9 dicembre forconi: Sicilia
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venerdì 13 settembre 2019

Addio al gruppo della Lega Lo Monte passa al Misto


Le mosse del politico messinese da anni raccontano chi sale e chi scende a Palazzo.


Carmelo Lo Monte ha lasciato il gruppo della Lega e si è iscritto al Misto. E la notizia, che arriva nel giorno in cui il Conte Bis ottiene la fiducia alla Camera, merita attenzione. Perché scorrendo la biografia del politico messinese, alla sua quarta legislatura, si colgono spesso i movimenti e le trasformazioni in atto nello scenario del Palazzo. Lo Monte aveva fatto il suo ingresso trai salviniani nell'ottobre 2017, aderendo a Noi con Salvini. Aveva giocato d'anticipo, acquisendo nelle praterie leghiste al Sud un ruolo di primo piano. Che gli aveva consentito di ottenere un buon piazzamento in lista alle Politiche, dove è stato eletto alla Camera in Sicilia orientale per i leghisti.



Al giro precedente, un altro trasloco last minute gli aveva aperto le porte di Montecitorio. Lo Monte, infatti, con il solito ottimo fiuto aveva aderito nel 2013 al piccolo partito di Bruno Tabacci, il Centro democratico, riuscendo a ottenere per il rotto della cuffia il seggio alle elezioni di quell'anno. Nel corso della legislatura aveva poi lasciato Tabacci per passare al Partito socialista di Nencini per un breve periodo prima di puntare tutto sulla Lega.

L'elezione del 2013 era stata la terza alla Camera per Lo Monte, che nelle due legislature precedenti era approdato in Parlamento con l'Mpa di Raffaele Lombardo, negli anni d'oro del leader autonomista. Poi, quando il lombardismo aveva conosciuto un brusco tramonto, nel 2012 Lo Monte si era spostato sul centrosinistra che cominciava in quei mesi a Roma una lunghissima stagione di governo. Che per Lo Monte non si è quasi mai interrotta, visto che dal 2018 il messinese è stato parlamentare di maggioranza con la Lega. Che ora non è più al governo. E non ha più Lo Monte con sé. Perché dove c'è governo c'è Lo Monte. Era già accaduto alla Regione, quando il politico di Graniti, già Ppi e già Democrazia Europea, era stato al governo con Capodicasa (centrosinistra), Leanza (centrodestra), Cuffaro (centrodestra).

Dopo mesi di grande corsa a salire sul carro di Salvini, con tanta classe politica siciliana a fare anticamera dal senatore Candiani, a volte invano, per un posticino al sole, arriva quindi un primo segnale inverso. Con una discesa dal carro che fa rumore per chi mastica politica. I piani di chi aveva puntato tutto sul Capitano, anche nelle strette vicinanze di Palazzo d'Orleans, vanno ripensati. Fonte: qui

venerdì 2 agosto 2019

SCOPERTI SEI VULCANI SOTTOMARINI IN SICILIA (TRA MAZARA DEL VALLO E SCIACCA): UNO È ATTIVO E SI TROVA A POCHI CHILOMETRI DALLA SPIAGGIA DI CAPO GRANITOLA

IL VULCANO PIÙ VICINO ALLE COSTE, CHIAMATO ‘ACTEA’, MOSTRA UNA MORFOLOGIA COMPLESSA, E LUNGO IL SUO FIANCO OCCIDENTALE PRESENTA UN IMPORTANTE FLUSSO LAVICO CHE SI ESTENDE PER OLTRE 4 CHILOMETRI…

A quanto pare i fondali dei nostri mari e oceani riserverebbero ancora qualche sorpresa. Sono infatti stati scoperti sei vulcani sottomarini, dei quali si ignorava del tutto l'esistenza. Le ricerche si sono concentrate nella porzione di mare sud-occidentale della Sicilia e sono state condotte a bordo della nave da ricerca Ogs Explora. I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale-Ogs di Trieste, hanno poi ricostruito, grazie all'ausilio di mappe batimetriche ad alta risoluzione, la morfologia del fondo marino.
I risultati delle indagini, pubblicati dalla rivista Marine Geology, sono sorprendenti. Il ricercatore di Ogs,  Emanuele Lodolo, ha spiegato: "Tutti i vulcani che abbiamo rilevato sono localizzati entro 22 chilometri dalle coste della Sicilia; uno in particolare si trova a soli 7 chilometri da Capo Granitola". "Il vulcano più vicino alle coste, chiamato Actea, mostra una morfologia complessa, e lungo il suo fianco occidentale presenta un importante flusso lavico che si estende per oltre 4 chilometri", precisa il ricercatore.
VULCANI SOTTOMARINIVULCANI SOTTOMARINI
L'estensione di questa colata rappresentano un unicum nel quadro del magmatismo di questo sezione del Canale di Sicilia. "L’analisi suggerisce che i sei vulcani identificati sono stati generati durante la stessa fase magmatica precedente all’ultimo massimo glaciale (circa 20.000 anni fa)" spiega Dario Civile, ricercatore Ogs e collaboratore di Lodolo.
Solamente il vulcano Actea mostrerebbe indicazioni di una riattivazione più recente. Il ricercatore continua: "Dobbiamo sottolineare che nessuno di questi edifici vulcanici era stato precedentemente riportato nè nelle carte nautiche comunemente utilizzate, nè nelle mappe batimetriche sinora disponibili". "La scoperta di vulcani sommersi così vicini alla costa della Sicilia dimostra che ci sono ampie aree sommerse vicino al litorale che sono ancora poco conosciute e studiate, nonostante siano state attraversate, sin dai tempi più remoti, da innumerevoli imbarcazioni di ogni tipo", conclude Lodolo. Fonte: qui

domenica 24 marzo 2019

L'EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA ERA DIVENTATO IL PALADINO DELLA LOTTA A COSA NOSTRA. POI SI È RIVELATO UN AMICO DEI CLAN. POSSIBILE?

IN UN LIBRO DI ATTILIO BOLZONI TUTTI I SEGRETI DEL "GIANO BIFRONTE" DELLA STORIA ITALIANA FINITO AGLI ARRESTI 
GLI ARCHIVI PER I RICATTI, L’ASSE PRIVILEGIATO CON L'EX SENATORE PD LUMIA, IL "GOVERNO REGIONALE PARALLELO" E QUEI LEGAMI CON LA FAMIGLIA ACCUSATA DI ESSERE PRESTANOME DI MESSINA DENARO

antonello montanteANTONELLO MONTANTE
Ad Attilio Bolzoni, inviato di Repubblica e cronista di lungo corso del giornalismo italiano sulla mafia, si debbono alcune immagini fulminanti particolarmente riuscite. Per esempio: «Il cratere di Capaci è troppo grande per qualsiasi aula giudiziaria», a significare che nessun processo penale riuscirà mai a prosciugare definitivamente misteri e implicazioni della strage del 1992 in cui cadde, con Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, il giudice Falcone. Ma dopo le stragi di quell' anno, che segnarono una svolta nella coscienza civile del Paese e una reazione da parte dello Stato, cosa mai è accaduto nel pianeta di Cosa Nostra e dintorni? Per anni è rimasto un enigma.

La regista Manuela Ruggiero e Attilio BolzoniLA REGISTA MANUELA RUGGIERO E ATTILIO BOLZONI
Gli esperti giravano a vuoto, formulando mille ipotesi. Oggi dice Bolzoni: «È accaduto che un uomo, sin da piccolo rampollo di un capomafia, che a sua volta era il consigliori del numero due di Cosa Nostra, è diventato il faro dell' Antimafia nazionale».

antonello montante coverANTONELLO MONTANTE COVER







Sconcertante. Ma come è stato possibile? Davvero si può essere, nello stesso tempo, sia in odor di mafia che il guru dell' Antimafia? Una sfida alle leggi della gravità, condotta con brillante successo a Serradifalco, un comune siciliano di seimila anime in provincia di Caltanissetta, dove un uomo chiamato Calogero Antonio Montante, in arte Antonello, presidente di Sicindustria, è diventato il Giano bifronte della storia italiana.

È accaduto che la Confindustria gli abbia dato in mano, dopo il 1992 delle stragi, le chiavi della "rivoluzione della legalità" in Italia, che il presidente della Repubblica Napolitano lo abbia nominato Cavaliere del lavoro, che il governo Renzi (su segnalazione dell' allora ministro degli Interni Angelino Alfano) lo abbia nominato uno dei responsabili dell' agenzia che gestisce i beni sequestrati alla mafia (fatturato: 50 miliardi di euro) e che tutti (governi nazionali e regionali, ministri e assessori, prefetture, questure, comandi dei carabinieri e della Finanza, procuratori, servizi segreti, imprenditori, sindacati, grande distribuzione, sanità, associazioni sociali) siano dovuti passare da lui per carriere, favori, affari, inchieste e iniziative contro l' illegalità.
MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA

Sembra un incubo surrealista. Ma è stato lui, per anni, a rilasciare le patenti di onestà, seduto sul trono di un vero e proprio Califfato, come lo definisce Bolzoni. Quest' ultimo documenta oggi tutta la sconcertante vicenda in un libro destinato a spaccare in due la storia di mafia e antimafia (Il padrino dell' Antimafia. Una cronaca italiana sul potere infetto. Zolfo editore, pp. 312, euro 18, in uscita il 18 marzo). La domanda di partenza è sempre quella: cosa era successo a Cosa Nostra siciliana dopo le stragi, gli arresti dei grandi latitanti, la morte dei suoi capi storici, l' avvento della 'Ndrangheta?
ANTONIO CALOGERO MONTANTEANTONIO CALOGERO MONTANTE

Serradifalco, il paese natìo del prodigio Montante, significa montagna del falco. «Un luogo da cui spiccare il volo, e volo rapace» scriveva Leonardo Sciascia nel suo Candido. Qui Cosa Nostra (o qualcosa di molto simile) ha dato vita alla sua ultima metamorfosi. Quando gli inquirenti, dopo una inchiesta durata anni, hanno fatto irruzione nella villa dell' icona dell' Antimafia, hanno trovato un enorme archivio per ricatti e la documentazione dell' esistenza di un servizio segreto che sarebbe improprio definire "parallelo", poiché era quello ufficiale dello Stato.

ANTONIO CALOGERO MONTANTEANTONIO CALOGERO MONTANTE
E poi un elenco di nomi, incontri, circostanze da far impallidire anche la P2 di Licio Gelli, e che documentano il condizionamento diretto e continuato su tre governi regionali (Cuffaro, Lombardo, Crocetta), sempre passando da un asse privilegiato con il pidiessino Beppe Lumia. Un golpe silenzioso. Iniziato con uno storytelling inventato di sana pianta, una sceneggiata infarcita di fake news, nella quale però cadono tutti, anche i più avvertiti. Nel 2008 esce in libreria La volata di Calò.

Nella prima parte un cronista e scrittore siciliano non certo sprovveduto, come Gaetano Savatteri, racconta l' epopea della famiglia Montante, che dagli anni Venti fabbrica mitiche biciclette. Dirà poi Savatteri a Bolzoni: «Montante mi aveva documentato tutto».

MONTANTE CON ALFANOMONTANTE CON ALFANO
Nella seconda parte del volume il più popolare scrittore italiano, Andrea Camilleri, ricorda che a bordo di una di quelle bici, regalatagli dalla zia Concettina, percorse nell' estate del '43 i 55 chilometri da Sferracavallo a Porto Empedocle, per avere notizie del padre dopo i bombardamenti. Ebbene, annota Bolzoni, si scoprirà alla fine dell' inchiesta giudiziaria che l' azienda di famiglia era una semplice officina di riparazioni meccaniche, che la bici dello scrittore allora giovane era probabilmente un singolo prototipo, che la fabbricazione di veicoli a pedale da parte di Montante inizia solo nel 2011, quando quelle bici "griffate" col marchio di famiglia verranno esposte negli aeroporti italiani come "simboli antimafia" e poi regalate a questure, politici, uomini delle istituzioni. La leggenda serviva a coprire la verità.
gaetano savatteriGAETANO SAVATTERI

Il 23 dicembre del 1980 il futuro cavaliere dell' Antimafia aveva sposato Antonella Ristagno. Testimoni sono Vincenzo Arnone, uomo d' onore di Serradifalco, suo padre Paolino, rappresentante di Cosa Nostra nel paese e consigliori del vice di Totò Riina nella cupola degli anni 80 e 90, Giuseppe "Piddu" Madonia. Presto arriveranno cinque pentiti che, sorpresi dalla "svolta antimafia" di Montante, racconteranno con dovizia di particolari la comune infanzia e adolescenza di Montante con gli Arnone, fino al "padrinaggio" di don Paolino sul ragazzo.

antonello montanteANTONELLO MONTANTE







Arriva così il primo avviso di garanzia per "concorso esterno". Montante reagisce: scatena una campagna ("Montante come Enzo Tortora"), inventa finti attentati e lauree ad honorem, carica le sue armi per fermare l' inchiesta della procura di Caltanissetta: intimidazioni, telefonate registrate, ricatti, pedinamenti. La sua maschera regge ancora nel 2015, quando è già indagato, nel rapporto annuale della Dia se ne parla come di un eroe. Bolzoni, intanto, conduce la più strana delle inchieste giornalistiche. Perché strana? I suoi primi articoli su Montante, pubblicati da Repubblica, cadono nel silenzio («anche tra i giornalisti c' è una concertazione per beatificare la nuova antimafia») e poi viene pedinato e intercettato sia dagli investigatori che conducono l' inchiesta ufficiale della procura, sia dalle spie di Montante.
MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA

Bolzoni, nel frattempo, ha però scoperto anche i legami tra Montante e la famiglia Patti: sono accusati di essere prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro, con il re delle discariche Giuseppe Catanzaro e con quello della grande distribuzione Massimo Romano. Fino ai rapporti con Banca Nuova, che gestisce i fondi dell' intelligence italiana. Un sistema avvolgente, i cui dettagli verranno presto chiariti al cronista da due voci "da dentro": sono due manager che hanno lavorato fianco a fianco con Montante, ne hanno sofferto intimidazioni e ricatti, ne conoscono ogni segreto e adesso vogliono denunciare tutto.

Fonte: qui

mercoledì 19 dicembre 2018

ANALIZZANDO IL CRANIO DI UN UOMO VISSUTO TRA IL 420 E IL 540 D.C. È STATO IDENTIFICATO UN TUMORE BENIGNO DELLE OSSA CHE FINORE NON ERA MAI STATO RILEVATO IN ANTICHITÀ


L’UOMO AVEVA 35-40 ANNI E SECONDO GLI STUDIOSI ERA…

Zeina Ayache per https://scienze.fanpage.it
tumore in uno scheletro del 500 dc 4TUMORE IN UNO SCHELETRO DEL 500 DC

Il cancro è una malattia antichissima e a dimostrato sono i resti di un individuo vissuto tra il 420 e il 540 d.C. e trovati in Sicilia, negli scavi archeologici nel territorio di Fiumefreddo (CT), in contrada Pianotta di Calatabiano, nello specifico nella necropoli di tipo monumentale di epoca romana tardo imperiale (sec. II-III d.C.). Ma vediamo di cosa si tratta.

tumore in uno scheletro del 500 dc 5TUMORE IN UNO SCHELETRO DEL 500 DC




Una scoperta rivoluzionaria. I ricercatori stavano studiando la necropoli monumentale quando hanno trovato otto tombe costruite con diverse tecniche, nella settima c'era anche un uomo, sui 35-40 anni, e analizzando il suo cranio, sul quale era presente un'alterazione all'interno del seno frontale destro, è stato possibile identificare la presenta di osteoma osteoide, una forma di tumore benigno delle ossa che non era mai stato rilevato in antichità e che, ancora oggi, è da considerarsi molto raro.

tumore in uno scheletro del 500 dc 3TUMORE IN UNO SCHELETRO DEL 500 DC
I dettagli della scoperta. La principale autrice dello studio, Elena Varotto, spiega che “l’analisi paleopatologica delle ricche collezioni bioarcheologiche siciliane darà un impulso fondamentale alla conoscenza delle malattie nel passato, spiegandone la loro evoluzione” inoltre quanto scoperto ci aiuta a capire che il cancro non è una malattia moderna, ma ha origini antichissime.

TUMORE IN UNO SCHELETRO DEL 500 DC CANCROTUMORE IN UNO SCHELETRO DEL 500 DC CANCRO




Una ricerca internazionale. La straordinaria scoperta è stata possibile grazie alla collaborazione di diversi esperti, quali Elena Varotto, bioarcheologa e antropologa forense (UniCT), Francesco Maria Galassi, medico e paleopatologo (Flinders University), Edoardo Tortorici, archeologo (UniCT), Maria Teresa Magro, archeologa (Soprintendenza BBCC, CT), Rodolfo Brancato, archeologo (UniCT), Lorenzo Memeo, anatomopatologo (IOM, Istituto Oncologico del Mediterraneo), Carmine Lubritto, fisico e responsabile del laboratorio di spettrometria di massa isotopica (Università della Campania Luigi Vanvitelli), con l’ausilio dell’equipe di Radiologia della Casa di cura Santa Lucia (SR).

tumore in uno scheletro del 500 dc 2TUMORE IN UNO SCHELETRO DEL 500 DC
I ricercatori italiani hanno presentato il risultato della loro ricerca “A unique case of multiple frontal sinus osteoma from late Roman Sicily (Catania, 5th-6th century AD): Morphological, radiological and histological assessment” in occasione dello scorso European Meeting Of the Paleopathology Association di Zababria.

Fonte: qui

venerdì 30 novembre 2018

I 49 FURBETTI DEL CARTELLINO INDAGATI IN SICILIA?


UNDICI PERSONE SONO STATE ARRESTATE: ECCO COME RIUSCIVANO A MANIPOLARE IL SISTEMA DELLE PRESENZE – VIDEO

Alessandro Camilli per www.blitzquotidiano.it
furbetti del cartellino in sicilia 5FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA 
Moglie gelosa aveva un rovello: e se il fedifrago mi mette le corna, quando lo fa? Il rovello a un certo punto si sposò con un sospetto, meglio con una intuizione: il tempo per mettermi le corna lo trova durante l’orario di lavoro. Impossibile? Nulla di più facile. La signora e moglie gelosa conosce il mondo dove vive: l’Italia, la Pubblica Amministrazione, Palermo, gli uffici e i dipendenti della Regione. Nulla di più facile che il tempo del lavoro fosse in realtà il tempo di tutt’altro, corna comprese.
E così la signora gelosa si rivolse alla Guardia di Finanza. Gelosa e vendicativa, la moglie tradita, non la Guardia di Finanza. Indagini, ma non c’era molto da indagare. Era evidente, si andava a colpo sicuro. Timbravano il cartellino e se ne andavano. A fare tutt’altro che lavorare. Sempre, d’abitudine. In tanti. E si aiutavano nell’impresa: se oggi non puoi o non ti va di prenderti il fastidio di timbrare e andartene, te lo timbro io e poi tu ricambi un altro giorno…
furbetti del cartellino in sicilia 4FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA 
Gli indagati sono 49, agli arresti domiciliari sono in undici. Disponibili i soliti video con quelli che strisciano il cartellino e se ne vanno. Volti oscurati a norma…a norma di qualcosa che deve essere giusto ma che indica che c’è qualcosa di falso in questa storia, in queste storie. Qualcosa di falso oltre la falsa timbratura del badge, oltre il finto rispetto dell’orario di lavoro, oltre il finto lavoro.
tradimento 1TRADIMENTO 
Di storie e cronache dei cosiddetti furbetti del cartellino ne sono ormai pieni i telegiornali e i giornali, è quasi una rubrica fissa. Quante volte? Alle cronache decine e decine. Dove? Ovunque. Da quanto tempo? Da anni e anni. Quante indagini? Una caterva. Quanti scoperti? Centinaia e centinaia.
Eppure si continua per ogni dove della Pubblica Amministrazione. Si continua a far finta di lavorare, a rubare di fatto lo stipendio, a truccare la firma del cartellino, ad amputare se non azzerare l’orario di lavoro. Si continua perché se va male, se scoperti, se indagati niente meno che arresti domiciliari.
furbetti del cartellino in sicilia 7FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA 
Durano un po’, poi passano. Dovrebbero essere una intollerabile vergogna civile, trascorrono tra la solidarietà più o meno espressa della comunità di lavoro e di quartiere, tra le frasi: una brava persona, una famiglia educata, non si rovina una famiglia per uno sbaglio…
Passati gli arresti domiciliari, più simili ad una vacanza forzata che ad una pena afflittiva, si paga sul luogo di lavoro la grave inadempienza, l’aver fatto finta di essere al lavoro, sistematicamente e in maniera organizzata? Insomma li licenziano? Solo sui giornali. Solo nei titoli dei giornali ci sono i licenziamenti. Nei titoli dei giornali e nelle dichiarazioni dei ministri competenti.
Nella realtà non li licenziano mai. Un cento approssimativo dice che in un anno di licenziamenti veri per chi truffava la Pubblica Amministrazione da dentro ce ne sono stati che non arrivano a dieci. Neanche dieci su centinaia e centinaia presi con le mani nella marmellata. Presi e ripresi dalle telecamere. A volto coperto, anzi pixellato dalle tv. Il che sarà anche omaggio alla privacy e sarà anche garanzia dovuta e attestata.
Però quel volto resi irriconoscibile annuncia che il furbetto del cartellino, una volta passato il momentaneo incidente dell’inchiesta, torna. Torna al posto di stipendio che occupava prima (parlare di posto di lavoro è parola grossa nel caso in specie) Torna, irriconoscibile tra gli altri. Torna tra gli altri.
nel tradimento parla il linguaggio del corpoNEL TRADIMENTO PARLA IL LINGUAGGIO DEL CORPO
Saranno le leggi dolci o la lenta applicazione di leggi non lasche…sarà la pigrizia prudente e in fondo complice della Pubblica Amministrazione  (se lo licenzio mi fa causa e perché proprio io dirigente devo prendermi questa rogna..?)…sarà che alla fine tutti a dire onestà, onestà, in galera, in galera ma solo fino a che non riguarda il vicino, il parente, l’amico, il collega.
furbetti del cartellino in sicilia 1FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA
Sarà quel che sarà, anzi quel che è. Ed è che nella Pubblica Amministrazione se a lavorare non ci vai, se sei assenteista di vocazione e professione lo stipendio non lo perdi praticamente mai. L’unico che ti può mettere nei guai è un partner geloso, ma sono guai che passano. Garantito. 

Eccolo cosa c’è di falso in queste storie tutte uguali, c’è di falso che imbrogliare lo Stato e il prossimo fingendo di lavorare comporti il rischio reale di essere licenziati. 

Quindi…continuano.    
Fonte: qui

venerdì 12 ottobre 2018

IL GENERALE HAFTAR SEQUESTRA DUE PESCHERECCI SICILIANI CON LA PRETESTUOSA ACCUSA DI PESCARE IN ACQUE LIBICHE


E’ IL TENTATIVO DELL’UOMO FORTE DI TOBRUK DI CONDIZIONARE LA CONFERENZA DI PALERMO SULLA LIBIA IL 12 E 13 NOVEMBRE


VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR
Estratto dell’articolo di Grazia Longo per “la Stampa”

Nessun ferito, ma tutti e 14 i marinai, italiani e tunisini, dei due pescherecci siciliani sequestrati dalla Guardia costiera libica sono sottoposti a un fermo di polizia per accertamenti. Si tratta del motopesca «Matteo Mazzarino», della società armatoriale Mcv Pesca e del peschereccio «Afrodite Pesca», di Antonio Pellegrino anch' esso di Mazara del Vallo.
haftarHAFTAR





Una motovedetta libica li ha avvicinati, sparando diversi colpi, martedì poco dopo le 20 a 29 miglia dalle coste di Derna con l'accusa di pescare in acque libiche e non internazionali come sostengono gli italiani. La Farnesina sta monitorando la situazione in stretto contatto con la nostra ambasciata a Tripoli […]

IL GENERALE HAFTARIL GENERALE HAFTAR
[…] il fermo, avvenuto da parte della marina del generale Khalifa Haftar, rischia di diventare un «caso politico» se il rilascio degli equipaggi non sarà immediato. «In quel caso il gesto non potrebbe essere isolato dal contesto, ovvero diventerebbe un atto che ha anche una chiara valenza politica, un atto di forza per ottenere qualcosa in cambio», spiegano fonti libiche.

Specie in vista della Conferenza di Palermo per la quale sono in corso contatti continui proprio con Haftar dal quale è per altro giunta la smentita di una non partecipazione ventilata da recenti indiscrezioni mediatiche. Questo non vuol dire che il fermo sia stato premeditato, ma nel caso di prolungamento rischia di proporsi come un «ovvio segnale».

Fonte: qui

sabato 6 ottobre 2018

QUATTRO SCOSSE DI TERREMOTO NELLA NOTTE A CATANIA, LA PIU' FORTE DI MAGNITUDO 4.8



CROLLANO CORNICIONI, 40 PERSONE RICOVERATE IN OSPEDALE PER CONTUSIONI O ATTACCHI DI PANICO 


Trema la terra in Sicilia. Un terremoto di magnitudo 4.8 è stato registrato a Catania nella notte, seguito da eventi sismici minori. L'epicentro nella zona di Santa Maria di Licodia, a 35 km dal capoluogo, l'ipocentro a 9 chilometri di profondità.  

La scossa, avvertita alle 2.34, ha provocato il crollo di cornicioni nella chiesa del paese e del Palazzo Ardizzone, ex sede del municipio, e di antiche case rurali, e nei centri di Adrano e Biancavilla. Ci sono feriti, ma non sarebbero gravi. Una quarantina le persone ricoverate in ospedale, per contusioni e attacchi di panico. Tante sono in stato di choc. La Protezione civile locale ha provveduto a transennare alcune zone. Ma gli edifici non sarebbero a rischio. 

Paura tra i cittadini che in piena notte si sono riversati in strada: in tanti hanno preferito dormire in auto. Il terremoto è stato sentito nettamente nella città di Catania  in tutta la provincia, otre che a Siracusa, Enna e Messina. Sono giorni difficili per i catanesi, che nei giorni scorsi hanno dovuto affrontare le conseguenze di un violento nubifragio. 


catania terremotoCATANIA TERREMOTO
L'allarme nella notte arriva via social: centinaia i post di persone che raccontano il forte spavento. "Sono saltato dal letto pensando ci fosse qualcuno che lo muovesse nella stanza", scrive Simone. Maria Antonietta racconta: "Al nono piano è stato terribile... ha ballato tutto". Daria scrive: "Alluvioni, terremoti... a Catania ci si diverte sempre un sacco".
Il Catanese è una zona ad alta pericolosità sismica, interessata sia dalla sismicità legata all’attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata. Gli annali segnalano il terremoto del 1818. Allora la magnitudo fu pari a 6.3. 

Fonte: qui

sabato 29 settembre 2018

SECONDO GLI ESPERTI LA PIÙ GRANDE TEMPESTA DEL MEDITERRANEO STA PER ARRIVARE IN ITALIA, PORTERÀ VENTI CHE SUPERERANNO I 160 KM/H


L’URAGANO SI AVVICINERÀ ALLE COSTE SICILIANE NELLE PROSSIME ORE ED È GIÀ VISIBILE DAL SATELLITE: LA TRAIETTORIA AGGIORNATA



Simone Pierini per www.leggo.it

uragano medicaneURAGANO MEDICANE
L'uragano «Medicane» sta arrivando e l'Italia trema. Come spiega Antonio Sanò de IlMeteo.it sarebbe la prima volta di un uragano di categoria 1 o 2, ed è considerata la più grande tempesta del Mediterraneo da quando si raccolgono i dati, con venti che supereranno i 160 km/h nell'area.

Esso assumerà caratteristiche ancor più vistose con la presenza di un occhio ben visibile e attorno al quale i corpi nuvolosi ruoteranno in senso antiorario apportando precipitazioni di entità eccezionale.

L'uragano dovrebbe raggiungere la sua forma completa nel corso della giornata di oggi, venerdì 28 settembre, al largo delle coste Siciliane, e dagli ultimi aggiornamenti sembra possa avvicinarsi pericolosamente alla Sicilia, in particolare alle province di Siracusa e Catania, e la Calabria Ionica.

uragano medicane 2URAGANO MEDICANE 2
In gergo tecnico, volendo scomodare gli inglesi, tale fenomeno è chiamato "MEDICANE", dalla buffa unione delle parole MEDIterranean hurriCANE ovvero Urgano del Mediterraneo, ma in sostanza si tratta di un uragano. Ma cosa sta avvenendo? In queste ore il tratto di mare tra il Mar Ionio e il Mar Egeo fino al Mar libico risulta particolarmente più caldo della norma con valori 8°C superiori alla media di questo periodo.

Complici le infiltrazioni di aria fresca che giungono da nord-est a tutte le quote, a seguito dei contrasti con la superficie del mare caldissima, si formerà una struttura ciclonica di particolare violenza che successivamente nella giornata di oggi, venerdì 28 settembre, e domani sabato 29, assumerà caratteristiche di uragano vero e proprio; sebbene i cicloni mediterranei in formazione tra il Mar Ionio e il Mar Egeo, spesso anche sfiorando la Calabria e la Sicilia, in passato abbiano già più volte raggiunto delle caratteristiche paragonabili ad una tempesta tropicale, questa volta siamo di fronte realmente e per la prima volta ad un uragano di categoria 1 o 2, con venti oltre i 160km/h.

MEDICANE UN URAGANO MEDITERRANEOMEDICANE UN URAGANO MEDITERRANEO
Ad ogni modo, ilMeteo.it descrive la traiettoria aggiornata. L'Uragano «Medicane» attualmente è già visibile dalle immagini satellitari e sta prendendo energia di ora in ora sul Mar libico e tende ad avvicinarsi alla Grecia e all’Italia meridionale, che lambirà nelle prossime ore, mentre successivamente sarà la Grecia e in particolare l’isola di Creta ad essere battuta dalla più violenta tempesta del Mediterraneo da quando si raccolgono i dati.

L'uragano dovrebbe raggiungere la sua forma completa nel corso della giornata di venerdì 28, al largo delle coste Siciliane, e dagli ultimi aggiornamenti sembra possa avvicinarsi pericolosamente alla Sicilia, in particolare alle province di Siracusa e Catania, e la Calabria Ionica.

uragano medicane 1URAGANO MEDICANE 

Si tratta quindi di una situazione esplosiva tutta da seguire e monitorare ora dopo ora. Tra le conseguenze principali infatti ci aspettiamo la possibilità di piogge torrenziali con locali forti temporali e il rischio concreto di allagamenti. Mentre sulle coste i venti tempestosi soffieranno con raffiche ad oltre 90 km/h con onde alte fino a 5 metri e il pericolo di mareggiate lungo i litorali più esposti.

MEDICANE UN URAGANO MEDITERRANEOMEDICANE UN URAGANO MEDITERRANEO


Successivamente il Ciclone si allontanerà dalle nostre coste tra sabato 29 e domenica 30 puntando dritto verso la Grecia, dove, passando sul mare ancora caldo, potrebbe acquistare nuova forza per poi scatenare tutta la sua potenza lungo i litorali ellenici e su Creta, ove sussiste già un'allerta massima per il rischio di imminenti alluvioni, raffiche violente ad oltre 160 km/h e onde altissime fino a 12 metri.

28 Settembre 2018

Fonte: qui

Uragano Medicane più forte del previsto, dopo Sud Italia, flagella ora la Grecia a 160km/h


Medicane visibile dal satellite
Medicane visibile dal satellite
Complici le infiltrazioni di aria fresca che giungono da nord-est a tutte le quote, a seguito dei contrasti con la superficie del mare caldissima ben 8 gradi sopra la media nel tratto tra mar Ionio e mar Egeo , si è formata una struttura ciclonica di particolare violenza che nella giornata di Sabato 29 Settembre ha assunto caratteristiche di uragano vero e proprio; sebbene i cicloni mediterranei in formazione tra il Mar Ionio e il Mar Egeo, spesso anche sfiorando la Calabria e la Sicilia, in passato abbiano già più volte raggiunto delle caratteristiche paragonabili ad una tempesta tropicale, questa volta siamo di fronte realmente e per la prima volta ad un uragano di categoria 1 o 2, con venti oltre i 160km/h: esso assume ora caratteristiche ancor più vistose con la presenza di un occhio ben visibile e attorno al quale i corpi nuvolosi ruotano in senso antiorario apportando precipitazioni di entità eccezionale. In gergo tecnico, volendo scomodare gli inglesi, tale fenomeno è chiamato "MEDICANE", dalla buffa unione delle parole MEDIterranean con hurriCANE ovvero Urgano del Mediterraneo, ma in sostanza si tratta di un uragano.

In questi minuti l’Uragano Medicane, il più forte della Storia del Mediterraneo da quando sì raccolgono i dati, dopo aver sfiorato le coste ioniche di Sicilia e Calabria creando onde impressionanti a Catania ed inquietanti effetti tsunami a Marzameni(SR), ha puntato verso la Grecia aumentando di intensità con raffiche di vento fino a 160km/h ed ora sta flagellando le isole elleniche, Peloponneso fino ad Atene.
Fonte: qui