9 dicembre forconi: condannati
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sabato 9 novembre 2019

IL TRIBUNALE DI MILANO CONDANNA GLI EX VERTICI DI MONTE DEI PASCHI DI SIENA PER LE OPERAZIONI FINANZIARIE CHE SEGUIRONO ALL’ACQUISIZIONE DI ANTONVENETA: 7 ANNI E 6 MESI PER MUSSARI E 7 ANNI E 3 MESI PER VIGNI

CONDANNATI ANCHE SEI EX DIRIGENTI DI DEUTSCHE BANK E DUE DI NOMURA, LE BANCHE CHE FECERO DA CONTROPARTI IN QUELLE OPERAZIONI “SANTORINI” E “ALEXANDRIA”

GIUSEPPE MUSSARIGIUSEPPE MUSSARI

Il Tribunale di Milano ha condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere Giuseppe Mussari, a 7 anni e 3 mesi Antonio Vigni e a 4 anni e 8 mesi Gian Luca Baldassarri, ex vertici di Monte dei Paschi di Siena tra gli imputati per le presunte irregolarità nelle operazioni effettuate dalla banca senese tra il 2008 e il 2012 per coprire le perdite dovute all'acquisizione di Antonveneta. I giudici hanno anche condannato Daniele Pirondini, ex direttore finanziario di Rocca Salimbeni a 5 anni e 3 mesi.

vigniVIGNI

Al centro del processo, i cui atti sono stati trasmessi dalla procura di Siena a quella di Milano per competenza nel 2015, ci sono le operazioni finanziarie che in quegli anni sarebbero servite a occultare le perdite causate dall'acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008. Sul banco degli imputati - tutti condannati - c'erano 13 persone. Oltre agli ex vertici Mps anche sei ex dirigenti di Deutsche Bank e due ex manager di Nomura. Con loro, tre società: Nomura, la sede di Londra e la sede centrale di Deutsche.

VIGNI MUSSARIVIGNI MUSSARI

Condanne sono infatti state staccate anche verso le banche che fecero da controparti nelle operazioni del Monte dei Paschi. Deutsche Bank AG e Deutsche Bank London Branch sono interessate dalla confisca complessiva di 64 milioni di euro e da una multa di 3 milioni di euro. Le due società del gruppo tedesco sono imputate in virtù della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Condannata anche la banca giapponese Nomura alla confisca di 88 milioni di euro e a una multa di 3,45 milioni di euro, anche in questo caso per la legge 231.

giuseppe mussari fabrizio viola lorenza pieraccini iene david rossiGIUSEPPE MUSSARI FABRIZIO VIOLA LORENZA PIERACCINI IENE DAVID ROSSI

Nel dettaglio, le operazioni incriminate rispondono agli ormai noti nomi dei derivati Santorini e Alexandria, cui si sommano il prestito ibrido Fresh e la cartolarizzazione Chianti Classico.
AUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETAAUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETA

christian sewing ceo deutsche bankCHRISTIAN SEWING CEO DEUTSCHE BANK

I giudici della seconda sezione penale, presieduti da Lorella Trovato, dopo la revoca di alcune costituzioni di parte civile, sono entrati in camera di consiglio nella mattinata. I reati contestati a vario titolo erano manipolazione del mercato, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo agli organi di vigilanza, quest'ultimo in parte prescritto. Le pene più alte chieste dalla Procura erano quelle per Vigni e Mussari, 8 anni di carcere e 4 milioni di multa. Per DB e Nomura erano stati chiesti 1,8 milioni di sanzione per ciascuna, e la confisca di 440,9 milioni e 444,8 milioni di euro.

montepaschi mussariMONTEPASCHI MUSSARI

deutsche bank 4DEUTSCHE BANK 

Il processo è cominciato nel dicembre di tre anni fa e ha visto circa 1.300 parti civili, tra piccoli investitori, associazioni di risparmiatori, Banca d'Italia e Consob. Quest'ultima però la scorsa udienza ha revocato la costituzione nei confronti dei 6 ex manager di DB e di conseguenza anche nei confronti delle due società tedesche. L'istituto di credito tedesco ha infatti raggiunto transazioni con parecchi risparmiatori che sono così usciti da processo.

GIUSEPPE MUSSARI ANTONIO VIGNIGIUSEPPE MUSSARI ANTONIO VIGNI

mussari acetoMUSSARI ACETO

Anche Nomura ha risarcito alcune parti civili, che parimenti hanno ritirato la loro costituzione. Sono rimaste invece quasi tutte le iniziali parti civili nei confronti di Mps, citata come responsabile civile. I pm Giordano Baggio, Mauro Clerici e Stefano Civardi, lo scorso maggio avevano chiesto di condannare, oltre agli ex vertici e agli istituti di credito stranieri, Daniele Pirondini, ex direttore finanziario di Mps, a 6 anni di reclusione e a 1 milione e mezzo di multa, Marco Di Santo, all'epoca dei fatti responsabile Alm (Asset Liabilities Management e Capital Management) all'interno dell'area Tesoreria e Capital management di Rocca Salimbeni a 2 anni e mezzo di reclusione e 800 mila euro di multa.

NOMURANOMURA

IL MANDATE AGREEMENT DI MPS A NOMURA jpegIL MANDATE AGREEMENT DI MPS A NOMURA 

Per gli ex manager Michele Faissola, Michele Foresti e Dario Schiraldi era stata richiesta una pena di 5 anni e 8 mesi e 1 milione e 400 mila euro di multa e 2 anni e mezzo di carcere e 800 mila euro di multa per Marco Veroni, ex direttore-account manager di Db Ag London Branch, filiale che, in qualità di ente, per il pm va assolta. Riguardo agli ex dirigenti di Nomura, Sadeq Sayeed e Raffaele Ricci, la richiesta è stata di 6 anni e 1 milione e mezzo di multa. Riguardo, invece, agli ex manager di Deutsche Bank è stato proposto di assolvere con la formula "per non aver commesso il fatto" gli ex managing director Ivor Scott Dunbar e Matteo Angelo Vaghi. Monte dei Paschi di Siena, imputata in qualità di ente, nel luglio 2014 aveva patteggiato 600 mila euro di sanzione penale e una confisca di 10 milioni di euro.

licenziamenti a deutsche bank 6LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK 
david rossi mussariDAVID ROSSI MUSSARI

Nel processo sono stati condannati tutti gli imputati, sia persone fisiche che giuridiche. "Grande stupore" e "sicuro ricorso in Appello", il commento di Giuseppe Iannacone, difensore degli imputati di DB condannati, dopo la sentenza.

Fonte: qui

LA VERITA’ (NON DETTE) SUL "MONTE DEI FIASCHI": LE CONDANNE DI MUSSARI, VIGNI E BALDASSARRI NON METTONO A FUOCO LE VERE RESPONSABILITA’ DEL CRAC DELL’ISTITUTO. IL “MONTE” ERA NELLA MANI DELLA POLITICA CHE  A SIENA SIGNIFICAVA PD. DI SICURO LE COSE SAREBBERO ANDATE IN UN ALTRO MODO SE… 

SARANNO RISARCITE BANKITALIA E CONSOB. ALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI ANDRANNO 50MILA EURO…

Sergio Rizzo per la Repubblica

GIUSEPPE MUSSARIGIUSEPPE MUSSARI
Chianti classico: qualche buontempone aveva suggerito di dare questo nome all' assurda e cervellotica operazione immobiliare che avrebbe dovuto chiudere il cerchio dell' acquisizione dell' Antonveneta dal Santander di Emilio Botin.

Bastava, e avanzava, per intuire l' approccio etilico che stava guidando l' allegra combriccola verso il disastro. E fermarla. Ma chi avrebbe potuto farlo non lo fece. Perché in quella partita le carte le dava la politica.
ANTONIO VIGNI GIUSEPPE MUSSARI FOTO ANSAANTONIO VIGNI GIUSEPPE MUSSARI FOTO ANSA

Dopo quello che è successo difficilmente Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gian Luca Baldassarri avrebbero potuto evitare una condanna severa. Ma la sentenza di ieri non mette a fuoco del tutto le vere responsabilità del crac del Monte dei Paschi di Siena. Che sono molto più vaste e articolate. Perché se è vero che la spericolata acquisizione dell' Antonveneta fu decisa da Mussari, è altrettanto vero che le sconsiderate modalità con cui avvenne ebbero complici determinanti.
Il Monte era all' epoca dei fatti l' unica banca italiana rimasta pubblica.
giuseppe mussariGIUSEPPE MUSSARI

La controllava una Fondazione emanazione del Comune e di altri enti locali: quindi di fatto era nelle mani della politica, che a Siena significava Partito democratico. E le cose sarebbero andate in tutt' altro modo se la Fondazione non avesse deciso di sostenere l' acquisizione da sola con tutti i soldi che aveva (ed erano tanti), fino all' ultimo euro.

Diversamente avrebbe dovuto fare un aumento di capitale aperto al mercato, risparmiando un sacco di quattrini e senza contribuire a impelagare la banca in un mare di pasticci ben oltre i limiti del consentito. Ma sarebbe stata costretta a diluire la propria quota ben al di sotto del 50 per cento: a Siena, una bestemmia.
MUSSARIMUSSARI
Ugualmente avrebbe mantenuto il controllo, senza però avere la mano assolutamente libera nella gestione delle poltrone e nelle nomine anche di piccolo cabotaggio.

Di sicuro, poi, le cose sarebbero andate in un altro modo se il ministero dell' Economia, che ha il potere di vigilanza sulle Fondazioni, avesse dato l' altolà a un' operazione con la quale la più ricca delle Fondazioni italiane bruciava tutte le proprie risorse per investire in una banca. Tanto più in presenza di una norma mai abrogata che dovrebbe vietare a quegli enti di concentrare il proprio patrimonio negli istituti di credito.
GIANLUCA BALDASSARRI IN PROCURA A SIENAGIANLUCA BALDASSARRI IN PROCURA A SIENA

Quanto alla Banca d' Italia, resta in dubbio se una maggiore inflessibilità nel valutare alcuni aspetti della folle operazione avrebbe potuto mutare il corso degli eventi. E non è un dubbio campato per aria.

Fonte: qui

venerdì 5 luglio 2019

CONFERMATA DALLA CASSAZIONE LA CONDANNA A 4 ANNI E 6 MEDI DI RECLUSIONE PER L'EX BANCHIERE CESARE GERONZI E A 3 ANNI E 6 MESI PER MATTEO ARPE, NELL'AMBITO DEL PROCESSO SUL CRAC DELLE ACQUE MINERALI CIAPPAZZI, FILONE DELL'INCHIESTA PARMALAT

Cesare GeronziCESARE GERONZImatteo arpeMATTEO ARPE
(ANSA) - E' stata confermata dalla Cassazione la condanna a 4 anni e 6 medi di reclusione per l'ex banchiere Cesare Geronzi e a 3 anni e 6 mesi per Matteo Arpe, nell'ambito del processo sul crac delle acque minerali Ciappazzi, filone dell'inchiesta Parmalat. Sono stati condannati anche Roberto Monza e Antonio Muto a 3 anni e due mesi ciascuno, Riccardo Tristano a 3 anni e Eugenio Favale a 2 anni e 2 mesi.

domenica 20 gennaio 2019

UN GRUPPO DI NIGERIANI SCATENA IL CAOS SU UN TRENO DIRETTO A FIRENZE

UNA VOLTA ARRIVATA LA POLIZIA, UNO DEI GIOVANI È RIUSCITO A SCAPPARE, MENTRE ALTRI DUE HANNO PRESO A CALCI E PUGNI GLI AGENTI E SONO STATI ARRESTATI 

GLI ALTRI DUE MEMBRI DELLA GANG SONO STATI INVECE RILASCIATI PERCHÉ NON SI ERANO MOSTRATI OSTILI… 

Federico Garau per www.ilgiornale.it

trenoTRENO
Momenti di tensione domenica sera su un treno diretto a Firenze, dove un gruppo di giovani nigeriani ha letteralmente scatenato il caos prima di essere fermato dalle autorità. Stando a quanto riferito dai quotidiani locali, si tratta di cinque africani sui vent’anni che, appena saliti sul mezzo, hanno cominciato ad avere comportamenti molesti.

In evidente stato di ebbrezza gli stranieri, rigorosamente sprovvisti di titolo di viaggio, si sono rifiutati di scendere dal convoglio come richiesto del capotreno. Non solo. Hanno molestato i passeggeri con le loro intemperanze, arrivando addirittura a vomitare sui sedili.
treno pestaggioTRENO PESTAGGIO

Provvidenziale l’intervento di quattro pattuglie della polizia di Stato, allertate dal capotreno. Gli agenti sono saliti alla fermata della stazione di Pistoia ed hanno raggiunto i facinorosi. Si è immediatamente originato un certo trambusto, e nel disordine creatosi uno degli africani è riuscito a fuggire ed a far perdere le proprie tracce.

Altri due soggetti, invece, si sono scagliati contro gli uomini in divisa, prendendoli a calci e a pugni. Alla fine, tuttavia, i poliziotti hanno fatto scattare le manette ai polsi degli stranieri, che sono stati condotti negli uffici della questura, insieme agli altri due compagni.

Dopo le regolari procedure di identificazione, i nigeriani che avevano attaccato gli agenti sono stati arrestati con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Gli altri due, che avevano seguito le forze dell’ordine senza mostrare ostilità, hanno solo ricevuto una denuncia per interruzione di pubblico servizio ed ubriachezza violenta.
treno pestaggioTRENO PESTAGGIO

Tre dei poliziotti intervenuti sul treno hanno riportato alcune ferite, fortunatamente non gravi, in seguito alla colluttazione originatasi con i nigeriani. Hanno pertanto avuto necessità di ricorrere alle cure del pronto soccorso, dove sono stati loro assegnati 6 giorni di prognosi. Per quanto riguarda gli africani arrestati, nella giornata di ieri sono stati processati tramite giudizio direttissimo. Per loro una condanna a 18 mesi di reclusione.

8 Gennaio 2019

Fonte: qui

sabato 12 gennaio 2019

È STATO ASSOLTO CASTELLUCCI - OTTO CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI PER IL BUS PRECIPITATO DAL VIADOTTO ACQUALONGA SULLA NAPOLI-CANOSA (A16), CHE FECE 40 MORTI. 12 ANNI AL PROPRIETARIO DEL BUS

I FAMILIARI DELLE VITTIME: ''VERGOGNA, NON È GIUSTIZIA, HANNO MESSO FUORI UN ASSASSINO''. URLA CONTRO IL GIUDICE DEL TRIBUNALE DI AVELLINO




BUS IN SCARPATA: ASSOLTO AD AUTOSTRADE PER L'ITALIA
castellucciCASTELLUCCI
 (ANSA) - Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l'Italia, è stato assolto nel processo per il bus caduto nella scarpata della A16. Per lui l'accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione. La sentenza è stata letta in questi minuti dal giudice monocratico del tribunale di Avellino Luigi Buono.

BUS IN SCARPATA:IRA FAMILIARI VITTIME, NON È GIUSTIZIA
 (ANSA) - "Vergogna, questa non è giustizia". Grida nell'aula del tribunale di Avellino da parte dei familiari delle 40 vittime del bus finito nella scarpata nel 2013, dopo la lettura della sentenza che assolve Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l'Italia. "Castellucci è un assassino, hanno messo fuori un assassino", ha detto uno dei parenti delle vittime presenti in aula, dove poco dopo la lettura del dispositivo della sentenza di primo grado da parte del giudice è scoppiata la rabbia dei parenti, con urla e proteste contro Castellucci.
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO

"Giudice esci", ha gridato uno dei presenti. E' stato anche scandito più volte il numero "ottantatre", ossia il numero delle vittime, 40, sommato a quello dei morti per il crollo del ponte di Genova, che sono stati 43.

BUS IN SCARPATA: OTTO CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO






(ANSA) - Otto condanne e sette assoluzioni per i 15 imputati nel processo per la strage sulla A16 avvenuta nel 2013. Questa la sentenza letta poco fa dal giudice monocratico del tribunale di Avellino, Luigi Buono, tra le urla dei familiari delle vittime. Tra gli assolti l'ad di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci e l'ex condirettore generale della società Riccardo Mollo. La condanna più severa, 12 anni così come richiesto dall'accusa, è quella per Gennaro Lametta, proprietario del bus: per lui 12 anni di reclusione.

Fonte: qui

domenica 7 ottobre 2018

DUE GENITORI DICHIARATI COLPEVOLI DAL TRIBUNALE DI COMO PER NON AVER LEGATO LA FIGLIA IN MACCHINA


LA PICCOLA AURORA AVEVA 16 MESI ED È MORTA IN UN INCIDENTE STRADALE 

PER LORO LA STESSA PENA DELL’UOMO CHE LI HA INVESTITI UBRIACO

Tiziana Paolocci per “il Giornale”
la y10 su cui viaggiavano i genitori di auroraLA Y10 SU CUI VIAGGIAVANO I GENITORI DI AURORA

L' hanno vista morire davanti ai loro occhi, stretta tra le braccia. E ora dovranno scontare la stessa pena dell' uomo responsabile dell' incidente stradale nella quale la figlioletta ha perso la vita.

I giudici del Tribunale di Como hanno inferto una pena esemplare a una coppia di genitori, che non aveva assicurato la piccola al seggiolino. La tragedia, in cui ha perso la vita Aurora Sigi, sedici mesi appena, è avvenuta un anno e mezzo fa a Cantù, nella frazione di Vighizzolo.

bambini in autoBAMBINI IN AUTO




La notte tra il 2 e il 3 maggio 2017 Manuel Sigi, che oggi ha ventinove anni e la moglie Vanessa Cunio, che ne ha ventisette anni, si sono messi in macchina insieme alla figlia. Invece di proteggerla, legandola al seggiolino fissato nella parte anteriore della vettura, hanno scelto di far viaggiare la bambina sul sedile davanti, in braccio alla mamma, mentre il padre accanto guidava.

seggiolino bambini auto 1SEGGIOLINO BAMBINI AUTO 


La Lancia Y10 su cui viaggiava la famiglia, giunta all' incrocio tra viale Italia e via Rossini, è rimasta però coinvolta in un incidente, provocato da una Skoda Fabia. Al volante Fabio Pozzoli, operaio di 35 anni, che per svoltare ha tagliato la strada alla Lancia. Aurora ha urtato violentemente la testa sul vetro ed è morta per trauma cranico e facciale riportato nell' incidente.

seggiolino bambini auto 2SEGGIOLINO BAMBINI AUTO 




Trasportata in pronto soccorso è stato inutile, infatti, qualsiasi tentativo dei medici di strapparla all' atroce destino. Poco dopo Pozzoli viene arrestato e portato nel carcere del Bassone, prima di ottenere i domiciliari, nell' abitazione dei suoi genitori a Cantù. Dalle indagini del carabinieri emerge che è stato lui a provocare l' incidente, facendo quella manovra azzardata in condizioni di scarsa visibilità e pioggia.
seggiolino per auto, 1940SEGGIOLINO PER AUTO, 1940



Dalle analisi effettuate sul soggetto si scopre anche che era alla guida con un tasso alcolico pari a 1,38 milligrammi di alcol per litro di sangue, a fronte di un limite massimo consentito, che la legge fissa alla quota di 0,5.

seggiolino per autoSEGGIOLINO PER AUTO














Anche la mamma e il papà della piccola vittima finiscono sul registro degli indagati della Procura. Il sostituto procuratore Antonio Nalesso, infatti li accusa di aver omesso di assicurare la piccola ad un seggiolino idoneo al trasporto dei bambini, da collocarsi ovviamente sul sedile posteriore.

La Lancia Y, inoltre, era sottoposta a fermo amministrativo e quindi non abilitata alla circolazione, con freni e pneumatici ritenuti «non efficienti». In Tribunale a Como, davanti al Gup Laura De Gregorio, la coppia ieri ha patteggiato una pena a 16 mesi, la stessa a cui è stato condannato anche l' operaio.

Fonte: qui

giovedì 20 settembre 2018

CONDANNATI TRE DIRIGENTI DI SAIPEM CON CONFISCA, PER IL GRUPPO, DI 197 MILIONI


ASSOLUZIONE PIENA PER ENI E PAOLO SCARONI SUL PRESUNTO PAGAMENTO DI TANGENTI IN ALGERIA 

L’ALLORA AMMINISTRATORE DELEGATO DEL CANE A SEI ZAMPE ERA ESTRANEO ALLE TRATTATIVE PER FAR OTTENERE ALLA CONTROLLATA I CONTRATTI IN NORD AFRICA

Claudia Guasco per “il Messaggero”

milan roma scaroniMILAN ROMA SCARONI
L'impianto accusatorio della procura di Milano nel processo sul presunto pagamento di tangenti in Algeria regge solo a metà: assoluzione piena per Eni, per l' allora amministratore delegato Paolo Scaroni e per il manager del gruppo Antonio Vella.

Condanna invece per Saipem, controllata dall' Eni al 30%, e pene dai 4 anni e un mese ai 5 anni e 5 mesi per tre ex dirigenti della società, Pietro Varone, Alessandro Bernini e Pietro Tali.

A carico di Saipem c' è una multa da 400 mila euro e la confisca di 197 milioni, ritenuto l' ammontare dell' ipotizzata mazzetta.

CONTINUITÀ CON IL GUP
paolo scaroni and denis sassou nguesso eniPAOLO SCARONI AND DENIS SASSOU NGUESSO ENI
Dunque Scaroni, ha stabilito la Corte, non è colpevole di corruzione internazionale. «Sono felice della decisione del tribunale di Milano. Devo dire che sono sempre stato sereno e ho sempre avuto fiducia nel lavoro dei giudici.

Del resto questa sentenza si pone in continuità con quella di non luogo a procedere del gup che già mi aveva assolto sulla stessa vicenda». Davanti alla Quarta sezione, presieduta da Giulia Turri, l' ex ad dell' Eni e oggi presidente del Milan era imputato per una tangente in Algeria finalizzata a far ottenere a Saipem contratti nel Paese nordafricano e per supposte irregolarità nell' acquisto della società canadese First Calgary Petroleums Ltd da parte di Eni nel 2008.
lapo elkann paolo scaroniLAPO ELKANN PAOLO SCARONI

Il pm Isidoro Palma aveva chiesto una condanna a sei anni e quattro mesi, il collegio lo ha pienamente scagionato dalle accuse: in merito ai contratti di Saipem, Scaroni è stato assolto «per non aver commesso il fatto» e per il caso First Calgary «perché il fatto non sussiste». Estranea anche l' Eni, imputata per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, che «prende atto con soddisfazione della decisione di assoluzione perché il fatto non sussiste».

La sentenza, si legge in una nota del gruppo, «conferma la decisione di proscioglimento presa nel 2015 dal gup del tribunale di Milano e sancisce l' estraneità della società e del management alle presunte condotte illecite oggetto del processo».

Avvalorando inoltre «gli esiti delle verifiche promosse dalla società e realizzate da soggetti terzi indipendenti sulle attività oggetto di giudizio, verifiche che escludevano già all' epoca qualsiasi coinvolgimento dell' Eni e del suo management in relazione a condotte illecite o corruttive».

Descalzi ScaroniDESCALZI SCARONI
SOCIETÀ DI HONG KONG
Secondo i giudici, in sostanza, Saipem (che annuncia ricorso) e i suoi ex manager avrebbero pagato oltre 197 milioni di euro di tangenti in Algeria per ottenere appalti per 8 miliardi di euro, mentre l' operazione su First Calgary del 2008 da circa 923 milioni di dollari canadesi non sarebbe stata viziata da corruzione.

Inoltre Scaroni e Vella non hanno avuto alcun ruolo nelle trattative per far ottenere a Saipem i contratti in nord Africa, come invece sostenuto dai magistrati titolari del fascicolo. Alla stessa conclusione era giunto nell' ottobre 2015 il gup Alessandra Clemente ma poi, su ricorso della procura, la corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, mandando a processo i manager e l' Eni e aggiungendo una contestazione anche agli altri imputati coinvolti nel caso Saipem.
SAIPEM ALGERIASAIPEM ALGERIA

Per la «corruzione internazionale» di politici algerini, tra cui l' allora ministro dell' Energia Chekib Khelil (sposato con una sorella del leader palestinese Arafat), condanna anche per il franco-algerino Farid Bedjaoui (5 anni e 5 mesi): considerato il fiduciario dell' allora ministro algerino dell' Energia Chekib Khelil, tramite la sua società di Hong Kong «Pearl Partners Ltd» avrebbe incassato la presunta tangente sotto forma di consulenze.

Fonte: qui

mercoledì 12 settembre 2018

14ENNI STUPRATE, CONDANNA A 6 ANNI PER ALESSIO "IL SINTO" E IL SUO COMPLICE



LE DUE ADOLESCENTI ADESCATE SU FACEBOOK A UN APPUNTAMENTO ERANO STATE LEGATE E POI VIOLENTATE 

IL 21ENNE HA RIBADITO LA SUA INNOCENZA: “È STATA UNA SERATA COME LE ALTRE, NON LE ABBIAMO ABUSATE”

Francesco Salvatore per la Repubblica-Roma

MARIO SEFEROVIC - ALESSIO IL SINTOMARIO SEFEROVIC - ALESSIO IL SINTO
Il corteggiamento che aveva fatto per convincerla a fidarsi di lui era andato avanti per giorni. Su Facebook, al cellulare. Sul suo profilo Alessio Il Sinto, questo il suo nickname, faceva sfoggio di griffe all' ultima moda, postava immagini ammiccanti e millantava conoscenze con i Casamonica. E in questo modo era riuscito ad affascinare una ragazza di 14 anni, 7 anni più piccola di lui, tanto da spuntare anche un appuntamento con lei.

L' unica precauzione che la giovane vittima ha usato in quell' incontro è stata portarsi un' amica per farle compagnia.
Come anche lui, però, ha fatto.

Con tutt' altre intenzioni. Quello che è avvenuto dopo in quel parco della Collatina, nel maggio dello scorso anno, è stata una violenza brutale compiuta ai danni di entrambe le ragazze da parte dei due giovani di etnia rom.

MARIO SEFEROVIC ALESSIO IL SINTOMARIO SEFEROVIC ALESSIO IL SINTO
Ieri è arrivata la sentenza per quel fatto. Alessio il Sinto, all' anagrafe Mario Seferovic, 21 anni, e il suo amico Maikon Bilovante Halilovic, 20 anni, sono stati condannati rispettivamente a 6 anni e a 5 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa dal gup Maurizio Silvestri al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. L' accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Antonio Calaresu, aveva chiesto 10 anni di reclusione, ed ora, alla lettura delle motivazioni della sentenza, valuterà se impugnarla.

I reati che venivano contestati ai due sono la violenza sessuale di gruppo, aggravata dalla minorata difesa ( proprio perché le ragazzine sono state costrette a seguirli nel boschetto e poi ad essere legate) e il sequestro di persona. Il giudice, invece, che ha disposto anche una misura di sicurezza di un anno a carico dei condannati, da applicare al termine della pena, ha assorbito la fattispecie del sequestro di persona nella violenza sessuale aggravata.
mario seferovic detto alessio il sintoMARIO SEFEROVIC DETTO ALESSIO IL SINTO

I due, ora, continueranno a scontare la sentenza in carcere: il gip, infatti, ha bocciato l' istanza per una misura restrittiva meno afflittiva presentata dai difensori degli imputati, motivando che « entrambi hanno dei profili di pericolosità sociale».

Durante l' udienza Seferovic ha anche preso parola, ribadendo di non aver fatto alcuna violenza: « Sono innocente, è stata una serata come le altre, non le abbiamo abusate » . Nessuno gli ha creduto.

D' altra parte la sua convinzione di essere incolpevole, ed " immune" da accuse, era durata per un bel pezzo prima di essere denunciato dalle ragazze. Forte delle sue minacce: « Se parlate ammazzo voi e la vostra famiglia », aveva detto loro. E le vittime avevano tenuto le bocche cucite per paura. Per mesi. Prima di raccontare tutto ai genitori., 21 anni, e il suo amico Maikon Bilovante Halilovic, 20 anni, sono stati condannati rispettivamente a 6 anni e a 5 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa dal gup Maurizio Silvestri al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. L' accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Antonio Calaresu, aveva chiesto 10 anni di reclusione, ed ora, alla lettura delle motivazioni della sentenza, valuterà se impugnarla. 

Fonte: qui

mercoledì 25 luglio 2018

RIMBORSOPOLI PIEMONTE, COLPO DI SCENA - AL PROCESSO D’APPELLO TUTTI CONDANNATI

1 ANNO E 7 MESI PER L’EX PRESIDENTE DELLA REGIONE, ROBERTO COTA E 11 MESI ALL’ATTUALE CAPOGRUPPO DELLA LEGA ALLA CAMERA, RICCARDO MOLINARI 

LA SENTENZA HA RISCRITTO QUASI PER INTERO IL VERDETTO DI PRIMO GRADO, QUANDO NELL'OTTOBRE 2016 LE ASSOLUZIONI ERANO STATE 15 SU 25

Simona Lorenzetti per il “Corriere della Sera”

ROBERTO COTAROBERTO COTA
Tutti condannati: l'ex presidente della Regione Piemonte Roberto Cota (1 anno e 7 mesi), l'attuale capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati Riccardo Molinari (11 mesi), i neoparlamentari Paolo Tiramani (Lega, 1 anno e 5 mesi) e Augusta Montaruli (Fratelli d'Italia, 1 anno e 7 mesi).

La sentenza del processo d'appello sulla Rimborsopoli piemontese ha riscritto quasi per intero il verdetto di primo grado, quando nell' ottobre 2016 le assoluzioni erano state 15 su 25. «Di questa sentenza non mi capacito - ha commentato Cota subito dopo la lettura del dispositivo -. Ero stato assolto dal Tribunale dopo due anni di dibattimento e non penso proprio che quei giudici abbiano sbagliato. Farò ricorso in Cassazione, perché sono innocente».
ROBERTO COTAROBERTO COTA

Il processo riguardava l'uso disinvolto dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi consiliari nella legislatura 2010-2014, quando a guidare il Piemonte erano la Lega e il centrodestra. Cene, pranzi, spese di rappresentanza, trasferte, alberghi, Bed and Breakfast.

Ma anche acquisti singolari: giocattoli, tosaerba, bigiotteria, abiti e cravatte in negozi di abbigliamento prestigiosi come Olympic a Torino e Marinella a Napoli. Tra gli scontrini recuperati dalla Guardia di Finanza durante le indagini ce n'era uno che documentava anche l' acquisto di un libro erotico (che non fu mai contestato formalmente, ma che servì ai pm per far capire il tipo di acquisti).

Riccardo MolinariRICCARDO MOLINARI
In primo grado il Tribunale operò una distinzione certosina tra spese illecite e spese che potevano essere considerate non punibili. La Corte d' Appello, in base a quanto si ricava dal dispositivo, è stata di gran lunga più severa, arrivando non solo a condannare tutti gli imputati, ma in molti casi ad aumentare le pene.

All' ex governatore Cota la Procura generale contestava spese per 11.659 euro (di cui 7.788 per bar, ristorazioni e acquisti di generi alimentari), a Montaruli per 25.461 euro (19 mila per ristorazione e 4.800 per un corso sull' uso dei social network). Il capogruppo della Lega alla Camera, Molinari, è finito invece sotto processo per 1.158 euro (di cui 181 per cene e 620 per alberghi), mentre Tiramani è nei guai per 12.232 euro (di cui 8.470 per ristorazione e consumazione al bar).
cota annullato - by fotomontaggi politiciCOTA ANNULLATO - BY FOTOMONTAGGI POLITICI

La pena più alta (4 anni e 6 mesi) è stata decisa per Michele Giovine, all' epoca consigliere dei Pensionati per Cota e le cui irregolarità nella presentazione della lista elettorale, oltre a costargli una condanna definitiva, provocarono la fine della sua esperienza di governatore. In Procura è stato intanto aperto anche il filone che riguarda la legislatura precedente, con maggioranza di centrosinistra e guidata da Mercedes Bresso. Recapitati già una cinquantina di inviti a comparire. Sarà una lotta contro il tempo per evitare la prescrizione.

Fonte: qui