9 dicembre forconi: condanna
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venerdì 2 agosto 2019

La follia dilaga negli Usa: una donna di 79 anni imprigionata per aver dato da mangiare ai gatti randagi

Affinché qualsiasi società funzioni senza intoppi, la stragrande maggioranza delle persone deve comportarsi almeno in qualche modo razionalmente. Naturalmente ci saranno sempre delle eccezioni, e lo capiamo, ma la maggior parte di noi opera partendo dal presupposto che la maggior parte delle persone che incontreremo nella nostra vita quotidiana non si comporteranno come pazzi. Sfortunatamente, potrebbe non essere più un presupposto sicuro.  Mentre la nostra società degrada letteralmente davanti ai nostri occhi, sembra che qualcuno abbia aperto le porte della stalla e fatto uscire tutti i pazzi. 
E la verità è che i "nostri leader" sono alcuni dei migliori esempi di questo fenomeno.  Guarda alcuni dei vincitori che abbiamo in corsa per il presidente. Molti di loro sono molto più qualificati per il manicomio di quanto non lo siano per l'ufficio più alto del paese. Ovviamente non finisce con i nostri politici. In tutto il paese, sembra che le persone in posizioni di potere non possano più pensare direttamente.

Se ne dubiti, considera solo quello che è appena successo a una donna di 79 anni in Ohio di nome Nancy Segula. Quando il suo vicino si allontanò, lasciò un paio di gatti alle spalle e diventarono molto affamati. Quindi Segula avrebbe dato loro da mangiare e si sarebbe preso cura di loro, perché non voleva che soffrissero. Bene, alla fine uno dei suoi vicini lo scoprì e  il guardiano degli animali fu chiamato ...
“È iniziato nel 2017 con me che davo da mangiare ai gattini randagi. Avevo un vicino che aveva un paio di gatti e se ne andò, così li lasciò ”, ha detto Segula. “Li nutro sempre e mi prendo cura di loro perché ero preoccupata per loro e sono un amante dei gatti. Una volta che i miei vicini si sono arrabbiati per questo, hanno chiamato il guardiano degli animali. "
Ha ottenuto la sua prima citazione nel 2017.
Segula non stava per abbandonare i gatti sofferenti, quindi continuò a dar loro da mangiare e i vicini continuarono a chiamare il guardiano degli animali.
Nel tempo, ha ricevuto un totale di quattro citazioni.
Sfortunatamente, la citazione più recente le ha richiesto di comparire in tribunale, e quando ha fatto un giudice l'ha  condannata a 10 giorni di carcere ...
La sua ultima citazione le ha richiesto di comparire davanti al magistrato Jeffrey Short la scorsa settimana. L'ha condannata a 10 giorni nel carcere della contea di Cuyahoga.
“Non riuscivo a credere a quello che mi stava dicendo mia madre. Riceve 10 giorni nella prigione della contea, non potevo crederci ", ha detto Dave Pawlowski, suo figlio figlio. “Sono sicuro che la gente sente parlare delle cose che accadono in centro in quella prigione. E lasceranno che mia madre di 79 anni vada lì? ”
Sul serio?
È così che è diventata la nostra società?
Mettere in prigione una donna di 79 anni per aver dato da mangiare ai gatti randagi è pazzesco, ma in realtà questo giudice dell'Ohio lo sta facendo.
Inizieremo a mettere in prigione tutti gli anziani che danno da mangiare ai gatti? Se è così, allora i miei genitori sono in ogni sorta di guai, perché nutrono gatti randagi da molti, molti anni.
Avere compassione per chi è nel bisogno non dovrebbe mai essere contro la legge. In articoli precedenti, ho scritto su quante città principali in America stanno ora approvando leggi  contro l'alimentazione dei senzatetto .
Beh, mi dispiace - se vedo qualcuno nel bisogno e voglio dare da mangiare a quella persona, nessuna legge mi impedirà di farlo.
Consentitemi di cambiare marcia per un momento e condividere un altro esempio della follia che sta investendo l'America.
Negli ultimi giorni, la polizia in Pennsylvania ha arrestato una donna che è stata sorpresa a urinare sulle patate nel suo Wal-Mart locale. Quanto segue proviene direttamente dal  dipartimento di polizia del West Mifflin Borough ...
Il 25 luglio 2019 alle 08:41 un ufficiale di polizia del West Mifflin ha risposto a Walmart, nel West Mifflin, per un rapporto criminale. L'ufficiale è stato accolto da un ufficiale Walmart per la prevenzione delle perdite che ha riportato il seguente incidente.
L'LPO è stato informato da un dipendente che il giorno prima ha notato l'urina sul pavimento vicino alle patate nell'area di produzione. L'LPO ha quindi estratto il video che raffigurava una femmina alle 22:10 circa del 24 luglio 2019 che urinava nei bidoni della patata. L'LPO ha quindi riferito l'incidente alla polizia del West Mifflin.
I detective del dipartimento di polizia del West Mifflin hanno indagato sull'incidente e sono stati in grado di identificare l'attore come Grace Brown e hanno preso contatto con lei. La signora Brown insieme al suo avvocato arrivarono alla stazione dove si identificò come la persona che urinava sulle patate.
Chi al mondo farebbe una cosa del genere?
Forse doveva davvero andare, e forse non si rendeva conto che Wal-Mart ha delle toilette.
Ma è probabilmente molto più probabile che questa donna stia seguendo una nuova tendenza estremamente inquietante che è emersa sui social media. Secondo la  CNN , inizialmente è iniziato con il gelato ...
È semplicemente grossolano.
La gente va nei negozi di alimentari, apre a caso un contenitore di gelato, lecca la parte superiore, la rimette nel congelatore e poi se ne va. Oh, e poi hanno messo un video dell'intera grottesca mostra sui social media affinché tutti lo vedessero.
#IceCreamChallenge, come viene ora chiamato, è solo una delle tante tendenze dei social media negli ultimi due anni che ha fatto sì che le persone (soprattutto i giovani) facessero cose discutibili e le documentassero online.
Ma da quel momento questa "sfida" si è diffusa a tutti i tipi di altri prodotti alimentari di consumo. Più disgustoso può essere qualcuno mentre contaminano il cibo, più punti di vista e Mi piace otterranno sui loro profili sui social media, e questo è apparentemente l'obiettivo.
Naturalmente questo è un altro segno che l'America sta degenerando in una "idiocrazia", ​​perché dovresti essere un idiota per pensare che contaminare il cibo in un negozio di alimentari sia una buona idea, e dovresti essere un idiota per divertire guardando qualcun altro farlo.
Inutile dire che non sono  molto ottimista riguardo al futuro di questo paese e mi piacerebbe sentire qualcuno che fa un caso convincente che potremo cambiare le cose presto in qualsiasi momento.
Perché in questo momento la nostra nazione sembra letteralmente impazzire e sta peggiorando ogni giorno che passa.

domenica 28 luglio 2019

IN APPELLO LA CORTE DEI CONTI CONDANNA FILIPPO PENATI E ALTRI 11 AMMINISTRATORI PER IL CASO SERRAVALLE: DOVRANNO VERSARE OLTRE 44 MILIONI

IL PROCESSO E’ LEGATO ALL'ACQUISTO NEL 2005, DA PARTE DELLA PROVINCIA DI MILANO, DEL 15% DELLE AZIONI DELLA MILANO-SERRAVALLE CHE FECE INCASSARE A GAVIO 238 MILIONI, CON UNA PLUSVALENZA DI 176 MILIONI, SOPRAVVALUTANDO IL VALORE DELLE AZIONI…

La Corte dei conti ha ribaltato la sentenza di assoluzione nel processo di primo grado per l’acquisto da parte della provincia di Milano del 15% delle azioni della Milano-Serravalle dal gruppo Gavio nel 2005 a prezzi considerati poco equi. L’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati e altre 11 persone sono state condannate in appello al risarcimento di 44,5 milioni di euro.

tangenziale serravalleTANGENZIALE SERRAVALLE
La sentenza ha stabilito, in particolare, che Penati dovrà versare oltre 19,7 milioni di euro a favore della Regione Lombardia, secondo il criterio della ripartizione del danno in percentuali: “40% Penati“, “30% Princiotta“, ex segretario generale della Provincia, “20% Vimercati e Saporito“, rispettivamente ex collaboratore di Penati ed ex direttore generale della Provincia, ed “il restante 10% agli assessori della giunta provinciale di Milano“.

L’ex presidente della Provincia ha fatto sapere che i suoi avvocati presenteranno un ricorso: “I miei avvocati faranno ricorso e tutto questo si scioglierà come neve al sole“. E aggiunge: “Un anno fa mi è stato riscontrato un cancro e i medici concordano che è anche conseguenza della mia vicenda giudiziaria. Da un anno sto combattendo. Questa è la sfida più importante della mia vita”.
PENATI dc f c df dfb a f df fPENATI

L’ex sindaco di Sesto San Giovanni si dice poco preoccupato dal momento che già due procure, quella di Milano e quella Monza, hanno concluso le indagini con l’archiviazione e che la stessa Corte dei Conti nel 2015 ha riconosciuto che quanto “pagato per l’acquisto delle azioni della Serravalle ben poteva essere considerato congruo”. Penati precisa anche che la sua estraneità era stata riconosciuta in una lettera di scuse anche scritta dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini e definisce “paradossale” la sentenza che “arriva dopo 14 anni dall’inizio delle vicende e ben dopo 4 anni in cui è durato l’appello”.

Autostrada SerravalleAUTOSTRADA SERRAVALLE
Nel 2013 la Corte dei conti aveva iniziato a battere cassa, contestando a Filippo Penati e ad altri nove un danno erariale di 119 milioni di euro per l’acquisizione – a un prezzo ritenuto “sproporzionato” rispetto al valore reale – di un pacchetto di azioni di Serravalle-Milano Tangenziali da parte della Provincia nel 2005. Si era trattato di compravendita onerosa per le casse pubbliche: la Provincia aveva speso 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro per azione azioni che, solo 18 mesi prima, il costruttore Marcellino Gavio aveva pagato 2,9 euro.
gabriele albertiniGABRIELE ALBERTINI

Un’operazione che comportò una plusvalenza di ben 176 milioni di euro a favore del gruppo Gavio. A a far finire nei guai Penati era stata la scoperta di una data considerata incompatibile: la delibera di giunta che decise l’acquisto delle azioni della Serravalle era del 29 luglio 2005 – data appuntata a mano dall’allora segretario generale della provincia Antonio Princiotta – ma la relazione della Vitale & associati, che certificava che il prezzo pagato era congruo, venne redatta a cose fatte, a partire dal 1 agosto 2005, e poi consegnata nei giorni seguenti.

Fonte: qui

venerdì 19 luglio 2019

NEL 2009 I CARABINIERI SEQUESTRARONO AL SUPER CONSULENTE GIACCHINO GENCHI DELLE PROCURE I DATI DELLE INCHIESTE “POSEIDONE” E “WHY NOT” (REVOCATE A DE MAGISTRIS ILLEGALMENTE)

IERI IL TRIBUNALE DI PALERMO HA STABILITO CHE L’ARCHIVIO DI GIOACCHINO GENCHI ERA LEGITTIMO 
SMENTITO IL GARANTE DELLA PRIVACY CHE, NEL 2016, CHIESE LA CONDANNA AL PAGAMENTO DI 192 MILA EURO…

Antonio Massari per il “Fatto quotidiano”

GENCHIGENCHI
Era il 2009. Silvio Berlusconi lo definì "il più grande scandalo della Repubblica". Per Francesco Rutelli si trattò di una "questione molto rilevante per la nostra libertà e la nostra democrazia". Alcuni giornali titolarono: "L'orecchio che ascoltava tutto il potere".
Sette anni dopo, nel 2016, il Garante della Privacy chiede la condanna al pagamento di 192 mila euro. E invece ieri il Tribunale di Palermo - prima sezione civile - ha stabilito che Gioacchino Genchi, per il suo archivio, non deve pagare neanche un centesimo: era tutto in regola.
Luigi De MagistrisLUIGI DE MAGISTRIS

Tutto comincia quando Genchi - stimato consulente di decine di Procure italiane, nonché collaboratore di Giovanni Falcone, del quale analizzò l'agenda elettronica estrapolandone i dati dopo il suo omicidio - s'affianca all' allora pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, nelle inchieste Poseidone e Why Not. Il 13 marzo 2009, il Ros dei carabinieri gli sequestra l' archivio e acquisisce i dati delle due inchieste in questione.

Inizia così "il più grande scandalo della Repubblica" perché "l'orecchio che ascoltava tutto il potere" vantava nei suoi hard disk ben 351.991.031 comunicazioni telefoniche e 13.684.937 utenze telefoniche. A De Magistris furono invece revocate le inchieste Why Not e Poseidone: pochi mesi fa, nel novembre scorso, la Corte d'appello di Salerno ha sancito che gli furono sottratte illegalmente. Ieri invece il Tribunale di Palermo ha stabilito che l' attività di Genchi era assolutamente regolare. Uno scandalo, insomma, c' è stato.
Ma al contrario.

GENCHI 1GENCHI
E pensare che per l'archivio Genchi si muove persino il Copasir e, nel marzo 2016, il Garante della Privacy, che lo sanziona con 192 mila euro di multa anche perché "la successiva duplicazione di tali dati e la conservazione degli stessi nel database non risultano essere ricomprese tra le operazioni di trattamento previste negli stessi incarichi che avevano un termine di 60 giorni e a tale termine si deve far riferimento per stabilire il limite di conservazione dei dati".

In sostanza, secondo il Garante, Genchi "ha costituito un database in assenza di specifico incarico" e ne ha utilizzato il "patrimonio informativo" per "finalità ulteriori" violando "il principio di liceità della conservazione dei dati personali". Il punto è che, giusto per iniziare, il termine da considerare non è quello indicato dal Garante, ma il "momento della scadenza dei termini per le indagini preliminari". "Tutta la documentazione prodotta in questo giudizio - continua ancora il tribunale - dimostra che la gran parte degli incarichi peritali erano ancora non esauriti". Il Garante non produce tutti i 351 incarichi di Genchi, ma si focalizza solo su alcuni.
LUIGI DE MAGISTRIS CON GLI ORECCHINI ROSSI PER IL GAY PRIDE DI GIUGNOLUIGI DE MAGISTRIS CON GLI ORECCHINI ROSSI PER IL GAY PRIDE DI GIUGNO

Ne consegue che la "relativa attività di trattamento dei dati personali ivi contenuti era legittimamente esercitata 'nel- l' ambito giudiziario'". Un dato - quello dell' ambito giudiziario - che è valorizzato da nuove norme delle quali, però, a quanto pare Genchi avrebbe anche potuto fare a meno anche per l' ampio mandato conferitogli da tutti i pubblici ministeri.

Fonte: qui

mercoledì 20 marzo 2019

NELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CHE HA PORTATO ALLA CONDANNA DI RAFFAELE MARRA A TRE ANNI E MEZZO PER CORRUZIONE, I GIUDICI RIDISEGNANO IL PROFILO DELL'EX BRACCIO DESTRO DI VIRGINIA RAGGI

“RAMPANTE, CAPARBIO E INFLUENTE” 
“SI METTEVA A DISPOSIZIONE DI SCARPELLINI. AVEVA PROGRAMMATO LA SUA CONDOTTA PER MOTIVI AFFARISTICI E SPECULATORI. RIVELA UNA PERSONALITÀ ORIENTATA AD UN'OSTINATA E PERVICACE ATTIVITÀ MANIPOLATORIA DELLE FONTI DI PROVA”
Valentina Errante per “il Messaggero”

RAFFAELE MARRARAFFAELE MARRA
«Rampante, caparbio e influente». Lo strapotere in Campidoglio e l'asservimento della funzione a favore dell' imprenditore Sergio Scarpellini. Nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di Raffaele Marra a tre anni e mezzo per corruzione, i giudici ridisegnano il profilo dell' uomo che fino al 16 dicembre 2016, giorno del suo arresto, era il sindaco ombra della Capitale. Il potere, secondo il Tribunale, era stato mantenuto da Marra anche nei periodi in cui si era allontanato dall' amministrazione.
VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA

Per poi tornare in Campidoglio con la nuova giunta, nel «periodo più critico della carriera politica, chiamato dal sindaco Raggi ad assumere l'incarico di vicecapo di Gabinetto con delega di firma». Il prezzo per i favori del funzionario è l' appartamento in via dei Prati Fiscali, acquistato con due assegni circolari intestati alla moglie, staccati nel 2013 dall' imprenditore Sergio Scarpellini (deceduto lo scorso novembre). In tutto 367mila euro.

IL POTERE
RAFFAELE MARRARAFFAELE MARRA
«Raffaele Marra - si legge nella sentenza - ha sempre ricoperto ruoli di potere ed apicali utili al perseguimento degli interessi dell' imprenditore a prescindere dall' evoluzione degli equilibri politici locali o da posizioni di stallo a carattere assolutamente transitorio (come durante la giunta Marino o nel periodo di aspettativa per il dottorato di ricerca a Salerno). E ne era ben consapevole l'immobiliarista Scarpellini, tanto che in dibattimento ha confermato Marra sappiamo chi era: a Roma si sapeva che era una personalità».

E i giudici poi aggiungono: «Ovvero un funzionario rampante, caparbio ed influente, capace di ricollocarsi in seno all' amministrazione capitolina al cambio di governance e di instradare utilmente le pratiche del Gruppo».

raffaele marra arrestatoRAFFAELE MARRA ARRESTATO
Per i giudici Marra ha studiato e «programmato» la sua condotta per «motivi affaristici e speculatori». Ma anche dopo il reato avrebbe tentato di occultare i fatti e, secondo il Tribunale, tutto questo rivela «una personalità orientata ad un' ostinata e pervicace attività manipolatoria delle fonti di prova, intrapresa ancor prima dell' instaurazione del processo e mantenuta durante l' intera istruzione dibattimentale».

LA COLLUSIONE
SERGIO SCARPELLINISERGIO SCARPELLINI
I giudici sono andati a ritroso nel tempo, hanno ricostruito quanto emerso nel giudizio. Citano le intercettazioni e concludono: «La prova della collusione tra il pubblico funzionario e l' immobiliarista come rubricata e ritenuta, viene desunta non da meri sospetti o illazioni, ma origina da un contesto univoco, comprovante l' intesa raggiunta e la concreta messa in atto del mercimonio».

È proprio quando Marra è arrivato di fatto a gestire il Comune, come hanno poi riferito alcuni testimoni, che «emergevano le prime comunicazioni finalizzate a ribadire l' asservimento del pubblico ufficiale agli interessi del costruttore proprio nel periodo più critico della carriera politica dello stesso Marra, chiamato dal sindaco Virginia Raggi ad assumere l' incarico di Vice Capo dì Gabinetto con delega di firma, ma bersagliato da una campagna mediatica avversa, che metteva a rischio il ruolo prestigioso appena conseguito».
SERGIO SCARPELLINISERGIO SCARPELLINI

Per questo alla segretaria di Scarpellini l' ex braccio destro della Raggi si metteva «a disposizione». La Corte ricostruisce l' antico rapporto. Nel 2009, l' immobiliarista avrebbe anche venduto all' ex dirigente comunale un appartamento con uno sconto di mezzo milione di euro, un fatto, comunque prescritto. La posizione difensiva di Marra non è mai cambiata dall' inizio alla fine del procedimento: ha sempre sostenuto che quei 367mila euro fossero un prestito e che il denaro - una volta iniziato il processo - era stato interamente restituito. Adesso ribadirà in appello la sua linea, mentre dovrà ancora difendersi in aula dall' accusa di abuso di ufficio per la nomina del fratello Renato a capo del Dipartimento dello Sport, avvenuta proprio mentre il funzionario era all' apice della sua carriera.

Fonte: qui

domenica 10 marzo 2019

IL DIRETTORE DEL “GIORNALE” DOPO LA SENTENZA CHE CONDANNA L’ITALIA A RISARCIRLO PER L’ARRESTO DEL 2012

“OVVIAMENTE SONO CONTENTO, MI SPIACE SOLO CHE A PAGARE IL CONTO DEBBA ESSERE LO STATO E NON GLI AUTORI MATERIALI DELLA PORCATA, CIOÈ QUEI MAGISTRATI CHE MI HANNO TRATTATO, E BOLLATO, COME DELINQUENTE ABITUALE” 

“NON DIMENTICO CHE ALLA CONDANNA SEGUÌ UN PROCESSO SOMMARIO DEI PROBIVIRI DELL’ORDINE CHE…”

ARRESTARMI FU INGIUSTO ECCO A CHI BRINDO
Alessandro Sallusti per “il Giornale”

patrizia groppelli alessandro sallustiPATRIZIA GROPPELLI ALESSANDRO SALLUSTI
La Corte europea dei diritti dell' uomo ha condannato ieri lo Stato italiano a risarcirmi, con dodicimila euro più le spese, per l' ingiusta detenzione che ho subito nel novembre del 2012 in seguito alla sentenza definitiva a un anno e mezzo di carcere nel processo per diffamazione e omesso controllo, intentato contro di me dal giudice Giuseppe Cocilovo. Si è trattato - dice la Corte - di una forzatura della magistratura italiana che in spregio al diritto ha violato la libertà di informazione e «cagionato sofferenze» al sottoscritto.
SALLUSTI E FELTRISALLUSTI E FELTRI

Ovviamente sono contento, mi spiace solo che a pagare il conto debba essere lo Stato e non gli autori materiali della porcata, cioè quei magistrati che mi hanno trattato, e bollato, come delinquente abituale, prendendo evidentemente fischi per fiaschi. Alcuni dei quali ancora oggi mi perseguitano con cause e querele per essermi difeso, in quei giorni caldi, dalle loro accuse.
vittorio feltri alessandro sallustiVITTORIO FELTRI ALESSANDRO SALLUSTI



La sentenza, più che per la mia trascurabile figura, dovrebbe essere importante per tutta la categoria, esposta com' è agli umori e alle incursioni politiche della magistratura. Non mi illudo che sia così (ieri la notizia è stata snobbata da quasi tutti i siti giornalistici) perché c' è una buona fetta di colleghi dichiaratamente di sinistra che di quella magistratura è succube, quando non complice, e che al mio arresto brindò senza neppure nasconderlo.

alessandro sallusti a la confessione di peter gomez 2ALESSANDRO SALLUSTI A LA CONFESSIONE DI PETER GOMEZ
Non dimentico che alla condanna seguì - caso senza precedenti - un processo sommario dei probiviri dell' Ordine che terminò con una condanna di sospensione dalla professione (poi annullata in Appello) nonostante il presidente della Repubblica avesse già, dopo poche settimane di domiciliari, annullato la pena detentiva giudicandola abnorme e ingiusta.

dandolo patrizia d asburgo alessandro sallustiDANDOLO PATRIZIA D'ASBURGO ALESSANDRO SALLUSTI






I giudici che hanno sbagliato a condannarmi non pagheranno, i colleghi che mi sospesero non finiranno a loro volta sotto processo disciplinare per il loro errore, commesso in un mix di malafede e pregiudizio in quanto direttore del giornale della famiglia Berlusconi. Anzi, sono certo che ancora oggi sia i primi sia i secondi si vantino di quello che hanno fatto, del resto l' ideologia è sorda, cieca e muta di fronte alla verità.

C' è voluta la «cattiva» Europa per imporre a questo Paese un po' di giustizia a prescindere dalle idee politiche degli attori in campo. Per questi motivi non ho intenzione di rendere noti, come vorrebbe la prassi, non devolverò in beneficenza l' indennizzo. Pagherò da bere, alla faccia di giudici e colleghi che mi hanno umiliato, ai non pochi che si schierarono dalla mia parte. Siete tutti invitati, paga lo Stato. Fonte: qui

giovedì 17 gennaio 2019

“I FRATELLI OCCHIONERO AVEVANO CREATO UNO VERA E PROPRIA RETE DI DOSSIERAGGIO”



NELLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA CHE HA CONDANNATO I DUE A 5 E 4 ANNI, IL GIUDICE PUNTA IL DITO CONTRO L’ATTIVITÀ DI CYBER SPIONAGGIO GRAZIE A UN MALWARE INVIATO TRAMITE MAIL: “HANNO ACCUMULATO UNA IMPONENTE MOLE DI DATI E DOCUMENTI RISERVATI…”


FRANCESCA MARIA OCCHIONEROFRANCESCA MARIA OCCHIONERO
Grazie alla sua attività di cyber spionaggio Giulio Occhionero aveva accesso a un database che "conteneva un elenco di 18.327 username univoci, 1.793 dei quali correlati da password, catalogati in 122 categorie denominate Nick, che indicano la tipologia di target (politica, affari, altro). Molti account contenuti nel database appartenevano ad enti istituzionali, () imprenditori e studi legali".

È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado con la quale il giudice Antonella Bencivinni lo scorso 17 luglio ha condannato l' ingegnere nucleare e la sorella Francesca Maria rispettivamente a 5 e 4 anni di reclusione per accesso abusivo a un sistema informatico: i due, secondo il giudice, avevano messo in piedi un' attività di cyber spionaggio.

giulio occhioneroGIULIO OCCHIONERO
Tentativi di inserirsi nelle caselle di posta elettronica, secondo i pm, c' erano stati anche ai danni degli ex premier Matteo Renzi e Mario Monti. Lo strumento utilizzato dai fratelli Occhionero, come ricostruito dalle indagini, era un malware inviato tramite un messaggio email. Così gli Occhionero "hanno accumulato una mole di dati e documenti riservati, sempre più imponente e variegata, creando una vera e propria rete di dossieraggio".

Fonte: qui

sabato 10 novembre 2018

CHIESTI 10 MESI PER IL SINDACO VIRGINIA RAGGI NEL PROCESSO PER FALSO, DOMANI LA SENTENZA


IL M5s: IN CASO DI CONDANNA DIMISSIONI SUBITO E SI TORNA AL VOTO 

IL PM: “LA SINDACA MENTÌ PER EVITARE LE DIMISSIONI” 

L’EX CAPO DI GABINETTO CARLA RAINERI: "MARRA COME RICHELIEU, LA RAGGI? UNA ZARINA AI TEMPI DI RASPUTIN" 

LA SINDACA CHIEDE DI POTER REPLICARE: "DICHIARAZIONI SURREALI"

Ilaria Sacchettoni e Clarida Salvatori per corriere.it

È iniziata intorno alle 10 l’udienza del processo che vede imputata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per il reato di falso in relazione alla nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. In aula, per essere ascoltata, l’ex capo di gabinetto del Comune, Carla Raineri. Dopo di lei la parola è passata al pm, che ha anche chiesto l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016, per la requisitoria: «Raggi mentì per non essere costretta a dimettersi».
VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA

Secondo programma toccherà poi alla difesa. Ma la sindaca Raggi ha chiesto di poter replicare alle dichiarazioni rese in mattinata dalla Raineri, poiché -secondo la prima cittadina - «la sua deposizione è stata a tratti surreale». In tribunale, oltre alla sindaca che ha assistito a tutte le udienze, presenti anche il capogruppo M5s in Campidoglio, Giuliano Pacetti e i consiglieri comunali Pietro Calabrese e Angelo Sturni.
Raineri: «Le gerarchie erano state sovvertite»
«Trovai un guscio vuoto. Il gabinetto capitolino era stato svuotato. Le funzioni erano state esportare verso Romeo e Marra. Il primo aveva una strana delega ai lavori di giunta e un’altra, che definirei eccentrica, alle partecipate. Si consentiva a Romeo di entrare a gamba tesa nelle decisioni di Marcello Minenna (ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, ndr). In questa situazione era sorprendentemente surreale che il capo di gabinetto non avesse nemmeno contezza del flusso informativo. Ricordo con sconcerto un caso: quello del terremoto. Pensavo di dovermi occupare di una riunione straordinaria di Giunta per stabilire tutta una serie di cose da fare in occasione del sisma. Mi chiesero invece di istruire una pratica per autorizzare Luca Bergamo (assessore capitolino alla Cultura e vice sindaco, ndr) ad assentarsi e andare al festival di Venezia. Non riuscivo a dialogare con Raggi. Mi sentivo sempre rispondere: “Ne parli con Romeo o con Marra”. Le gerarchie erano sovvertite».
RAGGI MARRARAGGI MARRA
«Marra come Richelieu, Raggi una zarina ai tempi di Rasputin»
RAGGI DI MAIORAGGI DI MAIO
È un fiume in piena la Raineri in aula: «Si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era maleducato». E ancora: «Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, “eminenza grigia”, “Richelieu”, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei Carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto da lì a poco la sindaca si fece venire dubbi sulla mia nomina».
raggi marra frongia romeoRAGGI MARRA FRONGIA ROMEO

raggiRAGGI




















M5S Da www.metronews.it

Nessun escamotage. Se domani il verdetto per la sindaca di Roma Virginia Raggi dovesse essere la condanna in primo grado, il M5S terrà la linea dura. Dunque dimissioni subito, e, in caso di mancato passo indietro, 'cartellino rosso': per i 5 Stelle l'espulsione sembra l'unica via praticabile.

CARLA RAINERI VIRGINIA RAGGICARLA RAINERI VIRGINIA RAGGI
I vertici del M5S non si sbilanciano ufficialmente sul destino della prima cittadina e su un eventuale piano B anche per "non influenzare i giudici". Ma ai piani alti del Movimento la strada in caso di condanna sembra già tracciata: "Per il M5S sarebbe inevitabile il ritorno alle urne", spiega all'Adnkronos una fonte governativa 5stelle.

Per il Movimento la partita, in caso di verdetto sfavorevole, sarebbe chiusa: condanna uguale via dal Campidoglio. A quel punto starebbe solo alla sindaca e alla sua maggioranza decidere se andare avanti senza la bandiera del Movimento, 'traslocando' al gruppo misto. Sempre che riesca a mantenere i numeri per non far cadere la giunta.

9 Novembre 2018

Fonte: qui
roma dice basta la manifestazione al campidoglio contro la raggi 11ROMA DICE BASTA LA MANIFESTAZIONE AL CAMPIDOGLIO CONTRO LA RAGGICARLA RAINERICARLA RAINERI