9 dicembre forconi: banda
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domenica 22 settembre 2019

DUE ALBANESI HANNO SVALIGIATO 150 CASE MA LA CASSAZIONE LI SCARCERA: “CI SONO ERRORI NELLE MOTIVAZIONI”


SECONDO L’ACCUSA, UNA VOLTA PENETRATI NELLE VILLE FOTOGRAFAVANO LE VITTIME NEL SONNO 

LA BANDA, COMPOSTA DA SEI PERSONE, SI ERA SPECIALIZZATA NELLA VECCHIA “TECNICA DEL SUCCHIELLO”…

Massimiliano Nerozzi per www.corriere.it
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Per l’assenza di un’adeguata motivazione sulle esigenze cautelari, nell’ordinanza che li portò in prigione, la quarta sezione penale della corte di Cassazione ha scarcerato due cittadini albanesi, arrestati nell’aprile scorso dai carabinieri con l’accusa di aver svaligiato circa 150 abitazioni, tra colpi fatti e tentati. Avrebbero preso parte a una banda in azione per mesi tra Asti, Torino e Cuneo, che aveva il vizio di fotografare le vittime, nel sonno. Una sorta di souvenir dei colpi.
Mesi di indagini della compagnia di Pinerolo azzerate dalla decisione dei giudici, che hanno «annullato senza rinvio» le ordinanze emesse a suo tempo dal gip e, successivamente, dal tribunale del Riesame. La Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato dal difensore dei due, l’avvocato Antonio Genovese, disponendo «l’immediata liberazione» degli indagati (ne restano in carcere altri quattro).
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Del resto, che non tutto filasse liscio nella motivazione l’aveva annotato lo stesso Riesame, analizzando il provvedimento del gip: «Al quanto sintetica, priva effettivamente di un’analisi delle singole personalità degli indagati, per come almeno emergenti dalle indagini, e legate solo alle caratteristiche dei fatti in via più generale».
Nonostante ciò, i giudici non annullarono l’ordinanza, ma passarono alla sua integrazione: sostanzialmente, rimediando alla forma stringata del gip. Una scelta che va contro la giurisprudenza della Cassazione, alla luce delle modifiche introdotte dalla legge numero 47 del 2015 (articolo 11): «Il tribunale del Riesame — spiega la sentenza numero 6.230 del 2015 — provvede all’annullamento del provvedimento impugnato sia nel caso di motivazione inesistente, cui va equiparata quella di motivazione meramente apparente che si risolva in mere clausole di stile, sia in caso di motivazione non autonoma rispetto alla richiesta del pubblico ministero».
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
La banda, composta da sei persone, si era specializzata nella vecchia «tecnica del succhiello»: con un attrezzo da falegname, i ladri bucavano gli infissi della finestra e facevano scattare la maniglia con una pinza. Colpivano a tappeto, muovendosi a piedi tra un obiettivo e l’altro, scegliendo soprattutto abitazioni isolate. Finché non erano arrivati i carabinieri.
Fonte: qui

martedì 29 gennaio 2019

SGOMINATA, CON 19 ARRESTI, UNA BANDA DI SPACCIATORI NIGERIANA CHE OPERAVA IN VARIE ZONE D’ITALIA


IL GRUPPO AVEVA UNA CELLULA ANCHE NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA DI MINEO DENOMINATA “SUPREME VIKINGS CONFRATERNITY” 



LA PROMESSA DI SALVINI: “ENTRO L’ANNO CHIUDEREMO IL CENTRO”


  
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA
Una banda di spacciatori di cocaina e marijuana che operava in varie zone d'Italia, ma che aveva una propria cellula operativa a Catania denominata "Viking" o "Supreme Vikings confraternity" e nel Cara di Mineo utilizzando il metodo mafioso è stata sgominata dalla polizia che ha eseguito 19 fermi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro Salvini: "Chiuderemo il Cara di Mineo entro l'anno".

I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale antimafia e ipotizzano, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope e violenza sessuale aggravata.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania hanno permesso di ricostruire struttura e ruoli del sodalizio che imponeva la propria egemonia sul territorio, opponendosi e scontrandosi con gruppi rivali al fine di assumere e conservare il predominio nell'ambito delle comunità straniere presenti all'interno del Cara di Mineo creando un forte assoggettamento omertoso. Durante le indagini sono stati intercettati dei rituali dai quali emergeva la fedelta' dei sodali alla confraternita.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

Salvini: "Entro fine anno chiuderemo Cara di Mineo" - "Grazie alle Forze dell'Ordine e alla magistratura! Da parte mia, ribadisco l'impegno per continuare a ridurre gli ospiti nel Cara di Mineo e in tutti gli altri grandi centri, con l'obiettivo di svuotarli completamente". Questo il commento a caldo del ministro dell'Interno Matteo Salvini che annuncia la chiusura della struttura catanese entro l'anno. Per quanto riguarda le presenze a Mineo al 25 gennaio 2018 erano 2.585 ospiti, al 25 gennaio 2019: 1.357 ospiti.

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Il procuratore Zuccaro: "Il centro è stato un grosso errore, donne denunciano violenze" - "Posso dire, come operatore del diritto, che il Cara di Mineo, così come è stato concepito, è stato un grosso errore e questo credo che lo riconoscano tutti". Lo ha affermato il Procuratore a Catania Carmelo Zuccaro rispondendo a una domanda sull'annuncio della chiusura.

"Così com'è - ha aggiunto - il Cara non funziona assolutamente, non svolge il suo compito ed anzi diventa snodo per i traffici di sostanze stupefacenti, luogo nel quale entrano ed escono criminali e nel quale si svolgono episodi di una brutalità impressionante". "Il racconto delle violenza sessuali subite da donne dimostra come all'interno della struttura purtroppo tutto vi è tranne che legalità. Questo è quello che pensa l'operatore del diritto. Il cittadino ha le sue opinioni", ha concluso.

M5s: "Sosteniamo da anni la chiusura" - Dopo aver ringraziato le forze dell'ordine e la procura di Catania "per aver smantellato una cellula della mafia nigeriana di base al Cara di Mineo", anche i deputati del M5s hanno ribadito la necessità di chiudere il centro.

"La struttura è da tempo teatro di gravi fenomeni di marginalità, degrado sociale e illegalità. Già a settembre, avevamo chiesto e ottenuto di visitare il Cara, toccando con mano la situazione e registrando il motivo dalla crescente preoccupazione che genera quella struttura - hanno affermato -. Ecco perché, tra gli obbiettivi del governo, c'è quello di chiudere iil centro, come del resto sempre sostenuto dal Movimento in questi anni".

28 Gennaio 2019

Fonte: qui

domenica 2 dicembre 2018

PERCHE’ IL LADRO UCCISO NON ERA IN CELLA?


IL 29ENNE MOLDAVO AMMAZZATO MENTRE TENTAVA DI INTRUFOLARSI NELL’AZIENDA DI FREDY PACINI VICINO AREZZO AVEVA UNA SFILZA DI PRECEDENTI E SU DI LUI PENDEVA UN ORDINE DI CARCERAZIONE 

IL GOMMISTA TOSCANO SOTTO ACCUSA PER AVER SPARATO AL RAPINATORE: "HA DETTO UN SACCO DI BUGIE. I FURTI DENUNCIATI SONO SOLO 6, NON 38" 

SALVINI: “COSA CAMBIA? ASSURDO COLPEVOLIZZARE CHI SI È SOLO DIFESO”

Nino Materi per il Giornale
fredy paciniFREDY PACINI

E così, tanto per non farci mancare nulla, è partito il «toto-denunce». «Trentotto»? No, «sei»; anzi, «quattro».
Sulla ruota della sfortuna si danno i numeri: ci sarebbe da giocarseli, se non fosse che qui siamo dinanzi a una storia drammatica: un uomo (il ladro) ammazzato e un altro uomo (la vittima del furto) ora sospettato di aver ecceduto nel difendersi, «percependo un tasso di pericolo superiore a quello reale»; come se, in quei momenti terribili, le vittime pesare emozioni e reazioni col bilancino del codice penale.

In Italia il rischio di trasformare la tragedia in commedia è sempre alto, e questa vicenda del gommista «pistolero» Fredy Pacini di Monte San Savino (Arezzo) ne è l'ennesima riprova. I titoloni in prima pagina che qualche giorno fa accompagnarono la notizia li ricordiamo tutto: «Commerciante spara e uccide il ladro. Aveva già subito 38 furti».

io sto con fredy striscione di solidarieta al gommista aretino che ha ucciso un ladroIO STO CON FREDY STRISCIONE DI SOLIDARIETA AL GOMMISTA ARETINO CHE HA UCCISO UN LADRO
Ora si scopre che le denunce presentate negli ultimi quattro anni dal signor Pacini sono «appena» sei, di cui «solo» due a seguito di un furto consumato (nelle altre quattro si sarebbe trattato di «semplici» tentati furti). Attenti alle parole: «solo», «appena», «semplici»; termini dietro cui si cela chi guarda il dito e ignora la luna. Ne è convinto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: «Ma cosa cambia se le denunce sono 38 o 6? La verità è che un onesto lavoratore si è difeso perché si è sentito in pericolo di vita aggredito all'interno della sua proprietà». Ma le inchieste giudiziarie servono anche a questo: ad accertare verità che i titoli di giornali non possono decodificare in tempo reale. Ma la domanda resta? È un elemento decisivo o no che Pacini abbia «mentito» sul numero delle denunce presentate? Cosa cambia questa circostanza rispetto all'episodio specifico in cui un moldavo di 29 anni ha perso la vita?
la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI

Il comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Arezzo, Giovanni Rizzo, precisa all'Agi: «A noi risultano sei denunce da parte di Pacini dal 2014 a oggi, che diventano forse una decina andando più indietro negli anni. Certo, non 38», come invece dichiarato da Pacini che, per sentirsi più sicuro, aveva deciso di restare in azienda anche di notte.

la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI




Ieri l'esito dell'autopsia sul corpo del moldavo ucciso: «È stato raggiunto da un proiettile alla gamba e da un altro all'altezza di un fianco». Il commerciante toscano, 57 anni, è indagato per eccesso colposo di legittima difesa, ma non ha ancora risposto alle domande del pm.

fredy paciniFREDY PACINI
Pacini più volte in passato aveva raccontato di essere «esasperato per i continui furti», e così quando ha visto il moldavo (un pregiudicato, latitante e dalla falsa identità sul passaporto) entrare nella sua ditta «impugnando un piccone», ha fatto fuoco con la sua Glock semiautomatica «mirando alle gambe». Uno dei cinque proiettile esplosi ha però reciso l'arteria femorale, e il moldavo è morto dissanguato mentre il complice è fuggito. L'avvocato del commerciante è sicuro: «È stata legittima difesa». Pacini dice: «Ho il cuore a pezzi, ma sono tranquillo con la coscienza. Ringrazio le migliaia di persone che su Facebook mi sostengono». Ma per lui l'incubo continua.

fredy paciniFREDY PACINI
IL LADRO UCCISO DOVEVA ESSERE IN CELLA
Simona Pletto per Libero Quotidiano


Altro che ladruncolo incensurato come lui stesso faceva sembrare utilizzando un passaporto col cognome della moglie (Tonjoc) e diversi alias. Vitalye Mircea, questo il vero nome del moldavo 29enne sorpreso e ucciso martedì notte mentre tentava di intrufolarsi nella azienda di Fredy Pacini a Monte San Savino (Arezzo) insieme ad almeno due complici, era un ladro professionale, e come tale aveva una sfilza di precedenti per reati commessi in Italia dal 2011 ad oggi. E non certo da solo.
la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI






Nel suo "curriculum" ci sono innumerevoli furti commessi in aziende e in abitazioni tra la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e l' Emilia Romagna; e ci sono tanti altri reati a suo carico, tra cui riciclaggio, danneggiamenti e persino lesioni personali, a riprova della pericolosità dell' individuo che il commerciante toscano si è trovato davanti, con un piccone nelle mani, prima di sparare.

io sto con fredy striscione di solidarieta al gommista aretino che ha ucciso un ladro 2IO STO CON FREDY STRISCIONE DI SOLIDARIETA AL GOMMISTA ARETINO CHE HA UCCISO UN LADRO
Non solo: su Vitalye Mircea dal 2015 gravava un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Milano, per un residuo di pena di tre anni che avrebbe dovuto scontare in cella. Eppure da una quarantina di mesi era libero. Libero di continuare a delinquere, libero magari di tornare in quel capannone in provincia di Arezzo, già violato diverse volte dai ladri, attirati dall' alto valore delle biciclette da corsa custodite all' interno.

il sostegno a fredy paciniIL SOSTEGNO A FREDY PACINI










Martedì notte, però, non hanno fatto i conti con la disperazione del signor Pasini, che da tempo, esasperato dalle continue visite dei ladri, aveva deciso di dormire dentro alla sua ditta per tutelare il frutto del suo lavoro. Quando ha sentito il rumore dei vetri infranti, è sceso dalla sua branda e dall' alto del soppalco dove si era ricavato una stanzetta per vigilare i suoi beni, ha visto i due ladri. Uno si era già introdotto all' interno, l' altro invece ha subito rinunciato ad entrare ed è fuggito.

la rimessa di fredy paciniLA RIMESSA DI FREDY PACINI
Fredy Pacini ha impugnato la sua pistola Glock calibro 9 ed ha iniziato a sparare cinque colpi mirando verso il basso; due di questi hanno raggiunto il ginocchio e l' arteria femorale di Vitalye. Quest' ultimo proiettile, rimasto all' interno della coscia, è stato letale: il moldavo - lo ha stabilito ieri l' autopsia eseguita dal medico legale Mattia Benvenuti dell' università di Siena -, è morto per una emorragia interna.

RIMBALZO ACCIDENTALE 

Tra le ipotesi che dovranno essere chiarite presto, attraverso un sopralluogo da parte dei periti e del pm Andrea Claudiani, nel capannone di Fredy Pacini, c' è anche quella di un rimbalzo accidentale del proiettile fatale finito nella coscia del ladro. La Tac eseguita ieri sul cadavere del 29enne, avrebbe infatti tracciato una traiettoria che non escluderebbe l' ipotesi della deviazione. Sarà inoltre importante capire se i colpi sparati abbiano raggiunto frontalmente (teoria più accreditata) o alle spalle il ladro.

fredy paciniFREDY PACINI
Intanto ieri Pacini, 57 anni, sposato e padre di due figlie, ha varcato la soglia della Procura di Arezzo per essere interrogato dal pm Claudiani, cui è affidata l' inchiesta. A carico del gommista è stato aperto un fascicolo per l' ipotesi del discusso reato "eccesso colposo di legittima difesa".

Provato dal lutto che ha colpito la sua famiglia (giovedì notte è morto il suocero e ieri si sono celebrati i funerali), sfinito dal pressing mediatico e dall' idea comunque di aver ucciso un uomo (anche se ha dichiarato «Ho avuto paura, quel ladro avanzava spavaldo. Sono dispiaciuto ma mi sento nel giusto perché ho difeso la mia persona e il mio patrimonio»), ha pianto davanti al pm e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Una decisione, questa, suggerita anche dai suoi legali Alessandra Cheli e Giacomo Chiuchini del Foro di Arezzo, perché: «Preferiamo aspettare l' esito dell' autopsia (attesa entro 60 giorni, ndr), dopodiché il signor Pacini parlerà con i magistrati. Del resto in questo momento è molto provato, e forse non è in grado di affrontare un interrogatorio».

Resta il mistero del piccone, trovato fuori dal capannone dai carabinieri della Compagnia di Cortona guidati dal capitano Monica Dallari, intervenuti subito sul posto.

LA SORELLA 

Sul fronte delle indagini prosegue la caccia ai complici. Una piccola svolta è stata data dalla sorella di Vitalye.

SALVINI CON LE MANI NEI CAPELLISALVINI CON LE MANI NEI CAPELLI
La giovane, che vive al Nord Italia, ha riconosciuto la foto del fratello pubblicata sui giornali e ieri mattina si è presentata alle forze dell' ordine dicendo, appunto, di essere la sorella del ladro ucciso. Sono scattati subito i controlli, per capire se stava raccontando il vero, e alla fine sono emersi nuovi particolari.

Il passaporto con regolare visto e con un ingresso in Italia segnato appena due mesi fa, non corrispondeva alla vera identità dell' uomo. Il documento che mostrava, infatti, era quello con il cognome della moglie, per deviare i controlli. In realtà, si è scoperto attraverso un incrocio di dati, che Vitalye era un ladro seriale latitante. Insomma, il colpo alla azienda di rivendita gomme e bici da corsa di Fredy Pacini, era di certo uno dei tanti.

il caso di fredy pacini vitalie tonjocIL CASO DI FREDY PACINI VITALIE TONJOC
Gli investigatori hanno già individuato il secondo complice, quello fuggito poco prima degli spari, e sono sulle sue tracce. In queste ore si analizzano anche le celle telefoniche e i filmati delle telecamere di sorveglianza per dare un nome al terzo complice che ha fatto da palo.

L' obiettivo, è comunque quello di arrivare alla banda di moldavi di cui Vitalye faceva parte.

Fonte: qui

mercoledì 8 agosto 2018

A PALERMO DUE BANDE MUTILAVANO E PROCURAVANO FRATTURE PER TRUFFARE LE ASSICURAZIONI

LE VITTIME, SPESSO IMMIGRATI, TOSSICI E INDIGENTI, ACCONSENTIVANO A SUBIRE OGNI TIPO DI VIOLENZA PER POI INSCENARE UN INCIDENTE 

LE INDAGINI SCATTATE DOPO CHE UNA PERSONA È STATA RITROVATA MORTA IN STRADA 

LE INTERCETTAZIONI: "SE NON MI PAGA GLI STACCO LA TESTA"

OPERAZIONE TANTALO

Romina Marceca per "la Repubblica - PALERMO"

fratture 3FRATTURE
I complici accettavano di procurarsi fratture in tutto il corpo per poche centinaia di euro. Così entravano  far parte di una banda che truffava le assicurazioni. Fino a quando uno di loro è anche morto. E proprio dalla tragica fine di un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, trovato senza vita su una strada alla periferia di Palermo, nel gennaio del 2017, sono cominciate le indagini della squadra mobile.

Quell’uomo si pensava fosse stata una vittima di un incidente stradale causato da un pirata della strada, in realtà era morto per le conseguenze delle fratture provocate alle sue ossa. Il capo di una delle due gang è un perito assicurativo di Palermo, Michele Caltabellotta.

POLIZIAPOLIZIA
E’ in corso a Palermo e in provincia una vasta operazione condotta dalla polizia in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla procura a carico di 11 persone, volta a disarticolare due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti.

palermoPALERMO



Le due associazioni criminali disarticolate dalla Polizia di Stato con le indagini dirette dalla procura hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all’uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle.

fratturaFRATTURA
La polizia ha accertato che le vittime compiacenti delle due organizzazioni che truffavano le assicurazioni disarticolate con l'operazione Tantalo venivano reclutate in luoghi frequentati da soggetti ai margini della società, tra cui tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai poi in realtà corrisposti.

A volte i criminali in maniera rudimentale somministravano alle vittime dosi di anestetico procurate anche da una delle persone fermate - un'infermiera in servizio presso l'ospedale Civico di Palermo al reparto di Neurologia - al fine di attenuarne le grida di dolore. L'infermiera e il marito sono stati già bloccati e in casa, la squadra mobile, ha trovato tre persone fratturate. 
poliziaPOLIZIA

"Affari difficili da quantificare ma i risarcimenti per ogni pratica potevano arrivare anche a 150 mila euro. Abbiamo trovato almeno dieci pratiche in questa operazione", spiega il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti.

Fonte: qui