9 dicembre forconi: Clan
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venerdì 9 agosto 2019

CHI HA UCCISO “DIABOLIK”? – FABRIZIO PISCITELLI SI ERA FATTO MOLTI NEMICI CON LA SUA VOGLIA DI ESPANDERSI VERSO LE PIAZZE DI SPACCIO DEL TUSCOLANO, DI PORTA FURBA E DELLA ROMANINA

LA SCORTA, L’AUTISTA, L’ARMA INCEPPATA: TUTTO QUELLO CHE NON TORNA 
LA PISTA DELLA MAFIA ALBANESE... 



ROMA, AGGUATO A DIABOLIK LA PISTA DELLA MAFIA ALBANESE
Estratto dell’articolo di Alessia Marani e Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

Fabrizio Piscitelli Diabolik Foto Mezzelani GMTFABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK FOTO MEZZELANI GMT
Chi ha portato a dama Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, il capo ultrà della Curva Nord della Lazio? Chi ha tradito l'amico? Un rebus per gli investigatori, che ora indagano per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. C'è una pista: Diablo si sentiva ormai così spavaldo e invincibile che alla fine ha pestato i piedi a qualcuno di pesante.

E il fatto che fosse andato a un appuntamento nel Parco degli Acquedotti di Cinecittà, zona storicamente gestita dai napoletani della Tuscolana legati alla Camorra ma ora, dopo una serie di arresti eccellenti, passata sotto il controllo dei cavalli albanesi emergenti, porta ai Balcani. Gente con cui, in realtà, Piscitelli, in passato arrestato per narcotraffico e su cui fino alla morte erano rimasti accesi i fari della Dda che con i carabinieri stava indagando su un nuovo giro di droga a Roma Est, avrebbe sempre stretto patti e fatto affari. Tanto che tra i suoi guardaspalle più fidati difficilmente mancava la batteria dei pugili albanesi, un'amicizia cementata dal comune tifo laziale.  
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roma, ucciso fabrizio piscitelli alias diabolik 3ROMA, UCCISO FABRIZIO PISCITELLI ALIAS DIABOLIK















LA SCORTA, L'ARMA INCEPPATA, L'AUTISTA NUOVO TUTTO QUELLO CHE NON TORNA DELL'OMICIDIO
Estratto dell'articolo Alessia Marani e Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

fabrizio piscitelli diabolik 11FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK
La scorta che ogni giorno lo seguiva, ma che per qualche ora non è rimasta insieme a lui. La guardia del corpo che non reagisce e sostiene di non avere visto in faccia il killer. La pistola che si inceppa mentre il sicario tenta di sparare il secondo colpo. La tranquillità ostentata per tutta la mattinata, prima dal barbiere e poi nello studio di un tatuatore. E ora, riavvolgendo il nastro e mettendo in fila tutti i buchi neri dell'inchiesta sull'omicidio del Diabolik ultrà della Lazio, il teschio che Fabrizio Piscitelli si era appena fatto tatuare sulla gamba diventa quasi un presagio di morte.
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fabrizio piscitelli diabolik 10FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 

L'AUTISTA
fabrizio piscitelli diabolik 8FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 












E così, sempre mercoledì, prima dell'appuntamento con il killer, Diabolik fa una capatina nelle sede degli Irriducibili, in via Amulio 47, quartiere Appio. Con lui l'onnipresente guardia del corpo. Un massiccio judoka cubano che gli fa anche da autista. Vanno a pranzo in un ristorante. Poi, arrivano le 18.50. In una panchina del parco degli Acquedotti si consumano gli ultimi secondi di vita di Piscitelli. Accanto a lui, c'è la guardia del corpo.

fabrizio piscitelli diabolik 9FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK
Gli inquirenti non hanno dubbi: Diabolik doveva incontrarsi con qualcuno che conosceva. All'improvviso alle spalle piomba un uomo. Un colpo dietro l'orecchio e il capo ultras muore. Il killer è un professionista: con freddezza si avvicina e con altrettanto distacco si allontana dalla scena del crimine. L'assassino resta lucido, anche quando la pistola si inceppa mentre cerca di premere il grilletto per la seconda volta, puntando verso il cubano. Il caraibico è terrorizzato.

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Il cadavere di Fabrizio Diabolik Piscitelli Diabolik Foto Mezzelani GMTIL CADAVERE DI FABRIZIO DIABOLIK PISCITELLI DIABOLIK FOTO MEZZELANI









DAL NEGOZIO AL TUSCOLANO ALLA VILLA «MA COSÌ SI ERA FATTO MOLTI NEMICI»
Estratto dell'articolo di Chiara Rai per “il Messaggero”

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«Fabrizio voleva espandersi sempre di più. Era partito da Ponte Milvio ma si era preso le piazze di spaccio di Tuscolano, Porta Furba e Romanina, grazie all'appoggio dei napoletani». A parlare è Marco (nome di fantasia), conoscente di Diabolik da oltre vent'anni che preferisce rimanere anonimo. Ha conosciuto Fabrizio Piscitelli, il capo ultrà della Lazio assassinato mercoledì pomeriggio nel parco degli Acquedotti a Roma, ai tempi in cui frequentava la sezione di destra di via Ottaviano e aveva in tasca la tessera del Fronte della Gioventù.
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«Militava con Massimo Carminati, Ciavardini e gli altri di quel giro racconta insomma quelli della sezione di Prati. Lo conoscono tutti negli ambienti di destra e a parte il suo ruolo indiscutibile di leader negli Irriducibili si è fatto diversi nemici, ha pestato i piedi a tanta gente».

LA SCALATA
fabrizio piscitelli diabolik 6FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 6









Marco racconta l'ascesa di Diabolik, la volontà di espandersi: «Grazie agli eredi del boss Michele Senese si era fatto largo in un territorio che notoriamente è dei Casamonica». E i Casamonica acquistavano cocaina da Senese come testimoniato dall'operazione dei carabinieri di Frascati Gramigna bis. Secondo il conoscente di vecchia data ci sarebbero stati episodi che avrebbero creato una situazione di non ritorno, rapporti irreparabili. Tra questi le dichiarazioni di Piscitelli rese in radio subito dopo il raid nel bar giallorosso H501 di Casal Bertone portato a termine da un gruppo di esponenti della Curva Nord che devastarono il locale a sprangate e ferirono un uomo.
fabrizio piscitelli diabolik 3FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK

Ad avere la peggio fu un 48enne, altro esponente di rango degli ultrà giallorossi e con aderenze in ambienti dell'ultradestra: «Se la venissero a prendere con noi», aveva detto dalla radio degli Irriducibili il leader Diabolik. Anche quel territorio, quel bar, sembrerebbe fosse frequentato dai Casamonica. «Un altro affronto dopo aver preso le loro piazze di spaccio?», prosegue Marco.
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(...) La sua vita di lusso non è passata inosservata: «Ormai si sentiva il capo di una zona che però non comandava realmente lui continua Marco da Grottaferrata dove conduceva una vita lussuosa, sempre oltre le possibilità di qualsiasi imprenditore di successo, scendeva giù alla Romanina, ce l'aveva ai piedi. Una volta lo hanno fermato a Castel Madama per un brutto litigio con un nomade. Anche lì volarono minacce di morte. Diabolik verrà ricordato da tutti come l'ultrà della Lazio, amato dalla famiglia degli Irriducibili e questo è giusto ma chi lo conosceva bene sa quanti sgarri ha fatto e poi il resto è cronaca, è stato ucciso alla luce del sole, di fronte a tutti. Un messaggio chiaro: ha pagato il suo conto».

Fonte: qui

DOV’ERANO FINITI MERCOLEDÌ SERA GLI ALBANESI CHE SOLITAMENTE FACEVANO LA “SCORTA” A FABRIZIO PISCITELLI? 
LA CACCIA AL KILLER TRA I CLAN DEL NARCOTRAFFICO DELLA CAPITALE E IL RACCONTO DELL’AUTISTA CUBANO DI “DIABOLIK” 
INTANTO IL LUOGO DELL’AGGUATO È DIVENTATO META DI PELLEGRINAGGIO DEI TIFOSI LAZIALI...
Francesco Casula per “il Fatto Quotidiano”

Fabrizio Piscitelli Diabolik Foto Mezzelani GMTFABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK FOTO MEZZELANI
fabrizio piscitelli foto mezzelani gmt001FABRIZIO PISCITELLI FOTO MEZZELANI 















È nei contrasti con i gruppi criminali che gestiscono il traffico di droga a Roma, in particolare quelli albanesi, che potrebbe essere maturato l' omicidio di Fabrizio Piscitelli, il 53enne per decenni capo ultrà della Lazio conosciuto come "Diabolik", ucciso mercoledì sera a Roma. È la pista su cui stanno lavorando i poliziotti della Squadra mobile che nelle ultime ore hanno eseguito una serie di perquisizioni e ascoltato testimoni e conoscenti di Diabolik.
FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIKFABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK

Il supertestimone, l' autista cubano che ha accompagnato la vittima nel parco degli Acquedotti, ha raccontato ai poliziotti guidati dal dirigente Luigi Silipo che il killer aveva la pelle bianca e indossava un abbigliamento da runner. Il sicario ha esploso un colpo che ha freddato Piscitelli mentre era ancora seduto sulla panchina. Un colpo sparato all' altezza dell' orecchio sinistro, dall' alto verso il basso come ha confermato l' autopsia eseguita ieri mattina.

roma, ucciso fabrizio piscitelli alias diabolik 3ROMA, UCCISO FABRIZIO PISCITELLI ALIAS DIABOLIK
Un' esecuzione in perfetta modalità mafiosa: dopo essere stato attirato in trappola, Diabolik è stato giustiziato alla presenza delle numerose persone che alle 19 si trovavano nel parco. Poi il killer è fuggito a piedi percorrendo via Lemonia. Gli inquirenti, intanto, non confermano l' ipotesi che dopo aver sparato a Piscitelli, il killer avrebbe provato ad aprire il fuoco contro il suo autista, che si sarebbe salvato solo grazie all' inceppamento dell' arma.
fabrizio piscitelli diabolik 9FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 

Le indagini sono dirette dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma che ha ipotizzato l' aggravante della modalità mafiose. All' origine del delitto forse debiti non pagati: recentemente a Diabolik era stata restituita una villa a Grottaferrata e una parte dei beni che gli erano stati sequestrati per oltre 2 milioni di euro. Il nome di Piscitelli era già spuntato in altre inchieste: anche in "Mafia capitale" dove per i carabinieri Diabolik avrebbe offerto supporto a Massimo Carminati gestendo con la "Banda di Ponte Milvio" lo spaccio di cocaina a Roma nord.
FUNERALI ROMA (A DESTRA FABRIZIO PISCITELLI VESTITO DA CARDINALE) - FOTO MEZZELANIFUNERALI ROMA (A DESTRA FABRIZIO PISCITELLI VESTITO DA CARDINALE) - FOTO MEZZELANI









A suscitare interrogativi è anche un altro dato: la strana assenza degli uomini di origine albanese che facevano da "scorta" al capo ultrà degli Irriducibili. Dal cellulare della vittima, nelle prossime ore, potrebbero arrivare nuovi e determinanti elementi per ricostruire l' agguato e soprattutto risalire ai suoi autori.

roma, i tifosi della lazio omaggiano fabrizio piscitelli alias diabolik 2ROMA, I TIFOSI DELLA LAZIO OMAGGIANO FABRIZIO PISCITELLI ALIAS DIABOLIK 
Gli investigatori stanno infatti recuperando tabulati e altri dati dal telefono della vittima per confermare l' ipotesi investigativa di un appuntamento diventato una trappola. Intanto i poliziotti analizzano le immagini catturate dalle telecamere di video sorveglianza della zona: dettagli che potrebbero offrire impulsi decisivi per l' attività investigativa.

roma, i tifosi della lazio omaggiano fabrizio piscitelli alias diabolik 1ROMA, I TIFOSI DELLA LAZIO OMAGGIANO FABRIZIO PISCITELLI ALIAS DIABOLIK








Il luogo dell' agguato è meta di un pellegrinaggio di amici e tifosi. Sulla panchina fiori ma anche sciarpe e vessilli laziali per l' uomo che dal 1987 guidava il gruppo egemone della Curva Nord laziale, estremista di destra, per anni al centro di redditizie attività legate al merchandising biancoceleste fino allo scontro, recentemente ricomposto, con il presidente della Lazio Claudio Lotito. Striscioni "Diablo vive" davanti alla sede degli Irriducibili, non lontana dal luogo dell' agguato e al Colosseo, dove però è durato poco. A lutto anche gli ultrà romanisti: "Oltre i colori. Riposa in pace Diabolik".

Fonte: qui

sabato 20 luglio 2019

I NIGERIANI SANNO MIMETIZZARSI SUI BARCONI E STRINGONO ALLEANZE CON LA MAFIA


IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE DI TORINO, MARTINO: “HANNO CODICI CRIMINALI TRAMANDATI DA CAPO A SOTTOPOSTO IN VIA PIRAMIDALE. GLI AFFILIATI RIESCONO A MIMETIZZARSI TRA LA POPOLAZIONE COMUNE, ALCUNI DI LORO HANNO ANCHE UN LAVORO STABILE E CONDUCONO UNA VITA NORMALE”

“LA FURIA DELLA MAFIA NIGERIANA E’ NELLA LORO ‘BIBBIA VERDE’” 

L'INTERVISTA MARCO MARTINO «LA FURIA DEI CLAN NIGERIANI NELLA LORO BIBBIA»
Fabio Amendolara per “la Verità”
MARCO MARTINOMARCO MARTINO

Quando l'uomo del clan ha dettato l'indirizzo, gli investigatori hanno capito subito che poteva trattarsi di roba seria. Hanno intercettato il pacco partito dalla Nigeria e hanno fatto quella che definiscono «una scoperta preziosissima per l' inchiesta».

Un libro. La Green Bible, la bibbia verde della mafia nigeriana, con i suoi comandamenti, le sue regole e la scala gerarchica. E, così, gli investigatori della Squadra mobile di Torino che l' altro giorno, insieme ai colleghi di Bologna, hanno smantellato un clan che si era ben radicato all' ombra della Mole, hanno scoperto che in molti casi i codici sono identici a quelli delle mafie tradizionali italiane.

«Hanno capi che chiamano don, proprio come da noi. E codici criminali che abbiamo trovato scritti in quel libro e tramandati da capo a sottoposto in via piramidale». Il primo dirigente della polizia di Stato Marco Martino guida la Squadra mobile di Torino, una delle prime città che ha fatto i conti con la mafia nigeriana. Quello di giovedì scorso, infatti, non è che l' ultimo blitz. Qui è da tempo che gli investigatori tengono d' occhio i nigeriani. Seguono le loro mosse. E hanno anche ottenuto la collaborazione di un pentito che, esattamente come in una inchiesta siciliana, li ha accompagnati nel mondo oscuro del clan dei Maphite, che a Torino era anche spaccato in due: da un lato c' era la Famiglia latina e dall' altro la Famiglia vaticana.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

Dottor Martino, che livello di infiltrazione avete riscontrato nel tessuto sociale?
«A volte gli affiliati riescono a mimetizzarsi tra la popolazione comune, alcuni di loro hanno anche un lavoro stabile e conducono una vita assolutamente normale».

Ciò non toglie che siano molto pericolosi e, come sottolineato negli atti dell'inchiesta, sono anche aumentati numericamente dopo gli sbarchi a Lampedusa.
«Sono pericolosi e molto violenti. Già nei riti di affiliazione si denota una crudeltà fuori dal comune, con prove durissime da superare prima di riuscire a ottenere la fiducia del gruppo e dei capi. Noi siamo intervenuti in un momento di crisi, proprio mentre i rapporti all' esterno del gruppo si stavano surriscaldando e la situazione poteva diventare esplosiva».

arresti mafia nigeriana a palermoARRESTI MAFIA NIGERIANA A PALERMO
C'erano problemi con qualche mafioso locale?
«No, anzi, con uomini della criminalità organizzata italiana abbiamo riscontrato qualche contatto che stiamo approfondendo e buone relazioni collaborative».

Allora cominciavano a dar fastidio ad altri nigeriani?
«Uno dei gruppi non riconosceva all' altro la possibilità di affiliare nuovi uomini e non accettava la presenza di un altro capo sul territorio».

Litigavano, insomma.
«Non esattamente. In realtà le questioni si consumavano nel gruppo di appartenenza, ma gli animi cominciavano a surriscaldarsi. E mentre li ascoltavamo con i più potenti mezzi che la normativa antimafia ci mette a disposizione abbiamo scoperto fitti collegamenti con cellule estere»

Erano eterodiretti?
arresti mafia nigeriana a palermoARRESTI MAFIA NIGERIANA A PALERMO
«Più che altro erano controllati, ma questo è un po' ciò che accade anche con altre cellule sparse sul territorio italiano».

E magari finivano proprio all'estero i flussi finanziari.
«Esatto. E senza lasciare traccia. Niente conti corrente, niente carte di credito. E neanche money transfer. Usavano il classico metodo degli spalloni con la 24 ore. Abbiamo monitorato una partenza in aereo prenotata solo poche ore prima, proprio perché rendendola improvvisa diventava meno verificabile».

Era l'incasso della droga?
«È una delle attività prevalenti, insieme allo sfruttamento della prostituzione. C'erano aree della città completamente nelle loro mani. Tanto che, in un caso, cominciavano a innervosirsi gruppi di cittadini pachistani che in un quartiere gestiscono dei negozi. Ma i nigeriani sono violenti anche al loro interno. Abbiamo scoperto una notevole capacità d' intimidazione e ai capi veniva riconosciuta molta autorevolezza».
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

Torniamo ai codici.
«Per indicare la città di Torino, ad esempio, veniva usato un codice numerico. E per rendersi riconoscibili ai loro connazionali, gli affiliati Maphite indossavano baschi o abiti di colore verde. Una forma di comunicazione non verbale, diretta ad altri rappresentanti della comunità nigeriana che, riconoscendo quei simboli sapeva esattamente con chi aveva a che fare. È stato possibile capirci qualcosa proprio grazie alla bibbia verde che abbiamo intercettato. Ogni gesto è ben catalogato nel libro ed è riconosciuto da tutta la comunità».

E poi c'è un collaboratore di giustizia.
«Che ha dato un altro importante contributo non senza correre dei rischi. Nel gruppo, infatti, cominciavano a sospettare qualcosa ed erano diventati diffidenti».

Avete trovato armi?
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
«I nigeriani, è risaputo, prediligono le armi bianche, coltelli, machete, roncole. A Bologna, durante, le perquisizioni è saltato fuori qualcosa. Ma questo non vuol dire che sia una mafia meno pericolosa. Per fortuna è ancora molto rozza e, pur presentando tutte le caratteristiche dei clan, è ancora a livello embrionale, ossia il momento giusto per intervenire e provare a debellarla».

SANNO MIMETIZZARSI SUI BARCONI E STRINGONO ALLEANZE CON LA MAFIA
F. Ame. per “la Verità”

La mafia nigeriana è oggi diffusa in tutta Italia. Dal mercato palermitano di Ballarò, ormai controllato dai nigeriani con il placet di Cosa nostra, alla Mole torinese, dove non manca la 'ndrangheta, che a volte lavora con gli africani. E per la prima volta il fenomeno trova consacrazione in un capitolo a sé della relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia.

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA
I nigeriani, al di là delle pratiche primitive e tribali, come i riti voodoo, «declinano in maniera sorprendente grandi capacità nell' impiego di tecnologie avanzate e nella realizzazione di sistemi finanziari paralleli, grazie ai quali fanno affluire, verso la terra di origine, ingenti somme di denaro acquisite con le attività illegali».

È una delle valutazioni della Dia. Fa affari con la droga e la tratta di persone ridotte in schiavitù e «non di rado», si legge nella relazione, «mimetizzate fra i flussi di immigrati clandestini». La Dia ricorda che anche in Nigeria, dove Boko Haram continua a diffondersi, esistono posizioni estremiste filo islamiche e invita per questo motivo a riservare la massima attenzione verso i nostri istituti di pena «per evitare che si alimentino percorsi di radicalizzazione».

Con la magistratura nigeriana c' è da tempo un costante scambio di dati e informazioni», sottolinea la Dia, «nell' auspicio che tutto ciò porti a investigazioni più mirate e maggiormente efficaci». La cooperazione giudiziaria, però, che deve cominciare anzitutto dall' Unione europea. E quando le sinergie funzionano il contrasto riesce al meglio.
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA
D' altra parte, quello dell' infiltrazione della mala africana non è un fenomeno isolato.

«Si è inserita perfettamente nel territorio italiano, avviando importanti sinergie criminali con le organizzazioni mafiose del Paese, diventando anch' essa un' associazione di stampo mafioso e, a volte, impressionando persino la criminalità locale», scrivono gli analisti dell' antimafia. Come a Castel Volturno (Caserta), «luogo legato a membri dell' organizzazione Eiye per dimora, transito, legami familiari, episodi delittuosi e altro».

L' area, fortemente inquinata dalla presenza del clan dei Casalesi, «può essere sicuramente considerata, da almeno tre decenni», valuta la Dia, proprio l' espressione della coesistenza tra gruppi camorristici e criminalità nigeriana. Quest' ultima è riuscita a imprimere a quel territorio l' immagine, anche a livello mediatico, di una sorta di free zone, punto nevralgico dei traffici internazionali di droga e della massiva gestione della prostituzione su strada, favorita anche dalla disponibilità alloggiativa, talvolta abusiva, da parte di proprietari del posto senza scrupoli».
AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

La coesistenza tra la mafia locale e quella africana non è mai stata indolore.
Già nel 1990 le conflittualità culminarono nella cosiddetta strage di Pescopagano, frazione di Castel Volturno, quando, sotto i colpi della camorra, rimasero uccise cinque persone, un italiano e quattro stranieri, nel corso di un assalto armato eseguito all' interno di un bar. «L' obiettivo della camorra casertana era eliminare la presenza di extracomunitari dediti allo spaccio sul litorale domitio», ricorda la Dia. Ma alla fine non c' è riuscita. I nigeriani sono ancora lì, più forti di prima.

La Corte di Cassazione ne aveva già sottolineato i tratti tipici della mafiosità, rappresentati dal vincolo associativo, dalla forza di intimidazione, dal controllo di parti del territorio e dalla realizzazione di profitti illeciti. Il tutto, sommato a una componente mistico religiosa, a codici di comportamento ancestrali. Che restano sempre collegati alla madre patria. Fontequi

sabato 4 maggio 2019

ROMA, CASAMONICA - A CASA AVEVA DROGA, SOLDI E GIOIELLI MA VOLEVA CHIEDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA

E’ LA STORIA DI MARIANNINA DI SILVIO, CONVIVENTE DI GUERRINO CASAMONICA 
LA DONNA VIVEVA IN UNA CASA OCCUPATA DI PROPRIETA’ DELL’INPS 
IN BELLA VISTA NEL SALONE C'ERA UN BILANCINO DI PRECISIONE, UN CONTENITORE CON DENTRO DELLA COCAINA E 2MILA EURO IN CONTANTI…
Francesco Salvatore per “la Repubblica - Edizione Roma”

casamonica orologiCASAMONICA OROLOGI
Nella sua abitazione al Tuscolano, la donna aveva un piccolo tesoro oltre che droga e soldi Ma al giudice ha detto di essere povera Aveva un piccolo tesoro nascosto in casa ma al giudice, Mariannina Di Silvio, 23 anni, convivente di Guerrino Casamonica ha detto di essere povera e di voler fare richiesta del reddito di cittadinanza.

Il piccolo tesoro è saltato fuori durante una perquisizione della polizia: gli agenti stavano cercando tutt' altro, ovvero droga in una casa occupata di proprietà dell' Inps, nel quartiere Tuscolano- Don Bosco. Quando l' altro ieri i poliziotti sono entrati in casa di Mariannina Di Silvio, 23 anni, convivente di Guerrino Casamonica, 39 anni, gli si è schiuso davanti agli occhi uno scrigno pieno di monili d' oro: cinque orologi fra cui due Rolex, 16 ciondoli, 31 anelli con brillanti e non (tra cui due fedi nuziali con inciso "Ale e Ledy"), 15 orecchini, 4 bracciali, 8 collane, 7 catenine, 2 croci, una spilla e, per finire, una bustina di polvere dorata.
donne casamonicaDONNE CASAMONICA

Una gioielleria, di fatto. Infilata all' interno di una cassaforte in un vano nel salotto. Il ritrovamento dei gioielli, poi sequestrati, che gli investigatori ipotizzano siano provento di attività illecita, hanno fatto passare in secondo piano il motivo originario del blitz. Ovvero mettere fine a un traffico di droga all' interno di un condominio ritenuto il feudo delle famiglie di origine sinti - poco lontano dalla basilica di San Giovanni Bosco, divenuta famosa 4 anni fa per il funerale show di Vittorio Casamonica.

casamonica casaCASAMONICA CASA
La segnalazione era arrivata agli agenti del commissariato Tuscolano alcuni giorni prima. E al mattino, quando sono arrivati in casa della donna, i poliziotti hanno subito notato qualcosa che non andava. In bella vista c' era un bilancino di precisione e, poco più in là, un contenitore con dentro della cocaina e 2mila euro in contanti in banconote di vario taglio. Mariannina Di Silvio si è subito dichiarata proprietaria della droga e, per questo, sono scattate le manette. Gli agenti hanno passato al setaccio anche l' appartamento accanto ma non è stato trovato nulla.

blitz contro i casamonicaBLITZ CONTRO I CASAMONICA
Trascorsa una notte in cella, ieri mattina si è svolta l' udienza di convalida davanti al giudice. Dopo la testimonianza dei poliziotti il giudice ha convalidato l' arresto, perché ritenuto nei termini di legge, e disposto la misura cautelare dell' obbligo di firma: l' indagata, adesso, dovrà andare ogni giorno in commissariato per segnalare la sua presenza. In aula, ad ogni modo, la donna non ha mostrato alcun timore. Incalzata dal pm Gianluca Mazzei non ha dato alcuna spiegazione sulla provenienza di quel tesoretto. Anzi, ha rilanciato. Dichiarandosi indigente, si è spinta oltre: «Ho tre figli, chiederò il reddito di cittadinanza».

Fonte: qui