9 dicembre forconi: dissidenti
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sabato 28 settembre 2019

L’ARABIA SAUDITA E LA LOTTA AL TERRORISMO ISLAMICO!

Nel 2019 –  che non è ancora finito  – il regno saudita alleato dell’Occidente e di Sion, ha giustiziato già 134  persone.  Non solo con la tradizionale decapitazione alla scimitarra; ha anche usato la crocifissione. Ovviamente la tortura ha preceduto  le esecuzioni.  Sei degli uccisi erano minori al momento dell’arresto.
Lo dice un rapporto di “The Death Penalty Project” al  Consiglio del diritti Umani dell’ONU a Ginevra, il quale aggiunge che attualmente altre 24 persone sono in pericolo imminente di esecuzione capitale.
Particolari interessanti:  58 degli ammazzati erano stranieri:  21  pakistani, 15 yemeniti, 5 siriani e 4 egiziani;  due giordani, due nigeriani, un   somalo e due di nazioni non identificate.
I  famosi diritti delle minoranze da noi gelosamente pretesi  per i clandestini delle suddette etnie.
Nel solo  giorno del 22 aprile scorso,  sono state  giustiziate pubblicamente  37 persone,  nella capitale Ryadh, alla Mecca e nella provincia di Qassim dove abita la minoranza sciita.  Infatti 34 erano sciiti, colpevoli di professare la loro fede –  un delitto capitale nel regno wahabita.   Undici di questi erano accusati di spionaggio per l’Iran  in un processo farsa, secondo Amnesty International; altri 14 per aver partecipato a manifestazioni anti-governative, a volte violente, nelle aree popolate da sciiti fra il 2011 e il 2012.
In compenso pare fosse sunnita  il colpevole a cui, dopo  la decapitazione davanti ad una folla esultante, la testa è stata appiccata  in cima  ad un palo pour encourager le autres, come  si diceva in Francia.  Non è chiaro se è  lo stesso delinquente  il cui corpo, dopo la decapitazione è stato crocifisso  –  pena aggiuntiva di spregio, che si applica a quanto pare per reati particolarmente gravi secondo il wahabismo petroliero, ma probabilmente si tratta di due casi distinti.
Di  quello dalla testa posta sul palo si conosce il nome, Khaled bin Abdel Karim al-Tuwaijri colpevole  di  “adottare l’ideologia estremista terrorista, formare cellule terroristiche” e danneggiare la “pace e sicurezza della società”
Uno di quelli decapitati fu Abdulkareem al-Hawaj, che fu arrestato mentre partecipava a una protesta antigovernativa quando aveva solo 16 anni.   Aveva 17 anni  Mujtaba al-Sweikat, ed era iscritto alla Western Michigan University  negli Stati Uniti,  dove stava per volare,  quando è stato arrestato: la sua colpa, aver diffuso informazioni su una protesta anti-governativa.  E’ stato torturato con la classica battitura sulla pianta dei piedi, dopo di che ha confessato i suoi crimini  ed è stato consegnato al boia.
Non è nemmeno  il caso di ricordare che  l’esecuzione di minorenni è  condannata dal diritto internazionale. L’Arabia Saudita  – del resto, non ha un codice penale scritto (c’è il Corano, che bisogno ne ha?) combatte al nostro fianco, con le  bombe e gli aerei e i missili  Usa e francesi ed inglesi, e il valido appoggio dell’ISIS,  contro  il vero  ed unico stato-terrorista  islamico, colpito da sempre  più gravi sanzioni dall’Occidente civilissimo: l’Iran
Dei due giovanissimi decapitati, del resto,  si sanno i nomi perché, certamente, appartenevano a famiglie di rilievo, con agganci all’estero.  Degli stranieri,  per lo più  poveri  servitori emigrati in Arabia  per lavoro,  giustiziati in gran numero, è raro sapere  qualcosa: si sa solo che nel 2018, erano stranieri il 77% dei decapitati  in giustizia. Nell’ottobre,  si è saputo il nome di una cameriera indonesiana , Tuti Tursilawati,   solo perché  la  sua famiglia s’è rivolta alle autorità dell’Indonesia; le  quali, per via consolare, hanno scoperto che la donna era già stata ammazzata senza avvertire  l’ambasciata.  Del resto, la colpa non era dubbia:  nel 2011 aveva ucciso il suo datore di lavoro saudita, ma aveva affermato di aver agito per autodifesa dopo aver tentato di violentarla.
Non mancano le note pene alternative. Nel 2015 una  cameriera dello Sri Lanka, di 45 anni, colpevole di adulterio (in patria era sposata) con un altro immigrato cingalese, è stata uccisa per lapidazione.  Il suo partner ha subito per la stesa offesa  100 frustate.
Millle frustate invece (mille) sono state inferte a un blogger colpevole di un blog critico della monarchia, di nome Raif Badhawi, insieme alla pena di 10 anni di carcere. Lo sappiamo solo perché la moglie , fuggita in Canada nel 2013 con i figli della coppia, ha pubblicato il video, realizzato nel 2015, su Twitter.


Il blogger Badawi riceve le prime delle mille frustate.

Sul web circolano le foto di 5 corpi di decapitati che poi sono stati poi appesi ad  un palo orizzontale, sollevato da due gru;  le teste tagliate di ciascuno sono contenute in sacchetti  di plastica.  Sembra si trattasse di yemeniti. L’esposizione ha avuto luogo di fronte all’Università di Jizan,” dove gli studenti che stavano sostenendo gli esami si svolgono in una piazza pubblica per fungere da deterrente”.


corpi di cinque yemeniti decapitati sono lasciati appesi  vicino all’Università, ché gli studenti li vedessero.

Strano  che i nostri militanti per i diritti umani,  che vediamo ripetutamente  scendere in piazza contro le orrende discriminazioni che subiscono da noi i  compagni sodomiti, non dedichino mai un piccolissima  protesta ai diritti umani  violati in Arabia Saudita.  Mai una delle giornaliste che tante lacrime hanno sparso sui presunti ospedali  pediatrici di Aleppo,  gasati da  Assad  secondo le  veridiche testimonianze  degli Elmetti Bianchi,hanno mai alzato un gemito sui cinque appesi nelle foto.  Mai i media che seguono a Mosca ogni manifestazione di Navalny per riprendere in video come in Russia si  infrangono le libertà fondamentali politiche… mai mai niente sul regno wahabita.
Sarà perché in questi giorni, esponenti di Daesh sconfitti in Siria vengono  portati in volo da forze speciali USA verso le  regioni settentrionali delll’Afghanistan,  “per destabilizzare  le zone ai confini con la Federazione degli Stati Indipendenti”, come ha affermato  Sergei  Beseda, capo del dipartimento delle relazioni internazionali  della Comunità degli Stati Indipendenti, legati alla Russia? I talebani confermano  gli  arrivi.   Il wahabismo dimostra ancora una volta di essere necessario all’espansione della democrazia e dunque della civiltà. Come del maiale, non si butta via niente.


Si parte! Eliportati da USA, elementi di Daesh sono trasferiti in Afghanistan. Anche i talebani confermano.

Una decapitazione. ATTENZIONE immagini forti. Adatte ad un pubblico adulto. 
Fonte: qui

venerdì 28 dicembre 2018

DISSIDENTI M5S: “IL VINCOLO DI MANDATO È FASCISMO”

LA BATTAGLIA DEI “DISSIDENTI” 5 STELLE CONTRO LA MODIFICA DELLA COSTITUZIONE E LO STRAPOTERE DELLA LEGA 
LA GRILLINA PAOLA NUGNES: “SONO ALLIBITA A LEGGERE CERTE COSE ANTIDEMOCRATICHE DA CHI SOSTENEVA UN MOVIMENTO CHE DICEVA UNO VALE UNO, MAI NESSUN CAPO E DEMOCRAZIA LIQUIDA…”

nugnesNUGNES
Due battaglie su tutte: il vincolo di mandato e la riforma delle autonomie. I gruppuscoli della dissidenza dentro i 5 Stelle si preparano alla battaglia d'inverno. E se il decreto Sicurezza e la manovra sono state ingoiate ma non digerite, con più di un parlamentare che si è turato il naso per votare, i prossimi appuntamenti potrebbero diventare decisivi per decidere non solo le sorti dei dissidenti, tra espulsioni e dimissioni, ma anche quelle della maggioranza.

Per ora solo pochi parlamentari osano dire la loro, se non proprio alzare la voce. Ma nel corpaccione del gruppo si nasconde un malessere che nasce da motivi diversi e finisce per convergere verso il vero punto del contendere, cioè la presunta subalternità del Movimento alla Lega e ai suoi temi fondanti. Lo strapotere mediatico di Matteo Salvini è difficile da arginare e il calo di credibilità nei sondaggi di Luigi Di Maio si spiega anche con una difficoltà a tenere testa all' iperattivismo di Salvini, politico consumato.
nugnes di maioNUGNES DI MAIO

La minoranza del Movimento proverà a fare leva anche su questo disagio per provare a scardinare gli equilibri dettati dai vertici. A favorire un aumento della conflittualità sarà anche la nuova situazione che si verrà a creare, ovvero la campagna elettorale per le Europee che vedrà, giocoforza, i due alleati di governo fare politica su due sponde diverse. Il primo tema all' ordine del giorno è la richiesta di abolizione dell' assenza del vincolo di mandato.

Ed è un tema identitario del Movimento, che da anni combatte i «voltagabbana» e i «cambi di casacca». L'assenza del vincolo di mandato è prevista dalla Costituzione: secondo l' articolo 67, «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

gregorio de falco paola nugnesGREGORIO DE FALCO PAOLA NUGNES
Risponde, cioè, solo a chi lo ha eletto e alla sua coscienza e non alle direttive del partito.
Una norma che vuole garantire ampi margini di libertà al parlamento e ridurre i rischi di autoritarismo. Ma per i 5 Stelle è la responsabile prima del trasformismo parlamentare, vizio che affligge l'Italia da decenni.

La minoranza non ci sta e attacca. Con Paola Nugnes, che in un post su Facebook è perentoria: «Il vincolo di mandato è fascismo!». E aggiunge: «Sono allibita a leggere certe cose antidemocratiche da chi sosteneva un movimento che diceva uno vale uno, mai nessun capo e democrazia liquida».

gregorio de falco in senato per la votazione del dl sicurezzaGREGORIO DE FALCO IN SENATO PER LA VOTAZIONE DEL DL SICUREZZA
Elena Fattori aggiunge: «In Senato è già stato introdotto un regolamento che impedisce i cambi di casacca e il programma con il quale ci siamo candidati prevedeva l' estensione alla Camera di tale regolamento e non la modifica della Costituzione». Programma che sostiene ironicamente di possedere nella sua ultima versione, «gelosamente rilegato e senza modifiche di manine dell' ultima ora».

Intanto il senatore Gregorio De Falco, che si è astenuto sul voto di fiducia del maxi emendamento della manovra, mette in luce, sulla scorta del «vergognoso episodio di razzismo» avvenuto contro il calciatore Koulibaly, «il clima d' odio razzistico che si manifesta nel nostro Paese in questo momento storico». De Falco chiede una netta dissociazione da questo clima, «a partire dai rappresentanti delle istituzioni». Ogni riferimento al ministro dell' Interno, il leghista Matteo Salvini, non è puramente casuale.

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

IL NEW YORK TIMES RIVELA: “JAMAL KHASHOGGI HA TENTATO DI FUGGIRE DAL CONSOLATO SAUDITA, LO HANNO FERMATO, PRESO A PUGNI. LUI HA INIZIATO A URLARE, ALLORA UNO DEI PRESENTI LO HA PRESO PER IL COLLO, STRANGOLANDOLO FINO ALLA MORTE”


BIN SALMAN PROVA A SALVARE LA FACCIA: FA ARRESTARE 18 SAUDITI E LICENZIA IL VICECAPO DELL'INTELLIGENCE, AHMED AL ASSIRI, E IL CONSIGLIERE SAUD AL QAHTANI

KHASHOGGI: NYT, HA TENTATO FUGA, È STATO STRANGOLATO
(ANSA) - Jamal Khashoggi "ha tentato di fuggire dal Consolato, lo hanno fermato, preso a pugni. Lui ha iniziato a urlare, allora uno dei presenti lo ha preso per il collo, strangolandolo fino alla morte": lo scrive il New York Times citando un "alto funzionario saudita", il primo a confermare l'assassinio al quotidiano. "C'è un ordine generale del Regno di far rientrare i dissidenti che vivono all'estero. Quando Khashoggi ha contattato il Consolato, il generale Assiri ha inviato il team di 15 uomini", aggiunge la fonte.

Omicidio Khashoggi - Salah Muhammad al TubaigyOMICIDIO KHASHOGGI - SALAH MUHAMMAD AL TUBAIGY
KHASHOGGI: RE SALMAN ORDINA RIFORMA SERVIZI SEGRETI
(ANSA) - Il re saudita Salman ha disposto la creazione di un comitato ministeriale per la riforma dei servizi segreti a seguito della morte di Jamal Khashoggi. Lo riferisce la Bbc. Il comitato sarà presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

KHASHOGGI: WP, CIA HA ASCOLTATO AUDIO, NON È MORTE ACCIDENTALE
(ANSA) - Il Washington Post afferma che "funzionari della Cia hanno ascoltato" le registrazioni audio turche che "provano che Khashoggi è stato ucciso e poi smembrato" e che la morte del giornalista saudita non è stata accidentale. La registrazione, se verificata - aggiunge il quotidiano che ha accusato Donal Trump di "cospirare con Riad" per prendere tempo e consentire ai sauditi di trovare una via di uscita - renderà difficile alla Casa Bianca accettare la versione dell'incidente.

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
L'ARABIA AMMETTE: «KHASHOGGI È STATO UCCISO NEL CONSOLATO»
Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

«Il giornalista Jamal Khashoggi è morto in seguito a una colluttazione con alcune persone con cui si era incontrato nel consolato saudita a Istanbul». Per la prima volta arriva l' ammissione delle autorità di Riad, accompagnata dalla notizia dell' arresto di 18 sauditi e dal licenziamento del vicecapo dell' intelligence Ahmed Al Assiri e del consigliere Saud Al Qahtani, due figure molto vicine al principe Mohammed bin Salman, l' erede al trono.
bin salmanBIN SALMAN

Mentre i sospetti sul coinvolgimento di quest'ultimo nell' assassinio di Khashoggi spingono ormai lo stesso Trump a prendere le distanze (secondo il New York Times, il presidente Usa dice ora agli alleati che lui il principe Mohammed «lo conosce appena») c' è un altro fronte scottante per l' erede al trono saudita: quello interno.

Lo scrive David Ignatius, firma del Washington Post con formidabili contatti sia a Riad che nella Cia: «Fonti saudite mi dicono che coloro che si oppongono a Mbs si stanno silenziosamente raccogliendo attorno al Principe Ahmed bin AbdulAziz». Ignatius non è l' unico ad aver colto segnali di spaccature nella Casa di Saud.
JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI

Più fonti parlano di malumore dei principi riuniti in conclave per arginare l' emergenza. Notizie inverificabili si accompagnano a dati di fatto. Il primo è che i metodi di Mbs, diventato erede al trono saltando ed esautorando parenti più anziani, mettendone altri agli arresti per corruzione e accentrando il potere, non sono mai piaciuti a molti principi che ora, dopo il caso Khashoggi, possono metterne apertamente in discussione l' idoneità a guidare il Paese (è il re infatti a nominare il suo erede ma sono i 35 principi del Consiglio del Giuramento di Fedeltà che dovranno confermarlo al potere).
putin Mohammed bin SalmanPUTIN MOHAMMED BIN SALMAN

Il secondo segnale è il dissenso del principe Ahmed bin AbdulAziz, 76 anni, fratello di Re Salman. Il 3 settembre a Londra, mentre entrava nella sede dell' ambasciata, si è fermato a parlare con alcuni manifestanti yemeniti che gridavano slogan contro la famiglia reale. Ha detto loro che gli slogan dovrebbero rivolgersi contro chi governa, suo fratello e suo nipote: in un filmato si sente bene mentre esprime questo concetto.

MACRON BIN SALMANMACRON BIN SALMAN


Sempre a settembre su Twitter è nato l' hashtag in arabo #Ahmed_bin_AbdulAziz_re_dell' Arabia_Saudita. Il terzo segnale è che l' 82enne Re Salman ha deciso di gestire di persona il caso Khashoggi: secondo la Reuters ne era stato tenuto all' oscuro dal figlio, ma dopo le reazioni internazionali ha inviato in Turchia il suo più fidato consigliere, il principe Khaled Al Faisal: una prima esautorazione di Mbs.

Poi è stata avviata l' inchiesta che ha condotto alle ammissioni di ieri. Ma fa riflettere anche che re Salman abbia promesso una riforma dei servizi di intelligence, guidata da suo figlio Mohammad, sottolineando così l' intenzione di proteggerlo.
(Ha collaborato Farid Adly)

Fonte: qui