9 dicembre forconi: disoccupati
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giovedì 24 ottobre 2019

PAGATI PER NON FARE NIENTE: REDDITO A 980MILA NULLAFACENTI, SOLO 5 SU 100 CERCANO LAVORO

ANCHE IL GOVERNO E' COSTRETTO A PARLARE DI "FALLIMENTO"

IL FLOP DEI CENTRI PER L'IMPIEGO: IN SETTE MESI COLLOQUI CON APPENA 49MILA PERSONE. GLI ALTRI PAGATI PER STARE A CASA...

Paolo Bracalini per “il Giornale”

Pagati per non far niente.

Le peggiori previsioni sul quel che sarebbe successo col reddito di cittadinanza si stanno puntualmente verificando. Propagandata da Di Maio come una misura per reinserire i disoccupati nel mercato del lavoro, il Rdc si sta invece rivelando come un sussidio puro e semplice, senza alcun vero meccanismo per far lavorare chi attualmente non ha una occupazione (o ne ha una in nero, in moltissimi casi, come sta scoprendo la Guardia di finanza). Dopo sette mesi dalla partenza del reddito, su 982mila percettori del benefit statale soltanto una misera percentuale, circa il 5%, ha infatti attivato un «patto per il lavoro».
Si tratta di una sorta di contratto che il beneficiario del reddito firma dopo aver definito il proprio «bilancio delle competenze» e essersi impegnato a rispettare gli obblighi previsti dalla legge, tra cui quello di accettare una proposta di lavoro congrua, la cosiddetta «fase 2» del reddito di cittadinanza. Ecco, questa procedura finora, a sette mesi dall' avvio del Rdc, l' hanno fatta soltanto 50mila beneficiari del reddito di cittadinanza, su quasi un milione.
di maio reddito di cittadinanza
In altre parole il 95% di coloro che ogni mese ricevono il sussidio non ha neppure lontanamente iniziato l' iter per essere poi inserito nelle «liste di collocamento» dei centri per l' impiego. I quali, nel romanzo di fantascienza partorito dai Cinque Stelle (e approvato anche da Salvini), dovrebbero poi offrire ben tre posti di lavoro ad ogni disoccupato. La realtà si sta rivelando completamente diversa dai sogni grillini. Finora l' unica cosa che funziona (e neanche bene) è il pagamento del reddito, ma tutta l' architrave che doveva traghettare gli assistiti verso il lavoro, attraverso l' intermediazione dei navigator assunti dalla Pa, con aggravio di spesa pubblica, si sta rivelando un drammatico bluff.
I dati parlano chiaro. «Secondo le prime verifiche parziali, ci sono 200mila convocazioni, 70mila colloqui e 50mila Patti per il lavoro sottoscritti» spiega la coordinatrice della Commissione lavoro della Conferenza delle Regioni Cristina Grieco.
di maio conte card reddito
Neanche 50mila, per la precisione 49.896. E questi non hanno trovato un lavoro, sono stati semplicemente schedati in vista del miraggio di un posto di lavoro. E gli altri 150mila convocati? Finora non si sono presentati nei centri per l' impiego, avevano altri impegni. Le Regioni protestano, chiedono una «data unica» per applicare le sanzioni verso chi non si presenta ai colloqui. Ma anche sul fronte dei lavori socialmente utili, previsti dalla legge istitutiva del reddito di cittadinanza come condizione per poterlo ricevere, siamo in enorme ritardo. Solo ieri il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha firmato il decreto per attivare i Comuni sulle modalità per far svolgere ai sussidiati dei servizi alla comunità, per qualche ora alla settimana. Cosa che, finora, non stanno assolutamente facendo.
luigi di maioLUIGI DI MAIO
Insomma, come scrive Italia Oggi, per ora si configura come «reddito di cittadinanza a sbafo». Anche il governo è costretto a parlare di «fallimento». «Dobbiamo concentrarci sulla fase due perché i navigator non diventino il capro espiatorio di un eventuale fallimento - dice al Sole24Ore la sottosegretaria Pd al Lavoro, Francesca Puglisi - I primi beneficiari profilati dai centri per l' impiego mostrano competenze molto basse, poco più della scuola secondaria di primo grado, e una storia di disoccupazione che dura da anni». Insomma profili che difficilmente incontreranno mai le esigenze di una datore di lavoro.
«Non solo. Gli operatori dei Centri per l' impiego e i navigator, da soli, difficilmente potranno gestire una ricollocazione così massiccia. Occorre intervenire, coinvolgendo meglio le agenzie per il lavoro private accreditate per favorire il più rapido inserimento». Quindi anche i navigator, sbandierati da Di Maio come una grande innovazione, sono inutili, serviranno consulenti esterni a pagamento. Nel frattempo, un milione di persone continua a ricevere l' assegno mensile, in media 482 euro al mese. Senza fare nulla e senza essere neppure candidabile ad un posto di lavoro. Il tutto per la modica cifra di 6 miliardi di euro.
luigi di maio e la card per il reddito di cittadinanza 2LUIGI DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA 
Fonte: qui

A POMIGLIANO D’ARCO, PAESE NATALE DI LUIGI DI MAIO, SU 39MILA ABITANTI 12MILA RICEVONO IL SUSSIDIO. MA DOPO SEI MESI NESSUNO HA RICEVUTO UNA PROPOSTA DI LAVORO 
SONO STANCHI DI ESSERE PAGATI PER BIGHELLONARE, MA IL PROBLEMA È CHE MANCA LA NORMATIVA PER PROCEDERE ALLA FASE DUE 
IL SINDACO LELLO RUSSO: “QUI NON C’È LAVORO. IL REDDITO È UNA PRESA IN GIRO”
Niccolò Zancan per “la Stampa”
il centro per l'impiego di pomigliano d'arco 1IL CENTRO PER L'IMPIEGO DI POMIGLIANO D'ARCO 
Non lavorare stanca. Seppur con in tasca 620 euro di reddito di cittadinanza. «Mi sento depresso e inutile», dice il signor Agostino Fiorino. «Mi alzo alle 6 tutte le mattine e non so cosa fare». «Anche io voglio faticare», dice la signora Giuseppina Ricci. «A me interessa qualsiasi lavoro pur di finire il mese in modo giusto. Così, invece, i soldi non bastano e in più sono senza soddisfazione». «Ne parlavo l' altro giorno a tavola con mia moglie» dice il signor Ciro Demaria, che a marzo era stato il primo a mettersi in coda per la domanda.
di maio reddito di cittadinanzaDI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA
«Per fortuna riceviamo questi soldi, per carità. Ringraziamo per il reddito. Ma quando scatta la fase 2?». In Italia sono 982.000 le persone che hanno diritto al reddito di cittadinanza. Con 100.416 domande accolte su 142.764 presentate, la provincia di Napoli è quella con più persone coinvolte. A Pomigliano d' Arco, il paese natale di Luigi Di Maio, l' ex ministro del lavoro che mise la firma su questa riforma, su 39 mila abitanti 12 mila hanno ottenuto il sostegno economico. Sono passato sei mesi e nessuno ha mai ricevuto una proposta di lavoro. Nemmeno è stato chiamato per un impiego socialmente utile dal Comune.
ciro demaria, il primo a richiedere il reddito di cittadinanza a pomiglianoCIRO DEMARIA, IL PRIMO A RICHIEDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA A POMIGLIANOlello russo sindaco di pomigliano d'arco 1LELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCO 
Lello Russo, sindaco di centrodestra al sesto mandato, spiega perché: «Ho parlato con l' Inail, non è ancora pronta la normativa. Non posso assumere. Ma il problema del reddito di cittadinanza è che hanno barattato un servizio di carattere caritatevole con uno strumento per trovare lavoro. Non c' è lavoro qui. Il reddito è una presa in giro. Se io mettessi un bando da 10 milioni per chi scova un solo posto di lavoro nel circondario quei soldi resterebbero al sicuro nelle casse del Comune». Dalla casa natale di Luigi Di Maio al centro per l' impiego di Pomigliano d' Arco ci vogliono dieci minuti a piedi.
Di Maio come il mago Silvan by GianBoyDI MAIO COME IL MAGO SILVAN BY GIANBOY
Oggi sono 55 le persone in coda per firmare il cosiddetto "patto per il lavoro". Agostino Fiorino: «Quando hanno chiamato il mio nome, mi sono seduto nella prima stanza a destra. Sono stato cinque minuti a parlare con un impiegato. Fra le mie competenze abbiamo scritto ausiliario specializzato nel settore sociosanitario perché ho lavorato 11 anni all' Anffas di Napoli, e poi imbianchino e muratore. Alla fine del colloquio ho chiesto: "C' è speranza?".
il centro per l'impiego di pomigliano d'arcoIL CENTRO PER L'IMPIEGO DI POMIGLIANO D'ARCO
L' impiegato ha risposto: "Non lo sappiamo"». Agostino Fiorino tiene fra le dita il foglio con scritto «Ricevuta Consegna Documento di stipula del Patto per il lavoro». Inizia con queste parole: «Il signor Agostino Fiorino ha stipulato in dato odierna». Su 12 mila «percettori» del reddito a Pomigliano d' Arco - li chiamano così - meno di mille sono stati chiamati a firmare quel documento. La fine prevista della coda è, nella migliore delle ipotesi, fra febbraio e marzo 2020. A tutti gli uffici dell' impiego della Campania è arrivata una lettera da parte della giunta regionale: «In riferimento alle attività propedeutiche per l' intervento statale detto reddito di cittadinanza, le SSVV sono invitate a organizzare lavoro straordinario, oltre l' orario di servizio, secondo il budget assegnato ai propri uffici».
lello russo sindaco di pomigliano d'arcoLELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Dalla trincea di Pomigliano D' Arco, la dirigente Maria Luisa Brillo cerca di mantenere il profilo più basso che può: «Siamo qui. Abbiamo organizzato due turni. Chiameremo tutti». Ma il lavoro?
«Quello è un problema strutturale».
pomigliano d'arcoPOMIGLIANO D'ARCO
Il lavoro non c' è. La situazione sta peggiorando. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è intervenuto a Capri al convegno dei giovani imprenditori: «Il sud è in recessione. Lo dicono i dati».
C' è da sfangare la giornata ancora una volta. «Se mi fanno andare a pulire con lo straccio il pavimento di un ospedale, ci vado» dice Agostino Fiorino. «Voglio stare bene e sentirmi autonomo.
Prima facevo almeno qualche lavoretto in nero da imbianchino. Ora non posso.
il sito per il reddito di cittadinanza 4IL SITO PER IL REDDITO DI CITTADINANZA giuseppe conte e luigi di maio con la postepay per il reddito di cittadinanzaGIUSEPPE CONTE E LUIGI DI MAIO CON LA POSTEPAY PER IL REDDITO DI CITTADINANZA
La sera non arriva mai. Ho 52 anni e vivo appoggiato a casa dei miei genitori con mia figlia». Vanno in giro con la tessera gialla delle poste. Hanno l' obbligo di spendere tutto entro la fine del mese. «Si vede che sono persone in difficoltà» dice Anna Poli cassiera al supermercato Brava&Casa dietro piazza Giovanni Leone. «Dicono: menomale che ci sta la carta.
lello russo sindaco di pomigliano d'arco 2LELLO RUSSO SINDACO DI POMIGLIANO D'ARCO 
Comprano beni di prima necessità. Cancelleria scolastica. Mutande. I nostri incassi negli ultimi sei mesi sono aumentati del 15-20%». Dal verduriere: 5 fasci di friarielli a 2 euro. «Ma la cosa peggiore è che tutti vogliono il liquido», dice la signora Giuseppina Ricci. «Anche i pesciaiuli. Anche per un frigorifero. Anche per riparare i denti. O gli dai i contanti o saluti».
Paolo Nastasi il pusher di siracusa con il reddito di cittadinanza e la porschePAOLO NASTASI IL PUSHER DI SIRACUSA CON IL REDDITO DI CITTADINANZA E LA PORSCHE
Speculare alla situazione dei «percettori» del reddito di cittadinanza, c' è quella dei navigator: sono 471 quelli che hanno vinto il concorso per lavorare in questa regione. Ma il governatore Vincenzo De Luca finora non ha mai voluto assumerli per un motivo pratico. Nei centri per l' impiego della Campania ci sono già 654 precari che aspettano di essere regolarizzati: i navigator con il loro contratto a termine si aggiungeranno a questa situazione disastrata. Ma dopo mesi di proteste e scioperi della fame, l' accordo è stato trovato. Verranno messi sotto contratto. «Partiamo in ritardo, ma speriamo bene», dice la navigator in pectore Giulia Aimone. Sono tutti animati dalle migliori intenzioni, ma nessuno ha ancora trovato il modo di risolvere il problema: inventare il lavoro dove non c' è.
Fonte: qui

martedì 4 dicembre 2018

DALLA PROTESTA ALLA VIOLENZA: LA MAREA DEI GILET GIALLI PUÒ TRAVOLGERE LA 'QUINTA REPUBBLICA'

ECCO CHI SONO QUELLI CHE STANNO METTENDO PARIGI E LA FRANCIA A FERRO E FUOCO: DISOCCUPATI, OPERAI, RESIDENTI DI AREE RURALI E PICCOLI CENTRI DIMENTICATI DAI SERVIZI PUBBLICI E ACCOMUNATI DALLA RABBIA VERSO MACRON 

E PER IL 2019 L’ANNUNCIATA RIFORMA SULLE PENSIONI PUO’ RIVELARSI UN’ALTRA BOMBA SOCIALE…

gilet gialli 2GILET GIALLI 
Fr.Pie. per il Messaggero
Dai 18 agli 80 anni, residenti nelle zone rurali (quelle dove non arrivano i treni, né le corriere, dove la macchina serve per vivere, fare la spesa e andare al lavoro) o abitanti dei paesi con al massimo 20 mila abitanti, residenti soprattutto lontano, lontanissimo da Parigi, operai, artigiani, piccoli imprenditori, infermieri, disoccupati, agricoltori, più donne che uomini, indifferenti alla politica, molti non hanno mai votato, magari una volta scheda bianca, e se hanno votato, hanno preferito scegliere ai margini, quasi sempre la destra estrema.
parigi gilet gialliPARIGI GILET GIALLI
È questo l' identikit del Gilet Jaune che da tre settimane mette sottosopra la Francia di Macron, un identikit che resta sfumato, difficile da disegnare per i sociologi e gli opinionisti che ammettono di essere stati presi alla sprovvista, un identikit però che corrisponde sempre alla stessa casella: quella della Francia del basso, degli ultimi, di chi sente escluso, non soltanto dalla società in alto ma anche dai servizi pubblici che pure restano il simbolo della République: le scuole, gli ospedali, gli uffici postali, sempre più lontani, perché nelle campagne e nei villaggi chiudono. Non rendono.
parigi gilet gialliPARIGI GILET GIALLI
LA MICCIA È l' identikit, soprattutto, della Francia che non ama la politica di Emmanuel Macron. I 19 centesimi in più sul prezzo del carburante sono stati soltanto la miccia di una protesta, di un sentimento di rabbia, che si estende ormai a una maggioranza enorme nel paese: il 70 per cento dei francesi, secondo un recente sondaggio, dice di sostenere o avere simpatia per il movimento dei giubbetti gialli.
I militanti, quelli che bloccano le strade e i caselli e che hanno passato gli ultimi sabato a Parigi, sono molto meno: secondo alcuni non supererebbero le decine di migliaia. Quelli che pur senza scendere per la strada si definiscono Gilets Jaunes, quelli che hanno messo il loro giubbetto giallo fosforescente sul cruscotto dell' auto, sarebbero molti di più, circa di 20 per cento dei francesi. Lo scontento dicono tutti gli osservatori è più forte delle violenze che ieri hanno portato le fiamme e la guerriglia nel cuore di Parigi. Lo scontento, potrebbe travolgere Emmanuel Macron e con lui la Quinta Repubblica.
parigi gilet gialliPARIGI GILET GIALLI
SENZA MEDIATORI Le istituzioni francesi per ora proteggono il presidente: nessuna protesta, nessun indice di impopolarità per quanto alle stelle, potranno costringerlo alle dimissioni. Per il momento lui non cede.
STATUA DELLA MARIANNA SFREGIOSTATUA DELLA MARIANNA SFREGIO
Secondo il suo entourage, l' esempio dei predecessori lo ha convinto: ogni volta che hanno ceduto alla piazza, da Chirac a Sarkozy a Hollande, hanno anche perso i pochi consensi che avevano. Non è detto però che le esperienze passate possano essergli utili nel nuovo mondo politico che lui stesso ha contribuito a creare: senza mediatori, senza sindacati, con gli enti locali ridotti a poca cosa, i partiti politici tradizionali all' agonia, il suo, la République en marche, che in questi tempi duri comincia a scontare la scarsa, scarsissima esperienza politica che era stata la sua grande forza.
parigi gilet gialli palazzo assaltatoPARIGI GILET GIALLI PALAZZO ASSALTATO
DAVANTI AL POPOLO Macron è solo davanti al popolo, cominciano a dire gli osservatori e gli analisti, anche quelli che fino a poco tempo fa esitavano a usare il termine peuple. Difficile che il presidente possa continuare come se niente fosse. Le elezioni europee rischiano di sancire nelle urne, e non soltanto sotto l' Arco di Trionfo, la debolezza della sua politica. Secondo il suo programma, all' inizio del 2019 dovrebbe affrontare l' annunciata riforma delle pensioni. Rischia di rivelarsi una miccia ancora più potente della benzina.
gilet gialli 8GILET GIALLI 
Fonte: qui


BUTTAFUOCO: “L’ITALIA PER VIA DI LEGA E M5S È UN PROBLEMA PER L’EUROPA, LA FRANCIA È INVECE UN SOLIDO PILASTRO DELL’UNIONE. PERÒ ECCO LA SITUAZIONE: UN PALAZZO È DATO ALLE FIAMME ALL’ARCO DI TRIONFO, A PARIGI; NEGLI ULTIMI DUE GIORNI SI AGGIUNGONO 400 PERSONE ALL’ELENCO DEGLI ARRESTI E ALTRI 130 A QUELLO DEI FERITI 

IN ITALIA NON SUCCEDE IL QUARANTOTTO PERCHÉ GLI ULTIMI HANNO TROVATO UN ESITO POLITICO...”

Pietrangelo Buttafuoco per “il Tempo”

Se la Francia piange con i lacrimogeni, l’Italia non ride. Ma almeno Roma non brucia come in queste ore Parigi con i gilet gialli perché la protesta qui, con i Gialloverdi – il M5S e la Lega – non è per strada. È al Governo. La gente, lì, non ha altra tribuna che la barricata. L’élite, infatti, è salda all’Eliseo mentre qui – l’establishment – orchestrando il remake di “Benvenuti al Sud” con casa Di Maio, sta solo sperando di tornare a palazzo Chigi.
conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO

L’Italia – si sa – per via dei Gialloverdi è un problema per l’Europa, la Francia è invece un solido pilastro dell’Unione. E però ecco la situazione: un palazzo è dato alle fiamme all’Arco di Trionfo, a Parigi; negli ultimi due giorni si aggiungono quattrocento persone all’elenco degli arresti e altri centotrenta – raccolti sui marciapiedi di Francia – a quello dei feriti.

macron alle antille con maschioni 1MACRON ALLE ANTILLE CON MASCHIONI
È la scena che si vede dalle vetrate di casa Macron: agenti in tenuta antisommossa sono dappertutto per fermare sul nascere ogni manifestazione contro il rincaro dei carburanti; i disordini degli Champs Elysees dilagano fino alle periferie. E non finisce. Quel che succede, lì – la scomparsa del ceto medio, proletarizzato – c’è anche in Italia.

Le famiglie monoreddito impossibilitate a cavarsela oltre la terza settimana del mese sono perfino di più che in Francia. E i poveri, qui – la maggior parte padri di famiglia, che comunque non incendiano auto, non frantumano le vetrine e non si fanno spaccare le teste – sono in gran numero rispetto a lì.

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni triaLUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI GIOVANNI TRIA




E non succede il Quarantotto, qui, perché gli ultimi – quelli della nostra periferia, la grande provincia italiana – hanno trovato un esito politico. I cinque milioni di poveri stanno aspettando – magari saranno traditi, delusi – ma una forma, intanto, un qualcosa che diventi per loro una voce, un argomento e un progetto, in Italia c’è. Il 4 marzo scorso, invece di astenersi, qui – i precari, i disoccupati e gli esodati – hanno avuto qualcuno da votare alle politiche, e le hanno pure vinte le elezioni.

Ha perso la sinistra dell’élite in Italia e, il centrodestra, non ha vinto una beata mentula. Basti pensare – ed è fondamentale ricordarlo, prima di vagheggiare ribaltoni – al voto del Sud. L’intero Mezzogiorno, per la prima volta nella storia repubblicana, s’è sottratto alle clientele e ai padrinati politici.
SALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIOSALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIO

E’ successo che le masse un tempo destinate ai granai elettorali del sistema, invece che incazzarsi a vuoto, si sono levate in una geometrica controffensiva di mobilitazione. Senza odio, senza violenza e senza strumentalizzazione. Senza destra, dunque, e senza sinistra manco a dirlo. A differenza che in Francia, infatti, l’Italia non offre pretesti.

La presenza di Marine Le Pen, per quanto sia prima nei sondaggi, assicura l’eternità allo status quo che potrà sempre contare sull’unità anti-fascista contro l’ex Front National, mentre in Italia, con il M5S – e con la Lega che non ha radice nelle ideologie – la favola bieca del radicalismo di destra fa cilecca. Neppure buona è per far vendere a La Repubblica due copie in più.

Fonte: qui

martedì 20 novembre 2018

AL PRESIDIO SANITARIO A PIAZZA SAN PIETRO TRE PAZIENTI SU DIECI SONO ITALIANI: RICHIEDONO QUELLE CURE CHE NON POSSONO PIÙ PERMETTERSI ALTROVE



IL POLI-AMBULATORIO ERA STATO PENSATO DA BERGOGLIO PER AIUTARE I MIGRANTI MA CON GLI ANNI SI E’ CAPITO CHE I NUOVI DISPERATI SONO ITALIANI: DISOCCUPATI, MALATI PSICHICI, UOMINI DI MEZZA ETÀ CADUTI IN UNA SPIRALE NEGATIVA…

Franca Giansoldati per www.ilmessaggero.it

povertàPOVERTÀ
In questi giorni si è potuto vedere in Vaticano che il volto della povertà è multiforme e parla sempre più italiano. In attesa del proprio turno, nel container sanitario a ridosso del colonnato del Bernini, non c'erano solo Said, Omar, Abdullah. Su quelle panche di plastica immacolata, dentro all'ambulatorio in lamiera, tanto provvisorio quanto necessario, hanno sostato pazienti centinaia e centinaia di Paolo, Giorgio, Alberto. Tutti italianissimi.

Per una settimana intera il presidio sanitario che ha funzionato come poli-ambulatorio in piazza San Pietro, ha garantito a ognuno un intervento diagnostico gratuito e immediato. Sono state fatte analisi del sangue, chi lo richiedeva poteva essere visitato da un cardiologo, un oculista, un ortopedico o un dermatologo. Per le donne c'era uno spazio di ostetricia e ginecologia.

povertàPOVERTÀ
Quel progetto sostenuto da Papa Francesco e nato da una idea di monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione, inizialmente era destinato ai migranti o agli stranieri ma con il passare delle ore si è trasformato in una specie di test capace di misurare il disagio e l'impoverimento degli italiani. Disoccupati, malati psichici, uomini di mezza età caduti in una spirale negativa, gente che per un rovescio della vita ha perso tutto, fallimenti economici sommati a quelli della vita, famiglie finite sul lastrico.

Una radiografia spietata di un declino economico progressivo. Con il risultato, stavolta uguale per tutti, che la precarietà allontana i bisognosi dalle cure. E non conosce nazionalità. Persino le medicine costano troppo per tanti romani che cominciano farne a meno. I dati resi disponibili dal Vaticano fanno riflettere. Su dieci persone visitate, tre erano di nazionalità italiana.

povertàPOVERTÀ
La maggior parte romani, gente di periferia, ma non solo. Le prestazioni erogate in una settimana sono state 3 mila in tutto. I medici volontari hanno lavorato facendo dei turni, dal mattino alla sera, ininterrottamente. Il 69 per cento delle persone che hanno bussato a quel container aveva una età contenuta tra i 30 anni ai 59 anni. Un uomo è stato provvidenzialmente salvato da un infarto. Il cardiologo si è accorto subito che il cuore di questo paziente non funzionava più bene e che rischiava l'infarto. E' stata chiamata l'ambulanza ed è stato portato al Santo Spirito d'urgenza.

I macchinari di ultima generazione utilizzati hanno potuto diagnosticare la presenza di tanti casi di tubercolosi ed epatite. La visuale offerta dal presidio sanitario vaticano è una ulteriore conferma dell'allarme dell'Istat. L'ultimo rapporto segnalava che chi vive in povertà assoluta ha sfondato quota 5 milioni, stimando le famiglie in povertà assoluta 1 milione e 778mila. L'incidenza della povertà assoluta è pari a 6,9% per le famiglie (6,3% nel 2016) e 8,4% per gli individui (da 7,9%).
povertàPOVERTÀ

 Papa Francesco ha parlato con grande passione dei poveri per tutta la giornata di ieri. Ai cristiani ha chiesto di non accontentarsi di «fare del bene solo a pochi, perché ricambiare è normale, ma Gesù chiede di andare oltre». Oltre significa «dare a chi non ha da restituire, cioè di amare gratuitamente», e «quella sarà la nostra mano tesa, la vera ricchezza in cielo». Alla messa nella basilica vaticana, è seguito l'Angelus e poi il pranzo che Francesco lo ha condiviso con 1.500 poveri. Sponsor dell'iniziativa  l'hotel Rome Cavalieri-Hilton Italia in collaborazione con Ente Morale Tabor.

Fonte: qui

mercoledì 18 luglio 2018

LUIGI DI MAIO PROPRIO NON LEGGE LE EMAIL

ALTRO CHE 'MANINA': LA COMUNICAZIONE SUGLI 80MILA POSTI DI LAVORO PERSI IN 10 ANNI ERA SULLA SCRIVANIA DEL MINISTRO SEI GIORNI PRIMA DELLA BOLLINATURA DELLA RAGIONERIA GENERALE. QUINDI NESSUN COMPLOTTO DA PARTE DELL'INPS

Alessandro Barbera per www.lastampa.it

Luigi di Maio comprende solo ora - e lo ammette lui stesso - quanto sia complicata l’arte del governare. Procedure, autorizzazioni, nulla osta, pareri e affini. Dopo aver denunciato l’esistenza di una «manina» che all’ultimo momento avrebbe introdotto una stima «non scientifica» (cit. Giovanni Tria) sull’impatto occupazionale del decreto dignità (ottomila occupati in meno all’anno), il superministro del Lavoro ha scaricato ogni responsabilità sul presidente dell’Inps Tito Boeri, capo della struttura che ha realizzato quella stima. 

SALVINI DI MAIO CONTESALVINI DI MAIO CONTE
Ma rimuovere Boeri prima della scadenza del mandato (a gennaio 2019) non è possibile, perché la presidenza dell’Istituto di previdenza non è soggetta alle regole dello spoil system: «La legge non ci consente di rimuoverlo», ammette il ministro. C’è di più: farebbe un errore, perché non c’è stata nessuna «manina» che ha tramato contro di lui. Tutto è avvenuto alla luce del sole, ogni procedura è stata rispettata e i collaboratori di Di Maio hanno avuto la stima una settimana prima della pubblicazione del testo del decreto in Gazzetta Ufficiale. Una settimana prima, non 24 ore, come apparso in alcune ricostruzioni: La Stampa ha i documenti che lo provano.  

tito boeriTITO BOERI
Tutto inizia il due luglio, quando l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro scrive all’Inps per chiedere di predisporre «con la massima urgenza» la platea dei lavoratori coinvolti «al fine di quantificare il minor gettito contributivo». Detto fatto: quattro giorni dopo, il sei luglio, la segreteria tecnica di Boeri spedisce all’ufficio legislativo del ministero quanto richiesto. Mail certificata e testo non lasciano dubbi: la scheda che stima impietosamente il calo degli occupati è sul tavolo del ministero sei giorni prima della bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato, il 12 luglio. 

La relazione tecnica verrà ritoccata il giorno prima della pubblicazione in Gazzetta su richiesta della stessa Ragioneria - accade l’11 di luglio - ma per ragioni che non hanno nulla a che vedere con quella stima: il funzionario della Rgs, che per mestiere è chiamato a verificare le coperture finanziarie di ogni provvedimento, chiede di quantificare gli effetti del decreto sul sussidio di disoccupazione.

Dunque nessun giallo, nessun complotto, e d’altra parte sarebbe stato incredibile da parte dell’Inps - che dipende funzionalmente dal ministero del Lavoro - un atteggiamento diverso. Al professore milanese non resta che il peccato originario: quello di essere stato nominato a quell’incarico dall’ex premier ora all’opposizione, Matteo Renzi. Ma è poco più di un peccato originario: basta chiedere a chi in quei mesi ha avuto l’occasione di assistere alle conversazioni fra Boeri e il leader Pd. 

Fonte: qui

venerdì 3 novembre 2017

Un Paese pieno di debiti e di sbronzi



Siamo alla frutta?

Magari!
Già perché qui tutti quelli che dovrebbero, continuano far contesse e non conti e quelli che dovrebbero vigilare dormono o peggio stanno con i ladri. 

Troppo allarmismo? Magari! Vediamo alcuni dati e cerchiamo di raccapezzarci. 

Più del 30% della popolazione italiana ha più di 60 anni, e quindi o sono o stanno per andare in pensione. 

Per contro la disoccupazione giovanile anche lei é al 30%, quindi con due conti facili si vede che fatto 100 la popolazione italiana e sottratto almeno 20 (supponendo che 10 lavorino) di ultrassessantenni e al risultato sottraendo altri 30 (i giovani disoccupati) si verrebbe ad avere 50. Che vorrebbe dire che sono quelli che lavorano. Sbagliato. 

A questi dobbiamo ancora togliere quelli che studiano (non rientrano nei 30% di giovani) e quelli che hanno meno di 15 anni (perché sino a quell’età non si può lavorare). Finito? 

No, perché ora bisogna sottrarre tutti gli invalidi e non sono pochi e i prepensionati, quelli che hanno meno di 60 anni, ma sono in pensione. 

Quindi alla fine ci va bene se di quei 100 italiani ne lavorano 30. 


Tradotto 30 persone mantengono i pensionati, i giovani e tutti gli altri. 

Facile capire che con questi numeri nessuna nazione sta in piedi, a meno che non stia sopra un lago di petrolio e infatti i conti scricchiolano, ma  al povero Tito Boeri nessuno dà retta e anzi tutti lo trattano come lo scemo del villaggio, sindacati compresi. 

Questo spiega come mai il buco che ci lasciò Berlusconi a fine 2011 (1.900 miliardi) si sia allargato, alla metà del 2017 eravamo a 2.250. ovvero in  5,5 anni ci siamo “mangiati” 350 miliardi e questo é ancora niente, perché Draghi ha ridotto l’acquisto di debito da 60 a 30 e al primo rialzo dei tassi potremmo vedere i nostri bond andare sotto terra. 

Interessa a qualcuno? 

Non pare, almeno guardando le cronache e gli articoli più gettonati. I nostri politici fanno politichese, ovvero si preoccupano di rimanere in sella, 200.000 italiani hanno chiesto, su internet, di votare i candidati e non farli scendere dal cielo. Risultato: nessuno se ne é interessato e quando i promotori hanno indetto un comizio hanno raccolto ben 70 persone. In compenso per non ospitare una decina di extracomunitari in piazza ci vanno a migliaia. 

E questo é importante, perché dice che alla gente non gliene fotte niente di chi va in parlamento e per contro moltissimo di mantenere anche uno solo “altro”. 

E “altro” é diventato non solo l’extracomunitario, ma anche chi sta a a 100 kilometri da casa nostra. 

La prova? 

Semplice: i referendum di Veneto e Lombardia. E dei votanti nessuno ha protestato perché si sono buttati decine di milioni di euro per ottenere quello per cui sarebbe bastato qualche marca da bollo. No, come i cani o le scimmie o molti altri animali si é voluto marcare il territorio. E non importa se per farlo si debbano spendere inutilmente soldi.

Fonte: qui


martedì 20 dicembre 2016

UNA REPUBBLICA AFFONDATA SUL LAVORO

L'ITALIA HA IL TASSO PIÙ ELEVATO D'EUROPA DI PERSONE CHE NON CERCANO UN’OCCUPAZIONE (13% DELLA POPOLAZIONE ATTIVA) 

SIAMO TRA I 4 PEGGIORI PAESI IN QUANTO A ISTRUZIONE DELLA POPOLAZIONE IN ETÀ DA LAVORO (OLTRE IL 40% HA AL MASSIMO IL DIPLOMA O SI È FERMATO ALLE MEDIE)

(ANSA) - L'Italia ha il tasso più elevato d'Europa di persone disponibili ma che non cercano lavoro (13% della popolazione attiva), ed è tra i quattro peggiori Paesi in quanto a istruzione della popolazione in età da lavoro (oltre il 40% ha al massimo il diploma o si è fermato alle medie).

Emerge dal rapporto della Commissione Ue sugli sviluppi sociali. Per quanto riguarda la situazione della povertà, l'Italia è ancora ai livelli massimi, con un tasso di 'severa deprivazione materiale' sceso rispetto al 2012 ma non abbastanza da riportarlo ai livelli pre-crisi 2008, comunque alti.

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L'Italia si posiziona dopo Grecia e Cipro in quanto a rapporto tra il tasso di povertà e il suo miglioramento. Inoltre è aumentato il numero delle persone che vivono in nuclei famigliari senza lavoro. Resta stabile invece il livello di disuguaglianza sociale, sebbene superiore alla media Ue.

Ma sono molti i Paesi dove la disuguaglianza è invece aumentata: nei Paesi Baltici, Cipro, Bulgaria e Romania, Grecia e Ungheria. In Italia è positivo anche il dato sul 'gap' salariale uomo-donna: sebbene si sia aggravato dal 2007, resta tra i più bassi d'Europa, sotto il 3%. Sul fronte lavoro, un record tutto italiano è l'utilità pari a circa lo 0% dei servizi pubblici per l'impiego nel trovare lavoro ai disoccupati: si tratta del peggior dato europeo.

Fonte: qui


Tra gennaio e ottobre venduti 121,5 mln voucher, +32% su anno


Ansa- Il ministro del Lavoro Poletti scatena una polemica: 'Fuga di 100mila giovani? Bene, conosco gente che è andata via e sicuramente il Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi. I 60 milioni che restano non sono tutti dei 'pistola'...', dice. Poi si scusa, 'mi sono espresso male'. 
BOOM VOUCHER, GIU' I CONTRATTI FISSI - Nei primi dieci mesi 2016 sono stati stipulati più di 1,3 milioni (1.370.320) di contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 1.308.680 con un saldo positivo di 61.640 unità. Il dato - si rileva dall'osservatorio Inps - è peggiore dell'89% rispetto al saldo positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi 2015, risentendo della riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili, e anche di gennaio-ottobre 2014 (+101.255 stabili). Nello stesso periodo gennaio-ottobre 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi dieci mesi del 2015, pari al 32,3%, comunica inoltre l'Inps, sottolineando che nei primi dieci mesi del 2015 la crescita dell'utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 67,6%.
Il Governo è pronto a ''rideterminare dal punto di vista normativo il confine dell'uso dei voucher''. Così il ministro Giuliano Poletti, parlando a Fano. ''Abbiamo introdotto la tracciabilità, e dal prossimo mese vedremo l'effetto. Se è quello di una riduzione della dinamica di aumento e di una messa sotto controllo di questo strumento, bene. Se invece i dati ci diranno che anche questo strumento non è sufficiente a riposizionare correttamente i voucher la cosa che faremo è rimetterci le mani'' ha spiegato. 
Successivamente il ministro ha affermato che il Jobs act  è stata una buona legge, una legge che ''ha fatto bene e fa bene al Paese. Quindi, ha rilevato, oggi io non vedo ragioni per cui dobbiamo intervenire su questo versante''.  ''Poi, naturalmente, come tutte le cose va vista nel tempo in ragione dei risultati che produrrà, e se nel tempo in ragione dei risultati che si produrranno dovesse emergere che ci sono degli elementi di problematicità, come sempre si guardano''.