9 dicembre forconi: Lazio
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giovedì 5 luglio 2018

PISANA, L'EX GOVERNATORE, STORACE, LITIGA CON L’EX SOCIO AL 'GIORNALE D’ITALIA', CADE E RIPORTA UNA FERITA AL SOPRACCIGLIO RICUCITA IN OSPEDALE

STORACE: "HO AVUTO UNA DISCUSSIONE MA 15 MINUTI PRIMA DELLA CADUTA. IL SANGUE NON È DOVUTO AL DIVERBIO…". 

Andrea Arzilli per il Corriere della Sera – Roma

La scena, immortalata martedì pomeriggio alla Pisana, fa impressione: una pozza di sangue nel corridoio principale del palazzo del Consiglio Regionale del Lazio. Il sangue appartiene a Francesco Storace - ex governatore nonché consigliere regionale fino allo scorso 4 marzo -, ed è finito sul pavimento bianco a causa di una ferita al sopracciglio, poi ricucita al Policlinico Gemelli, generata da una brutta caduta.

La notizia fa subito il giro del web e viene messa in relazione ad un incontro, e a una discussione avuta dallo stesso Storace con un suo ex collaboratore di quando era governatore del Lazio, Daniele Belli, che fino all' anno scorso è stato pure suo socio (al 50%) nel Giornale d' Italia, quotidiano che ieri ha chiuso i battenti. «Ho avuto una discussione, sì, ma un quarto d' ora prima dell' incidente: le due cose sono assolutamente scollegate», ha raccontato ieri Storace. «Per me non c' è stato nulla, sono dispiaciuto che lui si sia fatto male, spero guarisca prima possibile», anche Belli ha provato a chiudere la cosa.
storaceSTORACE

L'«incontro», però, c' è stato davvero e non è stato tiepido, come confermato da entrambe le parti. Storace si trovava alla Pisana, suo «regno» per una ventina d' anni, sia per salutare alcuni ex colleghi dopo la decisione di dire addio alla politica, sia per chiedere lumi su come far uscire il Giornale d' Italia, che dirigeva, dallo stato di crisi che l' ha portato alla chiusura (con numerose cause dei dipendenti in corso). Alcuni raccontano che Storace fosse diretto all' Ufficio di presidenza per capire se - attraverso il metodo usato già in passato: la vendita alla Regione degli spazi pubblicitari - il giornale potesse continuare a vivere. Così, mentre Storace percorreva a passo svelto il corridoio della Pisana, si sarebbe incrociato con Belli, e lì vecchie e ruggini si sarebbero trasformate in una discussione «piuttosto animata», dice chi ha assistito.

Scintille, un paio di battute al veleno, Belli avrebbe invitato l' ex governatore a «moderare i termini». Quindi il racconto della caduta, tra la ricostruzione di Storace, secondo cui lo scivolone «non è collegato, è successo dopo», e quella di alcuni testimoni che, invece, lo collocano negli istanti immediatamente successivi all' alterco. 

Come se l' ex governatore, non soddisfatto dello scambio con il suo ex collaboratore, avesse cercato di inseguire l' interlocutore inciampando e cadendo faccia terra: occhiali rotti e ferita aperta sulla fronte, appena sopra il sopracciglio. Eppure i due per anni sono stati in sintonia totale prima che questioni legate non solo al quotidiano lacerassero il rapporto.

Fonte: qui

sabato 12 maggio 2018

HAI CAPITO I BENETTON! VOLEVANO FARSI PAGARE DALLO STATO, PURE A CARO PREZZO, L’ESPROPRIO DEI TERRENI (LORO) PER ALLARGARE L’AEROPORTO DI FIUMICINO (SEMPRE LORO)

L’OPERAZIONE STOPPATA DA PALAZZO CHIGI E DALLA REGIONE LAZIO

Estratto dell’articolo di Daniele Martini per il Fatto Quotidiano

Espropri fiumicinoESPROPRI FIUMICINO
Si allungano nuvole nerissime sul raddoppio dell' aeroporto di Fiumicino nei terreni di proprietà dei Benetton che sono pure gestori dello scalo. La Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lazio hanno detto con due atti distinti che va bene così com' è la perimetrazione della Riserva naturale del litorale romano, voluta cinque anni fa dal ministero per l' Ambiente. Quella perimetrazione ampliava le zone cosiddette di tipo 1 soggette a tutela integrale dove per legge non può essere posato neanche un mattone, escludendo di conseguenza la possibilità che sui terreni della Riserva potessero essere asfaltate nuove piste, costruite stazioni, hotel, centri commerciali e negozi.

gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Forse su tutta la vicenda del raddoppio non cala definitivamente il sipario […]. In ogni caso il doppio pronunciamento di Palazzo Chigi e Regione Lazio diventa un ostacolo enorme sulla strada del progetto da 20 miliardi di euro per l' ampliamento dell' aeroporto nei circa 1.300 ettari della Riserva statale e della tenuta di Maccarese. Al momento quelle aree sono agricole e protette, ma in funzione del raddoppio verrebbero espropriate e ovviamente pagate a peso d' oro con soldi pubblici [… ].
fiumicinoFIUMICINO

La doppia bocciatura del raddoppio fa diventare sempre più interessante la proposta alternativa e molto più economica per Fiumicino (4 miliardi di euro circa invece di 20), avanzata dall' intraprendente Comitato Fuoripista. Gli esponenti di questa associazione non si oppongono alla necessità di aumentare la capacità dello scalo romano […]. Sostengono però che questo obiettivo fondamentale per Roma e l' Italia possa essere raggiunto utilizzando le aree disponibili nell' attuale sedime aeroportuale, senza andare a occupare i terreni pregiati della Riserva naturale statale […].

AEROPORTO FIUMICINOAEROPORTO FIUMICINO
I pronunciamenti della Presidenza del Consiglio e della Regione Lazio sul perimetro della Riserva sono stati innescati da un ricorso straordinario inoltrato nel 2014 al Presidente della Repubblica proprio dall' Enac. L' Ente dell' aviazione due anni prima aveva sottoscritto un contratto di programma con Adr che prevedeva un aumento delle tariffe aeroportuali (circa 12 euro a biglietto aereo) per finanziare il raddoppio dell' aeroporto da realizzare entro il 2044.

elisa grandeELISA GRANDE

L' operazione dava per scontato che l' ampliamento dello scalo potesse avvenire utilizzando i terreni di Maccarese dei Benetton […]. La nuova e più stringente perimetrazione della stessa Riserva voluta dal ministero dell' Ambiente ostacolava ulteriormente il progetto raddoppio, l' Enac si riteneva danneggiato e quindi si rivolgeva al Presidente della Repubblica chiedendo l' annullamento del decreto ministeriale.

Secondo la prassi il presidente si era rivolto al Consiglio di Stato che prima di decidere ha preferito che si esprimessero la Presidenza del Consiglio e la Regione Lazio. In tre pagine il Direttore regionale Vito Consoli ha "riconfermato la valenza ambientale delle aree" e riconosciuto "la correttezza della perimetrazione attuale", mentre per Palazzo Chigi si è pronunciata la consigliera Elisa Grande, capo del Dipartimento per la programmazione economica.

vito consoliVITO CONSOLI
Grande ha ritenuto il ricorso dell' Enac "infondato nel merito" e inoltre "del tutto inammissibile per carenza di interesse" in quanto il decreto ministeriale per la riperimetrazione "non appare lesivo della sfera giuridica" dello stesso ente […].

Fonte: qui

lunedì 30 aprile 2018

"COSÌ BUTTAI NEL CESSO LA COCAINA DI MARRAZZO"

IL CARABINIERE CARLO TAGLIENTE, UNO DEI QUATTRO MILITARI SOTTO PROCESSO PERCHÉ ACCUSATI DI AVERE ORDITO UN COMPLOTTO AI DANNI DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO: "VIDI MARRAZZO CON LA TRANS. ERA SCONVOLTO E CI PREGÒ DI NON PROCEDERE" 

“NON ABBIAMO SEQUESTRATO LA COCAINA PER UN GESTO DI COMPRENSIONE NEI SUOI CONFRONTI”

Maria Elena Vincenzi per La Repubblica - Roma

PIERO MARRAZZOPIERO MARRAZZO
Così il carabiniere Carlo Tagliente, uno dei quattro militari sotto processo perché accusati di avere ordito un complotto ai danni dell' allora presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, ha ripercorso gli istanti di quel blitz di ormai quasi nove anni fa.

natalie by gmt mezzelaniNATALIE BY GMT MEZZELANI





Era il 3 luglio del 2009, Tagliente, insieme al collega Luciano Simeone, entrò nell' appartamento in cui il governatore era in compagnia di una transessuale, Natali. Un seminterrato di pochi metri quadrati sulla Cassia, in via Gradoli. I due carabinieri, che avevano avuto la dritta da un loro collaboratore, il pusher Gianguarino Cafasso, filmarono l' accaduto e, secondo l' accusa, lo fecero con il preciso intento di ricattarlo: le evidenze investigative dimostrarono, infatti, nelle settimane successive svariati tentativi di commercializzazione di quel video che immortalava l' allora presidente della regione in compagnia di una trans e di un quantitativo ingente di polvere bianca. Addirittura, il gruppetto in divisa rifiutò una proposta di 400mila euro da un fotografo: secondo loro, era troppo bassa.
appartamento di brenda by gmt mezzelaniAPPARTAMENTO DI BRENDA BY GMT MEZZELANI

Simeone era già stato sentito dai giudici esattamente un anno fa, ieri è toccato a Tagliente.
cafasso by GMTCAFASSO BY GMT
«Marrazzo era sconvolto - ha affermato il carabiniere rispondendo alle domande del pm Edoardo De Santis - Ci ha chiesto, per favore, di non procedere. C' è stata un' opera di convincimento da parte dell' ex governatore e di Natali affinché evitassimo di procedere. Marrazzo chiedeva se ci fossero i giornalisti, fuori. Ci disse che aveva un ruolo, una famiglia e che se lo avessimo portato in caserma l' avremmo rovinato. Noi per paura e per comprensione, perché si trattava di una persona importante, decidemmo di non fare alcun verbale di denuncia. Abbiamo buttato la droga nel water davanti a lui». Ricostruendo le fasi di quella vicenda, Tagliente ha aggiunto: « Ho lasciato il mio numero di cellulare a Marrazzo, su sua richiesta. Lui ci diede un numero fisso, dicendo che avremmo dovuto contattarlo dopo qualche giorno. Probabilmente per far intendere che ci sarebbe stato riconoscente, in qualche modo. Tre giorni dopo - ha concluso il militare - contattammo quell' utenza ma rispose una segretaria. Lasciai di nuovo il mio numero di cellulare ma non venni ricontattato».
PIERO MARRAZZOPIERO MARRAZZO

carlo tagliente foto mezzelani gmtCARLO TAGLIENTE FOTO MEZZELANI GMT


Fonte: qui

mercoledì 4 ottobre 2017

SPESE PAZZE E DEMOCRATICHE: A GIUDIZIO 16 EX CONSIGILIERI DEL PD IN REGIONE LAZIO.

Esterino Montino
E PURE LA LOMBARDI, CANDIDATA M5S IN PECTORE ALLA REGIONE, COMMENTA: ‘DOPO MAFIA CAPITALE, AFFARI E SOLDI PUBBLICI SPERPERATI’

INCHIESTA SPESE:A GIUDIZIO 16 EX CONSIGLIERI PD LAZIO
 (ANSA) - Tutti a giudizio i 16 ex consiglieri regionali Pd del Lazio, tra cui l'ex capogruppo e attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino, coinvolti nell'inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai gruppo consiliari. Lo ha deciso il gup Alessandra Boffi accogliendo le richieste dei pm Alberto Pioletti e Laura Condemi. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono peculato, abuso d'ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e truffa.

Il processo comincerà il 22 gennaio davanti ai giudici dell'ottava sezione del tribunale. Il procedimento era stato avviato dalla procura di Rieti ed era arrivato a piazzale Clodio per competenza territoriale. Tra gli imputati Giancarlo Lucherini, Bruno Astorre, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia e Daniela Valentini, il deputato Marco Di Stefano ed Enzo Foschi. Le accuse fanno riferimento al periodo 2010-2013 e si riferiscono all'utilizzo dei fondi regionali anche per l'acquisto di servizi in realtà mai effettuati dalle società coinvolte, o comunque non riscontrati.
Roberta LombardiROBERTA LOMBARDI

INCHIESTA SPESE:LOMBARDI, DOPO MAFIA ROMA, AFFARI IN REGIONE
 (ANSA) - "Eccolo qui il Pd: dopo Roma e Mafia Capitale, gli affari del Pd arrivano anche in Regione Lazio". Così la deputata M5S, e candidata alle regionarie per la presidenza della Regione Lazio, commenta il rinvio a giudizio di 16 ex consiglieri regionali del Pd nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai gruppi consiliari. "E' la solita storia - sottolinea -: fondi pubblici, soldi nostri, spesi e sperperati dai partiti in modo illecito. I reati contestati sono peculato, abuso d'ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e truffa. Noi abbiamo la possibilità di mandarli a casa una volta per tutte. Non perdiamo quest'occasione! La Regione Lazio è, tra le altre cose, acqua, casa e sanità. Molto della nostra vita ogni giorno dipende dalla Regione, non possiamo lasciarla in mano a queste persone".

Fonte: qui

lunedì 25 settembre 2017

UN DOSSIER INEDITO DEL MINISTERO DELLA SALUTE SVELA UN BUCO DA 1,5 MILIARDI DI EURO

RECORD DI PERDITE PER LA CAMPANIA CON OLTRE 350 MILIONI, A SEGUIRE LAZIO E SICILIA 

BILANCI RIPIANATI GRAZIE ALL'AUMENTO DELLE TASSE E AL TAGLIO DI SERVIZI E PERSONALE 

Paolo Russo per la Stampa

OSPEDALIOSPEDALI
«Il bilancio della sanità è in attivo di 312 milioni». Così, solo tre mesi fa, la Corte dei Conti annunciava per Asl e ospedali la fine dei conti in rosso dopo anni di spending review. Ma un documento top secret del ministero della Salute svela ora che solo nelle aziende ospedaliere italiane c' è un buco da un miliardo e mezzo, ripartito tra 42 nosocomi dei 100 sparsi lungo lo Stivale. Mentre altri 9 hanno i conti in ordine ma non garantiscono i livelli essenziali di assistenza.

ospedaleOSPEDALE
Le perdite sono state quantificate valutando entrate da una parte e valore delle prestazioni sanitarie fornite dall' altra, senza conteggiare quei contributi regionali che spesso finiscono per nascondere i deficit sotto il tappeto. In pratica ripiani a pie' di lista, che finiamo per pagare noi attraverso l' aumento delle tasse locali e il degrado dei nostri ospedali. Il tasso di obsolescenza delle strutture, dice l' ultimo rapporto Oasi della Bocconi tanto per dire, è del 29%, mentre quello dei macchinari come Tac e risonanze, è addirittura del 74%.

ospedaleOSPEDALE
Il record delle perdite ce l' ha la Campania, con oltre 350 milioni, 102 dei quali del solo Cardarelli di Napoli. Segue poi a ruota il Lazio, dove il buco è di 257 milioni, 77 dei quali attribuibili all' ospedalone romano San Camillo-Forlanini. Al terzo posto della classifica si piazza la Sicilia, con 231 milioni. In pratica tre sole regioni generano ben oltre la metà del deficit ospedaliero nazionale. Segue poi la Lombardia con otto ospedali che sommano un rosso da 216 milioni. Al quinto posto il Piemonte con 163 milioni, tutti attribuiti alla Città della Salute di Torino.

lorenzinLORENZIN
Quantificazione che stride con i soli 15,8 milioni iscritti in bilancio con la matita rossa. Una forbice che la dice lunga sui diversi modi di valutare i conti tra Stato centrale e Regioni. La verità, secondo i tecnici della salute, è che nei bilanci ospedalieri si nascondono contributi regionali, come quelli sulle funzioni non tariffabili, tipo pronto soccorso, terapia intensiva e trapianti, che in molti casi non corrispondono al valore delle prestazioni erogate. E stesso discorso vale per le tariffe su ricoveri e interventi chirurgici, che variano sensibilmente da una regione all' altra.

OSPEDALE 1OSPEDALE 
Insomma, ripiani a pie' di lista non propriamente indolori per contribuenti e assistiti. I numeri parlano chiaro. In un decennio Asl e ospedali sono passati da una perdita di 5,7 miliardi a un attivo di quasi 400 milioni. Lotta agli sprechi, si dirà. Ma guarda caso nello stesso arco di tempo le addizionali regionali sull' Irpef hanno subito un' impennata del 59%, passando da un gettito di 7,4 miliardi a uno di 11,8, che ci è costato in media 158 euro a testa. Di più per chi abita in regioni in piano di rientro dai deficit sanitari.

ospedale cardarelliOSPEDALE CARDARELLI
Quindi il grosso della falla lo si è tamponato aumentando le tasse. Ma si è anche tirata la cinghia, risparmiando soprattutto su personale sanitario e farmaci, per i quali la spesa ha fatto il passo del gambero, diminuendo rispettivamente dell' 1,2 e del 5,5%. Riduzioni che qualche ricaduta sui livelli di assistenza avranno anche avuto se calcoliamo che a furia di non sostituire medici e infermieri che vanno in pensione oramai per le corsie si aggirano in maggioranza sanitari con i capelli bianchi, che faticano a sostenere lo stress di servizi come quelli di emergenza.

OSPEDALE SAN CAMILLOOSPEDALE SAN CAMILLO
Sui farmaci poi si saranno anche spuntati prezzi più favorevoli, ma è difficile immaginare che con le nuove super pillole, del valore medio di 100mila euro a terapia, qualche razionamento non ci sia stato, come mostra la vicenda dei farmaci anti epatite, inizialmente mutuabili solo per i malati più gravi. Questo non vuol dire però che sia finito il lavoro di taglio agli sprechi. Uno studio dell' Agenas, l' Agenzia per i servizi sanitari regionali, due anni fa ha messo a confronto quattro grandi ospedali, assimilabili anche per la complessità delle prestazioni offerte e, tra spese per riscaldamento, lavanderia e mensa che triplicano da un nosocomio e l' altro ed infornate di amministrativi mentre medici e infermieri scarseggiano, ha tracciato una mappa degli sprechi del valore di circa un miliardo.

intervento chirurgicoINTERVENTO CHIRURGICO
Per questo la titolare della salute, Beatrice Lorenzin, si è battuta per inserire una norma nella legge di stabilità del 2016, poi un po' annacquata in quella dello scorso anno, che obbligava i manager degli ospedali con un rosso pari almeno al 7% del loro bilancio (o a 7 milioni in valore assoluto) a predisporre piani di rientro triennali. Pena la perdita della poltrona di direttore generale. Solo due mesi fa, però, la Consulta ha accolto un ricorso della Regione Veneto, affermando che la norma in sé è legittima, ma che la quantificazione degli sfondamenti di spesa va accertata insieme alle Regioni. Di fatto uno stop che potrebbe portare brutte nuove per i tartassati del federalismo fiscale e sanitario.

Fonte: qui

giovedì 3 novembre 2016

TERREMOTO INFINITO - I COMUNI COLPITI DAL SISMA SALGONO A 200: IL TRIPLO DI AGOSTO

A CINGOLI (MACERATA) CHIUSO IL VIADOTTO CHE SOVRASTA LA DIGA: “SE CROLLA SARA’ PEGGIO DEL VAJONT”

RENZI A PRECI: “LA SISTEMAZIONE DI CHI HA PERSO CASA E LA RICOSTRUZIONE NON SARANNO BREVI”

Corrado Zunino per la Repubblica

Arriva con il Suv scuro nel giardino della Madonna della Peschiera, il Pallonaro Matteo Renzi. È atterrato con la moglie, in elicottero, al campo di calcio di Preci, erba naturale, e ora stringe mani, dice ai 120 sfollati che resistono nei campeggi e nei centri Caritas «ci siamo e ci saremo », quindi si siede per la messa all’aperto (la chiesa della Madonna della Peschiera, naturalmente, è lesionata).

Dirà il premier: «Giovedì o venerdì licenzieremo il decreto bis sul terremoto, faremo regole per accelerare le procedure, ma la sistemazione di chi ha perso casa e la ricostruzione non saranno cose brevi».

Il problema è che la scossa delle 8.56 di ieri mattina (magnitudo 4.8, la più forte da quella del 6.5 del 30 ottobre) ha ricordato che il sisma è in continua aggressione e ogni sussulto corrode le strutture edilizie. Questo martellamento costante ha prodotto un allargamento del cratere del terremoto straordinario. 

Il decreto legge 189 portato in Consiglio dei ministri il 17 ottobre contava 62 comuni “colpiti dal sisma” in quattro regioni e otto province. Oggi i comuni che hanno segnalato alle loro regioni di aver subito crolli e danni sono 197, oltre il triplo. Le province sono diventate quattordici e sono destinate ad aumentare.

Le Marche sono state le più colpite, soprattutto dalle due scosse di mercoledì scorso con epicentro Castelsantangelo sul Nera e Ussita. I comuni toccati, le cui civili abitazioni saranno ricostruite dallo Stato, erano 30 al momento del decreto, ora sono 108. «Attendiamo nuove segnalazioni da nuovi paesi», spiegano gli uomini del governatore Luca Ceriscioli.

RENZI A PRECIRENZI A PRECI
Solo in provincia di Macerata, ora, sono interessati 50 comuni sui 57 totali. Si sono aggiunti alla lista città universitarie come Camerino, centri da ventimila abitanti come Tolentino, poi San Severino Marche e Porto Recanati che, anche se è sul mare e lontano dall’epicentro, ha registrato una profonda frattura lungo l’Ermo colle leopardiano che ispirò “L’infinito” e crolli nella biblioteca gestita dagli eredi.

A Cingoli, Alto Maceratese, si è creata una situazione preoccupante. Uno dei tre viadotti che sovrasta la diga, il più grande, è stato chiuso dal sindaco. La lesione al pilastro 10, registrata dal 2011, dopo Amatrice è aumentata di un metro e ora è ulteriormente peggiorata. Quattro nuove crepe sono state avvistate nel pilone 11, altre quattro al numero 13. «Ho chiuso il traffico, ma se il viadotto crolla sul lago altroché Vajont», dice Filippo Saltamartini.

castelluccio di norciaCASTELLUCCIO DI NORCIA
A Fermo i comuni del cratere, dopo il terremoto di Amatrice, erano solo due, adesso i candidati sono ventisei.

Ad Ascoli erano tredici e ora ventiquattro: nella lista entreranno il capoluogo, Folignano e Appignano del Tronto. Il nuovo sisma ha portato crolli in una provincia prima risparmiata, Ancona: sono otto i comuni, Jesi, Senigallia, Fabriano e pure il capoluogo, che potranno rientrare di diritto nel nuovo cratere. In Abruzzo i comuni colpiti erano otto, sono diventati 45.

Oltre a L’Aquila città, le province di Pescara e Chieti: prima non erano state toccate. In Umbria erano 14 e sono 25. In provincia di Perugia gli effetti del sisma hanno toccato Spoleto e Foligno, dove non è raro in questi giorni vedere persone che dormono dentro auto con il motore acceso. Nove sindaci umbri, tra l’altro, hanno chiesto ufficialmente l’ingresso nella lista del “nuovo cratere”.

Nel Lazio erano dieci i comuni, tutti del Reatino, colpiti il 24 agosto, ora sono 13 compresa Rieti città. Poi ce ne sono tre nel Viterbese, tre nel Frusinate e Roma — che fin qui non ha avanzato alcuna pretesa — ha avuto 150 palazzi lesionati (ieri 28 famiglie sono state evacuate da un palazzo al quartiere Flaminio) e chiese come la basilica di San Paolo ferite.
CINGOLI VIADOTTOCINGOLI VIADOTTO

L’area interessata dal nuovo sisma, su un piano geologico, è stata misurata: 130 chilometri quadrati di terreno deformato. 

L’area dei comuni colpiti è molto più vasta e, se si considera che Amatrice ha 69 frazioni, Accumoli 17 e Norcia 30, si comprende come ai 197 comuni colpiti corrispondano migliaia di paesi.

Le scosse hanno dato il colpo di grazia alla chiesa di Ussita, «ormai un edificio pericolante che mi prenderò la responsabilità di far abbattere», ha detto il sindaco Marco Rinaldi. E hanno convinto il sindaco di Accumoli a ordinare l’evacuazione totale. A Castelsantangelo sono rimasti cinque allevatori, a Visso sono arrivati i container docce.

Gli sfollati conosciuti sono 22mila, 17mila nelle Marche, ma è la stessa Protezione civile a spiegare che non tutti comunicano la loro situazione ai comuni di appartenenza. Anche qui i conteggi cresceranno. Oggi nelle zone terremotate arriverà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Fonte: qui

lunedì 31 ottobre 2016

NON AVETE IDEA DI COSA SIGNIFICHI LA SCOSSA RECORD DI IERI MATTINA ... 100MILA SFOLLATI.

UNA MIGRAZIONE EPOCALE, DECINE DI BORGHI RASI AL SUOLO CHE SOLO CON GRANDI DIFFICOLTA' SARANNO RICOSTRUITI. 

CHIUDONO NEGOZI, INDUSTRIE, ALBERGHI

PERSINO A NORCIA, RICOSTRUITA 'BENE' NEL 1997, NON C'È ACQUA POTABILE O ELETTRICITÀ. E POI DOPO AVER RESISTITO A TRE SISMI IN DUE MESI, IL QUARTO PUÒ ESSERE FATALE

C'È UN PEZZO D'ITALIA TRA MARCHE, UMBRIA E LAZIO, CHE NON È PIÙ ABITABILE, È ZONA ROSSA PERMANENTE. E MOLTI, SFINITI, SI SONO ARRESI ALL'IDEA DI PARTIRE PER SEMPRE

1. LA FUGA DALL' INCUBO CENTOMILA SFOLLATI DA MACERIE E POLVERE
Mattia Feltri per la Stampa

Poco prima delle 14 arriviamo a Pieve Torina, provincia di Macerata, insieme al presidente delle Marche, Luca Ceriscioli. Non è facile dare un' idea di che cosa è diventato questo mondo. Questo paese e tutti gli altri, uguali nella desolazione, nella desertificazione, nel silenzio tombale interrotto da quel rullo di tamburi che ogni poco sale da sotto, e lo scuotimento delle case inagibili e dei nervi sempre più fragili.
castelluccio di norciaCASTELLUCCIO DI NORCIA

Facce rosse di contadini e montanari, insonni, con le moglie e i figli già lontani, le bestie da accudire, nessun posto dove trascorrere la notte. Gli sfollati delle Marche sono circa 28 mila. Quelli dell' Umbria ancora non si sa. Il totale potrebbe arrivare a 100 mila. Soltanto a Norcia circa un terzo dei seimila abitanti è partito coi pullman verso il lago Trasimeno.

Ad Arquata del Tronto, che sta dentro il disastro da due mesi, ieri mattina gli ultimi tenaci abitanti hanno ceduto, basta con questa follia, si sono lasciati alle spalle un paese che a questo punto non c' è più, letteralmente. Sono andati sulla costa picena. A pochi chilometri c' è Accumuli, «sono rimasti in piedi solo tre edifici, anche le frazioni sono rase al suolo», ha detto il sindaco Stefano Petrucci; era lì, ieri mattina, con un centinaio di persone, reduci provvisori dei 667 che costituivano la popolazione prima del 24 agosto.
castelluccio di norciaCASTELLUCCIO DI NORCIA
Accumuli è isolata sia sul versante di Rieti sia su quello di Ascoli. Appena si libererà la strada, la imboccheranno anche gli ultimi cento.

«Voi non capite, dovete andarvene da qui. Questo bel sole vi sta ingannando, fra pochi giorni farà freddo», dice Ceriscioli a una decina di uomini di Pieve Torina. «Fa già freddo, stanotte c' erano tre gradi», dice uno con gli occhi vitrei e la polvere nei ricci scuri. «Che restate a fare?». «Io ho le bestie, le lascio qui? E chi bada a loro?». «Chi ha le bestie avrà una sistemazione ma tutti gli altri via». «Io ho sessant' anni, ho sempre vissuto qui, se devo morire meglio morire dove sono nato. Dateci le casette».

«Intendiamoci: per le casette di legno servono sette mesi, forse nove. Per i moduli dai due ai tre mesi. E intanto? Dormite in macchina? Liberi di deciderlo ma poi non lamentatevi con noi quando sarà insostenibile». Il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, spiega a Ceriscioli che vorrebbe riaprire la scuola, far arrivare ogni mattina con gli autobus i bambini che sono già andati via, da parenti nei centri vicini, o sulla costa, «sennò questa comunità muore».
terremoto norcia magnitudo 6.1TERREMOTO NORCIA MAGNITUDO 6.1

Spiega che i commercianti vorrebbero riaprire i loro negozi ma se tutti se ne vanno, a chi venderanno la loro merce? La più importante fabbrica del paese, che dà stipendio a trentacinque famiglie, dovrebbe riaprire stamattina, ma gli operai dove saranno?

La cattedrale di Norcia crollata (da Twitter)LA CATTEDRALE DI NORCIA CROLLATA (DA TWITTER)
«E' una migrazione epocale», dice Claudio Corvatta, sindaco di Civitanova Marche, a sud di Ancona. Gli alberghi sono già quasi tutti pieni, il sindaco conta di aprire il migliaio di seconde case lasciate vuote dopo l' estate. «Questa gente è ostinata, ed è la loro forza, e più saliamo in montagna più è ostinata. Ma deve anche capire che più aspetta e più gli toccherà andare lontano, quando si decideranno», dice Ceriscioli. «Andatevene», ha detto il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio.

«Andranno tutti in hotel», ha detto Matteo Renzi. A Fabriano gli sfollati sono trecento, ieri notte hanno dormito nel Palasport e in un treno messo a disposizione delle Ferrovie. L' intero centro storico di Leonessa è stato evacuato. A Ussita, devastata dalla scossa del 26 ottobre, sono rimasti in duecento, prima erano quasi cinquecento. Questa terra a cavallo fra Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche, circa centomila abitanti, è ridotta a un niente di macerie e case medievali inabitate, sottoposta a un esodo senza senso ma senza alternativa.
Norcia - Terremoto in Italia centraleNORCIA - TERREMOTO IN ITALIA CENTRALE

«Ci sono ancora molte strutture agibili, ma come facciamo? Oggi è cambiato lo scenario, c' è una crisi sismica di cui non conosciamo gli sviluppi. Quando arriverà la prossima scossa distruttiva? E dove? E che danni farà? Bisogna andarsene, non è una deportazione, è una messa in sicurezza per un periodo congruo», dice Catiuscia Marini, presidente dell' Umbria. A Norcia non c' è l' acqua potabile, l' energia elettrica manca in quasi tutta la zona. I paesi attorno - Cascia, Preci - con le botte degli ultimi giorni sono impraticabili o insicuri.

norcia abitanti in piazzaNORCIA ABITANTI IN PIAZZA
Claudio Marsili è un consigliere comunale di Pieve Torina. Cammina attorno a sé, in circolo, e racconta della sua famiglia. «Mia moglie faceva l' infermiera nella casa di cura di Pieve, ma ora gli anziani sono stati trasferiti all' ospedale di Matelica, e lei è là. Mio padre ha 87 anni, ha dormito due notti in macchina, con addosso due coperte e il cappotto e ogni tanto accendeva il motore per scaldarsi. Ora sta arrivando mio fratello da Bra, provincia di Cuneo, e se lo porta con sé e io non so se lo rivedrò. Ho una figlia con un bimbo di tre anni in un paese qua vicino ma non vuole rimanere, è terrorizzata, andrà dall' altra mia figlia a Latina. E io? Io ho promesso al sindaco di dargli una mano. Rimango. Ma la mia famiglia non c' è più, divisa, spezzettata per l' Italia».

crepe sulle montagne dopo il terremotoCREPE SULLE MONTAGNE DOPO IL TERREMOTO
Non c' è più una logica. Si fa fatica a ragionare. Si sente nell' aria la spossatezza, l' esasperazione, nuove ospiti di questi borghi. Due fratelli, qui a Pieve, sono stati divisi dai carabinieri, e non si è nemmeno capito perché litigassero. A Vescia, frazione di Foligno, un uomo è saltato dalla finestra e si è rotto le gambe. A Norcia una donna ha fatto lo stesso ed è ricoverata con un grave trauma cranico. A Norcia c' è stata un' assemblea pubblica e il sindaco è stato violentemente accusato di aver trascurato lo sciame sismico, di non essersi procurato le casette di legno e nemmeno le tende.

«Lo stress non diventi rassegnazione», ha detto Renzi ma è diverso, è molto peggio che rassegnazione, è terrore, è delirio, è orecchio teso al suolo, è certezza che il peggio non è passato, deve ancora arrivare.
crepe sulle montagne dopo il terremotoCREPE SULLE MONTAGNE DOPO IL TERREMOTO

«Su 3 mila e 400 abitanti avrò sette, ottocento sfollati», dice il sindaco di Sarnano. Ad Ancona è stato aperto il palasport, per chi vuole dormire più al sicuro. A Rieti è stato diramato un elenco di parcheggi sicuri dove trascorrere la notte in auto. Dai paesi in provincia di Teramo centinaia di persone sono state ricoverate in alberghi di Giulianova.

Sulla costa, fra Porto Sant' Elpidio, Conero, Marotta e Senigallia, sono arrivate cinquemila richieste di ospitalità. «Ma è un numero che crescerà, e di molto», dicono gli albergatori. Ormai è tardi. Cala il sole su questa terra del finimondo, dove in un intero giorno non si è visto né un cane né un bambino.


2. IL GRANDE ESODO
Fabio Tonacci per la Repubblica

crepe nell asfaltoCREPE NELL ASFALTO
C’è un pezzo d’Italia che non è più abitabile. Che è diventato ostile ai suoi popoli, sempre meno numerosi, sempre più impauriti. La sagoma di questa terra imbizzarrita la vedete sulla mappa dei sismologi: un quadrilatero storto che segue le faglie, nel punto in cui si toccano l’Umbria, il Lazio, le Marche. Un’area di arte e di storia, diventata una zona rossa permanente. Tre terremoti in due mesi stanno piegando anche gli animi più forti, quelli che «il mio paese non lo lascerò mai».

Chi si arrende, sfolla. L’idea di ricostruirsi una vita altrove e abbandonare i paesi si sta diffondendo. I nervi non reggono più, non si vede la fine. Chi non si arrende, rimane nelle tende, chiede allo Stato le casette di legno e i contributi, ma anche le speranze e l’ottimismo dei più duri si sta esaurendo. Contagio sismico lo chiamano gli esperti, e la definizione appare perfetta per raccontare la malattia che cova sotto gli Appennini del Centro Italia. Il 24 agosto il sisma devasta la Valle del Tronto: Amatrice, Accumoli e Arquata vengono semidistrutti. Quasi trecento morti.
amatrice terremoto scossa 30 ottobreAMATRICE TERREMOTO SCOSSA 30 OTTOBRE

Il 26 ottobre il mostro si sposta più su, e dà una spallata a Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera quando già i cittadini erano fuori dalle case. Ieri la scossa più forte, che ha finito il lavoro iniziato due mesi fa: Norcia, Ussita, Preci sono chiusi per terremoto, e rimarranno borghi fantasma per chissà quanto; Castelluccio è stato cancellato; ad Amatrice si è sbriciolato l’ultimo edificio rimasto in piedi, la Torre Civica; Arquata del Tronto è spianata, a parte la rocca del castello.

«Ricostruiremo tutto», dice il premier Matteo Renzi. Ma intanto il cratere si allarga, i tempi del ritorno a un qualche forma di normalità si allungano. Dunque, che fare?

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