giurata, e Massimo Riccio, autista dei bus Atac, entrambi 45enni, indagati per omicidio preterintenzionale si difendono attraverso i loro avvocati dicendo che lo straniero era già a terra dopo l' incidente in auto e non lo hanno toccato.

«Hanno raccontato in lacrime l' accaduto, sono molto provati», dicono i loro avvocati, Andrea Indovino e Federico Savo. La versione fornita è che la Renault Megane era parcheggiata in fondo a via De Filippo, una strada senza uscita nel complesso Trentastelle e che loro, tornati da una serata in pizzeria con le famiglie, sono andati a chiedere cosa facesse lì. A quel punto il conducente e altre due persone, ricercate dai carabinieri (si tratterebbe di italiani noti per reati contro il patrimonio) è partito a tutta velocità: «Voleva investirli e va considerato che in strada c' erano famiglie con bambini. Loro hanno chiamato il 112 e iniziato l' inseguimento sempre in contatto con i carabinieri».

Fino a Campo di Carne, dove c' è stato l' incidente ripreso dalle telecamere. I due indagati si avvicinano all' auto, una terza persona (non indagata) resta più indietro, i carabinieri sono certi che dalle immagini si vede un colpo, mentre nel video spunta anche la pistola che aveva con sé la guardia giurata. Il clima ad Aprilia è teso, pochi hanno voglia di parlare, vecchi criminali e boss potenti convivono con bande di bulli emergenti che tengono sotto scacco il territorio.

Non stupisce che possano spuntare in giro giustiziere fai-da-te. Gli inquirenti devono ancora spiegarsi, per esempio, perché Trupo, nonostante non fosse in servizio girasse con la pistola in tasca. Il sindaco Antonio Terra è sicuro che «in città le ronde non ci sono», a meno che, però, «a farle non siano pochi cittadini, in segreto».

I comitati in pratica usano il fai-da-te: comunicano i movimenti sospetti con whatsapp, se serve avvisano i carabinieri. I militari negli ultimi mesi hanno ricevuto dalla zona di via Guardapasso appena quattro segnalazioni per furto sulle auto in sosta. Ma le razzie spesso neanche vengono denunciate. Vetri infranti pure nelle vetture parcheggiate sotto il condominio dove i due indagati abitano e hanno dato il via all' inseguimento. Le telecamere danno il benvenuto all' ingresso del Trenta stelle e ai piani terra cartelli avvisano dei sistemi d' allarme. «Sì, hanno rubato nelle macchine - racconta una residente - non mi sorprenderebbe che qualcuno possa essersi organizzato da sé».

ARMATI IN CASA
«L' altra notte hanno tentato il furto in una villetta qui davanti - racconta Pino, seduto ai tavolini del bar Caracas - ma forse perché non hanno trovato nulla, i ladri si sono fermati a banchettare, svuotando il frigorifero. Giorni prima, invece, avevano portato via degli attrezzi da un altro cortile. Roba di poco conto, perché qua mica si scherza, tutti hanno un cane in casa e si spara facile».

Ricorda il «fattaccio» di maggio quando un 62enne gambizzò l'inquilino romeno che non voleva pagare l'affitto, «non ci ha pensato due volte a premere il grilletto». Ad Aprilia alle ultime elezioni la Lega è stata il primo partito con il 14% dei voti, il candidato del centrodestra, Domenico Vulcano, figlio dell' ex comandante della stazione dei carabinieri, al primo turno era stato il più votato e al ballottaggio per poco non ha spodestato l'uscente Terra.

Le ronde fino a qualche mese fa le avevano organizzate gli attivisti di Aprilia in prima linea. «Non erano ronde, ma passeggiate per la sicurezza - spiega il leader del movimento di destra, Emanuele Campilongo - le facevamo durante il mercato del sabato. E non facciamoci illusioni, con l' adesione del Comune al piano Sprar per l' accoglienza il numero degli immigrati è destinato a salire. Intanto Aprilia è piena di fantasmi che non hanno un nome e un volto finché non finiscono nella cronaca».

FANTASMI E CRIMINALI
Fantasmi come Ahmed Hanachi, l'attentatore di Marsiglia che visse a lungo da queste parti, o come Anis Amri il terrorista della strage del Natale 2016 a Berlino che aveva abitato in frazione Campoverde. Ma ad Aprilia più che gli stranieri hanno sempre fatto tremare nomi nostrani, dai tempi di Frank Tre dita Coppola, padrino siculo-americano mandato in confino negli anni 70 nella vicina Ardea, fino ai clan campani Moccia e Zaza. Soprattutto le ndrine hanno messo radici in città. Prima gli Alvaro di Sinopoli poi i Gangemi. I fratelli Giampiero e Sergio sono stati arrestati a giugno dai carabinieri per le estorsioni portate avanti a colpi di mitra e bombe a mano.

Fonte: qui

lunedì 16 luglio 2018

È UN CITTADINO MAROCCHINO L'ASSASSINO DI SABRINA MALIPIERO, LA 52ENNE UCCISA CON UNA COLTELLATA ALLA GOLA, NELLA SUA CASA A PESARO

GLI INVESTIGATORI SONO RISALITI ALL'UOMO TRAMITE I CONTATTI TELEFONICI DEL CELLULARE DELLA VITTIMA 
IL MAROCCHINO È GIÀ NOTO ALL'ANTIDROGA, AVREBBE FREQUENTATO SPESSO LA CASA DI SABRINA MALIPIERO...


È un cittadino marocchino ultratrentenne l'assassino di Sabrina Malipiero, la 52enne uccisa con una coltellata alla gola, nella sua casa in via Pantano a Pesaro. L'uomo, uno della decina di persone su cui si erano focalizzate le indagini nelle ultime ore, è stato sentito contemporaneamente agli altri e ha negato per tutta la notte. Solo stamane ha confessato davanti al pm Silvia Cecchi e agli investigatori della Squadra Mobile pesarese.
sabrina malipiero omicidio pesaroSABRINA MALIPIERO OMICIDIO PESARO

Gli investigatori sono risaliti all'uomo tramite i contatti telefonici del cellulare della vittima, selezionando quelli più frequenti negli ultimi dieci giorni, a parte i familiari e gli amici più stretti. Il marocchino è già noto alla forze di polizia, in particolare all'antidroga della Questura di Pesaro Urbino, ma non ha condanne a suo carico. Secondo le prime informazioni avrebbe frequentato spesso la casa di Sabrina Malipiero, la donna gli aveva aperto la porta di casa senza problemi. 
sabrina malipiero omicidio pesaroSABRINA MALIPIERO OMICIDIO PESARO

Poi, una volta dentro, un brutale pestaggio e una o due coltellate alla gola, una delle quali ha raggiunto la 52enne, commessa in un supermercato e madre di due figli grandi, da tempo separata dal marito, alla giugulare, provocandone la morte per dissanguamento. L'uomo è poi fuggito con la Daewoo Matiz nera della vittima, trovata ieri sera in un'altra parte della città. Un omicidio per futili motivi, secondo gli inquirenti. Fonte: qui

martedì 12 giugno 2018

UNA TRENTENNE INSEGUE IL MAROCCHINO CHE LE AVEVA RUBATO LA BICI, LUI LA SFIDA: “VIENI A RIPRENDERTELA”, E POI LA STUPRA

ACCADE AD AREZZO, IN UNA ZONA RESIDENZIALE BENESTANTE. È LA SECONDA VIOLENZA IN DIECI GIORNI, MA STAVOLTA…

Salvatore Mannino per “la Nazione – Arezzo”

arezzo stuproAREZZO STUPRO
Via Curina è una strada tranquilla, alle spalle del supermercato Pam dei Cappuccini: zona ariosa e benestante, incastonata fra un’area residenziale degli anni ’60 ( i Cappuccini appunto) e il nuovo quartiere del Pantano.

A guardare il verde in cui sono immerse le case (alcune ancora in costruzione) e il parco sul lato della strada, tutto verrebbe da pensare meno che quello è il teatro di un altro sconcertante caso di violenza sessuale, il secondo in una decina di giorni, ma stavolta lo stupratore (presunto) non è il marito, come a Cortona, bensì un clandestino di origine marocchina, giovane ma già con un suo passato alle spalle, fatto di precedenti per piccolo spaccio e altri reati.
arezzoAREZZO

I carabinieri sono andati a prenderlo sabato, con un mandato di fermo del Pm di turno Julia Maggiore, al termine di un’indagine breve e di successo, anche per il coraggio della vittima nell’indicare il suo aguzzino.

I fatti però sono di giovedì sera, fra il lusco e il brusco, come si dice ad Arezzo, quando insomma stava già calando il buio. Protagonista involontaria una trentenne aretina, che gli inquirenti definiscono tranquilla, una insomma che non va a infilare la mano nel vespaio per imprudenza.

supro 5SUPRO 
Comincia tutto quando lui le porta via la bicicletta. Poi, a lei che lo insegue, la sfida: vieni a riprendertela. La ragazza non si fa pregare e cerca di recuperare quello che è suo. Non sa, non può sapere, che le ganasce della trappola le si stanno richiudendo addosso. Il marocchino usa la bici come esca finché non arrivano entrambi in un punto appartato, nel quale lui fa di conto di poter sfogare i suoi comodi.

stupro 4STUPRO 
E’ a quel punto che salta addosso alla giovane e la stupra. I particolari che trapelano si fermano qui. Non si sa, dunque, se lei abbia urlato, se abbia scalciato o peggio per cercare di difendersi.

Ma anche se ha abbozzato un tentativo di reazione, anche se non è rimasta vittima del meccanismo psicologico della sorpresa che ti paralizza, il tutto si perde nel silenzio del luogo appartato che lui ha scelto per l’agguato. La giovane non denuncia subito. E’ sotto choc, lascia passare la notte prima di recarsi la mattina dopo al comando provinciale dei carabinieri.

tribunale arezzoTRIBUNALE AREZZO
Qui le lasciano appena cominciare il suo racconto e quando capiscono di cosa si tratta le consigliano subito di andare in ospedale, al San Donato, per avviare la procedura del codice rosa, quello che tutela i soggetti deboli vittime di violenze, in questo caso di violenza sessuale.

Basta qualche ora perchè dai medici arrivi la conferma di quanto dice la giovane: c’è stato un rapporto sessuale e non è stato consensuale, i segni obiettivi indicano uno stupro.
arezzo 2AREZZO 
A questo punto le indagini del nucleo operativo della compagnia di Arezzo dei carabinieri sono già in moto.

Lei, per quanto provata dall’accaduto, è brava nel fornire gli elementi, compreso il nome, che consentono di dare un volto all’aggressore. A quel punto la parola passa al Pm Julia Maggiore, che decide di procedere con il provvedimento di fermo. Gli uomini dell’Arma lo eseguono sabato, per il clandestino si aprono le porte della galera.

arezzo 1AREZZO 
Già oggi potrebbe svolgersi l’udienza di convalida dinanzi al Gip. Il resto è fatto di un percorso già visto in tante occasioni: lei che cristallizza la sua versione davanti a un giudice, o in incidente probatorio o nel processo vero e proprio, lui che rischia grosso.

Ancora non si sa come si difende. Ammetterà lo stupro o racconterà la solita storia di lei che ci stava? Comunque sia, un altro caso destinato a rinfocolare le polemiche sui clandestini che alimentano il microcrimine o, peggio, le violenze sulle donne.

Fonte: qui