9 dicembre forconi: manager
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sabato 9 novembre 2019

IL TRIBUNALE DI MILANO CONDANNA GLI EX VERTICI DI MONTE DEI PASCHI DI SIENA PER LE OPERAZIONI FINANZIARIE CHE SEGUIRONO ALL’ACQUISIZIONE DI ANTONVENETA: 7 ANNI E 6 MESI PER MUSSARI E 7 ANNI E 3 MESI PER VIGNI

CONDANNATI ANCHE SEI EX DIRIGENTI DI DEUTSCHE BANK E DUE DI NOMURA, LE BANCHE CHE FECERO DA CONTROPARTI IN QUELLE OPERAZIONI “SANTORINI” E “ALEXANDRIA”

GIUSEPPE MUSSARIGIUSEPPE MUSSARI

Il Tribunale di Milano ha condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere Giuseppe Mussari, a 7 anni e 3 mesi Antonio Vigni e a 4 anni e 8 mesi Gian Luca Baldassarri, ex vertici di Monte dei Paschi di Siena tra gli imputati per le presunte irregolarità nelle operazioni effettuate dalla banca senese tra il 2008 e il 2012 per coprire le perdite dovute all'acquisizione di Antonveneta. I giudici hanno anche condannato Daniele Pirondini, ex direttore finanziario di Rocca Salimbeni a 5 anni e 3 mesi.

vigniVIGNI

Al centro del processo, i cui atti sono stati trasmessi dalla procura di Siena a quella di Milano per competenza nel 2015, ci sono le operazioni finanziarie che in quegli anni sarebbero servite a occultare le perdite causate dall'acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008. Sul banco degli imputati - tutti condannati - c'erano 13 persone. Oltre agli ex vertici Mps anche sei ex dirigenti di Deutsche Bank e due ex manager di Nomura. Con loro, tre società: Nomura, la sede di Londra e la sede centrale di Deutsche.

VIGNI MUSSARIVIGNI MUSSARI

Condanne sono infatti state staccate anche verso le banche che fecero da controparti nelle operazioni del Monte dei Paschi. Deutsche Bank AG e Deutsche Bank London Branch sono interessate dalla confisca complessiva di 64 milioni di euro e da una multa di 3 milioni di euro. Le due società del gruppo tedesco sono imputate in virtù della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Condannata anche la banca giapponese Nomura alla confisca di 88 milioni di euro e a una multa di 3,45 milioni di euro, anche in questo caso per la legge 231.

giuseppe mussari fabrizio viola lorenza pieraccini iene david rossiGIUSEPPE MUSSARI FABRIZIO VIOLA LORENZA PIERACCINI IENE DAVID ROSSI

Nel dettaglio, le operazioni incriminate rispondono agli ormai noti nomi dei derivati Santorini e Alexandria, cui si sommano il prestito ibrido Fresh e la cartolarizzazione Chianti Classico.
AUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETAAUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETA

christian sewing ceo deutsche bankCHRISTIAN SEWING CEO DEUTSCHE BANK

I giudici della seconda sezione penale, presieduti da Lorella Trovato, dopo la revoca di alcune costituzioni di parte civile, sono entrati in camera di consiglio nella mattinata. I reati contestati a vario titolo erano manipolazione del mercato, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo agli organi di vigilanza, quest'ultimo in parte prescritto. Le pene più alte chieste dalla Procura erano quelle per Vigni e Mussari, 8 anni di carcere e 4 milioni di multa. Per DB e Nomura erano stati chiesti 1,8 milioni di sanzione per ciascuna, e la confisca di 440,9 milioni e 444,8 milioni di euro.

montepaschi mussariMONTEPASCHI MUSSARI

deutsche bank 4DEUTSCHE BANK 

Il processo è cominciato nel dicembre di tre anni fa e ha visto circa 1.300 parti civili, tra piccoli investitori, associazioni di risparmiatori, Banca d'Italia e Consob. Quest'ultima però la scorsa udienza ha revocato la costituzione nei confronti dei 6 ex manager di DB e di conseguenza anche nei confronti delle due società tedesche. L'istituto di credito tedesco ha infatti raggiunto transazioni con parecchi risparmiatori che sono così usciti da processo.

GIUSEPPE MUSSARI ANTONIO VIGNIGIUSEPPE MUSSARI ANTONIO VIGNI

mussari acetoMUSSARI ACETO

Anche Nomura ha risarcito alcune parti civili, che parimenti hanno ritirato la loro costituzione. Sono rimaste invece quasi tutte le iniziali parti civili nei confronti di Mps, citata come responsabile civile. I pm Giordano Baggio, Mauro Clerici e Stefano Civardi, lo scorso maggio avevano chiesto di condannare, oltre agli ex vertici e agli istituti di credito stranieri, Daniele Pirondini, ex direttore finanziario di Mps, a 6 anni di reclusione e a 1 milione e mezzo di multa, Marco Di Santo, all'epoca dei fatti responsabile Alm (Asset Liabilities Management e Capital Management) all'interno dell'area Tesoreria e Capital management di Rocca Salimbeni a 2 anni e mezzo di reclusione e 800 mila euro di multa.

NOMURANOMURA

IL MANDATE AGREEMENT DI MPS A NOMURA jpegIL MANDATE AGREEMENT DI MPS A NOMURA 

Per gli ex manager Michele Faissola, Michele Foresti e Dario Schiraldi era stata richiesta una pena di 5 anni e 8 mesi e 1 milione e 400 mila euro di multa e 2 anni e mezzo di carcere e 800 mila euro di multa per Marco Veroni, ex direttore-account manager di Db Ag London Branch, filiale che, in qualità di ente, per il pm va assolta. Riguardo agli ex dirigenti di Nomura, Sadeq Sayeed e Raffaele Ricci, la richiesta è stata di 6 anni e 1 milione e mezzo di multa. Riguardo, invece, agli ex manager di Deutsche Bank è stato proposto di assolvere con la formula "per non aver commesso il fatto" gli ex managing director Ivor Scott Dunbar e Matteo Angelo Vaghi. Monte dei Paschi di Siena, imputata in qualità di ente, nel luglio 2014 aveva patteggiato 600 mila euro di sanzione penale e una confisca di 10 milioni di euro.

licenziamenti a deutsche bank 6LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK 
david rossi mussariDAVID ROSSI MUSSARI

Nel processo sono stati condannati tutti gli imputati, sia persone fisiche che giuridiche. "Grande stupore" e "sicuro ricorso in Appello", il commento di Giuseppe Iannacone, difensore degli imputati di DB condannati, dopo la sentenza.

Fonte: qui

LA VERITA’ (NON DETTE) SUL "MONTE DEI FIASCHI": LE CONDANNE DI MUSSARI, VIGNI E BALDASSARRI NON METTONO A FUOCO LE VERE RESPONSABILITA’ DEL CRAC DELL’ISTITUTO. IL “MONTE” ERA NELLA MANI DELLA POLITICA CHE  A SIENA SIGNIFICAVA PD. DI SICURO LE COSE SAREBBERO ANDATE IN UN ALTRO MODO SE… 

SARANNO RISARCITE BANKITALIA E CONSOB. ALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI ANDRANNO 50MILA EURO…

Sergio Rizzo per la Repubblica

GIUSEPPE MUSSARIGIUSEPPE MUSSARI
Chianti classico: qualche buontempone aveva suggerito di dare questo nome all' assurda e cervellotica operazione immobiliare che avrebbe dovuto chiudere il cerchio dell' acquisizione dell' Antonveneta dal Santander di Emilio Botin.

Bastava, e avanzava, per intuire l' approccio etilico che stava guidando l' allegra combriccola verso il disastro. E fermarla. Ma chi avrebbe potuto farlo non lo fece. Perché in quella partita le carte le dava la politica.
ANTONIO VIGNI GIUSEPPE MUSSARI FOTO ANSAANTONIO VIGNI GIUSEPPE MUSSARI FOTO ANSA

Dopo quello che è successo difficilmente Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gian Luca Baldassarri avrebbero potuto evitare una condanna severa. Ma la sentenza di ieri non mette a fuoco del tutto le vere responsabilità del crac del Monte dei Paschi di Siena. Che sono molto più vaste e articolate. Perché se è vero che la spericolata acquisizione dell' Antonveneta fu decisa da Mussari, è altrettanto vero che le sconsiderate modalità con cui avvenne ebbero complici determinanti.
Il Monte era all' epoca dei fatti l' unica banca italiana rimasta pubblica.
giuseppe mussariGIUSEPPE MUSSARI

La controllava una Fondazione emanazione del Comune e di altri enti locali: quindi di fatto era nelle mani della politica, che a Siena significava Partito democratico. E le cose sarebbero andate in tutt' altro modo se la Fondazione non avesse deciso di sostenere l' acquisizione da sola con tutti i soldi che aveva (ed erano tanti), fino all' ultimo euro.

Diversamente avrebbe dovuto fare un aumento di capitale aperto al mercato, risparmiando un sacco di quattrini e senza contribuire a impelagare la banca in un mare di pasticci ben oltre i limiti del consentito. Ma sarebbe stata costretta a diluire la propria quota ben al di sotto del 50 per cento: a Siena, una bestemmia.
MUSSARIMUSSARI
Ugualmente avrebbe mantenuto il controllo, senza però avere la mano assolutamente libera nella gestione delle poltrone e nelle nomine anche di piccolo cabotaggio.

Di sicuro, poi, le cose sarebbero andate in un altro modo se il ministero dell' Economia, che ha il potere di vigilanza sulle Fondazioni, avesse dato l' altolà a un' operazione con la quale la più ricca delle Fondazioni italiane bruciava tutte le proprie risorse per investire in una banca. Tanto più in presenza di una norma mai abrogata che dovrebbe vietare a quegli enti di concentrare il proprio patrimonio negli istituti di credito.
GIANLUCA BALDASSARRI IN PROCURA A SIENAGIANLUCA BALDASSARRI IN PROCURA A SIENA

Quanto alla Banca d' Italia, resta in dubbio se una maggiore inflessibilità nel valutare alcuni aspetti della folle operazione avrebbe potuto mutare il corso degli eventi. E non è un dubbio campato per aria.

Fonte: qui

lunedì 30 settembre 2019

IL‘’FINANCIAL TIMES’’ È D’ACCORDO CON PUTIN (“IL LIBERALISMO È DIVENTATO OBSOLETO”) E LANCIA L’ALLARME: ''LO SVILUPPO INCONTROLLATO DELLA FINANZA FRENA LA CRESCITA E AUMENTA LE DISEGUAGLIANZE. OGGI NEI PAESI OCCIDENTALI I FIGLI GUADAGNANO MENO DEI PADRI E LA RICCHEZZA SI CONCENTRA NELLE MANI DI POCHISSIMI. UNO SCENARIO SUDAMERICANO DOVE SPUNTANO I LEADER XENOFOBI''


Articolo di Martin Wolf per Financial Times pubblicato da “il Fatto quotidiano”
donna legge il financial times 7DONNA LEGGE IL FINANCIAL TIMES

"Anche se le singole aziende che rappresentiamo perseguono scopi aziendali privati, collettivamente noi condividiamo tutti un impegno fondamentale nei confronti di chiunque sia interessato dalle nostre attività". Con questa frase, l' associazione americana Business Roundtable, che riunisce i capi di 181 tra le più grandi aziende del mondo, ha sancito l' abbandono del tradizionale principio per cui "le aziende esistono essenzialmente per fare gli interessi dei loro azionisti", e solo i loro. È stato senza dubbio un evento. Ma qual è, e quale dovrebbe essere, la sua esatta portata?
MARTIN WOLFMARTIN WOLF

Per rispondere è necessario partire dalla constatazione che finora qualcosa è andato storto. Nel corso degli ultimi 40 anni, soprattutto negli Usa, ha preso il sopravvento una sorta di trinità diabolica composta da rallentamento della produttività, inasprimento delle disuguaglianze ed esplosione di enormi choc finanziari.

Come hanno osservato Jason Furman dell' Università di Harvard e Peter Orszag di Lazard Frères in un articolo dell' anno scorso: "Dal 1948 al 1973, il reddito mediano reale delle famiglie negli Stati Uniti è aumentato del 3% all' anno. A questo ritmo () la probabilità che un figlio avesse un reddito superiore a quello dei suoi genitori era del 96%. Dal 1973 in poi il reddito della famiglia mediana è cresciuto invece solo dello 0,4% all' anno (), con la conseguenza che il 28% dei figli oggi ha un reddito inferiore a quello dei genitori".
globalizzazione1GLOBALIZZAZIONE

La produttività al palo 
Come mai l' economia non produce? La responsabilità è in gran parte dovuta all' espansione del capitalismo di rendita, che accumula e non investe. "Rendita" significa in questo caso un livello di benefici che eccede di gran lunga la soglia necessaria a indurre l' offerta di beni, servizi, terreni o manodopera nella società.

Così il "capitalismo della rendita" descrive un' economia in cui il potere politico e di mercato permette a un numero ristretto di individui e grandi aziende di estrarre una grande quantità di profitti da tutti gli altri. Da solo, tuttavia, questo fenomeno non basta a spiegare i risultati deludenti degli ultimi anni.
globalizzazioneGLOBALIZZAZIONE

Come sostiene Robert Gordon, professore di Scienze sociali alla Northwestern University, nella seconda metà del XX secolo si è verificato anche un rallentamento del tasso di innovazione. La tecnologia, inoltre, ha creato una maggiore dipendenza delle economie dai laureati aumentando i loro salari relativi, fenomeno che spiega in parte la crescita delle disuguaglianze. Ma la quota di ricchezza detenuta dall' 1% dei redditi più alti è passata dall' 11% del 1980 al 20% nel 2014, e questo non si può spiegare soltanto con il mutamento tecnologico.

LA MAPPA DELLE POPOLAZIONI GLOBALI TRA CINQUE ANNILA MAPPA DELLE POPOLAZIONI GLOBALI TRA CINQUE ANNI
Lo spauracchio stranieri 
A sentire i dibattiti politici in corso in molti Paesi, specie negli Usa e nel Regno Unito, si potrebbe concludere che la performance deludente dell' economia sia dovuta alle importazioni dalla Cina o agli immigrati a basso salario, o a entrambe le cose. Gli stranieri sono i capri espiatori ideali, ma l' idea che l' aumento delle disuguaglianze e il rallentamento dell' incremento della produttività siano dovuti agli stranieri è falsa.

Hong Kong registra una grande disuguaglianza socialeHONG KONG REGISTRA UNA GRANDE DISUGUAGLIANZA SOCIALE
Qualunque Paese occidentale ad alto reddito oggi intrattiene più scambi commerciali con i Paesi emergenti di quanto non facesse quarant' anni fa. Tuttavia, l' aumento delle disuguaglianze è variato in modo sostanziale da Paese a Paese, e questo è dipeso dal diverso comportamento delle singole istituzioni dell' economia di mercato e dalle scelte di politica interna.

Nella sua panoramica dell' ampia letteratura accademica sul tema, l' economista di Harvard, Elhanan Helpman, giunge alla conclusione che "la globalizzazione basata su commercio estero e delocalizzazione non è stata un grande fattore di aumento delle disuguaglianze. Lo confermano numerosi studi su vari eventi in tutto il mondo". Lo spostamento di molte attività produttive all' estero, principalmente in Cina, potrebbe aver parzialmente ridotto gli investimenti nelle economie ad alto reddito, ma questo effetto non può essere stato abbastanza forte da ridurre in modo significativo l' incremento della produttività. ()
TRUMP A WALL STREETTRUMP A WALL STREET

Il presidente Trump, invece, ragiona da mercantilista ingenuo e sostiene che la causa della perdita di posti di lavoro stia negli squilibri commerciali bilaterali, risultato di cattivi accordi commerciali. È vero che la bilancia commerciale degli Stati Uniti è in disavanzo, mentre quella dell' Unione europea è in surplus, ma le politiche commerciali delle due aree sono abbastanza simili.
trump wall streetTRUMP WALL STREET

Queste non spiegano gli equilibri bilaterali, e gli equilibri bilaterali non spiegano gli equilibri globali. () Le ricerche mostrano che l' effetto dell' immigrazione sul reddito reale della popolazione nativa e sulla posizione fiscale dei Paesi di accoglienza, è stato molto limitato e spesso positivo. Piuttosto che concentrarsi sui danni causati dal commercio e dalla migrazione, idea politicamente remunerativa ma sbagliata, è molto più produttivo prendere in esame il capitalismo della rendita contemporaneo.

FINANZIAMENTI PUBBLICIFINANZIAMENTI PUBBLICI
Il dogma della rendita 
La finanza gioca qui un ruolo chiave, a vari livelli. Quando viene liberalizzata tende alla metastasi, perché comincia a finanziare redditi, profitti (spesso illusori) e le sue stesse attività con la sua capacità di creare credito e denaro. Uno studio del 2015 di Stephen Cecchetti ed Enisse Kharroubi per la Banca dei Regolamenti Internazionali afferma che "lo sviluppo finanziario è positivo solo fino a un certo livello, oltre il quale diventa un freno alla crescita. E un settore finanziario in rapida crescita è dannoso per la crescita della produttività aggregata".
schiavo finanziarioSCHIAVO FINANZIARIO

Quando il settore finanziario cresce rapidamente, dicono gli autori, fa sì che vengano assunte persone di talento, che poi finiscono a fare mutui immobiliari, perché offrono più garanzie, distogliendo così risorse umane di talento per impiegarle in settori improduttivi e inutili. Anche in questo caso la crescita eccessiva del credito porta quasi sempre a crisi, come hanno dimostrato Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff nel libro Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria (Il saggiatore, 2010).

Questo è il motivo per cui nessun governo si sognerebbe mai di lasciare che il settore finanziario (ipoteticamente "orientato dal mercato") operi da solo e senza guida. Ma ciò crea a sua volta per la finanza enormi opportunità di guadagnare nella totale irresponsabilità: una sorta di gioco del lancio della moneta in cui se esce testa vincono loro e se esce croce perdiamo tutti. La crisi è garantita.

tempesta finanziariaTEMPESTA FINANZIARIA
La finanza scava poi disuguaglianze sempre più grandi. Thomas Philippon della Stern School of Business, e Ariell Reshef della Paris School of Economics hanno dimostrato che i guadagni relativi dei professionisti della finanza sono esplosi negli anni 80, dopo la deregolamentazione della finanza. Hanno anche stimato che gli "utili" rappresentavano tra il 30 e il 50% del divario retributivo con il resto del settore privato.

Questa esplosione dell' attività finanziaria a partire dagli anni 80 non ha aumentato la crescita della produttività. Semmai l' ha abbassata, soprattutto dopo la crisi. Vale lo stesso per l' esplosione delle retribuzioni dei manager, che non è altro, di fatto, che un' altra forma di estrazione di rendita.
CRISI FINANZIARIACRISI FINANZIARIA

Come osserva Deborah Hargreaves, fondatrice dell' High Pay Centre, nel Regno Unito il rapporto tra la retribuzione media di un amministratore delegato e il salario medio di un lavoratore è passato da 48 a 1 nel 1998 a 129 a 1 nel 2016. Negli Usa lo stesso rapporto è passato da 42 a 1 nel 1980 a 347 a 1 nel 2017. () Il fatto di essere pagati in proporzione al prezzo delle azioni della propria azienda ha dato ai manager un incentivo enorme a far sì che quel prezzo si alzasse sempre di più, a costo di manipolare i guadagni o contrarre prestiti per acquistare azioni. Senza aggiungere nessun valore alle aziende, ma producendo solo una grande quantità di ricchezza per gli stessi manager. Un problema correlato è rappresentato poi dai conflitti di interessi, in particolare per l' indipendenza dei revisori dei conti.
CRISI FINANZIARIACRISI FINANZIARIA

In sintesi, le decisioni delle aziende sono prese sulla base di considerazioni finanziarie personali dei loro manager. E, come ricorda l' economista indipendente Andrew Smithers nel suo libro Productivity and the bonus culture, tutto ciò avviene a spese degli investimenti aziendali e quindi della crescita della produttività.

Nessuna concorrenza 
Una questione forse ancora più fondamentale è il declino della concorrenza. A proposito degli Stati Uniti, Jason Furman e Peter Orszag affermano che esistono le prove di un aumento del tasso di concentrazione del mercato, di una diminuzione del tasso di ingresso di nuove imprese e, infine, di una riduzione della quota di ricchezza detenuta da imprese giovani rispetto a 30 o 40 anni fa.

CRISI FINANZIARIACRISI FINANZIARIA
(). Tutto ciò è indice di un indebolimento della concorrenza e di un aumento delle rendite monopolistiche. Inoltre, gran parte dell' aumento delle disuguaglianze deriva dall' esistenza di enormi divari salariali per i lavoratori con competenze simili che lavorano in imprese diverse: un' altra forma di estrazione di rendita.

TRUMP A WALL STREETTRUMP A WALL STREET





Una parte della spiegazione è data dall' avvento di sempre più mercati dove "chi vince prende (quasi) tutto": le superstar del mercato e le loro aziende acquisiscono rendite monopolistiche che è difficile scalfire (). Gli esempi lampanti sono le esternalità di rete, ovvero i vantaggi derivanti dall' utilizzo di una rete usata anche dai concorrenti, e i costi marginali nulli di piattaforme monopolistiche come Facebook, Google, Amazon, Alibaba e Tencent.

trump wall streetTRUMP WALL STREET
Un' altra forza naturale di questo tipo è rappresentata dalle esternalità di rete degli agglomerati, come ha segnalato Paul Collier nel suo The Future of Capitalism. Le aree metropolitane di successo come Londra, New York, la Bay Area in California, generano potenti meccanismi di feedback attirando e premiando persone di talento. Ciò va a svantaggio delle imprese e delle persone che restano nelle città che restano indietro. () Tuttavia, la rendita monopolistica non è solo il prodotto di queste tendenze economiche, naturali seppur preoccupanti. È anche il risultato della politica. Negli anni 70, negli Usa, il giurista Robert Bork sosteneva che il "benessere dei consumatori" dovrebbe essere l' unico obiettivo delle politiche antitrust.

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() L' effetto è stato una certa condiscendenza nei confronti del potere monopolistico, purché mantenesse i prezzi bassi. Ma gli alberi ad alto fusto privano gli alberelli della luce di cui hanno bisogno per crescere, e lo stesso vale per le aziende giganti. () L' evasione fiscale Un aspetto veramente disdicevole del principio della continua ricerca di accrescere le rendite è l' altissima evasione fiscale.

Le grandi imprese (e quindi anche i loro azionisti) traggono beneficio dai beni pubblici (sicurezza, sistemi legali, infrastrutture, forza lavoro istruita e stabilità sociopolitica) forniti dalle più potenti democrazie liberali del mondo, ma sono anche nella posizione perfetta per sfruttare le scappatoie fiscali, specialmente quelle aziende in cui è difficile determinare l' esatta localizzazione della produzione o dell' innovazione.

International Business Machines Corporation IBMINTERNATIONAL BUSINESS MACHINES CORPORATION IBM



Le maggiori sfide della tassazione per le grandi aziende sono rappresentate dalla concorrenza fiscale, l' erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili. La prima è visibile nel calo delle aliquote fiscali, le ultime nel trasferimento della proprietà intellettuale nei paradisi fiscali, nella crescita di debiti deducibili dalle imposte sugli utili maturati nelle giurisdizioni a tassazione più elevata e, infine, nella manipolazione dei prezzi di trasferimento tra un' impresa e l' altra.

salvini orbanSALVINI ORBAN
Uno studio del Fmi del 2015 ha calcolato che l' erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili hanno ridotto le entrate annuali a lungo termine nei Paesi Ocse di circa 450 miliardi di dollari (ossia l' 1% del Pil) e nei Paesi non Ocse di poco più di 200 miliardi di dollari (l' 1,3% del Pil). Si tratta di cifre significative nel contesto di una tassazione che nel 2016, nei Paesi Ocse, è cresciuta in media soltanto del 2,9% del Pil, e solo del 2% negli Usa.

Brad Setser del Council on Foreign Relations mostra che le società statunitensi registrano profitti 7 volte superiori nei piccoli paradisi fiscali (Bermuda, Indie occidentali britanniche, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Singapore e Svizzera) rispetto a quelli ottenuti in 6 grandi economie (Cina, Francia, Germania, India, Italia e Giappone). Questo è ridicolo. ()

manifestazione a milano contro salvini e orban 20MANIFESTAZIONE A MILANO CONTRO SALVINI E ORBAN 
In tutti questi casi, le rendite non vengono semplicemente sfruttate. Vengono create attraverso pressioni per creare scappatoie fiscali distorsive sleali e dirette contro le basilari normative che regolano fusioni, pratiche anti-concorrenziali, comportamenti finanziari scorretti e che tutelano l' ambiente e il mercato del lavoro. Le lobby delle grandi aziende sopraffanno gli interessi dei comuni cittadini. ()

populismoPOPULISMO





Non da ultimo, poiché alcune economie occidentali sono diventate più latinoamericane nella distribuzione dei redditi, anche la loro politica è diventata più latinoamericana. Alcuni dei nuovi populisti occidentali riflettono su cambiamenti radicali, ma necessari, nelle politiche di concorrenza, leggi e fiscalità. Ma altri si affidano alle sirene xenofobe e continuano a promuovere un capitalismo truccato per favorire una piccola élite. Tutte queste attività potrebbero anche finire, intendiamoci, e sarebbe la morte stessa della democrazia liberale.

Populismo webPOPULISMO WEB



I membri della Business Roundtable e i loro pari hanno questioni importanti da porsi.
() Dovranno chiedersi come questa constatazione andrà a influire nel modo in cui sono abituati a fissare le loro retribuzioni e ad avvalersi (anzi, a creare attivamente) delle scappatoie fiscali e normative.

Dovranno, non da ultimo, riconsiderare le loro attività nell' arena pubblica. Cosa stanno facendo per garantire, per esempio, migliori leggi per il governo delle grandi imprese, un sistema fiscale equo ed efficace, una rete di sicurezza per chi viene colpito da forze economiche che trascendono il suo controllo, un ambiente locale e globale più sano e una democrazia capace di rispondere ai desideri dell' ampia maggioranza?
POPULISMO - SALVINI LE PEN . PETRYPOPULISMO - SALVINI LE PEN . PETRY

Abbiamo bisogno di un' economia capitalistica dinamica, che dia a tutti la legittima convinzione di poter partecipare ai benefici. Quello che invece sembriamo avere di fronte adesso è sempre più spesso un capitalismo della rendita instabile, dove la concorrenza è indebolita e la crescita della produttività langue, la disuguaglianza è elevata. Il tutto, non a caso, in un contesto democratico sempre più degradato. () I nostri sistemi economici e politici devono cambiare il loro modo di funzionare, altrimenti soccomberanno. Fonte: qui

venerdì 4 gennaio 2019

SAPETE QUANTO SI INTASCANO I TOP MANAGER D’ITALIA? UNO STIPENDINO DA 667 MILIONI DI EURO

L’ANALISI DI MEDIOBANCA SUI COMPENSI DELLE SOCIETÀ QUOTATE (MA ESCLUDE QUELLE CON SEDE LEGALE ALL’ESTERO): UN AMMINISTRATORE DELEGATO GUADAGNA IN MEDIA UN MILIONE, L’ETÀ MEDIA È DI 57 ANNI 

Sofia Fraschini per “il Giornale”
Nel 2017 amministratori delegati, direttori generali, presidenti e sindaci delle 224 imprese quotate sull' Mta hanno ricevuto stipendi per 666,9 milioni di euro. La retribuzione annuale più alta ha riguardato, sfiorando i 9 milioni, la carica di ad. La fotografia emerge dall' annuale analisi dell' area studi di Mediobanca circa la campagna compensi 2017 di 224 imprese con sede in Italia quotate in Borsa. Un focus che ha al centro un campione composto da 3.395 ad, direttori generali e sindaci. Ma che esclude le società che hanno trasferito la sede legale all' estero, come Fca, Ferrari, Cnh Industrial, Exor quotate su mercati esteri (come Prada a Hong Kong).
LUCA BETTONTELUCA BETTONTE
L' analisi non fa nomi, ma questi sono pubblici sui bilanci e l' identikit dell' ad più pagato dovrebbe corrispondere a quello di Luca Bettonte, di Erg. C' è poi un caso record in cui un ad ha guadagnato quanto la somma delle buste paga di 217 dipendenti. Tanto, anche se, in generale, emerge che lo stipendio medio dell' amministratore delegato di una società quotata con sede in Italia è stato di 952.400 euro lordi nel 2017, il 14,5% in più rispetto all' anno precedente (831.700), e 18,5 volte il costo medio del lavoro in una quotata.
Ma il 2017 sarà ricordato anche per le liquidazioni record, e per il ruolo crescente di tutte quelle voci non fisse che compongono lo stipendio dei manager. Se, infatti, la quota fissa ammonta a 345,6 milioni e perde di rilevanza calando dal 56,7% del 2016 al 51,8% del 2017, la quota variabile sale dal 25,9% al 27,7%. I benefit (auto, assicurazioni) sono nell' insieme di poco conto, 8 milioni (1,2% del totale), ma hanno un grado di diffusione sempre più ampio (14,3%).
monica mondardini carlo de benedettiMONICA MONDARDINI CARLO DE BENEDETTI
Mentre, in questo contesto, 56 posizioni (1,7% del totale) hanno ricevuto compensi legati alla cessazione della propria carica: si tratta di 82,1 milioni, pari al 12,3% del monte compensi. Le cinque maggiori liquidazioni (ognuna superiore a 6 milioni) hanno sommato 53,9 milioni, ovvero il 66% del totale. Rispetto all' analisi 2016, sul fronte anagrafico, poco cambia.
maria patrizia grieco presidente enelMARIA PATRIZIA GRIECO PRESIDENTE ENEL
L' età media dei manager nelle figure apicali resta alta e passa dai 57,3 anni nel 2016 ai 57,1 anni nel 2017. Lo scarto più rilevante riguarda il settore bancario dove l' età media degli amministratori cala da 59,9 anni a 59,5 anni. Da sottolineare, poi, come le presidenze siano ricoperte da soggetti relativamente più attempati. Crescono le figure femminili, che passano dal 30,9% al 33,1% nel 2017, ma l' incremento non origina dalle posizioni apicali.
soldi buttatiSOLDI BUTTATI
Grandi eccezioni sono, ad esempio, Monica Mondardini (ad Cir) o Maria Patrizia Greco (presidente Enel). La presenza femminile cresce in particolare tra i consiglieri (dal 37,2% al 40,2%) e tra i presidenti del collegio sindacale (dal 16,4% al 18%). Ma le remunerazioni restano ben più basse di quelle maschili: un presidente o un ad uomini guadagnano il doppio, Guardando, infine, ai settori di attività, nel 2017 il comparto industriale ha assorbito il 75% del monte compensi dal 71% del 2016, mentre è calata la quota a tradizionale appannaggio delle banche, scesa dal 18% del 2016 al 14% del 2017.
Fonte: qui

domenica 18 novembre 2018

LO SCUDO FISCALE COPRE I CLIENTI, MA NON LE BANCHE ESTERE!


TRAPPOLA FISCALE PER I MANAGER DELLE BANCHE CHE IN PASSATO HANNO AIUTATO LA CLIENTELA ITALIANA A PORTARE FUORI I SOLDI, SENZA DENUNCIARLI NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI. LA PROCURA DI MILANO STA PERSEGUENDO PENALMENTE ALCUNI BANCHIERI DELLA PIAZZA MILANESE UTILIZZANDO LE INFORMAZIONI APPRESE GRAZIE ALLA "VOLUNTARY DISCLOSURE" DEI CLIENTI…

Francesco Bonazzi per Alliance News

Trappola fiscale per i manager delle banche estere che negli passati hanno aiutato la clientela italiana a portare fuori i soldi, senza denunciarli nell'apposito rigo della dichiarazione dei redditi. La Procura di Milano sta perseguendo penalmente alcuni banchieri della piazza milanese utilizzando le informazioni apprese grazie alla "voluntary disclosure" dei clienti. Loro non sono perseguibili, ma le banche rischiano.

La notizia è emersa ieri con la vicenda della svizzera Pkb privatbank, che controlla anche l'italiana Cassa Lombarda, dove sono indagati in 18 per riciclaggio e frode fiscale. L'inchiesta è partita dalle verifiche su 200 soggetti italiani che avrebbero portato a Lugano EUR400 milioni e che poi li hanno fatti riemergere con l'ultimo "scudo".

Fonti della Guardia di Finanza raccontano che le indagini riguardano anche altre banche straniere, specialmente per quanto riguarda la presenza di un meccanismo stabile di esportazione dei capitali. Sono stati addirittura rinvenuti dei manuali consegnati alla clientela dalle banche stesse.

9 Novembre 2018

Fonte: qui