
Visualizzazione post con etichetta mare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mare. Mostra tutti i post
domenica 16 giugno 2019
lunedì 29 ottobre 2018
IN INDONESIA, UN AEREO DELLA “LION AIR” È PRECIPITATO IN MARE CON 188 PERSONE A BORDO. NON C'È NESSUN SUPERSTITE
13 MINUTI DOPO IL DECOLLO DA GIACARTA IL BOEING SI È SCHIANTATO IN ACQUA. NELL’AREA EMERGONO SMARTPHONE LIBRI, PARTI DELLA FUSOLIERA E UNA LUNGA CHIAZZA DI BENZINA
L’AEREO ERA NUOVO ED ERA IN UTILIZZO SOLO DA UN PAIO DI MESI
Un aereo della compagnia indonesiana Lion Air è caduto in mare con circa 190 persone a bordo. I contatti con il velivolo erano stati persi poco dopo il decollo da Giacarta. La tv indonesiana ha trasmesso immagini di una lunga chiazza di benzina nella zona in cui l'aereo è precipitato e un campo di detriti in mare.
L'agenzia indonesiana per la gestione dei disastri Bnpb ha pubblicato su Twitter foto di detriti tra cui smartphone, libri, borse e parti della fusoliera dell'aereo raccolti dalle navi di ricerca e soccorso che si sono riversate nell'area. E' stato inoltre specificato che sul volo c'erano 181 passeggeri, tra cui tre bambini, e sette membri dell'equipaggio.
"L'aereo si è schiantato nell'acqua a circa 30-40 metri di profondità" ha detto un portavoce dell'Agenzia incaricata delle ricerche. "Stiamo ancora cercando i resti dell'apparecchio". L'aereo aveva richiesto alla Torre di controllo di poter tornare indietro a Giacarta, poco prima che si interrompessero i contatti verso le 6:30 (00:30 in Italia). Il volo era diretto a Pangkal Pinang, una città nell'isola di Bangka, al largo di Sumatra.
L'aereo era nuovo - Il sito di monitoraggio aereo Flightradar24 ha fatto sapere che il Boeing 737 Max 8 della Lion Air era nuovo ed era stato utilizzato solo per un paio di mesi. Il velivolo era stato registrato come PK-LQP e consegnato ad agosto. Il portavoce del Boeing, Paul Lewis, afferma che la società sta "monitorando attentamente la situazione" ma non ha fornito dettagli sull'aeromobile in questione.
Il ministero dei Trasporti indonesiano ha dichiarato che l'aereo si è schiantato 13 minuti dopo il decollo dalla capitale, avvenuto verso le 6:20. I dati del sito di monitoraggio aereo FlightAware mostrano che il velivolo aveva raggiunto un'altitudine di soli 5.200 piedi (1.580 metri). Si tratta del peggior disastro aereo in Indonesia da quando un volo AirAsia da Surabaya a Singapore precipitò in mare nel dicembre 2014, uccidendo tutti i 162 a bordo. Le compagnie aeree indonesiane erano state escluse nel 2007 dalle rotte verso l'Europa a causa di problemi di sicurezza, anche se a molte è stato permesso di riprendere i servizi nel decennio successivo. Il divieto è stato completamente revocato nel giugno di quest'anno.
Per Australia Lion Air off limits - Il governo australiano ha vietato a tutti i propri dipendenti di volare con la compagnia indonesiana Lion Air finché non sarà fatta luce sulla sciagura. Il divieto, riporta il "Guardian", vale anche per i dipendenti delle società che lavorano in appalto per il governo di Canberra.
Fonte: qui
venerdì 3 agosto 2018
Bambina italiana uccisa da una medusa nelle Filippine
Era in vacanza con la mamma filippina nell'arcipelago
Ansa - Una bambina romana di 7 anni, Gaia Trimarchi, è morta durante una vacanza nelle Filippine dopo dopo essere venuta a contatto con una medusa durante un bagno in mare. Lo riferiscono i media locali.
Gaia, che ha il papà italiano, si trovava in gita nell'isola di Sabitang Laya con la madre filippina, uno zio e un cugino, e stava raccogliendo conchiglie in un tratto di mare vicino alla spiaggia quando si è messa a gridare per il dolore. "Ho visto la parte superiore della gamba diventare viola", ha raccontato la madre, Romanita Cabanlong.
E' stata necessaria mezz'ora di barca - riferiscono i media - per trasportare Gaia fino all'isola più grande di Caramoan e poi altri dieci minuti per arrivare in ospedale. Qui è stata dichiarata la morte a causa di quella che è stata definita una grave reazione allergica.
Il tragico episodio, avvenuto la scorsa settimana ma rilanciato dai media filippini solo nelle ultime ore, è da attribuire a una specie letale di meduse, presenti anche nelle Filippine che già in passato si sono trasformate in killer. Come nel caso di un altro bambino di 6 anni che, secondo quanto riferito da alcune fonti locali, che avrebbe perso la vita in circostanze analoghe solo poche settimane fa. "Si tratta di una specie molto pericolosa per l'uomo": la 'medusa scatola' o 'medusa-vespa' è considerata tra le più letali del pianeta: può causare spasmi, seguiti da paralisi, arresto cardiocircolatorio ed il decesso in pochi minuti, ha spiegato Gerry Reyes, biologo marino della guardia costiera filippina, intervistato da Abs-Cbn.
"E' essenziale, in questi casi, l'aceto" che può contribuire a "neutralizzare il veleno", riducendone l'impatto, ha aggiunto. Ma sulla barca della piccola Gaia non c'era nulla. E lei è morta e non tornerà più in Italia.
PARLA LA MADRE DI GAIA TRIMARCHI, LA BAMBINA DI 7 ANNI UCCISA DA UNA MEDUSA NELLE FILIPPINE
QUANDO L’HA ATTACCATA LA “CUBOMEDUSA” STAVA RACCOGLIENDO CONCHIGLIE
“NESSUNO CI HA DETTO CHE LÌ C’ERA QUELLA SPECIE”: LA “VESPA DI MARE” È LA PIÙ VELENOSA DEL MONDO E NON VIVE NEL MEDITERRANEO, DOVE PERÒ…
GAIA, LA BIMBA UCCISA DA UNA MEDUSA STAVA RACCOGLIENDO DELLE CONCHIGLIE
Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”
La sua Barbie preferita, il peluche di Minnie. Le foto a Roma, d' inverno, dove viveva e andava a scuola. Ricordi struggenti di Gaia Trimarchi, sette anni, vegliata dai genitori e da altri parenti nella casa di famiglia a Muntinlupa City, nelle Filippine.
A centinaia di chilometri, sull' isola di Sabitang Laya, la piccola nuotatrice, talento del dorso e della rana, che aveva gareggiato anche a primavera nei campionati regionali per il circolo Fitness Sporting Club 2016 al Portuense, è stata punta da uno dei sessanta tentacoli di una cubomedusa, la «vespa di mare» - nome scientifico Chironex fleckeri -, uno degli esemplari planctonici più letali del mondo.
Meno di un' ora più tardi Gaia è morta nell' ospedale di Caramoan, dove è giunta dopo quaranta minuti, uccisa dallo choc anafilattico. «Mi è morta fra le braccia», racconta la madre Manette Trimarchi, filippina, sposata con un italiano, che si trovava in vacanza nella località turistica del suo Paese insieme con gli zii della piccola e il suo istruttore di nuoto.
La tragedia di Gaia risale al 26 luglio scorso ma è stata resa nota solo ieri e ha impressionato i filippini. Anche perché ha scatenato polemiche furiose sulla mancanza di misure di sicurezza e sui ritardi nei soccorsi. E perché una settimana prima aveva perso la vita un' altra bimba.
«Nessuno ci ha detto che la zona è infestata da quella specie di meduse - accusa proprio la madre della piccola, che nei prossimi giorni sarà riportata a Roma per i funerali -, non c' erano divieti di alcun genere.
Lei stava in un punto dove l' acqua è bassa, raccoglieva conchiglie, era una sua passione. All' improvviso l' abbiamo sentita gridare. Ci siamo avvicinati, aveva bolle viola su una gamba e su una mano.
"Mamma, che mi sta succedendo?", mi ha detto Gaia. "Portami via, non torniamo più su questa spiaggia"». La situazione è precipitata in un attimo. Gli effetti della puntura della «medusa scatola», altro nome dell' animale, si manifestano in tre minuti: spasmi, vomito, delirio.
Sulla barca noleggiata dal gruppo di turisti non c' era il kit di pronto soccorso e nemmeno l' aceto che può tamponare per qualche minuto le conseguenze della puntura.
Il timoniere, Edcel Alarcon, ha invertito la rotta puntando verso la spiaggia di Caramoan distante mezz' ora di navigazione.
All' arrivo in ospedale i medici non hanno potuto somministrare dei farmaci specifici alla piccola: le sue condizioni erano disperate. Il decesso è sopraggiunto poco dopo. «Avevo avvertito i turisti di rimanere solo un quarto d' ora.
Non pensavo scendessero in acqua, ma che si limitassero a scattare fotografie», spiega il timoniere e un suo assistente, Prospero Ortil, ammette di «aver gettato gasolio sulle ferite della bimba.
Non avevo altro, non c' era l' aceto perché non serviamo pasti agli ospiti che si erano portati da soli da mangiare».
LA PICCOLA «VESPA DI MARE» CON TENTACOLI LUNGHI 3 METRI. È LA PIÙ VELENOSA AL MONDO
Paolo Virtuani per il “Corriere della Sera”
Nel Mediterraneo non è presente la medusa che ha causato la morte della bambina nelle Filippine, una cubomedusa del genere Chironex fleckeri. La Vespa di mare, questo il nome con il quale è conosciuta, ha un veleno ritenuto tra i più letali del mondo animale.
Ha tentacoli che possono arrivare a tre metri di lunghezza, vive nelle acque calde dell' Indo-Pacifico tra Australia e Filippine.
Come con tutte le meduse, le tossine possono provocare uno choc anafilattico variabile da individuo a individuo e che può avere esiti fatali se non affrontato velocemente.
Bambini e cardiopatici possono subire le conseguenze più gravi.
In Australia esiste un vaccino specifico contro la Vespa di mare, che però va somministrato con rapidità. Le cubomeduse sono presenti anche nei nostri mari, ma non con specie pericolose come quelle del Pacifico.
In Adriatico è diffusa Carybdea marsupialis, tre centimetri di diametro ma con tentacoli lunghi 30 centimetri. «Non è mortale, ma provoca intense irritazioni», avverte Angela Santucci, biologa marina dell' Istituto di scienze marine Ismar-Cnr.
«A metà luglio sono state viste sul Gargano e ai primi di agosto in Puglia tra Molfetta e Giovinazzo».
Nei nostri mari si ricorda solo un caso mortale dovuto alle meduse, provocato dalla Caravella portoghese (Physalia physalis): una donna di 69 anni morì nell' agosto 2010 in Sardegna.
«La Caravella portoghese, che non è una vera medusa ma una colonia di idrozoi», dice Stefano Piraino, professore di zoologia dell' Università del Salento, «non è una specie mediterranea. Esemplari sono entrati dallo stretto di Gibilterra. Oltre che in Sardegna, sono stati avvistati alle isole Egadi e nello stretto di Messina: casi sporadici che non destano preoccupazione».
Attraverso il canale di Suez è arrivata Rhopilema nomadica. «Nel Mediterraneo orientale è già un problema: non è mortale, ma è molto urticante», avverte Luigi Musco, biologo marino e ricercatore della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. «In Israele è attivo un servizio per avvertire della presenza di questa medusa di 40 centimetri di diametro e cinque chili di peso».
La medusa autoctona più urticante presente in quantità nei nostri mari è Pelagia noctiluca. «Grande dieci centimetri, colore marrone-violetto, ha lunghi tentacoli», illustra Giorgio Bavestrello, docente di zoologia all' Università di Genova. «Vive in profondità e risale seguendo le sostanze nutrienti nei canyon sottomarini. È diffusa nel Tirreno e nel mar Ligure».
Le meduse non attaccano l' uomo e non mordono. Le sostanze urticanti vengono rilasciate da minuscoli arpioni collegati a un filamento che viene estroflesso dai tentacoli come difesa o per catturare le prede.
Se si viene a contatto con una medusa, non farsi prendere dal panico e uscire dall' acqua.
«Per alleviare il dolore non usare aceto, ammoniaca o alcol che aumentano l' irritazione provocata dalle tossine», suggerisce Piraino. «Bagnare la parte colpita con acqua di mare e applicare ghiaccio o un impacco freddo.
Usare acqua e impacchi caldi solo con la Caravella portoghese e le cubomeduse. Con alterazioni del respiro o del battito cardiaco, recarsi al pronto soccorso». Sul sito jellyrisk.eu informazioni su come riconoscere le meduse e un manuale di primo soccorso.
Le meduse sono in aumento in tutto il mondo. «Nel Mediterraneo sono decuplicate in 15-20 anni», dice Ferdinando Boero, professore di zoologia e biologia marina all' Università del Salento. Molte le cause, tra queste il riscaldamento dell' acqua dei mari. «Anche l' eccesso di pesca ne favorisce la proliferazione»
Fonte: qui
sabato 17 marzo 2018
PERCHÉ GENTILONI HA REGALATO I GIACIMENTI DI PETROLIO ALLA FRANCIA?
CON IL TRATTATO DI CAEN IL GOVERNO ITALIANO HA RISCRITTO I CONFINI MARITTIMI CON LA FRANCIA, TUTTI A FAVORE DEI VICINI: PESCA, COMMERCIO E SOPRATTUTTO ENORMI RISERVE DI IDROCARBURI AL LARGO DELLA SARDEGNA
QUESTO HARAKIRI GEOPOLITICO NON È MAI STATO RATIFICATO DAL NOSTRO PARLAMENTO, MA ORA PARIGI PUÒ RENDERLO ESECUTIVO…
Claudio Antonelli per la Verità
Nove giorni e poi il trattato di Caen entrerà in vigore anche se il nostro Parlamento non l' ha ratificato. Nel 2015 l' allora ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, incontra in Francia il suo omologo Laurent Fabius. Sottoscrivono un accordo per ridefinire i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. Le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passano da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccidentale della Sardegna si allarga addirittura fino alle 200 miglia. Tutto mare in più che finisce a Parigi con tutto ciò che c' è dentro: soprattutto il pesce.
L' accordo ha già fatto scandalo. Soprattutto perché non se ne comprende in alcun modo la logica sottostante. Quale è la contropartita? Apparentemente non si vede. Ma la notizia ancor più scandalosa l' ha riportata ieri il quotidiano Italia Oggi. Dentro il trattato c' è un cavillo che - di fatto - regala ai cugini d' Oltralpe anche lo sfruttamento di gas, petrolio e idrocarburi.
Al largo della costa sarda è stata da tempo individuata una mega riserva di gas da 1,4 trilioni di metri cubi di gas e 0,42 miliardi di barili di petrolio. Per avere un' idea delle dimensioni, il giacimento egiziano Zohr (in mano all' Eni) è considerato il più grande al mondo e ha una riserva potenziale di 5,5 miliardi di barili equivalenti di petrolio. In pratica 11 volte tanto la scoperta fatta nelle acque italiane. L' articolo 4 del trattato prevede che nel caso sia possibile accedere alla riserva presente sotto il fondale italiano, avviando la trivellazione direttamente dal versante francese, a Parigi sarà concesso il semaforo verde alle estrazioni.
La clausola non è di semplice interpretazione. Resta infatti da chiarire se a fronte della concessione al nostro Paese arriverebbero almeno delle royalty. Per il resto lo scippo appare chiaro. Anzi trasparente, visto che è addirittura autorizzata dal governo di Roma. Al momento il giacimento potenziale (presente nella zona marina E) è congelato.
L' azienda norvegese che aveva chiesto l' autorizzazione ai carotaggi ha ricevuto l' alt circa due anni fa.
Ma quando sarà entrato in vigore l' accordo sarà possibile aggirare il confine e procedere. Sommando alla prima fregatura economica quella ambientale. Il nostro Paese avrebbe solo i rischi (limitati a dire il vero) senza potere aggiungere i benefici per le casse dello Stato.
L' unico in grado di bloccare il meccanismo è in questi giorni lo stesso Gentiloni.
La Francia infatti, vedendo l' ostruzionismo del Parlamento italiano, ha avviato con un semplice decreto una procedura amministrativa unilaterale, nata a sua volta da una consultazione pubblica consentita da Bruxelles. L' iter del procedimento scade il prossimo 25 marzo. In caso di silenzio-assenso e quindi di mancato ostruzionismo da parte di Roma sarà persino inutile che il prossimo Parlamento intervenga. Lo scippo si consumerà automaticamente. Tanto più che è davvero difficile sperare che il sottoscrittore dell' accordo - adesso nelle vesti di presidente del Consiglio - possa cambiare idea. Resta da sperare che i movimentisti sardi trovino eco anche lungo la penisola.
In prima fila c' è Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, ex deputato di Forza Italia, ora leader del movimento Unidos, che si batte per la libertà del popolo sardo.
È sempre Italia Oggi a riportare le sue dichiarazione: «La Francia sta tentando un' operazione simile a quella di due anni fa, scongiurata dopo una grande mobilitazione e una incisiva azione parlamentare.
Questa volta, però, il governo francese ha avviato una procedura amministrativa che sta trovando l' Italia spiazzata. In pratica con un decreto avviene l' annessione di porzioni di acque internazionali direttamente connesse con il mare sardo». La preoccupazione della politica sarda si concentra, ovviamente, sui danni del comparto ittico.
E potrebbe nelle prossime ora riuscire a trovare alleati anche in Toscana e Liguria, regioni che a loro volta si vedrebbero costrette a cedere pezzi di mare.
L' anno scorso era intervenuto l' assessore fiorentino all' agricoltura, Marco Remaschi, avanzando preoccupazioni per i pescatori professionisti che vivono a Viareggio e all' isola d' Elba.
Al di là dei fatti, resta un grande mistero da risolvere. Perché cedere a Parigi porzioni di mare e concessioni (indirette) sui nostri idrocarburi senza nulla in cambio. Oppure se c' è qualche contropartita, il governo dovrebbe esplicitarla. I dossier tra Italia e Francia sono numerosi. Dalla condivisione della cantieristica navale, alla difesa comune, arrivando fino al pattugliamento del Sahel. Un tema quest' ultimo molto delicato, visto che il governo del Niger ci ha definito indesiderati e ciò rafforza l' idea che la missione militare italiana nasceva appunto da una specifica richiesta dell' intelligence parigina.
L' accordo di Caen avrebbe avuto un senso se la controparte fosse stata il controllo totale dei cantieri di Stx, un colpo grosso per Fincantieri. Solo che Emmanuel Macron ha prima nazionalizzato l' azienda di Saint Nazaire e poi l' ha lasciata al nostro Paese mantenendo il controllo di fatto. Prendersi anche mare e idrocarburi sarebbe anche una beffa.
Fonte: qui
sabato 21 ottobre 2017
SCOPERTE DUE PIRAMIDI SOTTO LE ISOLE BAHAMAS?
LE STRUTTURE, ALTE 60 METRI E LARGHE 100, SONO A POCO PIU’ DI 6 CHILOMETRI DALL’ISOLA DI NEW PROVIDENCE - VIDEO!
M.R. Musilli per http://it.blastingnews.com
Il blogger e cacciatore di #alieni, Scott C.Waring, ha dichiarato che dopo la sensazionale scoperta di due piramidi molto antiche sotto il livello del mare, la storia dovrebbe essere riscritta. Le due piramidi sono state individuate sotto le isole Bahamas e il blogger ha pubblicato sul suo sito la notizia. Non è la prima volta che scoperte sensazionali vengono divulgate in rete, come è accaduto per i resti di un drago trovati in Cina. Molto spesso queste news hanno una spiegazione razionale, altre volte restano avvolte nel mistero. Ma vediamo nel dettaglio il tutto.
Scott C.Waring, sul suo sito #UFO Daily Sightings ha dichiarato che le piramidi sommerse si trovano a 6,6 chilometri a sud dell'isola di New Providence nelle Bahamas, non molto lontano dalla Florida.
Sono diverse una dall'altra e le strutture sono larghe 100 metri e alte 60 metri. La scoperta di queste due costruzioni è sensazionale, anche se non si sa ancora se possono essere di origine aliena. Queste proverebbero, sempre secondo il blogger, che le isole vicine sarebbero state abitate da un antico popolo come i Maya o gli Aztechi. Anche in Perù, a Nazca, sono ancora in corso gli esami per stabilire se le mummie scoperte in una tomba segreta siano di origine aliena.
LE PIRAMIDI DAL PASSATO MISTERIOSO
Le due piramidi scoperte non sono perfettamente uguali. Mentre una delle due è una struttura a tre facce, l'altra è molto simile alle ziggurat dei Maya in Messico, con il vertice che non è una punta ma quadrato. Queste due piramidi rappresentano un vero e proprio mistero, poiché potrebbero provenire da un'antica civiltà oppure essere state costruite da extraterrestri(mah?).
Scott C.Waring ha anche affermato che esse sono inesplorate, pur essendo collocate a pochi metri di profondità. Potrebbero essere state costruite anche 50-100 milioni di anni fa e rappresentare le piramidi più antiche della Terra.
Tuttavia, anche se non sono un vero e proprio UFO, ovvero un oggetto non identificato di presunta origine aliena, queste potrebbero comunque essere state costruite da un popolo alieno che ci ha visitato tantissimi anni fa. Infatti, molti sono convinti che gli extraterrestri siano già tra noi. Giusto per fare un esempio, è diventata virale in rete la foto scattata da un poliziotto di una creatura misteriosa di presunta origine aliena. Nell'attesa, non ci resta che attendere il parere degli esperti.
Fonte: qui
Iscriviti a:
Post (Atom)



































