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domenica 6 gennaio 2019
sabato 15 dicembre 2018
VIOLENTA LA FIGLIA E DALL’INCESTO NASCE UNA BAMBINA: ARRESTATO UN UOMO A LECCE
LA DONNA L'HA DENUNCIATO DOPO AVER SOPPORTATO PER PIÙ DI VENT’ANNI I MALTRATTAMENTI E LE VIOLENZE SESSUALI.
IL TEST DEL DNA HA CONFERMATO TUTTO
LA VITTIMA ERA ANCORA MINORENNE QUANDO…
Un uomo è stato arrestato con l'accusa di aver violentato per vent'anni la figlia che, a seguito degli abusi subiti, nel 2010 ha avuto una bambina. E' accaduto in un Comune in provincia di Lecce. L'accusa è di violenza sessuale aggravata e continuata e maltrattamenti in famiglia. Le manette sono scattate dopo la denuncia della figlia, che ad agosto ha trovato il coraggio dopo anni di denunciare le violenze subite.
A incoraggiare la donna a rivolgersi alle forze dell'ordine per denunciare gli abusi sopportati tra le mura domestiche è stato il compagno, con cui lei vive in provincia di Brindisi. La terribile vicenda sarebbe cominciata nel 1995, quando la vittima era ancora minorenne. A confermare le accuse della giovane donna sono stati gli esiti del test del Dna, secondo i quali la bambina è frutto dell'incesto.
Fonte: qui
giovedì 22 novembre 2018
UNA BIMBA DI UN ANNO FINISCE SUI BINARI PROPRIO MENTRE IL TRENO RIPARTE DA UNA STAZIONE IN INDIA
IL PAPÀ DIMENTICA UNA BORSA SUL VAGONE E LA MOGLIE, PER SEGUIRLO IN FRETTA E FURIA, SI LASCIA SCAPPARE LA PICCOLA CHE CADE NELLO SPAZIO TRA IL TRENO E LA BANCHINA…
Una bimba che scivola dalle braccia della mamma, un treno che riparte ed ecco che la piccola, di appena un anno, si trova davanti all’esperienza più spaventosa della sua vita. Si sono vissuti momenti di terrore nella stazione ferroviaria di Mathura, nell'Uttar Pradesh, in India, dove una bambina è finita sui binari di un treno poco prima che il convoglio ripartisse.
I genitori erano appena scesi da un vagone quando il padre si è accorto di aver dimenticato una borsa. L’uomo è rientrato di corsa seguito dalla moglie che, nella foga, si è lasciata scappare la piccola di mano: la bimba è finita nello spazio tra la banchina e il vagone sotto gli occhi terrorizzati dei testimoni che non sono riusciti a bloccare la ripartenza del treno.
Miracolosamente la piccola ha visto sfrecciare sopra i suoi occhi il convoglio senza rimanere ferita. Immediatamente dopo il passaggio un uomo si è lanciato sui binari per recuperarla e riconsegnarla alla famiglia. Spavento a parte, aveva solo qualche piccolo graffio legato alla caduta.
venerdì 16 novembre 2018
INDIA – UNA BIMBA DI 3 ANNI VIENE ADESCATA IN UN PARCO GIOCHI DA UN UOMO CHE LE OFFRE DELLA CIOCCOLATA
LA PICCOLA VIENE RAPITA, STUPRATA E UCCISA CON UN MATTONE
I GENITORI DISPERATI HANNO CERCATO LA FIGLIA PER ORE PRIMA DI RITROVARE IL CORPO IN UN NEGOZIO ABBANDONATO…
Da "www.tpi.it"
Una bambina di tre anni è stata prima rapita, poi violentata e uccisa. La drammatica vicenda è accaduta in India e ora le forze dell’ordine stanno cercando lo stupratore e assassino della piccola.
I fatti risalgono a domenica 11 novembre, quando la bambina era intenta a giocare in un parco di Gurgaon, un sobborgo della città di Delhi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo si sarebbe avvicinato alla piccola e, proprio con lo scopo di adescarla, le avrebbe offerto del cioccolato.
Attratta dai dolciumi, la bambina di tre anni avrebbe seguito il suo assassino. L’uomo a quel punto ha portato la bambina lontano dal parco e dagli occhi dei genitori, che, disperati, continuavano a cercarla; poi l’ha violentata sessualmente e infine l’ha ammazzata in modo atroce.
Secondo quanto rivelano fonti locali, infatti, il mostro avrebbe usato un mattone per uccidere la piccola.
Il papà e la mamma della bambina, appena accortisi che la loro figlia di tre anni era sparita dal parco, non hanno esitato a lanciare l’allarme e a rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare la scomparsa.
Le ricerche sono state vane. Il corpo senza vita della piccola vittima è stato ritrovato il giorno successivo alla sua sparizione. I poliziotti che la cercavano hanno rinvenuto il cadavere della bambina non molto lontano dal parco in cui si erano perse le sue tracce. Il corpo giaceva a terra nei locali di un negozio abbandonato, a qualche centinaia di metri dal parco.
Secondo quanto riferito dalla polizia, l’assassino avrebbe tentato di nascondere il cadavere della bambina, infilando la sua testa in un sacchetto di plastica e ricoprendo il corpo con dei mattoni.
Sul referto dei medici che hanno condotto l’esame autoptico sul cadavere si legge che l’assassino avrebbe rotto il cranio della piccola usando un mattone. Inoltre, la bambina riportava gravissime lesioni interne.
L’uomo ricercato dalla polizia in tutto il paese è il ventenne Sunil Kumar. Secondo quanto si apprende, l’assassino si troverebbe nella città natale, in visita alla madre e alla sorella. Di lui, però, non si sa più nulla proprio da quella domenica. La famiglia è stata sottoposta a interrogatorio da parte della polizia ma intanto continua la caccia all’uomo.
Fonte: qui
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venerdì 12 ottobre 2018
“STIAMO MORENDO?” ECCO COME LA PICCOLA IRENE, DOPO ESSERE FINITA INSIEME ALLA MADRE CON L’AUTO IN UN CANALE, E’ RIUSCITA A SALVARE DUE VITE
LA BIMBA, 8 ANNI, MINIMIZZA: "ERO UN PO' SPAVENTATA..."
Elvira Serra per il Corriere della Sera
«Mamma, stiamo morendo?». «Sì, Irene, ma siamo insieme».
Le parole che non avrebbe mai voluto dire, Giorgia le ha pronunciate mentre l' acqua e il fango riempivano l' abitacolo. «Era la verità, non sono riuscita a pensare ad altro, so che avrei dovuto...», ammette adesso per telefono, sana e salva, nel suo ufficio dell' azienda di famiglia che progetta attrezzature per ristoranti, bar e pasticceria a dieci minuti d' auto da casa, Vangadizza, frazione di Legnago nel Veronese.
Ma Irene non aveva voglia di morire. Così si è guardata intorno, ha visto il pulsante dell' alzacristalli elettrico ed è scattata da attaccante quale è nella Sampietrina calcio, dove gioca sognando di diventare brava come i campioni dell' amata Juventus. «Non ho avuto paura, cioè ero solo spaventata», minimizza dall' alto dei suoi otto anni quando la madre le passa il telefonino. E anziché concentrarsi sul rischio scampato grazie alla sua prontezza, si focalizza su quanto di buono ne è conseguito: «I miei amici sono venuti a trovarmi e mi hanno regalato l' album dei calciatori e il cioccolato bianco e al latte».
Giorgia Maron, 42 anni, non poteva sperare in una reazione migliore, dopo che entrambe hanno rischiato davvero di morire annegate dentro la Kia Sportage. «Sono una persona razionale, ma devo riconoscere che siamo state molto fortunate. È successo tutto in un attimo». Lunedì mattina, sette e cinquanta.
Giorgia stava uscendo di casa per accompagnare Irene a scuola; all' altra figlia Linda, 12 anni, ci aveva pensato il marito Daniele. «Abitiamo in campagna, nell' area dove passa la pista ciclabile da Casette a Torretta. La pista costeggia il fiume Bussè, di fronte a casa.
Avevo sistemato la bambina nel suo seggiolino, con la cintura, quando sono scesa per dare le chiavi alla signora che doveva aiutarmi a casa nelle pulizie. Non so se è stata disattenzione. La macchina ha il cambio automatico, io avevo parcheggiato convinta di aver messo il freno. Invece mentre stavo raggiungendo la signora, lei mi ha gridato di stare attenta perché l' auto stava camminando da sola». Non ci fosse stata Irene a bordo, Giorgia avrebbe lasciato che la macchina precipitasse nel torrente. «Ma dovevo risalire subito per liberare mia figlia dalla cintura di sicurezza».
E così fa, mentre la vettura finisce nel canale di muso.
«L' acqua e il fango hanno riempito l' abitacolo in pochi secondi, io e Irene ci siamo spostate non se neanch' io come sul sedile posteriore. Ho provato a sfondare un finestrino con i piedi, ma non ci sono riuscita. La bambina mi ha chiesto se stavamo morendo, le ho detto di sì, ma che eravamo insieme, per tranquillizzarla. E lì non so cosa è scattato in lei, se l' ingenuità dei più piccoli: ha cercato il pulsante dell' alzacristalli elettrico e l' ha premuto. Per fortuna l' impianto non era ancora andato in corto circuito. Ho detto: "Dio, siamo salve!". Sono uscita prima io e poi ho aiutato lei, ci siamo appoggiate per un momento alla macchina, che ormai stava affondando. Quindi mi sono messa mia figlia sulle spalle e ho nuotato fino a riva, dove siamo state soccorse».
Qualcuno aveva già chiamato i Vigili del fuoco e il 118 e presto è arrivato anche il marito di Giorgia, Daniele Bano.
«E lì ho realizzato l' altra anomalia, a proposito dell' essere razionali: lui non doveva essere a casa, ma era tornato indietro per prendere una cosa che non gli serviva assolutamente». Per estrarre l' auto c' è voluto l' intervento del Consorzio di bonifica, per abbassare il livello del canale, di norma a quattro metri, e agevolare il lavoro dei pompieri.
Ieri Giorgia è andata al lavoro: «Non ho concluso niente, ma volevo darmi una scossa».
E Irene a scuola: «Mi ha accompagnata papà, per spiegare alla maestra che avevo i libri e i quaderni tutti bagnati. I miei compagni di classe mi hanno abbracciata forte». Di sera, la famiglia al completo è andata a ringraziare i Vigili del fuoco del distaccamento di Legnago, che aspettavano la bambina per un giro speciale in caserma. «Con una bottiglia di vino per festeggiare», precisa la giovane eroina.
Mentre la mamma scherza: «Non bastava il calcio... Speriamo che ora non voglia diventare pompiere: mi ha già fatto notare che in Chicago Fire ci sono anche le donne».
Fonte: qui
venerdì 3 agosto 2018
Bambina italiana uccisa da una medusa nelle Filippine
Era in vacanza con la mamma filippina nell'arcipelago
Ansa - Una bambina romana di 7 anni, Gaia Trimarchi, è morta durante una vacanza nelle Filippine dopo dopo essere venuta a contatto con una medusa durante un bagno in mare. Lo riferiscono i media locali.
Gaia, che ha il papà italiano, si trovava in gita nell'isola di Sabitang Laya con la madre filippina, uno zio e un cugino, e stava raccogliendo conchiglie in un tratto di mare vicino alla spiaggia quando si è messa a gridare per il dolore. "Ho visto la parte superiore della gamba diventare viola", ha raccontato la madre, Romanita Cabanlong.
E' stata necessaria mezz'ora di barca - riferiscono i media - per trasportare Gaia fino all'isola più grande di Caramoan e poi altri dieci minuti per arrivare in ospedale. Qui è stata dichiarata la morte a causa di quella che è stata definita una grave reazione allergica.
Il tragico episodio, avvenuto la scorsa settimana ma rilanciato dai media filippini solo nelle ultime ore, è da attribuire a una specie letale di meduse, presenti anche nelle Filippine che già in passato si sono trasformate in killer. Come nel caso di un altro bambino di 6 anni che, secondo quanto riferito da alcune fonti locali, che avrebbe perso la vita in circostanze analoghe solo poche settimane fa. "Si tratta di una specie molto pericolosa per l'uomo": la 'medusa scatola' o 'medusa-vespa' è considerata tra le più letali del pianeta: può causare spasmi, seguiti da paralisi, arresto cardiocircolatorio ed il decesso in pochi minuti, ha spiegato Gerry Reyes, biologo marino della guardia costiera filippina, intervistato da Abs-Cbn.
"E' essenziale, in questi casi, l'aceto" che può contribuire a "neutralizzare il veleno", riducendone l'impatto, ha aggiunto. Ma sulla barca della piccola Gaia non c'era nulla. E lei è morta e non tornerà più in Italia.
PARLA LA MADRE DI GAIA TRIMARCHI, LA BAMBINA DI 7 ANNI UCCISA DA UNA MEDUSA NELLE FILIPPINE
QUANDO L’HA ATTACCATA LA “CUBOMEDUSA” STAVA RACCOGLIENDO CONCHIGLIE
“NESSUNO CI HA DETTO CHE LÌ C’ERA QUELLA SPECIE”: LA “VESPA DI MARE” È LA PIÙ VELENOSA DEL MONDO E NON VIVE NEL MEDITERRANEO, DOVE PERÒ…
GAIA, LA BIMBA UCCISA DA UNA MEDUSA STAVA RACCOGLIENDO DELLE CONCHIGLIE
Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”
La sua Barbie preferita, il peluche di Minnie. Le foto a Roma, d' inverno, dove viveva e andava a scuola. Ricordi struggenti di Gaia Trimarchi, sette anni, vegliata dai genitori e da altri parenti nella casa di famiglia a Muntinlupa City, nelle Filippine.
A centinaia di chilometri, sull' isola di Sabitang Laya, la piccola nuotatrice, talento del dorso e della rana, che aveva gareggiato anche a primavera nei campionati regionali per il circolo Fitness Sporting Club 2016 al Portuense, è stata punta da uno dei sessanta tentacoli di una cubomedusa, la «vespa di mare» - nome scientifico Chironex fleckeri -, uno degli esemplari planctonici più letali del mondo.
Meno di un' ora più tardi Gaia è morta nell' ospedale di Caramoan, dove è giunta dopo quaranta minuti, uccisa dallo choc anafilattico. «Mi è morta fra le braccia», racconta la madre Manette Trimarchi, filippina, sposata con un italiano, che si trovava in vacanza nella località turistica del suo Paese insieme con gli zii della piccola e il suo istruttore di nuoto.
La tragedia di Gaia risale al 26 luglio scorso ma è stata resa nota solo ieri e ha impressionato i filippini. Anche perché ha scatenato polemiche furiose sulla mancanza di misure di sicurezza e sui ritardi nei soccorsi. E perché una settimana prima aveva perso la vita un' altra bimba.
«Nessuno ci ha detto che la zona è infestata da quella specie di meduse - accusa proprio la madre della piccola, che nei prossimi giorni sarà riportata a Roma per i funerali -, non c' erano divieti di alcun genere.
Lei stava in un punto dove l' acqua è bassa, raccoglieva conchiglie, era una sua passione. All' improvviso l' abbiamo sentita gridare. Ci siamo avvicinati, aveva bolle viola su una gamba e su una mano.
"Mamma, che mi sta succedendo?", mi ha detto Gaia. "Portami via, non torniamo più su questa spiaggia"». La situazione è precipitata in un attimo. Gli effetti della puntura della «medusa scatola», altro nome dell' animale, si manifestano in tre minuti: spasmi, vomito, delirio.
Sulla barca noleggiata dal gruppo di turisti non c' era il kit di pronto soccorso e nemmeno l' aceto che può tamponare per qualche minuto le conseguenze della puntura.
Il timoniere, Edcel Alarcon, ha invertito la rotta puntando verso la spiaggia di Caramoan distante mezz' ora di navigazione.
All' arrivo in ospedale i medici non hanno potuto somministrare dei farmaci specifici alla piccola: le sue condizioni erano disperate. Il decesso è sopraggiunto poco dopo. «Avevo avvertito i turisti di rimanere solo un quarto d' ora.
Non pensavo scendessero in acqua, ma che si limitassero a scattare fotografie», spiega il timoniere e un suo assistente, Prospero Ortil, ammette di «aver gettato gasolio sulle ferite della bimba.
Non avevo altro, non c' era l' aceto perché non serviamo pasti agli ospiti che si erano portati da soli da mangiare».
LA PICCOLA «VESPA DI MARE» CON TENTACOLI LUNGHI 3 METRI. È LA PIÙ VELENOSA AL MONDO
Paolo Virtuani per il “Corriere della Sera”
Nel Mediterraneo non è presente la medusa che ha causato la morte della bambina nelle Filippine, una cubomedusa del genere Chironex fleckeri. La Vespa di mare, questo il nome con il quale è conosciuta, ha un veleno ritenuto tra i più letali del mondo animale.
Ha tentacoli che possono arrivare a tre metri di lunghezza, vive nelle acque calde dell' Indo-Pacifico tra Australia e Filippine.
Come con tutte le meduse, le tossine possono provocare uno choc anafilattico variabile da individuo a individuo e che può avere esiti fatali se non affrontato velocemente.
Bambini e cardiopatici possono subire le conseguenze più gravi.
In Australia esiste un vaccino specifico contro la Vespa di mare, che però va somministrato con rapidità. Le cubomeduse sono presenti anche nei nostri mari, ma non con specie pericolose come quelle del Pacifico.
In Adriatico è diffusa Carybdea marsupialis, tre centimetri di diametro ma con tentacoli lunghi 30 centimetri. «Non è mortale, ma provoca intense irritazioni», avverte Angela Santucci, biologa marina dell' Istituto di scienze marine Ismar-Cnr.
«A metà luglio sono state viste sul Gargano e ai primi di agosto in Puglia tra Molfetta e Giovinazzo».
Nei nostri mari si ricorda solo un caso mortale dovuto alle meduse, provocato dalla Caravella portoghese (Physalia physalis): una donna di 69 anni morì nell' agosto 2010 in Sardegna.
«La Caravella portoghese, che non è una vera medusa ma una colonia di idrozoi», dice Stefano Piraino, professore di zoologia dell' Università del Salento, «non è una specie mediterranea. Esemplari sono entrati dallo stretto di Gibilterra. Oltre che in Sardegna, sono stati avvistati alle isole Egadi e nello stretto di Messina: casi sporadici che non destano preoccupazione».
Attraverso il canale di Suez è arrivata Rhopilema nomadica. «Nel Mediterraneo orientale è già un problema: non è mortale, ma è molto urticante», avverte Luigi Musco, biologo marino e ricercatore della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. «In Israele è attivo un servizio per avvertire della presenza di questa medusa di 40 centimetri di diametro e cinque chili di peso».
La medusa autoctona più urticante presente in quantità nei nostri mari è Pelagia noctiluca. «Grande dieci centimetri, colore marrone-violetto, ha lunghi tentacoli», illustra Giorgio Bavestrello, docente di zoologia all' Università di Genova. «Vive in profondità e risale seguendo le sostanze nutrienti nei canyon sottomarini. È diffusa nel Tirreno e nel mar Ligure».
Le meduse non attaccano l' uomo e non mordono. Le sostanze urticanti vengono rilasciate da minuscoli arpioni collegati a un filamento che viene estroflesso dai tentacoli come difesa o per catturare le prede.
Se si viene a contatto con una medusa, non farsi prendere dal panico e uscire dall' acqua.
«Per alleviare il dolore non usare aceto, ammoniaca o alcol che aumentano l' irritazione provocata dalle tossine», suggerisce Piraino. «Bagnare la parte colpita con acqua di mare e applicare ghiaccio o un impacco freddo.
Usare acqua e impacchi caldi solo con la Caravella portoghese e le cubomeduse. Con alterazioni del respiro o del battito cardiaco, recarsi al pronto soccorso». Sul sito jellyrisk.eu informazioni su come riconoscere le meduse e un manuale di primo soccorso.
Le meduse sono in aumento in tutto il mondo. «Nel Mediterraneo sono decuplicate in 15-20 anni», dice Ferdinando Boero, professore di zoologia e biologia marina all' Università del Salento. Molte le cause, tra queste il riscaldamento dell' acqua dei mari. «Anche l' eccesso di pesca ne favorisce la proliferazione»
Fonte: qui
martedì 31 luglio 2018
UNA MADRE COSTRINGE LA FIGLIA DI 17 MESI A MANGIARE UNA QUANTITÀ ESAGERATA DI SALE E LA PICCOLA MUORE TRA ATROCI SOFFERENZE
Alessia Strinati per www.leggo.it
Voleva riavvicinarsi al marito, a ogni costo e così ha fatto. Kimberley Martines, ha ucciso la figlia di 17 mesi costringendola a mangiare una quantità letale di sale, al solo scopo di attirare l'attenzione del marito da cui si stava separando.
I fatti risalgono al luglio del 2016 quando la piccola fu trasportata all’ospedale Spartanburg medical center, in South Carolina, con febbre alta e convulsioni.
Le analisi mostrarono subito l'elevata presenza di sale nel sangue che le ha causato il restringimento dei vasi sanguigni, oltre all’accumulo di liquidi nei polmoni, danni ai reni e che alla fine l'ha portata alla morte cerebrale.
I medici fecero il possibile per tenerla in vita: per 5 giorni la bimba è rimasta attaccata a dei macchinari, ma tutto è stato vano ed è deceduta nel letto dell'ospedale.
La donna dichiarò alle autorità che la bambina aveva preso il sale mentre giocava con la sorella maggiore che le avrebbe lasciato a disposizione il sacchetto. La verità è poi emersa grazie alla bimba di 4 anni che ha detto alla polizia di aver visto la mamma dare il sale alla sorella.
A quel punto Kimberley ha ammesso di aver fatto tutto per attirare l'attenzione del marito.
La donna è finita in carcere e in questi giorni è stata condannata a scontare 30 anni di detenzione, come riporta anche il Sun. La mamma è stata ritenuta colpevole dell'omicidio della sua figlia minore. La sorella maggiore e la gemellina della vittima sono state invece date in affidamento.
Fonte: qui
venerdì 27 luglio 2018
FACEVA PROSTITUIRE LA FIGLIOLETTA DI 9 ANNI CON UN ANZIANO IN CAMBIO DI POCHI SPICCIOLI E DELLA SPESA
IL TRIBUNALE DI ENNA LO HA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE E 20 MILA EURO DI MULTA
Faceva prostituire la figlia di nove anni con un anziano in cambio di pochi spiccioli e della spesa. Il Tribunale di Enna, presieduto da Francesco Paolo Pitarresi, ha condannato per concorso in atti sessuali su minori e per sfruttamento della prostituzione minorile, a nove anni di carcere e 20 mila euro di multa il padre della bambina.
L’uomo, difeso dall'avvocato Mauro Lombardo, era stato arrestato nell'agosto del 2016 dai carabinieri dopo un indagine scaturita da una segnalazione anonima di qualcuno che aveva visto ripetutamente due uomini e la piccola appartarsi in luoghi isolati della provincia di Enna. Nel corso del processo, iniziato nel 2017, l’imputato anziano è morto. Fonte: qui
giovedì 26 luglio 2018
PARLA L’UOMO CHE HA SORPRESO IL PRETE DI CALENZANO, IN PROVINCIA DI FIRENZE, IN AUTO CON UNA BIMBA DI 10 ANNI
“LA BAMBINA AVEVA I PANTALONI E LA MAGLIETTA ABBASSATI”
“TUTTI I VICINI LO VOLEVANO LINCIARE”
IL SACERDOTE HA CERCATO DI SCAPPARE
"Ho visto un prete uscire dalla casa dei vicini, dopo un po' non l'ho visto tornare e ho pensato di andare a controllare. Ho notato la bambina in macchina con lui e con il mio babbo siamo intervenuti".
Simone, operatore sanitario che preferisce rimanere anonimo, è l'uomo che ha sorpreso il sacerdote di Calenzano accusato di violenza sessuale aggravata in macchina con una bimba di 10 anni. "La piccola aveva i pantaloni e la maglietta tirati giù e noi - racconta - abbiamo bloccato il prete".
Simone smentisce le voci di colluttazione "nonostante tutti i vicini lo volessero linciare". Il sacerdote non avrebbe detto alcunché né cercato di scappare. "Ha guardato verso l'infinito - aggiunge Simone - e ha pianto senza cambiare espressione".
La bambina "ha avuto un attacco di isteria e spavento" ma "abbiamo cercato di tranquillizzarla creando una situazione per fargli affrontare quei terribili momenti".
Fonte: qui
PARLA UNA DONNA CHE HA CONOSCIUTO IL PRETE PEDOFILO DON PAOLO GLAENTZER: “RICORDO UN EPISODIO IN PARTICOLARE CHE HA GETTATO UN' OMBRA ASSAI PESANTE SUL GIUDIZIO RIGUARDO QUELL'UOMO. IO E QUESTA MIA AMICA, UNA DONNA PIUTTOSTO ATTRAENTE, STAVAMO DISCUTENDO CON IL PRETE, QUANDO HO SORPRESO IL…”
Guido Guerrera per “Libero Quotidiano”
«Sì lo conosco per averlo incontrato alcune volte, ma l'impatto immediato non è stato gradevole. Il suo aspetto trasandato, quello di una persona che alla pulizia tiene poco mi ha subito impressione». Anna, nome convenzionale che useremo per tutelare la sua privacy, parla così di don Paolo, il sacerdote della parrocchia di Sommaia, località di Calenzano non distante da Firenze, indagato per atti di pedofilia.
«Ci sono andata in compagnia di un' amica che ritengo fosse soggiogata dal religioso. Quando me lo presentò era come in estasi, "uomo eccezionale, di grande carisma. Ed è così vicino a Dio". Io invece ero rimasta perplessa perché avevo notato dei particolari che mal si addicevano a un uomo di chiesa, idee che nel tempo si sarebbero rafforzate».
In questi giorni il sacerdote si difende invocando nientemeno che la presenza del Maligno: il diavolo in persona lo avrebbe indotto in tentazione trascinandolo sulla strada dell' abiezione. Sembra di essere nel bel mezzo di quelle fosche atmosfere in odor di medioevo evocate dalla penna di Eco o dal cinema di Avati in cui l' odore di zolfo aleggia attorno a delitti atroci le cui matrici vanno cercate solo negli angoli più perversi del cuore degli uomini.
LA CHIESA SAPEVA?
«A proposito del diavolo - prosegue Anna - so che don Paolo era solito riunire delle persone su cui praticava esorcismi. Non so se fosse abilitato dalla Chiesa a farlo, ho visto invece che intascava dei soldi e una volta mi capitò di assistere a un episodio involontariamente comico: mentre con una mano stava benedicendo gli astanti, con l' altra si era messo a contare delle banconote che gli avevano lasciato in offerta, impappinandosi».
Anna, ricorda qualche episodio in particolare? «Sì, uno in particolare che ha gettato un' ombra assai pesante sul giudizio riguardo quell' uomo. Io e questa mia amica, una donna piuttosto attraente, stavamo discutendo con il prete, quando ho sorpreso il suo sguardo tuffato nella scollatura della camicetta che si era un po' aperta. Poi si era avvicinato con fare molto suadente a lei e sfiorandole la spalla con la mano si era lanciato in apprezzamenti che ho giudicato sinceramente inopportuni e un tantino audaci: "ma che bella camicetta che indossa, come le sta bene molto femminile". Il tono della voce vibrante di sottile desiderio era evidente, era quello di un uomo qualsiasi».
Esorcismi, a pagamento, e sempre a detta di Anna, fonte attendibile, anche la presenza di un sedicente "guaritore" vicino al sacerdote. «Ha nei suoi confronti una ammirazione sconfinata. Per lui don Paolo è Dio in terra, perché gli ha permesso di avvicinarsi alla fede e di scoprire in sé doti paranormali. L' ho visto diverse volte "operare" vicino alla chiesa che frequenta assai spesso».
Insomma Anna è una voce tra le tante utili a tracciare un identikit dell' oscura figura del sacerdote di Sommaia, è la voce di una donna intelligente e attenta che forse rappresenta l' estrema, ideale sintesi di tutte le donne che proprio in questo momento esigono che venga fatta chiarezza in nome della piccola vera vittima di questa turpe faccenda.
INDIGNAZIONE
Intanto don Paolo Glaentzer si trova ai domiciliari in una casa del fratello nel piccolo centro di Fabbriche di Casabasciana, una frazione di Bagni di Lucca, cosa che ha suscitato l' indignazione dei cittadini entrati in rivolta. Con una raccolta di firme si chiede l' immediata espulsione del religioso settantenne che, ricordiamolo, davanti al magistrato ha confessato la sua relazione con la minorenne. A quanto pare tutto il comprensorio lucchese è orientato a rifiutare la permanenza del pedofilo, «preoccupazione tanto più giustificata», viene detto, «a causa della presenza di alcune scuole primarie nella zona».
La voce dei cittadini dell' area lucchese suona perciò alta: «La Curia si occupi subito di una sistemazione idonea al prete pedofilo, in attesa di una sentenza definitiva. Qui non può stare». Una volta terminata la raccolta, le firme verranno recapitate al vescovo di Lucca e al sindaco di Bagni di Lucca. Gli abitanti non demordono e sono pronti perfino a scendere in piazza per far valere i loro propositi. Intanto la ragazzina e i fratelli sono stati tolti alla famiglia.
Fonte: qui
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