9 dicembre forconi: buonismo
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mercoledì 7 agosto 2019

ANCHE LE MONACHE SCELGONO LA TOLLERANZA ZERO: "SULL’ACCOGLIENZA BUONISMO TANTO TRISTE QUANTO IGNORANTE". LE VARIE ONG VENGONO PARAGONATE A “BECCHINI BEN REMUNERATI”

E POI IL GRAN FINALE: “L'IMMIGRAZIONE È UN FENOMENO GESTITO DALLE ORGANIZZAZIONI MONDIALISTE PER SCRISTIANIZZARE L'ITALIA E L'EUROPA
Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

E dire che tutto è partito da Avvenire. Il 13 luglio il quotidiano dei vescovi ha offerto «con gioia e ammirazione» ai propri lettori, come predica anti-salviniana del giorno, la lettera aperta firmata da un gruppo di suore clarisse e carmelitane e indirizzata a Sergio Mattarella e Giuseppe Conte.

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Le monache esprimevano «preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti» e chiedevano di impegnarsi per quelli che, arrivati qui, «si vedono rifiutare ciò che è diritto di ogni uomo e ogni donna sulla terra: pace e dignità». La linea di Bergoglio e della Cei, insomma. Alla quale non sono mancate adesioni, anche perché, di questi tempi, niente è più facile che stare dalla parte del pontefice.

Eppure c' è chi dice no, persino tra le suore. Bisogna leggere il blog di Aldo Maria Valli, uno dei pochi vaticanisti non allineati, per capire cosa sta succedendo davvero in certi conventi. Quell' appello non rappresenta affatto tutte le monache, e il sito di Valli è diventato il punto di riferimento delle tante che non lo condividono.

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BUONISMO IGNORANTE 

Per prima è uscita allo scoperto l' eremita diocesana Giovanna di Maria Madre della Divina Grazia. Secondo la tostissima suorina il testo delle consorelle «è oltremodo penoso e dimostra come il fumo di Satana sia penetrato anche dietro le grate (per chi le ha ancora) dei monasteri di clausura». Probabilmente, chiosa, «le monache che hanno partorito questa iniziativa non conoscono gli inviti che i vescovi africani continuano a fare ai migranti perché restino nei loro Paesi e non si facciano adescare da promesse di una vita facile e benestante, che non esiste».
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E siccome quelle suore preferiscono rifugiarsi «in un buonismo tanto triste quanto ignorante», non sanno nulla nemmeno «del traffico di esseri umani, che è una tragedia che grida vendetta al cospetto di Dio, e che vede le varie Ong in primo piano come becchini ben remunerati».

È stato solo l' inizio. Dopo di lei ha polemizzato con le firmatarie dell' appello una monaca di clausura, «guerriera di Cristo Re», a nome di un gruppo di religiose: «Anche se la decisione di aprire i vostri monasteri ai migranti fosse giusta, e secondo me non lo è, perché fare in modo che tutti lo sappiano, contraddicendo uno stile di vita che ci caratterizza da sempre? Forse la clausura dei vostri monasteri è stata invasa dai mezzi di comunicazione, che vi hanno fatto perdere il contatto con la realtà?».

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PRIMA GLI ITALIANI A quel punto si sono rotti gli argini. Una carmelitana scalza ha rimproverato alle «care sorelle» di ignorare che l' immigrazione «è un fenomeno gestito dalle organizzazioni mondialiste per scristianizzare l' Italia e l' Europa». Quindi le ha invitate a esercitare la loro carità iniziando «dagli italiani poveri (e Dio sa se ve ne sono!), che sono magari persino cattolici praticanti».

Una claustrale le ha accusate di «vestire i panni di sessantottine femministe che all' epoca furono contagiate dal virus dell' ideologia e si sentivano realizzate solo se urlavano la loro opinione nelle assemblee». Un' altra ha fatto notare alle consorelle «come, da persone consacrate, non siete capaci di difendervi da chi vi impone le sue idee».
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Nulla di cui stupirsi. Aiutarli "a casa loro", nelle missioni sparse in Africa e nel resto del Terzo mondo, portando la parola di Cristo assieme agli aiuti materiali, appartiene alla migliore tradizione della Chiesa. È durata sin quando i capitani delle imbarcazioni Ong sono stati proclamati santi e il «proselitismo» dei missionari è stato condannato da papa Bergoglio.

Fonte: qui

venerdì 22 settembre 2017

ROMA, IL DORMITORIO PER FANTASMI

ANCHE I SENZATETTO NON VOGLIONO I SENZATETTO: “QUI I NEGRI POSSONO STARE SOLO SE PAGANO ALTRIMENTI LI SPEDIAMO ALL'INFERNO” 

I ROMANI SONO STUFI DELLA CONVIVENZA FORZATA CON BARACCOPOLI, SBANDATI E DEGRADO: “BASTA UMANITARISMO STERILE, CI VOGLIONO SOLUZIONI PRATICHE E RIGOROSE”

Mario Ajello per ‘Il Messaggero’

TENDOPOLI SAN LORENZO 10TENDOPOLI SAN LORENZO 
Roma è il dormitorio dei fantasmi. Si aggirano di notte, sono i senza tetto e i senza dimora, le anime perse di una città che non sa gestirle e non sa né accoglierle né cacciarle. E l'Accampamento Capitale si distende ovunque, come giungla e favelas. Le banchine del Tevere sono una distesa di cartoni e materassi laceri, di coperte e stoviglie sporche, di mutande stese sui fili ad asciugare e gli ultimi le rubano ai penultimi o viceversa, in una guerra civile tra derelitti indegna della maestà di Roma ridotta ad albergo dei poveri che si diffonde a macchia d'olio (santo?).

TENDOPOLI SAN LORENZO 8TENDOPOLI SAN LORENZO 
Due cani grossi e arrabbiati, sotto il ponte Amedeo di Savoia, al Santo Spirito, lì dove passeggia Jep Gambardella nel film di Sorrentino e si bea di «questi costanti sprazzi di bellezza» (ma costanti evidentemente non sono), presidiano una tendopoli lacera di slavi e napoletani e chi prova ad avventurarsi in questo pezzo di città corre il pericolo di venire sbranato all'ombra del Cupolone. Le masse di disperati che vagano nella notte, come quelle dei tempi medioevali, hanno paura, talvolta. Mettono paura, spesso. Quasi non c'è angolo che non sia un ricovero da sotto-mondo: da Piazza Mancini a Piazza Vittorio, da villa Celimontana alle aiuole di Piazza Bologna, da Colle Oppio a Monte Antenne. E il colonnato di Bernini?

roma baraccopoli foto di alessia mastropietro e ALESSANDRO LISCI 2ROMA BARACCOPOLI FOTO DI ALESSIA MASTROPIETRO E ALESSANDRO LISCI 
Qui il barocco è diventato un campo di sfollati. E un napoletano che dorme con la sua famiglia a due passi, sotto il Ponte Sant'Angelo in mezzo agli sposini che si fanno le foto nuziali (la scena è di ieri pomeriggio) con in cornice gli zingari o i clochard, ogni tanto sale verso San Pietro e così racconta lui, Raffaele, 48 anni di cui 23 passati in carcere per omicidio: «Capita che qualcuno ci dia un panino, e poi scappa». E se non scappa, può rischiare.

A piazza dei Cinquecento, l'altra sera, parte una zuffa sotto l'orrida statua di Papa Wojtyla, quasi che il mantello spalancato del pontefice possa fungere da lenzuolo, per conquistarsi qualche metro dove dormire. Sono slavi, italiani, africani. Vola qualche bottigliata come spesso accade in questi contesti e in questa città che si volta da un'altra parte, che non sa più come pretendere sicurezza, che sembra rassegnata ma cova rabbia. I tre si stanno ancora accapigliando per lo spazietto della notte, scene simili si staranno svolgendo in decine o centinaia di altri posti, e il tutto racconta tra l'altro il fallimento del multiculturalismo anche nella sua versione più stracciona.
baraccopoli tevereBARACCOPOLI TEVERE

E ha ragione Regis Debray, che è uomo di sinistra, il quale spiega che a tenere culture diverse troppo vicine - senza tetto né legge - si finisce per fare come due polsi sfregati l'uno contro l'altro: a lungo andare si crea l'eczema

L'Accampamento Capitale è un eczema gigantesco

Non c'è Caritas che tenga in tutta la zona della stazione Termini. Nel sottopasso davanti all'Hotel NH, al Pinciano, c'è una sorta di buco nero in cui dormono a turno una cinquantina di persone tra miasmi e fetori. «Vai via!», grida un tizio in canotta a chi va a curiosare quasi all'ora di cena. Gli altri restano accasciati sui pagliericci.

accampamenti in vaticano 16ACCAMPAMENTI IN VATICANO 
Qui sotto sono un'umanità derelitta che sembra innocua nella sua disperazione ma se emergono, vagando nella zona di Villa Borghese, contribuiscono - come si sa - a rendere Roma quella che è. Un posto di cui non ci si può fidare. Le sterpaglie di fronte alla nuova stazione Tiburtina sono un rigurgito di primitivismo in cui i rami degli alberi marci fungono da appendiabiti, i piloni della tangenziale sono latrine, e il viadotto serve a riparare dalla pioggia ma non dalle ortiche e dai topi. E' uno dei luoghi più ambiti per i vagabondi della notte e la notte d'inverno comincia alle diciassette, quando ancora i romani sono in giro e incappare in un accampamento per loro è un'inquietudine che andrebbe capita, rispettata, risolta. E invece, no.

accampamenti in vaticano 14ACCAMPAMENTI IN VATICANO 
Il Papa fa il Papa, dice «non rassegnamoci mai alle persone scartate». Ma quello a cui non bisogna abituarsi è la convivenza forzata con forme di vita primordiali che una capitale del mondo, una vetrina di cultura non può tollerare voltandosi dall'altra parte o scappando o rifugiandosi in un umanitarismo sterile se non prende soluzioni pratiche e rigorose nell'affrontare l'accampamento continuo. Uno slavo, che dice di chiamarsi Claudio e vive tra i punkabbestia che hanno requisito la zona sotto ponte Duca D'Aosta - quello del Foro Italico - racconta: «Qui i negri possono stare solo se pagano. Se non pagano, li spediamo all'inferno». Ma è l'inferno che è arrivato da noi. 

Fonte: qui