9 dicembre forconi: Avellino
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lunedì 6 maggio 2019

DOPO LA STRAGE DEL VIADOTTO ACQUALONGA, IN PROVINCIA DI AVELLINO, DOVE MORIRONO 40 PERSONE, “AUTOSTRADE PER L’ITALIA” FECE INTERVENTI DI MANUTENZIONE RAFFAZZONATI E AL RISPARMIO, SOSTITUENDO I TIRAFONDI LIEBIG PLUS CON BARRE FILETTATE INGHISATE NELL'ECONOMICA MALTA CEMENTIZIA E NON NELLA COSTOSA MA PIÙ AFFIDABILE RESINA, PEGGIORANDO LA SICUREZZA DELLE BARRIERE

LO RIVELA IL DECRETO DI SEQUESTRO PREVENTIVO DELLA PROCURA

Vincenzo Iurillo per il “Fatto quotidiano”

INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO
Raccontano una storia le 22 pagine del decreto di sequestro preventivo delle barriere bordo ponte di 12 viadotti tra Baiano e Benevento, il tratto autostradale della A14 dove nel luglio 2013 morirono 40 persone, intrappolate in un bus precipitato dal viadotto di Acqualonga perché il new jersey cedette all' impatto. Avrebbe retto se i sistemi di ancoraggio non fossero marciti per incuria e intemperie. È la storia del perché quel disastro sarebbe accaduto ancora.

È la storia di come Autostrade per l' Italia dopo la strage fece interventi di manutenzione raffazzonati e al risparmio, sostituendo i tirafondi Liebig plus con barre filettate inghisate nell' economica malta cementizia e non nella costosa ma più affidabile resina, peggiorando la sicurezza delle barriere. Poi tra maggio e luglio 2015 effettuò quattro crash test dagli esiti contraddittori o negativi. Dei primi due ne inviò solo i report e ne nascose per più di tre anni i video al ministero delle Infrastrutture, trasmettendoli solo con l' incombere delle prime indagini del procuratore capo di Avellino Rosario Cantelmo.

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Mentre degli altri due report di giugno e luglio 2015, se ne è scoperta l' esistenza solo in seguito. E, infine, "al chiaro fine di non alimentare sospetti circa la non affidabilità delle barre filettate oggetto di recente sostituzione", scrive il gip Fabrizio Ciccone, Aspi fece un nuovo crash test l' 8 febbraio 2019, "l' unico con esito realmente positivo" - quando la notizia dell' inchiesta bis su tutti i viadotti di competenza Aspi è nota da novembre - stavolta non impiegando personale proprio, ma rivolgendosi ai tecnici della Basf Cc Italia spa per la preparazione del campo-prova, "i quali, con la loro specifica competenza nella preparazione della malta per il riempimento dei fori di inghisaggio, hanno avuto evidentemente un ruolo determinante nell' esito positivo della prova di collaudo", si legge a pagina 21 del decreto.

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Peccato che i tecnici del crash test non coincidano con gli operai che materialmente effettuarono tra il 2014 e la metà del 2015 le sostituzioni dei tirafondi Liebig lungo i ponti della Napoli-Canosa. Provvidero ditte incaricate da Aspi, ma i tecnici della Basf Cc non vi parteciparono, come certificato da una mail del loro dirigente. Ci sono quindi forti dubbi sulla qualità di interventi che dipendono fortemente dalle modalità di installazione: la pulizia del foro, l' umidità, la temperatura, il dosaggio della malta.

Ma era meglio utilizzare resina. Lo verbalizza l'11 aprile Luigi Serafin, titolare di una ditta specializzata nell' installazione di barriere laterali metalliche, la Mds: la sistemazione degli ancoraggi con la malta è sconsigliata perché non ha efficienza nella tenuta dell' ancoraggio dei tirafondi, mentre la resina ha sortito ottimi risultati nei crash test, spiega. La resina, ricorda, ha la caratteristica di essere pronta all' uso, senza particolari preparazioni, al contrario della malta, che deve essere miscelata con le dovute cautele. "Questo spiega perché la resina sia molto più costosa".
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E sarebbe proprio la politica del risparmio alla base degli interventi decisi da Aspi sui 12 viadotti. Il giudice lo afferma incorniciando la testimonianza dell' ingegnere Alfredo Principio Mortellaro, già componente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici che diede parere sfavorevole alla sostituzione dei Liebig con le barre filettate. Sentito il 18 maggio dal pm, Mortellaro ha spiegato che la soluzione tecnica più corretta sarebbe stata quella di "sostituire vecchi "Liebig Plus" ammalorati con nuovi dispositivi della medesima tipologia, avendo cura, però, di ripristinare la geometria delle camere prevista nella progettazione originaria".
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"Tuttavia - ha precisato Mortellaro - tale procedura avrebbe comportato un costo superiore a quello previsto dalla tecnica della 'barriera inghisata' adottata da Aspi". E questo spiega perché si optò per questa soluzione.

Fonte: qui
AUTOSTRADE REPLICA AL ''FATTO QUOTIDIANO'' E ALL'ARTICOLO SUL VIADOTTO ACQUALONGA

Riceviamo e pubblichiamo da Autostrade per l'Italia:
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Gentile Redazione di Dagospia, con riferimento all'articolo in oggetto desideriamo fornire alcune precisazioni, chiedendovi la cortesia di poterle pubblicare. In merito al pezzo de Il Fatto Quotidiano pubblicato, Autostrade per l’Italia precisa che le iniziative adottate relativamente alle barriere oggetto di sequestro lungo alcuni viadotti dell’A16 sono state finalizzate per migliorare la durabilità delle barriere stesse, a parità di prestazioni.

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Gli interventi sono stati realizzati nell’ambito delle proprie prerogative dalle strutture tecniche e dalle Direzioni di Tronco di ASPI, a seguito di uno studio commissionato a un pool di esperti. Tale configurazione ha superato i crash test, che hanno confermato il massimo standard di contenimento, ed è stata omologata ai sensi della normativa europea (con certificazione CE delle barriere).

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Peraltro la speciale malta cementizia utilizzata per i fissaggi è anch’essa certificata in base alle norme europee e garantisce un’efficacia analoga o superiore rispetto alla resina. Tra malta e resina non c’è differenza di costo e, rispetto all’intervento complessivo, il costo di questo tipo di materiali è assolutamente marginale. Pertanto ogni riferimento a una pericolosità delle barriere, così come alla volontà di Aspi di risparmiare sui materiali di manutenzione, è del tutto falsa e fuorviante. Autostrade per l’Italia ha già chiesto il riesame del provvedimento di sequestro.
Cordiali saluti,
Ufficio Stampa di Autostrade per l’Italia

Fonte: qui

sabato 12 gennaio 2019

È STATO ASSOLTO CASTELLUCCI - OTTO CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI PER IL BUS PRECIPITATO DAL VIADOTTO ACQUALONGA SULLA NAPOLI-CANOSA (A16), CHE FECE 40 MORTI. 12 ANNI AL PROPRIETARIO DEL BUS

I FAMILIARI DELLE VITTIME: ''VERGOGNA, NON È GIUSTIZIA, HANNO MESSO FUORI UN ASSASSINO''. URLA CONTRO IL GIUDICE DEL TRIBUNALE DI AVELLINO




BUS IN SCARPATA: ASSOLTO AD AUTOSTRADE PER L'ITALIA
castellucciCASTELLUCCI
 (ANSA) - Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l'Italia, è stato assolto nel processo per il bus caduto nella scarpata della A16. Per lui l'accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione. La sentenza è stata letta in questi minuti dal giudice monocratico del tribunale di Avellino Luigi Buono.

BUS IN SCARPATA:IRA FAMILIARI VITTIME, NON È GIUSTIZIA
 (ANSA) - "Vergogna, questa non è giustizia". Grida nell'aula del tribunale di Avellino da parte dei familiari delle 40 vittime del bus finito nella scarpata nel 2013, dopo la lettura della sentenza che assolve Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l'Italia. "Castellucci è un assassino, hanno messo fuori un assassino", ha detto uno dei parenti delle vittime presenti in aula, dove poco dopo la lettura del dispositivo della sentenza di primo grado da parte del giudice è scoppiata la rabbia dei parenti, con urla e proteste contro Castellucci.
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO

"Giudice esci", ha gridato uno dei presenti. E' stato anche scandito più volte il numero "ottantatre", ossia il numero delle vittime, 40, sommato a quello dei morti per il crollo del ponte di Genova, che sono stati 43.

BUS IN SCARPATA: OTTO CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO






(ANSA) - Otto condanne e sette assoluzioni per i 15 imputati nel processo per la strage sulla A16 avvenuta nel 2013. Questa la sentenza letta poco fa dal giudice monocratico del tribunale di Avellino, Luigi Buono, tra le urla dei familiari delle vittime. Tra gli assolti l'ad di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci e l'ex condirettore generale della società Riccardo Mollo. La condanna più severa, 12 anni così come richiesto dall'accusa, è quella per Gennaro Lametta, proprietario del bus: per lui 12 anni di reclusione.

Fonte: qui

giovedì 11 ottobre 2018

LA PROCURA DI AVELLINO CHIEDE 10 ANNI DI CARCERE PER L’AD DI "AUTOSTRADE PER L’ITALIA", GIOVANNI CASTELLUCCI, PER LA STRAGE DEL VIADOTTO ACQUALONGA IN CUI MORIRONO 40 PERSONE


CHIESTI DIECI ANNI IN CONCORSO ANCHE PER GLI ALTRI VERTICI DELLA. SOCIETÀ 

SECONDO I PM, GLI ESPONENTI DI AUTOSTRADE SAREBBERO RESPONSABILI PER LA MANCATA MANUTENZIONE DEL VIADOTTO LE CUI BARRIERE CEDETTERO SOTTO L'IMPATTO DEL BUS

BUS IN SCARPATA: PM, 10 ANNI PER VERTICI AUTOSTRADE
 (ANSA) - Dieci anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo: questa la condanna richiesta dal Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, per Giovanni Castellucci, attuale amministratore delegato di Autostrade per l'Italia e altri undici dirigenti e dipendenti della società, imputati nel processo per la strage del bus in cui il 28 luglio del 2013 persero la vita 40 persone, precipitate dal viadotto "Acqualonga" dell'A16 Napoli-Canosa.

GIOVANNI CASTELLUCCIGIOVANNI CASTELLUCCI
Secondo la procura di Avellino, gli esponenti di Autostrade sarebbero responsabili per la mancata manutenzione del viadotto le cui barriere cedettero sotto l'impatto del bus, facendo precipitare il veicolo nella scarpata sottostante. Le perizie depositate durante il processo - la cui attendibilità è stata contestata dai legali della società - hanno evidenziato la scarsa manutenzione delle barriere e dei "tirafondi" (i bulloni che bloccano i "New Jersey" alla sede stradale, ndr) che se non fossero risultati usurati avrebbero "derubricato al rango di grave incidente stradale" quello che ha invece causato la morte di 40 persone.

INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO
Il cedimento delle barriere è stata una concausa dell'incidente: l'accusa ha puntato anzitutto l'indice, nella prima parte della requisitoria svoltasi il 5 ottobre, pure sulle cattive condizioni del bus, immatricolato nel 1985 e con ben 800mila chilometri percorsi, non sottoposto a regolare revisione. Da qui la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione per Gennaro Lametta, il titolare della "Mondo Travel" e proprietario del bus, che nell'incidente ha perso il fratello Ciro che era alla guida del mezzo; 9 anni per Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli e 6 anni per Vittorio Saulino, anch'egli dipendente della Motorizzazione.
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Secondo la Procura, Lametta, accusato di concorso in omicidio, lesioni e disastro colposo, è responsabile non soltanto delle pessime condizioni del bus, immatricolato nel 1985 e con 800 mila chilometri percorsi, ma in primo luogo per non aver sottoposto l'automezzo a revisione: se questo fosse avvenuto, ha sostenuto la pubblica accusa, l'automezzo non avrebbe ottenuto l'autorizzazione a circolare. I due funzionari della Motorizzazione Civile sono invece accusati di non aver assolto alle loro funzioni di controllo che avrebbero impedito la circolazione del bus.

INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO
BUS IN SCARPATA: AUTOSTRADE, RICHIESTE PM SCONCERTANTI
(ANSA) - "Le richieste di condanna appaiono a dir poco sconcertanti, perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento". Lo afferma l'avvocato difensore di Autostrade per l'Italia Giorgio Perroni, in relazione alle richieste avanzate oggi dal Procuratore di Avellino nei confronti degli imputati di Autostrade per l'Italia nel processo per l'incidente del bus precipitato dal viadotto Acqualonga.

Fonte: qui

venerdì 11 maggio 2018

IN UNA SCUOLA SUPERIORE DI AVELLINO, UN INSEGNANTE RIMPROVERA UN RAGAZZO CHE ERA ENTRATO CON IL MOTORINO NEL CORTILE DELLA SCUOLA E BECCA UN PUGNO IN FACCIA

LO STUDENTE SOSTIENE DI AVER REAGITO DOPO ESSERE STATO COLPITO CON UNO SCHIAFFO MA IL DOCENTE LO SMENTISCE...

Flavia Amabile per “la Stampa”

È entrato con il motorino nel cortile della scuola, ha iniziato a girare in mezzo agli altri studenti, senza fermarsi come avrebbe dovuto, senza preoccuparsi né del pericolo né del fastidio che stava procurando a professori e ragazzi che stavano andando in classe. Un professore lo ha visto e ha deciso di rimproverarlo, la risposta è stata un pugno dritto sul viso dell' insegnante.
ISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINOISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINO

È accaduto in una scuola superiore di Avellino, l'istituto tecnico industriale «Guido Dorso», poco dopo le 8 del mattino, l'orario di inizio delle lezioni. L'insegnante ha 46 anni, è di Avellino, insegna materie tecniche in classi diverse da quella del ragazzo. Il colpo lo ha fatto cadere a terra con il volto insanguinato. All'inizio si temeva che avesse il setto nasale rotto, per fortuna il trauma è stato meno pesante, il docente non si è fatto medicare in ospedale.

Dopo l'episodio le lezioni sono proseguite regolarmente, nessun altro studente si è unito alle manovre azzardate in cortile né allo scontro successivo. La scuola ha deciso anche di non chiedere l'intervento delle forze dell' ordine. La Polizia di Stato è venuta a sapere la notizia dopo il passaparola avvenuto su social e media locali. Ha convocato l' insegnante e il ragazzo (solo come persona informata dei fatti). Le loro versioni sono diverse.

ISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINOISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINO
Il professore ha raccontato di essere stato aggredito dopo il rimprovero per le manovre pericolose in cortile. Il giovane ha sostenuto di essere stato colpito dall' uomo con uno schiaffo, e di aver reagito allo stesso modo. L'insegnante invece racconta di avergli dato un buffetto sulla guancia e di aver ricevuto un ceffone come risposta.

Il primo confronto era avvenuto già a scuola. Il ragazzo è stato convocato dal dirigente scolastico, prima da solo, quindi con il professore. Ha ammesso l'errore e ha chiesto scusa ma anche in quel caso si è giustificato spiegando di aver ricevuto prima uno schiaffo dal professore. «Macché schiaffo, gli ho dato un buffetto inoffensivo - ha precisato l'insegnante - dicendogli che non sono quelli i comportamenti che gli studenti devono avere a scuola». In ogni caso, alla fine del colloquio, ha deciso di non denunciare lo studente.

Fonte: qui

venerdì 1 dicembre 2017

FINISCE SOTTO INCHIESTA LA MOGLIE DI CIRIACO DE MITA, ANNA MARIA (INSIEME A LEI ALTRE DIECI PERSONE) PER TRUFFA, FALSA FATTURAZIONE, ABUSO D’UFFICIO, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA AL RICICLAGGIO E ALL’EVASIONE

E’ LO SCANDALO DELLE ASSOCIAZIONI “AIAS” E “NOI CON LORO” - ECCO LA STORIA

1 - TSUNAMI AIAS: TRUFFA, FALSA FATTURAZIONE, ABUSO D’UFFICIO, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA AL RICICLAGGIO E ALL’EVASIONE. COINVOLTA LA SIGNORA DE MITA
Marco Staglianò per http://www.orticalab.it

ANNA MARIA DE MITAANNA MARIA DE MITA
Le perquisizioni degli uomini della Guardia di Finanza negli uffici dell’Aias Avellino, di cui vi abbiamo dato notizia ieri, vanno ricondotte, a quanto pare, ad un’inchiesta molto più ampia di quanto si potesse immaginare. Un’inchiesta che per un verso riguarda la gestione fiscale della struttura e per altro verso la questione, denunciata da queste colonne carte alla mano, della non accreditabilità della struttura.

Secondo indiscrezioni attendibili, infatti, le perquisizioni, scattate nelle prime ore della mattina di ieri anche presso le abitazioni di otto dei dieci indagati, oltre che nelle sedi Aias di Avellino, Nusco e Calitri e nelle sedi di quattro società collegate a movimenti bancari sospetti, sono state precedute dalla notifica di ben dieci avvisi di garanzia per ipotesi di reato gravissime che vanno dalla truffa per ottenere l’erogazione di fondi pubblici alla falsa fatturazione per operazioni inesistenti, passando per l’abuso di ufficio in concorso relativo al case accreditabilità, fino all’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all’evasione delle imposte.

CIRIACO E ANNA MARIA DE MITACIRIACO E ANNA MARIA DE MITA
Convolti a vario titolo due nomi eccellenti: Gerardo Bilotta, rappresentante legale di Aias Avellino, quindi Anna Maria De Mita, moglie di Ciriaco, a capo di “Noi con Loro”, ovvero della Onlus che gestisce da sempre la struttura. Con loro anche Massimo Preziuso, ritenuto dagli inquirenti il vero amministratore di Aias, a cui, secondo gli inquirenti, sarebbero riconducibili diverse società, in particolare due, che nel corso degli anni avrebbero avuto rapporti anomali con "Noi con Loro", per un giro di diverse centinaia di migliaia di euro.

L’associazione sarebbe contestata solo a Bilotta e Preziuso. Per quel che riguarda l’abuso d’ufficio in concorso, tale contestazione, come detto, va ricondotta alla questione accreditabilità, ovvero al caso dei fondi concessi dalla Regione all’Aias da quattro anni a questa parte, un milione e duecentomila euro all’anno, nonostante una delibera Asl risalente al 2014 che definisce la struttura non accreditabile. 

Questa ipotesi di reato è contestata alla signora Anna Maria De Mita, così come la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e le false fatturazioni per operazioni inesistenti.

Maggiori dettagli emergeranno nelle prossime ore, a partire dai nomi di tutte le persone coinvolte e dalle relative ipotesi di reato contestate.

2 - SCANDALO AIAS, IL BLITZ IN REGIONE DELLE FIAMME GIALLE E QUEI MILIONI DI EURO PIOVUTI DAL CIELO...
Marco Staglianò per http://www.orticalab.it

L’inchiesta sul caso Aias è ancora in una fase embrionale. Tuttavia, con il passare delle ore, il quadro comincia ad essere più chiaro.

ASSOCIAZIONE NOI CON LORO - ANNA MARIA DE MITAASSOCIAZIONE NOI CON LORO - ANNA MARIA DE MITA
Cominciamo col dire, ed eccoci alla vera notizia, che le perquisizioni operate dagli uomini della Guardia di Finanza nelle sedi Aias di Avellino, Calitri e Nusco, oltre che nelle sedi delle società - tra cui una che gestisce un bar - che secondo gli inquirenti avrebbero avuto rapporti anomali con la onlus “Noi con Loro” di Anna Maria De Mita, quindi in diverse abitazioni private tra cui quella di Gerardo Bilotta, legale rappresentante di Aias, sono state precedute da un blitz negli uffici di Regione Campania, a cui sarebbe seguita nella giornata di ieri una ulteriore "visita", che ha consentito agli uomini delle Fiamme Gialle di ricostruire, sin dal principio, i passaggi che hanno garantito all’Aias di Avellino, nel corso degli ultimi quattro anni, fondi dalla Regione per un totale di un milione e due all’anno nonostante la struttura non fosse accreditabile così come stabilito, nel 2013, dall’Asl di Avellino.

AIAS AVELLINOAIAS AVELLINO
Era il 22 ottobre del 2013 quando gli uffici di via Degli Imbimbo completarono l’istruttoria per l’accreditamento dell’Aias deliberando l’assenza dei requisiti necessari e, dunque, la non accreditabilità. A distanza di un anno o poco più, ovvero il 31 ottobre del 2014, la Regione Campania, con decreto numero 133, chiudeva la partita dell’accreditamento pubblicando l’elenco di tutte le strutture accreditate dell’area riabilitativa ambulatoriale. C’era l’Aias di Nusco, c’era l’Aias di Calitri ma non c’era l’Aias di Avellino.

Il punto è che, pochi mesi prima della pubblicazione del decreto regionale 133, il dottor Lucio Podda, Referente Giuridico della Struttura Commissariale per la Sanità Campana, preso atto della delibera Asl che dava parere negativo sull’accreditabilità dell’Aias di Avellino, scrisse immediatamente al Commissario di allora, il dottor Morlacco, segnalando la situazione e chiedendo specifiche indicazioni. Morlacco non si degnò di rispondere e, a distanza di pochi mesi, arrivò il decreto regionale con l’elenco delle strutture accreditate. E se è vero che in quell’elenco l’Aias di Avellino non c’era, è altrettanto vero che nessun formale pronunzia arrivò né dal Commissario né dagli uffici.
REGIONE CAMPANIAREGIONE CAMPANIA

In questo vuoto, da allora ad oggi, l’Aias, in ragione di una miracolosa inerzia, ha continuato a beneficiare di quei fondi che, lo ricordiamo, sono stati sottratti ad altre strutture che avrebbero potuto e dovuto fornire prestazioni di riabilitazione. E questo è accaduto nonostante i solleciti formali arrivati sia ai livelli amministrativi che alla giunta regionale, sia quella di Caldoro che quella di De Luca.

In questa verità c’è la genesi del filo rosso che tiene in piedi buona parte dell’inchiesta messa in campo dalla Procura della Repubblica, un’inchiesta che porterà, con ogni probabilità, a nuovi avvisi di garanzia coinvolgendo certamente funzionari pubblici regionali che per adesso sono in corso di individuazione.

Allo stato, restano i dieci avvisi di garanzia per reati gravissimi che vanno, ricordiamo anche questo, dalla truffa per ottenere l’erogazione di fondi pubblici alla falsa fatturazione per operazioni inesistenti, passando per l’abuso di ufficio in concorso, relativo al caso accreditabilità, fino all’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all’evasione delle imposte.
Guardia di finanzaGUARDIA DI FINANZA

L’associazione è contestata solo a Bilotta e Preziuso, mentre l’abuso d’ufficio in concorso è contestato anche ad Anna Maria De Mita. Alla quale gli inquirenti contestano il reato di false fatturazioni per operazioni inesistenti, quindi la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli altri otto indagati a vario titolo sono tutti parenti di Massimo Preziuso riconducibili alle società che secondo gli inquirenti avrebbero intrattenuto rapporti anomali con "Noi con Loro" per un giro di diverse centinaia di migliaia di euro.

Restano tanti nodi ancora da sciogliere, quel che sappiamo è che certamente siamo solo all’inizio, che le attività delle Fiamme Gialle sono continuate anche nella giornata di ieri e continueranno nei giorni a venire, sappiamo che verranno certamente iscritti nuovi nominativi nel registro degli indagati, a partire da funzionari regionali senza escludere, ovviamente, anche il coinvolgimento di personale Asl. Staremo a vedere.

Fonte: qui