9 dicembre forconi: dipendenti
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sabato 12 ottobre 2019

Furbetti dei rifiuti: Roma Multiservizi ora non paga gli stipendi



Dopo l’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti, che hanno svelato come fosse in atto una truffa nel servizio di raccolta dei rifiuti di Roma, la Procura ha aperto un’indagine nei confronti del suo Presidente, l’ex generale della Guardia di finanza Maurizio Raponi. E l’azienda ora annuncia di voler tagliare gli stipendi dei lavoratori


Roma Multiservizi è stata beccata “con le mani nella marmellata”, ma adesso a pagare sono i suoi dipendenti.
L’azienda romana, che gestisce per conto di Ama la raccolta dei rifiuti nelle utenze non domestiche, ha mandato una comunicazione ai suoi 3mila dipendenti: "Dopo l’inchiesta de Le Iene i committenti pubblici hanno sospeso immediatamente i pagamenti verso la Roma Multiservizi, alcuni dei quali relativi ad attività risalenti allo scorso aprile. La nostra società dovrà procedere al pagamento dei prossimi stipendi nel limite del 70% di quanto computato".
L’iniziativa dell’azienda nasce a seguito dell’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti, che hanno raccontato dei furbetti della raccolta rifiuti presso gli esercizi commerciali romani. Gli operatori di Roma Multiservizi, che per conto di Ama dovrebbe occuparsi della raccolta dell’immondizia, la effettuano nelle ore notturne quando gli esercizi commerciali sono chiusi. Un comportamento che rende impossibile ai commercianti consegnare l’immondizia accumulata, e che rappresenta un danno economico per le casse del Comune, che paga Roma Multiservizi per un lavoro non effettuato.
Abbiamo raccolto la testimonianza esclusiva di uno di quegli operatori, che ci ha spiegato come funzionava la presunta truffa. Alcuni dipendenti striscerebbero con il palmare dell'azienda un codice a barre presente all'esterno dei negozi, bar, ristoranti, facendo così risultare il loro regolare passaggio e relativa raccolta. E incassando così da Ama il corrispettivo previsto per il lavoro, circa 150 milioni di euro per tre anni di servizio. 
Un comportamento che, spiega ancora il testimone, non sarebbe una libera iniziativa dei lavoratori: “I dirigenti di Roma Multiservizi hanno fatto una riunione agli inizi dicendoci: attaccate più tardi, e attaccare più tardi significa non raccogliere perché i negozi sono chiusi, e ce lo dicono loro, i dirigenti. I dirigenti hanno addirittura creato un gruppo su WhatsApp chiamato ‘Spara e scappa’”. E quando Filippo Roma gli chiede il perché di quel nome, l’operatore risponde: “Perché dobbiamo passare il badge veloce e per andare veloce non dobbiamo raccogliere. Senza raccogliere i rifiuti ci hanno chiamato cosi”.
Dopo la nostra inchiesta la Procura di Roma ha aperto un’indagine, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Maurizio Raponi, l’ex generale della Guardia di Finanza che oggi guida Roma Multiservizi. L’uomo, raggiunto da Filippo Roma, aveva negato il meccanismo fraudolento: “Noi lo facciamo in base al capitolato che abbiamo con Ama, le disposizioni precise che ci ha dato Ama”. La Procura adesso ipotizza i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture.
Ma la sindaca di Roma Virginia Raggi sapeva di quanto accadeva nella raccolta dei rifiuti romani? Al nostro Filippo Roma aveva detto: “Prima che lei mi dicesse e mi segnalasse un caso molto specifico chiaramente non lo sapevo”.
Alessandro Onorato però, un ristoratore di Torre Argentina che è anche consigliere del municipio di Roma, aveva raccontato alla Iena un’altra verità: “Ho avuto modo tre settimane fa di incontrarla e gliel’ho detto, ho detto 'non funziona nulla, uno ha un servizio che non esiste'. E lei ha preso appunti”. Ma dopo tre settimane dalla segnalazione, ci racconta ancora Onorato, la sindaca non si sarebbe fatta viva: “No, non l’ho più sentita, da noi il servizio sta così”.
Le istituzioni ora sembrano essersi mosse e gli uomini del nucleo decoro urbano della polizia locale di Roma hanno acquisito il video del primo servizio di Filippo Roma. A muoversi è anche, come abbiamo detto, la stessa Roma Multiservizi, ma in un modo davvero incredibile: stop agli stipendi dei lavoratori. Oltre al danno, la beffa.

Fonte: Le Iene

RIFIUTI ROMA, STIPENDIO TAGLIATO DEL 30% AI LAVORATORI DELLA MULTISERVIZI DOPO SERVIZIO DELLE IENE SU PRESUNTA FRODE NELLA RACCOLTA

Vincenzo Bisbiglia per www.ilfattoquotidiano.it

Tutti gli oltre 3.000 lavoratori della Roma Multiservizi il 15 ottobre riceveranno lo stipendio decurtato del 30 per cento. È l’effetto, secondo una comunicazione dell’ufficio risorse umane della stessa società partecipata capitolina, del servizio della trasmissione tv Le Iene, secondo cui diversi operatori addetti alla raccolta dei rifiuti presso le utenze commerciali eludono il servizio, segnando il passaggio ma non recuperando quanto lasciato dai negozianti.

 Secondo Le Iene, va detto, sarebbe un modus operandi deciso dai dirigenti e non dai singoli operatori. Multiservizi, va ricordato, è una società partecipata al 51% da Ama (a sua volta detenuta al 100% dal Comune di Roma) e al 49% da Manutencoop e La Veneta. Giovedì sera è emerso, intanto, che il presidente Maurizio Raponi è indagato dai pm di Roma per l’ipotesi di truffa e frode nelle pubbliche forniture.

“Pagamenti bloccati”, ma gli stipendi erano pronti – A rimetterci saranno i dipendenti della partecipata. Anche chi di raccolta rifiuti non si è mai occupato e lavora in tutt’altre commesse. “I committenti pubblici – si legge nella missiva inviata ai sindacati, con riferimento a Roma Capitale – hanno sospeso immediatamente i pagamenti verso la Roma Multiservizi Spa, alcuni dei quali relativi ad attività risalenti anche allo scorso aprile”.

Dunque “in ragione di quanto esposto, la nostra società dovrà procedere al pagamento dei prossimi stipendi, fermo restando la data del 15 ottobre, nel limite del 70% di quanto computato”. Qualcosa però non torna. In Campidoglio confermano che le erogazioni vengono fatte a 60 giorni mentre da fonti interne a Multiservizi spiegano a Ilfattoquotidiano.it che le buste paga erano già state lavorate e le somme in corso di erogazione. L’eventuale ammanco di cassa, dunque, avrebbe dovuto pesare sugli stipendi di novembre (da pagare a dicembre).

L’appalto ereditato dalla 29 Giugno – Roma Multiservizi conta circa 3.200 dipendenti, la gran parte dei quali impiegati nell’appalto global service nelle scuole: pulizia delle aule, bidellaggiosfalcio del verde e mense. Per la maggior parte gli stipendi vanno, a seconda delle ore lavorate, da 300 a un massimo di 900-1000 euro al mese. Diversa la situazione relativa all’appalto di raccolta per i rifiuti non domestici, che è un appalto nuovo, di cui prima si occupata la Cooperativa 29 Giugno, fino al 2014 gestita da Salvatore Buzzi, fra i principali protagonisti insieme a Massimo Carminati dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo.

Proprio i 260 lavoratori della 29 giugno, a fine 2018, sono passati in Roma Multiservizi grazie alla clausola di salvaguardia sociale, e con la società capitolina avevano sottoscritto un contratto diverso, con somme superiori, rispetto ai “colleghi” del global service. Il consigliere comunale e deputato di Leu, Stefano Fassina, se la prende con l’assessore capitolino al Bilancio, Gianni Lemmetti: “Ha deciso di accanirsi contro i lavoratori, la sindaca Virginia Raggi intervenga con urgenza”.

La replica di Roma Multiservizi: “Denunciamo Le Iene” – Sul tema Roma Multiservizi non parla. La partecipata ha diramato nella mattinata di giovedì un duro comunicato annunciando di adire alle vie legali contro la troupe di Italia 1 per essere entrata “senza autorizzazione negli uffici della società”. La società, in particolare, precisa che “le riprese si riferiscono, innanzitutto, al secondo giro notturno effettuato dagli operatori nel centro storico di Roma, un turno aggiuntivo richiesto da Ama proprio in tale fascia notturna per potenziare il servizio che già avviene in quelle stesse aree in orario diurno”.

Inoltre “il corrispettivo che Roma Multiservizi riceve da Ama non è legato al numero di ‘badgiate’. Il badge serve per tracciare il passaggio presso tutti i punti di ritiro previsti. Da qui anche l’invito agli operatori a registrare sempre il passaggio da parte dei coordinatori del servizio, anche in caso di assenza di rifiuto, così come previsto dai documenti di gara”. Infine, “non corrisponde al vero che gli operatori non raccolgono i rifiuti, i dati ufficiali di raccolta nei 10 mesi di servizio riportano dati importanti e certificati”.

Attesa per il Consiglio di Stato sulla gara a doppio oggetto – Roma Multiservizi è una delle società municipalizzate che il Comune sta cercando di riorganizzare. Il dg del Campidoglio, Franco Giampaoletti, da circa 2 anni sta cercando di dare il via a una cosiddetta “gara a doppio oggetto” che permetta alla società di sostituire i suoi soci privati, senza erogare somme “illegittime” agli stessi, così da evitare richiami della Corte dei Conti. 

Un appalto complesso fin qui una volta bocciato dall’antitrust e un’altra volta andato deserto. La situazione tiene in apprensione i lavoratori, visto che l’operazione probabilmente non riuscirà a garantire il rispetto dei livelli occupazionali. Proprio in questi giorni è in attesa dal Consiglio di Stato la sentenza che darebbe la possibilità alla stessa Roma Multiservizi di partecipare in Ati con Rekeep Spa.

domenica 16 dicembre 2018

IL FALLIMENTO DEL COMUNE DI CATANIA È IL PIÙ GRANDE D’ITALIA


ECCO COSA SUCCEDERÀ ORA. STIPENDI FERMI PER GLI OLTRE DUEMILA DIPENDENTI DEL COMUNE E NIENTE ILLUMINAZIONI NATALIZIE 

IL DEBITO DA 1,6 MILIARDI, LA LUNGA AGONIA E L’IMPOSSIBILITÀ DEL RISANAMENTO. IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ TRA IL SINDACO POGLIESE E L’EX PRIMO CITTADINO ENZO BIANCO

A CATANIA DIVENTA UFFICIALE IL FALLIMENTO COMUNALE PIÙ GRANDE D’ITALIA
Gianni Trovati per www.ilsole24ore.com

Bandiera bianca, stipendi fermi per i 2.400 dipendenti del Comune e per quelli delle partecipate e niente illuminazioni natalizie. Da ieri notte Catania è ufficialmente la città in dissesto più grande d'Italia. Non è bastata una battaglia di mesi con la Corte dei conti, e nemmeno una coppia di emendamenti inseriti pochi mesi fa nel Milleproroghe estivo. Il debito da 1,6 miliardi, e la sua inevitabile ulteriore esplosione con il disavanzo da oltre 500 milioni trovato dai magistrati contabili nell'ultimo rendiconto finito sotto esame, sono stati più forti di qualsiasi tentativo di evitare il default. Votato nella notte dal consiglio.
SALVO POGLIESE NELLO MUSUMECISALVO POGLIESE NELLO MUSUMECI

La lunga agonia
La decisione della maggioranza che sostiene il sindaco di centrodestra Salvo Pugliese, eletto a giugno e alle prese con i drammi contabili dal suo primo giorno a Palazzo degli Elefanti, è stata inevitabile. E pone fine a sei anni di agonia, avviati nel 2012 con il piano di rientro tentato da un'altra giunta di centrodestra, quella guidata da Raffaele Stancanelli che ha anche firmato l'emendamento rivelatosi inutile. Il piano era stato ereditato e rivisto da Enzo Bianco, nome di peso del Pd ed ex ministro dell'Interno che ha amministrato la città con una maggioranza di centrosinistra dal 2013 al 2018. Ma non ha mai funzionato.

Risanamento impossibile
catania 6CATANIA 6
Il presupposto di ogni piano di rientro, con il meccanismo pre-dissesto introdotto dal governo Monti che ora vede impegnati con risultati deludenti anche Napoli, Messina e altre decine di Comuni quasi solo nel Centro-Sud, è il recupero dell'equilibrio con tagli di spesa e aumenti di entrate. Ma a Catania, come in tanti Comuni con i conti in crisi, le entrate scritte in bilancio trovano scarso riscontro in cassa per l'evasione diffusa e i buchi nella riscossione.
Nel 2015, spiega per esempio la Corte dei conti, Catania ha incassato solo il 11% delle multe, e l'anno dopo non è andata oltre il 6%. Per non parlare della lotta all'evasione, che nel 2015 ha raggiunto lo straordinario risultato di recuperare lo 0,45% dell'arretrato. Con risultati come questi, non esiste piano di rientro che tenga.
SALVO POGLIESE SINDACO CATANIASALVO POGLIESE SINDACO CATANIA

In fila per i pagamenti
E ora? Il maxidebito arretrato sarà affidato a una gestione commissariale, che dovrà gestire la fila dei creditori in fila per parare l'ennesimo colpo a un'economia territoriale già in difficoltà. E la Giunta dovrà gestire il bilancio “ripulito”, provando davvero ad affrontare qualcuno dei nodi strutturali che hanno reso impossibile la gestione dei conti catanesi. Per evitare di dover tornare fra pochi anni a parlare di un nuovo dissesto a Catania.

IL COMMENTO DEL SINDACO SALVO POGLIESE
Dalla pagina Facebook di Salvo Pogliese, sindaco di Catania

Come certamente saprete, il consiglio comunale, a tarda sera, ha dichiarato il dissesto economico finanziario del Comune.  Abbiamo provato in ogni modo a evitare il dissesto, coi mezzi legali e le norme previste dal decreto milleproroghe, ma la decisione dei giudici contabili non lasciava spazio a interpretazioni diverse dalla presa d’atto della condizione di dissesto.

catania 5CATANIA 
Un fatto traumatico anche perché, siamo la più grande città italiana in questa condizione di default, per via della situazione debitoria di 1,6 miliardi di euro che abbiamo trovato. E certo non è un caso che il legislatore abbia voluto che a decretare il dissesto fosse il consiglio comunale, cioè la massima espressione democratica, dove si raccolgono tutte le espressioni e le sensibilità politiche della città per comune assunzione di responsabilità.

Non è il momento di parlare come si è arrivati questo stato di cose, anche perché compete ad altri organi accertare le responsabilità; devo ricordare, però, che la Corte dei Conti ci ha imposto di adottare una delibera di misure correttive di 449 milioni di euro per le criticità gestionali rilevate nel triennio 2014-2017, varata nello scorso mese di settembre sempre da questo consiglio comunale.

enzo bianco e melania trumpENZO BIANCO E MELANIA TRUMP
Il mio impegno sarà totalizzante a far sì che il peso di questo dissesto non ricada sulle fasce più deboli della popolazione che ci impegniamo garantire in ogni modo. Non dobbiamo pensare che il dissesto sia l’Apocalisse, e questo messaggio positivo lo vedo recepito dalle tante risposte positive al nostro appello agli imprenditori a contribuire economicamente per accendere le luci di Natale, celebrando insieme un nuovo anno all’insegna del cambiamento.

Catania è abituata a risorgere dalle proprie ceneri e ci riuscirà anche stavolta.  Siamo abituati alle difficoltà, ma siccome sono un ottimista congenito, sono sicuro che ce la faremo anche stavolta a vincere la nostra partita, voltando finalmente pagina con l’impegno dei tanti che vogliono bene a questa città, a prescindere dalle appartenenze politiche.

14 Dicembre 2018

Fonte: qui

venerdì 30 novembre 2018

I 49 FURBETTI DEL CARTELLINO INDAGATI IN SICILIA?


UNDICI PERSONE SONO STATE ARRESTATE: ECCO COME RIUSCIVANO A MANIPOLARE IL SISTEMA DELLE PRESENZE – VIDEO

Alessandro Camilli per www.blitzquotidiano.it
furbetti del cartellino in sicilia 5FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA 
Moglie gelosa aveva un rovello: e se il fedifrago mi mette le corna, quando lo fa? Il rovello a un certo punto si sposò con un sospetto, meglio con una intuizione: il tempo per mettermi le corna lo trova durante l’orario di lavoro. Impossibile? Nulla di più facile. La signora e moglie gelosa conosce il mondo dove vive: l’Italia, la Pubblica Amministrazione, Palermo, gli uffici e i dipendenti della Regione. Nulla di più facile che il tempo del lavoro fosse in realtà il tempo di tutt’altro, corna comprese.
E così la signora gelosa si rivolse alla Guardia di Finanza. Gelosa e vendicativa, la moglie tradita, non la Guardia di Finanza. Indagini, ma non c’era molto da indagare. Era evidente, si andava a colpo sicuro. Timbravano il cartellino e se ne andavano. A fare tutt’altro che lavorare. Sempre, d’abitudine. In tanti. E si aiutavano nell’impresa: se oggi non puoi o non ti va di prenderti il fastidio di timbrare e andartene, te lo timbro io e poi tu ricambi un altro giorno…
furbetti del cartellino in sicilia 4FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA 
Gli indagati sono 49, agli arresti domiciliari sono in undici. Disponibili i soliti video con quelli che strisciano il cartellino e se ne vanno. Volti oscurati a norma…a norma di qualcosa che deve essere giusto ma che indica che c’è qualcosa di falso in questa storia, in queste storie. Qualcosa di falso oltre la falsa timbratura del badge, oltre il finto rispetto dell’orario di lavoro, oltre il finto lavoro.
tradimento 1TRADIMENTO 
Di storie e cronache dei cosiddetti furbetti del cartellino ne sono ormai pieni i telegiornali e i giornali, è quasi una rubrica fissa. Quante volte? Alle cronache decine e decine. Dove? Ovunque. Da quanto tempo? Da anni e anni. Quante indagini? Una caterva. Quanti scoperti? Centinaia e centinaia.
Eppure si continua per ogni dove della Pubblica Amministrazione. Si continua a far finta di lavorare, a rubare di fatto lo stipendio, a truccare la firma del cartellino, ad amputare se non azzerare l’orario di lavoro. Si continua perché se va male, se scoperti, se indagati niente meno che arresti domiciliari.
furbetti del cartellino in sicilia 7FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA 
Durano un po’, poi passano. Dovrebbero essere una intollerabile vergogna civile, trascorrono tra la solidarietà più o meno espressa della comunità di lavoro e di quartiere, tra le frasi: una brava persona, una famiglia educata, non si rovina una famiglia per uno sbaglio…
Passati gli arresti domiciliari, più simili ad una vacanza forzata che ad una pena afflittiva, si paga sul luogo di lavoro la grave inadempienza, l’aver fatto finta di essere al lavoro, sistematicamente e in maniera organizzata? Insomma li licenziano? Solo sui giornali. Solo nei titoli dei giornali ci sono i licenziamenti. Nei titoli dei giornali e nelle dichiarazioni dei ministri competenti.
Nella realtà non li licenziano mai. Un cento approssimativo dice che in un anno di licenziamenti veri per chi truffava la Pubblica Amministrazione da dentro ce ne sono stati che non arrivano a dieci. Neanche dieci su centinaia e centinaia presi con le mani nella marmellata. Presi e ripresi dalle telecamere. A volto coperto, anzi pixellato dalle tv. Il che sarà anche omaggio alla privacy e sarà anche garanzia dovuta e attestata.
Però quel volto resi irriconoscibile annuncia che il furbetto del cartellino, una volta passato il momentaneo incidente dell’inchiesta, torna. Torna al posto di stipendio che occupava prima (parlare di posto di lavoro è parola grossa nel caso in specie) Torna, irriconoscibile tra gli altri. Torna tra gli altri.
nel tradimento parla il linguaggio del corpoNEL TRADIMENTO PARLA IL LINGUAGGIO DEL CORPO
Saranno le leggi dolci o la lenta applicazione di leggi non lasche…sarà la pigrizia prudente e in fondo complice della Pubblica Amministrazione  (se lo licenzio mi fa causa e perché proprio io dirigente devo prendermi questa rogna..?)…sarà che alla fine tutti a dire onestà, onestà, in galera, in galera ma solo fino a che non riguarda il vicino, il parente, l’amico, il collega.
furbetti del cartellino in sicilia 1FURBETTI DEL CARTELLINO IN SICILIA
Sarà quel che sarà, anzi quel che è. Ed è che nella Pubblica Amministrazione se a lavorare non ci vai, se sei assenteista di vocazione e professione lo stipendio non lo perdi praticamente mai. L’unico che ti può mettere nei guai è un partner geloso, ma sono guai che passano. Garantito. 

Eccolo cosa c’è di falso in queste storie tutte uguali, c’è di falso che imbrogliare lo Stato e il prossimo fingendo di lavorare comporti il rischio reale di essere licenziati. 

Quindi…continuano.    
Fonte: qui

mercoledì 3 ottobre 2018

LA DISTRUZIONE DELLE COSTRUZIONI


DOPO CONDOTTE E ASTALDI, BALLA PURE TREVI: A RISCHIO 22MILA POSTI DI LAVORO IN UN SETTORE IN PROFONDA CRISI, FIACCATO ANCHE DAI PAGAMENTI IN RITARDO (O SALTATI DEL TUTTO) DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 

IL GOVERNO HA PROMESSO UN MEGA PIANO DI INFRASTRUTTURE. SENZA, RISCHIANO DI SALTARE ALCUNE DELLE PRINCIPALI AZIENDE DEL SETTORE (CHI SOPRAVVIVE E' PERCHE' SI E' BUTTATO SULL'ESTERO…)

Gianluca Baldini per la Verità

stefano trevisaniSTEFANO TREVISANI
Astaldi, Trevi e Condotte sono tre colossi del settore delle costruzioni. Insieme danno lavoro a quasi 22.000 persone. Il problema è che si trovano nel mezzo del comparto che forse ha pagato più di tutti lo scotto della crisi.

L' ultima ad arrendersi è stata Astaldi, 11.500 dipendenti, colosso fiaccato dalle molte amministrazioni pubbliche che non hanno pagato come e quanto avrebbero dovuto per le opere realizzata dal gruppo romano. Venerdì scorso il consiglio di amministrazione ha «valutato e deliberato di presentare, dinanzi al Tribunale di Roma, una domanda di concordato preventivo «con riserva» prodromica al deposito di una proposta di concordato preventivo in continuità aziendale».

Dopo l' annuncio, in Borsa è stato un crollo continuo. Ieri il titolo è stato sospeso per eccesso di ribasso, dopo aver registrato un calo teorico del 55% (e da oggi e fino a successivo provvedimento sulle azioni ordinarie Astaldi non sarà consentita l' immissione di ordini senza limite di prezzo). Inoltre, l' azienda ha fornito un aggiornamento sulla situazione patrimoniale dell' azienda. A fine giugno 2018 l' indebitamento netto era salito a 1,76 miliardi di euro, rispetto agli 1,27 miliardi di inizio anno. Insomma, gli investitori sono scappati a gambe levate.

condotteCONDOTTE
Anche perché, se a Piazza Affari il titolo Astaldi è crollato, sul fronte obbligazionario la situazione non è ugualmente rosea. Sulla graticola c' è un bond da 700 milioni di euro che scade tra due anni. In primis c' è l' ostacolo della cedola: bisogna capire se con il concordato anche questi pagamenti verranno congelati. C' è poi da capire cosa fare con il rimborso: nella migliore delle ipotesi gli obbligazionisti senior potrebbero rivedere al massimo il 60% di quando investito. Ma, se i possessori di debito Astaldi venissero paragonati a creditori chirografari, allora la percentuale di rimborso potrebbe scendere ancora.

C' è però il rovescio della medaglia. Visto il fuggi fuggi generale c' è anche chi ha visto un' opportunità nel bond con scadenza dicembre 2020. Da venerdì ad oggi il valore del prestito 2020 è sceso in area 20 euro (ora viaggia intorno ai 26 euro), quando nel 2013 era stato emesso a 100 euro. Anche se l' emissione dovesse subire il congelamento delle cedole (3,5625% ogni sei mesi) è facile intuire che l' investitore potrebbe trarne comunque un guadagno potenzialmente molto elevato, anche se i rischi di grosse perdite non mancherebbero.

C' è poi un gruppo come Trevi. Si tratta di una società da 7.200 addetti specializzata nell' ingegneria del sottosuolo.
Anche in questo caso il bilancio fa acqua da tutte le parti. Il gruppo di Cesena ha bisogno di capitali freschi per andare avanti a fronte di debiti per 650 milioni. A luglio, per questo ha approvato un aumento da 400 milioni, da sottoscriversi fino a 150 milioni in contanti e per il resto con la conversione di crediti in capitale. Un percorso lungo che vede protagoniste molte banche.
condotte spaCONDOTTE SPA

L' azienda a metà settembre aveva detto no a Bain capital credit, società che si era offerta concedere, attraverso un bond, un finanziamento «super senior» fino a 100 milioni a Trevi e Soilmec (società del gruppo Trevi operanti nel settore delle fondazioni), purché fosse accompagnato da una conversione dell' indebitamento finanziario del gruppo. Ora invece Trevi dovrà procedere da sola all' aumento di capitale.

Nel frattempo, però, la società ha fatto sapere di aver ricevuto conferma dell' accettazione dell' accordo di standstill da parte di un numero di creditori finanziari rappresentativi del 93% dell' indebitamento complessivo, percentuale sufficiente a consentire l' entrata in vigore dell' intesa.

In poche parole Trevi avrà più tempo per pagare i suoi debitori. Ciò non toglie che il titolo dell' azienda, rispetto a 12 mesi fa, viaggia a Piazza Affari attorno a un calo del 58%. Solo ieri ha chiuso la seduta in Borsa a 0,297 euro con una perdita dell' 1,66%.

astaldi costruzioniASTALDI COSTRUZIONI
La più piccola dei tre gruppi in crisi è Condotte (2800 dipendenti). In questo caso il concordato in bianco al Tribunale di Roma è stato richiesto a gennaio. Intanto, poco più di un mese fa, sono stati nominati i tre commissari straordinari che cercheranno di garantire la «continuità». Anche nel caso di Condotte ci sono di mezzo buchi di bilancio da capogiro: 833 milioni a fronte di 1,3 miliardi di fatturato.

trevi costruzioniTREVI COSTRUZIONI
Di certe queste non sono le uniche realtà italiane del settore delle grandi opere in difficoltà. La pubblica amministrazione che non paga come dovrebbe. Il governo vuole puntare un mega piano per le infrastrutture. C' è da sperare che lo faccia. Al contrario, migliaia di persone rischiano di rimanere senza lavoro.

Fonte: qui

martedì 12 giugno 2018

A ROMA 700 VIGILI HANNO PRESENTATO CERTIFICATI MEDICI PER EVITARE DI LAVORARE 'ON THE ROAD': ''C'È LO SMOG ED È STRESSANTE STARE IN PIEDI''

SU 5600 VIGILI URBANI SOLO UN TERZO È IMPIEGATO IN 'SERVIZI ESTERNI' 

LA SITUAZIONE DEI DIPENDENTI COMUNALI NON È MIGLIORE: ALL'ATAC IL TASSO DI ASSENTEISMO È 12,5%, IL DOPPIO DI QUELLO MILANESE...

Gian Maria De Francesco per il Giornale
vigiliVIGILI

Esoneri dai turni di prima mattina o di notte.
Divieto assoluto di alzare l' arto superiore destro per segnalazioni, obbligo di una pausa ogni dieci minuti per evitare lo stress, dispensa dal contatto con gli agenti inquinanti. Sono queste, secondo quanto evidenziato dal Messaggero, alcune prescrizioni dei certificati medici che consentono a circa 700 vigili urbani della Capitale di essere impegnati in funzioni di front-office (cioè di restare in ufficio) senza andare per strada. Sarebbero una quarantina al mese le richieste che arrivano al Comando generale della Polizia di Roma Capitale (nuova denominazione del corpo) o nelle caserme distaccate.

Considerato che i caschi bianchi a libro paga del Campidoglio sono poco più di 5.600, ciò significa che un vigile su otto (il 12,5%) marca visita e si fa assegnare a incombenze meno gravose. Solo un terzo del personale è impiegato in «servizi esterni» con grave pregiudizio della viabilità e anche della sicurezza dei cittadini perché un vigile è comunque un deterrente per i malintenzionati.
polizia municipalePOLIZIA MUNICIPALE

La polizia locale costa oltre 387 milioni di euro ai contribuenti capitolini, ma il sindaco Virginia Raggi non ha conseguito un miglioramento del servizio.
E anche laddove abbia cercato di risparmiare un po', bisogna dire che le è andata male. Ad esempio, con i dipendenti dell' Anagrafe. 
L' amministrazione pentastellata, per non poggiarsi troppo sui servizi bancari, aveva chiesto ai dipendenti di effettuare anche le operazioni di cassa. Panico.

In tutti i sensi. È subito scattato uno sciopero dei sindacati di base perché molti avevano accusato un malore appena si sono ritrovate alle prese con mandati, registri e reversali.
polizia municipale 2POLIZIA MUNICIPALE
Non è un caso che, per non tradire il proprio spirito goliardico, il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, abbia chiesto un corso di formazione sulla pastorizia per i dipendenti comunali quando è stata lanciata la proposta di usare capre e pecore per tosare l' erba incolta dei parchi romani.

In questa carrellata non poteva mancare il «fiore all' occhiello» del servizio pubblico della Capitale: l' azienda di trasporti Atac, già nota alle cronache per l' elevata frequenza di autobus flambé e per aver accumulato 1,3 miliardi di debiti nonostante un parco veicoli preistorico. Il tasso di assenteismo (12,5%) è quasi il doppio di quello dell' Atm di Milano (7,5%), ma a guardare i dati si ripete il caso dei vigili urbani.

I meno presenti sono i macchinisti delle metro (14,9%), gli addetti ai servizi ausiliari (17%) e al supporto di esercizio (18,6%) e gli autisti (12,4%), cioè chi lavora fuori da un ufficio. Da oggi si sperimentano i tornelli sui bus per cercare di chiudere la stalla sperando che non tutte le mucche siano scappate.

Roma con l' addizionale Irpef più elevata d' Italia. Roma con un debito pubblico da 12 miliardi di euro. Roma con circa 50mila dipendenti tra pubblica amministrazione e partecipate. Roma dove il sindaco elargisce l' aumento di stipendio per tutti nonostante non si riesca a bandire una gara d' appalto seria per la manutenzione delle strade. 

È la degna Capitale di uno Stato che corre a tutta velocità verso il baratro

Fonte: qui

domenica 3 giugno 2018

LE BANCHE STANNO TORNANDO AGLI UTILI E I SINDACATI NON VOGLIONO CONGELARE GLI AUMENTI DI STIPENDIO REGALANDO, DI FATTO, QUATTRINI AI SIGNORI DEL CREDITO

(ANSA) -  Far slittare la scadenza, la vigenza, del contratto dei bancari e quindi il relativo rinnovo di un anno: cioe' a fine 2019 evitando la disdetta che, sempre secondo il contratto, dovrebbe arrivare alla fine del mese di giugno per consentire di rivedere i dettagli. Questa la proposta dell'Abi ai segretari generali dei lavoratori del settore che pero', almeno nel caso della Fabi, non sembrano disponibili se non ad alcune condizioni. L'Abi guidata da Antonio Patuelli nella missiva ai segretari chiede ai sindacati di rispondere entro il prossimo 20 giugno (il 10 luglio prossimo e' previsto il rinnovo delle cariche con la probabile riconferma di Patuelli per 2 anni).

"Non e' assolutamente vero che tutti i sindacati del 'credito' siano d'accordo sulla proroga della scadenza di un anno. - commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, riferendosi a notizie recentemente circolate sulla stampa - La Fabi vuole assumere una posizione unitaria solo dopo l'incontro fra tutti i segretari generali dei sindacati prevista per il 12 giugno a Roma.
SILEONI FABISILEONI FABI

Non vogliamo regalare un anno di aumenti economici alle banche, cosa che potrebbe accadere nel caso di proroga 'al buio', per due motivi: primo perché le banche stanno nuovamente ritornando agli utili, prova ne sono i risultati delle trimestrali. Secondo perché vogliamo gestire i cambiamenti organizzativi in atto nel settore entro il 2018, condividendo e non subendo i cambiamenti già in atto. Inoltre il congresso della Fisac Cgil - dice riferendosi sempre a notizie di stampa - non può rappresentare un ostacolo o un problema all'inizio delle trattative, anzi rappresenterà un forte e positivo valore aggiunto alla relazioni sindacali. Quindi niente fughe in avanti ma unitarietà fra sindacati e condivisioni delle scadenza con Abi".

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sabato 19 maggio 2018

A SORRENTO, CRESCONO I SOSPETTI CHE LO STUPRO DI GRUPPO A UNA TURISTA INGLESE NON SIA UN CASO ISOLATO

ALL'ATTENZIONE DELLA PROCURA C'È ANCHE LA DENUNCIA DI UN’ALTRA TURISTA INGLESE CHE, DOPO UNA VACANZA A POMPEI ALLA FINE DEL 2015, AVEVA RACCONTATO DI AVER SUBITO ABUSI DOPO ESSERE STATA NARCOTIZZATA

Estratto dell’articolo di Dario Del Porto per “la Repubblica”

uno degli indagati per lo stupro di sorrentoUNO DEGLI INDAGATI PER LO STUPRO DI SORRENTO
[…] La turista inglese vittima di una terribile violenza di gruppo consumata in un albergo di Meta di Sorrento potrebbe non essere stata l' unica a subire abusi dopo essere stata narcotizzata con la cosiddetta "droga dello stupro". […] gli inquirenti della procura di Torre Annunziata si stanno chiedendo […] se quanto accaduto ad ottobre 2016 si sia verificato altre volte. […] la vittima è stata narcotizzata il giorno prima della partenza per l'Inghilterra, il branco sembra aver agito in modo tutt' altro che improvvisato, alcuni di loro condividevano una chat denominata "cattive abitudini".

raffaele regio ciro d antonioRAFFAELE REGIO CIRO D ANTONIO



[…] All'attenzione della procura […] c'è anche la denuncia (di cui ha riferito il quotidiano il Mattino) di una turista inglese che, tornata in patria dopo una vacanza a Pompei alla fine del 2015, aveva raccontato di aver subito abusi dopo essere stata narcotizzata, senza però fornire dettagli. Gli atti in Italia sono stati trasmessi solo nel 2017, rendendo molto complesse le indagini. Dopo una prima richiesta di archiviazione, il gip ha disposto ulteriori accertamenti.

[…] Anche la direzione dell' hotel Alimuri è determinata «a costituirsi parte civile» ed esprime «piena vicinanza alla vittima». La struttura, che non è coinvolta nelle indagini, ricorda di aver subito licenziato l'unico dipendente ancora in servizio al momento dell' arresto. « Anche noi abbiamo il primario interesse affinché si faccia chiarezza».
gli accusati di stupro sorrentoGLI ACCUSATI DI STUPRO SORRENTO

Don Francesco Guadagnuolo, il parroco della basilica di Santa Maria del Lauro, racconta di una comunità « indignata e offesa. Preghiamo innanzitutto per la vittima. Poi, siccome Papa Francesco ci ha ricordato che dobbiamo essere misericordiosi con tutti, anche per quei ragazzi. Ma questo non significa giustificare un atto ignobile, anzi. È doveroso che la giustizia faccia il suo corso.

sorrento turista violentataSORRENTO TURISTA VIOLENTATA



C'è tanta amarezza, la nostra città è profondamente solidale. Qui, in questa chiesa, abbiamo accolto una famiglia di profughi siriani che viene aiutata da tutti e ora si sta integrando». È una bella giornata di sole, in Penisola sorrentina. Sulle spiagge ci sono già gli ombrelloni, il mare è tranquillo. Un paradiso offeso da un pugno di demoni. Sembra di sentirlo, l' appello disperato di quella donna che chiede giustizia: «Nessun essere umano merita di subire quello che successo a me». […]

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