9 dicembre forconi: uccisa
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domenica 21 luglio 2019

Stati Uniti: innocente dopo 22 anni di carcere, la madre della vittima trova da sola il vero assassino

È entrato in carcere a 20 anni, sapendo di essere innocente, con un’accusa ignominiosa: stupro e omicidio di una amica. Ne è uscito a 42. E a farlo liberare non è stato l’avvocato o una battaglia dei familiari, ma la madre della vittima. Che non si è accontentata di un orco immaginario dato in pasto a giornali e opinione pubblica, per placare la loro sete di giustizia. La sua sete di verità è stata più forte e, da sola e contro tutti, ha scoperto il vero assassino della figlia.
Un’indagine privata
E’ il 13 giugno 1996 e Angie Dodge viene trovata morta accoltellata in casa a Falls, un piccolo paesino dello stato americano dell’Idaho: sul corpo i segni inequivocabili della violenza sessuale. Le indagini si risolvono in un buco nell’acqua fin quando nel ’97 viene arrestato uno stupratore armato di coltello, per un delitto simile, che si rivela essere nel giro di conoscenze di Angie. Gli agenti pensano possa essere responsabile anche di quello consumato un anno prima, rimasto insoluto, e convocano quindi Christopher Tapp in qualità di amico della vittima per capire se, anche secondo lui, può essere la pista giusta. Tapp, sorpreso e confuso, riferisce di non saperne nulla, di non conoscere l’arrestato. Qui comincia l’incubo: dopo un lungo terzo grado il giovane passa, in maniera kafkiana, da possibile teste a unico sospetto proprio della morte della sua amica. Viene subito arrestato e, nonostante la prova del Dna lo scagioni, condannato all’ergastolo (l’accusa chiede la pena capitale). Il caso, che ha turbato cittadini e media, è ufficialmente e finalmente chiuso per tutti. Tranne che per la madre di Angie, Carol, che alla colpevolezza di quel ragazzo non crede un istante. Istinto di madre? Può darsi, fatto sta che continua da sola le indagini frettolosamente chiuse dagli investigatori, ingaggiando una serie di detective privati e riascoltando per ore, giorni, settimane, i nastri della presunta confessione di Tapp, da cui in realtà non emerge niente: le appare estorta, condizionata dalla pressione psicologica degli inquirenti.
Solo nel 2014 la donna riesce a far valere quella prova del Dna incredibilmente trascurata dal tribunale in virtù della confessione, ma non basterà ancora: Tapp, in un’altra sentenza iperbolica, è prosciolto dall’accusa di essere il violentatore ma non l’omicida. La madre di Angie, che ha immolato ormai la sua vita a questa causa, va avanti come nemmeno Jessica Fletcher: entrata in possesso di una traccia di Dna archiviata nel dossier sull’omicidio, assolda un esperto di genealogia riuscito - con un’innovativa tecnica forense, usata per la prima volta negli Usa per scagionare un condannato - a ricostruire la catena genetica e trovare 7 persone legate al Dna del killer. Tra gli identikit c’è Brian Leigh Dripps: un uomo che, all’epoca dei fatti, abitava proprio davanti alla casa di Angie. La polizia, incalzata dalla “signora in giallo”, lo interroga e lui, colpo di scena, confessa immediatamente sia lo stupro che l’omicidio, confermando di non aver mai visto e conosciuto Tapp. «Si erano sbagliati tutti, ma alla fine la verità è arrivata - le sue prime parole da uomo libero -, ora voglio urlare la mia innocenza perché tutti lo sappiate». Carol Dodge ha vinto la battaglia: «I poliziotti l’hanno minacciato con la pena di morte - rivela -, dicendogli che se avesse detto quello che loro volevano sentire gli avrebbero dato l’immunità». Ma non per questo troverà pace: «Questa storia ha distrutto la nostra famiglia come pezzi di vetro, in nessun modo i pezzi torneranno a posto». Anche Tapp, dal canto suo, ha evitato di passare il resto dell’esistenza dietro le sbarre e vincerà molto probabilmente la causa di risarcimento danni. Ma gli anni trascorsi ingiustamente in cella, forse i migliori, non glieli ridarà più nessuno.Una vittoria amara. 
Fonte: qui

venerdì 16 novembre 2018

INDIA – UNA BIMBA DI 3 ANNI VIENE ADESCATA IN UN PARCO GIOCHI DA UN UOMO CHE LE OFFRE DELLA CIOCCOLATA


LA PICCOLA VIENE RAPITA, STUPRATA E UCCISA CON UN MATTONE 

I GENITORI DISPERATI HANNO CERCATO LA FIGLIA PER ORE PRIMA DI RITROVARE IL CORPO IN UN NEGOZIO ABBANDONATO…


VIOLENZA BAMBINIVIOLENZA BAMBINI
Una bambina di tre anni è stata prima rapita, poi violentata e uccisa. La drammatica vicenda è accaduta in India e ora le forze dell’ordine stanno cercando lo stupratore e assassino della piccola.

I fatti risalgono a domenica 11 novembre, quando la bambina era intenta a giocare in un parco di Gurgaon, un sobborgo della città di Delhi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo si sarebbe avvicinato alla piccola e, proprio con lo scopo di adescarla, le avrebbe offerto del cioccolato.

una bambina indiana ad una manifestazione anti stuproUNA BAMBINA INDIANA AD UNA MANIFESTAZIONE ANTI STUPRO

Attratta dai dolciumi, la bambina di tre anni avrebbe seguito il suo assassino. L’uomo a quel punto ha portato la bambina lontano dal parco e dagli occhi dei genitori, che, disperati, continuavano a cercarla; poi l’ha violentata sessualmente e infine l’ha ammazzata in modo atroce.

Secondo quanto rivelano fonti locali, infatti, il mostro avrebbe usato un mattone per uccidere la piccola.

Il papà e la mamma della bambina, appena accortisi che la loro figlia di tre anni era sparita dal parco, non hanno esitato a lanciare l’allarme e a rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare la scomparsa.
ABUSI SU BAMBINOABUSI SU BAMBINO

Le ricerche sono state vane. Il corpo senza vita della piccola vittima è stato ritrovato il giorno successivo alla sua sparizione. I poliziotti che la cercavano hanno rinvenuto il cadavere della bambina non molto lontano dal parco in cui si erano perse le sue tracce. Il corpo giaceva a terra nei locali di un negozio abbandonato, a qualche centinaia di metri dal parco.

Secondo quanto riferito dalla polizia, l’assassino avrebbe tentato di nascondere il cadavere della bambina, infilando la sua testa in un sacchetto di plastica e ricoprendo il corpo con dei mattoni.
abusi bambinaABUSI BAMBINA

Sul referto dei medici che hanno condotto l’esame autoptico sul cadavere si legge che l’assassino avrebbe rotto il cranio della piccola usando un mattone. Inoltre, la bambina riportava gravissime lesioni interne.

abusi bambina 3ABUSI BAMBINA 





L’uomo ricercato dalla polizia in tutto il paese è il ventenne Sunil Kumar. Secondo quanto si apprende, l’assassino si troverebbe nella città natale, in visita alla madre e alla sorella. Di lui, però, non si sa più nulla proprio da quella domenica. La famiglia è stata sottoposta a interrogatorio da parte della polizia ma intanto continua la caccia all’uomo.

Fonte: qui

giovedì 25 ottobre 2018

LA 16ENNE DESIREE MARIOTTINI E’ STATA DROGATA E STUPRATA PRIMA DI ESSERE UCCISA


COME PAMELA MASTROPIETRO A MACERATA, ANCHE LA RAGAZZA E’ FINITA NELLE GRINFIE DI UN BRANCO (AFRICANI E ARABI, STANDO AL RACCONTO DI UN TESTIMONE SENEGALESE) NEL QUARTIERE SAN LORENZO A ROMA. E’ PROBABILE CHE SIA MORTA PER OVERDOSE

LA MINORENNE E’ STATA RITROVATA IN UNO STABILE ABBANDONATO, DI PROPRIETÀ È DELLA “TUNDA ORANGE” (SOCIETÀ IMMOBILIARE IL CUI AMMINISTRATORE UNICO È VALERIO, FRATELLO DI WALTER VELTRONI), ABITATO DA PUSHER E SENZATETTO, FORSE PER RECUPERARE UN TABLET CHE LE ERA STATO RUBATO. MA C’E’ ANCHE CHI GIURA CHE LO FREQUENTASSE DA TEMPO

LE RIVELAZIONI DEL TESTIMONE, LA FURIA DEI RESIDENTI E LE DUE TELEFONATE MISTERIOSE

UNO STUPRO DI GRUPPO SU DESIRÉE«UCCISA, ALTRE DUE IN TRAPPOLA»
RInaldo Frignani per il “Corriere della Sera”

desiree mariottiniDESIREE MARIOTTINI
Come Pamela Mastropietro a Macerata, come Sara Bosco in un padiglione abbandonato del Forlanini. Età simile, analogo destino. Anche Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata morta nella notte tra giovedì e venerdì in un cantiere abbandonato del centralissimo quartiere San Lorenzo a Roma, è finita in un «non luogo», in cerca di droga o forse attirata in una trappola, e non è più uscita.

Ma quello che sembrava un dramma della solitudine in un'adolescenza tormentata è ora qualcosa di più. Desirée ha subìto una violenza di gruppo prima di morire per cause ancora da accertare. Forse un collasso per abuso di sostanze, ma solo l'esame tossicologico potrà dirlo. Quello che l' autopsia ha reso però subito evidente è che la ragazza è stata vittima di un'aggressione a sfondo sessuale.

Le indagini sono da ieri in mano al pool dei magistrati che si occupano di violenza di genere, ma il pm Stefano Pizza e l' aggiunto Maria Monteleone, che indagano per violenza sessuale e omicidio, hanno una difficoltà in più da affrontare in una storia dalle tinte già scurissime. Almeno tre giorni sono stati persi a causa di una sbrigativa relazione del commissariato di zona che parlava di una donna di 25-30 anni morta per overdose e senza apparenti segni di violenza.
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Una storia forse liquidata con troppa fretta come triste routine nel mondo di sotto della Capitale e invece con precise responsabilità da individuare. Nella prima annotazione c' era scritto che Desirée era «vestita», poi si è scoperto che qualcuno l' ha rivestita per sviare le indagini.

In aiuto dei magistrati e della Squadra Mobile ci sono però alcuni elementi. Intanto la testimonianza di un cittadino del Senegal che si è recato in commissariato e ha raccontato (poi anche in televisione, al programma Rai «Storie Italiane») quello che avrebbe visto nello scheletro dell' edificio in via dei Lucani: «Io c' ero quella sera, dopo che è morta c'ero», ha spiegato il testimone.

«Sono arrivato lì a mezzanotte o mezzanotte e mezza e c'era una ragazza che urlava. Ho guardato quella che urlava e c' era un' altra ragazza a letto: le avevano messo una coperta fino alla testa ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava, sembrava già morta, perché l' altra ragazza urlava e diceva che era morta. C' erano africani e arabi - ha continuato l' uomo - sei o sette persone. Anche un' altra ragazza era lì e parlava romano. Urlava che l' hanno violentata, poi lei ha anche preso qualche droga perché lì si vende la droga. Da quello che diceva lei sono stati tre sicuramente o quattro...».
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La sua ricostruzione viene verificata in queste ore anche grazie al racconto di altre persone identificate, tra cui le due ragazze e un altro cittadino nordafricano. Agli inquirenti è stato consegnato anche un telefono, forse proprio quello della vittima. Accanto al corpo di Desirée, che in passato è stata in cura con psicofarmaci, non c'erano siringhe o strumenti simili.

Quanto alle motivazioni che l'hanno spinta nel rudere abitato da senzatetto e covo dei pusher - si tratta di ex officine collegate allo scalo delle Ferrovie e mai recuperate ad altro uso - c'è anche la versione di una donna del quartiere, secondo la quale la ragazza sarebbe entrata per riprendere un tablet che le avevano rubato. E c'è poi il mistero sulla telefonata anonima al 118. Chi ha chiamato i soccorsi alle 3 di notte? Il personale dell' ambulanza è rimasto bloccato all' esterno del cancello di ingresso, sbarrato da catena e lucchetti. Solo l'arrivo dei Vigili del fuoco ha consentito di raggiungere il corpo senza vita della ragazza.
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San Lorenzo è uno dei quartieri della movida romana, frequentato tutte le sere da migliaia di ragazzi, molti dei quali studenti fuorisede della vicina La Sapienza. In tanti hanno portato fiori (anche gli zii della vittima) e lumini. Accanto al degrado del rudere c'è anche uno spazio dove si tengono concerti. I frequentatori del posto hanno dipinto di bianco il cancello dell'ex cantiere, adornandolo con cuori rossi e la scritta «Giustizia per Desirée, San Lorenzo non ti dimentica».

L'ULTIMA NOTTE DI DESIRÉE STUPRATA E UCCISA DAL BRANCO
Elena Panarella per “il Messaggero”

L'autopsia sul corpo di Desirée Mariottini, la 16enne trovata morta tra giovedì e venerdì notte in uno stabile occupato in via dei Lucani, a San Lorenzo, conferma il racconto del supertestimone: la ragazzina di Cisterna di Latina aveva assunto stupefacenti e ha segni compatibili con una violenza sessuale, molto probabilmente di gruppo.

La polizia ha ascoltato due immigrati africani e due ragazze per ricostruire le sue ultime ore di vita. E così il mistero ha lasciato posto alla più atroce delle verità. A quanto ricostruito finora dagli investigatori, la ragazza frequentava il magazzino semi-abbandonato da tempo e negli ultimi giorni sarebbe stata vista entrare e uscire in più di un' occasione. Sebbene gli esami tossicologici siano ancora in corso, i medici legali considerano probabile la morte per overdose. […]
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[…] Tanti i sopralluoghi, sono stati acquisiti anche i filmati delle telecamere della zona. […] La terribile fine di questa ragazzina, che abitava nella cittadina ai margini settentrionali dell'Agro Pontino con la madre e una sorella più piccola, è avvolta ancora da enormi interrogativi. L'unica certezza è che non aveva fatto rientro a casa giovedì sera, una circostanza inusuale che aveva indotto i familiari a presentare una denuncia: «Desirée era abituata a comunicare i suoi spostamenti», ripetono sconvolti gli zii. «Era un po' giù di morale, fragile. Ma niente di più», dicono le amiche.

C'è poi un altro testimone, sempre straniero, che è andato spontaneamente a raccontare di averla vista fuori l'edificio quella sera, sulla strada. «Cercava qualcuno. Ma io poi sono andato via». I residenti sono sul piede di guerra: «Una tragedia annunciata». Qualcuno racconta che forse le avevano rubato lo smartphone o il tablet e che era andata lì per riprenderselo. «Ci devono dire cosa è accaduto lì dentro», ripetono alcune mamme della zona mentre portano fiori e candele davanti al grosso cancello.
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IL TELEFONO SPORCO DI SANGUE
Tra i racconti della gente c' è anche chi dice che sempre ieri «qualcuno ha trovato all' interno della struttura un cellulare sporco di sangue e lo ha portato agli investigatori». Che questa storia potesse avere risvolti più tragici gli abitanti lo avevano capito da giorni, malgrado i depistaggi iniziali. «Le voci correvano velocemente, subito avevamo sentito parlare di violenza».

Quella sera ad avvertire i soccorsi una persona da una cabina telefonica. «Sbrigatevi c' è una ragazza che sta male», ha urlato dall' altra parte della cornetta la voce di un uomo al 112. «Sta morendo». Poi, la tragedia nella tragedia. Quando i soccorsi sono arrivati sul posto si sono trovati davanti una struttura abbandonata (utilizzata da persone senza fissa dimora) e un grosso cancello chiuso da catene e lucchetti. Dopo pochi minuti, al numero unico per le emergenze è arrivata una seconda telefonata, sempre da una cabina telefonica, sempre la stessa voce: «Correte, non c' è tempo».

Non riuscendo ad entrare il personale del 118 ha avvertito i vigili del fuoco. Una volta dentro però, non c' era più nulla da fare: era già morta. «Desy era un angelo, non è giusto», ripete disperato uno zio. A questa 16enne la vita non aveva risparmiato le sofferenze, sicuramente la separazione dei genitori, ma anche gli interventi chirurgici per un problema congenito ad un piede, un problema superato, tanto che era riuscita a frequentare anche la scuola di danza.
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Una vita come tante, fatta di sofferenze, di amicizie, di una strada da imboccare. Ma tutto questo si è interrotto in quel rudere di via dei Lucani dove Desirée ha incontrato l' orrore. Ora si cercano i responsabili, ci saranno indagini, ricostruzioni e una famiglia che dovrà convivere per sempre con questo immenso dolore. Una morte che inevitabilmente ricorda quella di un' altra giovanissima, Pamela Mastropietro, 18enne romana, fuggita da una comunità e andata a morire a Macerata drogata, violentata e poi uccisa.


IL FORTINO DEI PUSHER SENZA NOME «TENGONO IN OSTAGGIO IL QUARTIERE»
Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

desiree mariottiniDESIREE MARIOTTINI
«Ogni fine settimana, quando fuori scende la notte, ci assale la paura di uscire di casa. Con gli ubriachi che si mischiano ai drogati, è diventata una strada maledetta perché qui non ci sono solo disperati, ci sono vere bande di delinquenti extracomunitari». Angelo Formiconi abita da anni a due passi da via dei Lucani, una stretta via in discesa del quartiere San Lorenzo, dove in un palazzo al civico 22 occupato da sbandati nigeriani, marocchini ed egiziani la giovane, Desirée Mariottini, 16 anni, originaria di Cisterna di Latina, è stata prima drogata e poi violentata e alla fine è morta.

La sua tragedia si è consumata in questo angolo della Capitale che un tempo ospitava molte botteghe di artigiani (se ne contavano 40 fino ai primi anni Duemila) e che poi è stato vinto dal degrado e dall' illegalità. «Sarebbe potuto accadere, due, tre, quattro anni fa racconta Fabio Pennacchia, artista con studio di fronte al palazzo dell' orrore qui è così da molto tempo e devi solo cercare di tenerti lontano o difenderti».

San Lorenzo è cambiato, e in peggio: quello che era solo un quartiere universitario si è trasformato prima in zona di movida anche selvaggia, fino a diventare poi territorio di diversi clan criminali. In questo contesto, la vicenda del palazzo dove è morta Desirée è quasi paradigmatico: uno stabile che doveva essere oggetto di una riqualificazione urbanistica (pensata dalla giunta Marino e mai realizzata) e che, lasciato in abbandono, è diventato ritrovo di pusher e di sbandati.
la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI

IL PALAZZO
La proprietà è della Tunda Orange, società immobiliare il cui amministratore unico è Valerio Veltroni. Per una querelle giudiziaria, però, l' edificio è ora nelle mani di un custode giudiziario. Di più: i permessi a costruire sono scaduti. Proprietari e Municipio più volte hanno sollecitato gli sgomberi: ne sono stati fatti sette, l'ultimo lo scorso luglio, ma poi i gruppi di occupanti sono sempre tornati.

la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI




I delinquenti da occasionali sono diventati stanziali, organizzati in bande dedite allo spaccio di stupefacenti sul territorio. Di giorno a caccia di vittime da rapinare o a cui vendere droga, di notte nascosti tra i cortili fatiscenti e i ruderi. Tra chi entra e poi esce, scavalcando i muri o insinuandosi tra le fessure dei cancelli, i volti non sono mai gli stessi: «Non è possibile capire quanti e chi sono ma questo quartiere è in forte difficoltà», racconta Laura dello studio di ingegneri e architetti al civico 27 di via dei Lucani.

SENZA ARGINI
la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI
Non c' entra solo la droga. A via dei Lucani un uomo non molto tempo fa è stato anche gambizzato e nelle strade circostanti la delinquenza dilaga senza argini. Nel villaggio dei senza nome di via dei Lucani ci sono anche tre carrozzerie, tutte di italiani, che hanno preso in gestione i terreni dagli altri due proprietari dell' area: Santarelli e D' Antoni. «Mandare avanti l' attività è difficile in questo contesto racconta Vanessa che gestisce l'area di una delle tre carrozzerie dal palazzo occupato ci separa solo un muro, li vediamo questi delinquenti, abbiamo presentato esposti su esposti ma nulla, ora nella tragedia di una ragazza morta, ci auguriamo che sia presto ripristinata la legalità».
la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI

LA PAURA
Un carrozziere seduto su una sedia aggiunge: «Per fortuna che vado via quando è ancora giorno, lavorare qui fa paura». Intanto l' amministrazione del II Municipio ha convocato per domani una nuova riunione con le autorità, compresa la polizia locale di Roma Capitale, e i tre proprietari dell' area per «discutere e riuscire a garantire spiega la presidente del Municipio, Francesca Del Bello un controllo e una maggiore sicurezza della zona».

Fonte: qui



L’ULTIMA TELEFONATA DESIRÉE MARIOTTINI L’HA FATTA ALLA NONNA: “HO PERSO IL BUS, RESTO A ROMA DA UN’AMICA” 

LA RAGAZZA HA CHIAMATO IL 17 OTTOBRE SCORSO, POI E’ SPARITA ED E’ STATA RITROVATA SENZA VITA LA MATTINA DEL 19 OTTOBRE IN UNO STABILE ABBANDONATO DI SAN LORENZO


Una chiamata alla nonna, poi la tragica fine. «Ho perso l'autobus, resto a Roma da un'amica», queste le ultime parole che Desirée Mariottini ha detto alla nonna materna, in una telefonata dello scorso 17 ottobre, prima di sparire ed essere trovata morta la mattina del 19 ottobre in uno stabile abbandonato di San Lorenzo. A rivelarlo l'avvocato della famiglia della ragazza, Valerio Masci. La ragazza viveva con la madre e la nonna, e una sorella più piccola, a Cisterna di Latina.
desiree mariottini 8DESIREE MARIOTTINI 

L'ipotesi, abusata quando non più cosciente. Proseguono le indagini sulla scomparsa di Desirée Mariottini, la sedicenne trovata senza vita in uno stabile abbandonato a San Lorenzo. Ascoltate in queste ore dalla polizia alcune persone che il giorno della morte della ragazza e nei precedenti hanno frequentato lo stabile abbandonato di via dei Lucani. Si cerca di ricostruire dunque con chi la sedicenne abbia trascorso le ultime ore di vita. Dalle risultanze dell'autopsia emergerebbero l'assunzione di droga e tracce di uno o più rapporti sessuali.

Fonte: qui


“SALVACE DA ‘STA JUNGLA!” 

SALVINI VA A SAN LORENZO E MENTRE I RESIDENTI DEL QUARTIERE LO OSANNANO (“SEI TUTTI NOI! NON CI LASCIARE, VOGLIAMO SICUREZZA”), I COLLETTIVI DEI CENTRI SOCIALI E LE FEMMINISTE (CHE IL QUARTIERE NON LO VIVONO) METTONO IN SCENA LA CONTESTAZIONE: “SEI UNO SCIACALLO!” 

MA LE RESIDENTI PRENDONO LE DISTANZE DALLE FEMMINISTE: “SALVÌ, PORTALE VIA...METTICE PURE LORO NEI GOMMONI…IL QUARTIERE E' CON TE



ROMA:VIMINALE, IN ARRIVO OLTRE 250 CARABINIERI-POLIZIA

salvini a san lorenzo 9SALVINI A SAN LORENZO 
 (ANSA) - Per i prossimi mesi, a Roma e provincia, sono previsti 154 poliziotti in più. Per quanto riguarda i carabinieri è stato programmato l'arrivo di 100 unità entro novembre. Lo si apprende da fonti del Viminale.

DESIREE: SALVINI CONTESTATO, 'SCIACALLO'
salvini a san lorenzo 7SALVINI A SAN LORENZO 



(ANSA) - Il coro "sciacallo, sciacallo" ha accolto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, davanti allo stabile abbandonato di San Lorenzo dove è stata trovata morta la sedicenne Desirée Mariottini.

DESIREE: SALVINI, PRESTO PIANO STRAORDINARIO SGOMBERI
(ANSA) -- "Nei prossimi mesi faremo un piano straordinario di sgomberi". Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini giunto, tra le contestazioni, in visita allo stabile abbandonato di via dei Lucani dove è stata trovata morta la sedicenne Desirée Mariottini.

Fonte: qui


venerdì 19 ottobre 2018

UNA 21ENNE DI CITTÀ DEL CAPO È STATA STUPRATA PER ORE E UCCISA A SASSATE DA QUATTRO UOMINI


LA RAGAZZA STAVA VIAGGIANDO A BORDO DELLA SUA AUTO QUANDO HA VISTO UN SUO AMICO IN DIFFICOLTA', CIRCONDATO E MINACCIATO DA UNA GANG. 

LEI SI È FERMATA PER AIUTARLO FINENDO PER DIVENTARE LA PREDA

Alessia Strinati per "www.leggo.it"
hannah cornelius 6HANNAH CORNELIUS

Voleva aiutare un amico in difficoltà, ma ha pagato la sua generosità con la vita. Hannah Cornelius, 21enne di Città del Capo è stata violentata per ore e poi uccisa a sassate da una gang che stava dando fastidio a un suo amico.

La ragazza aveva notato il giovane in difficoltà e si è avvicinata cercando di allontanare i suoi aguzzini, ma a quel punto è diventata lei il loro bersaglio.
hannah cornelius 2HANNAH CORNELIUS











La studentessa si era fermata con la sua auto per aiutare il compagno di studi in difficoltà: aveva visto che la gang lo stava prendendo in giro e lo provocava, ma il suo gesto ha scatenato la loro ira e la conseguente barbara violenza

I due ragazzi sono stati sequestrati, portati in periferia dove la ragazza è stata prima violentata e poi uccisa. Prima di lei il suo amico è stato picchiato brutalmente e poi lasciato agonizzante in terra perché creduto morto, come riporta anche la stampa locale. 
gli imputati 2GLI IMPUTATI

A lanciare l'allarme è stato proprio il ragazzo che, dopo l'allontanamento della banda, è riuscito a mettersi in piedi e ad allertare i soccorsi. La polizia ha individuato quattro uomini tra i 27 e i 30 anni che sono stati messi in galera, pare che la loro intenzione fosse di derubare il ragazzo, l'intervento della 21enne avrebbe innescato la loro follia. Il giovane aggredito è in fase di guarigione, mentre per la sua amica non c'è stato nulla da fare. 

Fonte: qui

venerdì 12 ottobre 2018

ARRESTATO A MODENA L’UOMO CHE HA UCCISO UNA PROSTITUTA E NE HA CARBONIZZATO IL CORPO.



“UN PERSONAGGIO SADICO, CHE NON SI SAREBBE FERMATO”

IL CADAVERE È STATO MUTILATO DAGLI ANIMALI SELVATICI E POI LUI GLI HA DATO FUOCO 

DI PROFESSIONE FA IL CUOCO E IN PASSATO AVEVA GIÀ STUPRATO UNA DONNA E TENTATO DI SEQUESTRARNE UN’ALTRA 

ECCO IL VIDEO CHE LO HA INCASTRATO




modena donna carbonizzata 9MODENA DONNA CARBONIZZATA 
Ha 34 anni, di professione cuoco, italiano e vive nel Modenese, dove nell’arco di una sola settimana ha messo a segno tre episodi di violenza contro le donne, per i quali è accusato e sospettato: una violenza sessuale, un tentativo di sequestro e infine il più efferato, un omicidio con la distruzione del cadavere carbonizzato.

«Un personaggio sadico, che sicuramente non si sarebbe fermato», spiegano il procuratore di Modena Lucia Musti e i carabinieri del comando provinciale che sono riusciti a dare un volto all’incubo che per giorni ha terrorizzato tutta la provincia. Adesso si trova in carcere con ben due ordinanze di custodia cautelare, confermate dal Gip, a suo carico.
modena donna carbonizzata 7MODENA DONNA CARBONIZZATA 

La violenza sulle donne
I crimini hanno avuto una sequenza terribile: il 24 agosto la violenza sessuale in un garage di Zocca, il 30 agosto l’omicidio avvenuto a Modena e il successivo ritrovamento nelle campagne di San Donnino (alle porte del capoluogo) il 2 settembre il tentativo di sequestro a Savignano sul Panaro: l’episodio- culmine, che ha permesso di indirizzare le indagini e fermare il 34enne. Quel tentativo di sequestro è infatti stato filmato da una telecamera: si vedono l’uomo e una donna litigare, e poi una macchina bianca diventata la traccia per rintracciare il responsabile. Da lì l’intuizione degli investigatori, che hanno collegato quell’aggressione ai fatti avvenuti qualche giorno prima: in particolare all’omicidio del 30 agosto.
modena donna carbonizzata 8MODENA DONNA CARBONIZZATA 

L’omicidio e il cadavere bruciato riconosciuto da un chiodo
Il cadavere carbonizzato era stato trovato il 10 settembre, in parte mutilato dagli animali selvatici ma soprattutto distrutto dalle fiamme appiccate da chi voleva nascondere quel crimine. La vittima era Vasilita Nicoleta Neata, una prostituta 31enne romena, identificata grazie a un chiodo endomidollare che le era stato impiantato: unico elemento salvato dal fuoco. «Di quella tipologia di dispositivo ne sono stati impiantati solo due in Italia» spiegano i carabinieri. La donna sarebbe stata uccisa in un luogo differente e poi trasportata nel bosco nel quale è stata ritrovata.
modena donna carbonizzata 4MODENA DONNA CARBONIZZATA 

Il libro della figliastra
Proprio dalle fiamme e dalla cenere è stato però estrapolata un’altra importantissima prova: per alimentare il fuoco l’uomo ha infatti usato un libro della figliastra. I frammenti di quella carta hanno permesso di risalire al nome della figlia e conseguentemente a collegarla al padre. Sospetti diventati poi certezze con i rilievi tecnici sul gps e i tabulati telefonici dell’uomo: ci sarebbe infatti stata una chiamata il 30 agosto sera tra il 34enne e la prostituta uccisa, poche ore prima del delitto.

«Contro le donne un odio seriale»
modena donna carbonizzata 3MODENA DONNA CARBONIZZATA 
Gli investigatori non vogliono fornire molti elementi sull’indagato. Viene spiegato che ha problemi di tossicodipendenza e precedenti per rapina. Poi poco altro. Non vengono però risparmiate considerazioni sulla violenza dell’uomo e sull’escalation delle sue azioni. «Tutto fa pensare che non si sarebbe fermato, vista anche la spregiudicatezza con la quale ha aggredito la donna del tentato sequestro, in pieno giorno e a volto scoperto». E adesso anche tanti altri episodi a carico di ignoti — sui quali sono in corso accertamenti — potrebbero trovare finalmente un responsabile. Fonte: qui