9 dicembre forconi: concorrenza
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lunedì 30 settembre 2019

IL‘’FINANCIAL TIMES’’ È D’ACCORDO CON PUTIN (“IL LIBERALISMO È DIVENTATO OBSOLETO”) E LANCIA L’ALLARME: ''LO SVILUPPO INCONTROLLATO DELLA FINANZA FRENA LA CRESCITA E AUMENTA LE DISEGUAGLIANZE. OGGI NEI PAESI OCCIDENTALI I FIGLI GUADAGNANO MENO DEI PADRI E LA RICCHEZZA SI CONCENTRA NELLE MANI DI POCHISSIMI. UNO SCENARIO SUDAMERICANO DOVE SPUNTANO I LEADER XENOFOBI''


Articolo di Martin Wolf per Financial Times pubblicato da “il Fatto quotidiano”
donna legge il financial times 7DONNA LEGGE IL FINANCIAL TIMES

"Anche se le singole aziende che rappresentiamo perseguono scopi aziendali privati, collettivamente noi condividiamo tutti un impegno fondamentale nei confronti di chiunque sia interessato dalle nostre attività". Con questa frase, l' associazione americana Business Roundtable, che riunisce i capi di 181 tra le più grandi aziende del mondo, ha sancito l' abbandono del tradizionale principio per cui "le aziende esistono essenzialmente per fare gli interessi dei loro azionisti", e solo i loro. È stato senza dubbio un evento. Ma qual è, e quale dovrebbe essere, la sua esatta portata?
MARTIN WOLFMARTIN WOLF

Per rispondere è necessario partire dalla constatazione che finora qualcosa è andato storto. Nel corso degli ultimi 40 anni, soprattutto negli Usa, ha preso il sopravvento una sorta di trinità diabolica composta da rallentamento della produttività, inasprimento delle disuguaglianze ed esplosione di enormi choc finanziari.

Come hanno osservato Jason Furman dell' Università di Harvard e Peter Orszag di Lazard Frères in un articolo dell' anno scorso: "Dal 1948 al 1973, il reddito mediano reale delle famiglie negli Stati Uniti è aumentato del 3% all' anno. A questo ritmo () la probabilità che un figlio avesse un reddito superiore a quello dei suoi genitori era del 96%. Dal 1973 in poi il reddito della famiglia mediana è cresciuto invece solo dello 0,4% all' anno (), con la conseguenza che il 28% dei figli oggi ha un reddito inferiore a quello dei genitori".
globalizzazione1GLOBALIZZAZIONE

La produttività al palo 
Come mai l' economia non produce? La responsabilità è in gran parte dovuta all' espansione del capitalismo di rendita, che accumula e non investe. "Rendita" significa in questo caso un livello di benefici che eccede di gran lunga la soglia necessaria a indurre l' offerta di beni, servizi, terreni o manodopera nella società.

Così il "capitalismo della rendita" descrive un' economia in cui il potere politico e di mercato permette a un numero ristretto di individui e grandi aziende di estrarre una grande quantità di profitti da tutti gli altri. Da solo, tuttavia, questo fenomeno non basta a spiegare i risultati deludenti degli ultimi anni.
globalizzazioneGLOBALIZZAZIONE

Come sostiene Robert Gordon, professore di Scienze sociali alla Northwestern University, nella seconda metà del XX secolo si è verificato anche un rallentamento del tasso di innovazione. La tecnologia, inoltre, ha creato una maggiore dipendenza delle economie dai laureati aumentando i loro salari relativi, fenomeno che spiega in parte la crescita delle disuguaglianze. Ma la quota di ricchezza detenuta dall' 1% dei redditi più alti è passata dall' 11% del 1980 al 20% nel 2014, e questo non si può spiegare soltanto con il mutamento tecnologico.

LA MAPPA DELLE POPOLAZIONI GLOBALI TRA CINQUE ANNILA MAPPA DELLE POPOLAZIONI GLOBALI TRA CINQUE ANNI
Lo spauracchio stranieri 
A sentire i dibattiti politici in corso in molti Paesi, specie negli Usa e nel Regno Unito, si potrebbe concludere che la performance deludente dell' economia sia dovuta alle importazioni dalla Cina o agli immigrati a basso salario, o a entrambe le cose. Gli stranieri sono i capri espiatori ideali, ma l' idea che l' aumento delle disuguaglianze e il rallentamento dell' incremento della produttività siano dovuti agli stranieri è falsa.

Hong Kong registra una grande disuguaglianza socialeHONG KONG REGISTRA UNA GRANDE DISUGUAGLIANZA SOCIALE
Qualunque Paese occidentale ad alto reddito oggi intrattiene più scambi commerciali con i Paesi emergenti di quanto non facesse quarant' anni fa. Tuttavia, l' aumento delle disuguaglianze è variato in modo sostanziale da Paese a Paese, e questo è dipeso dal diverso comportamento delle singole istituzioni dell' economia di mercato e dalle scelte di politica interna.

Nella sua panoramica dell' ampia letteratura accademica sul tema, l' economista di Harvard, Elhanan Helpman, giunge alla conclusione che "la globalizzazione basata su commercio estero e delocalizzazione non è stata un grande fattore di aumento delle disuguaglianze. Lo confermano numerosi studi su vari eventi in tutto il mondo". Lo spostamento di molte attività produttive all' estero, principalmente in Cina, potrebbe aver parzialmente ridotto gli investimenti nelle economie ad alto reddito, ma questo effetto non può essere stato abbastanza forte da ridurre in modo significativo l' incremento della produttività. ()
TRUMP A WALL STREETTRUMP A WALL STREET

Il presidente Trump, invece, ragiona da mercantilista ingenuo e sostiene che la causa della perdita di posti di lavoro stia negli squilibri commerciali bilaterali, risultato di cattivi accordi commerciali. È vero che la bilancia commerciale degli Stati Uniti è in disavanzo, mentre quella dell' Unione europea è in surplus, ma le politiche commerciali delle due aree sono abbastanza simili.
trump wall streetTRUMP WALL STREET

Queste non spiegano gli equilibri bilaterali, e gli equilibri bilaterali non spiegano gli equilibri globali. () Le ricerche mostrano che l' effetto dell' immigrazione sul reddito reale della popolazione nativa e sulla posizione fiscale dei Paesi di accoglienza, è stato molto limitato e spesso positivo. Piuttosto che concentrarsi sui danni causati dal commercio e dalla migrazione, idea politicamente remunerativa ma sbagliata, è molto più produttivo prendere in esame il capitalismo della rendita contemporaneo.

FINANZIAMENTI PUBBLICIFINANZIAMENTI PUBBLICI
Il dogma della rendita 
La finanza gioca qui un ruolo chiave, a vari livelli. Quando viene liberalizzata tende alla metastasi, perché comincia a finanziare redditi, profitti (spesso illusori) e le sue stesse attività con la sua capacità di creare credito e denaro. Uno studio del 2015 di Stephen Cecchetti ed Enisse Kharroubi per la Banca dei Regolamenti Internazionali afferma che "lo sviluppo finanziario è positivo solo fino a un certo livello, oltre il quale diventa un freno alla crescita. E un settore finanziario in rapida crescita è dannoso per la crescita della produttività aggregata".
schiavo finanziarioSCHIAVO FINANZIARIO

Quando il settore finanziario cresce rapidamente, dicono gli autori, fa sì che vengano assunte persone di talento, che poi finiscono a fare mutui immobiliari, perché offrono più garanzie, distogliendo così risorse umane di talento per impiegarle in settori improduttivi e inutili. Anche in questo caso la crescita eccessiva del credito porta quasi sempre a crisi, come hanno dimostrato Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff nel libro Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria (Il saggiatore, 2010).

Questo è il motivo per cui nessun governo si sognerebbe mai di lasciare che il settore finanziario (ipoteticamente "orientato dal mercato") operi da solo e senza guida. Ma ciò crea a sua volta per la finanza enormi opportunità di guadagnare nella totale irresponsabilità: una sorta di gioco del lancio della moneta in cui se esce testa vincono loro e se esce croce perdiamo tutti. La crisi è garantita.

tempesta finanziariaTEMPESTA FINANZIARIA
La finanza scava poi disuguaglianze sempre più grandi. Thomas Philippon della Stern School of Business, e Ariell Reshef della Paris School of Economics hanno dimostrato che i guadagni relativi dei professionisti della finanza sono esplosi negli anni 80, dopo la deregolamentazione della finanza. Hanno anche stimato che gli "utili" rappresentavano tra il 30 e il 50% del divario retributivo con il resto del settore privato.

Questa esplosione dell' attività finanziaria a partire dagli anni 80 non ha aumentato la crescita della produttività. Semmai l' ha abbassata, soprattutto dopo la crisi. Vale lo stesso per l' esplosione delle retribuzioni dei manager, che non è altro, di fatto, che un' altra forma di estrazione di rendita.
CRISI FINANZIARIACRISI FINANZIARIA

Come osserva Deborah Hargreaves, fondatrice dell' High Pay Centre, nel Regno Unito il rapporto tra la retribuzione media di un amministratore delegato e il salario medio di un lavoratore è passato da 48 a 1 nel 1998 a 129 a 1 nel 2016. Negli Usa lo stesso rapporto è passato da 42 a 1 nel 1980 a 347 a 1 nel 2017. () Il fatto di essere pagati in proporzione al prezzo delle azioni della propria azienda ha dato ai manager un incentivo enorme a far sì che quel prezzo si alzasse sempre di più, a costo di manipolare i guadagni o contrarre prestiti per acquistare azioni. Senza aggiungere nessun valore alle aziende, ma producendo solo una grande quantità di ricchezza per gli stessi manager. Un problema correlato è rappresentato poi dai conflitti di interessi, in particolare per l' indipendenza dei revisori dei conti.
CRISI FINANZIARIACRISI FINANZIARIA

In sintesi, le decisioni delle aziende sono prese sulla base di considerazioni finanziarie personali dei loro manager. E, come ricorda l' economista indipendente Andrew Smithers nel suo libro Productivity and the bonus culture, tutto ciò avviene a spese degli investimenti aziendali e quindi della crescita della produttività.

Nessuna concorrenza 
Una questione forse ancora più fondamentale è il declino della concorrenza. A proposito degli Stati Uniti, Jason Furman e Peter Orszag affermano che esistono le prove di un aumento del tasso di concentrazione del mercato, di una diminuzione del tasso di ingresso di nuove imprese e, infine, di una riduzione della quota di ricchezza detenuta da imprese giovani rispetto a 30 o 40 anni fa.

CRISI FINANZIARIACRISI FINANZIARIA
(). Tutto ciò è indice di un indebolimento della concorrenza e di un aumento delle rendite monopolistiche. Inoltre, gran parte dell' aumento delle disuguaglianze deriva dall' esistenza di enormi divari salariali per i lavoratori con competenze simili che lavorano in imprese diverse: un' altra forma di estrazione di rendita.

TRUMP A WALL STREETTRUMP A WALL STREET





Una parte della spiegazione è data dall' avvento di sempre più mercati dove "chi vince prende (quasi) tutto": le superstar del mercato e le loro aziende acquisiscono rendite monopolistiche che è difficile scalfire (). Gli esempi lampanti sono le esternalità di rete, ovvero i vantaggi derivanti dall' utilizzo di una rete usata anche dai concorrenti, e i costi marginali nulli di piattaforme monopolistiche come Facebook, Google, Amazon, Alibaba e Tencent.

trump wall streetTRUMP WALL STREET
Un' altra forza naturale di questo tipo è rappresentata dalle esternalità di rete degli agglomerati, come ha segnalato Paul Collier nel suo The Future of Capitalism. Le aree metropolitane di successo come Londra, New York, la Bay Area in California, generano potenti meccanismi di feedback attirando e premiando persone di talento. Ciò va a svantaggio delle imprese e delle persone che restano nelle città che restano indietro. () Tuttavia, la rendita monopolistica non è solo il prodotto di queste tendenze economiche, naturali seppur preoccupanti. È anche il risultato della politica. Negli anni 70, negli Usa, il giurista Robert Bork sosteneva che il "benessere dei consumatori" dovrebbe essere l' unico obiettivo delle politiche antitrust.

BLOOMBERG BUSINESSWEEK FACEBOOKBLOOMBERG BUSINESSWEEK FACEBOOK
() L' effetto è stato una certa condiscendenza nei confronti del potere monopolistico, purché mantenesse i prezzi bassi. Ma gli alberi ad alto fusto privano gli alberelli della luce di cui hanno bisogno per crescere, e lo stesso vale per le aziende giganti. () L' evasione fiscale Un aspetto veramente disdicevole del principio della continua ricerca di accrescere le rendite è l' altissima evasione fiscale.

Le grandi imprese (e quindi anche i loro azionisti) traggono beneficio dai beni pubblici (sicurezza, sistemi legali, infrastrutture, forza lavoro istruita e stabilità sociopolitica) forniti dalle più potenti democrazie liberali del mondo, ma sono anche nella posizione perfetta per sfruttare le scappatoie fiscali, specialmente quelle aziende in cui è difficile determinare l' esatta localizzazione della produzione o dell' innovazione.

International Business Machines Corporation IBMINTERNATIONAL BUSINESS MACHINES CORPORATION IBM



Le maggiori sfide della tassazione per le grandi aziende sono rappresentate dalla concorrenza fiscale, l' erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili. La prima è visibile nel calo delle aliquote fiscali, le ultime nel trasferimento della proprietà intellettuale nei paradisi fiscali, nella crescita di debiti deducibili dalle imposte sugli utili maturati nelle giurisdizioni a tassazione più elevata e, infine, nella manipolazione dei prezzi di trasferimento tra un' impresa e l' altra.

salvini orbanSALVINI ORBAN
Uno studio del Fmi del 2015 ha calcolato che l' erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili hanno ridotto le entrate annuali a lungo termine nei Paesi Ocse di circa 450 miliardi di dollari (ossia l' 1% del Pil) e nei Paesi non Ocse di poco più di 200 miliardi di dollari (l' 1,3% del Pil). Si tratta di cifre significative nel contesto di una tassazione che nel 2016, nei Paesi Ocse, è cresciuta in media soltanto del 2,9% del Pil, e solo del 2% negli Usa.

Brad Setser del Council on Foreign Relations mostra che le società statunitensi registrano profitti 7 volte superiori nei piccoli paradisi fiscali (Bermuda, Indie occidentali britanniche, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Singapore e Svizzera) rispetto a quelli ottenuti in 6 grandi economie (Cina, Francia, Germania, India, Italia e Giappone). Questo è ridicolo. ()

manifestazione a milano contro salvini e orban 20MANIFESTAZIONE A MILANO CONTRO SALVINI E ORBAN 
In tutti questi casi, le rendite non vengono semplicemente sfruttate. Vengono create attraverso pressioni per creare scappatoie fiscali distorsive sleali e dirette contro le basilari normative che regolano fusioni, pratiche anti-concorrenziali, comportamenti finanziari scorretti e che tutelano l' ambiente e il mercato del lavoro. Le lobby delle grandi aziende sopraffanno gli interessi dei comuni cittadini. ()

populismoPOPULISMO





Non da ultimo, poiché alcune economie occidentali sono diventate più latinoamericane nella distribuzione dei redditi, anche la loro politica è diventata più latinoamericana. Alcuni dei nuovi populisti occidentali riflettono su cambiamenti radicali, ma necessari, nelle politiche di concorrenza, leggi e fiscalità. Ma altri si affidano alle sirene xenofobe e continuano a promuovere un capitalismo truccato per favorire una piccola élite. Tutte queste attività potrebbero anche finire, intendiamoci, e sarebbe la morte stessa della democrazia liberale.

Populismo webPOPULISMO WEB



I membri della Business Roundtable e i loro pari hanno questioni importanti da porsi.
() Dovranno chiedersi come questa constatazione andrà a influire nel modo in cui sono abituati a fissare le loro retribuzioni e ad avvalersi (anzi, a creare attivamente) delle scappatoie fiscali e normative.

Dovranno, non da ultimo, riconsiderare le loro attività nell' arena pubblica. Cosa stanno facendo per garantire, per esempio, migliori leggi per il governo delle grandi imprese, un sistema fiscale equo ed efficace, una rete di sicurezza per chi viene colpito da forze economiche che trascendono il suo controllo, un ambiente locale e globale più sano e una democrazia capace di rispondere ai desideri dell' ampia maggioranza?
POPULISMO - SALVINI LE PEN . PETRYPOPULISMO - SALVINI LE PEN . PETRY

Abbiamo bisogno di un' economia capitalistica dinamica, che dia a tutti la legittima convinzione di poter partecipare ai benefici. Quello che invece sembriamo avere di fronte adesso è sempre più spesso un capitalismo della rendita instabile, dove la concorrenza è indebolita e la crescita della produttività langue, la disuguaglianza è elevata. Il tutto, non a caso, in un contesto democratico sempre più degradato. () I nostri sistemi economici e politici devono cambiare il loro modo di funzionare, altrimenti soccomberanno. Fonte: qui

giovedì 8 agosto 2019

CALIFORNIA – LA PLUTOCRAZIA REALIZZATA

California. Il  70 per cento dei 56 miliardari   – possessori di almeno mille miliardi di dollari  –  sotto i  quarant’anni (di cui  il primo è Zuckerberg) abitano qui; 12  di loro a San Francisco.  Circa 76 mila milionari  o miliardari  abitano nelle contee di Santa Clara e San Matteo. La  regione della baia di San Francisco conta più miliardari sulla lista di Forbes 400 di ogni altra area metropolitana, a parte New York.  I dirigenti che abitano nella Silicon Valley (o nella sua gemella  Puget Sound, nel lontano Nord del Washington State)  numerano otto  delle venti persone più ricche del mondo.
Sono, ovviamente, i giovani inventori della creatività digitale, di piattaforme e app del web; ingegneri, matematici, super-intelligenti  e immaturi, immensamente e  fulmineamente  arricchiti  dal sistema Wall Street che valuta le loro  aziende e dunque quotazioni  azionarie  alle stelle,  essendo alimentata la crescita astronomica dalla creazione di denaro dal nulla della Fed. Sono descritti da media, e  si sentono, i nuovi dei.  Hanno il futuro in mano.


Quale futuro “vedono” (e  preparano) costoro per l’umanità?   Quale visione a lungo termine coltivano questi.   Un ricercatore del mondo web, Gregory Ferenstein ,  ha intervistato 147 di loro, fondatori  di start-up, presentando loro anche un questionario.
Per esempio, cosa pensano della feroce ineguaglianza fra  ricchissimi e poverissimi che si è creata in USA? “Tutti gli intervistati hanno affermato che una meritocrazia porta intrinsecamente a un mondo ineguale.  Che la disuguaglianza genera creatività e favorisce la motivazione a cambiare la propria situazione”. 
Per tutti, “la disparità di reddito è una conseguenza naturale del capitalismo e altre forme di governo sono decisamente peggiori del capitalismo perché creano e allocano in modo inefficiente le risorse“. Insomma ripetono senza variazioni la dogmatica del mercato totale.
“Ho quindi chiesto quale percentuale di ricchezza, secondo loro,  dovrebbe essere  dalle persone più ricche in una meritocrazia perfetta.  Otto intervistati su 12 hanno affermato che il 50 percento o più di tutte le entrate sarebbe giusto che andassero al 10 percento superiore. Un’idea molto comune a Silicon Valley”, abitata da “creativi iperproduttivi” che “rendono” 10 volte più di un ingegnere tipo, lavorando 10  volte di più: secchioni, nerd   con l’Asperger in carriera capaci di stare sui computer a creare codice eseguibile per 18 ore al giorno .

La società futura che preparano

Oligarchi di  nuovo tipo, li chiama Ferenstein,  con una precisa visione del futuro del mondo: “una quota sempre più grande di ricchezza economica sarà generata da una sempre  più piccola di persone di grande talento o originali. Tutti gli altri dovranno vivere di mini-job a  tempo parziale nel settore privato, sostenuti da aiuti pubblici”, come i buoni-pasto o la Obamacare.
Così vediamo che questi geni descrivono il futuro come il  loro presente, quello che stanno creando.  In Usa,  ha rilevato McKinsey,  il numero di mini-job a tempo parziale è  aumentato esponenzialmente e ormai riguarda il 20% della forza-lavoro americana.
Che i giganti del web stiano attivamente creando questo mondo del lavoro miserabile e servile, reso vivibile da ciò che Marx chiamava “elemosina proletaria”, è  un fatto oggettivo. “In soli dieci anni, Facebook ha costruito un impero globale che ha superato General Electric in termini di valore di mercato:  e lo ha fatto con solo il 4% della forza lavoro del gigante della Old Economy: 12.000, rispetto a 300.000. Whatsapp  ha  un rapporto ricchezza-lavoro ancora più impressionante: vale  $ 19 miliardi e ha solo 55 dipendenti.  E insieme,  le  due  società raggiungono  una “clientela” di  circa un sesto dell’umanità.  Netflix ha distrutto la gigantesca rete nazionale Blockbuster di 9.000 negozi e 60.000 dipendenti con una forza lavoro più agile di soli 3.700 dipendenti. È facile capire perché: per soli $ 10 al mese, i consumatori di Netflix possono godere di una videoteca illimitata più grande di qualsiasi negozio  di Blockbuster “.  (Blockbuster è  fallita nel 2010).
Mark Zuckerberg , Elon Musk e  Sam Altman (grande finanziatore di star-up)   si sono pronunciati apertamente a favore di un piccolo reddito “di cittadinanza”  per compensare i bassi salari vigenti ed evitare “le perturbazioni”  che può portare all’ordine costituito  una manodopera esposta all’insicurezza permanente.
Come  Marx aveva previsto, il capitalismo nella forma più pura non porta la  concorrenza, ma al suo contrario: alla formazione di grandi monopoli privati.  Oggi Googlecontrolla quasi il 90 percento della pubblicità sui motori di ricerca, Facebookquasi l’80 percento del traffico sociale mobile e Amazon circa il 75 percento delle vendite di e-book negli Stati Uniti e –  ancor più importante –  circa il 40 percento del ” cloud” del mondo. Insieme, Google e Applecontrollano oltre il 95 percento del software operativo per dispositivi mobili, mentre Microsoft rappresenta ancora oltre l’80 percento del software operativo dei  PC del pianeta”.
Senza stupore, qualcuno comincia a notare che questa società non è più il libero capitalismo come lo conosciamo:  è la fine della concorrenza, e anche della mobilità sociale ascendente del ceto medio. Un nuovo ordine sociale avveniristico che porta strane somiglianze col passato. Oscurantista.
Un sistema di caste scientifiche” le quali non hanno bisogno di classe operaia e borghesia, ma solo dei loro dati.

Un “bolscevismo di lusso”

Una società feudale con sistemi di vendita migliorati”,  la dichiara Antonio Garcia Martinez di  Wired,  dove la nuova classe aristocratica tiene a propria mercé intere categorie di servi.
Più propriamente, altri parlano di “bolscevismo di lusso completamente automatizzato”  – nel senso che la ristretta oligarchia dei miliardari del web occupa lo stesso posto della Nomenklatura nello stato bolscevico, che viveva nell’abbondanza e si serviva in negozi riservati ad essa, legittimando  i suoi privilegi   e la sua oppressione sulla società con la “scientificità” della sua teoria  marx-leninista.
Uno di loro, il miliardario e investitore Naval Ravikant (di origini indiane),  ha anzi esposto il fine ultimo del  nuovo ordine instaurato proprio nei termini in cui l’avrebbe fatto un paleo-marxista:  la distruzione di famiglia e di religione.  “La tecnologia del social media dà il massimo potere all’individuo. E ciò  significa il crollo della struttura familiare e della religione … in generale, la tecnologia guida il mondo a sinistra. ”
Infatti, esulta Ravikant, “La sinistra ha vinto la guerra culturale. Ora stiamo solo andando in giro a sparare ai sopravvissuti. ” 
Sinistra? “Quella” sinistra  che anche noi conosciamo, quella della Cirinnà e di Scalfarotto,  del gay pride e di Montenapo o di Attali (“socialista”).   “L’egemonia di un individualismo basato sull’identità di sinistra” . Non è un caso se i miliardari e  la  loro California sono feroci oppositori di Trump ed odiano, soprattutto, i cittadini che lo votano.
Come nel potere bolscevico, la nuova classe miliardaria dei fondatori di  imprese digitali e investitori  costituisce “il  partito interno”,  l’equivalente del  Comitato Centrale. Molto al disotto ,  vive  il “partito esterno”, composto di professionisti qualificati:  ben pagati, però “condannati a una vita di classe media inferiore” a  causa degli altissimi costi  della vita prodotti dalla stessa concentrazione dei miliardari superiori:  colossale rincaro delle case, e degli stessi affitti, nonché delle imposte.
Sotto questa classe  media qualificata ma impoverita (equivalente ai  quadri e  ai semplici iscritti al PCUS, che si mettevano in liste d’attesa decennali per sperare nell’assegnazione di un appartamento non in coabitazione),  ecco la “vasta popolazione dei lavoratori a chiamata”,  equivalenti ai prolet coi minijob,  faticatori e braccianti  del feudalesimo: “Servi che rispondono a un messaggio che ricevono su smartphone come quelli  di un tempo  alla chiamata di un caporale”, dice Martinez.
Ancora  più in basso vediamo lo strato degli “intoccabili: i senzatetto, i tossicomani, i barboni, i criminali”.
La California, e in particolare la Bay Area, riflette già questa realtà neo-feudale”, scrive l’urbanista Joe Kotkin: questo stato con la massima densità di miliardari  è anche quello che,  tenuto conto del  maggior costo della vita, soffre  del massimo tasso di povertà, attestato dal Census Bureau federale. Un  destinatario su tre di qualche assistenza sociale nazionale vive in California, nonostante la California abbia solo il 12 per cento della popolazione americana.  Oggi otto milioni di californiani vivono in povertà, una famiglia su tre non riesce a pagare le bollette, un bambino californiano su cinque vive in miseria. Tornano  malattie medievali come il tifo,  negli accampamenti di senzatetto.  Molte minoranze lavorano nel settore dei servizi in lavori come la guardia di sicurezza , per circa $ 25.000 all’anno;  reddito con cui i lavoratori possono tutt’al più abitare in camper, dormire nelle proprie auto, o  accamparsi negli attendamenti californiani, i più grandi del paese”.  La speranza di comprarsi la casa è finita; gli affitti sono proibitivi.
Il risultato è ovviamente la più rigida e ferrea segregazione: razziale e sociale. Sì, questa sinistra progressista e senza tabù,  antirazzista per  auto-definizione, ha realizzato nei  fatti  la segregazione  che esisteva negli stati del Sud.  I  ricchi  vivono nei loro suburbia murati e  sorvegliati  dalle loro guardie private;  dei poveri non conoscono che i loro servi a chiamata;  la disparità di reddito è  la più efficace delle discriminazioni.

Monopolizzano la libertà di parola

Adesso poi risulta che questi liberisti e libertari – in possesso dei social media come Facebook, Twitter, Youtube  – li usano per stroncare  la libertà di opinione e di espressione Esercitano  – come constatiamo anche sulla nostra pelle  – una vera e propria censura totalitaria del  pensiero e  delle opposizioni, attraverso il politicamente corretto. Le voci in senso ampio “conservatrici”  e i loro blog   vengono  cancellate sistematicamente da Facebook o da Twitter, o da You Tube,   in quanto  – a  giudizio di lor signori o dei loro algoritmi – appaiono venate di “omofobia, xenofobia, odio “, o filo-Trump o scettiche su Greta e l’allarme climatico. Quando non li cancellano, li mettono alla fame, facendo mancare ai  siti e blog conservatori gli annunci pubblicitari.
Bisogna “spezzare  il monopolio di Silicon Valley sulla libertà di parola”, proclamano oggi varie organizzazioni “di destra”  (per gli oligarchi), che si sono trovate appunto ridotte al silenzio da Facebook e Youtube.  Si stanno coalizzando per appellarsi al Primo  Emendamento della Costituzione, che non ammette limiti alla libertà di parola.
Tulsi Gabbard,  la candidata presidenziale  (non di sinistra: è una democratica, diciamo, detestata dall’Establishment ) ha intentato una causa da 50 milioni di dollari contro Google, accusandola di aver sospeso il suo account dopo i primi successi nei dibattiti violando il suo diritto alla libertà di parola; ed ha accusato anche il servizio di posta elettronica Gmail di contrassegnare come “spam” le e-mail che invia agli elettori nel quadro della sua campagna.
Questi comportamenti  sono gravissime lesioni della democrazia perché ormai la gente si informa più su Facebook e Twitter che sui media tradizionali  – e  del resto   gli oligarchi si sono anche comprati, e spesso a prezzi di liquidazione , anche i  tradizionali prestigiosi: da New Republic al Washington Post, da The Atlantic a Time.  “E’ tempo di trattare Google, Facebook, YouTube e Twitter come servizi pubblici”, dice dice Jeremy Carl, della Hoover Institution a Stanford.
Una lotta che è difficile anche cominciare:  gli oligarchi hanno tutto in mano, sono “di sinistra”  e hanno i miliardi,  e vengono ammirati da Wall Street come legittimi vincitori  della competizione di mercato nella giungla della concorrenza. Intanto gli oligarchi hanno instaurato il loro “bolscevismo di lusso automatizzato” con le sue segregazioni,  immobilismi sociali, stagnazione e povertà:  uno stato reazionario a  loro misura. E adesso hanno puntato le carte, ossia i loro mezzi illimitati, sulla loro candidata democratica preferita, la senatrice democratica californiana Kamala Harris,  di cui la Tulsi Gabbard  si sta sempre più mostrando la grande ed efficace  avversaria interna al partito,  “populista”.  Non a caso  Kamala Harris è preferita anche da Soros, e  si dedicano alla raccolta di fondi per lei  gli eredi della famiglia Getty,  che organizzano la raccolta nel “Billionnaire Row” di San Francisco-

Se  Kamala vincesse le presidenziali, con lei entrerebbe alla Casa Bianca l’oligarchia neo-feudale. Fonte: qui

mercoledì 13 febbraio 2019

LA STORIA DELL’IMPRENDITORE VENETO CHE NON TROVA OPERAI SCATENA I LETTORI: “IL SABATO E LA DOMENICA SONO DEDICATE AL SECONDO LAVORO, NELL’OPEROSO NORDEST”

“IL DISOCCUPATO ITALIANO NON VUOLE UN LAVORO, VUOLE UNO STIPENDIO E PER LUI ORA ARRIVA IL REDDITO DI CITTADINANZA” 

“COME MAI SUL SITO DEL CANTIERE NAVALE NON C’È NESSUN ANNUNCIO?”, "IO HO ASSUNTO DUE NEOLAUREATI CHE DOPO DUE SETTIMANE…”


Silvia Maria Dubois per https://corrieredelveneto.corriere.it

mirco beraldoMIRCO BERALDO
«Non sappiamo più da che parte girarci, una disperazione». Parole testuali. E in mezzo alle parole il doppio del lavoro per chi c’è, e telefonate senza sosta per cercare rinforzi che ancora non ci sono. L’ultimo grido sulla carenza di personale (dopo il caso dell’Euroedile di Paese, che ha trovato tecnici dopo mesi, solo grazie ai social), che taglia in due il quadro della disoccupazione italiano, arriva dal cantiere nautico Beraldo, a Ca’ Nogara, nel Veneziano. Lì, da due anni, ci sono quattro cartelline vuote: non arriva alcun curriculum per le posizioni di meccanico per i motori dei mezzi di servizio, un carpentiere, un saldatore e un responsabile di cantiere.

Lavoro nei festivi. E tutti spariscono
cantiere nautico beraldo 9CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Sia chiaro: si tratta di figure specializzate, ma non così rare, anzi. Eppure i posti restano vuoti. Lo stipendio base parte da 1250 euro e può salire fino ai 1600 in base alle qualifiche, come spiegano dall’azienda, ma niente da fare, non si mietono candidature. Il motivo? Serve lavorare nei festivi, in particolare la domenica. È lì che il potenziale popolo fantasma dei lavoratori sparisce o innesca la retromarcia.

cantiere nautico beraldo 10CANTIERE NAUTICO BERALDO 
«C’è chi ritira la candidatura appena sente che serve lavorare la domenica – ha raccontato in questi giorni il titolare Mirco Beraldo -. Mi sono sentito dire addirittura: “La domenica devo accompagnare mia moglie al centro commerciale”. Si rende conto? Quando apriamo le selezioni, facciamo anche fatica a raccogliere dei nominativi, anche solo per i colloqui. Io, dunque, mi chiedo: ma nel nostro Paese c’è davvero bisogno di lavoro?». A farsi avanti sono gli stranieri, tanti, ma si tratta di manovalanza che a livello professionale è lontana da ciò che si sta cercando. «E poi, cavolo, io vorrei anche dare una mano agli italiani, ma non c’è verso, non si danno da fare, una disperazione».
mirco beraldo 1MIRCO BERALDO 

«Chi arriva fa solo domande sui soldi e sulle ferie»
Ma sono i personaggi che vivono nel contenitore della disoccupazione e degli aspiranti lavoratori a far perdere la pazienza alla famiglia Beraldo: «Li devi cercare, quasi convincere, e poi a volte tirano bidone, non si presentano, cambiano idea – insiste Mirco -. E poi: mi dicono che non bevono, che non hanno precedenti; poi controlli e scopri un mondo. Quelli che si presentano, hanno solo in mente chiedere quanti soldi prenderanno, quante ferie faranno.

cantiere nautico beraldo 6CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Figuriamoci sapere di lavorare la domenica! Una situazione che ti deprime, come titolare. Io lo ripeto: siamo così sicuri che in Italia ci sia tutta questa necessità di lavorare? A me non sembra». Nel frattempo, non si perde la speranza: per i quattro profili vacanti, si continuano a mettere annunci, a chiamare le associazioni di categoria, ad informarsi anche su agenzie del lavoro da fuori regione. Ma sempre con un codice fra gentiluomini: «Una cosa non faremo mai – conclude Mirco Beraldo – strappare dipendenti alla concorrenza, con la promessa di pagarli di più. Ma noi non siamo così». Fonte: qui


cantiere nautico beraldo 1CANTIERE NAUTICO BERALDO 

Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera 1
Ma ancora girano bufale come quelle dell'imprenditore che dice di non trovare lavoratori?
mirco beraldoMIRCO BERALDO







Siamo seri, e mettiamo in fila i fatti. Un cantiere nel veneto, una regione di fatto in piena occupazione, anzi, di più. Certo che quando chiede di lavorare la domenica si fanno di nebbia: perdinci, il sabato pomeriggio e la domenica sono dedicate al secondo lavoro, nell'operoso nordest! E questo vorrebbe distogliere onesti lavoratori, in nero, dalla loro seconda occupazione, in nero?

Semplicemente ridicolo, e ridicoli i giornalisti (giornalisti?) che ancora rincorrono queste storie inesistenti, storie buone giusto per riempire le colonne inutili dei giornaloni di lorsignori. L'imprenditore lo sa benissimo come si trovano i dipendenti: li si paga, e non gli rompe le palle quando hanno i turni del secondo lavoro!
cantiere nautico beraldo 3CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Cordialità. Paolo

Lettera 2
Caro Dago, ho letto l'articolo sull'impreditore veneto che non riesce a trovare quattro lavoratori per riempire le caselle vuote della sua impresa. Chissa' perche'. Lui stesso dice: "A farsi avanti sono gli stranieri, tanti, ma si tratta di manovalanza che a livello professionale è lontana da ciò che si sta cercando."

cantiere nautico beraldo 2CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Si comprende quindi che cerca personale qualificato; lo pagherebbe dai 1200 ai 1600 euro al mese per lavorare qualche volta anche la domenica. Pare che chi viene ad informarsi chiede informazione su quanto potrebbe guadagnare e sulle altre clausole contrattuali, per es. le ferie: ma che venali! 

Pero' l'imprenditore che si lamenta e' un eroe: "Una cosa non faremo mai strappare dipendenti alla concorrenza, con la promessa di pagarli di più. Ma noi non siamo così."
Ecco bravo dimostragli che tu al denaro non dai alcuna importanza. Tu li assumeresti anche gratis!
Rgs

Lettera 3

Leggo del titolare di un cantiere navale di Venezia che non trova operai specializzati per la sua azienda. Lamenta che la prima cosa che gli aspiranti lavoratori chiedono nel primo colloquio è di quanto è lo stipendio e quante ferie avranno. E scappano appena sentono che occorre lavorare la domenica.

Non perchè sono buoni cristiani (figuriamoci!), ma perchè la domenica devono accompagnare la moglie al centro commerciale (testuale!). Ci dicono le statistiche che la disoccupazione sia intorno al 10% e che quindi bisogna creare posti di lavoro con investimenti pubblici e privati.

mirco beraldo 2MIRCO BERALDO 
Il vero è che chi vuole lavorare, lavora, chi non ha voglia cerca tutte le scuse. Il fatto è che alla base di tutto c'è un equivoco di fondo: il disoccupato italiano non vuole un lavoro, vuole uno stipendio, si vuole, come usa dire, sistemare. Ecco, per lui ora arriva il reddito di cittadinanza, e se, puta caso, un ingenuo navigator gli trova un lavoro(magari a 1.200 euro al mese, ma bisogna lavo rare la domenica), lo inseguiranno a calci nel sedere: "ma come si permette?".
Gaetano Il Siciliano

Lettera 4
Caro Dago,
come l'imprenditore Veneto di Cà Nogare anche io, ingegnere con studio tecnico a Gallarate, "non sò più da che parte girarmi, una disperazione". Ho molto più lavoro di quanto non ne riesca a fare ... ma non trovo nessuno disposto a venire a lavorare da me ..... laureati compresi ! Premetto che assumo, in regola, a tempo, inizialmente determinato, con stipendio da 1.200 € per 14 mensilità.

Ho assunto nell'ultimo anno due neolaureati che, sorpresa (anche se ormai non lo è più), dopo un paio di settimane si sono dimessi .... troppo lavoro, troppa pressione .... L'idea che mi sono fatto ? non c'è più gente che ha veramente bisogno di lavorare ! non c'è "fame", non esiste più spirito di sacrificio e l'orgoglio di imparare una professione ! Non mi voglio dilungare sui colloqui: imbarazzanti ! Stipendio ? orario di lavoro ? Ferie ? Da paura .... Io che mi reputo un sovranista a volte mi dico che forse "in Europa" fanno bene a "massacrarci" ... siamo diventati un popolo di inetti ...
ing. Stefano Caligara (Gallarate VA)

Lettera 5

Caro Dago, gli articoli del tipo "offro-lavoro-ma-non-trovo-nessuno" sono ormai diventati a tutti gli effetti un sottogenere (vagamente demenziale) della pubblicità redazionale sulla stampa locale. Analizziamo ad esempio nel merito questo ennesimo stupidario in diretta dal cantiere nautico lagunare:

- Intanto il titolare lamenta che "da due anni, ci sono quattro cartelline vuote: non arriva alcun curriculum" e "facciamo fatica a raccogliere dei nominativi anche solo per i colloqui". Sono andato sul sito internet del cantiere in questione per vedere gli annunci delle posizioni aperte e, sorpresa, non c'è neanche una sezione "Lavora con noi". Ma che strano che non arrivino le candidature se non pubblichi gli annunci ne manco sul tuo sito! Ma non mi dire!
 
- Poi però nella stessa intervista si contraddice dicendo che i candidati arrivano sì, ma che la gente "ritira la candidatura appena sente che serve lavorare la domenica". Ma allora la gente non si candida o sui candida ma poi si tira indietro al colloquio?

- Poi si precisa che "si tratta di figure specializzate" (tanto è vero che gli immigrati non andrebbero bene perché sono "manovalanza che a livello professionale è lontana" dalla richiesta) ma sottolinea che "non faremo mai [...] strappare dipendenti alla concorrenza". Perché uno che è specializzato a lavorare nella cantieristica nautica secondo lui dove vorrebbe trovarlo, se non in un cantiere nautico? Forse in una cioccolateria o nella bottega di un ciabattino o in una filarmonica?
cantiere nautico beraldo 5CANTIERE NAUTICO BERALDO

- Poi lamenta che "Quelli che si presentano, hanno solo in mente chiedere quanti soldi prenderanno". Ma che ingrati questi millenials, tu gli offri un lavoro e questi osano pure chiedere quant'è la paga! (mentre in tutti i paesi seri la retribuzione è già indicata in bella mostra già nell'annuncio)

cantiere nautico beraldo 4CANTIERE NAUTICO BERALDO 






- E ripete ben due volte la domanda retorica "ma nel nostro Paese c'è davvero bisogno di lavoro?" e "siamo così sicuri che in Italia ci sia tutta questa necessità di lavorare?" osservando che "gli italiani [...] non si danno da fare" ma contemporaneamente afferma che i suoi dipendenti devono fare "il doppio del lavoro". Ma allora se gli italiani sono così scansafatiche perché i suoi operai sono disposti a fare una montagna di straordinari?

Cioè, leggendo articoli come questi mi cadono davvero le braccia. Ma non è che il problema dell'Italia più che gli ipotetici bamboccioni millenials scansafatiche siano piuttosto gli imprenditori incapaci di fare recruitment in modo efficace e competitivo, ed i giornalisti che non fanno un minimo di fact checking e lasciano passare qualsiasi stupidaggine e contraddizione logica senza fare domande?
Crazzo Benz