9 dicembre forconi: giornalista
Visualizzazione post con etichetta giornalista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giornalista. Mostra tutti i post

domenica 10 marzo 2019

IL DIRETTORE DEL “GIORNALE” DOPO LA SENTENZA CHE CONDANNA L’ITALIA A RISARCIRLO PER L’ARRESTO DEL 2012

“OVVIAMENTE SONO CONTENTO, MI SPIACE SOLO CHE A PAGARE IL CONTO DEBBA ESSERE LO STATO E NON GLI AUTORI MATERIALI DELLA PORCATA, CIOÈ QUEI MAGISTRATI CHE MI HANNO TRATTATO, E BOLLATO, COME DELINQUENTE ABITUALE” 

“NON DIMENTICO CHE ALLA CONDANNA SEGUÌ UN PROCESSO SOMMARIO DEI PROBIVIRI DELL’ORDINE CHE…”

ARRESTARMI FU INGIUSTO ECCO A CHI BRINDO
Alessandro Sallusti per “il Giornale”

patrizia groppelli alessandro sallustiPATRIZIA GROPPELLI ALESSANDRO SALLUSTI
La Corte europea dei diritti dell' uomo ha condannato ieri lo Stato italiano a risarcirmi, con dodicimila euro più le spese, per l' ingiusta detenzione che ho subito nel novembre del 2012 in seguito alla sentenza definitiva a un anno e mezzo di carcere nel processo per diffamazione e omesso controllo, intentato contro di me dal giudice Giuseppe Cocilovo. Si è trattato - dice la Corte - di una forzatura della magistratura italiana che in spregio al diritto ha violato la libertà di informazione e «cagionato sofferenze» al sottoscritto.
SALLUSTI E FELTRISALLUSTI E FELTRI

Ovviamente sono contento, mi spiace solo che a pagare il conto debba essere lo Stato e non gli autori materiali della porcata, cioè quei magistrati che mi hanno trattato, e bollato, come delinquente abituale, prendendo evidentemente fischi per fiaschi. Alcuni dei quali ancora oggi mi perseguitano con cause e querele per essermi difeso, in quei giorni caldi, dalle loro accuse.
vittorio feltri alessandro sallustiVITTORIO FELTRI ALESSANDRO SALLUSTI



La sentenza, più che per la mia trascurabile figura, dovrebbe essere importante per tutta la categoria, esposta com' è agli umori e alle incursioni politiche della magistratura. Non mi illudo che sia così (ieri la notizia è stata snobbata da quasi tutti i siti giornalistici) perché c' è una buona fetta di colleghi dichiaratamente di sinistra che di quella magistratura è succube, quando non complice, e che al mio arresto brindò senza neppure nasconderlo.

alessandro sallusti a la confessione di peter gomez 2ALESSANDRO SALLUSTI A LA CONFESSIONE DI PETER GOMEZ
Non dimentico che alla condanna seguì - caso senza precedenti - un processo sommario dei probiviri dell' Ordine che terminò con una condanna di sospensione dalla professione (poi annullata in Appello) nonostante il presidente della Repubblica avesse già, dopo poche settimane di domiciliari, annullato la pena detentiva giudicandola abnorme e ingiusta.

dandolo patrizia d asburgo alessandro sallustiDANDOLO PATRIZIA D'ASBURGO ALESSANDRO SALLUSTI






I giudici che hanno sbagliato a condannarmi non pagheranno, i colleghi che mi sospesero non finiranno a loro volta sotto processo disciplinare per il loro errore, commesso in un mix di malafede e pregiudizio in quanto direttore del giornale della famiglia Berlusconi. Anzi, sono certo che ancora oggi sia i primi sia i secondi si vantino di quello che hanno fatto, del resto l' ideologia è sorda, cieca e muta di fronte alla verità.

C' è voluta la «cattiva» Europa per imporre a questo Paese un po' di giustizia a prescindere dalle idee politiche degli attori in campo. Per questi motivi non ho intenzione di rendere noti, come vorrebbe la prassi, non devolverò in beneficenza l' indennizzo. Pagherò da bere, alla faccia di giudici e colleghi che mi hanno umiliato, ai non pochi che si schierarono dalla mia parte. Siete tutti invitati, paga lo Stato. Fonte: qui

sabato 15 dicembre 2018

Il senato americano ha accusato principe ereditario saudita dell'omicidio Khashoggi

Il Senato degli Stati Uniti giovedì ha adottato una risoluzione dalla quale risulta che il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, è responsabile della morte del giornalista dell'opposizione saudita Jamal Khashoggi.
I senatori hanno sostenuto all'unanimità la risoluzione, come risulta dai risultati delle votazioni.
In precedenza, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ammesso che il principe ereditario saudita era a conoscenza dell'omicidio del giornalista, ma ha chiarito che non ha intenzione di adottare nuove misure contro il Regno. Gli Stati Uniti hanno stilato di sanzioni contro 17 sudditi sauditi, che secondo Washington sono coinvolti nell'omicidio.
Fonte: qui

martedì 13 novembre 2018

LUIGINO È DIVENTATO PUBBLICISTA CON LA TESTATA DI POMIGLIANO “IL PAESE FUTURO”?

IL POLVERONE SU TWITTER SCATENATO DA RICCARDO PUGLISI E PIETRO PERONE 
L’ALLORA DIRETTORE NEGA: “NON ERA TRA I NOSTRI COLLABORATORI” 
GLI ARTICOLI CHE SCRIVEVA ALL'EPOCA: FAVOREVOLE AI FINANZIAMENTI PUBBLICI, ESALTAVA L’ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI E CONTRO “L’AMARCORD” DEL POSTO FISSO

Quando Di Maio, giornalista, si vantava di ricevere «finanzimenti pubblici»
Francesco Oggiano per www.vanityfair.it

quando di maio definiva amarcord il posto fissoQUANDO DI MAIO DEFINIVA AMARCORD IL POSTO FISSO
Anche Luigi Di Maio è stato uno «sciacallo». Per pochi anni e soltanto su un paio di giornali. Il vicepremier che oggi attacca i giornalisti italiani ha cominciato la sua attività giornalistica scrivendo per Il Paese futuro, settimanale di Pomigliano d’arco. Tanto gli è bastato per chiedere e ottenere il tesserino da pubblicista dall’Ordine dei giornalisti della Campania.
Lo stesso Ordine che ora ha avviato un’azione disciplinare in seguito alle sue parole contro la stampa italiana, accusata (in modo generico) di aver «infangato» la sua collega di partito Virginia Raggi.
Ma è stato in un’altra testata che il futuro ministro per lo Sviluppo si è formato giornalisticamente. È il 2006. Il 20enne Di Maio studia all’Università Federico II di Napoli. Dopo un primo anno a Ingegneria, si è trasferito alla facoltà di Giurisprudenza. E qui, tra un esame e l’altro, inizia a coltivare la sua passione per l’attivismo.
quando di maio era a favore dei finanziamenti pubblici all'editoriaQUANDO DI MAIO ERA A FAVORE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI ALL'EDITORIA
Assieme a un collega di facoltà fonda Studentigiurisprudenza.it, un’associazione di studenti apartitica e senza fini di lucro che vuole informare su quello che avviene nell’ateneo e condurre battaglie per il diritto allo studio.
LA FONDAZIONE DEL MAGAZINE NEL 2006
La prima iniziativa del combattivo Di Maio è di comunicazione: crea l’omonima pagina Facebook e un periodico: Studentigiurisprudenza.it magazine, bollettino d’informazione universitaria, si chiama, e vuole diventare «il punto di riferimento principale per l’informazione universitaria».
Il primo numero esce a novembre 2006: quattro pagine, meno di 300 copie, stampate con una fotocopiatrice e grazie alle donazioni degli stessi studenti.

luigi di maio consigliere di facolta'LUIGI DI MAIO CONSIGLIERE DI FACOLTA'
Il giovane Di Maio, direttore dell’associazione, firma com’è naturale l’articolo di apertura, dal titolo: «Nuovo ordinamento 1+4: tutte le risposte». Il futuro leader dei 5 Stelle spiega il nuovo ordinamento, con un attacco ancora non fluidissimo: «Il nuovo ordinamento didattico, ribattezzato “1+4”, entra in vigore per la prima volta da quarto anno accademico e si connota per diversi accorgimenti che tendono ad agevolare l’iter didattico dello studente, cercando di eliminare quei ritmi frenetici di studio oramai una caratteristica del vecchio “3+2″».
GLI ARTICOLI DI DI MAIO
Nel secondo numero, pubblicato il mese successivo, Di Maio annuncia trionfante sul magazine un successo dell’associazione che pubblica il magazine: «Risolto il problema degli appelli a gennaio», è il titolo. Svolgimento: «Dopo una concreta campagna di dialogo intavolata dagli studenti con la Presidenza di Facoltà […] è stato svelato il mistero relativo alla possibilità di sostenere gli esami del secondo semestre nelle sessioni di gennaio febbraio e marzo». Conclusione: «Nonostante la conquista ottenuta, l’associazione continuerà a tenere alta l’attenzione sulla problematica in oggetto».
CONTRO L’«AMARCORD» DEL POSTO FISSO
DI MAIO NO TAVDI MAIO NO TAV
Col passare dei mesi sia il giornale che Di Maio continuano a crescere. Il primo ingrossa le sue fila. Affronta argomenti propriamente universitari, ma si occupa anche di tematiche nazionali: le Unioni civili allora in discussione in Parlamento, l’Aids, il bullismo e persino la macroeconomia.
Il secondo apre a Pomigliano il Meetup degli Amici di Beppe Grillo, diventa Consigliere di Facoltà e Presidente del Consiglio degli Studenti. Annuncia la candidatura con un’editoriale pubblicato in prima pagina, dal titolo «Partecipo ergo sum»: «La Democrazia è un principio non assodato ma che necessita di essere affermato e sorvegliato giorno per giorno.
Qual è la maniera migliore se non attivarsi in prima persona per rappresentare e assicurare gli interessi della collettività studentesca?». La democrazia partecipativa, otto anni prima. In seguito all’elezione, Di Maio lascia la direzione dell’associazione e assume la veste di associato. Ma non smette di scrivere.
E infatti, eccolo discettare di un «vero mercato liberale che manca in Italia». «In Italia non abbiamo mai assimilato il concetto di flessibilità», attacca, dichiarando sorpassato il posto fisso: «Lo stesso ‘“amarcord” di Tremonti (allora ministro dell’Economia, ndr) sul posto fisso, ne è la dimostrazione lampante».
«ALITALIA? VA VENDUTA AI FRANCESI»
Quindi, affronta il capitolo delle nazionalizzazioni: «La recente classe politica ha continuato a “drogare” il nostro mercato con incentivi alle aziende (sedicenti) in crisi e con “la nazionalizzazione” delle aziende fallite».
E fa l’esempio di Alitalia, l’azienda allora «salvata» dalla cordata Cai per volere del Governo Berlusconi: «In una normale economia liberale sarebbe stata acquistata dal miglior offerente (Air France), invece è stata salvata con fondi statali e poi fatta sembrare “l’operazione finanziaria di una cordata di imprenditori”». Così scriveva il Ministro che oggi prospetta una parziale nazionalizzazione di Alitalia con l’ingresso delle Ferrovie dello Stato e del Ministero delle Finanze, e si appella perché il vettore «resti dello Stato italiano».
GLI AIUTI DALL’UNIVERSITA’
Ma il tempo passa per tutti e con esso convinzioni che un tempo si credevano eterne. E così, l’uomo che oggi si scaglia legittimamente contro i finanziamenti pubblici all’editoria, otto anni fa si vantava di ricevere egli stesso finanziamenti in qualche modo pubblici. L’annuncio lo fa lui stesso nel numero di ottobre 2010.
Quattro anni dopo l’inizio dell’avventura di Studentigiurisprudenza.it, Di Maio firma un editoriale in cui elenca i successi ottenuti: «Siamo il primo giornale della Facoltà di Giurisprudenza per numeri e per persone in redazione. Il nostro sito ha superato il milione di accessi.». Quindi, l’annuncio orgoglioso: «L’Ateneo Federico II l’anno scorso ha deciso di finanziare il nostro progetto permettendoci di superare le 15 mila copie stampate».
Il magazine, di fatto un organo di propaganda di un’associazione di studenti, viene aiutato finanziariamente dall’Università. Un aiuto normale, e anzi lodevole da parte dell’ateneo, che ogni anno «mette a disposizione un fondo destinato a finanziare iniziative e attività culturali e sociali proposte da gruppi di studenti e associazioni studentesche» e investe soldi per garantire la pluralità di voci. Ma forse un’aberrazione per il Di Maio di oggi e per i grillini, che vogliono eliminare quasi tutti gli aiuti di Stato all’editoria.
«Libertà di informazione significa che un giornale dipende non dai soldi che gli dà la politica, ma dai soldi che fa vendendo il giornale», dice oggi Di Maio. Che di Studentigiurisprudenza.it non ha mai venduto una copia. Ma ha preso i soldi dell’Università che gli ha «permesso» di superare le 15 mila copie.

«Luigi Di Maio non ha preso il tesserino con Il Paese Futuro»
Gianmichele Laino per www.giornalettismo.com

account twitter di paese futuro seguito da luigi di maioACCOUNT TWITTER DI PAESE FUTURO SEGUITO DA LUIGI DI MAIO
La storia ha origine nelle parole del vicepremier Luigi Di Maio contro i giornalisti (definiti ‘infami’ o ‘infimi’ dopo l’assoluzione di Virginia Raggi) e nella sua stessa appartenenza all’Ordine dei Giornalisti – elenco pubblicisti – datata addirittura 4 ottobre 2007, quando quello che sarebbe diventato il leader politico del Movimento 5 Stelle aveva soltanto 21 anni. Una questione che si intreccia con la storia di un’altra testata, che ormai non esiste più, e che si chiama Il Paese Futuro.
Paese Futuro, la testata di Pomigliano d’Arco: ma c’entra con Di Maio?
Si tratta di un quotidiano stampato e diffuso gratuitamente a Pomigliano d’Arco, che aveva anche un sito internet (ilpaesefuturo.it). Ormai, questa testata non esiste più da almeno 5 anni e il suo portale web non risulta più attivo: l’ultimo tweet risale al 2013, al suo posto – nella sede e al numero di telefono che erano stati indicati come riferimento per i contatti – ora c’è l’Hotel Fortuna. Negli archivi del web – che possono essere consultati da chiunque -, però, si trova qualche traccia.
l'organigramma di paese futuroL'ORGANIGRAMMA DI PAESE FUTURO
Come, ad esempio, la lista delle persone che facevano parte della redazione della testata locale – che si occupava di tutte le vicende di cronaca, politiche, addirittura sportive di quella parte della regione Campania – nello stesso periodo in cui Di Maio prendeva il tesserino da pubblicista.
Oltre, ovviamente, ad alcuni articoli, nessuno dei quali a firma del leader del M5S. Per ottenere il tesserino da pubblicista, lo si ricorda, l’aspirante giornalista deve scrivere una serie di articoli (almeno 70) per un periodo di tempo continuato (due anni) con una o più testate e deve essere retribuito per questo motivo.
«Di Maio non ha mai scritto per Paese Futuro»
Nel 2017, un articolo de Il Giornale riporta il nome della testata presso la quale Di Maio ha lavorato per ottenere il tesserino. E si cita proprio Il Paese Futuro. Questa circostanza è stata ricordata su Twitter anche dagli account di Riccardo Puglisi e di Pietro Perone. Nel 2007, il direttore della pubblicazione era Francesco Di Rienzo, originario di Capracotta, attualmente responsabile dell’ufficio stampa di una delle più importanti società italiane nel settore dei beni culturali. «Avevamo diversi collaboratori in quegli anni – dichiara a Giornalettismo -, ma Luigi Di Maio non era tra questi. Avevamo circa una decina di ragazzi che iniziavano il loro periodo di lavoro al giornale, poi lo interrompevano, poi ne subentravano di nuovi. Ma da alcune verifiche che ho fatto con i miei collaboratori dell’epoca, posso affermare che Di Maio non faceva parte della nostra redazione».
Il sospetto che Di Maio potesse aver scritto per la testata era stato rafforzato dal fatto che, tra i pochissimi followers che conta l’account Twitter de Il Paese Futuro (122), ci fosse anche il vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Ma a quanto pare, la storia sta prendendo tutta un’altra direzione.
Le strade di Di Maio e de Il Paese Futuro si sono, infatti, incrociate raramente. Anna Paola Bove ha ricoperto ruoli di responsabilità nel giornale (che era una free-press) dal 2004 al 2013, dalla sua nascita alla sua fine. «A meno che non abbia una vera e propria amnesia, io non ricordo Di Maio qui – ha affermato ai nostri microfoni -. Non ha preso il tesserino con noi, né ha mai scritto un articolo. Certo, è stato intervistato dai nostri redattori perché lui, insieme a Dario De Falco (nello staff ministeriale di Di Maio, ndr), è sempre stato molto impegnato sul territorio».
Di Maio spieghi come ha ottenuto il tesserino da pubblicista
riccardo puglisiRICCARDO PUGLISI
Di Maio, stando alle fonti consultate, potrebbe aver conseguito il tesserino da giornalista in un’altra testata online, che però, non ci è stata al momento rivelata. D’altronde, altri suoi ex colleghi – che hanno scritto per la testata Il Paese Futuro – ci hanno confermato di non aver mai incrociato Luigi Di Maio all’interno della redazione di Pomigliano D’Arco e lo stesso dicasi per alcuni collaboratori occasionali, come un ex assessore comunale in quota DS al comune del Napoletano.
Resta dunque avvolto nel mistero, almeno per il momento, il percorso che ha portato Di Maio a ottenere il tesserino da pubblicista. Nel 2007 le testate online non erano particolarmente diffuse, a maggior ragione a livello locale: si parlava di blog e non di vere e proprie testate registrate presso un tribunale. Ora sta al vicepremier chiarire il suo percorso, dichiarando il nome della testata che gli ha permesso di acquisire il tesserino, esibendo gli articoli e le ricevute di pagamento degli stessi. Operazione che sembra quantomai opportuna in questo particolare momento storico, dopo le sue dichiarazioni sulla stampa italiana.
GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER “LA PROVINCIA ONLINE”
Dal profilo Facebook di Domenico Di Sanzo (giornalista de “il Giornale”)

gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online'GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE'
Qualcuno si sta chiedendo dove fossero gli articoli scritti da Luigi Di Maio per diventare pubblicista. Cercando sul web se ne possono trovare alcuni del periodo in cui il vicepremier collaborava con il periodico della provincia di Napoli "La Provincia Online".
gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 3GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE'
Grosso modo fino a quando è stato eletto alla Camera dei Deputati. Immettendo in questo link http://old.laprovinciaonline.info/ le chiavi di ricerca col nome e il cognome se ne possono trovare alcuni, tra cui uno in cui si esalta il modello di accoglienza dei rifugiati libici a Pomigliano d'Arco. E secondo la sua ex direttrice Gabriella Bellini si trattava di "un giovane bravo, puntuale e preciso, sempre sorridente ed affettuoso"
gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 1GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE' gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 2GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE' 

domenica 21 ottobre 2018

IL NEW YORK TIMES RIVELA: “JAMAL KHASHOGGI HA TENTATO DI FUGGIRE DAL CONSOLATO SAUDITA, LO HANNO FERMATO, PRESO A PUGNI. LUI HA INIZIATO A URLARE, ALLORA UNO DEI PRESENTI LO HA PRESO PER IL COLLO, STRANGOLANDOLO FINO ALLA MORTE”


BIN SALMAN PROVA A SALVARE LA FACCIA: FA ARRESTARE 18 SAUDITI E LICENZIA IL VICECAPO DELL'INTELLIGENCE, AHMED AL ASSIRI, E IL CONSIGLIERE SAUD AL QAHTANI

KHASHOGGI: NYT, HA TENTATO FUGA, È STATO STRANGOLATO
(ANSA) - Jamal Khashoggi "ha tentato di fuggire dal Consolato, lo hanno fermato, preso a pugni. Lui ha iniziato a urlare, allora uno dei presenti lo ha preso per il collo, strangolandolo fino alla morte": lo scrive il New York Times citando un "alto funzionario saudita", il primo a confermare l'assassinio al quotidiano. "C'è un ordine generale del Regno di far rientrare i dissidenti che vivono all'estero. Quando Khashoggi ha contattato il Consolato, il generale Assiri ha inviato il team di 15 uomini", aggiunge la fonte.

Omicidio Khashoggi - Salah Muhammad al TubaigyOMICIDIO KHASHOGGI - SALAH MUHAMMAD AL TUBAIGY
KHASHOGGI: RE SALMAN ORDINA RIFORMA SERVIZI SEGRETI
(ANSA) - Il re saudita Salman ha disposto la creazione di un comitato ministeriale per la riforma dei servizi segreti a seguito della morte di Jamal Khashoggi. Lo riferisce la Bbc. Il comitato sarà presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

KHASHOGGI: WP, CIA HA ASCOLTATO AUDIO, NON È MORTE ACCIDENTALE
(ANSA) - Il Washington Post afferma che "funzionari della Cia hanno ascoltato" le registrazioni audio turche che "provano che Khashoggi è stato ucciso e poi smembrato" e che la morte del giornalista saudita non è stata accidentale. La registrazione, se verificata - aggiunge il quotidiano che ha accusato Donal Trump di "cospirare con Riad" per prendere tempo e consentire ai sauditi di trovare una via di uscita - renderà difficile alla Casa Bianca accettare la versione dell'incidente.

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
L'ARABIA AMMETTE: «KHASHOGGI È STATO UCCISO NEL CONSOLATO»
Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

«Il giornalista Jamal Khashoggi è morto in seguito a una colluttazione con alcune persone con cui si era incontrato nel consolato saudita a Istanbul». Per la prima volta arriva l' ammissione delle autorità di Riad, accompagnata dalla notizia dell' arresto di 18 sauditi e dal licenziamento del vicecapo dell' intelligence Ahmed Al Assiri e del consigliere Saud Al Qahtani, due figure molto vicine al principe Mohammed bin Salman, l' erede al trono.
bin salmanBIN SALMAN

Mentre i sospetti sul coinvolgimento di quest'ultimo nell' assassinio di Khashoggi spingono ormai lo stesso Trump a prendere le distanze (secondo il New York Times, il presidente Usa dice ora agli alleati che lui il principe Mohammed «lo conosce appena») c' è un altro fronte scottante per l' erede al trono saudita: quello interno.

Lo scrive David Ignatius, firma del Washington Post con formidabili contatti sia a Riad che nella Cia: «Fonti saudite mi dicono che coloro che si oppongono a Mbs si stanno silenziosamente raccogliendo attorno al Principe Ahmed bin AbdulAziz». Ignatius non è l' unico ad aver colto segnali di spaccature nella Casa di Saud.
JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI

Più fonti parlano di malumore dei principi riuniti in conclave per arginare l' emergenza. Notizie inverificabili si accompagnano a dati di fatto. Il primo è che i metodi di Mbs, diventato erede al trono saltando ed esautorando parenti più anziani, mettendone altri agli arresti per corruzione e accentrando il potere, non sono mai piaciuti a molti principi che ora, dopo il caso Khashoggi, possono metterne apertamente in discussione l' idoneità a guidare il Paese (è il re infatti a nominare il suo erede ma sono i 35 principi del Consiglio del Giuramento di Fedeltà che dovranno confermarlo al potere).
putin Mohammed bin SalmanPUTIN MOHAMMED BIN SALMAN

Il secondo segnale è il dissenso del principe Ahmed bin AbdulAziz, 76 anni, fratello di Re Salman. Il 3 settembre a Londra, mentre entrava nella sede dell' ambasciata, si è fermato a parlare con alcuni manifestanti yemeniti che gridavano slogan contro la famiglia reale. Ha detto loro che gli slogan dovrebbero rivolgersi contro chi governa, suo fratello e suo nipote: in un filmato si sente bene mentre esprime questo concetto.

MACRON BIN SALMANMACRON BIN SALMAN


Sempre a settembre su Twitter è nato l' hashtag in arabo #Ahmed_bin_AbdulAziz_re_dell' Arabia_Saudita. Il terzo segnale è che l' 82enne Re Salman ha deciso di gestire di persona il caso Khashoggi: secondo la Reuters ne era stato tenuto all' oscuro dal figlio, ma dopo le reazioni internazionali ha inviato in Turchia il suo più fidato consigliere, il principe Khaled Al Faisal: una prima esautorazione di Mbs.

Poi è stata avviata l' inchiesta che ha condotto alle ammissioni di ieri. Ma fa riflettere anche che re Salman abbia promesso una riforma dei servizi di intelligence, guidata da suo figlio Mohammad, sottolineando così l' intenzione di proteggerlo.
(Ha collaborato Farid Adly)

Fonte: qui

giovedì 18 ottobre 2018

ALMENO 11 SU 15 COMPONENTI DEL COMMANDO CHE HA UCCISO IL GIORNALISTA KHASHOGGI SONO MEMBRI DELLE FORZE DI SICUREZZA SAUDITE E SETTE FANNO PARTE DELLA GUARDIA REALE DI MOHAMMED BIN SALMAN


UNO DEI MEMBRI, MAHER ABDULAZIZ MUTREB, E’ STATO ADDESTRATO IN ITALIA DA “HACKING TEAM”, SOCIETÀ SPECIALIZZATA IN PROGRAMMI DI INTERCETTAZIONE BUCATA DA WIKILEAKS

KHASHOGGI MORTO DI TORTURE IN 7 MINUTI
Fausto Biloslavo per “il Giornale”

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
Prima brutalmente interrogato con le dita tagliate per farlo parlare. Poi narcotizzato e alla fine decapitato e smembrato per sbarazzarsi del corpo. 

Particolari raccapriccianti della triste fine del giornalista Jamal Khashoggi, che sarebbe stato fatto a pezzi all' interno del consolato saudita a Istanbul da una squadra di 15 uomini giunti da Riad e legati all' erede al trono Mohammed Bin Salman.

Gli investigatori turchi stanno facendo trapelare particolari sempre più inquietanti dell' inchiesta, che smontano l' ipotesi di un interrogatorio finito male. Al contrario, la missione sembra proprio che puntasse a eliminare il giornalista scomodo. Il 2 ottobre con i due jet privati del commando è arrivato a Istanbul anche il medico legale Salah Muhammad al-Tubaigy, esperto di autopsie.

mohammed bin salman foto luca locatelli per il timeMOHAMMED BIN SALMAN FOTO LUCA LOCATELLI PER IL TIME
Un luminare che ha lavorato con il ministero dell' Interno saudita. Secondo i turchi si sarebbe portato dietro una sega per ossa. Il povero Khashoggi è stato accolto nell' ufficio del console, Mohammad al-Otaibi, indagato e riparato ieri in Arabia Saudita. E subito dopo aggredito. In una registrazione audio si sente il console che dice: «Fatelo altrove o avrò problemi».

Un aguzzino risponde: «Stai zitto se vuoi restare vivo quando tornerai in Arabia Saudita». Il giornalista urla e viene trascinato in uno studio attiguo all' ufficio del diplomatico. Sembra che non sia stato interrogato a lungo, forse solo pochi minuti, ma con metodi spietati come il taglio delle dita. L' audio dura 11 minuti e si capisce che a un certo punto la vittima viene narcotizzata. A questo punto entrerebbe in gioco, come in un film dell' orrore, l'anatomopatologo. 

I turchi sostengono che avrebbe cominciato a sezionare il corpo con Khashoggi ancora vivo.

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
«Quando faccio questo lavoro ascolto la musica. Dovreste farlo anche voi» si sentirebbe dire nella registrazione della scena in stile Pulp fiction. Alla fine il giornalista sarebbe stato decapitato. Khashoggi aveva un Apple watch e prima di entrare nel consolato ha lasciato il telefonino iPhone alla compagna che lo aspettava all' esterno. Il collegamento bluetooth funziona per un raggio di 30-50 metri.

Khashoggi potrebbe essere entrato nel consolato con una telefonata già attiva attraverso il suo cellulare. Lo smartphone avrebbe così registrato tutto compresi i battiti del cuore attraverso la app dell' orologio. I turchi, però, potrebbero usare la storia dell' Apple watch come paravento per prove audio e video più dirette grazie a microspie piazzate nel consolato.

mohammed bin salman trump visit da cbcMOHAMMED BIN SALMAN TRUMP VISIT DA CBC
Il presidente americano Donald Trump ha chiesto ad Ankara di ascoltare i nastri «se esistono» sostenendo che gli Stati Uniti «non copriranno» l'Arabia Saudita. E auspicando che «la verità venga fuori entro la fine della settimana». Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ieri ad Ankara, ha incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ed il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu.

Nuove ricerche sono state effettuate nella residenza del console, ma i maggiori media turchi e americani stanno pubblicando i nomi dei sospetti sicari. Almeno 11 presunti componenti del commando su 15 sono stati identificati come membri delle forze di sicurezza saudite. Ben sette farebbero parte della Guardia reale e alcuni sono stati segnalati come agenti della scorta nei viaggi all' estero del principe ereditario Mohammed Bin Salman.

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
Ufficialmente il regno collabora all'inchiesta, ma continua a sostenere che i 15 sauditi coinvolti fossero solo turisti e che le autorità non sanno che fine abbia fatto Khashoggi. Linea poco credibile che ha fatto fioccare una lunga lista di disdette alla Davos del deserto, convocata per martedì prossimo a Riad. L'ultima defezione eccellente è del direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. Uno smacco per l' erede al trono, che punta molto sull' appuntamento in nome delle sue riforme economiche.

UN MEMBRO DEL COMMANDO (MOLTO VICINO A BIN SALMAN) ADDESTRATO DA HACKER IN ITALIA
Fausto Biloslavo per “il Giornale”

MOHAMMED BIN SALMANMOHAMMED BIN SALMAN
Uno dei membri del commando saudita che ha fatto sparire il giornalista Jamal Khashoggi sarebbe stato addestrato in Italia dall' Hacking team, una società specializzata in programmi di intercettazione. Maher Abdulaziz Mutreb è stato identificato dagli investigatori turchi come uno dei 15 uomini della squadra saudita che avrebbe eliminato il giornalista scomodo. Non si tratta di un agente qualunque, ma di un personaggio molto vicino al principe ereditario Mohammed Bin Salman.

Nel 2015 Wikileaks ha «bucato» la società lombarda Hacking team rendendo noti migliaia di documenti e mail. Un messaggio ricevuto il 26 gennaio 2011 da uno dei responsabili italiani indicava una lista di «reclute» da addestrare per un programma di 8 settimane su varie piattaforme informatiche. Il primo nome della lista è Mater A Mutreb poi corretto in Maher A Mutreb.

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
Secondo il Washington post sarebbe lo stesso saudita che faceva parte del commando assassino, che avrebbe fatto fuori il giornalista nel consolato di Istanbul.
Il 25 gennaio 2011 il responsabile italiano di Hacking team aveva inviato una mail in inglese a un non meglio identificato Waleed spiegando che «siamo pronti ad accogliere il tuo staff per l' addestramento avanzato» e chiedendo i loro nomi. Poi citava un libanese che vive in Italia dal 2001, ma è nato a Riad, responsabile per i paesi arabi, che si occuperà «dei tuoi colleghi durante il loro periodo di permanenza a Milano».

bin salmanBIN SALMAN
Hacking team è una società milanese che vendeva l' Rcs, uno dei programmi di intercettazione migliori al mondo, fino alla fuga di notizie di Wikileaks. La polizia postale italiana, nel 2004, è stato il primo cliente che ha acquistato Rcs. Fra i clienti non c' erano solo le forze dell' ordine, ma pure la presidenza del Consiglio ed i servizi segreti, come l' Aise, l' intelligence per l' estero. Hacking team ha lavorato con americani, russi, e diversi paesi non proprio adamantini come l' Egitto, il Bangladesh, il Sudan e gli stati del Golfo. Con i sauditi le offerte di Milano per l' addestramento viaggiavano sul mezzo milione di euro.

Il corso a Mutreb risale al 2011 e la sparizione del giornalista saudita è del 2 ottobre scorso, ma dimostra, se fosse effettivamente lui, che si tratta di un agente inserito da tempo nella sicurezza del Regno.

MACRON BIN SALMANMACRON BIN SALMAN
Mutreb era accreditato come primo segretario all' ambasciata saudita a Londra nel 2007, probabilmente sotto copertura. Il New York Times ha pubblicato ieri una serie di fotografie che dimostrano come sia uno degli uomini della sicurezza più vicini all' erede al trono. A Madrid, lo scorso aprile, scende la scaletta dopo Bin Salman. A Parigi cammina alle spalle della guardia d' onore che accoglie il principe ereditario. In marzo, a Boston, è sempre a pochi passi da MBS. Proprio Mutreb ha noleggiato i due jet privati per la squadra saudita giunta ad Istanbul. E secondo la tv Al Jazeera è sempre lui a effettuare 19 chiamate il giorno della scomparsa di Khashoggi, di cui una alla segreteria dell' ufficio dell' erede al trono.

Fonte: qui


A 16 GIORNI DALLA SCOMPARSA DEL GIORNALISTA JAMAL KHASHOGGI ANCHE TRUMP AMMETTE: “A MENO DI UN MIRACOLO, DOBBIAMO RICONOSCERE CHE È MORTO”, MA POI GLI USA DANNO ALTRE 72 ORE DI TEMPO AI SAUDITI PER "INDAGARE" E DIRE COSA SIA SUCCESSO 

MA NÉ IL SEGRETARIO AL TESORO MNUCHIN NÉ “FOX NEWS” ANDRANNO ALLA “DAVOS DEL DESERTO” 

I DETTAGLI RACCAPRICCIANTI E LA MISTERIOSA MORTE DI UNO DEI 15 MEMBRI DEL COMMANDO…

KHASHOGGI, NUOVO GIALLO MUORE IN UN INCIDENTE UNO DEI PRESUNTI KILLER `
JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
Anna Guaita per “il Messaggero”

Anche il ministro del tesoro Usa, Steven Mnuchin, diserterà il convegno economico di Riad, come hanno già annunciato i suoi corrispettivi europei. Gli americani hanno atteso per vedere cosa facevano i principali alleati prima di defilarsi anche loro dalla Davos del deserto, il convegno in Arabia Saudita che doveva essere il fiore all' occhiello del principe ereditario Mohammad bin Salman. Ma oramai le defezioni sono un flusso continuo, mentre il mondo cerca di tenersi alla larga da un Paese al centro di uno dei più gravi scandali degli ultimi decenni.

mohammed bin salman foto luca locatelli per il timeMOHAMMED BIN SALMAN FOTO LUCA LOCATELLI PER IL TIME
L' unica mano tesa è per l' appunto quella dell' Amministrazione di Washington, che pur trattenendo a casa il ministro, decide tuttavia di concedere ai sauditi «qualche altro giorno» per chiarire cosa sia successo a Jamal Khashoggi. Il gesto di cortesia di Donald Trump verso il governo di Riad viene accolto con un certo sgomento dall' opinione pubblica, e quando il segretario di Stato Mike Pompeo lo annuncia, dopo averne parlato con il presidente, i giornalisti chiedono come ci si possa fidare delle indagini dei sauditi che «sono proprio gli accusati».

steven mnuchinSTEVEN MNUCHIN
Pompeo risponde impassibile: «I risultati saranno pubblici, li vedremo tutti, e tutti giudicheremo se sono davvero accurati». Da Mosca, Putin rompe il silenzio e suggerisce che gli «Stati Uniti hanno una certa responsabilità» nel cercare di capire cosa sia successo al giornalista, in quanto Khashoggi «viveva negli Usa».

Ma intanto, l' altro interprete di questo dramma internazionale, la Turchia, non rallenta le indagini, e anzi ne allarga il raggio rendendo pubbliche le foto di un autorevole collaboratore del principe saudita, un colonnello dei servizi segreti sauditi che entra nel consolato di Istanbul e ne esce ore dopo che il giornalista vi era scomparso senza più dare tracce di sé.

Omicidio Khashoggi - Salah Muhammad al TubaigyOMICIDIO KHASHOGGI - SALAH MUHAMMAD AL TUBAIGY
Maher Abdulaziz Mutreb ha spesso viaggiato con il principe, anche quando questi è venuto in visita negli Stati Uniti. La sua presenza a Istanbul proprio il 2 ottobre, immortalata da una serie di foto che lo seguono dall' aeroporto all' albergo e da lì al consolato, sono la prova più diretta di un collegamento fra il principe e quello che è successo dentro la sede consolare saudita.

mohammed bin salman trump visit da cbcMOHAMMED BIN SALMAN TRUMP VISIT DA CBC
Difatti fonti dell' intelligence turca hanno detto alla Cnn che Mutreb «ha giocato un ruolo cruciale» nell' apparente assassinio di Khashoggi. Ma secondo quanto ha riferito il New York Times ieri sera, la corte saudita stava invece costruendo un quadro diverso, e si appresta a dare la colpa di tutto al generale Ahmed al-Assiri, un altro consulente del principe ereditario. Il motivo e il modo di un simile atto da «scheggia impazzita» (secondo quanto suggeriva Trump) non sono ancora stati precisati, ma il nome che deve scagionare il principe sta già girando.

L' INDAGINE
JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
La giustizia di Ankara sembra decisa a seguire ogni traccia, e ieri si è saputo che gli inquirenti sono alla ricerca di quel che resta del corpo del 59enne opinionista del Washington Post.
La ricerca ha portato gli agenti anche a perlustrare un bosco e una fattoria. A questa notizia ha fatto tragicamente eco la pubblicazione sul Washington Post dell' ultimo commento che Khashoggi aveva scritto e consegnato al suo traduttore: «Quel che serve al mondo arabo scrive il giornalista, che viveva negli Usa è la libertà di espressione.

trump e mohammed bin salmanTRUMP E MOHAMMED BIN SALMAN
Ma intanto i Paesi arabi sono liberi di mettere a tacere la voce della stampa». Parole fatidiche, scritte da un dissidente che sapeva di essere nel mirino del regime, tanto che aveva detto alla fidanzata, che lo aspettava fuori: «Se non esco entro due ore, avverti la polizia turca».

La trama di questo cupo giallo si complica ancora di più: uno dei 15 membri della squadra della morte saudita arrivata a Istanbul il 2 ottobre con due aerei privati provenienti da Riad, è morto in un incidente stradale dopo il ritorno in Arabia Saudita. Si tratta del 31enne Mashal Saad al-Bostani, tenente dell' aeronautica militare saudita.

La stampa turca sostiene che l' incidente «appare strano», facendo intendere che forse uno dei testimoni scomodi dell' omicidio di Khashoggi è già caduto, e insinuando che il prossimo potrebbe essere il console Mohammad al-Otaibi, la cui voce compare nel famigerato audio che ha immortalato le scene raccapriccianti del massacro di Khashoggi.

Il console chiedeva ai seviziatori di eseguire la tortura altrove, non nel suo ufficio, ma quelli gli rispondevano di tacere «se voleva vivere, una volta tornato in Arabia Saudita».

GLI USA DISERTANO IL FORUM DI RIAD: 72 ORE PER INDAGARE SU KHASHOGGI
Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

MOHAMMED BIN SALMANMOHAMMED BIN SALMAN
«Abbiamo informazioni di intelligence che arrivano da tutte le parti. A meno di un miracolo, dobbiamo riconoscere che Jamal Khashoggi è morto». Donald Trump conversa con il New York Times subito dopo aver ascoltato il resoconto del Segretario di Stato, Mike Pompeo, di ritorno da un viaggio lampo in Arabia Saudita e Turchia.

«È una brutta, brutta cosa, le conseguenze dovrebbero essere severe», aggiunge il presidente. Ma la reazione degli Stati Uniti resta fluida. Non c' è ancora una chiara attribuzione di responsabilità per il quasi sicuro assassinio del giornalista, scomparso il 2 ottobre scorso nel consolato saudita a Istanbul.

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
Certo, il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin fa sapere che non parteciperà al forum economico-finanziario, «la Davos del deserto», in programma la prossima settimana a Riad. E non ci sarà neanche Fox, il canale più vicino a Trump. Nello stesso tempo, però, Pompeo, predica cautela, ricordando «il legame strategico» con l' Arabia Saudita. In concreto: petrolio, fornitura di armi, alleanza anti-Iran. Il segretario di Stato prende tempo: «Ho chiesto al presidente di concedere alcuni giorni in più (tre secondo indiscrezioni, ndr) alle autorità saudite per completare le indagini».

La polizia turca, intanto, continua a far filtrare particolari sempre più raccapriccianti: registrazioni audio e video dimostrerebbero che Khashoggi, 59 anni, saudita, residente in Virginia, giornalista collaboratore del Washington Post, sia stato smembrato, forse prima ancora di essere ucciso. 

Gli investigatori stanno setacciando la Belgrad Ormani (la Foresta di Belgrado) e i terreni agricoli nella provincia di Yalova, allargando il raggio delle indagini a 30-70 chilometri da Istanbul.
mike pompeoMIKE POMPEO

L' ipotesi è che il commando saudita, a quanto pare composto da 15 elementi, abbia occultato il cadavere lontano dalla sede diplomatica. Un piano criminale oggettivamente rischioso e, probabilmente, improvvisato sul momento.

Le telecamere a circuito chiuso hanno ripreso uno dei sospettati, Maher Abdulaziz Mutreb, ritenuto un agente dei servizi segreti sauditi al seguito del principe ereditario Mohammed bin Salman. Le immagini mostrano, tra l' altro, Mutreb fuori dal consolato, proprio nel giorno in cui sparì Khashoggi. Ieri il Washington Post ha pubblicato l' ultimo articolo scritto dal dissidente saudita. Si intitola: «Ciò di cui ha più bisogno il mondo arabo: libertà di espressione».
JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI

Khashoggi descrive la stretta autoritaria nel Medio Oriente, seguita al fallimento delle Primavere arabe. Ovunque tranne che in Tunisia: «Il mondo arabo è isolato da una cortina di ferro simile a quella imposta all' Europa nel corso della guerra fredda. A quei tempi Radio Free Europe giocò un ruolo importante per alimentare la speranza di libertà. Gli arabi oggi hanno bisogno di qualcosa di simile». Una piattaforma trasversale, dunque, naturalmente sul web, per mettere in rete le cellule dissidenti in Arabia Saudita e non solo.

Fonte: qui