9 dicembre forconi: tecnologia
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venerdì 13 settembre 2019

HUAWEI, ARRIVA LA RESA DEI CINESI?

SECONDO L’ECONOMIST HUAWEI POTREBBE VENDERE A UNA RIVALE OCCIDENTALE TUTTI I BREVETTI E IL KNOW-HOW SUL 5G, COSÌ DA AMMORBIDIRE GLI AMERICANI E FAR CAPIRE CHE NON HANNO INTERESSE A SPIARCI 
NON FATEVI ABBINDOLARE. LA MOSSA CONVIENE SOPRATTUTTO A LORO: IL PACCHETTO VALE 20 O 30 MILIARDI, QUANTO UNA MANOVRA ITALIANA. 
E CHI CE LI HA?


huawei a shenzhen 1HUAWEI A SHENZHEN 
Huawei potrebbe vendere ad una rivale occidentale tutti i brevetti, licenze, codici e il know-how sul 5G per un importo una tantum. Lo scrive l'Economist, dopo un'intervista all'amministratore delegato del colosso cinese, Ren Zhengfei.

REN ZHENGFEIREN ZHENGFEI










Una mossa a sorpresa che va incontro ai dubbi degli Usa sulla capacità delle tecnologie messe a punto dal marchio cinese di "spiare" le mosse dell'Occidente. Una mossa che probabilmente supera anche le aspettative più rosee di Donald Trump. Nel dettaglio, come racconta l'Economist, Huawei avrebbe deciso di cedere anche alla concorrenza la tecnologia che sta dietro il 5G.

xi jinping ren zhengfeiXI JINPING REN ZHENGFEI
E quindi codici e licenze che secondo alcune informazioni recenti, sarebbero costate al gruppo cinese circa 2 miliardi di dollari solo per gli approfondimenti e lo sviluppo. Le stesse tecnologie potrebbero così essere vendute - per esempio - a aziende occidentali. Col portafogli, è bene chiarire, più che gonfio. Perchè se i costi della "research & development" ammontano a 2 miliardi di dollari, quelli della possibile vendita di un pacchetto così avanzato di tecnologie potrebbe superare agilmente le decine di miliardi di dollari.

LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEILA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI
E per non lasciare dubbi ai concorrenti e agli stessi americani, questo ammorbidimento (bandiera bianca?) di Huawei potrebbe però restare solo su carta: perchè di possibili compratori di software e brevetti per 20 o 30 milliardi di dollari non ce ne sono certo molti in giro. E soprattutto perchè, parole del numero uno del gurppo cinese, Ren Zhengfei, "Huawei proseguirebbe lo sviluppo del settore per proprio conto". Quindi nessuna resa. Semmai solo una mano tesa all'Occidente. Ad un costo proibitivo.

Fonte: qui

domenica 16 giugno 2019

“SIAMO SALITI SUL RAZZO DELLA TECNOLOGIA MA ABBIAMO DISTRUTTO LA NATURA”, AL PORTO DI CATANIA ARRIVA IL “TERZO PARADISO”, L’OPERA CON PLASTICA RICICLATA DI MICHELANGELO PISTOLETTO REALIZZATA PER LA PRIMA VOLTA SUL MARE

SECONDO IL MINISTERO DELL’AMBIENTE, I MATERIALI PLASTICI RAPPRESENTANO L’85% DEI RIFIUTI TROVATI IN MARE E LUNGO LE COSTE… - VIDEO

MARE DI PLASTICA DI PISTOLETTO AL PORTO DI CATANIA


Francesca Santolini per www.lastampa.it

il terzo paradiso di pistolettoIL TERZO PARADISO DI PISTOLETTO
L’Etna guarda dall’alto il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto. Perché l’artista che più di ogni altro ha saputo portare i valori dell’etica e della sostenibilità nei campi dell’arte, ha scelto il meraviglioso capoluogo etneo per rappresentare il Terzo Paradiso.

Una grande opera collettiva che dal 2005, anno in cui venne presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia, viaggia in tutto il mondo, passando dagli spazi antistanti il Louvre di Parigi, all’isola di Cuba. Tuttavia stavolta, per la prima volta, il Terzo Paradiso è realizzato sul mare: 30 metri di rifiuti di plastica recuperati dall’ambiente marino raffigurano il simbolo dell’infinito, ma con un cerchio in più. “Perché è nel cerchio centrale che bisogna trovare l’equilibrio. L’individuo da solo non può realizzare nulla. Io esisto perché posso fare qualcosa per te e tu puoi fare qualcosa per me. Tu e io insieme facciamo noi”.

il terzo paradiso di pistolettoIL TERZO PARADISO DI PISTOLETTO
E in questo caso, l’impegno e il messaggio forte che arriva dall’artista è per una delle più grandi emergenze ambientali dei nostri tempi, l’inquinamento della plastica nel mare. “Siamo saliti sul razzo della scienza, della tecnologia e del consumismo che ne è derivato – dichiara Pistoletto – e nello stesso tempo abbiamo abbandonato la natura, l’abbiamo degradata, consumata, distrutta. Adesso è arrivato il momento che la scienza si assuma la responsabilità di un progresso che non porti più via dalla natura, ma che ci riporti alla natura. Certamente, non è pensabile tornare indietro ai tempi dell’uomo delle caverne, ma dobbiamo trovare un equilibrio tra natura e progresso scientifico. Questo equilibrio è il Terzo Paradiso”.



il terzo paradiso di pistolettoIL TERZO PARADISO DI PISTOLETTO
Nel Mare Nostrum si concentra il 7% della microplastica dispersa a livello globale, e secondo il Ministero dell’ambiente, i materiali plastici rappresentano l’85% dei rifiuti trovati in mare e lungo le coste, con oltre 8 milioni di tonnellate di plastica riversate ogni anno. Lo sa bene Ornella Laneri, donna vulcanica e determinata, che, oltre ad essere una convinta imprenditrice green, è la presidente della Fondazione OELLE Mediterraneo antico, che incantata da Pistoletto dagli anni dell’Università “ha colto subito il messaggio del maestro e l’ha reso fisico. Abbiamo tutti il dovere di dire qualcosa di fronte alle emergenze ambientali. 

Fonte: qui

giovedì 4 aprile 2019

La Marina degli Stati Uniti pronta a "bruciare le barche" con la nuova arma laser

Nel 2021, per la prima volta, ci si aspetta che gli Stati Uniti integrino un sistema di armi ad energia diretta in un cacciatorpediniere guidato da un missile, secondo quanto riportato da USNI News . 
" Bruceremo le barche se vogliamo e andremo avanti con questa tecnologia ", ha detto Ron Boxall durante il Booz, Allen, Hamilton, e il CSBA Directed Energy Summit 2019, descrivendo una scena appena uscita da Star Wars sul mare aperto.
La Marina installerà un laser ad alta energia e un sistema di abbagliamento ottico integrato (HELIOS) con sensori di sorveglianza a bordo di un cacciatorpediniere di volo IIA di classe Arleigh Burke non specificato, nei prossimi anni, ha detto Boxall.
HELIOS è un'arma a energia diretta che può bruciare piccole imbarcazioni veloci, simili a quelle che l'Iran utilizza nel Golfo Persico, e può anche lanciare veicoli aerei senza equipaggio.
Se la Marina vuole evitare un incidente internazionale, l'arma può "abbagliare" i sensori elettro-ottici di un UAV, distruggendo efficacemente il sensore senza abbattere l'aereo. Sviluppato dall'imprenditore della difesa Lockheed Martin con un contratto da 150 milioni di dollari, il sistema HELIOS da 60 kilowatt sarà la più potente e la prima arma ad energia diretta da schierare su un cacciatorpediniere.
Secondo USNI News, dal 2014 sono stati utilizzati diversi sistemi dimostrativi da 30 kW con altri tipi di navi da guerra. 
HELIOS sarà completamente integrato nel sistema di combattimento Aegis della flotta di superficie della Marina Militare. I sensori dell'arma miglioreranno la capacità di Aegis di tracciare e guidare le armi per distruggere i bersagli nemici.
"Il problema che ho oggi è l'integrazione di quel sistema nel mio attuale sistema di combattimento: se brucerò le barche, sostituirò qualcosa che ho oggi con quel sistema che fa quella missione con queste armi ".
"Se ho questo sistema che può uccidere e ho un sistema che può effettivamente percepire, allora devo assicurarmi che si integri con le altre cose che ho sulla mia nave che possono percepire e uccidere, vale a dire il sistema di armi Aegis," Boxall disse.
Con la maturazione della tecnologia laser, si prevede che le armi ad energia diretta verranno impiegate su tutti i cacciatorpediniere navali guidati dalla Marina verso la metà e la fine del 2020. A lungo termine, si prevede che i laser sostituiranno le armi convenzionali a causa del basso costo per scatto.
Tradotto automaticamente con Google
Fonte: qui

lunedì 14 gennaio 2019

TEL AVIV - OSSA COLTIVATE IN VITRO, LENTI PER I CIECHI, IL GABINETTO CHE TRASFORMA LE FECI IN CARBONE




Daniel Mosseri per “Libero Quotidiano”

mobileye auto senza pilota israele 1MOBILEYE AUTO SENZA PILOTA ISRAELE
Per la macchina che si guida da sola ci vorrà ancora un po' di tempo, non solo per una questione tecnologica. La vettura senza pilota esiste già (chi scrive l' ha provata sotto le mura di Gerusalemme): quelle che mancano sono le infrastrutture stradali, legislative ed assicurative per farla circolare. Nell' attesa ci possiamo consolare con le ossa che crescono fuori dal corpo umano, il distributore che genera l' acqua dal nulla, il gabinetto che trasforma le nostre deiezioni in carbone e fertilizzante, e ancora con gli occhiali che leggono i libri a chi non può vedere.
lenti per ciechi inventate in israele 1LENTI PER CIECHI INVENTATE IN ISRAELE

Il futuro è iniziato alcuni anni fa e forse noi non ce ne siamo accorti: i nostri vicini di casa israeliani - Tel Aviv è a tre ore di volo da Roma - invece sì. Perché le invenzioni appena menzionate sono tutte made in Israel, come tante altre in arrivo dal piccolo ma innovativo stato ebraico.

Le ragioni per cui una nazione di sette milioni di abitanti si è trasformata in una Silicon Valley sul Mediterraneo sono molteplici: scarsità di risorse del territorio, alta scolarizzazione media, università e centri di ricerca di prestigio, un impegno bellico non comune (innovazione tecnologica e investimenti per la difesa vanno da sempre a braccetto) ed emergenze a non finire.
mobileye auto senza pilota israele 2MOBILEYE AUTO SENZA PILOTA ISRAELE

Di grande aiuto si è anche rivelato il lungo servizio militare, durante il quale le menti più acute vengono messe a lavorare una accanto all' altra - e poi finiscono per fare rete da civili. Insomma: di motivi per fare bene in campo dell' innovazione gli israeliani ne hanno tanti, quelli brutti inclusi.

COLTIVATORI DI OSSA
coltivazione di ossa in israeleCOLTIVAZIONE DI OSSA IN ISRAELE
«La gente non lo sa ma la perdita di tessuto osseo è un male comune e diffuso», ricorda a Libero Shai Meretzki, presidente e fondatore di Bonus-Bio. Incidenti stradali, operazioni militari, attacchi terroristici ma anche cancro e malattie degenerative sono tutte cause di perdita di tessuto osseo.

Al posto dei difficili e dolorosi autotrapianti - per cui una persona è privata chirurgicamente di un osso "inutile" che sostituirà quello che non c' è più - «con una piccola liposuzione isoliamo dal tessuto adiposo le cellule in grado di generare ossa e le coltiviamo in vitro». Meretzki, biotecnologo di professione, ha già "cresciuto" e fatto innestare con successo fino a 17 cm3 di ossa. «In media ci mettiamo due settimane a crescere il tessuto che ci serve», aggiunge. E conclude: «Fra qualche mese la nostra sperimentazione partirà anche in Usa e in Europa».
mobileye auto senza pilota israeleMOBILEYE AUTO SENZA PILOTA ISRAELE

Più terrena ma non meno rivoluzionaria è l' invenzione di Amit Gross. Il microbiologo dell' Università Ben Gurion del Neghev ha messo a punto una toilette che estrae carbone e fertilizzante liquido dalle deiezioni umane.

lo skyline di tel avivLO SKYLINE DI TEL AVIV
«In Israele desalinizziamo l' acqua dal mare e poi la usiamo per tirare lo sciacquone: non è un peccato?», ci spiega nel raccontarci l' origine della sua idea. Trattare cioè a 200 gradi centigradi ciò che normalmente scivola giù verso il sistema fognario. «Ne abbiamo ricavato dei pellet di carbone utili per il riscaldamento e del fertilizzante per l' agricoltura». I tempi in cui solo la cacca degli erbivori era considerata concime sono superati.

ossa coltivate in laboratorioOSSA COLTIVATE IN LABORATORIO
«Con il nostro trattamento, i grassi, le tracce di antibiotico e tutto quanto non fa bene alla terra cambia proprietà e ridiventa utile». E l' energia necessaria per il trattamento termico? «Ne serve un quinto rispetto a quella che si ricava dalla materia prima», risponde.

TOILETTE PUBBLICHE
La sua idea non è per il bagno di casa «ma a Pechino, per esempio, i bagni in comune sono la norma», spiega Gross, immaginando l' installazione delle toilette ecologiche anche nelle scuole, caserme o bagni pubblici. L' applicazione pratica della sua invenzione potrebbe rivelarsi vincente nei paesi in via di sviluppo con sistemi sanitari al minimo per scarsità di acqua.

Dall' irrigazione goccia a goccia alla desalinizzazione dell' acqua di mare, disponibilità e gestione delle risorse idriche sono tradizionali priorità della classe dirigente e degli scienziati israeliani. In tempi recenti, si è imposta Watergen. «Ricaviamo acqua potabile direttamente dall' aria», dice a Libero la portavoce dell' azienda composta da un team di giovani ingegneri. Il processo non è dissimile da quello dei condizionatori d' aria, che estraggono l' acqua dall' ambiente.

lenti per ciechi inventate in israeleLENTI PER CIECHI INVENTATE IN ISRAELE
Con una differenza: «Il motore delle nostre macchine è di plastica e i consumi di elettricità sono bassissimi». Plastica poi fa rima con leggerezza e trasportabilità: ecco perché i distributori d' acqua hanno fatto la loro apparizione ai mondiali di calcio in Russia lo scorso luglio ma sono presenti in pianta stabile anche ad Hanoi in Vietnam, un paese con molta umidità nell' aria ma poca di acqua potabile.

Grandi eventi, inquinamento e - sempre con un occhio alle emergenze - anche le calamità più o meno naturali sono situazioni in cui l' acqua si rivela più preziosa del solito. Così a Watergen hanno approntato anche un veicolo di risposta rapida (ERV): un camioncino colore oro blu in grado di produrre 600 litri d' acqua dal nulla.

AUTO SENZA PILOTA
ossa coltivate in laboratorio in israele 1OSSA COLTIVATE IN LABORATORIO IN ISRAELE
La lista delle innovazioni è in continuo aggiornamento, ma non si può dimenticare Orcam, il dispositivo intelligente che legge l' ora, le insegne, i cartelli stradali, la carta moneta, i libri, i giornali e i codici a barre degli acquisti, aiutando non vedenti, ipovedenti e dislessici nella vita di tutti i giorni. Il marchingegno pesa 22 grammi e si applica a un comune paio di occhiali.

E l' automobile driverless? A marzo 2017, Intel ha investito 15,3 miliardi di dollari per rilevare Mobileye, il produttore israeliano dei sensori per l' auto senza pilota. Ci vuole pazienza, ma c' è da scommettere che arriverà.

Fonte: qui

sabato 29 dicembre 2018

DAL PRIMO GENNAIO PARTE LA FATTURAZIONE ELETTRONICA: VORREBBE DARE UN COLPO ALL’EVASIONE, MA SARÀ UN FLOP, PERCHÉ MANCANO LE TECNOLOGIE ADEGUATE E LE REGOLE SONO COMPLICATISSIME



I CONTROLLI SARANNO INDIRIZZATI SOLO A CHI RISPETTERÀ LE REGOLE, CHE SARÀ INVOGLIATO AL NERO. 
ECCO CHI DEVE USARLA E COSA CAMBIA

SULLA FATTURA ELETTRONICA IL FLOP È ASSICURATO AUMENTERÀ IL NERO
Bruno Villois per “Libero Quotidiano”

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA
Si scoprono le carte della manovra di bilancio 2019 e, anche questa volta, l' argomento modernizzazione non tiene banco, anzi proprio non esiste neppure un barlume che faccia presagire interventi e identifichi risorse per ridurre il gap dei ritardi. Gli altri Paesi evoluti destinano da decenni miliardi pro modernizzazione e il loro sviluppo è mediamente pari al doppio del nostro.

La modernizzazione si basa su 3 capisaldi indispensabili: ricerca, innovazione, formazione. Per ciascuno di loro facciamo poco, purtroppo non solo nel pubblico ma anche nel privato. Nell' attuale manovra ci sono 4 miliardi in meno per la scuola, la metà degli ultimi due anni per l' innovazione tecnologica, nulla per la ricerca, bel colpo per un paese che in ciascuno dei tre campi è agli ultimi posti in Europa e a metà classifica nel mondo.

A NESSUNO IMPORTA
partite iva 1PARTITE IVA 1
La politica, ormai da decenni, non coglie e recepisce il bisogno e va detto né sindacati né i corpi intermedi si scaldano per questa carenza. Nonostante carenze e ritardi ogni tanto chi governa, pur sapendo che non ci sono le condizioni per farlo, si lancia in operazioni utili ma non compatibili con il nostro livello di modernizzazione e allora si sprofonda nel caos.

Così fu nel 1983 quando il ministro delle Finanze Francesco Forte impose l' obbligo dei registratori di cassa, declamando l' operazione come l' anti evasione per eccellenza, purtroppo fu subito una Caporetto. I produttori non erano pronti per far fronte alla domanda di registratori, allora si puntò sugli scontrini omologati, ma erano poche le tipografie autorizzate a realizzarli e così il costo di ogni rotolino schizzò fino 6/8 volte quello dei non autorizzati e infine i registratori costavano molto e solo una parte minoritaria poteva essere detratta dalle tasse.
FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA

Ci vollero parecchi anni prima che la situazione si normalizzasse e i registratori di cassa incisero e incidono tutt' ora in misura ininfluente sull' evasione fiscale. Adesso ci risiamo con la fatturazione elettronica che a partire da gennaio, vorrebbe dare un colpo all' evasione, soprattutto all' Iva, la cui evasione-elusione annua si aggira sui 30 miliardi.

Lo stato non è pronto
Proposito giusto e opportuno, ma come per i registratori di cassa, si andrà incontro ad un flop di vaste proporzioni, tale da rischiare di far aumentare ciò che si combatte. Le motivazioni che fanno presagire questo scenario sono molteplici:

PARTITE IVAPARTITE IVA
1) Il triangolo fornitori-Agenzia Entrate-cliente rischia di incepparsi per carenza di tecnologie adeguate, nel caso succeda si innescherebbero difficoltà infinite nei pagamenti tra fornitore e cliente.

2) Un' infinità di piccole partite Iva, che sono circa l' 80% del loro totale, non è in grado di adempiere alle non certo facili regole della fatturazione elettronica, quanti saranno quelli che o chiuderanno o ridurranno le attività in chiaro a favore di quelle in nero?

3) I controlli e le sanzioni saranno aleatori e pericolosamente indirizzati solo a quelli che rispetteranno a puntino le regole, innescando il rischio di invogliarli al nero. 

Bene sarebbe stato iniziare con un programma campione in 2/3 regioni tra quelle più efficienti ed escludendo per l' intero periodo sanzioni, in modo da adottare tutte le modifiche opportune e investire in innovazione tecnologica per dotare l' Agenzia delle entrate di mezzi adeguati per far fronte ai volumi derivanti. Invece non ci sarà nessun periodo di prova e tanto meno investimenti.

PARTITE IVAPARTITE IVA
ARRIVA LA FATTURA ELETTRONICA CHI DEVE USARLA E COSA CAMBIA
Luca Romano per www.ilgiornale.it

Nuovo anno, nuove regole del Fisco. Dal primo gennaio debutta ufficialmente la fatturazione elettronica. Tutti i titolari di partite Iva infatti dovranno utilizzare i nuovi strumenti e rilasciare fatture tramite il web per poi inviarle all'Agenzia delle Entrate. Gli ostacoli su questo percorso però non sono pochi.

È dunque il caso di fare chiarezza per chi dovrà approcciarsi all'uso di questo nuovo strumento. Di fatto la fatturazione elettronica, come ricorda il Corriere, riguarda la cessione di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti in Italia. Si tratta delle transazioni tra le stesse partite Iva oppure quelle che vanno verso un consumatore finale. Restano fuori dal nuovo corso della fatturazione le partite Iva che applicheranno il regime dei minimi. La fatturazione elettronica deve essere compilata via pc, smartphone o tablet. Poi deve essere inviata al cliente tramite il Sistema di Interscambio in formato "xml".

PARTITE IVAPARTITE IVA
A questo punto proprio il sistema verifica i dati contenuti nella fattura e la consegna al destinatario con una ricevuta di consegna che arriva a chi ha emesso il documento. Ogni tre mesi l'Agenzia delle Entrate comunicherà le imposte di bollo. Tra gli ostacoli da superare ci sono le riserve sulla privacy. Milioni di dati verranno scambiati online e questo potrebbe metterli a rischio. Inoltre bisogna capire se la rete telematica reggerà il peso dello scambio imponente di fatturazioni in tutta Italia.

Le Entrate hanno previsto un gettito da 1,9 miliardi di euro. "Abbiamo appreso con favore — afferma al Corriere Marina Calderone, presidente dei consulenti del Lavoro — il provvedimento che elimina per il primo semestre del 2019 le sanzioni per la mancata o ritardata fatturazione elettronica.

Adesso invece l’introduzione sarà più progressiva. Restano forti invece le perplessità sulle diverse velocità di connessione alla rete Internet esistenti nel Paese". Per capire come andranno davvero le cose bisogna attendere il primo gennaio quando scatterà l'"ora X" per la fatturazione elettronica.

Fonte: qui

P.S. la solita contorsione burocratica all'italiana... ma non era meglio che fosse stata l'Agenzia delle Entrate a fornire il software ai contribuenti??? 

TRUMP VUOLE VIETARE L’UTILIZZO DI APPARECCHI PRODOTTI DALLE AZIENDE CINESI HUAWEI E ZTE ALLE AZIENDE AMERICANE



IN BALLO NON C’È SOLO IL FATTO CHE POTEREBBERO ESSERE UTILIZZATE PER SPIARE IN SEGRETO I CITTADINI USA, MA ANCHE E SOPRATTUTTO IL PREDOMINIO DELLA TECNOLOGIA 5G

Gabriele Porro per www.wired.it
donald trumpDONALD TRUMP

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta considerando l’ipotesi di emanare un ordine esecutivo che vieterebbe alle aziende americane l’utilizzo di apparecchiature prodotte dalle multinazionali cinesi Huawei e Zte.

Come riporta Reuters, la notizia sarebbe stata confermata da tre fonti che hanno familiarità con la situazione e riguarderebbe un ordine esecutivo che andrebbe a bloccare, per motivi di sicurezza nazionale, gli acquisti di apparecchiature di telecomunicazione cinesi.

La motivazione di questo passo sarebbe legata alla tesi, sostenuta da Trump, che Huawei e Zte lavorino per il governo cinese e che le loro attrezzature potrebbero essere utilizzate per spiare in segreto i cittadini americani.

zte huaweiZTE HUAWEI

Nonostante l’ordine non indichi direttamente il blocco dei prodotti di queste due società, una fonte anonima di Reuters ha affermato che i funzionari del commercio, invece, la interpreterebbero esattamente come un blocco finalizzato a limitare Huawei e Zte.

huaweiHUAWEI





Quest’ordine esecutivo, spiega Reuters, “invocherebbe l’International Emergency Economic Powers Act, una legge che conferisce al presidente l’autorità di regolare il commercio in risposta a un’emergenza nazionale che minaccia gli Stati Uniti”. Stati Uniti e Cina restano così bloccati in una continua guerra commerciale, che sconvolge i mercati globali.

Poiché l’ordine si concentrerebbe sugli acquisti effettuati dai corrieri americani, ciò avrebbe principalmente un impatto sulle torri cellulari e sui ripetitori piuttosto che sui telefoni acquistati da privati.
zte
Il problema di questo blocco forzato, quindi, riguarderà nel prossimo futuro i provider wireless statunitensi che, visto l’avvento del 5G, stanno cercando partner tecnologici e avevano trovato in Huawei e Zte dei possibili alleati.

Meng WanzhouMENG WANZHOU









Bloomberg riporta le parole del presidente di Huawei, Guo Ping, in un messaggio a clienti e dipendenti, pubblicato sulla pagina ufficiale della compagnia su WeChat (il Whatsapp cinese): “Il fatto che Huawei non partecipi ai vari mercati 5G è come una partita di Nba senza le star”.

Fonte: qui

mercoledì 22 agosto 2018

Terre rare, la nuova guerra che oppone Cina e Stati Uniti

Lo scorso dicembre, alla vigilia delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, il presidente americano Donald Trump firmava un ordine esecutivo per ridurre la dipendenza del paese da fonti estere di “minerali critici” vitali nella produzione di una vasta gamma di beni strategici per l’industria americana. Un ordine palesatosi nell’ultimo round di restrizioni commerciali varate dal governo americano questo 10 luglio con l’imposizione di un aumento del 10% di dazi su una serie di importazioni provenienti dalla Cina, tra le quali figurano appunto anche le “terre rare”. Sconosciute ai più, le terre rare o lantanidi sono un gruppo di diciassette elementi contenuti in diversi minerali diventati fondamentali nella produzione di un’innumerevole quantità di prodotti ad alto contenuto tecnologico grazie alla loro capacità di dar luogo a leghe con elevate proprietà magnetiche. In particolare, tutta la moderna elettronica così come la produzione di semiconduttori, fibre ottiche, sistemi di navigazione, laser e monitor, fino alla produzione di cd, carte di credito e telefoni cellulari sarebbe totalmente irrealizzabile senza questi elementi. A dipendere dalle terre rare cinesi è inoltre la produzione dei più sofisticati strumenti bellici dell’esercito statunitense e quasi tutta l’industria della cosiddetta “green economy”, dai pannelli solari alle batterie ricaricabili per auto elettriche ed ibride.
Tuttavia, queste “terre” non sono affatto rare. La loro rarità si deve principalmente al fatto che, per ricavare questi elementi, è necessaria un’estesa attività di estrazione, con enormi costi sia in termini economici che ambientali dovuti anche alla Terre rare, minerali preziosiradioattività degli scarti derivanti della loro lavorazione. L’ampia disponibilità (un terzo degli attuali giacimenti conosciuti), i bassi costi della manodopera e la scarsa protezione ambientale hanno però di fatto consentito alla Cina di sbaragliare qualsiasi concorrenza e di controllare, secondo la United States Geological Survey (Usgs) tra l’85% e il 95% dell’offerta mondiale e il 78% del mercato americano. L’importanza di questi materiali era già stata riconosciuta nel 1992 dall’allora leader cinese Deng Xiaoping il quale sostenne che avrebbero avuto lo stesso valore strategico del petrolio mediorientale. A distanza di quasi trent’anni la sua profezia sembra essersi avverata, anche se si tratta di un’arma che Pechino può utilizzare con molta attenzione e cautela evitando che si tramuti in un’arma “spuntata”.
Già nel 2010 infatti le terre rare furono al centro di un’accesa disputa commerciale, determinata dalla decisione cinese di ridurre le sue quote all’esportazione del 40% per motivi di salvaguardia ambientale. Le misure comportarono un aumento immediato dei prezzi internazionali delle terre rare e una crescente preoccupazione da parte dei paesi occidentali; preoccupazione culminata nel 2012 con la presentazione del caso di fronte all’ Organo di Conciliazione (Dispute Settlement Body) dell’Organizzazione Mondiale del Commercio da parte degli Stati Uniti affiancati da Giappone e Unione Europea. La decisione dell’Organo di Conciliazione arrivò nel 2014. Pur riconoscendo la possibilità da parte degli Stati membri di applicare restrizioni determinate da motivi ambientali, si contestò alla Cina la violazione del principio di non discriminazione, visto che l’aumento delle quote all’esportazione garantivano un maggior accesso al mercato e prezzi più favorevoli per le imprese nazionali cinesi.
Da parte sua Pechino, pur applicando la sentenza ed eliminando le quote stabilite in precedenza, rinviava con fermezza le accuse al mittente constatando, non solo il fatto di aver superato le quote di estrazione fissate e il crescente impatto ambientale derivante, ma anche l’“ipocrisia” di chi, che senza privarsi delle proprie riserve, vuole continuare a sfruttare in modo economico quelle cinesi. Dietro l’atteggiamento cinese si nasconde però anche una duplice ambizione. In primo luogo Pechino tenta attraverso queste limitazioni di spingere le principali industrie occidentali ad alto contenuto tecnologico a trasferire le loro produzioni in Cina. In secondo luogo, queste misure vengono ritenute funzionali ad aiutare lo sviluppo delle imprese cinesi secondo il piano “Made in China 2025” varato dal premier Li Keqiang nel 2015. Un piano ambizioso volto a far progredire la produzione cinese nella catena del valore, concentrandosi sempre di più nell’industria ad alto valore aggiunto. In particolare, il Li Keqiangpiano si pone l’obiettivo di riuscire a produrre localmente entro il 2025 il 70% dei materiali definiti strategici per l’industria del futuro, facendo della Cina un paese leader nella produzione di materiali ad alto contenuto tecnologico.
Molti commentatori ritengono che le misure commerciali varate dall’amministrazione americana siano una risposta proprio al piano Made in China 2025. Le misure, volte a riequilibrare alcune pratiche sleali portate avanti dal governo di Pechino, dovrebbero infatti, secondo le intenzioni dell’attuale presidenza, favorire il “ritorno” in patria della produzione industriale ritenuta strategica. Tuttavia, nel caso specifico delle recenti limitazioni relative la produzione di terre rare cinesi, si contesta da più parti l’efficacia del provvedimento. Un aumento dei dazi del 10% infatti sarebbe troppo poco per indurre un cambio di fonti di approvvigionamento e troppo poco per spingere le aziende americane a tornare in patria, senza considerare la lunghezza dei tempi in caso di riattivazione di eventuali giacimenti nazionali di terre rare. La sfida si gioca dunque sul filo del rasoio. Se da una parte Pechino può sfruttare il proprio vantaggio competitivo riducendo ulteriormente la capacità di approvvigionamento per le imprese americane, d’altra parte, un rincaro eccessivo dei prezzi spingerebbe alla ricerca di fonti alternative. Il tutto, al netto dell’attuale partita commerciale tra Pechino e Washington i cui scenari incerti continueranno a tenere in tensione i mercati globali.
(Alberto Belladonna, “La guerra delle terre rare tra Cina e Stati Uniti”, da “Medium” del 30 luglio 2018, ripreso da “Megachip”. Belladonna è docente di geoeconomia e commercio internazionale presso l’università Francisco Marroquin di Guatemala. Le terre rare comprendono minerali come scandio, ittrio, lantanio, cerio, praseodimio, nodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio).