9 dicembre forconi: ordine esecutivo
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sabato 29 dicembre 2018

TRUMP VUOLE VIETARE L’UTILIZZO DI APPARECCHI PRODOTTI DALLE AZIENDE CINESI HUAWEI E ZTE ALLE AZIENDE AMERICANE



IN BALLO NON C’È SOLO IL FATTO CHE POTEREBBERO ESSERE UTILIZZATE PER SPIARE IN SEGRETO I CITTADINI USA, MA ANCHE E SOPRATTUTTO IL PREDOMINIO DELLA TECNOLOGIA 5G

Gabriele Porro per www.wired.it
donald trumpDONALD TRUMP

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta considerando l’ipotesi di emanare un ordine esecutivo che vieterebbe alle aziende americane l’utilizzo di apparecchiature prodotte dalle multinazionali cinesi Huawei e Zte.

Come riporta Reuters, la notizia sarebbe stata confermata da tre fonti che hanno familiarità con la situazione e riguarderebbe un ordine esecutivo che andrebbe a bloccare, per motivi di sicurezza nazionale, gli acquisti di apparecchiature di telecomunicazione cinesi.

La motivazione di questo passo sarebbe legata alla tesi, sostenuta da Trump, che Huawei e Zte lavorino per il governo cinese e che le loro attrezzature potrebbero essere utilizzate per spiare in segreto i cittadini americani.

zte huaweiZTE HUAWEI

Nonostante l’ordine non indichi direttamente il blocco dei prodotti di queste due società, una fonte anonima di Reuters ha affermato che i funzionari del commercio, invece, la interpreterebbero esattamente come un blocco finalizzato a limitare Huawei e Zte.

huaweiHUAWEI





Quest’ordine esecutivo, spiega Reuters, “invocherebbe l’International Emergency Economic Powers Act, una legge che conferisce al presidente l’autorità di regolare il commercio in risposta a un’emergenza nazionale che minaccia gli Stati Uniti”. Stati Uniti e Cina restano così bloccati in una continua guerra commerciale, che sconvolge i mercati globali.

Poiché l’ordine si concentrerebbe sugli acquisti effettuati dai corrieri americani, ciò avrebbe principalmente un impatto sulle torri cellulari e sui ripetitori piuttosto che sui telefoni acquistati da privati.
zte
Il problema di questo blocco forzato, quindi, riguarderà nel prossimo futuro i provider wireless statunitensi che, visto l’avvento del 5G, stanno cercando partner tecnologici e avevano trovato in Huawei e Zte dei possibili alleati.

Meng WanzhouMENG WANZHOU









Bloomberg riporta le parole del presidente di Huawei, Guo Ping, in un messaggio a clienti e dipendenti, pubblicato sulla pagina ufficiale della compagnia su WeChat (il Whatsapp cinese): “Il fatto che Huawei non partecipi ai vari mercati 5G è come una partita di Nba senza le star”.

Fonte: qui

domenica 5 febbraio 2017

LA CORTE D’APPELLO HA RESPINTO IL RICORSO URGENTE PRESENTATO DAL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA CHE CHIEDEVA DI RISTABILIRE BLOCCO ALL’INGRESSI DA 7 PAESI NEGLI USA

Giudice blocca temporaneamente a livello nazionale decreto su ingressi in Usa

(ANSA) - La Corte d'Appello ha respinto il ricorso urgente presentato ieri sera dal Dipartimento di Giustizia americano che chiedeva la sospensione della decisione del giudice federale di Seattle che aveva bloccato il bando di ingresso negli Stati Uniti per persone provenienti da 7 Paesi a maggioranza musulmana emesso dal presidente Donald Trump.


La sfida legale era partita dagli stati di Washington e Minnesota che avevano chiesto per primi il blocco del provvedimento, cui pero' i legali del governo avevano posto giudizio negativo, che il giudice di Seattle James Robart ha invece respinto affermando che la causa ha fondamento. Il giudice federale James Robart ha quindi emesso una ingiunzione restrittiva verso il provvedimento, su richiesta degli stati di Washington e Minnesota, che ha effetto a livello nazionale.
"L'opinione di questo cosiddetto giudice, che essenzialmente priva il nostro paese della legalità, è ridicola e verrà rovesciata". Così, su Twitter, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si scaglia contro il giudice federale di Seattle che ha bloccato il decreto per le restrizioni sugli ingressi negli Usa alle persone provenienti da 7 paesi a maggioranza musulmana. Donald Trump è in Florida per il primo weekend da presidente nel suo lussuoso resort di Mar-A-Lago, ma questa mattina ha mostrato la sua ira in una serie di tweet contro la decisione del giudice James Robart. "Quando un Paese non è più in grado di dire chi può e chi non può entrare e uscire, specialmente per ragioni di sicurezza, è un grosso problema", ha scritto il presidente. 
Poi in un altro tweet, Trump ha scritto: "E' interessante che alcuni Paesi del Medio Oriente siano d'accordo con il bando. Sanno che se a certe persone viene concesso di entrare è morte e distruzione!".
Il dipartimento di Stato ha annullato la cancellazione dei visti per l'ingresso negli Usa che aveva messo in pratica dopo la firma del decreto da parte del presidente Donald Trump che limitava l'ingresso a cittadini provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana, dopo che un giudice federale ha disposto il blocco temporaneo del provvedimento.
Il dipartimento Usa per la Sicurezza Interna non imporrà alle compagnie aeree lo stop per passeggeri dotati di visto interessati dal bando disposto dal presidente Donald Trump per gli ingressi da sette paesi a maggioranza musulmana. Così facendo anche il dipartimento in questione sospende di fatto l'applicazione del provvedimento voluto dal presidente, alla luce della decisione di un giudice federale che blocca temporaneamente l'ordine esecutivo.
IL FATTO - Negli Stati Uniti ''nessuno e' sopra la legge, nemmeno il presidente''. E' l'attorney general dello Stato di Washington, Bob Ferguson, che commenta cosi' la decisione di un giudice federale di Seattle di bloccare temporaneamente e su base nazionale il decreto del presidente Donald Trump che impone restrizioni all'ingresso negli Stati Uniti di persone provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana. Decisione che apre un caso destinato secondo diversi esperti ad arrivare fino alla Corte Suprema, ma non prima di una guerra legale gia' dichiarata dalla Casa Bianca che, determinata a difendere l'ordine esecutivo di Trump, ha annunciato un ricorso di emergenza.
La svolta e' giunta a sorpresa nella serata di venerdi', quando Donald Trump era gia' atterrato in Florida, accolto da Melania, pronto a passare il primo weekend da presidente nel suo lussuoso resort di Mar-a-Lago. La sfida legale era pero' gia' partita nei giorni scorsi, dagli stati di Washington e Minnesota che avevano chiesto per primi il blocco del provvedimento, cui pero' i legali del governo avevano posto giudizio negativo, che il giudice di Seattle James Robart ha invece respinto affermando che la causa ha fondamento. Robart ha quindi emesso una ingiunzione restrittiva verso il provvedimento, su richiesta degli stati di Washington e Minnesota, che ha effetto a livello nazionale.
In sostanza dopo la firma dell'ordine esecutivo da parte del presidente Donald Trump, lo Stato di Washington ne aveva denunciato gli effetti discriminatori e il danno significativo che la decisione procurava ai residenti. Il Minnesota si era poi accodato e i due stati avevano chiesto un'ingiunzione restrittiva temporanea affinche' la loro denuncia potesse essere valutata, incentrata tra l'altro sulla possibilita' che sezioni chiave del provvedimento siano incostituzionali.
Sara' questo infatti il punto cruciale della disputa che avra' come scopo ultimo stabilire la costituzionalita' dell'ordine esecutivo. Dal punto di vista degli effetti immediati, il blocco del bando dovrebbe consentire adesso a coloro che detengono un visto di entrare negli Stati Uniti, non e' tuttavia ancora chiaro cosa stia accadendo ai posti di frontiera, quindi agli aeroporti. 
La Casa Bianca non ha tardato a rispondere alla 'sfida' e, in una note dal tono perentorio, ha fatto sapere che ''al piu' presto possibile'' il dipartimento di Giustizia intende presentare un ricorso di emergenza alla decisione del giudice federale nello Stato di Washington, dicendosi quindi determinata alla difesa dell'ordine esecutivo ''che siamo convinti essere legale e appropriato''.