9 dicembre forconi: Catania
Visualizzazione post con etichetta Catania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Catania. Mostra tutti i post

giovedì 4 luglio 2019

IL TRUCCO C’E’ E SI VEDE! - SCANDALO UNIVERSITÀ DI CATANIA: SI DIMETTE IL RETTORE, OCCUPATI I SUOI UFFICI

BASILE SCRIVE AL MINISTRO BUSSETTI: "DECISIONE SOFFERTA, MA HO RISPETTO PER L'ISTITUZIONE" 

GLI STUDENTI CHIEDONO GARANZIE SULLE CONSEGUENZE DELL'INCHIESTA SUI CONCORSI TRUCCATI 

L'INDAGINE HA COINVOLTO 66 PERSONE, TRA CUI 60 DOCENTI DI 14 ATENEI ITALIANI
CLAUDIO REALE per repubblica.it
FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE

In una lettera inviata questa mattina al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, Francesco Basile ha rassegnato le dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania, che ricopriva dal febbraio 2017. Basile era stato sospeso dalla funzione, insieme al suo predecessore e ad altri otto professori, su decisione del gip etneo, nell'ambito dell'inchiesta "Università bandita", che ha svelato un sistema diffuso di concorsi truccati;
un'indagine che ha coinvolto 66 persone, tra cui 60 docenti di 14 atenei italiani.

"A seguito della nota vicenda giudiziaria avviata dalla procura della Repubblica di Catania che vede coinvolti, in qualità di indagati, numerosi docenti dell'Università di Catania ed anche me, in qualita' di rettore - ha scritto Basile al ministro Bussetti - ho avuto modo di riflettere profondamente sulle decisioni più opportune da prendere per il bene dell'ateneo.
CONCORSO UNIVERSITARIOCONCORSO UNIVERSITARIO

Con lo stesso spirito di servizio che ha contraddistinto il mio mandato e per il rispetto e la considerazione che ho sempre manifestato per il ruolo che ricopro e nei confronti della magistratura, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania".

Una decisione che Basile definisce "sofferta", ma che viene assunta "per la tutela dell'istituzione, dei docenti, dei dirigenti e del personale universitario che sento a me particolarmente vicini in questo momento e per garantire agli studenti serenità nel loro percorso di studio. Infine - precisa - ritengo che, spogliandomi del ruolo istituzionale, potrò con maggiore libertà e incisività e senza condizionamenti esterni, dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono contestati".

FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE
Questa mattina, intanto, gli studenti di Mua, Coordinamento universitario, Link e Fgc hanno occupato il rettorato: "Alle 17 - annuncia uno degli attivisti, Giovanni Manganaro - terremo un'assemblea pubblica, alla quale abbiamo chiesto la presenza del direttore generale dell'ateneo, Candeloro Bellantoni".

Gli studenti chiedono garanzie sulle conseguenze dell'inchiesta. "Innanzitutto - dice Manganaro - i vertici dell'ateneo devono smentire pubblicamente quello che sembra emergere dai documenti dell'indagine: l'università non può essere un luogo d'élite, gestito ad esclusivo uso e consumo di alcune famiglie. Bisogna ribadire la centralità degli studenti all'interno dell'università, ma soprattutto bisogna che i vertici dell'ateneo ci garantiscano che questa indagine non intacchi la vita degli studenti". Venerdì mattina, all'assemblea che ha posto all'ordine del giorno questi primi punti, hanno partecipato circa 100 universitari.
marco bussetti 1MARCO BUSSETTI 

Il caso è esploso appunto venerdì. Sotto inchiesta ci sono fra gli altri l'ormai ex rettore Basile, i suoi predecessori Giacomo Pignataro e Antonino Recca, l'ex procuratore di Catania Vincenzo D'Agata e numerosi professori universitari attualmente in servizio nell'ateneo della città etnea: secondo l'inchiesta della Procura di Catania una "cricca" avrebbe controllato l'esito di 23 concorsi per i docenti universitari, stabilendo a monte chi dovesse vincerli.

Fonte: qui

Concorsi truccati nelle università: i nomi di tutti gli indagati

Ecco i nomi delle 66 persone coinvolte nell'inchiesta della procura di Catania

Ecco i nomi dei 62 indagati dell’inchiesta ‘Università bandita’ ordinata dalla procura di Catania: 

Salvatore Cesare Amato (Unict), Massimo Antonelli (UniRoma), Marinella Astuto (Unict), Pietro Baglioni (UniFirenze), Laura Ballerini (Sissa Trieste), Antonio Barone (Unict), Giuseppe Barone (Unict), Francesco Basile (rettore Unict), Alberto Bianchi (Unict), Antonio Giuseppe Biondi (Unict), Paolo Cavallari (UniMilano), Michela Maria Bernadette Cavallaro (UniCt), Giovanna Cigliano (UniNapoli), Umberto Cillo (UniPd), Giorgio Conti (La Cattolica Roma), Agostino Cortesi (UniVe), Velia Maria D’Agata (Unict), Enzo D’Agata, Stefano De Francisci (UniCz), Francesco Saverio De Ponte (UniMessina), Santo Di Nuovo (Unict), Francesco Di Raimondo (Unict), marcello Angelo Alfredo Donati (Unict), Filippo Drago (Unict), Alessia Facineroso (Unict), Santi Fedele (UniMessina), Enrico Foti (Unict), Giovanni Gallo (Unict), Anna Garozzo (Unict), Eugenio Gaudio (UniRoma La Sapienza), Maria Giordano (Unict), Sebastiano Angelo Granata (Unict), Salvatore Giovanni Gruttadauria (Unict), Calogero Guccio (Unict), Alfredo Guglielmi (UniVr), Giuseppina La Vecchia (UniChieti-Pescara), Giampiero Leanza (Unict), Massimo Libra (Unict), Giancarlo Magnano di San Lio (Prorettore Unict), Luigi Vincenzo Mancini (UniRoma La Sapienza), Claudio Marchetti (UniBologna), Massimo Mattei (UniRomaTre), Paolo Mazzoleni (Unict), carmelo Giovanni Monaco (Unict), Maura Monduzzi (UniCagliari), Marco Montorsi  (Rettore Humanitas Rozzano), Giuseppe Mulone (Unict), Paolo Navalesi (UniCz), Matteo Giovanni Negro (Unict), Ferdinando Nicoletti (Unict), Karl Jurgen Oldhafer (Barmbek Asklepios Hospital Amburgo), Giuseppe Pappalardo (Unict), Pietro Pavone (Unict), Roberto Pennisi (Unict), Vincenzo Perciavalle (Unict), Giacomo Pignataro (Già rettore Unict), Giovanni Puglisi (Unict), Stefano Giovanni Puleo (Unict), Maria Alessandra Ragusa (Unict), Antonino Recca (già rettore Unict), Romilda Rizzo (Unict), Salvatore Saccone (Unict), Giovanna Schillaci (Unict), Giuseppe Sessa (Unict), Luca Vanella (Unict) e Giuseppe Vecchio (Unict). 

Fonte: qui

sabato 29 giugno 2019

LA CLASSE DIRIGENTE

Università, indagati 40 docenti per concorsi truccati: sospeso rettore di Catania –

Concorsi universitari truccati, i pm: «C’era un metodo paramafioso»

Per il rettore Francesco Basile e altri 9 professori era stato richiesto l’arresto ma il gip ha concesso solo la sospensione dal servizio. Altri 40 docenti di vari atenei italiani indagati

“….„Sospensione dal servizio per il rettore dell’Università di Catania e per nove docenti (con posizioni importanti all’interno dei dipartimenti) ritenuti – a vario titolo responsabili – dei reati di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta-  […] „Nel procedimento sono complessivamente iscritti 40 professori delle Università di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.“
[…]  
„L’operazione della Digos, denominata “Università Bandita”, ha consentito di accertare l’esistenza di 27 concorsi truccati: 17 per professore ordinario, 4 per professore associato, 6 per ricercatore. Tra i nomi degli arrestati, spiccano quelli di Giuseppe Sessa(Medicina), Filippo Drago (Medicina),  Carmelo Monaco (Agraria), Giancarlo Magnano di San Lio (Filosofia).“


Ed ecco come si parlavano tra loro: “
Vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare…”, diceva un professore indagato riferendosi agli altri candidati, parlando con un candidato che “doveva” vincere. In un’altra intercettazione uno degli indagati pronuncia la frase: “Hanno pestato la merda ora se la piangono”, commentando l’operato di un candidato che aveva presentato ricorso, che sarebbe stato minacciato di ritorsioni nei confronti della moglie, che non avrebbe mai – queste le minacce – più fatto parte di una commissione”
Un senso di stanchezza profonda prende, nemmeno si è capaci di commentare più. Cosa vuoi dire quando non mafiosi  venuti dal basso, non camorristi  della feccia sottoproletaria, o pastori sardi usi all’ abigeato, ma  rettori di università e docenti  vengono beccati ad agire come una banda organizzata di delinquenti per spartirsi  cattedre e i relativi grassi stipendiOltretutto in fondo l’abbiamo sempre saputo, che in Italia (specie nel Sud, anche se non solo) le cattedre universitarie  se le dividono così da  sempre, che truccare i concorsi è  una consuetudine.
Il punto è che il giorno prima  abbiamo appreso dell’orribile vicenda degli affidi presso Reggio Emilia, con false accuse di pedofilia e incesto a genitori innocenti  per strappar loro i figli e darli a gente che ci  lucrava – e anche ogni tanto stuprava i bambini.  Leggo di un papà che hanno fatto condannare a 11 anni di  galera , innocente.  E mica erano pastori sardi o camorristi analfabeti:  il direttore generale della AUSL Fausto Nicolini –  che è medico, assistenti sociali e  noti  psicoterapeuti laureati, un avvocato..
E  qualche settimana fa,  giudici e procuratori dell’organo di  autogoverno della Magistratura che si spartiscono sedi, tramano per difendersi dalle indagini, si pugnalano alle spalle,  fanno combutta con politici (del PD), e a vantaggio  l’uno dell’altro violano dozzine  di leggi  – quelle leggi che dovrebbero difendere.
Troppi casi in così pochi giorni.  Per non avere la sensazione di un quadro totale. Nel giro di pochi giorni  abbiamo visto che  le nostre “classi dirigenti”  vincitrici di concorsi pubblici e pagate con ottimi stipendi pubblici,   hanno  trasformato i rispettivi settori in  omologhi di Cosa NostraNon si tratta qui solo di magistrati o docenti universitari, o assistenti sociali per l’infanzia, scarsamente preparatisi tratta di personalità  ai  vertici del sistema pubblico che manifestano  la forma mentis di malviventi, che si sanno appartenenti ad una cosca  della malavita organizzata. Stesso eloquio,  stessa postura di disprezzo verso il mondo esterno, stessa violenza verbale, stessa abitualità a commettere reati, e mancanza di vergogna.
E’ un fenomeno che, credo, non ha eguali nel mondo.  Cerco  di ricordare cosa dovrebbero avere, per essere classe dirigente.   Orgoglio professionale per le conoscenze guadagnate nel loro settore, a giudizio dei pari e senza trucchi.  Dignità personale gelosa, che si riflette anche nel linguaggio controllato, tecnicamente preciso,  colto e urbano. Ambizione e sforzo   orgoglioso di mantenere  degni dell’alta funzione  Senso del dovere verso  la comunità che li ha elevati a posti di prestigio, inseparabile dalla coscienza che la propria dignità consiste in questo servizio. Consapevolezza delle responsabilità che  hanno assunto in quei posti di potere,  rispetto per le funzioni che esercitano, senso dello Stato o di patria e  quindi, almeno ogni tanto, riferimento ad una idea del bene comune.
Abbiamo visto il contrario: egoismi, particolarismi feroci, bassezza; omertà,  trucchi  sleali,  viscida ineleganza,  nessuna  idea che ai grossi stipendi pubblici che percepiscono devono corrispondere con qualche tipo di attività degna e ben fatta. No, come  criminali, i soldi  che arraffano dallo Stato li considerano a fondo perduto –e  non si fanno  scrupolo  di aumentarseli in modi illegali.
Il denominatore comune a queste diverse cosche dei vertici dirigenziali,  sono appunto gli stipendi pubblici. I più  alti d’Europa  a  parità di funzioni.  .
Questa marcescenza ai vertici delle  funzioni pubbliche,  questa  occupazione di cattedre e di procure, di alte cariche di Stato, da parte non di  “normali” parassiti inadempienti ma di mafie e racket  attivissime   costituiti in oligarchie inamovibili, è un fenomeno che, credo, non ha eguali nel mondo civile –  e  l’evidente causa della decadenza verso l’inciviltà  il non-diritto, la non-cultura, l’analfabetismo di ritorno e la sporcizia morale  del  popolino. La funzione de-moralizzante  (nel senso proprio: di  rendere immorali) gli strati inferiori della società, quelle che Gad Lerner chiama “le classi subalterne”,  è un effetto diretto della  mancata esemplarità dei superiori: se i docenti, i medici, i rettori, i procuratori  sono questi,  la volgarità di Salvini  o di Grillo,  le violazioni della normale buona educazione , le micro-criminalità corpuscolari,  l’abbandono  scolastico come dei rifiuti  per strada, anche i graffiti sui muri che bruttano ogni angolo,  muro esterno saracinesca delle nostre città e agli occhi dello straniero ne fanno dei Bronx pericolosi,  ne sono la conseguenza  ultima.
Dovrebbe suonare l’allarme generale, e  invece silenzio. Sullo scandalo immane dei magistrati malavitosi, non più  una ulteriore intercettazione né alcuna discussione. Come ad un segnale ricevuto; le ultime informazioni risalgono al 7 giugno, poi più niente.  Se  ciò viene da una moral suasion dall’alto, non so. Se lo è, è censura, repressione, chiara volontà da parte dell’oligarchia  malavitosa di mantenersi qual è. Indegna.
Da qui una profonda stanchezza, cari lettori.
Maurizio Blondet
Fonte: qui

“VEDIAMO CHI SONO QUESTI STR**** CHE DOBBIAMO SCHIACCIARE!” - L’INCHIESTA SUI CONCORSI PILOTATI ALL’UNIVERSITÀ DI CATANIA, SVELA UN SISTEMA CHE LA PROCURA DEFINISCE “PARAMAFIOSO” 
IL "METODO" DEL RETTORE FRANCESCO BASILE: “ALLA FINE QUI SIAMO TUTTI PARENTI…” 
TRA GLI INDAGATI ANCHE IL RETTORE DE “LA SAPIENZA”, EUGENIO GAUDIO E L'EX PROCURATORE DI CATANIA VINCENZO D'AGATA...
Alfio Sciacca per il “Corriere della sera”

«Ne ho uno al giorno che viene per un problema di parentela o di... perché alla fine qua siamo tutti parenti l'Università nasce su una base cittadina abbastanza ristretta, una specie di élite culturale della città perché fino adesso sono sempre quelle le famiglie». Era questa l'idea che aveva del suo ateneo il rettore Francesco Basile. Sembrano le parole di un personaggio dei «Viceré» che, guarda caso, sono ambientali proprio in quel Monastero dei Benedettini che oggi è una delle sedi dell' università di Catania.

zuccaroZUCCARO
Spiega così le logiche «familistiche» che governano la scelta dei docenti in una delle intercettazione della Digos, nonostante la sua prima preoccupazione appena insediatosi, nel febbraio 2017, fosse stata un'accurata bonifica del suo ufficio da eventuali microspie. Come se il nuovo rettore, 62 anni, ordinario di Chirurgia e una quotidianità in sala operatoria, dovesse temere orecchie indiscrete. Forse aveva tanto da nascondere.
A cominciare dalla gestione dei consigli di amministrazione che si svolgevano con «sistemi bulgari» e le indicazioni di voto fatte circolare attraverso «pizzini» perché «io non posso chiamare al telefono, non è illegale ma...».
FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE

Cautele che non sono state sufficienti ad evitare che il marcio venisse a galla svelando un sistema che il pm Raffaella Vinciguerra definisce «paramafioso», mentre il procuratore Carmelo Zuccaro parla di «desolante e squallido quadro criminale». Un contesto di tale gravità che la Procura aveva chiesto l'arresto per il rettore e nove docenti con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d' asta. Il Gip ha però accolto solo la richiesta di sospensione dai loro incarichi.

EUGENIO GAUDIOEUGENIO GAUDIO
Un «sistema sommerso con a capo il rettore» nella gestione dell' ateneo e in particolare per la selezione dei docenti «al di là di meriti e competenze». Non c'era scambio di denaro o altro, ma un rapporto di mutua assistenza per garantire il perpetuarsi della solita élite e delle solite famiglie. Rimessi in discussione gli esiti di 27 concorsi (17 per ordinario, 4 per associato e 6 per ricercatore) «costruiti con metodi sartoriali, decidendo a priori chi doveva vincere».

Fondamentale in tal senso il ruolo delle commissioni esaminatrici, spesso integrate da docenti di altri atenei. Forse questo spiega (oltre ai 46 di Catania) i 20 indagati nel resto d'Italia. Tra questi spiccano nomi di primissimo piano come il rettore de La Sapienza Eugenio Gaudio, il noto chirurgo padovano Umberto Cillo, e il rettore dell'Humanitas di Rozzano, Marco Montorsi.
Umberto CilloUMBERTO CILLO

Buona parte dei venti docenti non sanno nemmeno di essere indagati e preferiscono non fare alcun commento in attesa di capire meglio. Molto più circostanziata e grave la posizione dei dieci docenti sospesi a Catania. Seguivano logiche ferree. «Io mi sono rotto il c... per te - dice un prof - ora vieni incontro a me e vai in quella commissione». Per pilotare i concorsi veniva utilizzato ogni escamotage: «Se serve limitiamo il numero delle pubblicazioni».

Uccio BaroneUCCIO BARONE
E se poi c' erano troppi idonei la soluzione la forniva l'ex direttore del dipartimento di Scienze Politiche Uccio Barone; «Io mi faccio dare tutto l' elenco e vediamo chi sono questi str... che dobbiamo schiacciare!». Storico, con un passato nel Pd, Barone ha uno sterminato elenco di pubblicazioni, compresa una sul «Tramonto dei Gattopardi». Ieri è stato l' unico a parlare: «Sono all' estero, immagino le palate di fango. Ma resto sereno». Forse non sa che tra i concorsi su cui si indaga c' è anche quello del figlio Antonio, giovanissimo ordinario di Diritto amministrativo a Economia e Commercio.
Nell' elenco degli indagati sono finiti persino l' ex procuratore di Catania Vincenzo D' Agata e la figlia, docente di prima fascia.

Fonte: qui

domenica 16 giugno 2019

“SIAMO SALITI SUL RAZZO DELLA TECNOLOGIA MA ABBIAMO DISTRUTTO LA NATURA”, AL PORTO DI CATANIA ARRIVA IL “TERZO PARADISO”, L’OPERA CON PLASTICA RICICLATA DI MICHELANGELO PISTOLETTO REALIZZATA PER LA PRIMA VOLTA SUL MARE

SECONDO IL MINISTERO DELL’AMBIENTE, I MATERIALI PLASTICI RAPPRESENTANO L’85% DEI RIFIUTI TROVATI IN MARE E LUNGO LE COSTE… - VIDEO

MARE DI PLASTICA DI PISTOLETTO AL PORTO DI CATANIA


Francesca Santolini per www.lastampa.it

il terzo paradiso di pistolettoIL TERZO PARADISO DI PISTOLETTO
L’Etna guarda dall’alto il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto. Perché l’artista che più di ogni altro ha saputo portare i valori dell’etica e della sostenibilità nei campi dell’arte, ha scelto il meraviglioso capoluogo etneo per rappresentare il Terzo Paradiso.

Una grande opera collettiva che dal 2005, anno in cui venne presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia, viaggia in tutto il mondo, passando dagli spazi antistanti il Louvre di Parigi, all’isola di Cuba. Tuttavia stavolta, per la prima volta, il Terzo Paradiso è realizzato sul mare: 30 metri di rifiuti di plastica recuperati dall’ambiente marino raffigurano il simbolo dell’infinito, ma con un cerchio in più. “Perché è nel cerchio centrale che bisogna trovare l’equilibrio. L’individuo da solo non può realizzare nulla. Io esisto perché posso fare qualcosa per te e tu puoi fare qualcosa per me. Tu e io insieme facciamo noi”.

il terzo paradiso di pistolettoIL TERZO PARADISO DI PISTOLETTO
E in questo caso, l’impegno e il messaggio forte che arriva dall’artista è per una delle più grandi emergenze ambientali dei nostri tempi, l’inquinamento della plastica nel mare. “Siamo saliti sul razzo della scienza, della tecnologia e del consumismo che ne è derivato – dichiara Pistoletto – e nello stesso tempo abbiamo abbandonato la natura, l’abbiamo degradata, consumata, distrutta. Adesso è arrivato il momento che la scienza si assuma la responsabilità di un progresso che non porti più via dalla natura, ma che ci riporti alla natura. Certamente, non è pensabile tornare indietro ai tempi dell’uomo delle caverne, ma dobbiamo trovare un equilibrio tra natura e progresso scientifico. Questo equilibrio è il Terzo Paradiso”.



il terzo paradiso di pistolettoIL TERZO PARADISO DI PISTOLETTO
Nel Mare Nostrum si concentra il 7% della microplastica dispersa a livello globale, e secondo il Ministero dell’ambiente, i materiali plastici rappresentano l’85% dei rifiuti trovati in mare e lungo le coste, con oltre 8 milioni di tonnellate di plastica riversate ogni anno. Lo sa bene Ornella Laneri, donna vulcanica e determinata, che, oltre ad essere una convinta imprenditrice green, è la presidente della Fondazione OELLE Mediterraneo antico, che incantata da Pistoletto dagli anni dell’Università “ha colto subito il messaggio del maestro e l’ha reso fisico. Abbiamo tutti il dovere di dire qualcosa di fronte alle emergenze ambientali. 

Fonte: qui

lunedì 18 febbraio 2019

“SIAMO TRA IL COMMA 22 E LA SINDROME DI PROCUSTE”

IL QUESITO SU SALVINI NELLA PIATTAFORMA ROUSSEAU SCATENA IL SARCASMO DI BEPPE GRILLO: “SE VOTI SÌ VUOL DIRE NO. SE VOTI NO VUOL DIRE SÌ” 
COS’AVRÀ VOLUTO DIRE IL FONDATORE DEL MOVIMENTO 5 STELLE? 
SEMPLICE: IL VOTO ON LINE SUL CASO DICIOTTI E' UNA BOIATA PAZZESCA DI MAIO PER TENERE IL SEDERINO ATTACCATO ALLA POLTRONE DEL POTERE





rousseau voto sul processo a salvini 4ROUSSEAU VOTO SUL PROCESSO A SALVINI
"Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!". Lo scrive Beppe Grillo sulla sua pagina Facebook sulle controverse modalità del voto on line M5s per il caso Diciotti.
salviniSALVINI

Il paragone fatto al fondatore del Movimento si riferisce al romanzo "Comma 22" dell'americano Joseph Heller, in particolare alla regola per cui "chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo". Un paradosso che consiste in un'apparente possibilità di scelta in una regola o in una procedura, dove, in realtà, per motivi logici nascosti o poco evidenti, non è possibile alcuna scelta ma solo un'unica possibilità.
beppe grillo no tavBEPPE GRILLO NO TAV

Grillo cita poi il mito greco di Procuste. Si tratta del brigante che stirava le sue vittime su un letto a mò d'incudine e tagliava le parti del corpo sporgenti, simbolo di tutte quelle persone che sminuiscono chi li supera per talento e capacità. Fonte: qui
grillo di maioGRILLO DI MAIOrousseau voto sul processo a salvini 1ROUSSEAU VOTO SUL PROCESSO A SALVINI 

venerdì 1 febbraio 2019

DOPO LO SBARCO DEI 47 MIGRANTI LA SEA WATCH È ANCORA ORMEGGIATA A CATANIA.

POLIZIA E GDF SULLA NAVE PER INTERROGARE L’EQUIPAGGIO: SONO STATE RILEVATE “UNA SERIE DI NON CONFORMITÀ” 
SALVINI: “IL PROCESSO È UNA CHIARA INVASIONE DI CAMPO”
LA SEA WATCH ANCORA A CATANIA, 'IRREGOLARITÀ SULLA NAVE'
sea watch 1SEA WATCH 3

E' ancora ormeggiata al porto di Catania la Sea Watch. La nave ha già caricato viveri, carburante e quanto necessario per riprendere la navigazione. E' arrivato anche il nuovo equipaggio. Ieri il capo missione e il comandante sono stati sentiti per ore, a bordo della nave, sull'operazione di salvataggio dei 47 migranti sbarcati a Catania e sui successivi movimenti dell'imbarcazione da personale della squadra mobile della Questura e da militari della Guardia di finanza.

sea watch 2SEA WATCH 3
Accertamenti amministrativi sulla nave sono ancora in corso da parte della Capitaneria di porto. Da fonti legali della Ong si apprende che, al momento, nessun passaporto è stato ritirato, che non esiste una comunicazione di divieto di ripartenza e che nessuna convocazione è stata diramata dalla Procura di Catania.

Sulla Sea Watch 3 sono state rilevate "una serie di non conformità" che riguardano sia "la sicurezza della navigazione", sia "il rispetto della normativa in materia di tutela dell'ambiente marino". E' quanto rende noto la Guardia Costiera al termine dell'ispezione amministrativa effettuata sulla nave che ieri ha sbarcato a Catania 47 migranti. Fino a quando non verranno risolti i problemi sollevati, sottolinea ancora la Guardia Costiera, la nave non potrà lasciare il porto di Catania.
sea watch 3SEA WATCH 3

Sea Watch a Catania, applausi e abbracci tra i migranti - Applausi, sorrisi e un accenno di intonazione dell'inno nazionale italiano. E' diventata una festa lo sbarco a Catania dei 47 migranti da 13 giorni a bordo della Sea Watch 3 e al centro di un braccio di ferro tra l'Ong tedesca e il governo italiano che ha bloccato per cinque giorni la nave alla fonda al largo di Siracusa. I 32 maggiorenni sono stati portati con un autobus nell'hotspot di Messina in attesa della loro redistribuzione negli otto Paesi europei disponibili ad accoglierli, tra cui l'Italia.
sea watch 4SEA WATCH 

"Ne prenderemo uno" annuncia il ministro Salvini, in attesa di "sigillare i porti", anche perché, sostiene, "non possiamo farci dare lezione da qualche furbetto che viene dalla Germania con una nave...". I 15 minorenni sono invece in un centro di accoglienza di Catania inserito nel progetto Fami del Viminale. Su loro la tutela del Tribunale per i minorenni che li rende "non trasferibili" senza l'autorizzazione del giudice. Ha avuto una navigazione lenta la Sea Watch 3, bloccata fino all'alba a Siracusa per un guasto al verricello dell'ancora.

sea watch 5SEA WATCH 
Infine la partenza, scortata da motovedette di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, fino alla destinazione finale: Catania. Subito dopo l'attracco è scattata la 'festa' con i migranti che hanno applaudito e si sono abbracciati tra loro e con l'equipaggio. Poi foto e video dalla nave sulla terra promessa. Che non conoscevano: alcuni di loro, dopo lo sbarco, hanno chiesto ai volontari della Cri "ma dove siamo?"; ricevendo chiarimenti, "siete in salvo, a Catania, in Italia, in Europa...".

la sea watch attracca a catania 10LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
"Le loro condizioni fisiche - spiega il presidente della Cri Siciliana, Luigi Corsaro - non destano particolare preoccupazione. Sicuramente il problema più importante è quello psicologico di persone che per giorni sono state a bordo in attesa di sbarcare". Felice per la soluzione adottata dal Tribunale per i minorenni è Giovanna Di Benedetto: "a ciascuno di loro è già stato assegnato un tutore legale cosa per cui Save The Children si batte da tempo". Ma lo sbarco non chiude la vicenda.

salvini a porta a porta 6SALVINI A PORTA A PORTA
Il ministro Salvini torna sui dubbi di correttezza sull'Ong: "Non mi sostituisco ai giudici, ma mi risulta che ci siano più elementi di irregolarità nella Sea Watch: col mare in tempesta invece di andare in Tunisia sono venuti in Italia. Quanto meno strano". Affermazioni che l'organizzazione non governativa contesta e, dopo avere scritto di essere "contenta che il calvario sia finito per i nostri ospiti", ribadisce le perplessità per l'approdo alle pendici dell'Etna: "Dobbiamo andare a Catania - posta - un porto dove c'è un procuratore noto per la sua agenda sulle Ong che salvano in mare. Se questa non è una mossa politica, non sappiamo cosa sia.

la sea watch attracca a catania 11LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
Speriamo per il meglio, ma ci aspettiamo il peggio". Ma la temuta ipotesi di un sequestro o di un altro provvedimento giudiziario, almeno per il momento, non arriva. Poliziotti, finanzieri e uomini della Capitaneria di porto sono saliti sulla nave, ma per "indagini di routine" disposte dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, secondo "un protocollo consolidato nel tempo". Polizia e fiamme gialle hanno sentito il capitano e l'equipaggio sulle operazioni di salvataggio e sulla rotta seguita.

la sea watch attracca a catania 2LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
Accertamenti amministrativi sono in corso invece da parte della Capitaneria di porto. Al momento non ci sono indagati sostiene uno dei legali della Ong, l'avvocato Alessandro Gamberini, che anticipa la strategia di un'eventuale battaglia legale: "la competenza è radicata a Siracusa, dove la nave è approdata, non a Catania".

salvini a porta a porta 7SALVINI A PORTA A PORTA
Da Torino intanto parte la battaglia di 'Lasciateci entrare' che ha denunciato il ministro per attentato alla costituzione, abuso in atti di ufficio, sequestro di persona, violenza privata e tortura. L'Unhcr, su Twitter, scrive che le Ong "hanno un ruolo vitale" per il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo e, dunque, deve essere "ripristinata la capacità di soccorso e sbarco" per le navi umanitarie. E in serata il ministro apre un altro fronte immigrazione in Sicilia: "via al trasferimento degli ospiti dal Cara di Mineo: la partenza dei primi 50 è in programma il 7 febbraio, mentre entro fine mese lasceranno la struttura altri cento". La chiusura entro l'anno.
salvini a porta a porta 5SALVINI A PORTA A PORTA 

A CATANIA I 47 MIGRANTI DELLA SEA-WATCH SALVINI: IL PROCESSO INVASIONE DI CAMPO
Fulvio Fiano per il “Corriere della Sera”

L 'approdo di ieri mattina sulla terraferma non mette fine al limbo in cui per due settimane ha navigato la Sea- Watch. Non più mare aperto ma un' incertezza politico-giudiziaria-amministrativa che la tiene bloccata al molo 25 del porto di Catania: l' equipaggio trattenuto a bordo per essere interrogato fino a sera (ma non ci sono al momento accuse formali), il personale di ricambio fermo a terra in attesa di indicazioni, gli incaricati della Ong per le verifiche sull' imbarcazione tenuti ai margini dal cordone disposto dalla prefettura. La nave non è sotto sequestro né c' è un provvedimento di fermo della capitaneria. E le «numerose irregolarità» evocate da Salvini non sembrano al momento riscontrate.
Sea Watch 64443bSEA WATCH 

L' unica certezza è così la fine dell' odissea dei 47 migranti a bordo, che alle 10 sono sbarcati, tra lacrime e abbracci, spaesati e stremati ma in buona salute. I maggiorenni sono stati portati presso l' hotspot di Messina per essere identificati, i 15 minorenni non accompagnati (tutti tra i 15 e i 17 anni, spaventati dai fuochi d' artificio di Sant' Agata e rassicurati dai mediatori di Save The Children ) in un centro di prima accoglienza. Una collocazione decisa dal tribunale dei minori di Catania, che aveva già allertato i servizi sociali di Siracusa, dove fino a mercoledì sera sembrava destinata la nave.

salvini a porta a porta 4SALVINI A PORTA A PORTA
Il cambio di rotta improvviso ha alimentato i sospetti che ci sia il tentativo di assegnare la competenza sul caso alla Procura di Catania anziché a quella di Siracusa, che ha già fatto sapere di non riscontare reati.

Il procuratore etneo Zuccaro ha spesso adottato una linea di contrasto all' azione delle Ong. I legali della Sea-Watch si dicono però sereni sia sull' eventuale contestazione dell' associazione a delinquere, già smontata per la Open Arms, sia per quella di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina, che ricadrebbe nella competenza di Siracusa.

la sea watch attracca a catania 8LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
Gli interrogatori della squadra mobile e della finanza si sono concentrati sulla rotta della Sea-Watch. Univoche le testimonianze: decine di mail e telefonate sono partite verso le autorità libiche e tunisine senza mai ricevere risposte. Da qui la scelta di condurre i migranti verso l' Italia.
Salvini intanto definisce «un' invasione di campo» l' eventuale processo per il caso Diciotti. E il premier Conte dice che «parlare di immunità è un falso».

Prosegue però la polemica nel governo sulla lettera al Corriere in cui Salvini chiedeva di negare l' autorizzazione a procedere: «Avevo avvertito la presidenza del Consiglio e il vicepremier Di Maio», ha detto ieri il ministro. Ma fonti M5S smentiscono: «Quando lo ha sentito, Di Maio ci ha riso su». L' indagine sul naufragio in cui il 18 gennaio sono morte 117 persone passa invece da Agrigento a Roma con l' ipotesi di omissione di atti di ufficio della Guardia costiera.
salvini a porta a porta 20SALVINI A PORTA A PORTA

PORTA A PORTA, SALVINI BOMBARDA I GIUDICI SUL CASO DICIOTTI: "CHIARA INVASIONE DI CAMPO"

"Se l'ho fatto per interesse pubblico o mio capriccio personale lo dovrà dire il Senato". Matteo Salvini si dice "tranquillo" dagli studi di Porta a porta con Bruno Vespa sulla decisione della giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di procedere nei suoi confronti da parte del Tribunale dei ministri sul caso Diciotti. "Io ero tranquillo - ha aggiunto Salvini - dicevo 'male non fare, paura non avere'. Tutti gli amici mi hanno detto che il processo sarebbe stata un'invasione di campo senza precedenti".

salvini a porta a porta 11SALVINI A PORTA A PORTA
A proposito poi della lettera al Corriere della sera, con la quale Salvini ha ribadito il motivo per cui i senatori dovrebbero respingere la richiesta dei giudici, svela un retroscena su cosa sia accaduto poche ore prima della pubblicazione: "Avevo avvertito la sera prima della lettera la Presidenza del Consiglio e il vicepremier Di Maio". Nessuna sorpresa quindi per l'ala grillina per quella missiva, anzi.

la sea watch attracca a catania 13LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
E sull'esito del voto a palazzo Madama, Salvini ribadisce la sua serenità: "So che ci sta leggendo le carte dubbi non ne ha, ma non mi voglio sostituire ai senatori. Chi ha letto le carte sa cosa è successo, che è stato un atto politico. Lascio ai M5s la loro scelta, ma penso che voteranno di conseguenza, avranno le idee chiare".

Fonte: qui


COME MAI QUANDO LE IMBARCAZIONI UMANITARIE NON SONO A ZONZO IN ACQUE LIBICHE I MIGRANTI NON VENGONO MESSI IN MARE? 
ECCO COME I “TAXI DEL MARE” INVOGLIANO I TRAFFICANTI A INCREMENTARE LE PARTENZE 

I DATI: DA INIZIO ANNO SONO SBARCATE IL 96% IN MENO DI PERSONE: QUASI TUTTE LE CHIAMATE DI SOCCORSO PARTONO DA UN “ALARM PHONE” GESTITO DA ONG
Chiara Giannini per “il Giornale”

sea watch 4SEA WATCH
I buonisti hanno provato a smontare la tesi che la presenza delle Ong nel Mediterraneo invogliassero i trafficanti di esseri umani a incrementare le partenze. Ma i dati, inconfutabili, parlano chiaro. Quando le imbarcazioni umanitarie non sono in acque Sar libiche o, comunque, a zonzo nelle vicinanze e pronte a intervenire, praticamente nessun migrante viene messo in mare. E su questo, fanno sapere fonti vicine al Viminale, si sta indagando da tempo.

la sea watch attracca a catania 14LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
Ciò che accadde il 6 novembre 2017, quando nel tentativo di raggiungere a nuoto la nave di Sea Watch, cinque migranti annegarono, descrive bene ciò che succede. In quel momento stava intervenendo, per recuperare gli immigrati che erano in navigazione su un barcone, una motovedetta libica, all'epoca già in servizio attivo dopo gli accordi con Tripoli del ministro Marco Minniti. L'equipaggio dell'imbarcazione Ong invitò gli extracomunitari a salire a bordo, nonostante la Guardia costiera stesse cercando di fare il suo lavoro.
sea watch 6SEA WATCH

Da lì la tragedia. Insomma, gli immigrati non vogliono essere riportati indietro, ma sperano nel traghettamento sicuro di quelli che, ormai, sono veri e propri taxi del mare. Certo, i numeri non sono quelli di un tempo, proprio grazie alle azioni che si stanno mettendo in campo e al fatto che entrare in Italia è ora molto più difficile del passato. Ma i trafficanti di esseri umani sanno perfettamente che quando le navi delle Ong sono in mare basta segnalare la presenza del gommone affinché i volontari dei recuperi partano.
profughiPROFUGHI

L'intelligence italiana starebbe indagando sugli affondamenti di alcuni gommoni. È vero che sono fatti di materiale fragile, ma non tutti devono necessariamente sgonfiarsi facendo naufragare gli occupanti. Perché i video realizzati dall'equipaggio delle navi del soccorso mostrano quasi tutti gommoni che stanno affondando?

sea watch 5SEA WATCH




Laddove i dubbi insistano, resta la granitica certezza dei dati, che parlano chiaro. L'ultimo recupero in mare risale al 19 gennaio ed è quello a cura di Sea Watch 3, che ieri ha fatto scendere i 47 migranti che aveva a bordo, a Catania, dopo giorni di tira e molla tra Ong e governi europei. Una sola partenza, su due gommoni, è avvenuta dalla Libia in questi dodici giorni ed è quella del 22 gennaio, quando la Guardia costiera libica ha salvato un totale di 332 immigrati.

migrantiMIGRANTI
Eppure, fatta eccezione del 23 e dei giorni successivi, in cui c'è stato maltempo, le condizioni meteo non erano così sfavorevoli da impedire le partenze. Da inizio anno sono sbarcati in Italia 155 migranti, ovvero il 96,29 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 96,53 per cento in meno rispetto al 2017. La maggior parte di questi è stata recuperata dalle Ong o grazie a una segnalazione delle stesse. Quasi tutte le chiamate di soccorso da parte dei migranti partono da un Alarm Phone gestito da Organizzazioni non governative.

migranti a bordo della diciottiMIGRANTI A BORDO DELLA DICIOTTI




Guardando ai dati del passato i conti tornano tutti. Nel 2017, ad esempio, i recuperi avvenuti grazie alle Ong furono 6.609, contro i 3.485 delle navi dell'operazione Sophia. Quando al fatto dei «poveri migranti che scappano dalla guerra», sono ancora i dati a smontare le fandonie di chi tenta di riempire l'Italia di clandestini. Su 155 sbarcati quest'anno, 57 vengono dal Bangladesh, 38 dall'Iraq, 31 dalla Tunisia, 13 dall'Iran, 9 dall'Egitto e le altre nazionalità a seguire. Di libici, invece, in Italia non ne è sbarcato neanche uno. Ora che la Sea Watch è quasi pronta a ripartire, chissà che le non si avvisti qualche altro barcone.

Fonte: qui


TONINELLI: “LA SEA WATCH? E’ REGISTRATA COME UNO YACHT”
LA NAVE BLOCCATA A CATANIA, IL MINISTRO SU FACEBOOK: “NON È IN REGOLA PER COMPIERE AZIONI DI RECUPERO DEI MIGRANTI IN MARE"

danilo toninelli 3DANILO TONINELLI 
Irregolarità sulla Sea Watch 3. A causa di "una serie di non conformità" che riguardano sia "la sicurezza della navigazione", sia "il rispetto della normativa in materia di tutela dell'ambiente marino"  la nave non potrà lasciare Catania.

E' quanto rende noto la Guardia Costiera al termine dell'ispezione amministrativa effettuata sulla nave che ieri ha sbarcato a Catania 47 migranti. Fino a quando non verranno risolti i problemi sollevati, sottolinea ancora la Guardia Costiera, la nave non potrà lasciare il porto di Catania.
toninelliTONINELLI


"La nostra Guardia Costiera ha effettuato il fermo amministrativo della SeaWatch3 per violazioni delle norme in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell'ambiente marino", scrive su Facebook il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. "Stiamo parlando di una imbarcazione registrata come pleasure yacht, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare". Quindi il ministro parla di uno yacht  - non attrezzato per operazioni di salvataggio  - su cui sono stati tenuti giorni e giorni in mare 47 migranti.

Fonte: qui