9 dicembre forconi: Arezzo
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domenica 2 dicembre 2018

PERCHE’ IL LADRO UCCISO NON ERA IN CELLA?


IL 29ENNE MOLDAVO AMMAZZATO MENTRE TENTAVA DI INTRUFOLARSI NELL’AZIENDA DI FREDY PACINI VICINO AREZZO AVEVA UNA SFILZA DI PRECEDENTI E SU DI LUI PENDEVA UN ORDINE DI CARCERAZIONE 

IL GOMMISTA TOSCANO SOTTO ACCUSA PER AVER SPARATO AL RAPINATORE: "HA DETTO UN SACCO DI BUGIE. I FURTI DENUNCIATI SONO SOLO 6, NON 38" 

SALVINI: “COSA CAMBIA? ASSURDO COLPEVOLIZZARE CHI SI È SOLO DIFESO”

Nino Materi per il Giornale
fredy paciniFREDY PACINI

E così, tanto per non farci mancare nulla, è partito il «toto-denunce». «Trentotto»? No, «sei»; anzi, «quattro».
Sulla ruota della sfortuna si danno i numeri: ci sarebbe da giocarseli, se non fosse che qui siamo dinanzi a una storia drammatica: un uomo (il ladro) ammazzato e un altro uomo (la vittima del furto) ora sospettato di aver ecceduto nel difendersi, «percependo un tasso di pericolo superiore a quello reale»; come se, in quei momenti terribili, le vittime pesare emozioni e reazioni col bilancino del codice penale.

In Italia il rischio di trasformare la tragedia in commedia è sempre alto, e questa vicenda del gommista «pistolero» Fredy Pacini di Monte San Savino (Arezzo) ne è l'ennesima riprova. I titoloni in prima pagina che qualche giorno fa accompagnarono la notizia li ricordiamo tutto: «Commerciante spara e uccide il ladro. Aveva già subito 38 furti».

io sto con fredy striscione di solidarieta al gommista aretino che ha ucciso un ladroIO STO CON FREDY STRISCIONE DI SOLIDARIETA AL GOMMISTA ARETINO CHE HA UCCISO UN LADRO
Ora si scopre che le denunce presentate negli ultimi quattro anni dal signor Pacini sono «appena» sei, di cui «solo» due a seguito di un furto consumato (nelle altre quattro si sarebbe trattato di «semplici» tentati furti). Attenti alle parole: «solo», «appena», «semplici»; termini dietro cui si cela chi guarda il dito e ignora la luna. Ne è convinto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: «Ma cosa cambia se le denunce sono 38 o 6? La verità è che un onesto lavoratore si è difeso perché si è sentito in pericolo di vita aggredito all'interno della sua proprietà». Ma le inchieste giudiziarie servono anche a questo: ad accertare verità che i titoli di giornali non possono decodificare in tempo reale. Ma la domanda resta? È un elemento decisivo o no che Pacini abbia «mentito» sul numero delle denunce presentate? Cosa cambia questa circostanza rispetto all'episodio specifico in cui un moldavo di 29 anni ha perso la vita?
la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI

Il comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Arezzo, Giovanni Rizzo, precisa all'Agi: «A noi risultano sei denunce da parte di Pacini dal 2014 a oggi, che diventano forse una decina andando più indietro negli anni. Certo, non 38», come invece dichiarato da Pacini che, per sentirsi più sicuro, aveva deciso di restare in azienda anche di notte.

la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI




Ieri l'esito dell'autopsia sul corpo del moldavo ucciso: «È stato raggiunto da un proiettile alla gamba e da un altro all'altezza di un fianco». Il commerciante toscano, 57 anni, è indagato per eccesso colposo di legittima difesa, ma non ha ancora risposto alle domande del pm.

fredy paciniFREDY PACINI
Pacini più volte in passato aveva raccontato di essere «esasperato per i continui furti», e così quando ha visto il moldavo (un pregiudicato, latitante e dalla falsa identità sul passaporto) entrare nella sua ditta «impugnando un piccone», ha fatto fuoco con la sua Glock semiautomatica «mirando alle gambe». Uno dei cinque proiettile esplosi ha però reciso l'arteria femorale, e il moldavo è morto dissanguato mentre il complice è fuggito. L'avvocato del commerciante è sicuro: «È stata legittima difesa». Pacini dice: «Ho il cuore a pezzi, ma sono tranquillo con la coscienza. Ringrazio le migliaia di persone che su Facebook mi sostengono». Ma per lui l'incubo continua.

fredy paciniFREDY PACINI
IL LADRO UCCISO DOVEVA ESSERE IN CELLA
Simona Pletto per Libero Quotidiano


Altro che ladruncolo incensurato come lui stesso faceva sembrare utilizzando un passaporto col cognome della moglie (Tonjoc) e diversi alias. Vitalye Mircea, questo il vero nome del moldavo 29enne sorpreso e ucciso martedì notte mentre tentava di intrufolarsi nella azienda di Fredy Pacini a Monte San Savino (Arezzo) insieme ad almeno due complici, era un ladro professionale, e come tale aveva una sfilza di precedenti per reati commessi in Italia dal 2011 ad oggi. E non certo da solo.
la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI






Nel suo "curriculum" ci sono innumerevoli furti commessi in aziende e in abitazioni tra la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e l' Emilia Romagna; e ci sono tanti altri reati a suo carico, tra cui riciclaggio, danneggiamenti e persino lesioni personali, a riprova della pericolosità dell' individuo che il commerciante toscano si è trovato davanti, con un piccone nelle mani, prima di sparare.

io sto con fredy striscione di solidarieta al gommista aretino che ha ucciso un ladro 2IO STO CON FREDY STRISCIONE DI SOLIDARIETA AL GOMMISTA ARETINO CHE HA UCCISO UN LADRO
Non solo: su Vitalye Mircea dal 2015 gravava un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Milano, per un residuo di pena di tre anni che avrebbe dovuto scontare in cella. Eppure da una quarantina di mesi era libero. Libero di continuare a delinquere, libero magari di tornare in quel capannone in provincia di Arezzo, già violato diverse volte dai ladri, attirati dall' alto valore delle biciclette da corsa custodite all' interno.

il sostegno a fredy paciniIL SOSTEGNO A FREDY PACINI










Martedì notte, però, non hanno fatto i conti con la disperazione del signor Pasini, che da tempo, esasperato dalle continue visite dei ladri, aveva deciso di dormire dentro alla sua ditta per tutelare il frutto del suo lavoro. Quando ha sentito il rumore dei vetri infranti, è sceso dalla sua branda e dall' alto del soppalco dove si era ricavato una stanzetta per vigilare i suoi beni, ha visto i due ladri. Uno si era già introdotto all' interno, l' altro invece ha subito rinunciato ad entrare ed è fuggito.

la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI
Fredy Pacini ha impugnato la sua pistola Glock calibro 9 ed ha iniziato a sparare cinque colpi mirando verso il basso; due di questi hanno raggiunto il ginocchio e l' arteria femorale di Vitalye. Quest' ultimo proiettile, rimasto all' interno della coscia, è stato letale: il moldavo - lo ha stabilito ieri l' autopsia eseguita dal medico legale Mattia Benvenuti dell' università di Siena -, è morto per una emorragia interna.

RIMBALZO ACCIDENTALE 

Tra le ipotesi che dovranno essere chiarite presto, attraverso un sopralluogo da parte dei periti e del pm Andrea Claudiani, nel capannone di Fredy Pacini, c' è anche quella di un rimbalzo accidentale del proiettile fatale finito nella coscia del ladro. La Tac eseguita ieri sul cadavere del 29enne, avrebbe infatti tracciato una traiettoria che non escluderebbe l' ipotesi della deviazione. Sarà inoltre importante capire se i colpi sparati abbiano raggiunto frontalmente (teoria più accreditata) o alle spalle il ladro.

fredy paciniFREDY PACINI
Intanto ieri Pacini, 57 anni, sposato e padre di due figlie, ha varcato la soglia della Procura di Arezzo per essere interrogato dal pm Claudiani, cui è affidata l' inchiesta. A carico del gommista è stato aperto un fascicolo per l' ipotesi del discusso reato "eccesso colposo di legittima difesa".

Provato dal lutto che ha colpito la sua famiglia (giovedì notte è morto il suocero e ieri si sono celebrati i funerali), sfinito dal pressing mediatico e dall' idea comunque di aver ucciso un uomo (anche se ha dichiarato «Ho avuto paura, quel ladro avanzava spavaldo. Sono dispiaciuto ma mi sento nel giusto perché ho difeso la mia persona e il mio patrimonio»), ha pianto davanti al pm e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Una decisione, questa, suggerita anche dai suoi legali Alessandra Cheli e Giacomo Chiuchini del Foro di Arezzo, perché: «Preferiamo aspettare l' esito dell' autopsia (attesa entro 60 giorni, ndr), dopodiché il signor Pacini parlerà con i magistrati. Del resto in questo momento è molto provato, e forse non è in grado di affrontare un interrogatorio».

Resta il mistero del piccone, trovato fuori dal capannone dai carabinieri della Compagnia di Cortona guidati dal capitano Monica Dallari, intervenuti subito sul posto.

LA SORELLA 

Sul fronte delle indagini prosegue la caccia ai complici. Una piccola svolta è stata data dalla sorella di Vitalye.

SALVINI CON LE MANI NEI CAPELLISALVINI CON LE MANI NEI CAPELLI
La giovane, che vive al Nord Italia, ha riconosciuto la foto del fratello pubblicata sui giornali e ieri mattina si è presentata alle forze dell' ordine dicendo, appunto, di essere la sorella del ladro ucciso. Sono scattati subito i controlli, per capire se stava raccontando il vero, e alla fine sono emersi nuovi particolari.

Il passaporto con regolare visto e con un ingresso in Italia segnato appena due mesi fa, non corrispondeva alla vera identità dell' uomo. Il documento che mostrava, infatti, era quello con il cognome della moglie, per deviare i controlli. In realtà, si è scoperto attraverso un incrocio di dati, che Vitalye era un ladro seriale latitante. Insomma, il colpo alla azienda di rivendita gomme e bici da corsa di Fredy Pacini, era di certo uno dei tanti.

il caso di fredy pacini vitalie tonjocIL CASO DI FREDY PACINI VITALIE TONJOC
Gli investigatori hanno già individuato il secondo complice, quello fuggito poco prima degli spari, e sono sulle sue tracce. In queste ore si analizzano anche le celle telefoniche e i filmati delle telecamere di sorveglianza per dare un nome al terzo complice che ha fatto da palo.

L' obiettivo, è comunque quello di arrivare alla banda di moldavi di cui Vitalye faceva parte.

Fonte: qui

venerdì 30 novembre 2018

GOMMISTA DELL'ARETINO SPARA A UN LADRO E LO UCCIDE: INDAGATO PER ECCESSO DI LEGITTIMA DIFESA



ESASPERATO DA 38 FURTI NEGLI ULTIMI ANNI, DORMIVA DENTRO IL CAPANNONE DELLA SUA AZIENDA. LA SCORSA NOTTE DUE MOLDAVI HANNO SFONDATO IL VETRO, E LUI HA INIZIATO A SPARARE 

SALVINI: “LA MIA SOLIDARIETA. CONTI SU DI NOI”

Salvatore Mannino e Alberto Pierini per “la Nazione – Arezzo”

gommista spara al ladro e lo uccide 11GOMMISTA SPARA AL LADRO E LO UCCIDE 
Ladro ucciso nella notte, da due colpi di arma da fuoco esplosi dal gommista che reagisce a un tentativo di furto, il compagno di raid invece riesce a scappare. E' lo scenario da incubo che si è profilato nella notte, a Monte San Savino. La vittima è un giovane di 29 anni, di origine moldava. L'ha colpito Fredy Pacini, il titolare dell'azienda che, esasperato da ben 38 furti subiti negli ultimi anni, dormiva dentro il capannone.

Pacini è indagato per eccesso di legittima difesa. Sull'episodio è intervenuto il ministro dell'interno, Matteo Salvini: "Dopo il Decreto Sicurezza, arriverà in Parlamento la nuova legge sulla Legittima Difesa. Io sto con chi si difende, entrare con la violenza in casa o nel negozio altrui, di giorno o di notte, legittima l'aggredito a difendere se stesso e la sua famiglia. La mia solidarietà al commerciante toscano, derubato 38 volte in pochi mesi: conti su di noi!'

gommista spara al ladro e lo uccide 8GOMMISTA SPARA AL LADRO E LO UCCIDE 
I colpi di pistola appunto (con una Glock) sarebbero stati esplosi all'interno del magazzino quando il gommista ha avuto la certezza di essere un'altra volta vittima di un raid ladresco. Il moldavo ferito si è trascinato fuori e ha cercato di scappare ma è caduto fulminato in mezzo alla strada. Probabilmente era stato centrato all'arteria femorale ed è morto dissanguato. Inutili i tentativi di soccorso del 118 che ha constato due ferite d'arma da fuoco al ginocchio e alla coscia.
gommista spara al ladro e lo uccide 14GOMMISTA SPARA AL LADRO E LO UCCIDE





La dinamica viene confermata sia pure ufficiosamente da fonti informali dei carabinieri e anche da fonti di procura. Pacini, 57 anni, era in pieno sonno, sempre secondo le prime ricostruzioni, è stato svegliato di soprassalto, è corso al piano di sotto e ha sparato contro i due che gli avevano sfondato il vetro, centrandone uno agli arti inferiori.
FREDY PACINI IL GOMMISTA CHE HA UCCISO UN LADRO MOLDAVOFREDY PACINI IL GOMMISTA CHE HA UCCISO UN LADRO MOLDAVO

L'allarme arriva al 118 alle 3.52: il personale dell'emergenza arriva sul posto e prova a rianimarlo ma senza successo. La tragedia in via della Costituzione, nel pieno della zona industriale di Monte San Savino Sul posto insieme ai carabinieri si è precipitato anche il Pm di turno Andrea Claudiani..Con lui il capitano Monica Dallari, comandante della compagnia di Cortona dalla quale dipende la stazione di  Monte San Savino. Sul posto sono rimasti il vetro infranto dell'ingresso, quello dal quale è passato il moldavo, e la mazza che ha adoperato per spaccare la vetrina.
gommista spara al ladro e lo uccide 7GOMMISTA SPARA AL LADRO E LO UCCIDE 



Fredy Pacini è un nome più volte rimbalzato nelle cronache, anche nazionali, anche in  Tv, dove era arrivato a raccontare la sua storia. Da quattro anni, dopo i primi furti, si era trasferito dalla sua casa nel centro del paese in azienda: dormo qui perchè voglio sorvegliare personalmente l'azienda dai ladri. L'ultima volta che si era trovato a tu per tu con un tentativo di furto era stato in marzo.

FREDY PACINI IL GOMMISTA CHE HA UCCISO UN LADRO MOLDAVOFREDY PACINI IL GOMMISTA CHE HA UCCISO UN LADRO MOLDAVO
"Li ho visti - aveva raccontato - con il maglione a collo alto e un cappellino calato sulla faccia. Quando hanno capito che c'ero io sono scappati ma sto vivendo in un incubo. La mia vita è stata stravolta, sto qui dentro tutto l'anno, per me non esistono ferie, non esistono vacanze. Solo qui dentro. E' dura per me e per la mia famiglia. Solo nel 2014 ho stimato furti per oltre 200 mila euro, fra biciclette e gomme".

gommista spara al ladro e lo uccide 6GOMMISTA SPARA AL LADRO E LO UCCIDE 6







Il Pm Claudiani ha aperto un fascicolo per eccesso colposo di legittima difesa, quello che servirà per gli accertamenti di legge, dall'autopsia alla ricostruzione balistica. Se tuttavia fosse confermato che Pacini ha sparato contro due persone armate (la mazza o piccone è comunque un'arma impropria), e lo ha fatto di fronte e non di spalle, potrebber configurarsi un vero e proprio caso di legittima difesa, scriminata dalla legge e dunque non punibile. Ma bisognerà aspettare tutti gli esami di legge per avere maggiori certezze.

Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

AD AREZZO UN COPPIA DI NIGERIANI E’ STATA BRUTALIZZATA DA OTTO CONNAZIONALI


LEI E’ STATA VIOLENTATA RIPETUTAMENTE E LUI PICCHIATO E RASATO. I DUE AVEVANO PERSO IL TRENO E SI ERANO AVVENTURALI NEI GIARDINI ACCANTO ALLA STAZIONE. LA BANDA LI HA AGGANCATI E, CON LA PROMESSA DI DARE OSPITALITA’, LI HA ATTIRATI IN UNA TRAPPOLA 

LE DUE VITTIME VENGONO LASCIATE ANDARE E SI RIVOLGONO ALLA POLIZIA. IL CASO PASSA SUBITO ALLA SQUADRA MOBILE, CHE COMINCIA LE INDAGINI: QUATTRO DEI PROTAGONISTI DELL'AGGRESSIONE CON STUPRO SAREBBERO GIÀ STATI INDIVIDUATI, MA GLI ALTRI...


Salvatore Mannino per https://www.lanazione.it

arezzoAREZZO
Il branco (di colore) ha violentato lei e massacrato lui di botte. Un'altra storia di immigrazione violenta, ma anche una storia inedita nella quale vittime e aguzzini sono tutti della stessa nazionalità: nigeriani. Indaga la Mobile che per ora mantiene il più stretto riserbo. Di una vicenda atroce, dunque, emergono soltanto brandelli e indiscrezioni.

Comincia tutto nella solita zona torbida, quella di Campo di Marte, alle spalle della stazione, il cuore di tenebra della nuova criminalità che giunge dall'Africa profonda, quella che sta prendendo il controllo dello spaccio di droga creando uno stato di perenne insicurezza con i metodi spicci che vengono adoperati anche nei riguardi di chi non c'entra niente. Stavolta ci rimette una coppia di fidanzati, pure loro della stessa origine.

arezzo stuproAREZZO STUPRO
In stazione hanno perso il treno e si avventurano nei giardini per chiedere aiuto e solidarietà. Probabilmente credono di trovarli in alcuni ragazzoni di colore come loro. Che infatti si offrono: vi ospitiamo noi. Pare una soluzione di emergenza, è invece l'inizio di un incubo.

Salgono tutti in autobus e si avviano verso le Ville Monterchi, il paese indicato da chi offre ospitalità come quello in cui c'è una casa pronta per tutti. Alla fine, dentro l'abitazione si ritrovano in dieci: gli otto del branco e i due fidanzati. E' quello il momento in cui la situazione degenera e i finti ospitanti mostrano le loro vere intenzioni.
stuproSTUPRO

Per la coppia si scatena l'inferno: lei viene stuprata senza pietà, sotto la minaccia di un coltello che è spuntato nel frattempo, a lui invece toccano le bastonate per ridurlo al silenzio. Non solo. Il giovane, che ha i capelli belli folti viene anche rasato a zero per spregio.

Una vera e propria storia da Arancia Meccanica, con la particolarità che stavolta cambiano i protagonisti: mai era successo, nella recente storia criminale aretina, che vittime di un abuso così terribile fosse una coppia di fidanzati di colore.

Il resto si può soltanto immaginare. I due ragazzi vittime dell'agguato dei connazionali che riescono a scappare da questa casa degli orrori e si rivolgono alla polizia. Il caso passa subito alla Mobile, che comincia le indagini. Quattro dei protagonisti dell'aggressione con stupro sarebbero già stati individuati, ma la caccia continua.

Torna alto l'allarme Campo di Marte, una zona nella quale la sicurezza è sempre più a rischio. Non erano bastate le risse, non erano bastate le minacce come quelle denunciate dalla regista televisiva Francesca Montaini, aggredita per aver fotografato con lo smartphone delle facce sospette. Ora quello che è stato ribattezzato il ventre di Arezzo diventa anche la base dalla quale parte uno stupro.

Fonte: qui


GIALLO AD AREZZO: LA COPPIA NIGERIANA SEQUESTRATA DA OTTO CONNAZIONALI LO SCORSO 5 OTTOBRE È SPARITA NEL NULLA. AVEVANO PERSO IL TRENO E POI VISSUTO UNA NOTTE DA INCUBO: LUI PICCHIATO MENTRE LA SUA COMPAGNA VENIVA VIOLENTATA 

STAMANI DOVEVA ESSERE IL GIORNO DELL’INCIDENTE PROBATORIO, MA LORO HANNO…

(ANSA) - Niente incidente probatorio per la coppia nigeriana che ha denunciato di essere stata sequestrata da otto connazionali che avrebbero picchiato lui mentre uno di loro violentava la donna. Il fatto, come poi chiarito, sarebbe accaduto a le Ville Monterchi (Arezzo) il 5 ottobre scorso anche se la notizia è stata resa nota solo due giorni fa.

I due, dopo aver presentato denuncia in questura hanno fatto perdere le loro tracce e la procura non è riuscita a notificare loro la data dell'incidente probatorio in programma stamani. Per il fatto sono indagati quattro nigeriani che sarebbero stati individuati dalla squadra mobile che sta cercando di ricostruire quanto sia accaduto.

arezzoAREZZO
La coppia, proveniente da l'Aquila, aveva perso il treno ad Arezzo ed aveva accettato l'ospitalità dei nigeriani che li avevano condotti in bus alle Ville Monterchi e, secondo il loro racconto, qui avrebbero vissuto una notte da incubo. La squadra mobile sta cercando di ricostruire la storia. Stamani doveva essere il giorno dell'incidente probatorio, ma i due denuncianti hanno fatto sparire le loro tracce senza possibilità di notifica da parte della procura. Per il fatto sono indagati quattro nigeriani.

Fonte: qui

sabato 22 settembre 2018

DUE IMPIEGATI DELL’ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO MUOIONO SOFFOCATI DALL’ARGON


ERANO SCATTATO L’ALLARME ANTINCENDIO E SONO SCESI NELLA CENTRALINA PER CAPIRE COS’ERA SUCCESSO 

IL GAS È UTILIZZATO PER BRUCIARE L’OSSIGENO E NON ROVINARE I DOCUMENTI PREZIOSI CONTENUTI NEL PALAZZO: L’IMPIANTO ERA STATO REVISIONATO DUE SETTIMANE FA, MA…

FUGA DI ARGON, GAS SILENZIOSO: DUE MORTI SOFFOCATI
Federico Malerba per “il Giornale”

morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 3MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO
Sono morti senza neanche poter gridare perché in un attimo gli è mancato il respiro: colpa dell' argon, un gas che brucia l' ossigeno e per questo è utilizzato in alcuni impianti antincendio perché senza ossigeno non può esserci combustione.

Due impiegati dell' Archivio di Stato di Arezzo sono stati stroncati dalle esalazioni, un terzo è stato ricoverato in codice giallo dopo essere riuscito a dare l' allarme.

Tutto è successo in pochi minuti intorno alle 8 di ieri mattina, quando nello storico palazzo della parte alta di Corso Italia è suonato l' allarme.

piero bruniPIERO BRUNI
Filippo Bagni e Piero Bruni, due dipendenti di 55 e 59 anni, entrambi residenti ad Arezzo, sono scesi nel locale dove si trova la centralina per cercare di capire qual era il problema anche perché erano stati specificamente formati in tema di sicurezza.

L' impianto antincendio dell' Archivio di Stato non utilizza liquidi perché potrebbero rovinare i documenti che vi sono contenuti. Sembra che la fuga di gas sia stata causata da una crepa, anche se la ditta incaricata della manutenzione assicura che l' ultima revisione era stata effettuata appena due settimane fa.
arezzoAREZZO

Una volta entrati nel seminterrato i due hanno trovato un ambiente saturo, l' argon si era combinato con l' anidride carbonica e sono subito caduti a terra esanimi.

A trovarli privi di sensi è stato un loro collega, un 57enne di Bucine che pur restando anche lui intossicato è riuscito a tornare all' esterno e a dare l' allarme con l' aiuto di un netturbino. A quel punto sul posto sono intervenuti i soccorsi: 118, vigili del fuoco, carabinieri, polizia.

Ma per Bagni e Bruni non c' è stato nulla da fare, uno è morto in ambulanza e l' altro prima di essere caricato sull' elicottero delle emergenze che era atterrato nel vicino Parco del Prato.

filippo bagniFILIPPO BAGNI
Il terzo impiegato invece è stato portato al pronto soccorso di Arezzo e non è in pericolo di vita. Ovviamente sull' accaduto la procura della cittadina toscana ha subito aperto un' inchiesta, affidata al sostituto procuratore Laura Taddei che ha disposto il sequestro dell' edificio. I vigili del fuoco, dopo averlo evacuato, hanno effettuato i primi rilievi e hanno anche invitato i residenti della zona a tenere le finestre aperte per alcune ore.

morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 2MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO
L' argon, peraltro, è tossico solo quando elevate quantità ristagnano in ambienti chiusi: è utilizzato in molti altri modi, dalle saldature di metalli particolari, alla fabbricazione dell' acciaio, alla conservazione dei vini. Essendo inodore e insapore i due impiegati non si sono resi conto della fine a cui stavano andando incontro.

morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 5MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO





Il sindaco di Arezzo ha proclamato il lutto cittadino nel giorno in cui saranno celebrati i funerali, mentre anche il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli ha ordinato un' ispezione. Durissima la condanna dei sindacati, che in una nota congiunta hanno scritto: «Stavolta la morte è entrata in un ufficio dello Stato, quello stesso Stato che dovrebbe garantire, istituzionalmente, la regolarità e la salubrità di ogni lavoro».

ARCHIVIO DI STATO, UCCISI DAL GAS ANTINCENDIO: FUOCO, IN PASSATO ALTRI FALSI ALLARMI
Salvatore Mannino e Sergio Rossi per “la Nazione – Arezzo”

morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 4MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO
«Piero!! Filippo!! Chi glielo dice adesso alle famiglie?». Sono le urla che alle otto di mattina risvegliano gli abitanti di piazzetta del Commissario, pieno centro storico di Arezzo, su cui si affaccia il Palazzo Camaiani-Albergotti, sede dell’Archivio di Stato. Quelli che gridano appunto sono i dipendenti: piangono sui corpi di Piero Bruni e Filippo Bagni adagiati al suolo, coi soccorritori che stanno ancora tentando di rianimarli.

Ma non c’è più niente da fare per i due, asfissiati dal gas Argon, silenzioso assassino rilasciato dall’impianto anti-incendio dopo quello che adesso pare un falso allarme fuoco. Moriranno entrambi mentre vengono portati in ospedale o subito dopo esserci arrivati. L’elicottero Pegaso del soccorso regionale resta inutilmente in attesa centro metri più sopra.
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Non serve, Piero e Filippo, 59 e 55 anni, non reagiscono neppure alle prime cure. Ce la farà invece il terzo impiegato, 57 anni, che è ancora ricoverato ma non è grave. La mattina più tragica che il cuore di Arezzo abbia vissuto negli ultimi decenni comincia poco dopo le 7,30, quando scatta dentro l’Archivio l’anti-incendio. Falso allarme, pare secondo i successivi accertamenti dei vigili del fuoco, ma intanto chi è già al lavoro avverte la ditta di manutenzione, che ha revisionato l’impianto una ventina di giorni fa.
morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 14MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO





Poi accade quello che è destinato a diventare il cuore dell’indagine: Bruni e Bagni, dipendenti esperti, inclusi nella squadra di sicurezza, decidono di scendere giù, nel seminterrato ad esaminare la centralina di comando. Ma intanto il sistema di controllo ha già cominciato a rilasciare l’Argon, gas che elimina l’ossigeno e quindi toglie alimento ad eventuali fiamme, utilizzato dove si conserva carta, come negli archivi, che non può essere protetta con acqua o schiuma.
morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 13MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO


Quando i due arrivano in fondo alle scale e aprono la porta del bugigattolo vengono investiti in pieno, crollano giù, uno sull’ingresso, l’altro sull’ultimo gradino. Il terzo impiegato che scende fa appena in tempo a vedere i colleghi riversi e a risalire per dare l’allarme, prima di cadere anche lui vittima dell’Argon, ma in concentrazione più bassa. È il portiere che chiama il 118: il trambusto gli fa parlare di uno scoppio mai avvenuto.

morti soffocati all'archivio di stato di arezzo 12MORTI SOFFOCATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO





Ma perché Piero e Filippo non hanno aspettato i vigili del fuoco? È l’aspetto più inspiegabile dell’indagine del pm Laura Taddei. Un’ipotesi, sulla base delle testimonianze, è che l’allarme fosse scattato a vuoto altre volte e che quindi tutto sia stato preso come una routine, ma stavolta il gas era stato rilasciato davvero. È ancora presto però, ci vorranno giorni e autopsie per capire.

alessandro ghinelli sindaco arezzoALESSANDRO GHINELLI SINDACO AREZZO




Per tutto il giorno si inseguono dichiarazioni di politici e sindacalisti: non si può morire così in un edificio pubblico. La figlia di Bagni viene avvertita mentre è al lavoro in un grande negozio a centro metri dall’archivio, la moglie di Bruni, storico sindacalista della Cisl, dice con forza: «Era una persona speciale». Il sindaco Ghinelli ha proclamato il lutto cittadino.

Fonte: qui