Li chiamavano "spaccaossa". Reclutavano persone in difficoltà economiche disposte a farsi rompere un braccio o una gamba per ottenere il rimborso dall' assicurazione. Gli infortunati prendevano pochi spicci, i boss incassavano il premio, truffando la compagnia. È l' ultimo business mafioso scoperto dalla Squadra mobile di Palermo. E, in realtà, non è l' unica notizia. L' altra è che lorsignori, gli "spaccaossa", percepivano pure il reddito di cittadinanza.
ANNAMARIA FRANZONI
Ed è solo l' ultimo scandalo legato al sussidio voluto dai grillini. In questi mesi ne sono stati denunciati a centinaia. Una carrellata di mafiosi, spacciatori, lavoratori in nero, truffatori, ex terroristi, pregiudicati. Alcuni già ricevevano l' assegno mensile, altri avevano fatto domanda. È il caso di Annamaria Franzoni. Che per il momento si è vista negare l' assistenza dall' Inps. Non perché abbia appena finito di scontare una condanna definitiva per l' omicidio del figlio Samuele, semplicemente la donna non rientrava nei criteri Isee.
DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA
SISTEMA RODATO
Torniamo a Palermo, dove sono state arrestate nove persone, accusate di associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, danneggiamento fraudolento di beni assicurati. E, appunto, truffe assicurative. Chi si faceva fratturare un osso riceveva qualche centinaia di euro, i boss incassavano polizze fino a 100mila euro.
SIRACUSA, ARRESTATO SPACCIATORE IN PORSCHE CON REDDITO DI CITTADINANZA
Cinque dei nove fermati sommavano ai guadagni illeciti anche il reddito di cittadinanza.
REDDITO DI CITTADINANZA
A uno di loro è stata sequestrata una villa con piscina, sculture e statue di leoni. Nel parco auto sono state trovate macchine di lusso per un valore di 300mila euro. Nelle stesse ore, a Maratea (Potenza), la Guardia di Finanza ha denunciato un uomo che percepiva il Rdc ma lavorava in nero in un' impresa di trasporto merci.
LUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Sempre di ieri è la notizia che l' Inps di Bologna ha negato l' assegno ad Annamaria Franzoni, libera dallo scorso febbraio dopo aver scontato una condanna definitiva per l' omicidio del piccolo Samuele avvenuto a Cogne nel 2002. Macabra coincidenza: la domanda è stata respinta proprio per un calcolo legato alla detrazione dei figli a carico. La donna ha annunciato ricorso.
FRANZONI
A Palermo, qualche giorno fa, era finito sui giornali un meccanico 29enne. Che, oltre a percepire indebitamente il reddito di cittadinanza, operava senza autorizzazioni e aveva illecitamente attaccato la sua officina alla rete elettrica pubblica.
POCHE ISPEZIONI
A Floridia, in provincia di Siracusa, lo Stato assicurava il reddito minimo a un 41enne spacciatore. A casa gli hanno trovato 327 dosi di cocaina. E, nel box, una Porsche. Un altro pusher al quale l' Inps versava il reddito di cittadinanza è stato pizzicato a Boscoreale, Napoli. Quando i carabinieri lo hanno fermato, in auto aveva un chilo e trecento di marijuana.
FRANZONI
Poco più a Sud, ad Agropoli, una donna continuava a incassare la pensione della mamma morta nel 2013. Non le bastava, evidentemente. E ha fatto anche domanda per il reddito di cittadinanza.
FRANZONI
Chiamasi bulimia di assistenzialismo. Altrettanto noto è il caso di Federica Saraceni, ex brigatista, condannata a 21 anni e mezzo di carcere per l' omicidio del giuslavorista Massimo D' Antona e attualmente ai domiciliari, che percepisce un assegno RdC di poco superiore ai 600 euro al mese.
Ogni giorno vengono stanati uno o più furbetti.
STEFANO LORENZI ANNAMARIA FRANZONI
Da fine marzo ad agosto i casi accertati dalle autorità sono stati 185. Mancano i dati relativi a settembre e ottobre. Però, se ci si basa sui fatti di cronaca, il numero sembra notevolmente lievitato.
Beccarli non è facile. E, di solito, le irregolarità vengono fuori sempre quando le indagini seguono altre piste: droga, truffe, riciclaggio. L' Ispettorato del lavoro, nell' ultimo report, ha ammesso di essere in affanno a causa delle «limitate risorse a disposizione». Le ispezioni nel 2019 sono calate del 9% rispetto all' anno precedente. Fonte: qui
L'ANZIANO VOLPONE È STATO SMASCHERATO DALLA GUARDIA DI FINANZA CHE HA SCOPERTO CHE L’UOMO USUFRUIVA DAL 2017, INDEBITAMENTE, GIÀ DI ALTRE PRESTAZIONI SOCIALI, EROGATE DALL’INPS…
Percepiva il reddito di cittadinanza ma era proprietario di un albergo. Il settantenne tra qualche giorno avrebbe ricevuto la 'ricarica'. E invece d’ora in poi la sua card resterà a secco. Percepiva il reddito di cittadinanza da ormai diversi mesi, il beneficio, però, era frutto di dichiarazioni false.
REDDITO DI CITTADINANZA
Unico componente del nucleo familiare aveva, infatti, attestato di non avere altri redditi, ma solo una pensione sociale. In pratica si è ben guardato di dichiarare le proprietà immobiliari e così ha ottenuto una certificazione Isee alterata, ma idonea ad ottenere il reddito di cittadinanza.
Il beneficiario in questione infatti è stato “smascherato” dai militari della Guardia di Finanza del Gruppo Rimini che dal mese di settembre scorso hanno avviato una mirata analisi dei dati sui percettori del beneficio residenti nella provincia. L’uomo in sostanza ha “dimenticato” di essere proprietario di un albergo (attualmente non attivo) del valore commerciale stimato pari a oltre 800mila euro e, per evitare eventuali controlli, ha dichiarato di essere residente presso un’abitazione non di proprietà. Requisiti patrimoniali che, di fatto, non avrebbero consentito all’uomo di percepire il sussidio.
REDDITO DI CITTADINANZA
Ulteriori verifiche hanno accertato che l’uomo usufruiva dal 2017, indebitamente, già di altre prestazioni sociali, erogate sempre dall’INPS. Il responsabile è stato segnalato alla competente Autorità Giudiziaria e agli uffici INPS per la revoca immediata del beneficio e per il recupero delle somme indebitamente percepite.
Per l’indebita percezione del reddito di cittadinanza, le pene sono severe: la legge prevede anche la reclusione da due a sei anni per chiunque presenti dichiarazioni false oppure ometta informazioni dovute. È prevista la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione, all’Ente erogatore, delle variazioni di reddito, del patrimonio o del nucleo familiare, nonché informazioni dovute e rilevanti ai fini della riduzione o revoca del beneficio.
Indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato. Con questa accusa una 56enne, di Agropoli, è stata denunciata. La donna continuava a incassare la pensione della madre deceduta nel 2013 e, nel frattempo, percepiva il reddito di cittadinanza. Le sono stati sequestrati, in via preventiva, i 67mila euro intascati fino a marzo 2018. I militari della Guardia di finanza di Agropoli, su disposizione della Procura di Vallo della Lucania, hanno proceduto a sequestrare anche un immobile e un veicolo.
REDDITO DI CITTADINANZAREDDITO DI CITTADINANZA
La donna, approfittando della circostanza che nessun funzionario dell'Anagrafe comunale avesse inoltrato la comunicazione di avvenuto decesso agli uffici dell'Inps, ha continuato a percepire i 1.200 euro netti di cui constava la pensione della madre; una somma a cui, in seguito, si sono aggiunti i circa 260 euro di reddito di cittadinanza corrisposto alla 56enne. È stata denunciata e, contestualmente, sono state avviate le procedure per la sospensione dell'erogazione del sussidio. Fonte: qui
A SCOPRIRLO È STATA LA GUARDIA DI FINANZA CHE L’HA BECCATO A BORDO DELLA SUA AMATA SUPERCAR CON 600 EURO IN CONTANTI. A CASA AVEVA 327 DOSI DI COCAINA PRONTE PER ESSERE SMERCIATE
Siracusa, arrestato spacciatore in Porsche con reddito di cittadinanza
SIRACUSA, ARRESTATO SPACCIATORE IN PORSCHE CON REDDITO DI CITTADINANZA
Formalmente povero, intascava il reddito di cittadinanza e nel contempo se ne andava in giro in Porsche a spacciare droga.A scoprire il pusher col sussidio sono stati i finanzieri del Comando Provinciale di Siracusa, che stavano indagando su un giro di sostanze stupefacenti.
PAOLO NASTASI IL PUSHER DI SIRACUSA CON IL REDDITO DI CITTADINANZA E LA PORSCHE
Paolo Nastasi, 41 anni, è finito in manette per detenzione di cocaina a fini di spaccio. E' stato fermato per un controllo mentre era a bordo della sua amata Porsche Macan: aveva con sé 600 euro in contanti, e nel corso di una perquisizione a casa sua si è scoperto che teneva la droga nascosta in doppi fondi ricavati nelle lattine di bevande e di un piccolo estintore.
Per andare a colpo sicuro, i baschi verdi hanno deciso di impiegare ''Aquila'', cane antidroga dal fiuto infallibile.
DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA
SIRACUSA, ARRESTATO SPACCIATORE IN PORSCHE CON REDDITO DI CITTADINANZA
Nel corso dell'operazione sono state trovate 327 dosi di cocaina per un totale di 120 grammi, abilmente occultate, nonché più di mille euro in contanti nascosti in parte all'interno della cappa della cucina e sottoposti a sequestro poiché ritenuti provento dell'attività illecita. Le dosi erano pronte per lo spaccio e contraddistinte da confezioni di diverso colore, rosso e blu, in ragione del quantitativo richiesto dal ''cliente''.
REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
SIRACUSA, ARRESTATO SPACCIATORE IN PORSCHE CON REDDITO DI CITTADINANZA
Gli uomini delle Fiamme Gialle stanno al momento vagliando ogni indizio in loro possesso, per cercare di individuare i canali di approvvigionamento dei pusher. La Guardia di Finanza, partendo dal monitoraggio delle auto di lusso, è pervenuta alla constatazione di ulteriori illeciti che incidono sulla spesa pubblica e minano legalità e sicurezza all'interno della città. Fonte: qui
IL 41ENNE DI SIRACUSA CHE VENDEVA DROGA CON UNA PORSCHE DI PROPRIETÀ (MENTRE INCASSAVA IL REDDITO DI CITTADINANZA) AVEVA NASCOSTO 120 GRAMMI DI COCAINA NEI DOPPI FONDI RICAVATI NELLE LATTINE DELLE BEVANDE E PERFINO IN UN ESTINTORE…
Spacciava la droga con la Porsche di proprietà e incassava il reddito di cittadinanza. Paolo Nastasi, 41 anni, di Floridia, nel Siracusano, è uno dei 982mila percettori del sussidio grillino e ieri è stato fermato dagli uomini della Guardia di Finanza al volante della sua Macan, la piccola di casa Porsche. Piccola nelle dimensioni ma non nel prezzo, visto che a comperarla nuova ci vogliono almeno 64mila euro.
COCAINA
Le Fiamme gialle hanno tratto in arresto Nastasi dopo averlo trovato in possesso di 120 grammi di cocaina, nascosta a casa nei doppi fondi ricavati nelle comuni lattine di bevande e perfino in un estintore. Lo spacciatore aveva con sé 600 euro in contanti, mentre altri mille, in biglietti di piccolo taglio, sono stati trovati sempre nella sua abitazione.
A guidare i finanzieri nella perquisizione è stato un cane antidroga che ha fiutato la cocaina immediatamente, svelando nascondigli che diversamente sarebbe stato molto difficile scoprire.
IL PRECEDENTE
Non si tratta del primo caso di un pusher scoperto a incassare il sussidio di cittadinanza. Alla fine di agosto i carabinieri avevano tratto in arresto ad Acerno, nel Salernitano, uno spacciatore che aveva dichiarato di essere nullatenente, riuscendo a percepire la misura fortemente voluta da Di Maio e compagni. In quel caso a scoprire la truffa era stato il Gip, dinanzi al quale il truffatore era comparso per la convalida del fermo.
Solo due casi fra i tanti che stanno emergendo soprattutto al Sud, dove si concentra oltre la metà dei percettori.
PAOLO NASTASI IL PUSHER DI SIRACUSA CON IL REDDITO DI CITTADINANZA E LA PORSCHE
Ma probabilmente si tratta solo della punta dell' iceberg, visto che da un controllo a campione condotto sempre dalla Guardia di Finanza, è emerso che il 70% circa dei 4mila beneficiari non aveva diritto a incassare i denari percepiti. In alcuni casi la cifra è stata rivista al ribasso.
Parecchio al ribasso. In altri, invece, i finanzieri hanno verificato che i furbacchioni non avevano diritto a ricevere neppure un centesimo, vista l' entità di beni e attività occultate nella dichiarazione presentata. La fenomenologia delle truffe è molto varia e va dalla falsificazione dell' Isee, l' Indicatore della situazione economica del nucleo familiare, fino all' occultamento di beni mobili e immobili. Non sono pochi neppure i beneficiari scoperti a condurre attività lecite o illecite. Svolte naturalmente completamente in nero.
VERIFICHE DIFFICILI
Dunque il milione scarso di italiani che sta incassando sulla Card elettronica il sussidio grillino rischia di includere una percentuale elevata di truffatori. Per smascherarli però occorre tempo perché le banche dati pubbliche e private non dialogano le une con le altre. E rendono di fatto impossibile l' incrocio dei dati indispensabile per scoprire quanti non avrebbero diritto a un cent di sussidio.
COCAINA
A preoccupare è anche un altro fenomeno emerso di recente: su dieci percettori convocati dai centri pubblici per l' impiego perché in possesso - sulla carta - delle caratteristiche per essere avviati al lavoro, appena uno si è presentato sottoscrivendo il «patto per il lavoro». Sui 700mila considerati occupabili, appena 70mila sono stati «profilati», come si dice nel gergo dei selezionatori. Dei rimanenti 630mila si sa poco o nulla.
Non rispondono alle lettere di convocazione. Spesso non si fanno trovare neppure al telefono, quando non si scopre che nella domanda hanno indicato il cellulare di parenti, affini, o addirittura conoscenti occasionali. La fretta di Di Maio e compagni di concedere il sussidio prima delle elezioni Europee della scorsa primavera non ha consentito di mettere a punto un meccanismo minimamente affidabile per i controlli. I risultati si vedono. E siamo soltanto all' inizio.
Le peggiori previsioni sul quel che sarebbe successo col reddito di cittadinanza si stanno puntualmente verificando. Propagandata da Di Maio come una misura per reinserire i disoccupati nel mercato del lavoro, il Rdc si sta invece rivelando come un sussidio puro e semplice, senza alcun vero meccanismo per far lavorare chi attualmente non ha una occupazione(o ne ha una in nero, in moltissimi casi, come sta scoprendo la Guardia di finanza). Dopo sette mesi dalla partenza del reddito, su 982mila percettori del benefit statale soltanto una misera percentuale, circa il 5%, ha infatti attivato un «patto per il lavoro».
Si tratta di una sorta di contratto che il beneficiario del reddito firma dopo aver definito il proprio «bilancio delle competenze» e essersi impegnato a rispettare gli obblighi previsti dalla legge, tra cui quello di accettare una proposta di lavoro congrua, la cosiddetta «fase 2» del reddito di cittadinanza. Ecco, questa procedura finora, a sette mesi dall' avvio del Rdc, l' hanno fatta soltanto 50mila beneficiari del reddito di cittadinanza, su quasi un milione.
In altre parole il 95% di coloro che ogni mese ricevono il sussidio non ha neppure lontanamente iniziato l' iter per essere poi inserito nelle «liste di collocamento» dei centri per l' impiego. I quali, nel romanzo di fantascienza partorito dai Cinque Stelle (e approvato anche da Salvini), dovrebbero poi offrire ben tre posti di lavoro ad ogni disoccupato. La realtà si sta rivelando completamente diversa dai sogni grillini. Finora l' unica cosa che funziona (e neanche bene) è il pagamento del reddito, ma tutta l' architrave che doveva traghettare gli assistiti verso il lavoro, attraverso l' intermediazione dei navigator assunti dalla Pa, con aggravio di spesa pubblica, si sta rivelando un drammatico bluff.
I dati parlano chiaro. «Secondo le prime verifiche parziali, ci sono 200mila convocazioni, 70mila colloqui e 50mila Patti per il lavoro sottoscritti» spiega la coordinatrice della Commissione lavoro della Conferenza delle Regioni Cristina Grieco.
Neanche 50mila, per la precisione 49.896. E questi non hanno trovato un lavoro, sono stati semplicemente schedati in vista del miraggio di un posto di lavoro. E gli altri 150mila convocati? Finora non si sono presentati nei centri per l' impiego, avevano altri impegni. Le Regioni protestano, chiedono una «data unica» per applicare le sanzioni verso chi non si presenta ai colloqui. Ma anche sul fronte dei lavori socialmente utili, previsti dalla legge istitutiva del reddito di cittadinanza come condizione per poterlo ricevere, siamo in enorme ritardo. Solo ieri il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha firmato il decreto per attivare i Comuni sulle modalità per far svolgere ai sussidiati dei servizi alla comunità, per qualche ora alla settimana. Cosa che, finora, non stanno assolutamente facendo.
LUIGI DI MAIO
Insomma, come scrive Italia Oggi, per ora si configura come «reddito di cittadinanza a sbafo».Anche il governo è costretto a parlare di «fallimento». «Dobbiamo concentrarci sulla fase due perché i navigator non diventino il capro espiatorio di un eventuale fallimento - dice al Sole24Ore la sottosegretaria Pd al Lavoro, Francesca Puglisi - I primi beneficiari profilati dai centri per l' impiego mostrano competenze molto basse, poco più della scuola secondaria di primo grado, e una storia di disoccupazione che dura da anni». Insomma profili che difficilmente incontreranno mai le esigenze di una datore di lavoro.
«Non solo. Gli operatori dei Centri per l' impiego e i navigator, da soli, difficilmente potranno gestire una ricollocazione così massiccia. Occorre intervenire, coinvolgendo meglio le agenzie per il lavoro private accreditate per favorire il più rapido inserimento». Quindi anche i navigator, sbandierati da Di Maio come una grande innovazione, sono inutili, serviranno consulenti esterni a pagamento.Nel frattempo, un milione di persone continua a ricevere l' assegno mensile, in media 482 euro al mese. Senza fare nulla e senza essere neppure candidabile ad un posto di lavoro. Il tutto per la modica cifra di 6 miliardi di euro.
LUIGI DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA
A POMIGLIANO D’ARCO, PAESE NATALE DI LUIGI DI MAIO, SU 39MILA ABITANTI 12MILA RICEVONO IL SUSSIDIO. MA DOPO SEI MESI NESSUNO HA RICEVUTO UNA PROPOSTA DI LAVORO
SONO STANCHI DI ESSERE PAGATI PER BIGHELLONARE, MA IL PROBLEMA È CHE MANCA LA NORMATIVA PER PROCEDERE ALLA FASE DUE
IL SINDACO LELLO RUSSO: “QUI NON C’È LAVORO. IL REDDITO È UNA PRESA IN GIRO”
Non lavorare stanca. Seppur con in tasca 620 euro di reddito di cittadinanza. «Mi sento depresso e inutile», dice il signor Agostino Fiorino. «Mi alzo alle 6 tutte le mattine e non so cosa fare». «Anche io voglio faticare», dice la signora Giuseppina Ricci. «A me interessa qualsiasi lavoro pur di finire il mese in modo giusto. Così, invece, i soldi non bastano e in più sono senza soddisfazione». «Ne parlavo l' altro giorno a tavola con mia moglie» dice il signor Ciro Demaria, che a marzo era stato il primo a mettersi in coda per la domanda.
DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA
«Per fortuna riceviamo questi soldi, per carità. Ringraziamo per il reddito. Ma quando scatta la fase 2?». In Italia sono 982.000 le persone che hanno diritto al reddito di cittadinanza. Con 100.416 domande accolte su 142.764 presentate, la provincia di Napoli è quella con più persone coinvolte. A Pomigliano d' Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, l' ex ministro del lavoro che mise la firma su questa riforma, su 39 mila abitanti 12 mila hanno ottenuto il sostegno economico. Sono passato sei mesi e nessuno ha mai ricevuto una proposta di lavoro. Nemmeno è stato chiamato per un impiego socialmente utile dal Comune.
CIRO DEMARIA, IL PRIMO A RICHIEDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA A POMIGLIANOLELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCO
Lello Russo, sindaco di centrodestra al sesto mandato, spiega perché: «Ho parlato con l' Inail, non è ancora pronta la normativa. Non posso assumere. Ma il problema del reddito di cittadinanza è che hanno barattato un servizio di carattere caritatevole con uno strumento per trovare lavoro. Non c' è lavoro qui. Il reddito è una presa in giro. Se io mettessi un bando da 10 milioni per chi scova un solo posto di lavoro nel circondario quei soldi resterebbero al sicuro nelle casse del Comune». Dalla casa natale di Luigi Di Maio al centro per l' impiego di Pomigliano d' Arco ci vogliono dieci minuti a piedi.
DI MAIO COME IL MAGO SILVAN BY GIANBOY
Oggi sono 55 le persone in coda per firmare il cosiddetto "patto per il lavoro". Agostino Fiorino: «Quando hanno chiamato il mio nome, mi sono seduto nella prima stanza a destra. Sono stato cinque minuti a parlare con un impiegato. Fra le mie competenze abbiamo scritto ausiliario specializzato nel settore sociosanitario perché ho lavorato 11 anni all' Anffas di Napoli, e poi imbianchino e muratore. Alla fine del colloquio ho chiesto: "C' è speranza?".
IL CENTRO PER L'IMPIEGO DI POMIGLIANO D'ARCO
L' impiegato ha risposto: "Non lo sappiamo"». Agostino Fiorino tiene fra le dita il foglio con scritto «Ricevuta Consegna Documento di stipula del Patto per il lavoro». Inizia con queste parole: «Il signor Agostino Fiorino ha stipulato in dato odierna». Su 12 mila «percettori» del reddito a Pomigliano d' Arco - li chiamano così - meno di mille sono stati chiamati a firmare quel documento. La fine prevista della coda è, nella migliore delle ipotesi, fra febbraio e marzo 2020. A tutti gli uffici dell' impiego della Campania è arrivata una lettera da parte della giunta regionale: «In riferimento alle attività propedeutiche per l' intervento statale detto reddito di cittadinanza, le SSVV sono invitate a organizzare lavoro straordinario, oltre l' orario di servizio, secondo il budget assegnato ai propri uffici».
LELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Dalla trincea di Pomigliano D' Arco, la dirigente Maria Luisa Brillo cerca di mantenere il profilo più basso che può: «Siamo qui. Abbiamo organizzato due turni. Chiameremo tutti». Ma il lavoro?
«Quello è un problema strutturale».
POMIGLIANO D'ARCO
Il lavoro non c' è. La situazione sta peggiorando. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è intervenuto a Capri al convegno dei giovani imprenditori: «Il sud è in recessione. Lo dicono i dati».
C' è da sfangare la giornata ancora una volta. «Se mi fanno andare a pulire con lo straccio il pavimento di un ospedale, ci vado» dice Agostino Fiorino. «Voglio stare bene e sentirmi autonomo.
Prima facevo almeno qualche lavoretto in nero da imbianchino. Ora non posso.
IL SITO PER IL REDDITO DI CITTADINANZA GIUSEPPE CONTE E LUIGI DI MAIO CON LA POSTEPAY PER IL REDDITO DI CITTADINANZA
La sera non arriva mai. Ho 52 anni e vivo appoggiato a casa dei miei genitori con mia figlia». Vanno in giro con la tessera gialla delle poste. Hanno l' obbligo di spendere tutto entro la fine del mese. «Si vede che sono persone in difficoltà» dice Anna Poli cassiera al supermercato Brava&Casa dietro piazza Giovanni Leone. «Dicono: menomale che ci sta la carta.
LELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCO
Comprano beni di prima necessità. Cancelleria scolastica. Mutande. I nostri incassi negli ultimi sei mesi sono aumentati del 15-20%». Dal verduriere: 5 fasci di friarielli a 2 euro. «Ma la cosa peggiore è che tutti vogliono il liquido», dice la signora Giuseppina Ricci. «Anche i pesciaiuli. Anche per un frigorifero. Anche per riparare i denti. O gli dai i contanti o saluti».
PAOLO NASTASI IL PUSHER DI SIRACUSA CON IL REDDITO DI CITTADINANZA E LA PORSCHE
Speculare alla situazione dei «percettori» del reddito di cittadinanza, c' è quella dei navigator: sono 471 quelli che hanno vinto il concorso per lavorare in questa regione. Ma il governatore Vincenzo De Luca finora non ha mai voluto assumerli per un motivo pratico. Nei centri per l' impiego della Campania ci sono già 654 precari che aspettano di essere regolarizzati: i navigator con il loro contratto a termine si aggiungeranno a questa situazione disastrata. Ma dopo mesi di proteste e scioperi della fame, l' accordo è stato trovato. Verranno messi sotto contratto. «Partiamo in ritardo, ma speriamo bene», dice la navigator in pectore Giulia Aimone. Sono tutti animati dalle migliori intenzioni, ma nessuno ha ancora trovato il modo di risolvere il problema: inventare il lavoro dove non c' è.
California. Il 70 per cento dei 56 miliardari – possessori di almeno mille miliardi di dollari – sotto i quarant’anni (di cui il primo è Zuckerberg) abitano qui; 12 di loro a San Francisco. Circa 76 mila milionari o miliardari abitano nelle contee di Santa Clara e San Matteo. La regione della baia di San Francisco conta più miliardari sulla lista di Forbes 400 di ogni altra area metropolitana, a parte New York. I dirigenti che abitano nella Silicon Valley (o nella sua gemella Puget Sound, nel lontano Nord del Washington State) numerano otto delle venti persone più ricche del mondo.
Sono, ovviamente, i giovani inventori della creatività digitale, di piattaforme e app del web; ingegneri, matematici, super-intelligenti e immaturi, immensamente e fulmineamente arricchiti dal sistema Wall Street che valuta le loro aziende e dunque quotazioni azionarie alle stelle, essendo alimentata la crescita astronomica dalla creazione di denaro dal nulla della Fed.Sono descritti da media, e si sentono, i nuovi dei. Hanno il futuro in mano.
Quale futuro “vedono” (e preparano) costoro per l’umanità? Quale visione a lungo termine coltivano questi. Un ricercatore del mondo web, Gregory Ferenstein , ha intervistato 147 di loro, fondatori di start-up, presentando loro anche un questionario.
Per esempio, cosa pensano della feroce ineguaglianza fra ricchissimi e poverissimi che si è creata in USA? “Tutti gli intervistati hanno affermato che una meritocrazia porta intrinsecamente a un mondo ineguale. Che la disuguaglianza genera creatività e favorisce la motivazione a cambiare la propria situazione”.
Per tutti, “la disparità di reddito è una conseguenza naturale del capitalismo e altre forme di governo sono decisamente peggiori del capitalismo perché creano e allocano in modo inefficiente le risorse“. Insomma ripetono senza variazioni la dogmatica del mercato totale.
“Ho quindi chiesto quale percentuale di ricchezza, secondo loro, dovrebbe essere dalle persone più ricche in una meritocrazia perfetta. Otto intervistati su 12 hanno affermato che il 50 percento o più di tutte le entrate sarebbe giusto che andassero al 10 percento superiore. Un’idea molto comune a Silicon Valley”, abitata da “creativi iperproduttivi” che “rendono” 10 volte più di un ingegnere tipo, lavorando 10 volte di più: secchioni, nerd con l’Asperger in carriera capaci di stare sui computer a creare codice eseguibile per 18 ore al giorno .
Oligarchi di nuovo tipo, li chiama Ferenstein, con una precisa visione del futuro del mondo: “una quota sempre più grande di ricchezza economica sarà generata da una sempre più piccola di persone di grande talento o originali. Tutti gli altri dovranno vivere di mini-job a tempo parziale nel settore privato, sostenuti da aiuti pubblici”, come i buoni-pasto o la Obamacare.
Così vediamo che questi geni descrivono il futuro come il loro presente, quello che stanno creando. In Usa, ha rilevato McKinsey, il numero di mini-job a tempo parziale è aumentato esponenzialmente e ormai riguarda il 20% della forza-lavoro americana.
Che i giganti del web stiano attivamente creando questo mondo del lavoro miserabile e servile, reso vivibile da ciò che Marx chiamava “elemosina proletaria”, è un fatto oggettivo. “In soli dieci anni, Facebook ha costruito un impero globale che ha superato General Electric in termini di valore di mercato: e lo ha fatto con solo il 4% della forza lavoro del gigante della Old Economy: 12.000, rispetto a 300.000. Whatsapp ha un rapporto ricchezza-lavoro ancora più impressionante: vale $ 19 miliardi e ha solo 55 dipendenti. E insieme, le due società raggiungono una “clientela” di circa un sesto dell’umanità. Netflix ha distrutto la gigantesca rete nazionale Blockbuster di 9.000 negozi e 60.000 dipendenti con una forza lavoro più agile di soli 3.700 dipendenti. È facile capire perché: per soli $ 10 al mese, i consumatori di Netflix possono godere di una videoteca illimitata più grande di qualsiasi negozio di Blockbuster “. (Blockbuster è fallita nel 2010).
Mark Zuckerberg , Elon Musk e Sam Altman (grande finanziatore di star-up) si sono pronunciati apertamente a favore di un piccolo reddito “di cittadinanza” per compensare i bassi salari vigenti ed evitare “le perturbazioni” che può portare all’ordine costituito una manodopera esposta all’insicurezza permanente.
Come Marx aveva previsto, il capitalismo nella forma più pura non porta la concorrenza, ma al suo contrario: alla formazione di grandi monopoli privati.Oggi Googlecontrolla quasi il 90 percento della pubblicità sui motori di ricerca, Facebookquasi l’80 percento del traffico sociale mobile e Amazon circa il 75 percento delle vendite di e-book negli Stati Uniti e – ancor più importante – circa il 40 percento del ” cloud” del mondo. Insieme, Google e Applecontrollano oltre il 95 percento del software operativo per dispositivi mobili, mentre Microsoft rappresenta ancora oltre l’80 percento del software operativo dei PC del pianeta”.
Senza stupore, qualcuno comincia a notare che questa società non è più il libero capitalismo come lo conosciamo: è la fine della concorrenza, e anche della mobilità sociale ascendente del ceto medio. Un nuovo ordine sociale avveniristico che porta strane somiglianze col passato. Oscurantista.
“Un sistema di caste scientifiche” le quali non hanno bisogno di classe operaia e borghesia, ma solo dei loro dati.
Un “bolscevismo di lusso”
“Una società feudale con sistemi di vendita migliorati”, la dichiara Antonio Garcia Martinez di Wired,dove la nuova classe aristocratica tiene a propria mercé intere categorie di servi.
Più propriamente, altri parlano di “bolscevismo di lusso completamente automatizzato” – nel senso che la ristretta oligarchia dei miliardari del web occupa lo stesso posto della Nomenklatura nello stato bolscevico, che viveva nell’abbondanza e si serviva in negozi riservati ad essa, legittimando i suoi privilegi e la sua oppressione sulla società con la “scientificità” della sua teoria marx-leninista.
Uno di loro, il miliardario e investitore Naval Ravikant (di origini indiane), ha anzi esposto il fine ultimo del nuovo ordine instaurato proprio nei termini in cui l’avrebbe fatto un paleo-marxista: la distruzione di famiglia e di religione. “La tecnologia del social media dà il massimo potere all’individuo. E ciò significa il crollo della struttura familiare e della religione … in generale, la tecnologia guida il mondo a sinistra. ”
Infatti, esulta Ravikant, “La sinistra ha vinto la guerra culturale. Ora stiamo solo andando in giro a sparare ai sopravvissuti. ”
Sinistra? “Quella” sinistra che anche noi conosciamo, quella della Cirinnà e di Scalfarotto, del gay pride e di Montenapo o di Attali (“socialista”). “L’egemonia di un individualismo basato sull’identità di sinistra” . Non è un caso se i miliardari e la loro California sono feroci oppositori di Trump ed odiano, soprattutto, i cittadini che lo votano.
Come nel potere bolscevico, la nuova classe miliardaria dei fondatori di imprese digitali e investitori costituisce “il partito interno”, l’equivalente del Comitato Centrale. Molto al disotto , vive il “partito esterno”, composto di professionisti qualificati: ben pagati, però “condannati a una vita di classe media inferiore” a causa degli altissimi costi della vita prodotti dalla stessa concentrazione dei miliardari superiori: colossale rincaro delle case, e degli stessi affitti, nonché delle imposte.
Sotto questa classe media qualificata ma impoverita (equivalente ai quadri e ai semplici iscritti al PCUS, che si mettevano in liste d’attesa decennali per sperare nell’assegnazione di un appartamento non in coabitazione), ecco la “vasta popolazione dei lavoratori a chiamata”, equivalenti ai prolet coi minijob, faticatori e braccianti del feudalesimo: “Servi che rispondono a un messaggio che ricevono su smartphone come quelli di un tempo alla chiamata di un caporale”, dice Martinez.
Ancora più in basso vediamo lo strato degli “intoccabili: i senzatetto, i tossicomani, i barboni, i criminali”.
“La California, e in particolare la Bay Area, riflette già questa realtà neo-feudale”, scrive l’urbanista Joe Kotkin: questo stato con la massima densità di miliardari è anche quello che, tenuto conto del maggior costo della vita, soffre del massimo tasso di povertà, attestato dal Census Bureau federale. Un destinatario su tre di qualche assistenza sociale nazionale vive in California, nonostante la California abbia solo il 12 per cento della popolazione americana. Oggi otto milioni di californiani vivono in povertà, una famiglia su tre non riesce a pagare le bollette, un bambino californiano su cinque vive in miseria.Tornano malattie medievali come il tifo, negli accampamenti di senzatetto. Molte minoranze lavorano nel settore dei servizi in lavori come la guardia di sicurezza , per circa $ 25.000 all’anno; reddito con cui i lavoratori possono tutt’al più abitare in camper, dormire nelle proprie auto, o accamparsi negli attendamenti californiani, i più grandi del paese”. La speranza di comprarsi la casa è finita; gli affitti sono proibitivi.
Il risultato è ovviamente la più rigida e ferrea segregazione: razziale e sociale.Sì, questa sinistra progressista e senza tabù, antirazzista per auto-definizione, ha realizzato nei fatti la segregazione che esisteva negli stati del Sud. I ricchi vivono nei loro suburbia murati e sorvegliati dalle loro guardie private; dei poveri non conoscono che i loro servi a chiamata; la disparità di reddito è la più efficace delle discriminazioni.
Adesso poi risulta che questi liberisti e libertari – in possesso dei social media come Facebook, Twitter, Youtube – li usano per stroncare la libertà di opinione e di espressione. Esercitano – come constatiamo anche sulla nostra pelle – una vera e propria censura totalitaria del pensiero e delle opposizioni, attraverso il politicamente corretto. Le voci in senso ampio “conservatrici” e i loro blog vengono cancellate sistematicamente da Facebook o da Twitter, o da You Tube, in quanto – a giudizio di lor signori o dei loro algoritmi – appaiono venate di “omofobia, xenofobia, odio “, o filo-Trump o scettiche su Greta e l’allarme climatico. Quando non li cancellano, li mettono alla fame, facendo mancare ai siti e blog conservatori gli annunci pubblicitari.
Bisogna “spezzare il monopolio di Silicon Valley sulla libertà di parola”, proclamano oggi varie organizzazioni “di destra” (per gli oligarchi), che si sono trovate appunto ridotte al silenzio da Facebook e Youtube. Si stanno coalizzando per appellarsi al Primo Emendamento della Costituzione, che non ammette limiti alla libertà di parola.
Tulsi Gabbard, la candidata presidenziale (non di sinistra: è una democratica, diciamo, detestata dall’Establishment ) ha intentato una causa da 50 milioni di dollari contro Google, accusandola di aver sospeso il suo account dopo i primi successi nei dibattiti violando il suo diritto alla libertà di parola; ed ha accusato anche il servizio di posta elettronica Gmail di contrassegnare come “spam” le e-mail che invia agli elettori nel quadro della sua campagna.
Questi comportamenti sono gravissime lesioni della democrazia perché ormai la gente si informa più su Facebook e Twitter che sui media tradizionali – e del resto gli oligarchi si sono anche comprati, e spesso a prezzi di liquidazione , anche i tradizionali prestigiosi: da New Republic al Washington Post, da The Atlantic a Time. “E’ tempo di trattare Google, Facebook, YouTube e Twitter come servizi pubblici”, dice dice Jeremy Carl, della Hoover Institution a Stanford.
Una lotta che è difficile anche cominciare: gli oligarchi hanno tutto in mano, sono “di sinistra” e hanno i miliardi, e vengono ammirati da Wall Street come legittimi vincitori della competizione di mercato nella giungla della concorrenza. Intanto gli oligarchi hanno instaurato il loro “bolscevismo di lusso automatizzato” con le sue segregazioni, immobilismi sociali, stagnazione e povertà: uno stato reazionario a loro misura. E adesso hanno puntato le carte, ossia i loro mezzi illimitati, sulla loro candidata democratica preferita, la senatrice democratica californiana Kamala Harris, di cui la Tulsi Gabbard si sta sempre più mostrando la grande ed efficace avversaria interna al partito, “populista”. Non a caso Kamala Harris è preferita anche da Soros, e si dedicano alla raccolta di fondi per lei gli eredi della famiglia Getty, che organizzano la raccolta nel “Billionnaire Row” di San Francisco-