9 dicembre forconi: Campania
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martedì 13 novembre 2018

LUIGINO È DIVENTATO PUBBLICISTA CON LA TESTATA DI POMIGLIANO “IL PAESE FUTURO”?

IL POLVERONE SU TWITTER SCATENATO DA RICCARDO PUGLISI E PIETRO PERONE 
L’ALLORA DIRETTORE NEGA: “NON ERA TRA I NOSTRI COLLABORATORI” 
GLI ARTICOLI CHE SCRIVEVA ALL'EPOCA: FAVOREVOLE AI FINANZIAMENTI PUBBLICI, ESALTAVA L’ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI E CONTRO “L’AMARCORD” DEL POSTO FISSO

Quando Di Maio, giornalista, si vantava di ricevere «finanzimenti pubblici»
Francesco Oggiano per www.vanityfair.it

quando di maio definiva amarcord il posto fissoQUANDO DI MAIO DEFINIVA AMARCORD IL POSTO FISSO
Anche Luigi Di Maio è stato uno «sciacallo». Per pochi anni e soltanto su un paio di giornali. Il vicepremier che oggi attacca i giornalisti italiani ha cominciato la sua attività giornalistica scrivendo per Il Paese futuro, settimanale di Pomigliano d’arco. Tanto gli è bastato per chiedere e ottenere il tesserino da pubblicista dall’Ordine dei giornalisti della Campania.
Lo stesso Ordine che ora ha avviato un’azione disciplinare in seguito alle sue parole contro la stampa italiana, accusata (in modo generico) di aver «infangato» la sua collega di partito Virginia Raggi.
Ma è stato in un’altra testata che il futuro ministro per lo Sviluppo si è formato giornalisticamente. È il 2006. Il 20enne Di Maio studia all’Università Federico II di Napoli. Dopo un primo anno a Ingegneria, si è trasferito alla facoltà di Giurisprudenza. E qui, tra un esame e l’altro, inizia a coltivare la sua passione per l’attivismo.
quando di maio era a favore dei finanziamenti pubblici all'editoriaQUANDO DI MAIO ERA A FAVORE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI ALL'EDITORIA
Assieme a un collega di facoltà fonda Studentigiurisprudenza.it, un’associazione di studenti apartitica e senza fini di lucro che vuole informare su quello che avviene nell’ateneo e condurre battaglie per il diritto allo studio.
LA FONDAZIONE DEL MAGAZINE NEL 2006
La prima iniziativa del combattivo Di Maio è di comunicazione: crea l’omonima pagina Facebook e un periodico: Studentigiurisprudenza.it magazine, bollettino d’informazione universitaria, si chiama, e vuole diventare «il punto di riferimento principale per l’informazione universitaria».
Il primo numero esce a novembre 2006: quattro pagine, meno di 300 copie, stampate con una fotocopiatrice e grazie alle donazioni degli stessi studenti.

luigi di maio consigliere di facolta'LUIGI DI MAIO CONSIGLIERE DI FACOLTA'
Il giovane Di Maio, direttore dell’associazione, firma com’è naturale l’articolo di apertura, dal titolo: «Nuovo ordinamento 1+4: tutte le risposte». Il futuro leader dei 5 Stelle spiega il nuovo ordinamento, con un attacco ancora non fluidissimo: «Il nuovo ordinamento didattico, ribattezzato “1+4”, entra in vigore per la prima volta da quarto anno accademico e si connota per diversi accorgimenti che tendono ad agevolare l’iter didattico dello studente, cercando di eliminare quei ritmi frenetici di studio oramai una caratteristica del vecchio “3+2″».
GLI ARTICOLI DI DI MAIO
Nel secondo numero, pubblicato il mese successivo, Di Maio annuncia trionfante sul magazine un successo dell’associazione che pubblica il magazine: «Risolto il problema degli appelli a gennaio», è il titolo. Svolgimento: «Dopo una concreta campagna di dialogo intavolata dagli studenti con la Presidenza di Facoltà […] è stato svelato il mistero relativo alla possibilità di sostenere gli esami del secondo semestre nelle sessioni di gennaio febbraio e marzo». Conclusione: «Nonostante la conquista ottenuta, l’associazione continuerà a tenere alta l’attenzione sulla problematica in oggetto».
CONTRO L’«AMARCORD» DEL POSTO FISSO
DI MAIO NO TAVDI MAIO NO TAV
Col passare dei mesi sia il giornale che Di Maio continuano a crescere. Il primo ingrossa le sue fila. Affronta argomenti propriamente universitari, ma si occupa anche di tematiche nazionali: le Unioni civili allora in discussione in Parlamento, l’Aids, il bullismo e persino la macroeconomia.
Il secondo apre a Pomigliano il Meetup degli Amici di Beppe Grillo, diventa Consigliere di Facoltà e Presidente del Consiglio degli Studenti. Annuncia la candidatura con un’editoriale pubblicato in prima pagina, dal titolo «Partecipo ergo sum»: «La Democrazia è un principio non assodato ma che necessita di essere affermato e sorvegliato giorno per giorno.
Qual è la maniera migliore se non attivarsi in prima persona per rappresentare e assicurare gli interessi della collettività studentesca?». La democrazia partecipativa, otto anni prima. In seguito all’elezione, Di Maio lascia la direzione dell’associazione e assume la veste di associato. Ma non smette di scrivere.
E infatti, eccolo discettare di un «vero mercato liberale che manca in Italia». «In Italia non abbiamo mai assimilato il concetto di flessibilità», attacca, dichiarando sorpassato il posto fisso: «Lo stesso ‘“amarcord” di Tremonti (allora ministro dell’Economia, ndr) sul posto fisso, ne è la dimostrazione lampante».
«ALITALIA? VA VENDUTA AI FRANCESI»
Quindi, affronta il capitolo delle nazionalizzazioni: «La recente classe politica ha continuato a “drogare” il nostro mercato con incentivi alle aziende (sedicenti) in crisi e con “la nazionalizzazione” delle aziende fallite».
E fa l’esempio di Alitalia, l’azienda allora «salvata» dalla cordata Cai per volere del Governo Berlusconi: «In una normale economia liberale sarebbe stata acquistata dal miglior offerente (Air France), invece è stata salvata con fondi statali e poi fatta sembrare “l’operazione finanziaria di una cordata di imprenditori”». Così scriveva il Ministro che oggi prospetta una parziale nazionalizzazione di Alitalia con l’ingresso delle Ferrovie dello Stato e del Ministero delle Finanze, e si appella perché il vettore «resti dello Stato italiano».
GLI AIUTI DALL’UNIVERSITA’
Ma il tempo passa per tutti e con esso convinzioni che un tempo si credevano eterne. E così, l’uomo che oggi si scaglia legittimamente contro i finanziamenti pubblici all’editoria, otto anni fa si vantava di ricevere egli stesso finanziamenti in qualche modo pubblici. L’annuncio lo fa lui stesso nel numero di ottobre 2010.
Quattro anni dopo l’inizio dell’avventura di Studentigiurisprudenza.it, Di Maio firma un editoriale in cui elenca i successi ottenuti: «Siamo il primo giornale della Facoltà di Giurisprudenza per numeri e per persone in redazione. Il nostro sito ha superato il milione di accessi.». Quindi, l’annuncio orgoglioso: «L’Ateneo Federico II l’anno scorso ha deciso di finanziare il nostro progetto permettendoci di superare le 15 mila copie stampate».
Il magazine, di fatto un organo di propaganda di un’associazione di studenti, viene aiutato finanziariamente dall’Università. Un aiuto normale, e anzi lodevole da parte dell’ateneo, che ogni anno «mette a disposizione un fondo destinato a finanziare iniziative e attività culturali e sociali proposte da gruppi di studenti e associazioni studentesche» e investe soldi per garantire la pluralità di voci. Ma forse un’aberrazione per il Di Maio di oggi e per i grillini, che vogliono eliminare quasi tutti gli aiuti di Stato all’editoria.
«Libertà di informazione significa che un giornale dipende non dai soldi che gli dà la politica, ma dai soldi che fa vendendo il giornale», dice oggi Di Maio. Che di Studentigiurisprudenza.it non ha mai venduto una copia. Ma ha preso i soldi dell’Università che gli ha «permesso» di superare le 15 mila copie.

«Luigi Di Maio non ha preso il tesserino con Il Paese Futuro»
Gianmichele Laino per www.giornalettismo.com

account twitter di paese futuro seguito da luigi di maioACCOUNT TWITTER DI PAESE FUTURO SEGUITO DA LUIGI DI MAIO
La storia ha origine nelle parole del vicepremier Luigi Di Maio contro i giornalisti (definiti ‘infami’ o ‘infimi’ dopo l’assoluzione di Virginia Raggi) e nella sua stessa appartenenza all’Ordine dei Giornalisti – elenco pubblicisti – datata addirittura 4 ottobre 2007, quando quello che sarebbe diventato il leader politico del Movimento 5 Stelle aveva soltanto 21 anni. Una questione che si intreccia con la storia di un’altra testata, che ormai non esiste più, e che si chiama Il Paese Futuro.
Paese Futuro, la testata di Pomigliano d’Arco: ma c’entra con Di Maio?
Si tratta di un quotidiano stampato e diffuso gratuitamente a Pomigliano d’Arco, che aveva anche un sito internet (ilpaesefuturo.it). Ormai, questa testata non esiste più da almeno 5 anni e il suo portale web non risulta più attivo: l’ultimo tweet risale al 2013, al suo posto – nella sede e al numero di telefono che erano stati indicati come riferimento per i contatti – ora c’è l’Hotel Fortuna. Negli archivi del web – che possono essere consultati da chiunque -, però, si trova qualche traccia.
l'organigramma di paese futuroL'ORGANIGRAMMA DI PAESE FUTURO
Come, ad esempio, la lista delle persone che facevano parte della redazione della testata locale – che si occupava di tutte le vicende di cronaca, politiche, addirittura sportive di quella parte della regione Campania – nello stesso periodo in cui Di Maio prendeva il tesserino da pubblicista.
Oltre, ovviamente, ad alcuni articoli, nessuno dei quali a firma del leader del M5S. Per ottenere il tesserino da pubblicista, lo si ricorda, l’aspirante giornalista deve scrivere una serie di articoli (almeno 70) per un periodo di tempo continuato (due anni) con una o più testate e deve essere retribuito per questo motivo.
«Di Maio non ha mai scritto per Paese Futuro»
Nel 2017, un articolo de Il Giornale riporta il nome della testata presso la quale Di Maio ha lavorato per ottenere il tesserino. E si cita proprio Il Paese Futuro. Questa circostanza è stata ricordata su Twitter anche dagli account di Riccardo Puglisi e di Pietro Perone. Nel 2007, il direttore della pubblicazione era Francesco Di Rienzo, originario di Capracotta, attualmente responsabile dell’ufficio stampa di una delle più importanti società italiane nel settore dei beni culturali. «Avevamo diversi collaboratori in quegli anni – dichiara a Giornalettismo -, ma Luigi Di Maio non era tra questi. Avevamo circa una decina di ragazzi che iniziavano il loro periodo di lavoro al giornale, poi lo interrompevano, poi ne subentravano di nuovi. Ma da alcune verifiche che ho fatto con i miei collaboratori dell’epoca, posso affermare che Di Maio non faceva parte della nostra redazione».
Il sospetto che Di Maio potesse aver scritto per la testata era stato rafforzato dal fatto che, tra i pochissimi followers che conta l’account Twitter de Il Paese Futuro (122), ci fosse anche il vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Ma a quanto pare, la storia sta prendendo tutta un’altra direzione.
Le strade di Di Maio e de Il Paese Futuro si sono, infatti, incrociate raramente. Anna Paola Bove ha ricoperto ruoli di responsabilità nel giornale (che era una free-press) dal 2004 al 2013, dalla sua nascita alla sua fine. «A meno che non abbia una vera e propria amnesia, io non ricordo Di Maio qui – ha affermato ai nostri microfoni -. Non ha preso il tesserino con noi, né ha mai scritto un articolo. Certo, è stato intervistato dai nostri redattori perché lui, insieme a Dario De Falco (nello staff ministeriale di Di Maio, ndr), è sempre stato molto impegnato sul territorio».
Di Maio spieghi come ha ottenuto il tesserino da pubblicista
riccardo puglisiRICCARDO PUGLISI
Di Maio, stando alle fonti consultate, potrebbe aver conseguito il tesserino da giornalista in un’altra testata online, che però, non ci è stata al momento rivelata. D’altronde, altri suoi ex colleghi – che hanno scritto per la testata Il Paese Futuro – ci hanno confermato di non aver mai incrociato Luigi Di Maio all’interno della redazione di Pomigliano D’Arco e lo stesso dicasi per alcuni collaboratori occasionali, come un ex assessore comunale in quota DS al comune del Napoletano.
Resta dunque avvolto nel mistero, almeno per il momento, il percorso che ha portato Di Maio a ottenere il tesserino da pubblicista. Nel 2007 le testate online non erano particolarmente diffuse, a maggior ragione a livello locale: si parlava di blog e non di vere e proprie testate registrate presso un tribunale. Ora sta al vicepremier chiarire il suo percorso, dichiarando il nome della testata che gli ha permesso di acquisire il tesserino, esibendo gli articoli e le ricevute di pagamento degli stessi. Operazione che sembra quantomai opportuna in questo particolare momento storico, dopo le sue dichiarazioni sulla stampa italiana.
GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER “LA PROVINCIA ONLINE”
Dal profilo Facebook di Domenico Di Sanzo (giornalista de “il Giornale”)

gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online'GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE'
Qualcuno si sta chiedendo dove fossero gli articoli scritti da Luigi Di Maio per diventare pubblicista. Cercando sul web se ne possono trovare alcuni del periodo in cui il vicepremier collaborava con il periodico della provincia di Napoli "La Provincia Online".
gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 3GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE'
Grosso modo fino a quando è stato eletto alla Camera dei Deputati. Immettendo in questo link http://old.laprovinciaonline.info/ le chiavi di ricerca col nome e il cognome se ne possono trovare alcuni, tra cui uno in cui si esalta il modello di accoglienza dei rifugiati libici a Pomigliano d'Arco. E secondo la sua ex direttrice Gabriella Bellini si trattava di "un giovane bravo, puntuale e preciso, sempre sorridente ed affettuoso"
gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 1GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE' gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 2GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER 'LA PROVINCIA ONLINE' 

domenica 11 marzo 2018

“LA SANITA’ IN CAMPANIA FUNZIONA MALE”


E L'ONCOLOGO DI NAPOLI VA A CURARSI IL CANCRO ALLA PROSTATA A MILANO 

IL MEDICO DEL "PASCALE" ORA RISCHIA UNA SANZIONE DISCIPLINARE DAI SUOI DIRIGENTI, MA C' È CHI LO DIFENDE:
“HA MESSO IL DITO NELLA PIAGA, QUI CI SONO MOLTI PROBLEMI”

Roberto Russo per il Corriere della Sera

Ha scoperto di essere stato colpito da un cancro alla prostata e, dopo averci pensato su, Antonio Marfella, 60 anni, oncologo all' Istituto tumori Pascale di Napoli, ha deciso di prenotare l' intervento con il robot all' Istituto europeo di oncologia di Milano, preferendo emigrare piuttosto che farsi curare nell' ospedale in cui lavora da quarant' anni.

Una scelta dolorosa, «dettata non dalla sfiducia verso i miei colleghi che sono bravissimi - ha chiarito - ma perché in Campania i troppi problemi organizzativi ostacolano l' assistenza». Lo ha spiegato ieri in un' intervista al Corriere del Mezzogiorno .

Marfella, studioso noto anche per le sue battaglie sulla Terra dei fuochi, l' anno scorso è stato insignito dal presidente Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica. Ora però potrebbe rischiare sanzioni disciplinari dai suoi capi. «La sanità regionale funziona male» si è sfogato. Le linee guida internazionali prevedono che l' intervento alla prostata con il robot vada eseguito da strutture che ne effettuino almeno 250 l' anno. «Invece nell' intero Mezzogiorno - ha svelato - non esiste alcun ospedale, Pascale compreso, che superi cento interventi l' anno di prostectomia con il robot. Così per il paziente aumentano le probabilità di diventare impotente». Da qui i dubbi e poi la decisione di prenotare l' intervento a Milano.

antonio marfellaANTONIO MARFELLA
L' intervista ha creato parecchia irritazione tra i camici bianchi del Pascale. Non commenta la direttrice sanitaria Rosa Martino. Ma alcuni colleghi dell' oncologo, in una chat interna, avrebbero adoperato parole forti contro la sua decisione di parlare con il Corriere del Mezzogiorno .

Lui ieri non è andato al lavoro perché aveva impegni fuori Napoli. Chi lo ha sentito al telefono lo descrive molto abbattuto. «Forse ho sbagliato a parlare della mia vicenda» si sarebbe confidato, non escludendo addirittura di dimettersi. Dal Pascale intanto sottolineano che il robot Da Vinci per curare i tumori alla prostata è attivo dal 2013 con una media di 120 interventi l' anno e che le liste d' attesa a urologia sono state ridotte da 150 giorni a 28. Non tutti però giudicano fuori luogo la decisione di Marfella. Un sindacalista che vuole restare anonimo spiega: «Ha messo il dito nella piaga. I problemi organizzativi restano pesanti».

Antonio MarfellaANTONIO MARFELLA
E mentre in Campania scoppia la polemica politica con un' interrogazione dei 5 Stelle al governatore Vincenzo De Luca e al commissario ad acta per il rientro dal disavanzo sanitario, a difendere la buona reputazione del Pascale interviene Maria Triassi, docente universitaria di Igiene e presidente dell' Organismo indipendente di valutazione del Pascale. «È vero che in regione ci sono spesso problemi organizzativi che riguardano soprattutto il percorso iniziale delle cure. La qualità assistenziale del Pascale è comunque fuori discussione, è un centro di alta specializzazione e non merita di essere dipinto negativamente, a volte qui ci mandano anche pazienti dal Nord».

Fonte: qui

sabato 21 ottobre 2017

NEL SOTTOSUOLO DELLA SUPER STAZIONE TAV DI AFRAGOLA SONO STATI RITROVATI RIFIUTI TOSSICI CHE LAMBISCONO LE FALDE ACQUIFERE

LE INDAGINI POTREBBERO ASSUMERE LE PROPORZIONI DI DISASTRO AMBIENTALE
Fabio Postiglione per www.corriere.it

I CAROTAGGI ALLA STAZIONE TAV DI AFRAGOLAI CAROTAGGI ALLA STAZIONE TAV DI AFRAGOLA
Chi scava trova e alla fine la «monnezza» è salita a galla. Il tempo delle illazioni è finito: sotto la Tav di Afragola ci sono rifiuti “tombati”. Nel terreno sul quale si poggia imponente l’opera architettonica più importante degli ultimi anni realizzata nel Mezzogiorno e costata oltre 100 milioni di euro, sono state trovate scorie tossiche che lambiscono finanche la falda acquifera.

Adesso si procederà ad altri scavi per cercare di arrivare fino all’acqua, quella che irriga i campi coltivati a broccoli e cavoli, che abbevera migliaia di persone e che scorre con la forza di un fiume sotto i treni dell’Alta velocità che da Milano frecciano verso Napoli e si fermano nella «Porta del Sud».

la nuova stazione di afragolaLA NUOVA STAZIONE DI AFRAGOLA
Nulla sarà lasciato al caso e per questo saranno disposti anche esami sulla contaminazione da agenti esterni della falda che potrebbe essere inquinata, ma la cautela è d’obbligo. I carabinieri della Forestale, coordinati dal generale Sergio Costa, hanno delegato le operazioni al Nucleo investigativo del capitano Rosa Codella, che in queste ore è impegnata con i suoi uomini alle trivellazioni disposte dalla Procura di Napoli Nord per una indagine che potrebbe assumere le proporzioni di un disastro ambientale.

Un’inchiesta che prende una strada ben precisa e punta innanzitutto ad individuare quanti rifiuti siano stati occultati sotto le fondamenta di una parte della stazione progettata dall’architetto Zaha Hadid, ma soprattutto la natura e quindi la pericolosità di quegli scarti. Ieri è stata completata la quinta trivellazione arrivata fino a tredici metri di profondità, a lambire per l’appunto la falda acquifera.

la nuova stazione di afragola 9LA NUOVA STAZIONE DI AFRAGOLA 
Secondo i calcoli dei geologi e le loro proiezioni morfologiche del territorio è necessario ancora un altro foro che sarà praticato questa mattina in un altro punto del parcheggio finito in parte sotto sequestro su ordine del pm Giovanni Corona, coordinato dal procuratore aggiunto Domenico Airoma e dal procuratore capo Francesco Greco.

Dopodiché il lavoro si concluderà con le analisi chimiche di quanto raccolto e gli scenari, purtroppo, sono tutti aperti. Anche perché non è finita qui. C’è un’indagine parallela che nasce proprio da quella sulla Tav e quasi «per caso».

la nuova stazione di afragola 8LA NUOVA STAZIONE DI AFRAGOLA 
Nelle ispezioni della Forestale lungo le vie che costeggiano la stazione e che, come aveva documentato il Corriere del Mezzogiorno, erano e sono ancora piene di rifiuti di ogni genere, furono sorprese alcune persone che rimuovevano lastre di amianto. Facevano parte di «Campania Ambiente», la società in house di Palazzo Santa Lucia addetta alla raccolta di rifiuti abbandonati lungo le strade.

Secondo la Procura di Napoli Nord quella società non aveva strumenti, autorizzazioni e siti per bonificare quell’area inquinata, così ieri gli stessi uomini che si stanno occupando delle trivellazioni hanno perquisito la sede dell’azienda e gli uffici del settore ambiente del comune di Afragola, sequestrato un campo pieno di lastre di amianto e un sito di stoccaggio a San Cipriano d’Aversa.

la nuova stazione di afragola 4LA NUOVA STAZIONE DI AFRAGOLA 
Traffico illecito di rifiuti è l’ipotesi di reato contestata dai pm e per ora non ci sono indagati. Si sospetta che oltre allo smaltimento irregolare di scorie ci sia stato uno sperpero di milioni di euro destinati dalla regione Campania a società che si occupano delle bonifiche di comuni della Terra dei Fuochi. Oltre il danno, la beffa.

Fonte: qui

lunedì 25 settembre 2017

UN DOSSIER INEDITO DEL MINISTERO DELLA SALUTE SVELA UN BUCO DA 1,5 MILIARDI DI EURO

RECORD DI PERDITE PER LA CAMPANIA CON OLTRE 350 MILIONI, A SEGUIRE LAZIO E SICILIA 

BILANCI RIPIANATI GRAZIE ALL'AUMENTO DELLE TASSE E AL TAGLIO DI SERVIZI E PERSONALE 

Paolo Russo per la Stampa

OSPEDALIOSPEDALI
«Il bilancio della sanità è in attivo di 312 milioni». Così, solo tre mesi fa, la Corte dei Conti annunciava per Asl e ospedali la fine dei conti in rosso dopo anni di spending review. Ma un documento top secret del ministero della Salute svela ora che solo nelle aziende ospedaliere italiane c' è un buco da un miliardo e mezzo, ripartito tra 42 nosocomi dei 100 sparsi lungo lo Stivale. Mentre altri 9 hanno i conti in ordine ma non garantiscono i livelli essenziali di assistenza.

ospedaleOSPEDALE
Le perdite sono state quantificate valutando entrate da una parte e valore delle prestazioni sanitarie fornite dall' altra, senza conteggiare quei contributi regionali che spesso finiscono per nascondere i deficit sotto il tappeto. In pratica ripiani a pie' di lista, che finiamo per pagare noi attraverso l' aumento delle tasse locali e il degrado dei nostri ospedali. Il tasso di obsolescenza delle strutture, dice l' ultimo rapporto Oasi della Bocconi tanto per dire, è del 29%, mentre quello dei macchinari come Tac e risonanze, è addirittura del 74%.

ospedaleOSPEDALE
Il record delle perdite ce l' ha la Campania, con oltre 350 milioni, 102 dei quali del solo Cardarelli di Napoli. Segue poi a ruota il Lazio, dove il buco è di 257 milioni, 77 dei quali attribuibili all' ospedalone romano San Camillo-Forlanini. Al terzo posto della classifica si piazza la Sicilia, con 231 milioni. In pratica tre sole regioni generano ben oltre la metà del deficit ospedaliero nazionale. Segue poi la Lombardia con otto ospedali che sommano un rosso da 216 milioni. Al quinto posto il Piemonte con 163 milioni, tutti attribuiti alla Città della Salute di Torino.

lorenzinLORENZIN
Quantificazione che stride con i soli 15,8 milioni iscritti in bilancio con la matita rossa. Una forbice che la dice lunga sui diversi modi di valutare i conti tra Stato centrale e Regioni. La verità, secondo i tecnici della salute, è che nei bilanci ospedalieri si nascondono contributi regionali, come quelli sulle funzioni non tariffabili, tipo pronto soccorso, terapia intensiva e trapianti, che in molti casi non corrispondono al valore delle prestazioni erogate. E stesso discorso vale per le tariffe su ricoveri e interventi chirurgici, che variano sensibilmente da una regione all' altra.

OSPEDALE 1OSPEDALE 
Insomma, ripiani a pie' di lista non propriamente indolori per contribuenti e assistiti. I numeri parlano chiaro. In un decennio Asl e ospedali sono passati da una perdita di 5,7 miliardi a un attivo di quasi 400 milioni. Lotta agli sprechi, si dirà. Ma guarda caso nello stesso arco di tempo le addizionali regionali sull' Irpef hanno subito un' impennata del 59%, passando da un gettito di 7,4 miliardi a uno di 11,8, che ci è costato in media 158 euro a testa. Di più per chi abita in regioni in piano di rientro dai deficit sanitari.

ospedale cardarelliOSPEDALE CARDARELLI
Quindi il grosso della falla lo si è tamponato aumentando le tasse. Ma si è anche tirata la cinghia, risparmiando soprattutto su personale sanitario e farmaci, per i quali la spesa ha fatto il passo del gambero, diminuendo rispettivamente dell' 1,2 e del 5,5%. Riduzioni che qualche ricaduta sui livelli di assistenza avranno anche avuto se calcoliamo che a furia di non sostituire medici e infermieri che vanno in pensione oramai per le corsie si aggirano in maggioranza sanitari con i capelli bianchi, che faticano a sostenere lo stress di servizi come quelli di emergenza.

OSPEDALE SAN CAMILLOOSPEDALE SAN CAMILLO
Sui farmaci poi si saranno anche spuntati prezzi più favorevoli, ma è difficile immaginare che con le nuove super pillole, del valore medio di 100mila euro a terapia, qualche razionamento non ci sia stato, come mostra la vicenda dei farmaci anti epatite, inizialmente mutuabili solo per i malati più gravi. Questo non vuol dire però che sia finito il lavoro di taglio agli sprechi. Uno studio dell' Agenas, l' Agenzia per i servizi sanitari regionali, due anni fa ha messo a confronto quattro grandi ospedali, assimilabili anche per la complessità delle prestazioni offerte e, tra spese per riscaldamento, lavanderia e mensa che triplicano da un nosocomio e l' altro ed infornate di amministrativi mentre medici e infermieri scarseggiano, ha tracciato una mappa degli sprechi del valore di circa un miliardo.

intervento chirurgicoINTERVENTO CHIRURGICO
Per questo la titolare della salute, Beatrice Lorenzin, si è battuta per inserire una norma nella legge di stabilità del 2016, poi un po' annacquata in quella dello scorso anno, che obbligava i manager degli ospedali con un rosso pari almeno al 7% del loro bilancio (o a 7 milioni in valore assoluto) a predisporre piani di rientro triennali. Pena la perdita della poltrona di direttore generale. Solo due mesi fa, però, la Consulta ha accolto un ricorso della Regione Veneto, affermando che la norma in sé è legittima, ma che la quantificazione degli sfondamenti di spesa va accertata insieme alle Regioni. Di fatto uno stop che potrebbe portare brutte nuove per i tartassati del federalismo fiscale e sanitario.

Fonte: qui

sabato 16 settembre 2017

L’AUTO BLU DI DE LUCA (CON LUI A BORDO) TAMPONA UNA RAGAZZA IN SCOOTER A SALERNO

VICIENZ’, IL TERRORE DELLA STRADA - LA SUA VETTURA VIAGGIAVA CONTROMANO! 
IL M5S LO ACCUSA: “QUESTO PRESIDENTE SI CREDE AL DI SOPRA DELLA LEGGE: E’ UN PERICOLO PER LA CAMPANIA”

L’auto blu del governatore Vincenzo De Luca tampona uno scooter con a bordo una ragazza. La vettura viaggiava contromano in zona Carnine a Salerno, all’incrocio tra via Negri e via Lanzalone. E’ bastato pochissimo per l’incidente: lo scooter scurto che si ribalta, la ragazza finisce a terra e poi in ospedale. Per fortuna non è grave, ma è stata sottoposta ad accertamenti.

Il governatore era a bordo della vettura, guidata dal suo autista. Qualche anno fa, proprio su quella strada, De Luca fece apporre — rispetto al senso unico — un cartello con su scritto «eccetto forze di polizia». L’auto blu del governatore è guidata da un vigilie urbano: è da considerarsi auto delle forze di polizia?

vincenzo DE LUCAVINCENZO DE LUCA
«Da sempre denunciamo che questo presidente che si crede al di sopra della legge è un pericolo per la Campania — scrive Valeria Ciarambino (M5S, su suo profilo Facebook —. Oggi purtroppo ne abbiamo avuto l’ennesima prova, con una giovane che ha rischiato di rimanere uccisa dall’auto di De Luca che percorreva una strada contromano. Chi rappresenta le istituzioni dovrebbe essere un esempio inappuntabile di rispetto della legalità.

E invece in Campania siamo governati da chi si mette costantemente la legge e le istituzioni sotto i piedi. Oggi purtroppo il disprezzo per la legge di quest’uomo arrogante e senza etica ha portato una ragazza in ospedale. Non è la prima volta che il presidente non rispetta il codice della strada: già a febbraio 2015 Le Iene lo avevano beccato a percorrere un divieto d’accesso solo per risparmiare qualche minuto sul percorso verso casa. La misura è davvero colma: De Luca dimostra ogni giorno di più la sua indegnità. Speriamo che la ragazza investita possa rimettersi presto».

Fonte: qui
VINCENZO DE LUCAVINCENZO DE LUCA