9 dicembre forconi: branco
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domenica 3 giugno 2018

DEI TRE MINORENNI CHE HANNO STUPRATO UNA 12ENNE A CASTELLAMMARE DI STABIA, IL PIU’ PICCOLO DI SOLO 14 ANNI, ERA ANCHE IL PIU’ VIOLENTO: DOPO LA VIOLENZA, HA ANCHE MINACCIATO LA RAGAZZINA PER ESTORCERLE DENARO PER NON DIFFONDERE I FILMATI

DUE DEI TRE SONO IMPARENTATI CON UNA FAMIGLIA CAMORRISTA

Titti Beneduce per il “Corriere della Sera”

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Il più violento del gruppo è anche il più piccolo: a 14 anni, si legge nel decreto di fermo della Procura per i minori di Napoli, non solo ha violentato l' amica dodicenne, ma ha anche provato a estorcerle denaro per non divulgare i filmati. Una settimana dopo la sconvolgente denuncia fatta dalla ragazzina alla polizia è arrivata la svolta nelle indagini sullo stupro di gruppo avvenuto a Castellammare di Stabia lo scorso aprile.

Il pm minorile ha disposto il fermo di tre adolescenti: c' era, infatti, il «concreto pericolo che si rendessero irreperibili». Hanno 14, 15 e 16 anni e da ieri, in attesa della convalida del fermo, sono nel centro di prima accoglienza del Tribunale per i minorenni, in viale Colli Aminei a Napoli.

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Due dei tre sono imparentati con una famiglia di camorra della zona stabiese. Tra i gravi indizi di colpevolezza ci sono proprio i filmati dello stupro fatti con un cellulare, che il perito informatico ha individuato. A rintracciare e fermare i tre ragazzi sono stati gli agenti del commissariato di Castellammare e quelli della squadra mobile. I fatti risalgono a metà aprile, alcune settimane prima della denuncia. La dodicenne, che si fidava dell' amico, è stata attirata in una trappola e «ceduta» ad un altro ragazzo, mentre il terzo filmava la scena.

Un' esperienza terribile, che la protagonista è riuscita, sia pure con difficoltà, a riferire ai genitori e poi alla polizia: un giorno che si è sentita male a scuola a causa dello stress e dell' angoscia si è decisa a rivelare il suo segreto. Tramite l' avvocato che li assiste, Roberto Chiavarone, i genitori fanno sapere che a loro, ora, interessano solo l' equilibrio e la serenità della ragazzina: «Niente trionfalismo, niente giustizialismo».
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I tre adolescenti fermati sono amici inseparabili, come si comprende guardando le loro pagine Facebook («Ci sono persone che non finiscono mai di volersi bene semplicemente perché ciò che le lega è più forte di ciò che le divide»).

Tante le foto scattate insieme e poi postate, con commenti che in alcuni casi fanno pensare. Uno dei tre, per esempio, scrive: «Dio mi creò, il diavolo si fece la croce»; «Fuori come i panni siamo i peggio bastardi. Sì, bravi ragazzi ma stai attento a toccarci»; «Chi non ha il coraggio di prendersi dei rischi, non raggiungerà mai nessun obiettivo nella vita»; «Alle vostre lezioni di vita io mi siedo all' ultimo banco a lanciare aeroplani di carta»; «La giungla non ci fa paura, siamo noi i leoni. In cielo come aquile, buchiamo gli aquiloni».

Non è da meno un altro dei tre indagati: «Se aspettate che crollo resterà un vostro sogno», scrive, attribuendo la frase al defunto capo di Cosa nostra Totò Riina. Quello stesso giorno dello scorso febbraio il ragazzino cambia foto di copertina, postandone una tratta dalla serie «Gomorra» in cui uno dei personaggi della fiction, 'o Track, punta la pistola alla fronte di Genny Savastano. La foto riceve diversi commenti di approvazione da amici e amiche. Scrive ancora l' adolescente: «Preferisco essere un re all' inferno che un servo in paradiso».
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Sul fermo intanto è intervenuta Maria Luisa Iavarone, la mamma di Arturo, il ragazzo aggredito e gravemente ferito il 18 dicembre scorso in via Foria, nel centro storico di Napoli. «Bisogna porre subito un argine, stare accanto a questi ragazzi: pensano che tutto sia consentito. Serve una strategia che preveda percorsi di repressione e anche di prevenzione e avere la consapevolezza che dietro un minore che sbaglia c' è sempre qualcosa che non ha funzionato. Anche quello della violenza - ha concluso Iavarone - è un linguaggio la cui grammatica noi abbiamo il dovere di correggere».

Fonte: qui

lunedì 21 maggio 2018

''MI STUPRAVANO, MI FILMAVANO E MI MOSTRAVANO I VIDEO: LO AVEVANO GIÀ FATTO AD ALTRE''. IL RACCONTO DA GELARE IL SANGUE DELLA DONNA VIOLENTATA A ROMA DA 4, FORSE BENGALESI

'STAVO ASPETTANDO IL BUS DOPO AVER FATTO LA COMPARSA NEL PUBBLICO DI 'VUOI SCOMMETTERE?'. SI AVVICINA UNA PANDA, LI IGNORO MA UNO SCENDE CON UN COLTELLO...''

SOTTO IL CAVALCAVIA, ARRIVANO ALTRI DUE: ''SEMBRAVA UN LEONE FAMELICO, PUZZAVA DI BIRRA; IO VOMITAVO, A LUI NON IMPORTAVA, BESTEMMIAVA, DICEVA: VOMITA, TANTO T'AMMAZZO''

LA DONNA PERÒ È RIUSCITA A SALVARE DELLE PROVE CHE POSSONO INCASTRARE IL BRANCO...

«MI STUPRAVANO E FILMAVANO LO AVEVANO GIÀ FATTO AD ALTRE»
Elena Ceravolo e Alessia Marani per ''Il Messaggero''

Tre uomini la tenevano ferma allungando continuamente le mani e un altro si avventava su di lei come una belva feroce. L' orrore ha superato ogni fantasia, anche la più malata, in una vecchia Panda sotto un cavalcavia dell' autostrada del Sole. «Quella bestia mi mordeva le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, sembrava un leone famelico, puzzava di birra; io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava, mi diceva: Vomita pure, tanto t' ammazzo. Mi metteva in mano un telefono per illuminare la scena, con un altro filmava lo stupro, lo metto su Facebook, rideva e io vomitavo ancora».

STUPRO DI GRUPPOSTUPRO DI GRUPPO
Silvia (nome di fantasia), 44 anni da compiere, si fa forza, con le parole tenta di liberarsi dall' orrore. «Mi sono lavata e rilavata, sterilizzata, ma quello schifo proprio non se ne va».

Li aveva mai visti prima?
«No, mai. Era l' una, stavo aspettando il bus davanti alla stazione di Rebibbia, avevo finito da poco di lavorare come comparsa nel pubblico di Vuoi scommettere negli studi Mediaset al Palatino. É così che mi guadagno da vivere. Qualche volta i colleghi mi accompagnano a casa, altre prendo il bus. Non avevo mai avuto problemi, nessuno mi aveva mai toccata. Ho girato il mondo, viaggiando anche da sola, in Africa, in America, in Olanda, so farmi rispettare dagli uomini, ma questi erano belve».

L' hanno trascinata nella Panda?
«Sì, inizialmente erano due nell' auto. Ma è quello che guidava che parlava di più, era il capo. Mi ha detto anche come si chiamava. La sua figura minuta, il viso sbarbato e i folti capelli neri non li scorderò mai. Si sono accostati, lui mi ha detto: Sto portando il mio amico a Tivoli, dai ti diamo un passaggio. Io mi sono rifiutata, quell' uomo stava bevendo birra, era su di giri. Lo sportello sul lato passeggero era tutto rotto, ho avuto paura. Tranquilla siamo Bangladesh, siamo bravi noi, lo sportello è rotto perché faccio il meccanico, l' auto è di un cliente. Domani la riconsegno, è da 9 anni che vivo in Italia».

E poi?
vittime di stuproVITTIME DI STUPRO
«Naturalmente non gli ho creduto, ho fatto per allontanarmi, ma in un lampo l' altro è sceso, mi ha spinto dentro la macchina, mi ha dato anche un calcio. Subito mi sono trovata un coltello alla gola».

Cosa è successo durante il tragitto?
«Quello guidava come un pazzo, una mano sul volante, con l' altra stringeva una bottiglia di birra e fumava. Sbandava. Mi ripeteva di stare tranquilla, l' altro parlava poco, aveva il volto semicoperto da una sciarpa. Siamo passati anche davanti agli studi Titanus, dove si è fermato da alcune schiave del sesso, sembravano conoscerle.

 Ci vediamo dopo, hanno detto loro. Ho chiesto di poter scendere, ma non mi facevano muovere. Quell' altro guardava sul telefonino dei filmati porno, sotto i sedili c' era quel coltellaccio e ci saranno state una ventina di bottiglie di birra vuote. Ero terrorizzata, ma speravo di cavarmela. Poco dopo, però, ho pensato di morire».

Quando si è spalancato l' inferno?
«Arrivati a Guidonia, ha improvvisamente sterzato a sinistra, su una stradina di campagna. Il boss al volante era sicuro del fatto suo, andava spedito. Si è fermato sotto quel cavalcavia, sentivo il rumore delle auto e dei camion che passavano sopra. Dal buio sono spuntati altri due uomini, ubriachi fradici. Si conoscevano, forse dormivano là in mezzo alla discarica. Mo' che voi fa? O ci stai o, guarda, manco mi serve il coltello, ti stritolo con questa mano, e mi ha afferrato per il collo. Mi tiravano le gambe, mi hanno sfilato una parte del pantalone, mi davano schiaffi e lui mi schiacciava il volto.

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Io ho provato a difendermi, ma loro erano in quattro sopra di me. A un certo punto mi hanno detto: Sai quante ne abbiamo ammazzate, ora ti mettiamo dentro una busta e ti buttiamo qua. E per convincermi il capo mi ha fatto vedere i filmati che aveva sul telefonino: si vedeva la sua faccia e poi donne, straniere, che urlavano e imploravano pietà. Allora ho chiuso gli occhi, volevo solo che finisse tutto presto».

Credevi di morire?
«Sì, e quando dopo che si sono sfogati, sono riuscita a riagguantare la borsa e mi hanno abbandonato lì nel buio, non mi sembrava vero. Avevo il mio telefonino, con tutti i numeri preziosi per il lavoro, riavevo, nonostante tutto, la mia vita. Ho chiamato il 113, i poliziotti che ho incontrato poco dopo ora sono i miei angeli. Mi sono sentita protetta. Ho indicato loro le bottiglie e la sigaretta lasciate dal branco a terra. Dico alle donne: non subite e se qualcun' altra è finita nelle mani di quelle bestie, parli».


SU BOTTIGLIE E CICCHE DI SIGARETTA C' È IL DNA DEI QUATTRO ASSALITORI
Elena Ceravolo E Alessia Marani per ''Il Messaggero''


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È sul mozzicone di una sigaretta e su due bottiglie di birra scolate dagli stupratori durante il viaggio dell' orrore in auto e poi buttate sul luogo dello stupro, che i poliziotti di Tivoli e i colleghi della Squadra Mobile di Roma sperano di trovare la firma dei quattro componenti del branco che giovedì notte ha sequestrato e poi violentato una donna italo-eritrea di 44 anni in un sottopasso di campagna tra la Capitale e Guidonia. Sono questi alcuni degli elementi nelle mani della Scientifica che ha già campionato le tracce biologiche lasciate sugli indumenti della donna e i tamponi effettuati dai sanitari al pronto soccorso dell' ospedale di Tivoli.

Non solo. Gli inquirenti da venerdì mattina stanno svolgendo un lavoro porta a porta passando al setaccio tutte le attività commerciali dotate di sistemi di videosorveglianza lungo i quasi dodici chilometri di tragitto percorsi dalla Panda vecchio tipo in cui la donna è stata costretta a salire, a caccia delle immagini chiave per risolvere il caso.

I FRAME
Un compito non facile: perché spesso le immagini sono sgranate e i frame da visionare sono migliaia, con auto che sfrecciano al buio prima lungo la via Tiburtina, poi sullo stradone di Casal Bianco, infine sulla Selciatella.

Gli investigatori hanno già portato in commissariato i file contenenti le sequenze di quella notte, registrati da almeno un paio di distributori di benzina, un Tamoil e un impianto Eni Agip che si trova proprio in prossimità della strada bianca imboccata dagli stupratori per appartarsi nelle campagne di Guidonia. Anche i filmati registrati da un ComproOro nei pressi della fermata bus di Rebibbia dove la 44enne è stata avvicinata, sono al vaglio dei poliziotti. Non è escluso che spunti la targa della Panda.
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IL REBUS Un rebus che gli inquirenti coordinati dalla Procura di Tivoli contano di risolvere mettendo insieme più tasselli. A partire dai riscontri sulle celle telefoniche agganciate in quell' area tra l' una e le 3,10 della notte, momento in cui la vittima è riuscita finalmente a liberarsi e a chiamare la polizia. È un' indagine tutta affidata al fiuto investigativo e alla conoscenza del territorio quella messa in campo dagli uomini del commissariato di Tivoli per stringere il cerchio intorno ai quattro uomini, probabilmente bengalesi, che hanno agito in mezzo a una discarica abusiva in via della Selciatella, sotto al ponte che scavalca la bretella autostradale Fiano-San Cesareo.

La Procura procede per i reati di sequestro di persona e violenza sessuale. I poliziotti stanno ascoltando anche le schiave del sesso che abitualmente lavorano lungo la Tiburtina per capire se hanno mai avuto a che fare con il branco o qualcuno dei suoi componenti. Al setaccio anche officine e carrozzerie dove potrebbe essere nascosta la Panda.

Fonte: qui

sabato 19 maggio 2018

A SORRENTO, CRESCONO I SOSPETTI CHE LO STUPRO DI GRUPPO A UNA TURISTA INGLESE NON SIA UN CASO ISOLATO

ALL'ATTENZIONE DELLA PROCURA C'È ANCHE LA DENUNCIA DI UN’ALTRA TURISTA INGLESE CHE, DOPO UNA VACANZA A POMPEI ALLA FINE DEL 2015, AVEVA RACCONTATO DI AVER SUBITO ABUSI DOPO ESSERE STATA NARCOTIZZATA

Estratto dell’articolo di Dario Del Porto per “la Repubblica”

uno degli indagati per lo stupro di sorrentoUNO DEGLI INDAGATI PER LO STUPRO DI SORRENTO
[…] La turista inglese vittima di una terribile violenza di gruppo consumata in un albergo di Meta di Sorrento potrebbe non essere stata l' unica a subire abusi dopo essere stata narcotizzata con la cosiddetta "droga dello stupro". […] gli inquirenti della procura di Torre Annunziata si stanno chiedendo […] se quanto accaduto ad ottobre 2016 si sia verificato altre volte. […] la vittima è stata narcotizzata il giorno prima della partenza per l'Inghilterra, il branco sembra aver agito in modo tutt' altro che improvvisato, alcuni di loro condividevano una chat denominata "cattive abitudini".

raffaele regio ciro d antonioRAFFAELE REGIO CIRO D ANTONIO



[…] All'attenzione della procura […] c'è anche la denuncia (di cui ha riferito il quotidiano il Mattino) di una turista inglese che, tornata in patria dopo una vacanza a Pompei alla fine del 2015, aveva raccontato di aver subito abusi dopo essere stata narcotizzata, senza però fornire dettagli. Gli atti in Italia sono stati trasmessi solo nel 2017, rendendo molto complesse le indagini. Dopo una prima richiesta di archiviazione, il gip ha disposto ulteriori accertamenti.

[…] Anche la direzione dell' hotel Alimuri è determinata «a costituirsi parte civile» ed esprime «piena vicinanza alla vittima». La struttura, che non è coinvolta nelle indagini, ricorda di aver subito licenziato l'unico dipendente ancora in servizio al momento dell' arresto. « Anche noi abbiamo il primario interesse affinché si faccia chiarezza».
gli accusati di stupro sorrentoGLI ACCUSATI DI STUPRO SORRENTO

Don Francesco Guadagnuolo, il parroco della basilica di Santa Maria del Lauro, racconta di una comunità « indignata e offesa. Preghiamo innanzitutto per la vittima. Poi, siccome Papa Francesco ci ha ricordato che dobbiamo essere misericordiosi con tutti, anche per quei ragazzi. Ma questo non significa giustificare un atto ignobile, anzi. È doveroso che la giustizia faccia il suo corso.

sorrento turista violentataSORRENTO TURISTA VIOLENTATA



C'è tanta amarezza, la nostra città è profondamente solidale. Qui, in questa chiesa, abbiamo accolto una famiglia di profughi siriani che viene aiutata da tutti e ora si sta integrando». È una bella giornata di sole, in Penisola sorrentina. Sulle spiagge ci sono già gli ombrelloni, il mare è tranquillo. Un paradiso offeso da un pugno di demoni. Sembra di sentirlo, l' appello disperato di quella donna che chiede giustizia: «Nessun essere umano merita di subire quello che successo a me». […]

Fonte: qui

giovedì 17 maggio 2018

“CI SIAMO FATTI UNA NONNINA, ERA NU PATANONE INCREDIBILE”

ECCO COSA SCRIVEVA IN CHAT IL BRANCO CHE A META DI SORRENTO HA DROGATO E STUPRATO SENZA PIETÀ UNA TURISTA INGLESE 

“QUELLO CHE HO VISTO IERI NON L’AVEVO MAI VISTO IN VITA MIA…”

Gabriele Bertocchi per www.ilgiornale.it

uno degli indagati per lo stupro di sorrentoUNO DEGLI INDAGATI PER LO STUPRO DI SORRENTO
Il tremendo stupro di Meta di Sorrento si arricchisce di dettagli bestiali. Il branco composto da una decina di persone dopo aver violentato la turista inglese si vantava nelle chat di gruppo chiamata "Cattive abitudini".

"Ci siamo fatti una nonnina… 40/50 anni… m’agg fatt nu tavolone cu na milf… era nu patanone incredibile… quello che ho visto ieri mai visto in vita mia": è uno dei messaggi senza pietà scambiati dal gruppo di stupratori immediatamente dopo la violenza carnale avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2016. I messaggi sono stati rinvenuti nei cellulari di a Ciro Francesco D’Antonio, Davide Gennaro Gargiulo e Raffaele Regio, tutti nati nel 1995, tre dei cinque ex dipendenti dell’Hotel Alimuri, come riporta Il Fatto Quotidiano.

raffaele regio ciro d antonioRAFFAELE REGIO CIRO D ANTONIO
Gli arrestati per lo stupro non solo esultava per le loro azioni, ma si scambiavano anche "due foto di una donna seminuda trattenuta da braccia maschili". La donna ne ricorda un'altra che non è stata ritrovata nelle indagini, in cui avrebbe "il volto atterrito" per l'aggressione sessuale subita. Altri scatti potrebbero invece essere state eliminati prima del sequestro.

In una seconda chat tra Gargiulo e un uomo da identificare, tale Gobby, si legge: "Ieri mi sono fatto un tavolo con i ragazzi della cucina con una Milf canadese…", "Imm sclerat… Fantasticoooo". Il destinatario del messaggio chiede una foto. Gargiulo non ne ha sul telefono e le chiede a Regio. Il giorno successivo la riceve e la inoltra. L'amico non gradisce, ma Gargiulo lo ammonisce: "Na bella chiavat fidati".

gli accusati di stupro sorrentoGLI INDAGATI DELLO STUPRO SORRENTO

A un altro amico, conosciuto come "Il calabrese" scrive: "Agg fatt nu tavolone cu na milf", che in napoletano significa praticare del sesso spinto con una donna supina su una superficie ampia, come un letto o un tavolo. Anche Regio si vanta in chat: "Fratè mi so fatto una milf ultimamente", "sempre a tavolone…" ; "ci siamo fatti una nonnina"… "40/50 anni"… "fratè era nu patanone incredibile", "…quello che ho visto ieri non l’avevo mai visto in vita mia".

Fonte: qui