9 dicembre forconi: indagini
Visualizzazione post con etichetta indagini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta indagini. Mostra tutti i post

sabato 12 ottobre 2019

Furbetti dei rifiuti: Roma Multiservizi ora non paga gli stipendi



Dopo l’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti, che hanno svelato come fosse in atto una truffa nel servizio di raccolta dei rifiuti di Roma, la Procura ha aperto un’indagine nei confronti del suo Presidente, l’ex generale della Guardia di finanza Maurizio Raponi. E l’azienda ora annuncia di voler tagliare gli stipendi dei lavoratori


Roma Multiservizi è stata beccata “con le mani nella marmellata”, ma adesso a pagare sono i suoi dipendenti.
L’azienda romana, che gestisce per conto di Ama la raccolta dei rifiuti nelle utenze non domestiche, ha mandato una comunicazione ai suoi 3mila dipendenti: "Dopo l’inchiesta de Le Iene i committenti pubblici hanno sospeso immediatamente i pagamenti verso la Roma Multiservizi, alcuni dei quali relativi ad attività risalenti allo scorso aprile. La nostra società dovrà procedere al pagamento dei prossimi stipendi nel limite del 70% di quanto computato".
L’iniziativa dell’azienda nasce a seguito dell’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti, che hanno raccontato dei furbetti della raccolta rifiuti presso gli esercizi commerciali romani. Gli operatori di Roma Multiservizi, che per conto di Ama dovrebbe occuparsi della raccolta dell’immondizia, la effettuano nelle ore notturne quando gli esercizi commerciali sono chiusi. Un comportamento che rende impossibile ai commercianti consegnare l’immondizia accumulata, e che rappresenta un danno economico per le casse del Comune, che paga Roma Multiservizi per un lavoro non effettuato.
Abbiamo raccolto la testimonianza esclusiva di uno di quegli operatori, che ci ha spiegato come funzionava la presunta truffa. Alcuni dipendenti striscerebbero con il palmare dell'azienda un codice a barre presente all'esterno dei negozi, bar, ristoranti, facendo così risultare il loro regolare passaggio e relativa raccolta. E incassando così da Ama il corrispettivo previsto per il lavoro, circa 150 milioni di euro per tre anni di servizio. 
Un comportamento che, spiega ancora il testimone, non sarebbe una libera iniziativa dei lavoratori: “I dirigenti di Roma Multiservizi hanno fatto una riunione agli inizi dicendoci: attaccate più tardi, e attaccare più tardi significa non raccogliere perché i negozi sono chiusi, e ce lo dicono loro, i dirigenti. I dirigenti hanno addirittura creato un gruppo su WhatsApp chiamato ‘Spara e scappa’”. E quando Filippo Roma gli chiede il perché di quel nome, l’operatore risponde: “Perché dobbiamo passare il badge veloce e per andare veloce non dobbiamo raccogliere. Senza raccogliere i rifiuti ci hanno chiamato cosi”.
Dopo la nostra inchiesta la Procura di Roma ha aperto un’indagine, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Maurizio Raponi, l’ex generale della Guardia di Finanza che oggi guida Roma Multiservizi. L’uomo, raggiunto da Filippo Roma, aveva negato il meccanismo fraudolento: “Noi lo facciamo in base al capitolato che abbiamo con Ama, le disposizioni precise che ci ha dato Ama”. La Procura adesso ipotizza i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture.
Ma la sindaca di Roma Virginia Raggi sapeva di quanto accadeva nella raccolta dei rifiuti romani? Al nostro Filippo Roma aveva detto: “Prima che lei mi dicesse e mi segnalasse un caso molto specifico chiaramente non lo sapevo”.
Alessandro Onorato però, un ristoratore di Torre Argentina che è anche consigliere del municipio di Roma, aveva raccontato alla Iena un’altra verità: “Ho avuto modo tre settimane fa di incontrarla e gliel’ho detto, ho detto 'non funziona nulla, uno ha un servizio che non esiste'. E lei ha preso appunti”. Ma dopo tre settimane dalla segnalazione, ci racconta ancora Onorato, la sindaca non si sarebbe fatta viva: “No, non l’ho più sentita, da noi il servizio sta così”.
Le istituzioni ora sembrano essersi mosse e gli uomini del nucleo decoro urbano della polizia locale di Roma hanno acquisito il video del primo servizio di Filippo Roma. A muoversi è anche, come abbiamo detto, la stessa Roma Multiservizi, ma in un modo davvero incredibile: stop agli stipendi dei lavoratori. Oltre al danno, la beffa.

Fonte: Le Iene

RIFIUTI ROMA, STIPENDIO TAGLIATO DEL 30% AI LAVORATORI DELLA MULTISERVIZI DOPO SERVIZIO DELLE IENE SU PRESUNTA FRODE NELLA RACCOLTA

Vincenzo Bisbiglia per www.ilfattoquotidiano.it

Tutti gli oltre 3.000 lavoratori della Roma Multiservizi il 15 ottobre riceveranno lo stipendio decurtato del 30 per cento. È l’effetto, secondo una comunicazione dell’ufficio risorse umane della stessa società partecipata capitolina, del servizio della trasmissione tv Le Iene, secondo cui diversi operatori addetti alla raccolta dei rifiuti presso le utenze commerciali eludono il servizio, segnando il passaggio ma non recuperando quanto lasciato dai negozianti.

 Secondo Le Iene, va detto, sarebbe un modus operandi deciso dai dirigenti e non dai singoli operatori. Multiservizi, va ricordato, è una società partecipata al 51% da Ama (a sua volta detenuta al 100% dal Comune di Roma) e al 49% da Manutencoop e La Veneta. Giovedì sera è emerso, intanto, che il presidente Maurizio Raponi è indagato dai pm di Roma per l’ipotesi di truffa e frode nelle pubbliche forniture.

“Pagamenti bloccati”, ma gli stipendi erano pronti – A rimetterci saranno i dipendenti della partecipata. Anche chi di raccolta rifiuti non si è mai occupato e lavora in tutt’altre commesse. “I committenti pubblici – si legge nella missiva inviata ai sindacati, con riferimento a Roma Capitale – hanno sospeso immediatamente i pagamenti verso la Roma Multiservizi Spa, alcuni dei quali relativi ad attività risalenti anche allo scorso aprile”.

Dunque “in ragione di quanto esposto, la nostra società dovrà procedere al pagamento dei prossimi stipendi, fermo restando la data del 15 ottobre, nel limite del 70% di quanto computato”. Qualcosa però non torna. In Campidoglio confermano che le erogazioni vengono fatte a 60 giorni mentre da fonti interne a Multiservizi spiegano a Ilfattoquotidiano.it che le buste paga erano già state lavorate e le somme in corso di erogazione. L’eventuale ammanco di cassa, dunque, avrebbe dovuto pesare sugli stipendi di novembre (da pagare a dicembre).

L’appalto ereditato dalla 29 Giugno – Roma Multiservizi conta circa 3.200 dipendenti, la gran parte dei quali impiegati nell’appalto global service nelle scuole: pulizia delle aule, bidellaggiosfalcio del verde e mense. Per la maggior parte gli stipendi vanno, a seconda delle ore lavorate, da 300 a un massimo di 900-1000 euro al mese. Diversa la situazione relativa all’appalto di raccolta per i rifiuti non domestici, che è un appalto nuovo, di cui prima si occupata la Cooperativa 29 Giugno, fino al 2014 gestita da Salvatore Buzzi, fra i principali protagonisti insieme a Massimo Carminati dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo.

Proprio i 260 lavoratori della 29 giugno, a fine 2018, sono passati in Roma Multiservizi grazie alla clausola di salvaguardia sociale, e con la società capitolina avevano sottoscritto un contratto diverso, con somme superiori, rispetto ai “colleghi” del global service. Il consigliere comunale e deputato di Leu, Stefano Fassina, se la prende con l’assessore capitolino al Bilancio, Gianni Lemmetti: “Ha deciso di accanirsi contro i lavoratori, la sindaca Virginia Raggi intervenga con urgenza”.

La replica di Roma Multiservizi: “Denunciamo Le Iene” – Sul tema Roma Multiservizi non parla. La partecipata ha diramato nella mattinata di giovedì un duro comunicato annunciando di adire alle vie legali contro la troupe di Italia 1 per essere entrata “senza autorizzazione negli uffici della società”. La società, in particolare, precisa che “le riprese si riferiscono, innanzitutto, al secondo giro notturno effettuato dagli operatori nel centro storico di Roma, un turno aggiuntivo richiesto da Ama proprio in tale fascia notturna per potenziare il servizio che già avviene in quelle stesse aree in orario diurno”.

Inoltre “il corrispettivo che Roma Multiservizi riceve da Ama non è legato al numero di ‘badgiate’. Il badge serve per tracciare il passaggio presso tutti i punti di ritiro previsti. Da qui anche l’invito agli operatori a registrare sempre il passaggio da parte dei coordinatori del servizio, anche in caso di assenza di rifiuto, così come previsto dai documenti di gara”. Infine, “non corrisponde al vero che gli operatori non raccolgono i rifiuti, i dati ufficiali di raccolta nei 10 mesi di servizio riportano dati importanti e certificati”.

Attesa per il Consiglio di Stato sulla gara a doppio oggetto – Roma Multiservizi è una delle società municipalizzate che il Comune sta cercando di riorganizzare. Il dg del Campidoglio, Franco Giampaoletti, da circa 2 anni sta cercando di dare il via a una cosiddetta “gara a doppio oggetto” che permetta alla società di sostituire i suoi soci privati, senza erogare somme “illegittime” agli stessi, così da evitare richiami della Corte dei Conti. 

Un appalto complesso fin qui una volta bocciato dall’antitrust e un’altra volta andato deserto. La situazione tiene in apprensione i lavoratori, visto che l’operazione probabilmente non riuscirà a garantire il rispetto dei livelli occupazionali. Proprio in questi giorni è in attesa dal Consiglio di Stato la sentenza che darebbe la possibilità alla stessa Roma Multiservizi di partecipare in Ati con Rekeep Spa.

martedì 1 ottobre 2019

IN THAILANDIA UNO SCANDALO STA TRAVOLGENDO LE AGENZIE CHE PAGANO MODELLE PER PARTECIPARE A FESTE VIP: DOPO LA MORTE DI UNA 25ENNE, ABBANDONATA SENZA VITA NELLA HALL DI UN CONDOMINIO, LA POLIZIA STA INDAGANDO PER CAPIRE COSA SI NASCONDE DIETRO QUESTI PARTY VIP


LE RAGAZZE VENGONO PAGATE PER PRESENZIARE, MA POTREBBERO ESSERE COSTRETTE A DROGARSI E FARE SESSO PER…

DAGONEWS

thitima noraphanpiphat 7THITIMA NORAPHANPIPHAT
La polizia thailandese, che sta indagando sulla morte di una giovane modella thailandese, potrebbe riuscire a scoperchiare il vaso di Pandora su quella che viene chiamata la “pretty industry”, ovvero giovani ragazze che vengono assoldate e pagate per partecipare a feste vip dietro al quale potrebbe nascondersi un mondo di droga, sesso e alcol.

Le indagini sono partire dopo che il corpo della modella Thitima Noraphanpiphat, 25 anni, è stato trovato nella hall di un condominio di Bangkok il 17 settembre, poche ore dopo aver partecipato a una festa in cui è stata pagata per servire bevande.
thitima noraphanpiphat 6THITIMA NORAPHANPIPHAT







Il caso ha fatto notizia ed è finito su tutte le prime pagine dei giornali in Thailandia, alimentando i dubbi su queste agenzie che assumono modelle per frequentare club, lanciare prodotti e partecipare a feste vip. 

Ma adesso gli investigatori credono ci sia una zona grigia in cui queste donne alle feste sono costrette a drogarsi, bere e fare sesso. Le modelle possono guadagnare circa 100 dollari e oltre per una serata di lavoro, un importo significativo per le studentesse universitarie.
thitima noraphanpiphat 5THITIMA NORAPHANPIPHAT

La polizia ha già arrestato sette persone collegate alla festa dopo che le riprese di una telecamera di sicurezza hanno mostrato il principale sospettato che trascinava il corpo senza vita di Thitima in un ascensore prima di scaricarlo su un divano nell'atrio. Non è chiaro come sia morta la ragazza, ma di certo aveva un alto tasso alcolico nel sangue. L'uomo che si ritiene essere nel filmato lavora nel settore dell'intrattenimento ed è stato identificato come Rachadej Wongtabutr.

thitima noraphanpiphat 3THITIMA NORAPHANPIPHAT
«Abbiamo aperto indagini su tutte queste persone coinvolte in questo scandalo, tra cui l'agenzia, il direttore e i clienti che si sono divertiti alla festa – ha detto un portavoce della polizia - Ciò dimostra che se attraversi il confine finirai per essere indagato». Le altre sei persone arrestate sono state rilasciate dopo il pagamento di una cauzione: erano state accusate da un’altra giovane che durante la festa era svenuta e si era ritrovata nuda. Fonte: qui

domenica 15 settembre 2019

IL COMPLOTTO CONTRO DE MAGISTRIS ERA INVENTATO

SANCITO IL DEFINITIVO FALLIMENTO DELL' INDAGINE ''WHY NOT'', CHE DIEDE UNA SPALLATA DECISIVA AL GOVERNO PRODI E LA SPINTA AL MAGISTRATO PER ENTRARE IN POLITICA E FARSI ELEGGERE SINDACO DI NAPOLI 
LA CASSAZIONE HA ANNULLATO SENZA RINVIO DOPO UN INFINITO RIMPALLO TRA TRIBUNALI E CORTI D'APPELLO 
FACCI FA LA LISTA DELLE INCHIESTE DI DE MAGISTRIS FINITE NEL NULLA (DOPO AVER INDAGATO CENTINAIA DI PERSONE)
Filippo Facci per ''Libero Quotidiano''

de magistrisDE MAGISTRIS
Mentre scriviamo - le 18 circa - nessuna importante homepage ha ancora dato la notizia del definitivo e tombale fallimento di un' inchiesta che, pure, richiese l' intervento dell' allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e poi fece indagare anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, e poi, ancora, diede una spallata decisiva al suo governo perché finì indagato anche l' allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella: e ciò nonostante quest' ultimo avesse chiesto al Csm il trasferimento proprio del pm che procedeva alle indagini, Luigi de Magistris. Un caso palese di conflitto d' interessi.

L' inchiesta ovviamente fu tolta al disastroso pm e s' infilò in una serie vacua di rimpalli e gradi giudiziari (rito abbreviato, primo grado, appello, Cassazione, appello-bis, rito ordinario in primo grado, appello, processo stralcio) sui quali ora è giunta la parola fine dopo che la Cassazione - ecco la notizia - ha annullato la sentenza d' Appello di Salerno che aveva dichiarato il non doversi procedere per prescrizione a beneficio dell' ex procuratore Salvatore Murone e dell' avvocato generale Dolcino Favi, coloro, ossia, che avevano sollevato de Magistris dalla sue indagini chiamate demenzialmente Why Not e Poseidone.
MASTELLA PRODIMASTELLA PRODI

Le stesse indagini che, dopo uno spaventoso can can mediatico, spinsero de Magistris a buttarsi infine in politica tanto che adesso è sindaco di Napoli, città che evidentemente se lo merita.

SENZA RINVIO

Dettaglio: la sesta sezione della Cassazione ha annullato la sentenza del caso senza rinvio, il che significa fine, fine davvero, tipo «non parlatecene più» e, se volete, contabilizzate i danni. L' annullamento infatti comporta la piena efficacia della sentenza di primo grado, che aveva assolto i magistrati catanzaresi e legittimato i loro provvedimenti contro de Magistris: il quale aveva favorito (siamo al 2008) perquisizioni e sequestri negli uffici giudiziari di Catanzaro e scatenato un inferno tra Procure che spinse il Quirinale a intervenire, come detto. Bene.

LUIGI DE MAGISTRIS CON VAROUFAKISLUIGI DE MAGISTRIS CON VAROUFAKIS
Quell' inferno si è spento definitivamente ieri, e ha sancito - chi l' immaginava - che a de Magistris le indagini furono tolte giustamente, mentre lui diceva il contrario e indagava mezzo mondo. In realtà quella sentenza ora definitiva aveva anche portato a una spaventosa serie di assoluzioni (comprese quelle del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, e del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti) e spiace solo non poterle elencare per quante sono.

I commenti di alcuni tra gli interessati sono in parte sconcertanti. Salvatore Murone, ex procuratore aggiunto di Catanzaro ora assolto, si scaglia contro de Magistris e «il suo modo di fare il pubblico ministero, già stigmatizzato dai provvedimenti di carriera che lo hanno colpito portandolo fuori dalla magistratura tante inchieste eclatanti sono finite nel nulla, tanta gente ha sofferto inutilmente e il signor de Magistris non indossa più la toga».
LUIGI DE MAGISTRIS INDOSSA I VESTITI DI UN IMMIGRATO SENEGALESE NEL CALENDARIO DIVERSAMENTE UGUALILUIGI DE MAGISTRIS INDOSSA I VESTITI DI UN IMMIGRATO SENEGALESE NEL CALENDARIO DIVERSAMENTE UGUALI

De Magistris, invece, da una parte dice che gli assolti non hanno ancora letto le motivazioni della sentenza (che non ha letto neanche lui) e dall' altra nega incredibilmente tutto: definisce i reati come «fatto storico» e che i comportamenti furono illeciti e fatti contro di lui per danneggiarlo, e basta: «Dicessero quello che vogliono: da una parte ci sono le persone perbene, dall' altra le persone che hanno commesso fatti molto gravi». E quest' ultima cosa è proprio vera.

FUMUS GIUDIZIARIO
L' unico fatto storico accertato, tuttavia, è che i napoletani sono governati dal magistrato (ex) che nella storia d' Italia ha più sfruttato un fumus giudiziario da lui stesso sollevato, con centinaia di vittime innocenti e un numero di fallimenti giudiziari che non ha precedenti.

Oggi abbiamo queste assoluzioni, nel complesso andrebbero annoverate vittime dei procedimenti «clinica degli orrori», quello sulla massoneria, sui cinque assessori comunali accusati di abuso d' ufficio (compresa la madre di un giudice di Catanzaro), sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia, sui farmacisti comunali che secondo de Magistris non avevano obliterato alcune fustelle, l' inchiesta «Artemide» che portò all' arresto dell' assessore regionale all' ambiente, quelle sul sindaco di Catanzaro (e altri) accusato di infiniti reati, quella sulle irregolarità negli esami di procuratore legale, su due villaggi turistici a Botricello, il sequestro di un intero ospedale (il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro) e ancora l' inchiesta sul presidente della Regione Agazio Loiero, su 57 persone accusate di introdurre clandestini da avviare alla prostituzione e al traffico d' organi, per associazione mafiosa ai danni di due ex deputati, un giornalista e altri 34 tra prefetti, sottosegretari, assessori, consiglieri, magistrati e quant' altro, e ancora indagini su traffici di droga e di auto rubate.
DE MAGISTRIS ALLE URNEDE MAGISTRIS ALLE URNE
Non occorre precisare come sono finite queste inchieste. Fonte: qui

domenica 21 luglio 2019

Stati Uniti: innocente dopo 22 anni di carcere, la madre della vittima trova da sola il vero assassino

È entrato in carcere a 20 anni, sapendo di essere innocente, con un’accusa ignominiosa: stupro e omicidio di una amica. Ne è uscito a 42. E a farlo liberare non è stato l’avvocato o una battaglia dei familiari, ma la madre della vittima. Che non si è accontentata di un orco immaginario dato in pasto a giornali e opinione pubblica, per placare la loro sete di giustizia. La sua sete di verità è stata più forte e, da sola e contro tutti, ha scoperto il vero assassino della figlia.
Un’indagine privata
E’ il 13 giugno 1996 e Angie Dodge viene trovata morta accoltellata in casa a Falls, un piccolo paesino dello stato americano dell’Idaho: sul corpo i segni inequivocabili della violenza sessuale. Le indagini si risolvono in un buco nell’acqua fin quando nel ’97 viene arrestato uno stupratore armato di coltello, per un delitto simile, che si rivela essere nel giro di conoscenze di Angie. Gli agenti pensano possa essere responsabile anche di quello consumato un anno prima, rimasto insoluto, e convocano quindi Christopher Tapp in qualità di amico della vittima per capire se, anche secondo lui, può essere la pista giusta. Tapp, sorpreso e confuso, riferisce di non saperne nulla, di non conoscere l’arrestato. Qui comincia l’incubo: dopo un lungo terzo grado il giovane passa, in maniera kafkiana, da possibile teste a unico sospetto proprio della morte della sua amica. Viene subito arrestato e, nonostante la prova del Dna lo scagioni, condannato all’ergastolo (l’accusa chiede la pena capitale). Il caso, che ha turbato cittadini e media, è ufficialmente e finalmente chiuso per tutti. Tranne che per la madre di Angie, Carol, che alla colpevolezza di quel ragazzo non crede un istante. Istinto di madre? Può darsi, fatto sta che continua da sola le indagini frettolosamente chiuse dagli investigatori, ingaggiando una serie di detective privati e riascoltando per ore, giorni, settimane, i nastri della presunta confessione di Tapp, da cui in realtà non emerge niente: le appare estorta, condizionata dalla pressione psicologica degli inquirenti.
Solo nel 2014 la donna riesce a far valere quella prova del Dna incredibilmente trascurata dal tribunale in virtù della confessione, ma non basterà ancora: Tapp, in un’altra sentenza iperbolica, è prosciolto dall’accusa di essere il violentatore ma non l’omicida. La madre di Angie, che ha immolato ormai la sua vita a questa causa, va avanti come nemmeno Jessica Fletcher: entrata in possesso di una traccia di Dna archiviata nel dossier sull’omicidio, assolda un esperto di genealogia riuscito - con un’innovativa tecnica forense, usata per la prima volta negli Usa per scagionare un condannato - a ricostruire la catena genetica e trovare 7 persone legate al Dna del killer. Tra gli identikit c’è Brian Leigh Dripps: un uomo che, all’epoca dei fatti, abitava proprio davanti alla casa di Angie. La polizia, incalzata dalla “signora in giallo”, lo interroga e lui, colpo di scena, confessa immediatamente sia lo stupro che l’omicidio, confermando di non aver mai visto e conosciuto Tapp. «Si erano sbagliati tutti, ma alla fine la verità è arrivata - le sue prime parole da uomo libero -, ora voglio urlare la mia innocenza perché tutti lo sappiate». Carol Dodge ha vinto la battaglia: «I poliziotti l’hanno minacciato con la pena di morte - rivela -, dicendogli che se avesse detto quello che loro volevano sentire gli avrebbero dato l’immunità». Ma non per questo troverà pace: «Questa storia ha distrutto la nostra famiglia come pezzi di vetro, in nessun modo i pezzi torneranno a posto». Anche Tapp, dal canto suo, ha evitato di passare il resto dell’esistenza dietro le sbarre e vincerà molto probabilmente la causa di risarcimento danni. Ma gli anni trascorsi ingiustamente in cella, forse i migliori, non glieli ridarà più nessuno.Una vittoria amara. 
Fonte: qui

giovedì 4 luglio 2019

IL TRUCCO C’E’ E SI VEDE! - SCANDALO UNIVERSITÀ DI CATANIA: SI DIMETTE IL RETTORE, OCCUPATI I SUOI UFFICI

BASILE SCRIVE AL MINISTRO BUSSETTI: "DECISIONE SOFFERTA, MA HO RISPETTO PER L'ISTITUZIONE" 

GLI STUDENTI CHIEDONO GARANZIE SULLE CONSEGUENZE DELL'INCHIESTA SUI CONCORSI TRUCCATI 

L'INDAGINE HA COINVOLTO 66 PERSONE, TRA CUI 60 DOCENTI DI 14 ATENEI ITALIANI
CLAUDIO REALE per repubblica.it
FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE

In una lettera inviata questa mattina al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, Francesco Basile ha rassegnato le dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania, che ricopriva dal febbraio 2017. Basile era stato sospeso dalla funzione, insieme al suo predecessore e ad altri otto professori, su decisione del gip etneo, nell'ambito dell'inchiesta "Università bandita", che ha svelato un sistema diffuso di concorsi truccati;
un'indagine che ha coinvolto 66 persone, tra cui 60 docenti di 14 atenei italiani.

"A seguito della nota vicenda giudiziaria avviata dalla procura della Repubblica di Catania che vede coinvolti, in qualità di indagati, numerosi docenti dell'Università di Catania ed anche me, in qualita' di rettore - ha scritto Basile al ministro Bussetti - ho avuto modo di riflettere profondamente sulle decisioni più opportune da prendere per il bene dell'ateneo.
CONCORSO UNIVERSITARIOCONCORSO UNIVERSITARIO

Con lo stesso spirito di servizio che ha contraddistinto il mio mandato e per il rispetto e la considerazione che ho sempre manifestato per il ruolo che ricopro e nei confronti della magistratura, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania".

Una decisione che Basile definisce "sofferta", ma che viene assunta "per la tutela dell'istituzione, dei docenti, dei dirigenti e del personale universitario che sento a me particolarmente vicini in questo momento e per garantire agli studenti serenità nel loro percorso di studio. Infine - precisa - ritengo che, spogliandomi del ruolo istituzionale, potrò con maggiore libertà e incisività e senza condizionamenti esterni, dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono contestati".

FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE
Questa mattina, intanto, gli studenti di Mua, Coordinamento universitario, Link e Fgc hanno occupato il rettorato: "Alle 17 - annuncia uno degli attivisti, Giovanni Manganaro - terremo un'assemblea pubblica, alla quale abbiamo chiesto la presenza del direttore generale dell'ateneo, Candeloro Bellantoni".

Gli studenti chiedono garanzie sulle conseguenze dell'inchiesta. "Innanzitutto - dice Manganaro - i vertici dell'ateneo devono smentire pubblicamente quello che sembra emergere dai documenti dell'indagine: l'università non può essere un luogo d'élite, gestito ad esclusivo uso e consumo di alcune famiglie. Bisogna ribadire la centralità degli studenti all'interno dell'università, ma soprattutto bisogna che i vertici dell'ateneo ci garantiscano che questa indagine non intacchi la vita degli studenti". Venerdì mattina, all'assemblea che ha posto all'ordine del giorno questi primi punti, hanno partecipato circa 100 universitari.
marco bussetti 1MARCO BUSSETTI 

Il caso è esploso appunto venerdì. Sotto inchiesta ci sono fra gli altri l'ormai ex rettore Basile, i suoi predecessori Giacomo Pignataro e Antonino Recca, l'ex procuratore di Catania Vincenzo D'Agata e numerosi professori universitari attualmente in servizio nell'ateneo della città etnea: secondo l'inchiesta della Procura di Catania una "cricca" avrebbe controllato l'esito di 23 concorsi per i docenti universitari, stabilendo a monte chi dovesse vincerli.

Fonte: qui

Concorsi truccati nelle università: i nomi di tutti gli indagati

Ecco i nomi delle 66 persone coinvolte nell'inchiesta della procura di Catania

Ecco i nomi dei 62 indagati dell’inchiesta ‘Università bandita’ ordinata dalla procura di Catania: 

Salvatore Cesare Amato (Unict), Massimo Antonelli (UniRoma), Marinella Astuto (Unict), Pietro Baglioni (UniFirenze), Laura Ballerini (Sissa Trieste), Antonio Barone (Unict), Giuseppe Barone (Unict), Francesco Basile (rettore Unict), Alberto Bianchi (Unict), Antonio Giuseppe Biondi (Unict), Paolo Cavallari (UniMilano), Michela Maria Bernadette Cavallaro (UniCt), Giovanna Cigliano (UniNapoli), Umberto Cillo (UniPd), Giorgio Conti (La Cattolica Roma), Agostino Cortesi (UniVe), Velia Maria D’Agata (Unict), Enzo D’Agata, Stefano De Francisci (UniCz), Francesco Saverio De Ponte (UniMessina), Santo Di Nuovo (Unict), Francesco Di Raimondo (Unict), marcello Angelo Alfredo Donati (Unict), Filippo Drago (Unict), Alessia Facineroso (Unict), Santi Fedele (UniMessina), Enrico Foti (Unict), Giovanni Gallo (Unict), Anna Garozzo (Unict), Eugenio Gaudio (UniRoma La Sapienza), Maria Giordano (Unict), Sebastiano Angelo Granata (Unict), Salvatore Giovanni Gruttadauria (Unict), Calogero Guccio (Unict), Alfredo Guglielmi (UniVr), Giuseppina La Vecchia (UniChieti-Pescara), Giampiero Leanza (Unict), Massimo Libra (Unict), Giancarlo Magnano di San Lio (Prorettore Unict), Luigi Vincenzo Mancini (UniRoma La Sapienza), Claudio Marchetti (UniBologna), Massimo Mattei (UniRomaTre), Paolo Mazzoleni (Unict), carmelo Giovanni Monaco (Unict), Maura Monduzzi (UniCagliari), Marco Montorsi  (Rettore Humanitas Rozzano), Giuseppe Mulone (Unict), Paolo Navalesi (UniCz), Matteo Giovanni Negro (Unict), Ferdinando Nicoletti (Unict), Karl Jurgen Oldhafer (Barmbek Asklepios Hospital Amburgo), Giuseppe Pappalardo (Unict), Pietro Pavone (Unict), Roberto Pennisi (Unict), Vincenzo Perciavalle (Unict), Giacomo Pignataro (Già rettore Unict), Giovanni Puglisi (Unict), Stefano Giovanni Puleo (Unict), Maria Alessandra Ragusa (Unict), Antonino Recca (già rettore Unict), Romilda Rizzo (Unict), Salvatore Saccone (Unict), Giovanna Schillaci (Unict), Giuseppe Sessa (Unict), Luca Vanella (Unict) e Giuseppe Vecchio (Unict). 

Fonte: qui

giovedì 18 aprile 2019

IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI DELLA LEGA ARMANDO SIRI, VICINISSIMO A SALVINI, È INDAGATO PER CORRUZIONE

AVREBBE INTASCATO UNA MAZZETTA DA 30MILA EURO PER INTRODURRE NEL DEF UNA NORMA PER FAVORIRE ALCUNI IMPRENDITORI, CHE PERÒ NON È MAI PASSATA 
A DARGLI I SOLDI SAREBBE STATO UN PROFESSORE UNIVERSITARIO CHE SECONDO I PM È IN AFFARI CON UN IMPRENDITORE VICINO A COSA NOSTRA 
DI MAIO: “QUI LA QUESTIONE È MORALE, SIRI DOVREBBE DIMETTERSI”

INDAGATO SIRI: PER PM TANGENTE DA 30MILA EURO

(ANSA) -Sarebbe stata di 30mila euro la mazzetta intascata dal sottosegretario ai Trasporti della Lega Armando Siri per introdurre una norma nel Def che avrebbe favorito alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. L'emendamento però non è mai passato. Siri è indagato per corruzione dai pm romani nell'ambito di una indagine nata a Palermo su un imprenditore dell'eolico, Vito Nicastri, ritenuto vicino a Cosa nostra.
VITO NICASTRIVITO NICASTRI

A consegnare il denaro a Siri sarebbe stato Paolo Arata, professore universitario, estensore del programma sull'energia della Lega e in affari, per i pm, con Nicastri. Siri, che non sapeva dei rapporti tra Arata e Nicastri, avrebbe ricevuto il denaro a casa del professore che sarebbe stato un suo grande sponsor nella politica.

Paolo ArataPAOLO ARATA









L'emendamento caldeggiato avrebbe dovuto fare retroagire i finanziamenti stanziati per le rinnovabili alla data di costituzione di una delle società di Nicastri che avrebbe potuto così beneficiarne. Parallelamente all'indagine romana la procura di Palermo ha ricostruito un giro di tangenti alla Regione siciliana per favorire Nicastri nell'ottenimento di alcune concessioni.

DI MAIO, DIMISSIONI SIRI È QUESTIONE MORALE E POLITICA
ARMANDO SIRI GIUSEPPE CONTEARMANDO SIRI GIUSEPPE CONTE
(ANSA) - "Non so se Salvini sia d'accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l'integrità delle istituzioni" Così il vicepremier Luigi Di Maio sulla vicenda che coinvolge il sottosegretario Siri. "Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale. Ma se i fatti dovessero essere questi è chiaro che Siri dovrebbe dimettersi", ha aggiunto.



"Salvini sapeva del figlio di Arata" 
Federico Arata, figlio dell'imprenditore Paolo Arata, indagato per corruzione nel caso che ha portato sotto inchiesta il sottosegretario leghista Armando Siri, è stato assunto dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti a palazzo Chigi. Secondo quanto riporta il quotidiano milanese "il contratto è stato firmato con il Dipartimento programmazione economica", e appena registrato dalla corte dei Conti.
Il Movimento 5 Stelle in una nota si domanda "se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo". "La domanda che, per una questione di opportunità politica, ci poniamo, è se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo. Ci auguriamo e confidiamo che il leader della Lega sappia fornire quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto. Non solo al M5S, con cui condivide un impegno attraverso il contratto di governo, ma anche ai cittadini", si legge. Nella stessa nota scrivono i pentastellati: "Se quanto riportato dal Corriere della Sera corrispondesse al vero circa l'assunzione di Federico Arata, figlio dell'imprenditore-faccendiere Paolo, da parte del Sottosegretario Giancarlo Giorgetti a palazzo Chigi, allora ci troveremmo di fronte a un vero e proprio caso".
Il Partito Democratico, riporta l'AdnKronos, chiede al premier Giuseppe Conte di riferire in parlamento. Fonti Dem dicono: "Dopo le recenti rivelazioni della stampa secondo la quale il figlio dell'imprenditore Arata, indagato insieme al sottosegretario Siri, sarebbe stato assunto recentemente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti, il presidente Conte non può nascondersi e ha il dovere di presentarsi in Parlamento per chiarire una vicenda che getta inquietanti ombre sul Governo. Le ipotesi di indagine della Magistratura sono gravissime e impongono al Governo di fare chiarezza".
La Lega risponde con una nota: "Parlamentari e ministri della Lega continuano a lavorare anche in questi giorni di festa. Non rispondono a polemiche e insulti che si sgonfieranno nell'arco di qualche ora. Federico Arata è persona preparata".
Federico Arata è figlio di Paolo, accusato di corruzione perché avrebbe "dato o promesso" una mazzetta di 30mila euro al sottosegretario leghista Armando Siri per caldeggiare un emendamento al Def che avrebbe favorito Vito Nicastri, imprenditore alcamese ai domiciliari perché accusato di aver pagato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro e tornato in cella ieri nell'ambito della nuova indagine.
Come scrive Gianluca Paolucci su La Stampa, Federico Arata è uno degli "architetti dell'Internazionale Sovranista", ospite frequente del Viminale da quando Matteo Salvini è diventato ministro. La vicinanza a Salvini si esprime anche nella sua presenza negli incontri che fanno parte delle "relazioni internazionali della Lega". Arata è stato uno degli intermediari tra Salvini e Bannon. Nel 2018 è stato infatti impegnato ad organizzare gli incontri tra il leader leghista e l'ideologo di Trump.
Sull'asse Usa e Italia è cresciuto il rapporto tra Arata e la politica italiana. La Stampa riporta che il viaggio in Usa di Salvini sarebbe potuto essere un'ottima occasione per dare visibilità alla proposta di Siri sulla flat Tax. Tour che non si è concretizzato ma che ha rafforzato il legame tra Arata e le personalità degli States.
Nell'estate del 2018 è impegnato nell'organizzazione degli incontri tra Salvini e Bannon e dell'adesione di Salvini al progetto allora denominato The Movement per costruire un'alleanza tra i partiti sovranisti europei. Agli amici confidava di essere stato proprio lui il «facilitatore» dell'incontro tra i due e dell'adesione di Salvini al progetto di Bannon.
Fonte: qui

SARÀ IL MINISTERO GUIDATO DA LUIGINO A PORTARE IL RISCONTRO CHE LA PROCURA CERCA SULL’EFFETTIVA INCIDENZA DI ARMANDO SIRI NELLA PARTITA DELL’EOLICA CARA A PAOLO ARATA 
IL TENTATIVO NON È RIUSCITO IN MANOVRA, E SIRI CI AVREBBE RIPROVATO RIPRESENTANDO LO SESSO PRINCIPIO IN UN TESTO AL MISE…
Luca De Carolis e Paola Zanca per “il Fatto Quotidiano”

luigi di maio 1LUIGI DI MAIO 
Dicono di avere la prova. Quella che mancava: il riscontro inconfutabile che Armando Siri abbia davvero provato a incidere nella partita dell' eolico tanto cara al suo amico Paolo Arata, che gli è costata un' indagine per corruzione. E se fino a ieri la Procura di Roma non aveva in mano i testi precisi, ora sarà proprio il ministero dello Sviluppo Economico, quello guidato dal vicepremier Luigi Di Maio, a fornire gli elementi che possono appesantire la posizione del collega di governo leghista. La "massima collaborazione" con l' autorità giudiziaria è garantita, anche se ai piani alti del Mise tutti si trincerano dietro il riserbo, vista l' indagine in corso.

ARMANDO SIRIARMANDO SIRI
È proprio in quegli uffici che Armando Siri si "è fatto carico" di portare avanti la sua missione per conto di Arata e del suo socio occulto (secondo la tesi della Procura) Vito Nicastri, l' imprenditore mafioso che avrebbe finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Un tentativo, raccontano, fermato dal gabinetto del ministro che ha ritenuto non ci fossero i "presupposti" per trasformarlo in una proposta normativa: si trattava di "una sanatoria", una "estensione di benefici" che in sostanza, già a prima vista, sembrava nascondere un favore a qualcuno.
LUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINOLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO

L' approfondimento su chi fosse il potenziale beneficiario della norma però, spiegano adesso, non è stato fatto. Nel caso del testo presentato al ministero dello Sviluppo economico si trattava di allargare gli incentivi previsti agli impianti più datati. Praticamente lo stesso principio contenuto nell' emendamento presentato alla legge di Bilancio, che aveva come primo firmatario il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo.

armando siri 2ARMANDO SIRI 
Fallito il tentativo sulla manovra, insomma, il sottosegretario Siri avrebbe giocato di sponda con i colleghi di partito. Che hanno ripresentato a palazzo Madama l' identica richiesta: applicare le "tariffe incentivanti" a tutti gli impianti entrati in vigore entro l' estate del 2017. L' emendamento non è passato. Prima che venisse messo ai voti è arrivato il parere negativo del ministero dell' Ambiente guidato da Sergio Costa: "Si esprime orientamento tecnico contrario - si legge nel parere - in quanto si sposta in avanti un termine per l' applicazione agli impianti a fonti rinnovabili di tariffe incentivanti più vantaggiose. Così si registrerebbe un impatto negativo sulle bollette per riconoscere un vantaggio ad impianti comunque già entrati in servizio".
luigi di maio ai box della formula e 4LUIGI DI MAIO AI BOX DELLA FORMULA E 

Nonostante il no dei tecnici, la Lega ha insistito perché il parere venisse riformulato: a quel punto è arrivato il no "politico" del ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, che si occupava del vaglio degli emendamenti alla manovra. Ma Siri non si è arreso. E sempre attraverso i colleghi del Carroccio ci ha riprovato nel Milleproroghe e nella legge di semplificazione: tutti elementi dell' incartamento che ora la Procura acquisirà negli uffici dei ministeri, a cominciare da quello guidato da Di Maio.
 
E proprio il vicepremier del M5S in serata a Dritto e rovescio sostiene: "Negli uffici legislativi di vari ministeri c' era la proposta normativa di Siri sull' eolico, ma il M5S ha sempre dato parere negativo, perché rappresentava una sanatoria del settore. Se il Mise non avesse detto di no alla proposta probabilmente ci sarebbero stati anche membri del mio staff indagati".

Fonte: qui