9 dicembre forconi: provvedimento
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venerdì 12 luglio 2019

ANDREA GIACOBINO: “BANCA D'ITALIA HA MESSO IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA ADVANCE SIM: UN PROCEDIMENTO CHE DI SOLITO DERIVA DALLA CONSTATAZIONE DI GRAVI IRREGOLARITÀ. SI TRATTA FORSE DELLA STESSA ADVANCE SIM CHE HA AFFIANCATO LA SOCIETÀ EDITRICE DE “IL FATTO" NELLA QUOTAZIONE?”

Caro Dago,
"Il Fatto Quotidiano" è sempre molto attento alle malefatte della finanza. Al sito e al giornale dev'essere però scappato il recente provvedimento di Banca d'Italia. 
quotazione del fatto quotidiano marco lillo antonio padellaro peter gomez cinzia monteverdi marco travaglioQUOTAZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO MARCO LILLO ANTONIO PADELLARO PETER GOMEZ CINZIA MONTEVERDI MARCO TRAVAGLIO
Via Nazionale ha messo in liquidazione coatta amministrativa Advance Simun procedimento che di solito deriva dalla constatazione di gravi irregolarità. Si tratta forse della stessa Advance Sim che ha affiancato la società editrice de Il Fatto nella quotazione?
Con simpatia.
Andrea Giacobino
COMUNICAZIONE BANKITALIA
Advance SIM S.p.A., con sede legale in Milano, e stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 3 luglio 2019, su proposta della Banca d’Italia e con il conforme parere della Consob.
In data 9 luglio 2019 si sono insediati gli Organi liquidatori della procedura, nominati dalla Banca d’Italia nelle persone dei sigg.: avv. Luca Maria Blasi, quale Commissario liquidatore; dott. Enrico Ajello, prof. avv. Emanuele Cusa e dott. Federico Loda, quali componenti del Comitato di sorveglianza.
quotazione del fatto quotidiano marco lillo antonio padellaro peter gomez cinzia monteverdi marco travaglioQUOTAZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO MARCO LILLO ANTONIO PADELLARO PETER GOMEZ CINZIA MONTEVERDI MARCO TRAVAGLIO
La gestione della SIM e ora affidata agli Organi liquidatori, che operano sotto la supervisione della Banca d’Italia. Fonte: qui

giovedì 18 aprile 2019

IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI DELLA LEGA ARMANDO SIRI, VICINISSIMO A SALVINI, È INDAGATO PER CORRUZIONE

AVREBBE INTASCATO UNA MAZZETTA DA 30MILA EURO PER INTRODURRE NEL DEF UNA NORMA PER FAVORIRE ALCUNI IMPRENDITORI, CHE PERÒ NON È MAI PASSATA 
A DARGLI I SOLDI SAREBBE STATO UN PROFESSORE UNIVERSITARIO CHE SECONDO I PM È IN AFFARI CON UN IMPRENDITORE VICINO A COSA NOSTRA 
DI MAIO: “QUI LA QUESTIONE È MORALE, SIRI DOVREBBE DIMETTERSI”

INDAGATO SIRI: PER PM TANGENTE DA 30MILA EURO

(ANSA) -Sarebbe stata di 30mila euro la mazzetta intascata dal sottosegretario ai Trasporti della Lega Armando Siri per introdurre una norma nel Def che avrebbe favorito alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. L'emendamento però non è mai passato. Siri è indagato per corruzione dai pm romani nell'ambito di una indagine nata a Palermo su un imprenditore dell'eolico, Vito Nicastri, ritenuto vicino a Cosa nostra.
VITO NICASTRIVITO NICASTRI

A consegnare il denaro a Siri sarebbe stato Paolo Arata, professore universitario, estensore del programma sull'energia della Lega e in affari, per i pm, con Nicastri. Siri, che non sapeva dei rapporti tra Arata e Nicastri, avrebbe ricevuto il denaro a casa del professore che sarebbe stato un suo grande sponsor nella politica.

Paolo ArataPAOLO ARATA









L'emendamento caldeggiato avrebbe dovuto fare retroagire i finanziamenti stanziati per le rinnovabili alla data di costituzione di una delle società di Nicastri che avrebbe potuto così beneficiarne. Parallelamente all'indagine romana la procura di Palermo ha ricostruito un giro di tangenti alla Regione siciliana per favorire Nicastri nell'ottenimento di alcune concessioni.

DI MAIO, DIMISSIONI SIRI È QUESTIONE MORALE E POLITICA
ARMANDO SIRI GIUSEPPE CONTEARMANDO SIRI GIUSEPPE CONTE
(ANSA) - "Non so se Salvini sia d'accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l'integrità delle istituzioni" Così il vicepremier Luigi Di Maio sulla vicenda che coinvolge il sottosegretario Siri. "Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale. Ma se i fatti dovessero essere questi è chiaro che Siri dovrebbe dimettersi", ha aggiunto.



"Salvini sapeva del figlio di Arata" 
Federico Arata, figlio dell'imprenditore Paolo Arata, indagato per corruzione nel caso che ha portato sotto inchiesta il sottosegretario leghista Armando Siri, è stato assunto dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti a palazzo Chigi. Secondo quanto riporta il quotidiano milanese "il contratto è stato firmato con il Dipartimento programmazione economica", e appena registrato dalla corte dei Conti.
Il Movimento 5 Stelle in una nota si domanda "se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo". "La domanda che, per una questione di opportunità politica, ci poniamo, è se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo. Ci auguriamo e confidiamo che il leader della Lega sappia fornire quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto. Non solo al M5S, con cui condivide un impegno attraverso il contratto di governo, ma anche ai cittadini", si legge. Nella stessa nota scrivono i pentastellati: "Se quanto riportato dal Corriere della Sera corrispondesse al vero circa l'assunzione di Federico Arata, figlio dell'imprenditore-faccendiere Paolo, da parte del Sottosegretario Giancarlo Giorgetti a palazzo Chigi, allora ci troveremmo di fronte a un vero e proprio caso".
Il Partito Democratico, riporta l'AdnKronos, chiede al premier Giuseppe Conte di riferire in parlamento. Fonti Dem dicono: "Dopo le recenti rivelazioni della stampa secondo la quale il figlio dell'imprenditore Arata, indagato insieme al sottosegretario Siri, sarebbe stato assunto recentemente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti, il presidente Conte non può nascondersi e ha il dovere di presentarsi in Parlamento per chiarire una vicenda che getta inquietanti ombre sul Governo. Le ipotesi di indagine della Magistratura sono gravissime e impongono al Governo di fare chiarezza".
La Lega risponde con una nota: "Parlamentari e ministri della Lega continuano a lavorare anche in questi giorni di festa. Non rispondono a polemiche e insulti che si sgonfieranno nell'arco di qualche ora. Federico Arata è persona preparata".
Federico Arata è figlio di Paolo, accusato di corruzione perché avrebbe "dato o promesso" una mazzetta di 30mila euro al sottosegretario leghista Armando Siri per caldeggiare un emendamento al Def che avrebbe favorito Vito Nicastri, imprenditore alcamese ai domiciliari perché accusato di aver pagato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro e tornato in cella ieri nell'ambito della nuova indagine.
Come scrive Gianluca Paolucci su La Stampa, Federico Arata è uno degli "architetti dell'Internazionale Sovranista", ospite frequente del Viminale da quando Matteo Salvini è diventato ministro. La vicinanza a Salvini si esprime anche nella sua presenza negli incontri che fanno parte delle "relazioni internazionali della Lega". Arata è stato uno degli intermediari tra Salvini e Bannon. Nel 2018 è stato infatti impegnato ad organizzare gli incontri tra il leader leghista e l'ideologo di Trump.
Sull'asse Usa e Italia è cresciuto il rapporto tra Arata e la politica italiana. La Stampa riporta che il viaggio in Usa di Salvini sarebbe potuto essere un'ottima occasione per dare visibilità alla proposta di Siri sulla flat Tax. Tour che non si è concretizzato ma che ha rafforzato il legame tra Arata e le personalità degli States.
Nell'estate del 2018 è impegnato nell'organizzazione degli incontri tra Salvini e Bannon e dell'adesione di Salvini al progetto allora denominato The Movement per costruire un'alleanza tra i partiti sovranisti europei. Agli amici confidava di essere stato proprio lui il «facilitatore» dell'incontro tra i due e dell'adesione di Salvini al progetto di Bannon.
Fonte: qui

SARÀ IL MINISTERO GUIDATO DA LUIGINO A PORTARE IL RISCONTRO CHE LA PROCURA CERCA SULL’EFFETTIVA INCIDENZA DI ARMANDO SIRI NELLA PARTITA DELL’EOLICA CARA A PAOLO ARATA 
IL TENTATIVO NON È RIUSCITO IN MANOVRA, E SIRI CI AVREBBE RIPROVATO RIPRESENTANDO LO SESSO PRINCIPIO IN UN TESTO AL MISE…
Luca De Carolis e Paola Zanca per “il Fatto Quotidiano”

luigi di maio 1LUIGI DI MAIO 
Dicono di avere la prova. Quella che mancava: il riscontro inconfutabile che Armando Siri abbia davvero provato a incidere nella partita dell' eolico tanto cara al suo amico Paolo Arata, che gli è costata un' indagine per corruzione. E se fino a ieri la Procura di Roma non aveva in mano i testi precisi, ora sarà proprio il ministero dello Sviluppo Economico, quello guidato dal vicepremier Luigi Di Maio, a fornire gli elementi che possono appesantire la posizione del collega di governo leghista. La "massima collaborazione" con l' autorità giudiziaria è garantita, anche se ai piani alti del Mise tutti si trincerano dietro il riserbo, vista l' indagine in corso.

ARMANDO SIRIARMANDO SIRI
È proprio in quegli uffici che Armando Siri si "è fatto carico" di portare avanti la sua missione per conto di Arata e del suo socio occulto (secondo la tesi della Procura) Vito Nicastri, l' imprenditore mafioso che avrebbe finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Un tentativo, raccontano, fermato dal gabinetto del ministro che ha ritenuto non ci fossero i "presupposti" per trasformarlo in una proposta normativa: si trattava di "una sanatoria", una "estensione di benefici" che in sostanza, già a prima vista, sembrava nascondere un favore a qualcuno.
LUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINOLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO

L' approfondimento su chi fosse il potenziale beneficiario della norma però, spiegano adesso, non è stato fatto. Nel caso del testo presentato al ministero dello Sviluppo economico si trattava di allargare gli incentivi previsti agli impianti più datati. Praticamente lo stesso principio contenuto nell' emendamento presentato alla legge di Bilancio, che aveva come primo firmatario il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo.

armando siri 2ARMANDO SIRI 
Fallito il tentativo sulla manovra, insomma, il sottosegretario Siri avrebbe giocato di sponda con i colleghi di partito. Che hanno ripresentato a palazzo Madama l' identica richiesta: applicare le "tariffe incentivanti" a tutti gli impianti entrati in vigore entro l' estate del 2017. L' emendamento non è passato. Prima che venisse messo ai voti è arrivato il parere negativo del ministero dell' Ambiente guidato da Sergio Costa: "Si esprime orientamento tecnico contrario - si legge nel parere - in quanto si sposta in avanti un termine per l' applicazione agli impianti a fonti rinnovabili di tariffe incentivanti più vantaggiose. Così si registrerebbe un impatto negativo sulle bollette per riconoscere un vantaggio ad impianti comunque già entrati in servizio".
luigi di maio ai box della formula e 4LUIGI DI MAIO AI BOX DELLA FORMULA E 

Nonostante il no dei tecnici, la Lega ha insistito perché il parere venisse riformulato: a quel punto è arrivato il no "politico" del ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, che si occupava del vaglio degli emendamenti alla manovra. Ma Siri non si è arreso. E sempre attraverso i colleghi del Carroccio ci ha riprovato nel Milleproroghe e nella legge di semplificazione: tutti elementi dell' incartamento che ora la Procura acquisirà negli uffici dei ministeri, a cominciare da quello guidato da Di Maio.
 
E proprio il vicepremier del M5S in serata a Dritto e rovescio sostiene: "Negli uffici legislativi di vari ministeri c' era la proposta normativa di Siri sull' eolico, ma il M5S ha sempre dato parere negativo, perché rappresentava una sanatoria del settore. Se il Mise non avesse detto di no alla proposta probabilmente ci sarebbero stati anche membri del mio staff indagati".

Fonte: qui

mercoledì 20 febbraio 2019

Nei 5 Stelle base all’attacco e la minoranza si ribella. Di Maio: via chi vota contro

ROMA «Chi vota contro il blog è fuori». Luigi Di Maio non usa mezzi termini con i suoi. Riecheggia le parole pronunciate in assemblea da Paola Taverna e inasprisce i toni contro il dissenso, che monta prepotentemente anche nella base: «Non penso avranno il coraggio, ma se qualcuno decidesse di votare per l’autorizzazione a procedere contro Salvini, sarebbe espulso all’istante. Ma ora ripartiamo. Siamo il Movimento che cambia il Paese, ricordiamocelo». Sembra parlare a se stesso Luigi Di Maio, mentre sprona i suoi a ricominciare, per ridare vigore e sostanza all’orgoglio ferito per l’ennesima capitolazione verso l’alleato/antagonista Matteo Salvini.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
Il capo del Movimento è stato costretto a usare il blog per uscire dal vicolo cieco, per rendere corresponsabile il popolo dei militanti della perdita di innocenza. Ma nonostante questo, si sente sempre più solo. E teme che la rivolta cresca, tanto che non è più tabù la parola «scissione».
Così indurisce i toni e si prepara a cambiare il Movimento, a trasformarlo in qualcosa di molto simile agli odiati «partiti», con referenti che rispondano direttamente a lui. Un modo anche per uscire dall’isolamento, visto che deve combattere la battaglia su più fronti. A partire da quello interno, dove Beppe Grillo è ormai una scheggia impazzita («nei prossimi giorni pranzo con lui», dice Di Maio), Davide Casaleggio un padre molto ingombrante, e cresce il disagio dei parlamentari vicini a Fico che si salda a quello degli «ortodossi» (Nicola Morra e Alberto Airola, tra gli altri) e alla rivolta delle sindache. Non bastasse, il suo asso nella manica per le Europee, Alessandro Di Battista, si è dimostrato un boomerang: troppi eccessi verbali e scarso gradimento nei sondaggi, tanto che dopo l’esibizione non entusiasmante a «DiMartedì» (con tanto di richiesta di applausi al pubblico), l’ex deputato si è eclissato. Contro Di Maio si è schierato il «Fatto Quotidiano», con Marco Travaglio che parla di «suicidio» del Movimento.
Di Maio sorride in pubblico ma è irritato. Soprattutto dall’ultima uscita del deputato Luigi Gallo, vicinissimo a Fico: «Non liquiderei così il voto su Salvini. Il 41 per cento degli iscritti al M5S chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai nostri principi. Il 41 per cento è un numero enorme». Va oltre, Gallo, riferendosi alle parole di Paola Taverna e alle minacce di Di Maio: «C’è qualcuno che dice che il 41% deve andarsene, qualcun altro vuole etichettarlo come dissidenza. Io so invece che il 41 per cento è pronto a mobilitarsi». E sul web scoppia la rivolta dei militanti inferociti contro il «tradimento».
Di Maio, come racconta una deputata, ha cercato di sviare l’assemblea post voto, parlando per ben tre volte: «È stata un’assemblea surreale. Si è discusso per ore solo dell’organizzazione e quasi per niente di Rousseau e di Salvini». Con un pugno di fedelissimi Di Maio si è rifugiato alle tre di notte, al ristorante La Base di via Cavour, ritrovo notturno del Movimento, per ricavare ferro e proteine da una gigantesca bistecca argentina.
E per pensare a che fare se arrivasse, come pare, una richiesta di autorizzazione per lui stesso e per il premier Conte. Di Maio potrebbe decidere di non rischiare e di non richiamare all’opera i militanti digitali con un nuovo voto su Rousseau, variabile pericolosa. Ma Roberto Fico fa sapere ai suoi: «Se una richiesta di autorizzazione arrivasse a me, io mi farei processare».
Problemi imbarazzanti per il leader maximo dei 5 Stelle, che vede accumularsi le sciagure: dopo la sconfitta abruzzese, rischia nel prossimo turno in Sardegna e le Europee promettono male. Per questo Di Maio ha puntato i piedi anche contro Casaleggio. E ha ottenuto una mezza vittoria: non la fine del doppio mandato, come aveva chiesto, ma almeno il radicamento territoriale e l’alleanza con le liste civiche. Poco, ma un appiglio almeno, per provare a uscire dall’angolo.
Fonte: qui

CACCIARI HA QUALCOSA DA DIRE A QUELLI DEL PD CHE DOPO IL "NO" IN GIUNTA GRIDANO ALLO SCANDALO 
"DOBBIAMO FICCARCELO IN TESTA. LE QUESTIONI POLITICHE, COME QUELLE RIGUARDANTI SALVINI, CHE IN QUESTO CASO HA ASSUNTO UN ATTEGGIAMENTO POLITICO, NON POSSONO ESSERE OGGETTO DI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI. NON HA SENSO. QUANDO CIÒ AVVIENE, IL POLITICO ACCUSATO NE RICEVE SOLO BENEFICI" 
''SALVINI VA AFFRONTATO, CONTESTATO E MANDATO A CASA POLITICAMENTE"

MASSIMO CACCIARIMASSIMO CACCIARI
Tra i grandi oppositori di Matteo Salvini, senza ombra di dubbio, c'è Massimo Cacciari. Eppure, a Otto e Mezzo di Lilli Gruber, rifila un metaforico schiaffone a tutti i manettari del Pd che poche ore dopo avrebbero insultato la Giunta che ha negato l'autorizzazione a procedere contro il ministro per il caso-Diciotti. "Per me - ha spiegato Cacciari - è stato sempre un problema squisitamente politico. Se fosse dipeso da me, non avrei assolutamente intentato questo procedimento nei confronti di Salvini, che va affrontato, contestato e, a parer mio, mandato a casa politicamente". 
salvini sbrana il movimento cinquestelleSALVINI SBRANA IL MOVIMENTO CINQUESTELLE

Insomma, anche per Cacciari la richiesta di processare il leghista è una follia giuridica. "Salvini, grazie a questo caso, ha visto aumentare i propri consensi, perché ormai funziona così", ha aggiunto. E ancora: "Dobbiamo ficcarcelo in testa. Le questioni politiche, come quelle riguardanti Salvini, che in questo caso ha assunto un atteggiamento politico, non possono essere oggetto di procedimenti giudiziari. Non ha senso. Quando ciò avviene, il politico accusato ne riceve solo benefici". Detto da uno che contesta il vicepremier del Carroccio su tutto, vale ancora di più. Soprattutto per quel Pd che dopo il "no" in Giunta gridava allo scandalo.

Fonte: qui

domenica 3 febbraio 2019

PASQUALE TRIDICO, IDEATORE DEL PROVVEDIMENTO, DESCRIVE IL PIANO PER IL CONTRASTO ALLA POVERTÀ E L'ATTIVAZIONE NEL MERCATO DEL LAVORO

“QUANDO FINIRÀ LA POLEMICA SUL ‘DIVANO’, SCANSAFATICHE E LE ‘VACANZE’ DEI POVERI, SI APPREZZERANO GLI OBIETTIVI…”

L'autore dell'articolo, Pasquale Tridico, è sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico e docente di Economia del Lavoro all' Università Roma Tre. È consulente del ministro del Welfare, Luigi Di Maio, e viene considerato come il padre della riforma che sta portando all'implementazione del reddito di cittadinanza.

L'autore ritiene che si tratti di «un formidabile strumento per inserire nel mondo del lavoro coloro che finora ne sono stati lontani e includere nella società le famiglie più povere». Molti sono gli interrogativi sulla capacità del sistema di trovare a disoccupati e inattivi fino a tre offerte di impiego. Dubbi a cui Tridico risponde spiegando i meccanismi con cui il governo punta a contrastare la povertà e a rimettere in moto il mercato del lavoro.

pasquale tridico 1PASQUALE TRIDICO
***

Quando finirà la polemica sterile contro il Reddito di cittadinanza, quella che tira fuori solo problemi inerenti l' elusione, i furbi, gli scansafatiche, fino ad arrivare al «divano», e alle «vacanze» dei poveri, e quando si comincerà a leggere il provvedimento come misura di reddito minimo in Italia, di contrasto alla povertà e di riattivazione verso il mercato del lavoro, allora, necessariamente si apprezzeranno gli obiettivi, i mezzi attraverso i quali agisce e le risorse che mobilita.

Quando la critica al reddito di cittadinanza è meno aggressiva, si tirano fuori argomenti del tipo: «Si poteva rinforzare il Rei». Anche in questo caso la critica non trova fondamento, poiché non solo si è «rinforzato» il Rei in modo oggettivo ed evidente in termini di beneficiari, platee e risorse, passando da un contributo individuale massimo di 187 a 780 euro e da una platea potenziale di 1 milione ad una di quasi 5 milioni di persone, e da un fondo di poco più di 2 miliardi complessivi a poco più di 8 miliardi complessivi.
luigi di maio pasquale tridico 1LUIGI DI MAIO PASQUALE TRIDICO

Ma si è anche «rinforzato» il Rei nella parte che riguarda il «cuore» di quel provvedimento, ovvero il contrasto alla povertà, la rete dei Servizi sociali attraverso i Comuni e l' inclusione sociale. Infatti, per questo obiettivo le risorse aumentano notevolmente, di circa 130 milioni nel 2019 passando a circa 347 milioni, raggiungono 587 milioni nel 2020 e triplicano nel 2021 passando a 615 milioni di euro.

Una dotazione di risorse mai vista prima per l' obiettivo della lotta alla povertà. Una vera rivoluzione, e per conoscerne bene la portata basterebbe chiedere alla Caritas o alla Alleanza contro la Povertà che negli anni scorsi non hanno mai visto tante risorse. Tutto questo fa parte del cosiddetto Patto per l'inclusione sociale, per quelli più distanti dal mercato del lavoro, con particolari disagi sociali.

pasquale tridicoPASQUALE TRIDICO
I beneficiari di Reddito di cittadinanza che stipulano il Patto di inclusione sociale presso i Comuni e i Servizi sociali avranno condizionalità e obblighi diversi, prevalentemente di tipo sociale, rispetto a coloro che stipulano il Patto per il Lavoro, come succede in tutti i paesi europei. Perché la povertà non dipende solo dalla mancanza di lavoro. Perché la povertà è un problema multidimensionale.

Infine, oltre a «rinforzare» il Rei in lungo e in largo, si è aggiunto un altro fondamentale pilastro, che potremmo definire «lavorista», di riattivazione verso il mercato del lavoro, costruendo un reddito minimo che possa garantire una vita dignitosa combinato con incentivi alla integrazione nel mercato del lavoro. Anche in questo caso, la critica al pilastro «lavorista» è priva di fondamento. I Centri per l' impiego (Cpi) non sono pronti, si dice, le politiche attive sono inesistenti o quasi, e via discorrendo. Vero. Ma proprio per questo è giusto partire al più presto possibile, e questa è una occasione d' oro.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Del resto la finalità di contrasto alla povertà e sostegno al reddito, rispetto alla quale il reddito di cittadinanza dovrà anche essere valutato, rimane soddisfatta anche durante la costruzione e il potenziamento dei Cpi, da cui quella finalità è indipendente, e con cui la riforma dei Cpi non è in conflitto. Come per il contrasto alla povertà e la rete ad essa connessa, anche i Cpi, le regioni e tutti i servizi ad essi collegati, non hanno mai visto tante risorse: 120 milioni nel 2019 e 160 milioni dal 2020 per 4000 nuove assunzioni presso i Cpi. 200 milioni per l' assunzione di 6000 navigator nel 2019, 250 milioni per il 2020 e 50 milioni per il 2021, attraverso Anpal servizi Spa.

reddito di cittadinanza bancomatREDDITO DI CITTADINANZA BANCOMAT
A ciò si aggiunge una ulteriore dotazione di 480 milioni nel 2019 e di 420 milioni nel 2020 per strutture e infrastrutture fisiche e tecnologiche presso i Cpi e le regioni che in questo hanno competenza. Inoltre, la differenza tra il Fondo per il Reddito di cittadinanza, cioè 8,32 miliardi a regime dal 2021, e l'erogazione del beneficio, pari a regime a 7,21 miliardi, è di oltre 1 miliardo; risorse per il mantenimento di tutta la struttura dei CPI, di Anpal, e di tutti i soggetti convolti (Inps, Caf, Comuni, Enti di formazione, Enti accreditati, sistemi informativi, piattaforme, ecc).

Il programma del Reddito di cittadinanza ha una architettura complessa, studiata sulla scia dei migliori esempi europei di reddito minimo, e prevede formazione e condizionalità, oltre che un vasto programma di incentivi alle imprese e agli enti di formazione accreditati, che identifica un approccio molto orientato verso il reinserimento nel mercato del lavoro attraverso un Patto per il Lavoro o un Patto per la Formazione. Le imprese che assumono un beneficiario a tempo indeterminato ottengono un incentivo sotto forma di esonero contributivo, pari alla differenza tra 18 mesi e i mesi usufruiti.

Gli enti di formazione stipulano un Patto di formazione, finalizzato allo svolgimento di un percorso professionale, alla fine del quale se il beneficiario ottiene un lavoro coerente con il profilo formativo, ottengono la metà dell' esonero contributivo pari a 18 mesi meno i mesi già usufruiti. L'altra metà va all' impresa che assume il lavoratore. Gli Enti di formazione saranno quindi spinti ad organizzare corsi di formazione per posizioni per cui esistono vacancy, perché i loro incentivi dipendono dall' assunzione, piuttosto che da opachi finanziamenti regionali a pioggia.

Inoltre questi incentivi spingono imprese e enti di formazione a stipulare il Patto di formazione e ad assumere al più presto un beneficiario, per ottenere un beneficio più cospicuo. Nel caso in cui il beneficiario avvia un' attività di lavoro autonomo o costituisce un' impresa individuale o una società cooperativa sono previsti anche incentivi fino ad un massimo di 6 mensilità.

La combinazione tra l' impossibilità di rifiutare più di 3 offerte di lavoro congrue, a scalare su 100 km, 250 km e tutto il territorio nazionale, insieme ai forti incentivi all' inserimento lavorativo, permette di affermare, ragionevolmente, che sebbene il Reddito di cittadinanza sia un reddito minimo strutturale, per sempre, per un singolo beneficiario potrebbe durare massimo due cicli.

Veniamo inoltre al cosiddetto doppio bonus per le imprese. Nel caso in cui il datore di lavoro abbia esaurito gli esoneri contributivi in forza degli sgravi previsti nella scorsa legge di bilancio per le imprese nel Sud gli incentivi contributivi previsti nel Reddito di cittadinanza si trasformano in credito di imposta.

Conclude questa batteria di incentivi all' inserimento nel mercato del lavoro l' assegno di ricollocazione (AdR), una somma di denaro che può variare tra 250 e 5.000 euro. Una dote che può essere spesa presso enti accreditati e Cpi, ed è effettivamente incassata solo nel momento in cui il lavoratore trova lavoro.

La logica di fondo alla base di questa batteria di incentivi è la riattivazione nel mercato del lavoro di un gran numero di inattivi, tra cui moltissimi giovani NEET. L' afflusso degli scoraggiati presso i Cpi permetterebbe di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nella metodologia europea contribuisce alla crescita del Pil potenziale. Si aprirebbe così uno spazio fiscale aggiuntivo che può essere utilizzato per aumentare l' occupazione evitando di far crescere in percentuale il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni comunitari.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Inoltre, rafforzare lo Stato sociale, attraverso il reddito minimo, pone un freno ad una tendenza di riduzione del welfare e di salario indiretto che negli ultimi 3 decenni ha costituito, insieme alla flessibilizzazione del mercato del lavoro, una costante della politica economica italiana, che ha favorito il declino della quota salario sul Pil, e la perdita di potere contrattuale da parte dei lavoratori, con inevitabile stagnazione dei salari.

In questo senso, il Reddito di cittadinanza, la più grande politica sociale degli ultimi 30 anni almeno, può rappresentare anche la spinta iniziale di una pressione verso l' alto dei salari.

Dall' altra parte, le finalità sociali, di contrasto alla povertà sono necessari, in una economia avanzata come la nostra, per garantire la stabilità sociale, soprattutto in periodi di dinamica lenta del Pil come quella che sembra profilarsi per via di una congiuntura internazionale sfavorevole. In questi periodi, azionare la leva anticiclica della politica economica, addirittura in anticipo, potrebbe rivelarsi fondamentale per garantire la stabilità dei consumi e della domanda aggregata, con la soddisfazione che per una volta almeno si potrà dire che si è iniziato dagli ultimi.

Fonte: qui

venerdì 18 novembre 2016

Arrestati dopo folle inseguimento, il giudice li libera: l'ira dei militari


Nemmeno un giorno di arresto. Dopo la folle fuga di tre ladri albanesi subito liberi.

E in caserma scatta la rabbia dei carabinieri


La caccia all'uomo era durata per ore, con l'incubo dell'Audi Gialla che tornava nella mente dei poliziotti di Treviso e Pordenone.

Questa volta l'auto era sempre un'Audi A6, ma nera. Al suo interno tre banditi che l'avevano appena rubata e con la quale i tre albanesi avevano messo a segno diversi furti tra Friuli e Veneto. Lo spiegamento di forze era riuscito a mettere le manette ai polsi di Lorenc (39) ed Enis Shafloqi (22) ed Elton Alia (incensurato). Ma il giudice li ha liberati subito. Graziandoli con la sola "denuncia a piede libero".

La decisione della procura ha fatto scattare la comprensibile ira delle forze dell'ordine.

Secondo il Gazzettino, infatti, i comandanti dei carabinieri avrebbero mostrato il loro disappunto riguardo la scelta del procuratore di Treviso di considerare "insufficienti" gli elementi raccolti dai militari durante la caccia all'
Audi nera.

In sostanza, sebbene l'auto l'avessero rubata il 10 ottobre a Pordenone, nonostante i carabinieri fossero certi avessero messo a segno dei furti, nonostante i posti di blocco forzati e gli inseguimenti, secondo il procuratore non c'erano "elementi sufficienti" per trattenere in carcere i tre albanesi.

Tutti liberi, quindi. In barba al lavoro degli uomini in divisa.
I ladri si erano anche gettati in un fiume per sfuggire alla cattura. Quando sono stati portati in caserma si sono asciugati. E poi il giudice li ha liberati.

Fonte: qui