9 dicembre forconi: vincolo di mandato
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venerdì 28 dicembre 2018

DISSIDENTI M5S: “IL VINCOLO DI MANDATO È FASCISMO”

LA BATTAGLIA DEI “DISSIDENTI” 5 STELLE CONTRO LA MODIFICA DELLA COSTITUZIONE E LO STRAPOTERE DELLA LEGA 
LA GRILLINA PAOLA NUGNES: “SONO ALLIBITA A LEGGERE CERTE COSE ANTIDEMOCRATICHE DA CHI SOSTENEVA UN MOVIMENTO CHE DICEVA UNO VALE UNO, MAI NESSUN CAPO E DEMOCRAZIA LIQUIDA…”

nugnesNUGNES
Due battaglie su tutte: il vincolo di mandato e la riforma delle autonomie. I gruppuscoli della dissidenza dentro i 5 Stelle si preparano alla battaglia d'inverno. E se il decreto Sicurezza e la manovra sono state ingoiate ma non digerite, con più di un parlamentare che si è turato il naso per votare, i prossimi appuntamenti potrebbero diventare decisivi per decidere non solo le sorti dei dissidenti, tra espulsioni e dimissioni, ma anche quelle della maggioranza.

Per ora solo pochi parlamentari osano dire la loro, se non proprio alzare la voce. Ma nel corpaccione del gruppo si nasconde un malessere che nasce da motivi diversi e finisce per convergere verso il vero punto del contendere, cioè la presunta subalternità del Movimento alla Lega e ai suoi temi fondanti. Lo strapotere mediatico di Matteo Salvini è difficile da arginare e il calo di credibilità nei sondaggi di Luigi Di Maio si spiega anche con una difficoltà a tenere testa all' iperattivismo di Salvini, politico consumato.
nugnes di maioNUGNES DI MAIO

La minoranza del Movimento proverà a fare leva anche su questo disagio per provare a scardinare gli equilibri dettati dai vertici. A favorire un aumento della conflittualità sarà anche la nuova situazione che si verrà a creare, ovvero la campagna elettorale per le Europee che vedrà, giocoforza, i due alleati di governo fare politica su due sponde diverse. Il primo tema all' ordine del giorno è la richiesta di abolizione dell' assenza del vincolo di mandato.

Ed è un tema identitario del Movimento, che da anni combatte i «voltagabbana» e i «cambi di casacca». L'assenza del vincolo di mandato è prevista dalla Costituzione: secondo l' articolo 67, «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

gregorio de falco paola nugnesGREGORIO DE FALCO PAOLA NUGNES
Risponde, cioè, solo a chi lo ha eletto e alla sua coscienza e non alle direttive del partito.
Una norma che vuole garantire ampi margini di libertà al parlamento e ridurre i rischi di autoritarismo. Ma per i 5 Stelle è la responsabile prima del trasformismo parlamentare, vizio che affligge l'Italia da decenni.

La minoranza non ci sta e attacca. Con Paola Nugnes, che in un post su Facebook è perentoria: «Il vincolo di mandato è fascismo!». E aggiunge: «Sono allibita a leggere certe cose antidemocratiche da chi sosteneva un movimento che diceva uno vale uno, mai nessun capo e democrazia liquida».

gregorio de falco in senato per la votazione del dl sicurezzaGREGORIO DE FALCO IN SENATO PER LA VOTAZIONE DEL DL SICUREZZA
Elena Fattori aggiunge: «In Senato è già stato introdotto un regolamento che impedisce i cambi di casacca e il programma con il quale ci siamo candidati prevedeva l' estensione alla Camera di tale regolamento e non la modifica della Costituzione». Programma che sostiene ironicamente di possedere nella sua ultima versione, «gelosamente rilegato e senza modifiche di manine dell' ultima ora».

Intanto il senatore Gregorio De Falco, che si è astenuto sul voto di fiducia del maxi emendamento della manovra, mette in luce, sulla scorta del «vergognoso episodio di razzismo» avvenuto contro il calciatore Koulibaly, «il clima d' odio razzistico che si manifesta nel nostro Paese in questo momento storico». De Falco chiede una netta dissociazione da questo clima, «a partire dai rappresentanti delle istituzioni». Ogni riferimento al ministro dell' Interno, il leghista Matteo Salvini, non è puramente casuale.

Fonte: qui

venerdì 18 maggio 2018

Il M5S in affanno al Senato allenta il pugno duro coi suoi

I numeri esigui dell'asse giallo-verde impongono cambi di linea: stop all'intransigenza e alle espulsioni facili
I parlamentari sono obbligati «a votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del Movimento 5 Stelle».
Pena, ovviamente, l'espulsione e una multa salatissima da versare a Rousseau. Ma la stagione del rigore, dell'intolleranza zero per i dissidenti, della caccia ai ribelli che era stata messa nero su bianco a dicembre, alla vigilia del voto, nel nuovo codice etico dei cinque stelle, nasce azzoppata ancor prima di iniziare. Questione di numeri. E di real politik. Le norme del decalogo etico, con espulsioni facili per chi non rispetta la linea, rischiano di ritorcersi contro un movimento per il quale, ora che sta per entrare a Palazzo Chigi, la priorità più che la difesa della pura razza grillina è tenere il timone della maggioranza. Con un occhio al pallottoliere, soprattutto al Senato, dove i numeri risicati rischiano di far scricchiolare la fragile alleanza giallo-verde, composta da un pattuglione di 167 tra leghisti e pentastellati, a soli sei voti di scarto rispetto alla soglia di sicurezza di 161.
Per essere sicuro di tenere il proprio gruppo ed evitare emorragie di deputati e senatori, il Movimento potrebbe vedersi costretto a chiudere più di un occhio sui paletti disciplinari imposti dal regolamento interno. 
Uno scenario plausibile se si guarda a cosa è accaduto nella scorsa legislatura, quando il M5s si è perso per strada il 35 per cento degli eletti, tra sospesi, espulsi, ed emigrati spontanei passati al Misto o ad altri lidi. Anche per questo contro i cambi di casacca è stata introdotta la multa da 100mila euro. 
Ma si tratterebbe di una sanzione incostituzionale secondo i più, perché viola l'articolo 67 della nostra Carta che sancisce l'assenza del vincolo di mandato.
Al di là delle carte bollate, i vertici, dai probiviri al capo politico, ci penseranno due volte prima di sospendere o espellere gli «indisciplinati», visto che negli ultimi cinque anni il repulisti è costato un saldo negativo di oltre la metà dei componenti del gruppo a Palazzo Madama: erano partiti in 35, alla fine ne erano rimasti 19. A Montecitorio, il gruppo ne ha persi 21. In tutto una quarantina i grillini persi sotto la scure di un rigorismo che il movimento non potrà permettersi, almeno in questa prima fase. Tanto che per compensare eventuali emorragie, dal nuovo codice etico, oltre a far sparire il divieto di alleanze con altri partiti, che avrebbe impedito quella attuale con il Carroccio, era stato tolto anche il veto sull'ingresso di nuovi parlamentari provenienti da gruppi diversi.
Certezze però, non ve ne sono. Già con gli impresentabili, tra ex massoni, indagati e furbetti dei rimborsi, candidati per sbaglio e poi eletti, il Movimento ha perso otto parlamentari, anche se loro hanno giurato comunque fedeltà a Di Maio. Il documento che era stato fatto loro firmare, con le dimissioni anticipate, si è rivelato carta straccia, così come potrebbe accadere per il deterrente della multa ai dissidenti. Di qui la necessità di non provocare fuoriuscite dai gruppi. Ne va della maggioranza. E della tenuta del governo.
Fonte: qui