9 dicembre forconi: Miliardari
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giovedì 8 agosto 2019

CALIFORNIA – LA PLUTOCRAZIA REALIZZATA

California. Il  70 per cento dei 56 miliardari   – possessori di almeno mille miliardi di dollari  –  sotto i  quarant’anni (di cui  il primo è Zuckerberg) abitano qui; 12  di loro a San Francisco.  Circa 76 mila milionari  o miliardari  abitano nelle contee di Santa Clara e San Matteo. La  regione della baia di San Francisco conta più miliardari sulla lista di Forbes 400 di ogni altra area metropolitana, a parte New York.  I dirigenti che abitano nella Silicon Valley (o nella sua gemella  Puget Sound, nel lontano Nord del Washington State)  numerano otto  delle venti persone più ricche del mondo.
Sono, ovviamente, i giovani inventori della creatività digitale, di piattaforme e app del web; ingegneri, matematici, super-intelligenti  e immaturi, immensamente e  fulmineamente  arricchiti  dal sistema Wall Street che valuta le loro  aziende e dunque quotazioni  azionarie  alle stelle,  essendo alimentata la crescita astronomica dalla creazione di denaro dal nulla della Fed. Sono descritti da media, e  si sentono, i nuovi dei.  Hanno il futuro in mano.


Quale futuro “vedono” (e  preparano) costoro per l’umanità?   Quale visione a lungo termine coltivano questi.   Un ricercatore del mondo web, Gregory Ferenstein ,  ha intervistato 147 di loro, fondatori  di start-up, presentando loro anche un questionario.
Per esempio, cosa pensano della feroce ineguaglianza fra  ricchissimi e poverissimi che si è creata in USA? “Tutti gli intervistati hanno affermato che una meritocrazia porta intrinsecamente a un mondo ineguale.  Che la disuguaglianza genera creatività e favorisce la motivazione a cambiare la propria situazione”. 
Per tutti, “la disparità di reddito è una conseguenza naturale del capitalismo e altre forme di governo sono decisamente peggiori del capitalismo perché creano e allocano in modo inefficiente le risorse“. Insomma ripetono senza variazioni la dogmatica del mercato totale.
“Ho quindi chiesto quale percentuale di ricchezza, secondo loro,  dovrebbe essere  dalle persone più ricche in una meritocrazia perfetta.  Otto intervistati su 12 hanno affermato che il 50 percento o più di tutte le entrate sarebbe giusto che andassero al 10 percento superiore. Un’idea molto comune a Silicon Valley”, abitata da “creativi iperproduttivi” che “rendono” 10 volte più di un ingegnere tipo, lavorando 10  volte di più: secchioni, nerd   con l’Asperger in carriera capaci di stare sui computer a creare codice eseguibile per 18 ore al giorno .

La società futura che preparano

Oligarchi di  nuovo tipo, li chiama Ferenstein,  con una precisa visione del futuro del mondo: “una quota sempre più grande di ricchezza economica sarà generata da una sempre  più piccola di persone di grande talento o originali. Tutti gli altri dovranno vivere di mini-job a  tempo parziale nel settore privato, sostenuti da aiuti pubblici”, come i buoni-pasto o la Obamacare.
Così vediamo che questi geni descrivono il futuro come il  loro presente, quello che stanno creando.  In Usa,  ha rilevato McKinsey,  il numero di mini-job a tempo parziale è  aumentato esponenzialmente e ormai riguarda il 20% della forza-lavoro americana.
Che i giganti del web stiano attivamente creando questo mondo del lavoro miserabile e servile, reso vivibile da ciò che Marx chiamava “elemosina proletaria”, è  un fatto oggettivo. “In soli dieci anni, Facebook ha costruito un impero globale che ha superato General Electric in termini di valore di mercato:  e lo ha fatto con solo il 4% della forza lavoro del gigante della Old Economy: 12.000, rispetto a 300.000. Whatsapp  ha  un rapporto ricchezza-lavoro ancora più impressionante: vale  $ 19 miliardi e ha solo 55 dipendenti.  E insieme,  le  due  società raggiungono  una “clientela” di  circa un sesto dell’umanità.  Netflix ha distrutto la gigantesca rete nazionale Blockbuster di 9.000 negozi e 60.000 dipendenti con una forza lavoro più agile di soli 3.700 dipendenti. È facile capire perché: per soli $ 10 al mese, i consumatori di Netflix possono godere di una videoteca illimitata più grande di qualsiasi negozio  di Blockbuster “.  (Blockbuster è  fallita nel 2010).
Mark Zuckerberg , Elon Musk e  Sam Altman (grande finanziatore di star-up)   si sono pronunciati apertamente a favore di un piccolo reddito “di cittadinanza”  per compensare i bassi salari vigenti ed evitare “le perturbazioni”  che può portare all’ordine costituito  una manodopera esposta all’insicurezza permanente.
Come  Marx aveva previsto, il capitalismo nella forma più pura non porta la  concorrenza, ma al suo contrario: alla formazione di grandi monopoli privati.  Oggi Googlecontrolla quasi il 90 percento della pubblicità sui motori di ricerca, Facebookquasi l’80 percento del traffico sociale mobile e Amazon circa il 75 percento delle vendite di e-book negli Stati Uniti e –  ancor più importante –  circa il 40 percento del ” cloud” del mondo. Insieme, Google e Applecontrollano oltre il 95 percento del software operativo per dispositivi mobili, mentre Microsoft rappresenta ancora oltre l’80 percento del software operativo dei  PC del pianeta”.
Senza stupore, qualcuno comincia a notare che questa società non è più il libero capitalismo come lo conosciamo:  è la fine della concorrenza, e anche della mobilità sociale ascendente del ceto medio. Un nuovo ordine sociale avveniristico che porta strane somiglianze col passato. Oscurantista.
Un sistema di caste scientifiche” le quali non hanno bisogno di classe operaia e borghesia, ma solo dei loro dati.

Un “bolscevismo di lusso”

Una società feudale con sistemi di vendita migliorati”,  la dichiara Antonio Garcia Martinez di  Wired,  dove la nuova classe aristocratica tiene a propria mercé intere categorie di servi.
Più propriamente, altri parlano di “bolscevismo di lusso completamente automatizzato”  – nel senso che la ristretta oligarchia dei miliardari del web occupa lo stesso posto della Nomenklatura nello stato bolscevico, che viveva nell’abbondanza e si serviva in negozi riservati ad essa, legittimando  i suoi privilegi   e la sua oppressione sulla società con la “scientificità” della sua teoria  marx-leninista.
Uno di loro, il miliardario e investitore Naval Ravikant (di origini indiane),  ha anzi esposto il fine ultimo del  nuovo ordine instaurato proprio nei termini in cui l’avrebbe fatto un paleo-marxista:  la distruzione di famiglia e di religione.  “La tecnologia del social media dà il massimo potere all’individuo. E ciò  significa il crollo della struttura familiare e della religione … in generale, la tecnologia guida il mondo a sinistra. ”
Infatti, esulta Ravikant, “La sinistra ha vinto la guerra culturale. Ora stiamo solo andando in giro a sparare ai sopravvissuti. ” 
Sinistra? “Quella” sinistra  che anche noi conosciamo, quella della Cirinnà e di Scalfarotto,  del gay pride e di Montenapo o di Attali (“socialista”).   “L’egemonia di un individualismo basato sull’identità di sinistra” . Non è un caso se i miliardari e  la  loro California sono feroci oppositori di Trump ed odiano, soprattutto, i cittadini che lo votano.
Come nel potere bolscevico, la nuova classe miliardaria dei fondatori di  imprese digitali e investitori  costituisce “il  partito interno”,  l’equivalente del  Comitato Centrale. Molto al disotto ,  vive  il “partito esterno”, composto di professionisti qualificati:  ben pagati, però “condannati a una vita di classe media inferiore” a  causa degli altissimi costi  della vita prodotti dalla stessa concentrazione dei miliardari superiori:  colossale rincaro delle case, e degli stessi affitti, nonché delle imposte.
Sotto questa classe  media qualificata ma impoverita (equivalente ai  quadri e  ai semplici iscritti al PCUS, che si mettevano in liste d’attesa decennali per sperare nell’assegnazione di un appartamento non in coabitazione),  ecco la “vasta popolazione dei lavoratori a chiamata”,  equivalenti ai prolet coi minijob,  faticatori e braccianti  del feudalesimo: “Servi che rispondono a un messaggio che ricevono su smartphone come quelli  di un tempo  alla chiamata di un caporale”, dice Martinez.
Ancora  più in basso vediamo lo strato degli “intoccabili: i senzatetto, i tossicomani, i barboni, i criminali”.
La California, e in particolare la Bay Area, riflette già questa realtà neo-feudale”, scrive l’urbanista Joe Kotkin: questo stato con la massima densità di miliardari  è anche quello che,  tenuto conto del  maggior costo della vita, soffre  del massimo tasso di povertà, attestato dal Census Bureau federale. Un  destinatario su tre di qualche assistenza sociale nazionale vive in California, nonostante la California abbia solo il 12 per cento della popolazione americana.  Oggi otto milioni di californiani vivono in povertà, una famiglia su tre non riesce a pagare le bollette, un bambino californiano su cinque vive in miseria. Tornano  malattie medievali come il tifo,  negli accampamenti di senzatetto.  Molte minoranze lavorano nel settore dei servizi in lavori come la guardia di sicurezza , per circa $ 25.000 all’anno;  reddito con cui i lavoratori possono tutt’al più abitare in camper, dormire nelle proprie auto, o  accamparsi negli attendamenti californiani, i più grandi del paese”.  La speranza di comprarsi la casa è finita; gli affitti sono proibitivi.
Il risultato è ovviamente la più rigida e ferrea segregazione: razziale e sociale. Sì, questa sinistra progressista e senza tabù,  antirazzista per  auto-definizione, ha realizzato nei  fatti  la segregazione  che esisteva negli stati del Sud.  I  ricchi  vivono nei loro suburbia murati e  sorvegliati  dalle loro guardie private;  dei poveri non conoscono che i loro servi a chiamata;  la disparità di reddito è  la più efficace delle discriminazioni.

Monopolizzano la libertà di parola

Adesso poi risulta che questi liberisti e libertari – in possesso dei social media come Facebook, Twitter, Youtube  – li usano per stroncare  la libertà di opinione e di espressione Esercitano  – come constatiamo anche sulla nostra pelle  – una vera e propria censura totalitaria del  pensiero e  delle opposizioni, attraverso il politicamente corretto. Le voci in senso ampio “conservatrici”  e i loro blog   vengono  cancellate sistematicamente da Facebook o da Twitter, o da You Tube,   in quanto  – a  giudizio di lor signori o dei loro algoritmi – appaiono venate di “omofobia, xenofobia, odio “, o filo-Trump o scettiche su Greta e l’allarme climatico. Quando non li cancellano, li mettono alla fame, facendo mancare ai  siti e blog conservatori gli annunci pubblicitari.
Bisogna “spezzare  il monopolio di Silicon Valley sulla libertà di parola”, proclamano oggi varie organizzazioni “di destra”  (per gli oligarchi), che si sono trovate appunto ridotte al silenzio da Facebook e Youtube.  Si stanno coalizzando per appellarsi al Primo  Emendamento della Costituzione, che non ammette limiti alla libertà di parola.
Tulsi Gabbard,  la candidata presidenziale  (non di sinistra: è una democratica, diciamo, detestata dall’Establishment ) ha intentato una causa da 50 milioni di dollari contro Google, accusandola di aver sospeso il suo account dopo i primi successi nei dibattiti violando il suo diritto alla libertà di parola; ed ha accusato anche il servizio di posta elettronica Gmail di contrassegnare come “spam” le e-mail che invia agli elettori nel quadro della sua campagna.
Questi comportamenti  sono gravissime lesioni della democrazia perché ormai la gente si informa più su Facebook e Twitter che sui media tradizionali  – e  del resto   gli oligarchi si sono anche comprati, e spesso a prezzi di liquidazione , anche i  tradizionali prestigiosi: da New Republic al Washington Post, da The Atlantic a Time.  “E’ tempo di trattare Google, Facebook, YouTube e Twitter come servizi pubblici”, dice dice Jeremy Carl, della Hoover Institution a Stanford.
Una lotta che è difficile anche cominciare:  gli oligarchi hanno tutto in mano, sono “di sinistra”  e hanno i miliardi,  e vengono ammirati da Wall Street come legittimi vincitori  della competizione di mercato nella giungla della concorrenza. Intanto gli oligarchi hanno instaurato il loro “bolscevismo di lusso automatizzato” con le sue segregazioni,  immobilismi sociali, stagnazione e povertà:  uno stato reazionario a  loro misura. E adesso hanno puntato le carte, ossia i loro mezzi illimitati, sulla loro candidata democratica preferita, la senatrice democratica californiana Kamala Harris,  di cui la Tulsi Gabbard  si sta sempre più mostrando la grande ed efficace  avversaria interna al partito,  “populista”.  Non a caso  Kamala Harris è preferita anche da Soros, e  si dedicano alla raccolta di fondi per lei  gli eredi della famiglia Getty,  che organizzano la raccolta nel “Billionnaire Row” di San Francisco-

Se  Kamala vincesse le presidenziali, con lei entrerebbe alla Casa Bianca l’oligarchia neo-feudale. Fonte: qui

martedì 21 novembre 2017

LO CHIAMAVANO ‘AIR F**K ONE’ L’AEREO DEL MILIARDARIO PEDOFILO DOVE IL CLIENTE ABITUALE ERA BILL CLINTON

ORA NUOVE RAGAZZE LO ACCUSANO. E SE AVESSE AVUTO RAGIONE KENNETH STARR, IL PROCURATORE CHE TENTÒ L’IMPEACHMENT? QUESTA DOMANDA NON PARTE DAI TABLOID DI DESTRA, MA DAL ‘NEW YORK TIMES’ 

VE L’AVEVAMO DETTO: IL MOTTO È ‘BYE BYE CLINTONS’, E LE BOMBE ARRIVANO DAL PARTITO DEMOCRATICO. ECCO TUTTA LA STORIA

Maria Giovanna Maglie per Dagospia
KENNETH STARRKENNETH STARR

Lo chiamavano Air fuck One l'aereo del miliardario pedofilo sul quale in tanti salivano e si divertivano, ma il cliente abituale, un po' affari molto sollazzo, era Bill Clinton, ormai libero dai lacci e laccioli della presidenza. Ci mancava solo che venisse fuori questa storia, è in arrivo a tutta velocità. perché anche in questo caso le ragazze hanno parlato con quindici anni di ritardo.

Non e’ tutto. Se Starr avesse avuto ragione? Il solo titolo dell'editoriale che evoca il famigerato procuratore speciale che 20 anni fa si provo a impeach il presidente senza successo, sparge il panico. Chi osa sostenere che Kenneth Starr nel caso Monica Lewinsky avesse delle ragioni? Qualche giornalaccio del complotto della destra? No, il New York Times. Aiuto.

Anche perché le signore che allora furono molestate o stuprate, oggi molto stagionate ma non meno incazzate, sono tornati alla ribalta, e hanno trovato una audience molto più disponibile di quella di vent'anni fa; a loro si sono aggiunte accuse fresche di giornata, ragazze molestate e stuprate nei primi anni del 2000.

ron burkle bill clintonRON BURKLE BILL CLINTON
Le denunce non sono recentissime, hanno qualche settimana e dovevano restare segrete, a parlare sono stati personaggi del Partito Democratico.

Ve l’avevo detto Bye bye Clintons, ma non immaginavo che la liquidazione della Dynasty passasse per la riesumazione del comportamento disinvolto e noto a tutti dell'ex presidente.
Non immaginavo che il Partito Democratico impegnato in una sanguinosa resa dei conti per sottrarre a Hillary Clinton qualunque velleità di rielezione e il potere sul partito, decidesse di passare via Weistein. Brutto affare, Anche perché a rendere possibile questa epidemia di denunce e anche di ammissioni, di ricoveri tardivi e inutili in cliniche per la riabilitazione, non è la giusta denuncia di donne che finalmente hanno trovato il coraggio, o meglio lo è in parte, ma il resto è morbo del politically correct.

 Sotto a chi tocca, in una gigantesca inestricabile confusione fra una toccata di culo e lo stupro di una minorenne; non so se ne usciranno vivi, soprattutto ora che la virata politica è evidente, tra un Bill Clinton che festeggia il venticinquesimo anniversario della sua elezione a Little Rock, e sembra il mausoleo di Lenin prima della glasnost, festeggia la sua eredita’ di presidente degli Stati Uniti con mezzo partito che ora lo accusa dei crimini e delle malefatte di allora, e con fresche possibili incriminazioni;

bill clinton e ron burkle nel 1997 con lui presidenteBILL CLINTON E RON BURKLE NEL 1997 CON LUI PRESIDENTE
tra un Franken e un Moore,che sono rispettivamente un liberale scatenato e un autentico reazionario, ma allo stesso modo si rifiutano di lasciare il primo lo scranno di senatore il secondo la candidatura a senatore in Alabama;

tra un Capitol Hill dove si sussurrano nomi di deputati e senatori dalle mani lunghe, e di silenzi strappati a suon di dollari.

Ma anche nei rispettabili quotidiani e televisioni progressisti si sparge il panico. Oggi è toccato al corrispondente dalla Casa Bianca, Glenn Thrush, essere sospeso per accusa di sexual harassment. È una vera star a Washington , è anche corrispondente di MSNBC, grande fustigatore di Donald Trump. Ora dice che il suo comportamento scorretto e condannabile è dovuto all'abuso di alcol, e che ha smesso da qualche mese. Come, non erano solo i cattivoni di Fox news? No, l'elenco e trasversale ed infinito.
MONICA LEWINSKY E BILL CLINTONMONICA LEWINSKY E BILL CLINTON

Andiamo per ordine. Quattro donne hanno accusato Bill Clinton di sexual assault nei primi anni 2000 quando già non era più presidente e lavorava e si intratteneva con il miliardario Ron Burkle, una bella teppa di pedofilo. Le ragazze lavoravano per lui, erano impiegate e cameriere, avevano tutte meno di 20 anni, pur essendo maggiorenni.

L'aereo privato lussuosissimo del miliardario sul quale si viaggiava a caccia di affari da procacciare un po' a tutti aveva un soprannome negli Stati Uniti, si chiamava Air Fuck One.
La fonte di queste rivelazioni sono importanti esponenti del partito democratico, che hanno parlato con Ed Klein, ex giornalista del New York Times e anche ex collaboratore della campagna Clinton del 92, poi trasformatosi in arcinemico e testimone d’accusa.
bill clinton e monica lewinskyBILL CLINTON E MONICA LEWINSKY

Klein ha scritto 4 libri sulla Dynasty dei Clinton, il primo dei quali, l'indimenticabile “Primary colours”, è diventato anche un film con John Travolta nei panni di un Clinton in campagna elettorale sempre con i pantaloni sbottonati e una Emma Thompson / Hillary sempre al seguito a rimediare i danni e a pagare il silenzio.

Oggi Klein dice che Hillary Clinton, appena sono arrivate queste nuove e fresche accuse, voleva mettere in moto il suo team investigativo per trovare fango da spargere sulle ragazze, ma gli avvocati hanno sconsigliato.

clinton e hillaryCLINTON E HILLARY
Sarà per questa ragione che al raduno commemorativo dei 25 anni c'erano sicuramente tutti i fedelissimi la cui sorte è stata o è legata a quella dei Clinton. C'era James Carville, che ha moderato una sorta di conversazione dibattito fra marito e moglie, nel corso della quale ancora una volta è stata misurata la straordinaria differenza di intelligenza preparazione, eloquio fra i due; Hillary primeggia solo in cattiveria. C'erano Paul Begala, John Podesta, abbastanza nei guai per il Russiagate, Rahm Emanuel, sindaco di Chicago, dove sono proibite le armi ma muoiono come mosche. Ma i grandi esponenti storici del Partito Democratico non si sono fatti vedere.

Tutti però hanno letto l'editoriale del New York Times, scritto da Ross Douthat, che non esita a fare esplicitamente la relazione tra le accuse di oggi a uomini potenti che hanno approfittato del proprio potere, e i peccati di ieri dell'ex presidente. Sembra voler sostenere che la complicità di allora ha una parte buona di colpa nelle impunità di tanti anni di quelli che ora vengono additati a loro volta come stupratori.

bill e hillary ai tempi della lewinskyBILL E HILLARY AI TEMPI DELLA LEWINSKY
Ricorda quei giorni lontani della fine degli anni 90, quando non ci fu un solo democratico, un solo intellettuale progressista, che abbia avuto il coraggio di ammettere che il comportamento di Clinton era Indegno di un presidente, che per soddisfare il suo priapismo non solo si commettevano atti sessuali con delle stagiste nell'Ufficio Ovale, ma l'intera struttura e le persone chiamate a proteggerlo erano coinvolte nella complicità e nella copertura.


Tutti costoro hanno commesso spergiuro. Peggio, l'intero Partito Democratico allora si è trasformato in un club al servizio degli appetiti bassi di Clinton e ha abbandonato il principio del femminismo, calunniando le vittime, ignorando crudelmente  un accusatore più che credibile. È stato commesso un enorme peccato di partigianeria.

sabato 11 marzo 2017

DA OGGI È OPERATIVA LA FLAT TAX DA 100MILA EURO PER I RICCONI CHE SPOSTANO LA RESIDENZA IN ITALIA

PUNTA A FARE CONCORRENZA A PAESI COME SPAGNA E REGNO UNITO CHE COSÌ HANNO ATTRATTO EMIRI, CALCIATORI, CANTANTI


8 Marzo 2017

Il fisco italiano strizza l’occhio agli stranieri ricchi. Da oggi chi ha da molti anni una residenza estera e si sposta in Italia può scegliere di attivare la «flat tax sui Paperoni», una tassa fissa da 100.000 euro l’anno. La norma è operativa da oggi con le istruzioni e una apposita check list messe a punto dall’Agenzia delle Entrate. La novità, secondo alcune stime, potrebbe interessare subito un migliaio di soggetti e punta a fare concorrenza a Paesi come Spagna e Gran Bretagna (ora interessata dalla Brexit) che così hanno attratto emiri, calciatori, cantanti.

L’agevolazione, prevista dalla ultima Legge di Bilancio, riguarderà solo chi è residente all’estero da almeno 9 periodi d’imposta negli ultimi 10 anni ed è facilmente attivabile: punta quindi agli stranieri e tiene fuori coloro che in questi anni si sono trasferiti dall’Italia all’estero. La convenienza, ovviamente, c’è soprattutto per coloro che hanno grossi patrimoni e redditi. Ma anche per chi ha famiglie numerose con guadagni a molti zeri: insieme al contribuente-Paperone infatti potranno beneficiare del fisco-forfait anche i familiari, pagando un ulteriore `gettone´ al fisco da 25.000 euro.
Renzi PadoanRENZI PADOAN

Ad annunciare l’arrivo della nuova normativa è un comunicato dell’Agenzia delle Entrate che parla del nuovo regime sostitutivo sui redditi all’estero. «L’opzione, introdotta con la Legge di bilancio 2017, prevede il pagamento di un’imposta forfettaria di 100mila euro per ciascun periodo d’imposta per cui viene esercitata - spiega l’Agenzia guidata da Rossella Orlandi - al fine di attrarre ed incentivare il trasferimento della residenza nel nostro Paese degli High net worth individual, ossia delle persone con un alto patrimonio.
AGENZIA DELLE ENTRATEAGENZIA DELLE ENTRATE

Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate è stato anche approvato il modello di check list da allegare all’istanza di interpello che consente una valutazione preventiva dell’amministrazione finanziaria sull’ammissibilità al regime di favore». Aderire al forfait per Paperoni sarà facile.

Basta barrare l’apposita casella nella dichiarazione dei redditi. Ma per chi vuole avere certezze di rientrare nei criteri previsti può utilizzare la check list delle Entrate anche per presentare una specifica istanza preventiva di interpello alla Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate. La richiesta - spiega il comunicato delle Entrate - può essere consegnata a mano, tramite raccomandata con avviso di ricevimento oppure telematicamente, utilizzando la posta elettronica certificata.

i ricchi preferiscono la aviazione privataI RICCHI PREFERISCONO LA AVIAZIONE PRIVATA
Nell’istanza il contribuente, oltre ai dati anagrafici, dovrà indicare lo «status di non residente in Italia per un tempo almeno pari a nove periodi di imposta nel corso dei dieci precedenti l’inizio di validità dell’opzione», «la giurisdizione o le giurisdizioni in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validità dell’opzione» e «gli Stati o territori esteri per i quali intende esercitare la facoltà di non avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva». L’opzione può anche essere estesa - ricorda l’Agenzia delle Entrate - ai familiari in possesso dei requisiti, attraverso una specifica indicazione nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta in cui il familiare trasferisce la residenza fiscale in Italia o in quella successiva.
FORBES 400 MILIARDARI 2016FORBES 400 MILIARDARI 2016

In questo caso, l’imposta sostitutiva è pari a 25mila euro per ciascuno dei familiari ai quali sono estesi gli effetti della stessa opzione. Le istruzioni delle Entrate spiegano che l’opzione deve essere esercitata entro i termini di presentazione delle dichiarazioni de redditi e la domanda può essere presentata anche se non sono ancora decorsi i termini per radicare la residenza fiscale in Italia.

il miliardario russo abramovicIL MILIARDARIO RUSSO ABRAMOVIC
L’opzione si intende tacitamente rinnovata di anno in anno, mentre gli effetti cessano, in ogni caso, decorsi quindici anni dal primo periodo d’imposta di validità. 

Il versamento dell’imposta sostitutiva, nella misura di 100mila euro, deve essere effettuato in un’unica soluzione, per ciascun periodo di imposta di efficacia del regime, entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi.

Fonte: qui

lunedì 16 gennaio 2017

GLI 8 SUPER RICCHI DEL PIANETA HANNO LA STESSA RICCHEZZA DI 3,6 MILIARDI DI PERSONE!


PER IL RAPPORTO OXFAM, SONO LE MULTINAZIONALI E I RICCHI AD ALIMENTARE LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI, ATTRAVERSO ELUSIONE E EVASIONE FISCALE(E L'USURA SULLA MONETA!!!), MASSIMIZZAZIONE DEI PROFITTI E COMPRESSIONE DEI SALARI
Barbara Ardù per “la Repubblica”

povertaPovertà
A furia di deregulation e libero mercato, viviamo in un mondo dove più che l’uomo conta il profitto, dove gli otto super miliardari censiti da Forbes, detengono la stessa ricchezza che è riuscita a mettere insieme la metà della popolazione più povera del globo: 3,6 miliardi di persone. 

E non stupisce visto che l’1% ha accumulato nel 2016 quanto si ritrova in tasca il restante 99%.

È la dura critica al neoliberismo che arriva da Oxfam, una delle più antiche società di beneficenza con sede a Londra, ma anche una sfida lanciata ai Grandi della Terra, che domani si incontreranno a Davos per il World Economic Forum. I dati del Rapporto 2016, dal titolo significativo, “Un’economia per il 99%” (la percentuale di popolazione che si spartisce le briciole), raccontano che sono le multinazionali e i super ricchi ad alimentare le diseguaglianze, attraverso elusione e evasione fiscale, finanza, massimizzazione dei profitti e compressione dei salari.

Ma non è tutto.

povertPovertà
Grandi corporation e miliardari usano il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che Oxfam chiama capitalismo clientelare

E l’Italia non fa eccezione. I primi 7 miliardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri. 

«La novità di quest’anno è che la diseguaglianza non accenna a diminuire, anzi continua a crescere, sia in termini di ricchezza che di reddito», spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. 

Nella Penisola il 20% più ricco ha in tasca il 69,05% della ricchezza, un altro 20% ne controlla il 17,6%, lasciando al 60% più povero il 13,3%. 

O più semplicemente la ricchezza dell’1% più ricco è 70 volte la ricchezza del 30% più povero.

Ma Oxfam non punta il dito solo sulla differenza tra i patrimoni di alcuni e i risparmi, piccoli o grandi, dei tanti. Le differenze si sentono anche sul reddito, che ormai sale solo per gli strati più alti della popolazione

Perché mentre un tempo l’aumento della produttività si traduceva in un aumento salariale, oggi, e da tempo, non è più così. 

Il legame tra crescita e benessere è svanito. La ricchezza si ferma solo ai piani alti.

povertPovertà
Accade ovunque, Italia compresa. Gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano in modo adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. 

E per l’Italia va anche peggio, essendo sotto di due punti alla media Ue. Quasi la metà dell’incremento degli ultimi anni, il 45%, è arrivato solo al 20% più ricco degli italiani.

E solo il 10% più facoltoso dei concittadini è riuscito a far salire le proprie retribuzioni in modo decisivo. 

Non ci si deve stupire dunque se ben il 76% degli intervistati - secondo il sondaggio fatto da Oxfam per l’Italia - è convinto che la principale diseguaglianza si manifesti nel livello del reddito.

E l’80%, una maggioranza bulgara, considera prioritarie e urgenti misure per contrastarla. 

Ai governi Oxfam chiede di fermare sia la corsa al ribasso sui diritti dei lavoratori, sia le politiche fiscali volte ad attirare le multinazionali. Oppure nel giro di 25 anni assisteremo alla nascita del primo trilionario, una parola oggi assente dai dizionari.

Fonte: qui