9 dicembre forconi: immigrazione clandestina
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lunedì 26 agosto 2019

VITTORIO FELTRI: “QUELLI CHE ARRIVANO A FROTTE NON HANNO UN MESTIERE E NON POSSIEDONO LA CULTURA DEL LAVORO, FINISCONO CON L'ESSERE SFRUTTATI DAL CAPORALATO MERIDIONALE E DALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA O, NEL MIGLIORE DEI CASI, COL BIVACCARE NEI GIARDINI PUBBLICI DELLE CITTÀ DEL NORD, DOVE SI SPECIALIZZANO CON RISULTATI BRILLANTI NELL'ATTIVITÀ DI ROMPERE I COGLIONI AI PASSANTI…”

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”
vittorio feltriVITTORIO FELTRI
Sabino Cassese sul Corriere della Sera di ieri ci ha spiegato con dovizia di particolari che l'acqua calda ha una temperatura più elevata di quella fredda. Ma dobbiamo informarlo, a costo di deluderlo, che fin qui ci eravamo arrivati da soli, senza l' aiuto culturale di alcuno.
Noi, a differenza dell' editorialista, non siamo per fortuna costituzionalisti, né mai ci è premuto di diventarlo, anche perché la Carta italiana, definita da un folto gruppo di allucinati la più bella del mondo, in realtà assomiglia ad un catalogo di buoni sentimenti e di cattive intenzioni.
Essa, essendo tesa a garantire la non governabilità, offre il pretesto per definire, coram populo, chiunque intenda guidare il Paese un aspirante dittatore. Infatti Salvini è sputacchiato da una folla di odiatori professionali poiché non si lascia sopraffare dai demagoghi di sinistra impegnati a riaprire i porti contro la volontà della gente sensata.

matteo salviniMATTEO SALVINI
Gli immigrati che arrivano qui a frotte non fuggono da guerre inesistenti, pensano soltanto, influenzati dalla propaganda buonista e sgangherata, di trovare un altrettanto inesistente Eldorado nella penisola. Siccome poi non hanno un mestiere e non possiedono la cultura del lavoro, finiscono con l' essere sfruttati dal caporalato meridionale e dalla criminalità organizzata o, nel migliore dei casi, col bivaccare nei giardini pubblici delle città del Nord, dove si specializzano con risultati brillanti nell' attività di rompere i coglioni ai passanti.
sabino casseseSABINO CASSESE
Salvini è l' unico politico in sintonia con i connazionali ostili alle invasioni barbariche ed è ovvio che raccolga ricche messi di consensi. Mentre i cosiddetti progressisti e i cattolici integralisti si illudono di sedurre l' elettorato predicando l'ospitalità incondizionata, cioè senza precisare quanti stranieri siamo all' altezza di ricevere e fino a quando.
Trattasi di incoscienza allo stato puro per non dire che siamo di fronte a un fenomeno di imbecillità inguaribile. Cassese, che ha una mente fine però sganciata dalla volgare realtà in cui vivono i compatrioti, sorvola su questi temi. E non si accorge di uscire dai binari del senso comune.
MIGRANTI SULLA OPEN ARMSMIGRANTI SULLA OPEN ARMS
Ecco un suo ragionamento stravagante. Gli aventi diritto al voto da noi sono 51 milioni di individui. Di questi, 9 milioni regalano il suffragio a Salvini, il quale pertanto rappresenta una relativamente esigua minoranza, cosicché non è democraticamente autorizzato ad avere un potere totalitario. Che scoperte del piffero.
Il costituzionalista dimentica che le maggioranze si calcolano sulla base di chi si è recato al seggio e ha depositato la scheda nell' urna, non contano nulla coloro che hanno disertato la cabina. Non fosse così, poiché costituiscono il gruppo omogeneo più folto, gli astensionisti dovrebbero essere chiamati, stando alle elucubrazioni di Cassese, a reggere la cosa pubblica. Insomma dovrebbero governare loro, e forse sarebbe meglio. Bravo, professor Sabino. Avevamo bisogno delle sue fosche illuminazioni. Fonte: qui
LA FOTO DELLA DONNA IN CARNE SULLA OPEN ARMSLA FOTO DELLA DONNA IN CARNE SULLA OPEN ARMS

CI MANCAVANO I “PROFU-GAY”

DOPO I MIGRANTI CHE SI FINGONO MINORENNI, MALATI O IN FUGA DA GUERRA, CI SONO QUELLI CHE SI DICHIARANO OMOSESSUALI (PROBABILMENTE NON ESSENDOLO) 

E’ LA STORIA DI UN 23ENNE GAMBIANO LA CUI RICHIESTA DI ASILO E’ STATA RESPINTA DUE VOLTA PERCHE’ LE AUTORITA’ SOSTENEVANO AVESSE MENTITO MA LA CORTE D’APPELLO DI TRIESTE HA RIBALTATO TUTTO PERCHÉ…

Gianluca Veneziani per “Libero quotidiano”
Adesso chiamateli profu-gay. O meglio, finti profu-gay. Dopo aver millantato stato di salute, età e nazionalità, non poteva mancare il sesso (presunto) come ultimo stratagemma per guadagnarsi la condizione di rifugiato.
profughiPROFUGHI
L'aspetto più inquietante è che ogni volta noi abbocchiamo: se i migranti si dichiarano gravemente malati, noi spalanchiamo le frontiere e le porte di casa, anche se magari hanno solo un accenno di raffreddore; se dicono di essere minorenni, sebbene abbiano una trentina d' anni, noi ce ne prendiamo cura perché soggetti fragili e non in grado di badare a se stessi; se dichiarano di essere gay, e per di più perseguitati, in fuga non da guerre, fame e povertà ma dalla feroce omofobia dei loro Paesi, noi fingiamo di credergli e subito li mettiamo sotto la nostra tutela, concedendo vitto, alloggio, assistenza e diritto di asilo.
OMOSESSUALITÀ PERCEPITA
profugo nudo a conettaPROFUGO NUDO A CONETTA
Non stiamo raccontando la favola del Paese del Bengodi per gli immigrati. Stiamo parlando della realtà tragicomica dello Stato Italia. Dopo i finti minorenni e i finti malati della Open Arms ospitati sul nostro territorio, ecco il caso del profugo pseudo-omosessuale.
A Trieste la Corte d' Appello ha accolto la richiesta di asilo di un immigrato 23enne che dichiarava di essere gay e a rischio di persecuzione nel suo Paese di origine, il Gambia, dove gli omosessuali vengono puniti con 14 anni di galera. La beffa è che per due volte, prima la Commissione di Gorizia poi il Tribunale di Trieste, avevano respinto la sua domanda, sostenendo che il gambiano avesse mentito al fine di ottenere lo status di rifugiato. Ma la Corte d' Appello ha compiuto un rocambolesco salto concettuale, così riassumibile: non importa l' essere gay ma il sembrarlo.
PROFUGHI GIARDINIPROFUGHI GIARDINI
Nella sentenza si legge infatti che «non è necessario indagare quale sia l' effettivo orientamento sessuale del soggetto richiedente asilo, essendo sufficiente il modo in cui lo stesso viene percepito nel paese d' origine e la sua idoneità a divenire fonte di persecuzione».
È la teoria della percezione sessuale, già alla base del pensiero gender, applicata ai casi di immigrazione: il sesso non è più un' identità biologica, un fatto o un dato di natura, ma una sensazione, uno stato d' animo proprio o un pregiudizio altrui. Basta sentirsi gay, o meglio apparire gay e venire giudicati come tali dagli altri per esserlo a tutti gli effetti.
Una deriva del genere offende parimenti tre soggetti
In primo luogo si fa beffe delle leggi del nostro Stato, irride i regolamenti che disciplinano l' immigrazione, i tanti decreti volenterosi di questo governo che provano a discernere tra profughi e clandestini. 
In seconda istanza, si fa gioco dei veri rifugiati, di chi ha davvero rischiato di morire sotto le bombe in Siria o magari è stato perseguitato dai fondamentalisti islamici.
PROFUGHI 1PROFUGHI 1
Da ultimo, umilia gli stessi omosessuali, utilizza il loro orientamento per scopi meschini, non rispetta il travaglio di chi è gay e rischia di venire condannato per questo, riducendo l' omosessualità a un' identità transitoria, buona solo a fregare il nostro Paese.
La strategia 
Un ulteriore elemento interessante è la strategia che c' è dietro: ormai molti clandestini hanno compreso che non bastano più il colore di pelle e l' origine geografica a far scattare la macchina dell' accoglienza. Non si viene più presi in carico dal nostro Paese solo in quanto neri arrivati su barconi. No, servono ulteriori elementi: una presunta malattia, una minore età inventata, uno status di persecuzione a causa del proprio orientamento sessuale.
PROFUGHIPROFUGHI
Ma sì, che facciano pure, tanto col probabile nuovo governo Pd-Cinque Stelle non dovranno neppure ricorrere a queste bassezze per essere accolti. Resta solo lo sconcerto di vedere finti gay fare gli omosessuali col culo degli altri.
Fonte: qui

martedì 13 agosto 2019

Perché è un Cardinale africano ad angosciarsi per la fine della nostra civiltà

Cardinal Sarah:  “L’Occidente sembra odiare sé stesso. Certo, esso si sforza di aprirsi – e questo è lodevole – ai valori di fuori, ma non ama più sé stesso. Della propria storia, esso non ritiene ormai se non quanto è deplorevole e fu causa di rovine, non essendo più in grado di percepire quanto vi è di grande e di bello”.
Ognuno deve vivere nel suo Paese. Come un albero, ognuno ha il suo suolo, il suo ambiente, in cui può crescere perfettamente. […] Meglio aiutare le persone a realizzarsi nelle loro culture, piuttosto che incoraggiarle a venire in un’Europa in piena decadenza. È una falsa esegesi quella che utilizza la Parola di Dio per valorizzare la migrazione. Dio non ha mai voluto questi strappi.

Il cardinal Sarah ha scritto un libro di 440 pagine per la difesa appassionata della civiltà europea,    lanciando l’allarme:  essa sta morendo. Più esattamente, si suicida.

Chi ha “integrato” così bene Sarah?

Inviterei a vedere  nel cardinale nero, guineano, uno splendido esempio di integrazione.  Integrazione culturale, politica, storica . Un successo visibile  di chi?  Ma dei missionari francesi in Africa, e  più o meno direttamente di Monsignor Lefebvre, da giovane  nelle postazioni della brousse (la savana) , poi direttore di seminario in Gabon,  e poi  vescovo e  vicario apostolico a Dakar  dal 1947.
Monsignore da giovane missionario, e “il migliore dei miei delegati apostolici, disse Pio XII.
Duri, i missionari francesi in Africa: gente convinta che c’è una sola verità, e che la loro carità verso i neri consistesse nell’elevarli (sì, elevarli) alla cultura e civiltà d’Europa, la  sola, e  la più ambiziosa possibile:  nei seminari Tomaso d’Aquino, latino, greco, diritto romano,  Fénelon,  la Chanson de Roland, la chevalerie,  la grande storia di Francia nell’Europa.
Un’eredità che Sarah riconosce in pieno. Lui che sicuramente avrà imparato a scrivere compitando la frase   “nos ancetres le  Gaules…”,   “i Galli, nostri antenati”  che quei missionari   insegnavano a scrivere ai bambini  in Africa e in Vietnam, senza nessun rispetto multiculti –   chiama il suo libro “un grido d’allarme che è pure un grido d’amore. L’ho fatto col cuore pieno di riconoscenza filiale per i missionari occidentali che sono morti sulla mia terra africana. Voglio mettermi al loro seguito e raccogliere la loro eredità”,  perché oggi “Siamo così abituati alla barbarie, essa neppure ci sorprende più”.
Coloro che adottano “la falsa esegesi della  parola di Dio” per obbligarci alla “accoglienza  all’immigrato”  come fosse comandata dal Vangelo,  sorvolano  – con sintomatica disonestà intellettuale  – che ogni integrazione ha da essere  integrazione “in una cultura”: una precisa e particolare, la propria del popolo che accoglie, la cultura nazionale e storica. I missionari francesi tutti d’un pezzo volevano il meglio per i loro neri, quando gli insegnavano la  loro cultura, francese, europea, Fénelon, Racine, Montaigne, Le  Roman de la Rose;  da cui venne  un presidente del Senegal, Léopold Sédar Senghor (1906-2001) che si dilettava di scrivere esametri  latini.
“Nos ancetres les Gaules…”
Mai che, tra i nostri integrazionisti, se ne trovi uno che avesse, di fronte  ai  nigeriani e maghrebini, la carità ambiziosa di voler che sentissero Dante, Manzoni, Raffaello,  o Montale, come loro proprio- come li sentiamo noi. Ma li sentiamo nostri, noi?  Non dicono più nulla alla nostra vita comune.

Noi, senza civiltà, non possiamo integrare gli stranieri

Quindi “integrazione”  al livello  minimo, vitto alloggio e un po’ di “mediatori culturali”  fasulli; quel tanto che basta per lucrare la diaria di Stato, e tenersene la maggior parte  (e insegnare negri la disonestà spicciola di questo modo di essere “italiano”).  Il lavoro, integratore per eccellenza, non c’è nemmeno  – a livello alto – per i giovani laureati italiani, che devono andare all’estero a  250 mila all’anno. I nuovi arrivati, spesso già delinquenti nei loro  paesi, con quali “stili di vita” italiani  e  nostre “culture” in senso antropologico vengano a contatto, lo sappiamo dalla cronaca nera:  sono quelle delle  movide  e  dai parchi della cocaina e del “fumo”,   “nostri”  ragazzi  senza dignità  che chiedono a loro droga, discotecari  alcolici,  ragazze “che la danno”  (o hanno l’aria di darla), tutti italiani che per loro è naturale disprezzare.  E dalle gaie sfilate di sodomiti, che cosa volete che imparino  gli “Immigrati”, se non a disprezzarci?
Quando poi  hanno a che fare con “l’ordine costituito”, imparano presto la nozione che possono deridere, minacciare, pestare poliziotti e  carabinieri,  imparando subito che verranno ripetutamente rilasciati dai “giudici”  nonostante le recidive sempre più gravi. Stupratori seriali rilasciati per tornare a  violentare. Mafia nigeriana indisturbata dalla magistratura troppo occupata a cercare i soldi che Savoini ha ricevuto da MoscaIl giudice che rimette in libertà  l’immigrato che si è masturbato davanti alla poliziotta, ritenendo  ciò  – ossa  il vilipendio di pubblico ufficiale  –   “reato di lieve entità”. Provvedimenti di allontanamento mai eseguiti, nonostante le recidive criminali.  Accettazioni   di navi cariche di “minorenni non accompagnati” tutti nati  giusto 17 anni fa.  Il  pakistano che ha violentato due bambine ed aveva  ottenuto l’asilo “umanitario” dichiarandosi  omosessuale e dunque in pericolo nel suo paese musulmano – come volete che non disprezzi la nostra “civiltà”,  che è così palesemente  spregevole?
Pensate che faccia venir loro il desiderio,  la minima aspirazione, di “integrarsi” nella nostra “cultura”,  la  minima volontà  di  obbedire alle nostre leggi – che vedono disapplicate così spesso a loro favore, da  giudici mossi da odio ideologico verso il ministro degli Interni ? (che anche lui, quanto a buon esempio, non ne dà). Fanno presto a rendersi conto di essere arrivati  in una inciviltà e incultura, in un sistema dove propriamente nessuno mostra responsabilità di voler trasmettere una cultura degna di  rispetto.
Uno dei motivi più fondamentali per cui dobbiamo temere l’immigrazione di massa dall’Africa e dal mondo musulmano, è questache non  abbiamo una cultura degna di rispetto. Non abbiamo più una civiltà da trasmettere con dignità, senso di responsabilità  e  orgoglio. Quindi lasciamo questi spostati non integrati, non educati, non corresponsabili del  mantenimento del bene comune  – un “bene comune” su cui nemmeno tra noi sappiamo accordarci.
Il cardinal Marx, finanziatore delle ONG tedesche che ci scaricano i negri in Italia, s’è detto pronto a benedirer le “nozze” gay “caso per caso”…
E  tutto, senza vedere  la tragicità del passo storico in cui ci troviamo.  Quella che coglie il cardinal Sarah, e – sarà  un caso  –   anche uno storico francese di nome David Engels, docente in Polonia all’Istituto Zachodni e  all’università libera di Bruxelles.
Da tempo dedito a studiare nel declino di Roma i segni del collasso  della  civiltà Europea (nel 2013  ha scritto  Le Déclin. La crise de l’Union européenne et la chute de la République romaine , adesso ha pubblicato “ Que Faire? Vivre avec le déclin de l’Europe (Blue Tiger Media, 2019)  come “una guida di sopravvivenza per gli amanti dell’Occidente”.

Il collasso d’Europa è una tragedia storica che ci riguarda tutti

Il declino massiccio dell’Europa in quanto civiltà non è un fatterello di cronaca  di cui prendere nota  – dice Engels a Le Figaro. “E’ una vera tragedia storica che ci  coinvolge tutti, sia come collettività sia come individui.  Io soffro personalmente, enormemente, di questa fine annunciata della civiltà che amo con tutto il cuore”.
Engels rifiuta l’accusa di pessimismo eccessivo. “Preferireste andare da un medico che  vi cura per raffreddore e non vi dice che avete il cancro,  per non farvi star male  psicologicamente? Tacere volontariamente la realtà   gravissima dei processi culturali che si svolgono attualmente – l’immigrazione di massa e l’invecchiamento della  popolazione, l’islamizzazione, la dissoluzione degli stati-nazione, l’auto-distruzione del sistema scolastico e universitario, l’immenso ritardo dell’Europa sulla Cina,  la patologizzazione della democrazia i tecnocrazia – equivale a mio parere ad un alto tradimento, con effetti che dureranno.
Quando  la verità, ossia la irreversibilità del processo, si manifesterà in piena luce, anche gli ultimi resti di fiducia nel nostro sistema politico,  nella solidarietà sociale fra i gruppi sociali  e culturali voleranno  in mille pezzi..
Basta  passeggiare nelle periferie delle capitali, o nelle campagne sempre più deserte;  constatare  coi propri occhi il livello di  istruzione delle scuole e  università; studiare l’evoluzione dei tassi d’interesse ; parlare coi politici ed amministratori europei, sempre più autoreferenziali  e sconnessi dalla  realtà; basta sentire  il disorientato disamore di sempre più europei  per i loro sistemi politici,  per vedere che l’Occidente sta trasformandosi in modo radicale. Lo scoppio della grane crisi che tutti noi sappiamo avverrà, potrà essere ritardata mesi o qualche anno,   con grandi spese. Ma una volta che le casse saranno svuotate e la sicurezza sociale collasserà, vedremo che le manifestazioni dei Gilet Gialli non sono state che il preludio a  conflitti che saranno molto più violenti. E l’Europa che ne emergerà non avrà più molto a che fare con quella che conosciamo nei suoi ultimi  spasimi. Se vogliamo cominciare conservare almeno qualcosa di quel che amiamo  di  questa civiltà in declino,  è questo il momento.
Ma come? La  proposta di Engels:
Si tratta di conservare la nostra identità attraverso le crisi che ci attendono.   E’ gran  tempo di smettere di  chiederlo a ad un mondo politico indifferente o addirittura ostile alla vera cultura europea – e   che  comunque non sarà facile schiodare rapidamente –  e cominciare a difendere e rafforzare la nostra identità propria ,  giorno dopo giorno.  Nei fatti, noi constatiamo sempre più la forza interna delle “società  parallele” che ormai dominano le  nostre metropoli [gli islamici, i nigeriani, i Casamonica, il  Palamari , ndr.]  : se non agiamo rapidamente per riaffermare la nostra propria identità culturale, presto non avremo nemmeno più il diritto alla nostra “società  parallela”… Ormai, il tempo in cui  potevamo contare sulla stabilità insieme del nostro sistema  politico e di quello culturale, è finito;  se vogliamo proteggere la nostra eredità, la lotta deve essere doppia: da  una parte dobbiamo trasformare ciascun individuo, famiglia, ogni gruppo di amici, in una piccola fortezza dai valori ed identità fermi; dall’altra parte, dobbiamo sviluppare  una nuova ideologia politica che allei il conservatorismo culturale con la battaglia per l’Europa unita”.
Con l’avvertenza, aggiunge Engels, “di non confondere “Europa” con “Unione Europea”: per secoli, essa è stata culturalmente unita più di  oggi. Una sparizione dell’UE non significherebbe affatto la liquidazione dell’Europa in quanto civiltà. Il cui disfacimento viene dall’interno: la distruzione della famiglia, il relativismo culturale, il masochismo storico, lil politicamente corretto, la tendenza a censurare ogni opinione che spiace, il rimpiazzo di comunità omogenee e dunque solidali per giustapposizione di gruppi che cercano unicamente il proprio interesse particolare.  La polarizzazione sociale, il cinismo  con cui ogni nozione di verità assoluta è  sostituito con compromessi di “valori negoziati”….”.
Che per  questo titanico collasso simultaneo di tutto ciò che era “ civiltà” basti la proposta  di Engels, si può dubitare.  Ma almeno, egli pone il  problema, ed è già molto rispetto allo  zero italiota di intelligenza e irresponsabilità  storica.
Del resto egli  rimanda al  suo ultimo libro, che ha fatto uscire prima in lingua tedesca e poi uscirà in francese, polacco, inglese, italiano e spagnolo. Titolo:  Renovatio Europae. In latino.
Fonte: qui

CAROLA RACKETE, UNA CAPITANA PER CONTO TERZI: “FU IL MINISTERO DELL'INTERNO TEDESCO A CHIEDERMI DI FAR REGISTRARE E PORTARE TUTTI I CLANDESTINI A LAMPEDUSA”

LA RACKETE RIVELA, IN UN’INTERVISTA ALLA ZDF, CHE DIETRO L'OPERAZIONE DELLA ONG C’ERA UN DISEGNO DELLA GERMANIA PER DESTABILIZZARE IL GOVERNO ITALIANO… 

IL SITO ANTIBUFALE "BUTAC" FA IL CONTROCANTO A "IL GIORNALE": "NELLA SUA INTERVISTA, CAROLA RACKETE DICE ALTRO..."

Andrea Indini per www.ilgiornale.it
TAORMINA - IL MURALE DI TVBOY DEDICATO A CAROLA RACKETETAORMINA - IL MURALE DI TVBOY DEDICATO A CAROLA RACKETE
Quando, per primo, il sito di contro informazione Journalistenwatch.com aveva svelato i legami tra l'ong Sea Watch (leggi l'approfondimento) e il governo tedesco, non era stato preso sul serio perché considerato troppo vicino all'estrema destra.
Eppure aveva scoperto che a bordo della nave, che ha scaricato in Italia una cinquantina di immigrati clandestini, c'erano anche due giornalisti della tv di Stato Ard che hanno filmato un reportage quasi agiografico sulla comandante Carola Rackete per la rubrica Panorama. E, quando l'ex capo dei servizi segreti tedeschi, Hans-Georg Maaßen, aveva avvalorato questo drammatico retroscena, era stato scansato dai media rivangando i vecchi dissapori con Angela Merkel e, soprattutto, le sue simpatie per Alternative für Deutschland (AfD). Ora, è la stessa capitana ad ammettere che, dietro l'assalto al porto di Lampedusa della Sea Watch 3 (guarda il video), c'era un disegno politico ben preciso.

schermata 2019 07 22 alle 16.23.11SCHERMATA 2019 07 22 ALLE 16.23.11
"So che quanto sto per dire potrebbe essere strumentalizzato da qualche partito...". A distanza di qualche settimana dal blitz nel porto di Lampedusa, la Rackete vuota il sacco e, in una intervista alla tv tedesca Zdf, ammette che fu il ministero dell'Interno tedesco a chiederle "di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa".
È il collegamento che mancava per ricostruire l'assalto sferrato dalla Sea Watch al governo italiano che le aveva intimato il divieto di ingresso nelle nostro acque territoriali e di attracco nel porto dell'isola siciliana. Che tra l'organizzazione non governativa e l'esecutivo guidato dalla Merkel ci fossero dei legami lo lasciva presupporre la presenza della troupe della tv di Stato Ard. Il sito Journalistenwatch l'aveva definita "una geniale opera di propaganda" che "probabilmente" aveva "l'intento di provocare un confronto con le autorità italiane a ogni costo".
horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
La presenza dei due giornalisti della Ard aveva spinto Maaßen a ipotizzare un diretto coinvolgimento del governo tedesco nelle operazioni di "salvataggio" della Sea Watch. "Se questa notizia fosse corretta, Panorama non sarebbe una trasmissione occidentale", ha scritto in un tweet che dopo alcune ore era stato inspiegabilmente rimosso. Qualche giorno più tardi l'ex capo dei servizi segreti, intervistato da Roberto Vivaldelli per InsideOver, aveva ammesso che "alcuni Paesi europei sono segretamente soddisfatti della destabilizzazione" che l'emergenza immigrazione porta in Europa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La sua vicinanza con l'AfD aveva spinto i più a non dargli retta, anche è chiaro che, per il ruolo ricoperto fino all'anno scorso, ha ancora buone fonti all'interno della struttura di intelligence tedesca. Forse, davanti all'intervista della Rackete alla Zdf, oggi ripresa dalla Verità, i più inizieranno ad aprire gli occhi. La Rackete ha, infatti, ammesso che sul proprio tavolo non aveva solo l'opzione di portare gli immigrati al porto di Lampedusa. La municipalità di Rothenburg aveva proposto, infatti, di mandare un pullman in Italia per recuperare i clandestini e farli registrare in Germania. "Ma - ha rivelato la capitana - a negare la via terrestre è stato il ministro dell'Interno del nostro Paese", come conferma anche Tpi.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
La rivelazione della Rackete non contraddicono affatto la linea adottata dal governo tedesco negli ultimi mesi. Anzi la confermano con forza. Il ministro dell'Interno Horst Seehofer non ha mai mancato di opporsi alla linea dura adottata da Salvini per contrastare l'immigrazione clandestina.

CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL
"Matteo, che senso che mettere sempre in atto la stessa procedura se finisce sempre che i migranti scendono a terra?", ha polemizzato nei giorni scorsi quando la Gregoretti era ancora bloccata davanti al porto di Lampedusa. Dopo il recente vertice di Helsinki, i due ministri si rivedranno a settembre per fare il punto sull'emergenza immigrazione. In quell'occasione la Germania ribadirà la propria contrarietà alla chiusura dei porti e presenterà una nuova procedura che metta per iscritto "la necessità del salvataggio in mare".
La posizione dei tedeschi è subdola: sanno bene, infatti, che se i migranti sbarcano e vengono registrati in Italia, spetterà al nostro Paese l'espulsione dei clandestini nel proprio Paese di origine e la ricollocazione in quei pochi Stati europei che hanno accettato le quote imposte da Bruxelles. E le recenti rivelazioni sui "dublinanti" rispediti a Roma con voli charter dopo essere stati "storditi e sedati" dimostrano che a Berlino non c'è certo la minima intenzione a collaborare per fermare l'emergenza, ma se possono metterci in difficoltà non si tirano indietro. Anzi, affondano il colpo senza pietà.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
IL GOVERNO MI ORDINÒ DI PORTARE I MIGRANTI IN ITALIA
maicolengel per https://www.butac.it
Oggi trattiamo un argomento delicato, delicato perché non è solo una notizia che è finita su alcune testate giornalistiche ma che è stata riportata (a quanto mi dite) anche in una trasmissione della RAI, la televisione di stato. Io sono in vacanza sperduto tra i monti, e non ho avuto ancora modo di trovare quando ne abbiano parlato (nelle segnalazioni mi dite al TG). Ma poco conta. Partiamo pertanto da quello che mi avete segnalato con link, un articolo apparso su Il Giornale l’11 agosto 2019, titolo:
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete: “Il governo tedesco mi ordinò di portare i migranti in Italia”
L’articolo è abbastanza breve e riporta:
“So che quanto sto per dire potrebbe essere strumentalizzato da qualche partito…”. A distanza di qualche settimana dal blitz nel porto di Lampedusa, la Rackete vuota il sacco e, in una intervista alla tv tedesca Zdf, ammette che fu il ministero dell’Interno tedesco a chiederle “di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa”.
Io non so il tedesco da poter tradurre l’intervista bene quanto vorrei, YouTube fornisce sottotitoli in inglese (quelli in italiano sono sempre meno benfatti), ma non basta, pertanto ho chiesto ad amici che in Germania vivono e lavorano di tradurmi il contesto e le frasi incriminate. BUTAC ha la fortuna di avere lettori un po’ in tutto il mondo, che non si tirano mai indietro quando necessario.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Il sunto dell’intervista
L’amica Maria Chiara Bosello è stata la più veloce a rispondermi e mi ha spiegato le cose riassumendole:
Lei spiega che già prima della sua decisione in extremis, la Germania aveva già accettato di accogliere i rifugiati. In particolare la città di Rothenburg (minuto 5:24) era pronta a far partire un bus per andarli a prendere in Sicilia. Subito dopo dice che sarebbe dovuto arrivare il benestare del governo tedesco, che c’è stato, e che l’unica richiesta del governo tedesco a quello italiano sarebbe stato di registrare i migranti in Italia…
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Quindi non si parla di ordini, ma di una richiesta fatta dopo aver cercato una soluzione politica col nostro Paese. Nulla di più, anzi secondo Rackete c’era già chi era pronto ad accogliere i migranti in Germania. Ma di tutto questo sulla maggior parte dei giornali italiani non si fa menzione oggi e non se ne faceva all’epoca dei fatti. C’è di più, nell’intervista la stessa Rackete se la prende con l’immobilismo europeo che non sta aiutando affatto la situazione nel Mediterraneo, e critica anche la stessa Germania.
Non mi sembra siano le stesse cose riportate da Il Giornale. Se la cosa è stata riportata nei toni sbagliati anche in RAI io onestamente sono allibito.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Vi suggerisco di guardare tutta l’intervista se parlate il tedesco e se volete potete aggiungere quanti e più particolari potete alla veloce traduzione che mi ha dato Maria Chiara. La tristezza, oltre al vedere lo pseudogiornalismo dilagante è vedere che non solo i giornalisti se ne infischiano di fare virgolettati corretti. La notizia, senza alcuna verifica, viene cavalcata da politici che prendono migliaia di euro al mese, come ad esempio Silvia Sardone:
“La capitana ammette: dietro l’operazione dell’ong un disegno per destabilizzare Salvini. E’ Carola stessa ad ammetterlo: “fu il ministero dell’Interno tedesco a chiedermi di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa”. L’operazione Carola, come riportato oggi da La Verità, aveva un unico scopo: ricreare le condizioni affinché l’Italia torni a essere campo profughi d’Europa! VERGOGNOSO!”
CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIOCAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO
Concludendo
Ho avuto altri che mi hanno aiutato confermandomi in pratica le stesse cose dette da M.C., li ringrazio.
I virgolettati hanno un senso quando riportano esattamente quanto ha detto la persona citata. Se non lo fanno diventano bufale, sfruttate per portare avanti la propria narrazione a discapito dei fatti. Su Il Giornale online e su altre testate come Il Primato Nazionale viene  invece sempre riportato lo stesso virgolettato che nell’intervista non compare mai. Davvero sono convinti che nessuno si accorga della cosa?
L’Ordine dei Giornalisti che fa? Credo nulla, visti i titoloni usati anche da quelli che online hanno scarsa presenza ma vendono sempre di più nelle edicole, come La Verità:
Non credo sia necessario aggiungere altro, se non la solita citazione, questa però è corretta: è il giornalismo bellezza…

Fonte: qui
SALVINI SEEHOFERSALVINI SEEHOFER

mercoledì 7 agosto 2019

ANCHE LE MONACHE SCELGONO LA TOLLERANZA ZERO: "SULL’ACCOGLIENZA BUONISMO TANTO TRISTE QUANTO IGNORANTE". LE VARIE ONG VENGONO PARAGONATE A “BECCHINI BEN REMUNERATI”

E POI IL GRAN FINALE: “L'IMMIGRAZIONE È UN FENOMENO GESTITO DALLE ORGANIZZAZIONI MONDIALISTE PER SCRISTIANIZZARE L'ITALIA E L'EUROPA
Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

E dire che tutto è partito da Avvenire. Il 13 luglio il quotidiano dei vescovi ha offerto «con gioia e ammirazione» ai propri lettori, come predica anti-salviniana del giorno, la lettera aperta firmata da un gruppo di suore clarisse e carmelitane e indirizzata a Sergio Mattarella e Giuseppe Conte.

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Le monache esprimevano «preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti» e chiedevano di impegnarsi per quelli che, arrivati qui, «si vedono rifiutare ciò che è diritto di ogni uomo e ogni donna sulla terra: pace e dignità». La linea di Bergoglio e della Cei, insomma. Alla quale non sono mancate adesioni, anche perché, di questi tempi, niente è più facile che stare dalla parte del pontefice.

Eppure c' è chi dice no, persino tra le suore. Bisogna leggere il blog di Aldo Maria Valli, uno dei pochi vaticanisti non allineati, per capire cosa sta succedendo davvero in certi conventi. Quell' appello non rappresenta affatto tutte le monache, e il sito di Valli è diventato il punto di riferimento delle tante che non lo condividono.

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BUONISMO IGNORANTE 

Per prima è uscita allo scoperto l' eremita diocesana Giovanna di Maria Madre della Divina Grazia. Secondo la tostissima suorina il testo delle consorelle «è oltremodo penoso e dimostra come il fumo di Satana sia penetrato anche dietro le grate (per chi le ha ancora) dei monasteri di clausura». Probabilmente, chiosa, «le monache che hanno partorito questa iniziativa non conoscono gli inviti che i vescovi africani continuano a fare ai migranti perché restino nei loro Paesi e non si facciano adescare da promesse di una vita facile e benestante, che non esiste».
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E siccome quelle suore preferiscono rifugiarsi «in un buonismo tanto triste quanto ignorante», non sanno nulla nemmeno «del traffico di esseri umani, che è una tragedia che grida vendetta al cospetto di Dio, e che vede le varie Ong in primo piano come becchini ben remunerati».

È stato solo l' inizio. Dopo di lei ha polemizzato con le firmatarie dell' appello una monaca di clausura, «guerriera di Cristo Re», a nome di un gruppo di religiose: «Anche se la decisione di aprire i vostri monasteri ai migranti fosse giusta, e secondo me non lo è, perché fare in modo che tutti lo sappiano, contraddicendo uno stile di vita che ci caratterizza da sempre? Forse la clausura dei vostri monasteri è stata invasa dai mezzi di comunicazione, che vi hanno fatto perdere il contatto con la realtà?».

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PRIMA GLI ITALIANI A quel punto si sono rotti gli argini. Una carmelitana scalza ha rimproverato alle «care sorelle» di ignorare che l' immigrazione «è un fenomeno gestito dalle organizzazioni mondialiste per scristianizzare l' Italia e l' Europa». Quindi le ha invitate a esercitare la loro carità iniziando «dagli italiani poveri (e Dio sa se ve ne sono!), che sono magari persino cattolici praticanti».

Una claustrale le ha accusate di «vestire i panni di sessantottine femministe che all' epoca furono contagiate dal virus dell' ideologia e si sentivano realizzate solo se urlavano la loro opinione nelle assemblee». Un' altra ha fatto notare alle consorelle «come, da persone consacrate, non siete capaci di difendervi da chi vi impone le sue idee».
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Nulla di cui stupirsi. Aiutarli "a casa loro", nelle missioni sparse in Africa e nel resto del Terzo mondo, portando la parola di Cristo assieme agli aiuti materiali, appartiene alla migliore tradizione della Chiesa. È durata sin quando i capitani delle imbarcazioni Ong sono stati proclamati santi e il «proselitismo» dei missionari è stato condannato da papa Bergoglio.

Fonte: qui