9 dicembre forconi: camorra
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martedì 2 aprile 2019

ROMA: L’OMBRA DEI CLAN DIETRO L’AGGUATO A UN BAR A CINECITTA'

RICERCATI I DUE UOMINI CHE HANNO GAMBIZZATO DUE PREGIUDICATI CON PRECEDENTI PER DROGA E RAPINA 

GLI INQUIRENTI IPOTIZZANO UN REGOLAMENTO DI CONTI MA NON ESCLUDONO CHE IL BLITZ SIA UN SEGNALE DEI GRUPPI CRIMINALI EMERGENTI 

NELLA ZONA E' IN CORSO UNA GUERRA TRA VECCHIA MALA ROMANA E NUOVE LEVE DELLA CAMORRA 

IL RUOLO DI SENESE, GRANDE CONSIGLIERE DEGLI EQUILIBRI MAFIOSI CHE ATTRAVERSANO ROMA…

Maria Lombardi e Alessia Marani per “il Messaggero”

CINECITTA - SPARATORIA AL BAR A VIA FLAVIO STILICONECINECITTA - SPARATORIA AL BAR A VIA FLAVIO STILICONE
Due tazzine di caffè rovesciate sul tavolino fuori da bar. Accanto, un pacchetto di sigarette lasciato lì nella fuga. A pochi passi, sul marciapiede un macchia di sangue cerchiata dal gessetto, e le lettere gialle che segnano il tragitto dei proiettili. Cinque colpi sparati tra la gente, in via Fulvio Stilicone, a Cinecittà, periferia Sud-Est. Un regolamento di conti tra clan, in pieno giorno, e il quartiere piomba nel terrore. Sono le 15,38, un negoziante ha controllato l' ora. Due giovani su uno scooter nero sfrecciano lungo la via, si fermano davanti al Petit Bar, al civico 211. Hanno il volto coperto con i caschi.

L' obiettivo dell' agguato sono Mauro Gizzi, 65 anni, e Maurizio Salvucci, 51. I banditi sanno di trovarli lì, quei due passano intere giornate seduti a quel bar. Li chiamano per nome. Uno scende dallo scooter, passa in mezzo a due tavolini e colpisce Maurizio alla gamba. Mauro si alza, prova a scappare ma fa appena pochi passi. Una pallottola lo prende di striscio e lo ferma. Il tipo con il volto coperto e la pistola spara ancora, alcuni proiettili finiscono sulla serranda della tabaccheria accanto al bar, a quell' ora chiusa, altri danneggiano la vetrata dell' edicola.

RAPINE E MINACCE Cinque colpi, un avvertimento per le vittime, poi la fuga. I due si allontanano con lo scooter mentre sulla strada è il panico, c' è chi urla, chi scappa. I due feriti vengono soccorsi, Fabio Eleuteri, il barista prende una busta di plastica e nell' attesa dell' ambulanza la stringe attorno alla gamba di Maurizio per arrestare l' emorragia. Sul posto arrivano i carabinieri della compagnia Casilina e i colleghi del Nucleo Investigativo di via In Selci per i rilievi tecnico scientifici. Gli investigatori transennano l' area e raccolgono testimonianze. I due feriti vengono trasportati al policlinico Casilino, piantonati dai carabinieri. Non sono gravi. Chi ha sparato i cinque colpi di un calibro piccolo, forse da una semiautomatica del tipo Makarov dell' Est europeo, non voleva uccidere ma metter paura.

CINECITTA - SPARATORIA AL BAR A VIA FLAVIO STILICONECINECITTA - SPARATORIA AL BAR A VIA FLAVIO STILICONE
Perché? Mauro Gizzi è il cugino di Franco, 65 anni, incappato in un' operazione anti-camorra del Gico della Finanza nel 2009 e a capo, secondo gli inquirenti, di un gruppo criminale con base nel sud pontino capace di importare fiumi di hashish e cocaina dalla Spagna e dal Marocco stringendo affari direttamente con i ras internazionali del narcotraffico.

Non solo, Oltre ai precedenti per stupefacenti, i due cugini hanno in comune quelli per rapina. Franco, di recente, è stato arrestato dalla Mobile di Roma per il raid in una banca del Portuense. Anche Maurizio ha alle spalle precedenti per spaccio e rapina.

Droga e rapine il loro mondo comune e condiviso ai tavolini del bar. Gli inquirenti non escludono nulla. Nè che l' agguato sia il segnale di una egemonia che gruppi emergenti vogliono ribaltare o ricomporre a suon di piombo, né che vi siano dietro regolamenti di conti per spartizioni non andate a buon fine. Mauro ha anche precedenti di polizia per minacce. Una prima risposta potranno darla le immagini delle telecamere poste sulla strada e sul negozio di servizi immobiliari.

I TESTIMONI «Li conosco bene qui due, stanno sempre qui», racconta Fabio Eleuteri, il titolare del Petit bar. «Passano le giornate seduti al tavolino, bevono caffé e giocano a carte. Cosa fanno non lo so, Mauro e Maurizio per me sono clienti, quasi amici dato che li vedo tutti i giorni. Mica vado a indagare sugli affari loro. Paura? No, volevano colpire loro e non me. Mi sono spaventato per mio nipote di 15 anni e mia sorella che erano seduti al tavolino accanto. Mia sorella è sotto choc, si è barricata in casa».
CINECITTA - SPARATORIA AL BAR A VIA FLAVIO STILICONECINECITTA - SPARATORIA AL BAR A VIA FLAVIO STILICONE
La strada è sotto choc. «Mia figlia stava uscendo, era proprio sulla porta. Due centimetri e beccavano anche lei». Il padre della bambina di 11 anni è il titolare dell' agenzia di servizi immobiliari a pochi metri dal bar della sparatoria. «Sto ancora tremando, lei non si è resa conto subito di quello che succedeva».

Anche la signora che abita di fronte al Petit bar racconta delle giornate passate ai tavolini dalle due vittime. «E che volete che fanno tutto il giorno su un marciapiede? Traffici». C' è chi evita di passare lì davanti. «Brutte facce, è pieno di balordi che non combinano niente tutto il giorno. Quando devo andare a casa di mia suocera, attraverso la strada e passo dall' altra parte pur di non finire in mezzo a quei tipi». Simona stava tornando a casa da scuola, con il figlio piccolo, quando ha ricevuto il messaggio della sparatoria.

NELLA CAPITALE LA GUERRA TRA VECCHIA CRIMINALITÀ E NUOVE LEVE DELLA CAMORRA
M.D.R. e A.Mar. per “il Messaggero”

La droga, gli omicidi, le estorsioni e le rapine. C' erano una volta i napoletani della Tuscolana. Anzi, no: ci sono ancora. Perché se Mimì Domenico Pagnozzi, occhi di ghiaccio è in galera e nel 2013 è finito dietro le sbarre anche O' Pazzo, Michele Senese, il mandante romano della Nuova Famiglia, i sodali di un tempo continuano a dettare legge e a mandare avanti gli affari, tra spaccio, estorsioni e le incursioni in banca armi in pugno.
Michele SeneseMICHELE SENESE

Ma c' è chi scalpita per emergere e riprendersi il territorio. La periferia Sud-Est della Capitale dall' Appio a Cinecittà, con le appendici fino ai Castelli Romani, è zona presidiata dalla malavita autoctona nata all' ombra dell' alleanza stretta tra i Casalesi vicini a Mimì o' professore (mandato in soggiorno obbligato a Roma nel 2005) e i camorristi al seguito di Senese (approdato nella Capitale negli anni 90, mandato per eliminare i cutoliani e ritenuto il grande consigliere degli equilibri mafiosi che attraversano Roma).

Una joint-venture capace di investire cifre da capogiro nel narcotraffico importando fiumi di cocaina sulle piazze di mezza Roma e diventata così potente nei primi anni 2000 da ipotizzare persino l' eliminazione dei Casamonica per non avere più rivali in questo spicchio di città conteso. Il patto siglato con l' uccisione di Giuseppe Carlino il boss della Marranella nemico di Senese e fatto fuori con la complicità di Mimì.

GLI EQUILIBRI Con i boss in galera, però, la pax mafiosa è diventata molto sottile, l' aria si è fatta pesante. Anche a Cinecittà.

E gli spari di ieri ai tavolini del Petit Bar di via Flavio Stilicone indirizzati ai due pregiudicati non più di primo pelo, 65 anni Mauro Gizzi, 51 Maurizio Salvucci, fanno pensare a emergenti che vogliono alzare la testa. Mauro è il cugino di Franco, 65 anni, residente a Rocca Priora. Nel 2009 i loro nomi spuntarono fuori nel corso dell' operazione Nuovo Impero del Gico della Finanza.

carminati michele seneseCARMINATI MICHELE SENESE
Franco, di recente arrestato per una rapina in banca al Portuense, era a capo di un gruppo criminale dedito al narcotraffico, con base logistica nel sud pontino: l' organizzazione in affari con la Camorra, secondo gli investigatori, si riforniva di stupefacenti dal Marocco e dalla Spagna, trattando direttamente con trafficanti di quei due Paesi.

Era sempre il 2009 quando i carabinieri del Ros arrestarono 40 persone nell' operazione Orchidea della Dda, e altre 30 finirono indagate. I reati? Associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio, ricettazione e violazione della legge sulle armi. L' organizzazione aveva importato hascisc e cocaina a volontà dalla Spagna e dall' Olanda, per commercializzarle a Roma e nel Napoletano.

agguato via flavio stiliconeAGGUATO VIA FLAVIO STILICONE
Ruolo di spicco lo avrebbe avuto Senese. Ma subito emersero i rapporti con esponenti storici della criminalità romana, come Enrico Nicoletti, la camorra napoletana, la criminalità pugliese e uomini di Cosa Nostra: Crocifisso Rinzivillo, della famiglia di Gela, Stefano Fontana, della famiglia palermitana dell' Acquasanta, Salvatore Buccafusca, collegato al clan di Santa Maria del Gesù. Arrestato nell' operazione Camorra Capitale, per Pagnozzi, a ottobre, è stata confermata la condanna a trent' anni di galera. Arrivò in soggiorno obbligato e si prese questa parte di Roma. Adesso, in ballo c' è la spartizione militare di una grossa fetta di città, non solo al Tuscolano, ma anche a San Basilio fino alle borgate del Casilino.
Enrico NicolettiENRICO NICOLETTI

IL PENTITO Un pentito, Giuseppe Pandolfo, il killer di Serafino Cordaro boss di Tor Bella Monaca, ed ex luogotenente di Stefano Crescenzi, agli uomini della Squadra Mobile romana ammise: «C' è una sorta di Padrino, Un boss capace di esprime una vera e propria potenza criminale con duecento persone se non di più al suo seguito. La droga viene presa a Napoli o comunque da una persona potente di Roma che ha importanti legami con Napoli. Non voglio parlare di questa persona perché ho paura».

Fonte: qui

lunedì 11 marzo 2019

DOPO LA CATTURA DI MARCO DI LAURO, RESTANO IN CIRCOLAZIONE MATTEO MESSINA DENARO, GIOVANNI MOTISI DETTO “U PACCHIUNI”, IL CARCERIERE DI SOFFIANTINI ATTILIO CUBEDDU E ADRIANO GIACOBONE, UNO DEI CRIMINALI PIÙ RICERCATI DEL MONDO PER REATI AMBIENTALI, BRACCONAGGIO, COMMERCIO DI SPECIE ANIMALI PROTETTE, SMALTIMENTO DI RIFIUTI TOSSICI…


CON L'OMICIDIO DELLA DONNA DI UN ALTRO BOSS, AMMAZZATA DAL MARITO IERI MATTINA(1 Marzo 2019) A COLPI DI PISTOLA. LUI VA A COSTITUIRSI E…

LA SUA VITA IN QUESTI ANNI: NON A DUBAI A FARE IL GAGÀ, MA A CHIAIANO A MANGIARE LA PASTA CON DUE GATTI E LA FIDANZATA, SPARITA PURE LEI QUANDO UN GIORNO ''F4'' SI DICHIARO'

Giuseppe Crimaldi per ''il Mattino''

L' operazione scatta alle 15,58.
arrestato marco di lauroARRESTATO MARCO DI LAURO
Con il codice di massima urgenza 150 uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri vengono mobilitati per un' operazione speciale. Il loro obiettivo è catturare Marco Di Lauro. La presenza del superboss di Secondigliano - primula rossa da ben 14 anni e nella classifica dei più pericolosi latitanti italiani stilata dal Viminale, secondo solo a Matteo Messina Denaro - viene data per sicura in via Emilio Scaglione, a metà strada tra Chiaiano e Marianella.

LA CATTURA
Ed è proprio lì, al piano rialzato del civico 424, in quella palazzina color ocra che si nasconde il figlio 39enne di Ciruzzo o milionario, l' uomo che riuscì a trasformare Secondigliano e Scampia nella succursale del narcotraffico sull' asse Sud America-Italia e nel più imponente supermercato dello spaccio di droga. Si parte a sirene spiegate ma si giunge sul posto senza segnali acustici. Con un' operazione da manuale le forze dell' ordine accerchiano il fabbricato: in quattro si arrampicano raggiungendo un terrazzino, una ventina di loro sale le scale ed entra nel covo.

Marco Di Lauro è senza scampo. Ha appena il tempo di capire che la corsa è arrivata a capolinea: gli agenti lo ammanettano mentre è ancora seduto a tavola, dove ha appena consumato un piatto di spaghetti al pomodoro, a due passi da un angolo adibito a palestra domestica (con tanto di panca, bilanciere e pesi). Non è armato, non ha documenti, ma - soprattutto - non è protetto da guardaspalle e tanto meno da impianti di videosorveglianza. Con lui c' è una ragazza bruna in vestaglia rosa, la sua compagna. «Pensate ai miei gatti, fate che non restino da soli stanotte», è la raccomandazione che rivolge a poliziotti e carabinieri. Fine della latitanza.

L' INDAGINE
l ultimo nascondiglio di marco di lauroL ULTIMO NASCONDIGLIO DI MARCO DI LAURO
Ma come si è arrivati alla svolta inattesa e improvvisa? Chi o che cosa ha incastrato il superlatitante? A fornire un dettaglio importante sarà lo stesso questore di Napoli, Antonio De Iesu, che in conferenza stampa illustra un particolare importantissimo. Premessa: intorno a mezzogiorno di ieri a Melito si verifica un terribile fatto di sangue. Un ex sorvegliato speciale considerato tra gli uomini più fidati del clan Di Lauro - il 40enne Salvatore Tamburrino - già coinvolto nella prima faida di Scampia - uccide a pistolettate la moglie. Poi, poco dopo, va a costituirsi in Questura con l' avvocato. A questo punto accade qualcosa.

Dichiara il questore: «Nel primo pomeriggio (e cioè subito dopo il femminicidio, ndr) c' è stata una inusuale fibrillazione dell' attività investigativa che ci ha consentito di fare degli intrecci per arrivare all' abitazione dove si nascondeva Marco Di Lauro. Vi posso dire solo questo». Ciò potrebbe voler significare che dopo l' omicidio si è scatenato un vortice forsennato di telefonate tra affiliati alla cosca, che si sarebbero passati la notizia; e poiché nel giro di persone intercettate da polizia e carabinieri c' erano almeno una quarantina di soggetti considerati potenziali fiancheggiatori di Marco, il cerchio si sarebbe chiuso.

l ultimo nascondiglio di marco di lauroL ULTIMO NASCONDIGLIO DI MARCO DI LAURO
È corsa anche voce che potrebbe essere stata una telefonata compiuta dallo stesso uxoricida a far restringere il cerchio intorno a Di Lauro, mentre si verifica l' ipotesi che un paio di ore prima della sua cattura Marco sarebbe transitato a bordo di un' auto che avrebbe percorso i Colli Aminei e Capodimonte, prima di giungere nel rifugio di via Scaglione.

FACCIA D' ANGELO
Al momento della cattura appariva solo più stempiato rispetto alle foto segnaletiche che lo ritraevano, fino a ieri, con un volto da adolescente. Una «faccia d' angelo», la sua, che gli avrebbe anche garantito di confondersi per anni rimanendo per lo più sempre nei dintorni del villino natìo, Mmiezo all' Arco, nel cuore della Secondigliano antica. Ora - come hanno spiegato il questore e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Ubaldo Del Monaco - scattano altre indagini: quelle tese a ricostruire la fitta rete di complicità che hanno garantito all' uomo di sottrarsi per tanto tempo ai conti con la giustizia; a suo carico pende una condanna definitiva a 11 anni e 4 mesi per associazione a delinquere e un' ordinanza di custodia cautelare per traffico di droga. Anche la Guardia di Finanza proseguirà a concentrarsi sugli aspetti investigativi patrimoniali.

I COMPLIMENTI
Soddisfazione per l' arresto Di Lauro è stata espressa dal presidente della Camera, Fico, dal premier Conte, dai ministri dell' Interno Matteo Salvini e della Giustizia Alfonso Bonafede, oltre che dal presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e dal governatore della Campania Vincenzo De Luca.


LA VITA IN FUGA DI MARCO DI LAURO
Daniela De Crescenzo per ''il Mattino''

MARCO DI LAURO ARRESTATOMARCO DI LAURO ARRESTATO
Lo chiamano F4 e la sua è stata una vita in fuga. Marco Di Lauro, il quarto dei nove figli di Paolo Di Lauro, che Luigi Giuliano ironicamente soprannominò Ciruzzo O milionario, è diventato latitante a 25 anni. Per quattordici anni è stato un fantasma, ricercato dalle polizie di tutto il mondo, anche se l' accusa più terribile nei suoi confronti, quella di essere il mandante dell' omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente della prima faida di Scampia, non è stata confermata dalla Cassazione: condannato in primo e in secondo grado, è adesso in attesa di un nuovo processo che si terrà alla terza sezione d' Assise davanti alla quale la suprema corte lo ha rinviato.

Difeso prima dall' avvocato Vittorio Giaquinto e poi da Sergio Cola, dovrebbe per ora scontare solamente 8 anni di galera per una sentenza passata in giudicato. Ma dovrà affrontare ancora molti procedimenti dall' esito incerto: il futuro che dovrà affrontare non sembra certo luminoso.

VITA NEL MISTERO
Nato nel 1980 diventò latitante nel 2005, e dal 2006 lo ricercavano le polizie di tutto il mondo. La sua è stata una vita avvolta nel mistero: fino a ieri, quando sono riusciti finalmente ad arrestarlo e a interrogarlo, gli inquirenti ritenevano che avesse un figlio a cui avrebbe dato il nome del nonno, Paolo. Poi lui e la sua compagna, Cira Marino, che era presente in casa al momento dell' arresto, hanno spiegato che quel bambino non era mai esistito.

Non ha avuto figli, il boss di Scampia. E non è nemmeno mai andato via dal suo quartiere.
Nei lunghi anni della latitanza c' è stato chi giurava fosse a Dubai, chi lo dava in Sud America, e invece lui abitava a pochi chilometri da Cupa dell' Arco, la casa di famiglia dove vive tuttora la madre, Luisa.

Marco Di LauroMARCO DI LAURO
Una cortina di fumo lo ha dunque circondato per quindici anni, probabilmente perché il suo destino è stato segnato nel giro di pochi mesi, quando, arrestati il padre e il fratello maggiore, Cosimo, morto il terzogenito, Domenico, in un incidente di moto, furono lui e Vincenzo (poi finito in manette e successivamente scarcerato per fine pena) a dover prendere le redini di un clan in guerra. A Vincenzo toccarono gli affari, a Marco la gestione delle piazze e dei soldati. Era il 2004, F4 era poco più di un ragazzino, quasi sconosciuto agli inquirenti, anche a quelli che, come la narcotici napoletana, i Di Lauro li seguono da sempre, ma per gli affiliati di Ciruzzo F4, era già un capo.

LA FAIDA
Il giovanissimo boss si era infatti trovato a gestire una situazione drammatica e a fronteggiare la coda della più sanguinosa tra le faide recenti: la prima battaglia di Scampia che costò più di cento vite, e molte vittime innocenti. Nel 2004, nella premiata società Amato-Di Lauro, capace di inondare di droga l' intero Mezzogiorno, si era aperta una crepa importante. Fino a quel momento l' impresa era stata gestita come una Spa con sette soci (Paolo Di Lauro, Raffaele Amato, Rosario Pariante, Raffaele Abbinante, Patrizio De Vitale, Antonio Leonardi, Enrico D' Avanzo) che investivano capitale per comprare e vendere direttamente la cocaina dai narcotrafficanti.

ARRESTO DI MARCO DI LAURO IL QUESTORE DI NAPOLIARRESTO DI MARCO DI LAURO IL QUESTORE DI NAPOLI
Dalla fine degli anni Novanta, in scena entrò Raffaele Imperiale, il booker della cocaina latitante a Dubai, l' uomo che ha consegnato due tele di Van Gogh rubate al museo di Amsterdam: Lelluccio Ferrarelle, come lo chiamano i suoi, comprava droga da uno stoccatore, Erich Van de Bunt, e riforniva uno degli azionisti (Amato) che da quel momento cominciò a governare un canale in proprio creando una holding capace di dominare il mercato facendo fuori tutti i concorrenti.

COSIMO
Paolo Di Lauro, uomo d' affari d' esperienza, si accorse presto che i conti non quadravano: qualcosa si era inceppato nel meccanismo accuratamente costruito in anni e anni di traffici e morti ammazzati. Per mettere Amato nell' angolo chiese di cambiare la composizione societaria della Droga Spa creando una quota per il figlio Cosimo, poi fu costretto alla latitanza per un mandato di cattura e la gestione del business di famiglia passò proprio al primogenito. F1 tentò di trasformare i soci del padre in dipendenti.

E scoppiò la guerra. Con gli arresti del padre e del fratello e la fine delle ostilità, a Marco toccò gestite un clan sempre più in difficoltà, colpito dai pentimenti, le diserzioni, i sequestri dei beni, l' ultimo proprio qualche giorno fa. Di lui si dice che non abbia una mente imprenditoriale come Vincenzo, ma che non sia nemmeno una testa calda come Cosimo.

F4 ha vissuto in fuga, ma Carlo Puca, nel libro Il Sud deve morire, racconta che non si è mai rassegnato alla solitudine. Un giorno a casa della fidanzata Cira Marino, si presentarono tre plenipotenziari del boss per farle un discorso chiarissimo: «Il tuo uomo ti ama, vuole vivere per sempre con te, solo che il suo futuro è segnato: resterà latitante per il resto dei suoi giorni. Sei pronta a nasconderti da tutto e da tutti?». La ragazza disse sì e da quel giorno sparì pure lei. Fino a ieri quando gli agenti sono entrati dalla finestra in un appartamento di via Scaglione.
MARCO DI LAUROMARCO DI LAURO



DOPO DUE FAIDE E 69 MORTI AMMAZZATI SECONDIGLIANO È IL REGNO DEI «GIRATI»
Giuseppe Crimaldi per ''il Mattino''


LO SCENARIO
Quattordici anni, eppure sembra ieri. Nella storia che racconta la ferocia criminale di una camorra nera, spietata, servirebbero più capitoli per ricostruire il ruolo del clan Di Lauro. Fino alla fine degli anni 90 Secondigliano e Scampia sono sotto il saldo dominio di Paolo, il capostipite, l' uomo che dietro le attività commerciali di pellame celava lo scettro del numero uno dei narcotrafficanti a Napoli, e non solo a Napoli. Abile, scaltro, Ciruzzo o milionario commise forse un solo errore strategico: quello di consentire a suo figlio Cosimo gli affari di famiglia.
Quelli illeciti, ovviamente.

LA MATTANZA
SECONDIGLIANOSECONDIGLIANO
Il resto è storia Tristemente nota. Con l' esplosione di una terrificante guerra di camorra dichiarata dagli «scissionisti», un tempo fedeli servitori dei Di Lauro, i quali decisero che al banchetto degli affari di droga un posto a capotavola spettasse anche a loro. Ne scaturì un bagno di sangue, con tanto di omicidi che colpirono anche degli innocenti. Due faide a distanza di poco tempo. Omicidi, ma non solo. Per riconquistare una piazza di spaccio, gli scissionisti della prima ora usarono le bombe, le micidiali «ananas», armi in dotazione agli eserciti della ex Jugoslavia, Armi che avrebbero potuto provocare una strage.

Stando alla ricostruzione fatta dalla Dda di Napoli, in tutto erano sei gli ordigni a disposizione del cartello formato dagli Abete-Abbinante-Notturno, per dare inizio alla riconquista della piazza del Lotto G nelle case celesti. In meno di dieci anni furono 69 gli omicidi.

I «GIRATI»
RIONE TERZO MONDO SECONDIGLIANO NAPOLIRIONE TERZO MONDO SECONDIGLIANO NAPOLI
Parliamo di un decennio perché nell' ottobre del 2010, quando cioè i Di Lauro apparivano relegati nella enclave del «Rione dei Fiori» ad un ruolo quasi marginale rispetto ai nemici scissionisti, scoppia la seconda faida di Scampia. Inizialmente vi fu una guerra interna tra gli scissionisti: gli Amato-Pagano da un lato, e gli Abete-Abbinante-Notturno-Aprea dall' altro.

La nuova faida vide quindi contrapposto il cartello degli scissionisti a una sua fazione interna, i cui componenti vennero ribattezzati i «Girati» (cioè traditori). Ed ecco comparire il gruppo della Vannella Grassi (dal nome della zona di Secondigliano dove il neonato clan aveva il suo quartier generale). Con il tempo i boss della compagine criminale - Petriccione, Magnetti e Mennetta - fecero una scelta di campo, alleandosi con i Di Lauro. Alla fine, gli scissionisti furono costretti ad abbandonare le Vele di Scampia riparando su Melito.

Sarebbero dunque i Girati, a gestire gli affari sporchi - droga ma anche racket - nei quartieri della periferia nord di Napoli. A riprova di ciò, proprio due giorni fa, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Napoli ha sequestrato al solo Magnetta beni per oltre 400mila euro.

Ragazzi a SecondiglianoRAGAZZI A SECONDIGLIANO
Le indagini patrimoniali proseguono. E adesso - dopo la cattura di Marco Di Lauro - c' è chi si chiede chi comanderà a Secondigliano e Scampia.

2 Marzo 2019

Fonte: qui

LO CERCAVANO IN ASIA, MA ERA A SOTTO CASA: ARRESTATO A NAPOLI IL SUPERLATITANTE MARCO DI LAURO, AL SECONDO POSTO TRA I RICERCATI DOPO MESSINA DENARO 
VIDEO: IL SUO ULTIMO COVO E LA FOLLA DI CURIOSI 
FIGLIO DEL BOSS  PAOLO DI LAURO, DETTO CIRUZZO 'O MILIONARIO, ERA IN FUGA DAL 2004. SUL SUO CAPO PENDE UN ERGASTOLO PER OMICIDIO


arrestato marco di lauroARRESTATO MARCO DI LAURO
Asia, Sudamerica ed Europa: lo hanno cercato dovunque ma alla fine era a Napoli in un'abitazione di Chiaiano, in via Emilio Scaglione 424, a pochi chilometri dalla sua roccaforte di Secondigliano. Cosi è finita la latitanza di Marco Di Lauro, inserito nell'elenco dei ricercati del ministero dell'Interno al secondo posto subito dopo Matteo Messina Denaro.

Oggi ha 38 anni ma era solo un ragazzo quando fece perdere le sue tracce, 14 anni fa nel corso della «notte delle manette» quando mille uomini dello Stato invasero i quartieri Scampia e Secondigliano coadiuvati dagli elicotteri ed eseguirono 53 ordinanze. Ricercato anche in campo internazionale, secondo gli inquirenti, Marco Di Lauro avrebbe intrapreso la ricostruzione del clan guidato dal padre Paolo Di Lauro detto Ciruzzo 'o Milionario.

Quarto figlio del boss Paolo Di Lauro, era latitante dal 7 dicembre 2004, quando sfuggì al maxi blitz nella notte delle manette: sul suo capo pende un ergastolo per l'omicidio dell'innocente Attilio Romanò, ucciso per errore nel gennaio del 2005 nell'ambito della prima faida di Scampia.

Di Lauro non era armato e non ha opposto resistenza», ha detto il questore di Napoli, Antonio De Iesu, sceso dai suoi uffici per accogliere i suoi uomini che, insieme all'Arma dei carabinieri e alla Guardia di Finanza, hanno condotto l'operazione nel pomeriggio. Soddisfatto anche il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, colonnello Ubaldo Del Monaco, che ha evidenziato che l'azione si è svolta sotto il coordinamento della Dda di Napoli guidata dal procuratore Melillo. «Siamo contenti», ha aggiunto Del Monaco. 

MARCO DI LAURO ARRESTATOMARCO DI LAURO ARRESTATO
Di Lauro è arrivato in questura a bordo di un'auto civetta della polizia, mentre dall'alto un elicottero sorvegliava la zona. «Bravi, bravi» è l'incitamento che si è levato dai presenti, un centinaio di persone, mentre alcuni degli agenti che hanno partecipato all'operazione si sono abbracciati manifestando soddisfazione per il lavoro svolto. 


TRE I SUPERLATITANTI RIMASTI OLTRE DI LAURO
 (ANSA) - Marco Di Lauro, latitante dal 2004, dopo un maxi blitz che passerà alla storia come la "notte delle manette" e a cui Di Lauro scampò, era tra i quattro superlatitanti di massima pericolosità inseriti in una lista redatta dal Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti più pericolosi (GIIRL) della Direzione centrale della polizia criminale e inseriti nel sito del ministero dell'Interno.

Marco Di LauroMARCO DI LAURO
Ora la lista - che fino a pochi anni fa contava numerosissimi esponenti di mafia, camorra, 'ndrangheta, Sacra Corona Unita - si è assottigliata fino a riportare solo tre nomi: per Cosa Nostra quello di Matteo Messina Denaro, ricercato dal 1993, che deve scontare l'ergastolo e di Giovanni Motisi, anche lui destinatario dell'ergastolo e ricercato dal 1998. Per l'anonima sequestri è ancora ricercato Attilio Cubeddu, latitante dal 1997, che deve scontare 30 anni in via definitiva. Curbeddu non fece rientro, al termine di un permesso, nella Casa Circondariale di Badu è Carros (NU), dove era ristretto, per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime.

Tra gli arrestati "eccellenti", catturati in questi anni e inseriti nella lista dei latitanti di massima pericolosità, spiccano i nomi di Michele Zagaria, arrestato per camorra nel 2011, di Antonio Iovine, arrestato nel 2010 a Casal di Principe e anch'egli boss di camorra; di Giovanni Strangio, esponente della 'ndrangheta arrestato nel 2009 nei Paesi Bassi, di Giuseppe Bellocco, catturato nel 2007 in Calabria e appartenente alla 'ndrangheta, di Giuseppe Morabito, preso nel 2004 in Calabria. Tra i superlatitanti c'era ovviamente anche il nome di Salvatore Riina, ricercato dal 1969 e arrestato nel 1993. E' morto nel novembre 2017.

Fonte: qui

DOPO LA CATTURA DI MARCO DI LAURO, RESTANO IN CIRCOLAZIONE MATTEO MESSINA DENARO, GIOVANNI MOTISI DETTO “U PACCHIUNI”, IL CARCERIERE DI SOFFIANTINI ATTILIO CUBEDDU E ADRIANO GIACOBONE, UNO DEI CRIMINALI PIÙ RICERCATI DEL MONDO PER REATI AMBIENTALI, BRACCONAGGIO, COMMERCIO DI SPECIE ANIMALI PROTETTE, SMALTIMENTO DI RIFIUTI TOSSICI…

Grazia Longo per “la Stampa”

MARCO DI LAUROMARCO DI LAURO
Due mafiosi di «Cosa nostra», un criminale sardo dell'«Anonima sequestri» e uno piemontese specializzato in reati ambientali e traffico di rifiuti tossici. Dopo l'arresto del camorrista Marco Di Lauro, la top 5 dei latitanti più ricercati d' Italia si è ridotta a quattro.

Il boss dei boss, il più pericoloso della lista della Direzione centrale per la polizia criminale è senza ombra di dubbio Matteo Messina Denaro. È l'unico italiano a essere stato annoverato dalla rivista Forbes, nel 2011, tra i dieci fuggitivi più ricercati al mondo. Carabinieri e polizia lavorano assiduamente per trovarlo e secondo alcuni è lui il capo assoluto di Cosa Nostra dopo l' arresto di Bernardo Provenzano del 2006.

messina denaroMESSINA DENARO
La figura di Messina Denaro - 57 anni, noto come «u siccu», «il magro», sparito nel nulla nel '93, l' anno delle bombe a Milano, Firenze e Roma - è circondata da un alone di leggende. Alcuni collaboratori di giustizia, per esempio, sono convinti che il mafioso nato in provincia di Trapani si muova indisturbato proprio nella sua terra, la Sicilia.

E c' è persino chi giura di averlo notato allo stadio Barbera mentre assisteva alla partita Palermo-Sampdoria. Mentre qualcun altro lo ha avvistato al mare in Grecia insieme alla compagna Maria. Per non parlare delle ipotesi su interventi di chirurgia estetica facciale per cambiarne i tratti fisiognomici, e di plastica sostitutiva dei polpastrelli per cancellare le impronte digitali. Secondo altri, poi, Messina Denaro si sottoporrebbe a costanti sedute di dialisi a causa di gravi problemi ai reni.

GIOVANNI MOTISI DETTO U PACCHIUNIGIOVANNI MOTISI DETTO U PACCHIUNI
Dal '98 è invece ricercato il palermitano sessantenne Giovanni Motisi, «u pacchiuni», «il grasso». Contro di lui accuse di omicidio, dal 2001 per associazione di tipo mafioso e dal 2002 per strage. Tre anni fa è stato inserito nella lista dei criminali più ricercati dall' Europol e pare sia scappato in Francia. Killer di fiducia di Totò Riina, è ritenuto tra coloro che parteciparono al primo incontro per decidere di ammazzare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Attilio CubedduATTILIO CUBEDDU

L' ultimo bandito dell' Anonima Sequestri, Attilio Cubeddu, 72 anni, è latitante da 22 anni. Dopo aver preso parte in Toscana ed Emilia Romagna ai rapimenti di Cristina Peruzzi, Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer, venne arrestato e condannato a 30 anni. Ma dopo un permesso premio, nel '97, non rientrò in carcere. E durante la fuga riprese a fare il sequestratore. Fu lui il custode dell' ostaggio Giuseppe Soffiantini.
Adriano GiacoboneADRIANO GIACOBONE



Chiude l' elenco della Criminalpol Adriano Giacobone, nato a Tortona in provincia di Alessandria 62 anni fa. È uno dei criminali più ricercati del mondo per reati ambientali, bracconaggio, commercio di specie animali protette, smaltimento di rifiuti tossici. È accusato anche di bancarotta fraudolenta, detenzione illegale di armi da fuoco, rapimento, furto e violenza. Si sono perse le sue tracce a metà degli Anni 80.

Fonte: qui

giovedì 27 settembre 2018

L'EX PADRINO DI FORCELLA, LUIGI GIULIANO, HA DECISO DI RACCONTARE I SEGRETI DELLA CAMORRA IN UN LIBRO SCRITTO COL GIORNALISTA SIMONE DI MEO


QUARANT'ANNI DI SEGRETI, MISTERI E INTRIGHI: DALL'ARRIVO DI MARADONA A NAPOLI FINO AI RAPPORTI CON GIGI D'ALESSIO E I NEOMELODICI, DALLA GUERRA CONTRO I CUTOLIANI AL CONTRABBANDO DI SIGARETTE 





LUIGI GIULIANOLUIGI GIULIANO
Ha deciso di rompere il silenzio che lo accompagna dagli inizi del Duemila e di raccontare quarant'anni di storie, intrighi, misteri e segreti l'ex capo dei capi della camorra napoletana. È impegnato su tre fronti Luigi Giuliano, quello che un tempo era chiamato 'o rre di Forcella. Sta lavorando infatti a un libro di memorie scritto insieme al giornalista Simone Di Meo, a una biografia musicale in coppia col musicista Ludovico Piccinini, e a una sceneggiatura per un film, con la collaborazione dell'attore Edoardo Velo.

SIMONE DI MEOSIMONE DI MEO








«Dall'arrivo di Diego Armando Maradona a Napoli, al secondo e chiacchieratissimo scudetto perso dagli azzurri, nelle ultimissime giornate del campionato 1987-1988, fino ai rapporti con Gigi D'Alessio e altri importanti neomelodici, alla guerra contro la Nco di Raffaele Cutolo, all'epoca del contrabbando di sigarette – spiega Di Meo a Dagospia – i ricordi di Giuliano, oggi uomo libero dopo aver deciso di collaborare con la magistratura, spaziano dal Dopoguerra fino ai giorni nostri e intrecciano incredibili vicende personali con i grandi avvenimenti accaduti nella città di Napoli». Per ora, Giuliano è tornato al suo primo amore rilasciando, su YouTube, la canzone «Era di notte». 

MARADONA E IL BOSS LUIGI GIULIANOMARADONA E IL BOSS LUIGI GIULIANO

venerdì 27 luglio 2018

DOPO 8 ANNI DI CARCERE DURO, SI È PENTITO NICOLA SCHIAVONE, IL PRIMOGENITO DEL CAPOCLAN DEI CASALESI “SANDOKAN”

STA SCONTANDO L’ERGASTOLO PER TRIPLICE OMICIDIO MA LA SUA FAMIGLIA FA ANCORA AFFARI MILIONARI DA MODENA A MALTA 

L’EX BRACCIO DESTRO VARGAS: “VOLEVA UCCIDERE IL GIUDICE CAFIERO DE RAHO”

Mary Liguori per “il Mattino”

nicola schiavone 4NICOLA SCHIAVONE
Otto anni di carcere duro possono piegare anche il più duro dei rampolli di una dinastia di irriducibili camorristi.

Se hai solo 39 anni, due figli adolescenti e la prospettiva di una vita dietro le sbarre, se ti impediscono anche il solo contatto fisico con i tuoi bambini, se registrano ogni tua parola detta a colloquio con tua moglie e con tua madre, allora puoi decidere di scrivere una lettera di resa.

È partita via posta venti giorni fa la missiva che significa bandiera bianca, volontà di cambiar vita. Firma in calce, quella di Nicola Schiavone, figlio primogenito del capoclan Francesco «Sandokan».

nicola schiavone 2NICOLA SCHIAVONE


Due settimane fa, i magistrati della Dda di Napoli - Vincenzo Ranieri, Arlomede e Fabrizio Vanorio del pool dell' aggiunto Luigi Frunzio - hanno chiuso la partita del casalese contro lo Stato, con il primo dei due verbali finora redatti con le confessioni del giovane capoclan stroncato dall' arresto del 2010, proprio mentre gli dava la caccia nientemeno che Michele Zagaria.
francesco 'sandokan' schiavone e il figlio nicola schiavoneFRANCESCO 'SANDOKAN' SCHIAVONE E IL FIGLIO NICOLA SCHIAVONE





Pentimento di alto livello sotto il profilo simbolico, dall' utilità ancora tutta da verificare. È stato un feroce assassino, Schiavone jr, che in cella al 41bis sta scontando l' ergastolo per un triplice omicidio e che si è preso una condanna in secondo grado al fine pena mai anche per un quarto delitto di camorra.
nicola schiavone 3NICOLA SCHIAVONE



È stato per un breve tempo a capo della fazione di famiglia del clan dei Casalesi, ma non ha mai assurto il ruolo di vertice perché a osteggiarlo ci fu Zagaria in persona che, su imprenditori soci e appalti, pretendeva l' esclusiva.

nicola schiavone 1NICOLA SCHIAVONE





Eppure l' astro nascente della malavita casertana potrebbe riferire di storie interessanti, di contatti economici e interessi in Emilia Romagna e all' estero.

AFFARI DA MODENA A MALTA
Compravendita di auto di grossa cilindrata, la sua passione, e soldi investiti in società intestate a insospettabili. La leggenda narra che siano oltre trecento le ditte nelle quali gli Schiavone hanno mani in pasta.

LA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI











Da Modena, dove hanno investito nel cemento, fino a Malta, dove gli interessi riguardano il gioco on line. L' impero affidato a terzi avrebbe fruttato, nei due decenni di isolamento del boss Sandokan e negli otto anni di 41 bis del figlio, una montagna di soldi, tanti da garantire a chi è rimasto a Casal di Principe, ovvero madre, sorelle e i due dei quattro fratelli liberi del neo pentito, una vita più che dignitosa.

LA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI
C' è da scommetterci che i pm guidati dal procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, chiederanno al nuovo collaboratore di parlare degli investimenti di famiglia, di fare i nomi dell' esercito di imprenditori che per conto Schiavone, investe e fa lievitare iil denaro della camorra sia in Italia che all' esterno.

I TERRORISTI
NICOLA SCHIAVONENICOLA SCHIAVONE





Quando si pentì Roberto Vargas, ex braccio destro di Nicola Schiavone, tra le tante furono le dichiarazioni su un piano organizzato dal giovane boss ai danni dei magistrati a far sobbalzare i pm dalle sedie.

Secondo Vargas - il verbale è del 2012 - Schiavone aveva in mente di uccidere l' allora procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero De Raho e di sterminare il pool anticamorra di Napoli che lavorava sui Casalesi.

CAFIERO DE RAHOCAFIERO DE RAHO



Ne parlò il pentito suo ex fedelissimo, ma tre anni prima, il 2 aprile del 2009, per vie incidentali quel piano fu sventato. Un volantino con gli orari delle preghiere nella moschea di San Marcellino fu trovato addosso a un manovale algerino incappato in un' inchiesta della Procura di Venezia su una cellula salafita collegata ad Al Qaeda.

Quel foglietto, probabilmente, salvò la vita all'attuale procuratore nazionale antimafia e ai pm che hanno inferto durissimi colpi ai Casalesi. Secondo Vargas: «Dovevano arrivare dei bazooka da consegnare ai terroristi incaricati di fare attentati ai magistrati anti-casalesi». Ora Schiavone jr dovrà spiegare anche questo, dovrà parlare dei contatti tra la camorra e i terroristi, storie finora solo ipotizzate, ma forse molto più che leggende.

Fonte: qui