9 dicembre forconi: Carola Rackete
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giovedì 5 settembre 2019

SALVINI È INDAGATO PER DIFFAMAZIONE E MIMMO LUCANO PUÒ TORNARE A RIACE

LA QUERELA DEL CAPITONE È RELATIVA ALLA DENUNCIA DI CAROLA RACKETE, IN CUI SI CHIEDEVA PURE IL SEQUESTRO DEGLI ACCOUNT SOCIAL DELL’EX MINISTRO 
IL TRIBUNALE DI LOCRI HA ACCOLTO L’ISTANZA DELL’EX SINDACO DI RIACE E GLI HA REVOCATO L’ESILIO
DENUNCIA CAROLA RACKETE, SALVINI INDAGATO
Assunta Cassiano per www.adnkronos.com

MATTEO SALVINI SMARTPHONEMATTEO SALVINI SMARTPHONE
E' stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini in relazione alla denuncia presentata a luglio scorso dalla comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete. Gli atti della denuncia per diffamazione sono stati inviati per competenza territoriale dai pm di piazzale Clodio alla procura di Milano, città dove risiede il leader leghista.

Nella querela, in cui tra l'altro si chiedeva il sequestro degli account social dell'ex ministro, erano riportati alcuni post di Salvini dopo le polemiche seguite allo sbarco dei migranti nel porto di Lampedusa e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete.
MEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINIMEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINI

MIMMO LUCANO PUÒ TORNARE A RIACE, REVOCATA LA MISURA CAUTELARE PER L’EX SINDACO
Ida Artiaco per www.fanpage.it

CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIOCAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO












Il tribunale di Locri, in Calabria, ha revocato l'esilio a Mimmo Lucano, facendo decadere il divieto di dimora nei confronti dell’ex sindaco di Riace, da mesi ormai relegato nella vicina Caulonia a causa della misura restrittiva che gli impediva di rientrare in paese. La notizia è stata confermata dal legale dell'ex primo cittadino a Fanpage.it. Il tribunale ha quindi accolto l’istanza dei difensori dell’ex primo cittadino, presentata lunedì scorso, che potrà ora tornare a casa ed abbracciare l’anziano padre di 94 anni, appena rientrato a Riace dopo un ricovero all'ospedale di Catanzaro a causa della leucemia.
mimmo lucanoMIMMO LUCANO

carola rackete senza reggiseno 2CAROLA RACKETE SENZA REGGISENO 2
Il divieto di dimora era il provvedimento emesso dal Tribunale del riesame di Reggio Calabria come misura alternativa agli arresti domiciliari cui Lucano era stato sottoposto nell'ambito dell'inchiesta della procura della Repubblica di Locri sui presunti illeciti nella gestione dell'accoglienza dei migranti, denominata Xenia, in cui è accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

“Andrò a Riace appena avrò la notifica dei Carabinieri. Ho sentito solo il mio avvocato – ha commentato Lucano a Fanpage.it -. Mi sento come qualcuno che ritrova finalmente la libertà dopo lo smarrimento. Non potevo rassegnarmi al fatto di essere lontano dal mio paese, visto che non ho fatto nulla di grave. Non ho rancore e non provo vendetta nei confronti di nessuno. La giustizia farà il suo corso. La prima cosa che farò quando sarò a casa sarà andare da mio padre, oltre ad abbracciare gli immigrati”. Fonte: qui

martedì 13 agosto 2019

CAROLA RACKETE, UNA CAPITANA PER CONTO TERZI: “FU IL MINISTERO DELL'INTERNO TEDESCO A CHIEDERMI DI FAR REGISTRARE E PORTARE TUTTI I CLANDESTINI A LAMPEDUSA”

LA RACKETE RIVELA, IN UN’INTERVISTA ALLA ZDF, CHE DIETRO L'OPERAZIONE DELLA ONG C’ERA UN DISEGNO DELLA GERMANIA PER DESTABILIZZARE IL GOVERNO ITALIANO… 

IL SITO ANTIBUFALE "BUTAC" FA IL CONTROCANTO A "IL GIORNALE": "NELLA SUA INTERVISTA, CAROLA RACKETE DICE ALTRO..."

Andrea Indini per www.ilgiornale.it
TAORMINA - IL MURALE DI TVBOY DEDICATO A CAROLA RACKETETAORMINA - IL MURALE DI TVBOY DEDICATO A CAROLA RACKETE
Quando, per primo, il sito di contro informazione Journalistenwatch.com aveva svelato i legami tra l'ong Sea Watch (leggi l'approfondimento) e il governo tedesco, non era stato preso sul serio perché considerato troppo vicino all'estrema destra.
Eppure aveva scoperto che a bordo della nave, che ha scaricato in Italia una cinquantina di immigrati clandestini, c'erano anche due giornalisti della tv di Stato Ard che hanno filmato un reportage quasi agiografico sulla comandante Carola Rackete per la rubrica Panorama. E, quando l'ex capo dei servizi segreti tedeschi, Hans-Georg Maaßen, aveva avvalorato questo drammatico retroscena, era stato scansato dai media rivangando i vecchi dissapori con Angela Merkel e, soprattutto, le sue simpatie per Alternative für Deutschland (AfD). Ora, è la stessa capitana ad ammettere che, dietro l'assalto al porto di Lampedusa della Sea Watch 3 (guarda il video), c'era un disegno politico ben preciso.

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"So che quanto sto per dire potrebbe essere strumentalizzato da qualche partito...". A distanza di qualche settimana dal blitz nel porto di Lampedusa, la Rackete vuota il sacco e, in una intervista alla tv tedesca Zdf, ammette che fu il ministero dell'Interno tedesco a chiederle "di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa".
È il collegamento che mancava per ricostruire l'assalto sferrato dalla Sea Watch al governo italiano che le aveva intimato il divieto di ingresso nelle nostro acque territoriali e di attracco nel porto dell'isola siciliana. Che tra l'organizzazione non governativa e l'esecutivo guidato dalla Merkel ci fossero dei legami lo lasciva presupporre la presenza della troupe della tv di Stato Ard. Il sito Journalistenwatch l'aveva definita "una geniale opera di propaganda" che "probabilmente" aveva "l'intento di provocare un confronto con le autorità italiane a ogni costo".
horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
La presenza dei due giornalisti della Ard aveva spinto Maaßen a ipotizzare un diretto coinvolgimento del governo tedesco nelle operazioni di "salvataggio" della Sea Watch. "Se questa notizia fosse corretta, Panorama non sarebbe una trasmissione occidentale", ha scritto in un tweet che dopo alcune ore era stato inspiegabilmente rimosso. Qualche giorno più tardi l'ex capo dei servizi segreti, intervistato da Roberto Vivaldelli per InsideOver, aveva ammesso che "alcuni Paesi europei sono segretamente soddisfatti della destabilizzazione" che l'emergenza immigrazione porta in Europa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La sua vicinanza con l'AfD aveva spinto i più a non dargli retta, anche è chiaro che, per il ruolo ricoperto fino all'anno scorso, ha ancora buone fonti all'interno della struttura di intelligence tedesca. Forse, davanti all'intervista della Rackete alla Zdf, oggi ripresa dalla Verità, i più inizieranno ad aprire gli occhi. La Rackete ha, infatti, ammesso che sul proprio tavolo non aveva solo l'opzione di portare gli immigrati al porto di Lampedusa. La municipalità di Rothenburg aveva proposto, infatti, di mandare un pullman in Italia per recuperare i clandestini e farli registrare in Germania. "Ma - ha rivelato la capitana - a negare la via terrestre è stato il ministro dell'Interno del nostro Paese", come conferma anche Tpi.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
La rivelazione della Rackete non contraddicono affatto la linea adottata dal governo tedesco negli ultimi mesi. Anzi la confermano con forza. Il ministro dell'Interno Horst Seehofer non ha mai mancato di opporsi alla linea dura adottata da Salvini per contrastare l'immigrazione clandestina.

CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL
"Matteo, che senso che mettere sempre in atto la stessa procedura se finisce sempre che i migranti scendono a terra?", ha polemizzato nei giorni scorsi quando la Gregoretti era ancora bloccata davanti al porto di Lampedusa. Dopo il recente vertice di Helsinki, i due ministri si rivedranno a settembre per fare il punto sull'emergenza immigrazione. In quell'occasione la Germania ribadirà la propria contrarietà alla chiusura dei porti e presenterà una nuova procedura che metta per iscritto "la necessità del salvataggio in mare".
La posizione dei tedeschi è subdola: sanno bene, infatti, che se i migranti sbarcano e vengono registrati in Italia, spetterà al nostro Paese l'espulsione dei clandestini nel proprio Paese di origine e la ricollocazione in quei pochi Stati europei che hanno accettato le quote imposte da Bruxelles. E le recenti rivelazioni sui "dublinanti" rispediti a Roma con voli charter dopo essere stati "storditi e sedati" dimostrano che a Berlino non c'è certo la minima intenzione a collaborare per fermare l'emergenza, ma se possono metterci in difficoltà non si tirano indietro. Anzi, affondano il colpo senza pietà.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
IL GOVERNO MI ORDINÒ DI PORTARE I MIGRANTI IN ITALIA
maicolengel per https://www.butac.it
Oggi trattiamo un argomento delicato, delicato perché non è solo una notizia che è finita su alcune testate giornalistiche ma che è stata riportata (a quanto mi dite) anche in una trasmissione della RAI, la televisione di stato. Io sono in vacanza sperduto tra i monti, e non ho avuto ancora modo di trovare quando ne abbiano parlato (nelle segnalazioni mi dite al TG). Ma poco conta. Partiamo pertanto da quello che mi avete segnalato con link, un articolo apparso su Il Giornale l’11 agosto 2019, titolo:
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete: “Il governo tedesco mi ordinò di portare i migranti in Italia”
L’articolo è abbastanza breve e riporta:
“So che quanto sto per dire potrebbe essere strumentalizzato da qualche partito…”. A distanza di qualche settimana dal blitz nel porto di Lampedusa, la Rackete vuota il sacco e, in una intervista alla tv tedesca Zdf, ammette che fu il ministero dell’Interno tedesco a chiederle “di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa”.
Io non so il tedesco da poter tradurre l’intervista bene quanto vorrei, YouTube fornisce sottotitoli in inglese (quelli in italiano sono sempre meno benfatti), ma non basta, pertanto ho chiesto ad amici che in Germania vivono e lavorano di tradurmi il contesto e le frasi incriminate. BUTAC ha la fortuna di avere lettori un po’ in tutto il mondo, che non si tirano mai indietro quando necessario.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Il sunto dell’intervista
L’amica Maria Chiara Bosello è stata la più veloce a rispondermi e mi ha spiegato le cose riassumendole:
Lei spiega che già prima della sua decisione in extremis, la Germania aveva già accettato di accogliere i rifugiati. In particolare la città di Rothenburg (minuto 5:24) era pronta a far partire un bus per andarli a prendere in Sicilia. Subito dopo dice che sarebbe dovuto arrivare il benestare del governo tedesco, che c’è stato, e che l’unica richiesta del governo tedesco a quello italiano sarebbe stato di registrare i migranti in Italia…
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Quindi non si parla di ordini, ma di una richiesta fatta dopo aver cercato una soluzione politica col nostro Paese. Nulla di più, anzi secondo Rackete c’era già chi era pronto ad accogliere i migranti in Germania. Ma di tutto questo sulla maggior parte dei giornali italiani non si fa menzione oggi e non se ne faceva all’epoca dei fatti. C’è di più, nell’intervista la stessa Rackete se la prende con l’immobilismo europeo che non sta aiutando affatto la situazione nel Mediterraneo, e critica anche la stessa Germania.
Non mi sembra siano le stesse cose riportate da Il Giornale. Se la cosa è stata riportata nei toni sbagliati anche in RAI io onestamente sono allibito.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Vi suggerisco di guardare tutta l’intervista se parlate il tedesco e se volete potete aggiungere quanti e più particolari potete alla veloce traduzione che mi ha dato Maria Chiara. La tristezza, oltre al vedere lo pseudogiornalismo dilagante è vedere che non solo i giornalisti se ne infischiano di fare virgolettati corretti. La notizia, senza alcuna verifica, viene cavalcata da politici che prendono migliaia di euro al mese, come ad esempio Silvia Sardone:
“La capitana ammette: dietro l’operazione dell’ong un disegno per destabilizzare Salvini. E’ Carola stessa ad ammetterlo: “fu il ministero dell’Interno tedesco a chiedermi di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa”. L’operazione Carola, come riportato oggi da La Verità, aveva un unico scopo: ricreare le condizioni affinché l’Italia torni a essere campo profughi d’Europa! VERGOGNOSO!”
CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIOCAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO
Concludendo
Ho avuto altri che mi hanno aiutato confermandomi in pratica le stesse cose dette da M.C., li ringrazio.
I virgolettati hanno un senso quando riportano esattamente quanto ha detto la persona citata. Se non lo fanno diventano bufale, sfruttate per portare avanti la propria narrazione a discapito dei fatti. Su Il Giornale online e su altre testate come Il Primato Nazionale viene  invece sempre riportato lo stesso virgolettato che nell’intervista non compare mai. Davvero sono convinti che nessuno si accorga della cosa?
L’Ordine dei Giornalisti che fa? Credo nulla, visti i titoloni usati anche da quelli che online hanno scarsa presenza ma vendono sempre di più nelle edicole, come La Verità:
Non credo sia necessario aggiungere altro, se non la solita citazione, questa però è corretta: è il giornalismo bellezza…

Fonte: qui
SALVINI SEEHOFERSALVINI SEEHOFER

sabato 20 luglio 2019

CAROLA RACKETE TORNA IN GERMANIA


“IL GIORNALE”: “E’ UNA SCONFITTA, NON SOLO DEGLI URLATORI DA TASTIERA, MA PURE DEI MODERATI DOTATI DI BUON SENSO, CHE CREDONO NELLO STATO E NEL RISPETTO DELLE LEGGI

LA CAPITANA HA VIOLATO IMPUNEMENTE LA NOSTRA SOVRANITÀ NAZIONALE E ANCHE SE LA CASSAZIONE ACCOGLIERÀ LE TESI DELLA PROCURA, CHE LE DÀ TORTO, NON TORNERÀ NEMMENO AI DOMICILIARI…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
La capitana torna a casa, libera e bella, come avevamo facilmente previsto dopo l'interrogatorio alla procura di Agrigento di giovedì, che sembrava l'epilogo a tarallucci e vino di una sfida insopportabile dei talebani dell' accoglienza. «É sulla buona strada per la Germania» hanno spiegato ieri i suoi amici dell' Ong tedesca Sea watch. Dettagli sui tempi e modi vengono tenuti segreti «per ragioni di sicurezza».
Il ministro dell' Interno, Matteo Salvini, non è neppure riuscito a sbatterla fuori con un sonoro decreto di espulsione come avrebbe voluto fin dall' inizio. «Pure la zecca tedesca mi ha denunciato», l'ha apostrofata il ministro. Gli insulti su Carola Rackete, travestiti da commenti, che a migliaia sono piombati sul suo profilo Facebook sono non solo uno sfogo inaccettabile, ma il simbolo della sconfitta.
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL
Una sconfitta, purtroppo, non solo degli urlatori da tastiera, ma pure dei moderati dotati di buon senso, che credono nello Stato e nel rispetto delle leggi. Carola, in nome di un superiore dovere umanitario, ha recuperato i migranti davanti alla Libia, più che soccorso perchè il gommone non stava affondando portandoli dritta in Italia. Non l'ha neppure sfiorata l'idea che poteva dirigere la prua sulla Tunisia, porto più vicino e sicuro, nonostante l' opinione contraria di Amnesty international o altri fiancheggiatori dei talebani dell' accoglienza.
Poi ha forzato un blocco imposto dal Viminale e alla fine ha quasi schiacciato una motovedetta della Finanza sulla banchina per sbarcare i migranti, che non erano minimamente in pericolo di vita. E non avevano, nella gran parte dei casi, diritto all' asilo.
Una giudice per le indagini preliminari le ha dato addirittura ragione sancendo il superiore diritto umanitario, che di fatto permette alle Ong di fare quello che vogliono sostituendosi allo Stato. Il ricorso della procura, che sembra pensarla esattamente all' opposto, è passato sotto silenzio rimanendo secretato. A differenza dell' ordinanza del Gip che era stata subito resa pubblica facendo diventare Carola l' eroina dei due mondi.
L'aspetto più grave, colto da pochi, è che la capitana ha violato impunemente la nostra sovranità nazionale come se fosse un gioco da ragazzi. Adesso festeggerà la «vittoria» pure in Germania, dove la considerano l' eroina dei due mondi. Anche se la Cassazione accoglierà le tesi della procura che dà torto a Carola e alla sua Gip liberatrice non tornerà nemmeno agli arresti domiciliari. E l' inchiesta per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina vedrà la luce chissà quando e con quali distinguo. Nel frattempo l' attivissimo fronte legale delle Ong potrebbe pure riuscire, come è già accaduto, a farsi dissequestrare Sea watch 3.
MEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINIMEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINI
La nave della discordia umanitaria tornerebbe a salpare per ripetere lo stesso copione della capitana con un' Italietta che sarebbe incapace di difendersi dalla schiera dei talebani dell' accoglienza. Buona vita a Carola in Germania, ma a una vasta fetta di questo Paese, che ha sempre creduto nella sovranità nazionale e che non si può violare impunemente la legge resta l' amaro in bocca.
Fonte: qui

giovedì 18 luglio 2019

I PM SBUGIARDANO LA VERSIONE DI CAROLA RACKETE: “I MIGRANTI NON ERANO IN PERICOLO. SEA WATCH? ATTO DI FORZA”


IL RICORSO DELLA PROCURA DI AGRIGENTO CONTRO LA LIBERAZIONE DELLA RACKETE: “SONO STATE VIOLATE LE LEGGI” 

SECONDO LA PROCURA CI SONO ALTRI TRE MOTIVI CHE DIMOSTRANO L'ERRATA VALUTAZIONE GIURIDICA DEL GIP ALESSANDRA VELLA, CHE CON LA SUA ORDINANZA DEL 2 LUGLIO HA TRASFORMATO LA TEDESCA IN UN' EROINA…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL

Carola Rackete non aveva alcun diritto o dovere «umanitario» di forzare il blocco imposto dal Viminale e schiacciare contro il molo la motovedetta della Guardia di Finanza per far sbarcare i migranti. Il ricorso della procura di Agrigento contro l' ordinanza del Gip, che aveva lasciato andare la capitana ha un punto fermo molto chiaro.

«Non si può ritenere sussistente la scriminante dell' avere adempiuto a un dovere visto, che i migranti erano in sicurezza nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto alcuni sbarchi per motivi sanitari», scrivono nelle 18 pagine presentate in Cassazione il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, l'aggiunto Salvatore Vella e il pubblico ministero Gloria Andreoli. In pratica il 29 giugno la comandante tedesca di Sea watch 3 ha violato la legge e non è vero che a bordo i migranti erano in pericolo di vita e dovevano venire sbarcati ad ogni costo. I reati contestati a Rackete sono di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza o violenza a nave da guerra.
LUIGI PATRONAGGIOLUIGI PATRONAGGIO

Secondo la procura ci sono altri tre motivi che dimostrano l'errata valutazione giuridica del Gip Alessandra Vella, che con la sua ordinanza «assolutoria» del 2 luglio ha trasformato Carola in un' eroina dei due mondi. Anche se venisse accolto il ricorso «blindato», che non è trapelato, la talebana dell' accoglienza della Ong tedesca resterà libera e bella. Per decidere sulla misura cautelare la procura avrebbe dovuto investire il Tribunale del riesame.

L'obiettivo è fissare dei paletti alle operazioni delle Ong, che fanno quello che vogliono violando norme e divieti. La decisione della Cassazione sul ricorso servirà da pietra miliare anche per i prossimi casi. Carola, però, deve preoccuparsi di più del secondo filone d' inchiesta sull' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. Oggi è previsto ad Agrigento il suo interrogatorio fiume sul recupero dei migranti davanti alle coste libiche. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella è deciso a portare fino in fondo l' inchiesta. Una fonte del Giornale, che si occupa del caso, spiega che «questa volta non finirà in una bolla di sapone come le altre».
CAROLA RACKETE BY OSHOCAROLA RACKETE BY OSHO

Gli investigatori avrebbero in mano indizi e prove che potrebbero incastrare l' estremista umanitaria dell' Ong tedesca Sea watch. Ieri è continuato l' interrogatorio, iniziato il giorno prima, di Erasmo Palazzotto, deputato dell' estrema sinistra di Liberi e uguali, capo missione del veliero Alex. Anche in questo caso pur di sbarcare i migranti in Italia il 6 luglio è stato seguito l'«esempio» di Carola e l' imbarcazione della Ong Mediterranea Saving Humans ha forzato il blocco. Palazzotto è indagato per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e «disobbedienza, resistenza e violenza a nave da guerra».
CAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICACAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICA

Secondo il suo avvocato, Fabio Lanfranca, «la vicenda è lineare. È stato fatto di tutto per aiutare gente in difficoltà. E questo è quello che l' onorevole sta raccontando in maniera puntuale, precisa e documentando tutti i passaggi». Sia Alex che la nave Sea watch 3 sono sotto sequestro. Nel frattempo è stata intercettata l' ennesima lettera minatoria con polvere da sparo e l' ogiva di un proiettile indirizzata al procuratore capo di Agrigento e alla Gip Vella. Le minacce sono firmate da una fantomatica «ultradestra sovranista». Il braccio di ferro con le Ong ha provocato l' invio alla procura di venti lettere minatorie.

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
A Patronaggio è stata assegnata una scorta. In Toscana sono state raccolte in 24 ore 2.248 firme contro il premio che la Regione guidata dal centro sinistra vuole conferire a Carola Rackete. Marco Stella, vicepresidente del Consiglio regionale di Forza Italia e promotore della petizione ha spiegato che «la gente è arrabbiata perché non ci sta a vedere premiata ed eletta a modello una persona che viola le nostre leggi».

Fonte: qui












INTERROGATA DAI PM DI AGRIGENTO, CAROLA RACKETE ORA POTREBBE TORNARE IN GERMANIA 

IL SUO CASO HA FATTO PASSARE IN SECONDO PIANO LA NOTIZIA DELLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELLA PROCURA DI RAGUSA NEI CONFRONTI DEL COMANDANTE MARC REIG CREUS DI “OPEN ARMS”, LA NAVE DELL'OMONIMA ONG SPAGNOLA E IL CAPO MISSIONE ANA ISABEL MONTES MIER 

L'ACCUSA DI VIOLENZA PRIVATA FUNZIONALE AL FAVOREGGIAMENTO DELL' IMMIGRAZIONE CLANDESTINA RIGUARDA IL CASO DEL 15 MARZO 2018...

Fausto Biloslavo per “il Giornale”

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete, accolta come una star da uno sparuto gruppo di fan, è stata interrogata ieri alla procura di Agrigento. Al momento la montagna ha partorito un topolino con la capitana ed i pm che parlano all' unisono di «incontro sereno». L' ex comandante della Sea watch, libera e bella, potrebbe pure tornare nelle prossime ore a casa in Germania.
La notizia ben più importante, ma oscurata dalla capitana, è la prima richiesta di rinvio a giudizio di un' inchiesta sulle Ong dopo il caso Juventa di due anni fa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La procura di Ragusa vuole processare il comandante e la capo missione di Open arms per un recupero di migranti davanti alla Libia. Il sequestro delle videocamere go pro sugli elmetti dei soccorritori della Ong spagnola hanno rivelato che fin dall' inizio dicevano in inglese ai migranti «we go to Italy», andiamo in Italia.
Ieri mattina al tribunale di Agrigento la tedesca Rackete ha risposto dell' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. L' interrogatorio, che doveva essere fiume, è durato appena 4 ore e sembra quasi avere messo d' accordo il procuratore aggiunto Salvatore Vella, i sostituti Alessandra Russo e Cecilia Baravelli e l'indagata.
«É stato un incontro sereno al quale seguiranno tutte le valutazioni del caso» trapelava dalla procura. «É in corso l'interrogatorio di #Carola. La nostra Capitana è serena e spiegherà agli inquirenti come ha adempiuto al dovere di soccorrere e portare in salvo le persone trovate in mare» annunciava Sea watch, l' Ong estremista tedesca.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Finito l'interrogatorio la stessa Carola ha spiegato di essere «molto contenta per l'opportunità di aver spiegato tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno». E subito dopo ha colto l' occasione per lanciare i soliti proclami da eroina dei due mondi. «Spero che la Commissione europea dopo l' elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili» ha aggiunto. Alla domanda su cosa pensa del ministro dell' Interno, Matteo Salvini, ha risposto in maniera sibillina: «Niente».
Più duro e «politico» il suo avvocato, Alessandro Gamberini: «Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico». Ovviamente Carola ha ribadito davanti ai pm di avere agito «per necessità». Secondo la capitana Lampedusa «era l' unico porto sicuro» e «rifarebbe tutto». Il legale ha sottolineato che «è libera e non fa più parte dell' equipaggio di Sea watch 3» la nave della Ong sotto sequestro. Se volesse potrebbe tornare in Germania anche subito.
Marc Reig CreusMARC REIG CREUS
L' improvvisata conferenza stampa di Carola ha fatto passare in secondo piano la notizia della richiesta di rinvio a giudizio della procura di Ragusa nei confronti del comandante Marc Reig Creus di Open arms, la nave dell' omonima Ong spagnola e il capo missione Ana Isabel Montes Mier.
Ana Isabel Montes MierANA ISABEL MONTES MIER
L'accusa di violenza privata funzionale al favoreggiamento dell' immigrazione clandestina riguarda il caso del 15 marzo 2018. Secondo i titolari dell' inchiesta, il procuratore capo Fabio D' Anna e il sostituto Santo Fornasier, gli indagati avrebbero imposto all' Italia lo sbarco dei migranti recuperati la largo della Libia senza rispondere alle indicazioni del centro di soccorso di Roma e del loro paese di bandiera, la Spagna, che li sollecitava a fermarsi a Malta.
Il 18 marzo dello scorso anno erano stati sbarcati 218 migranti a Pozzallo. Open Arms è stata sequestrata e poi lasciata andare. Nelle ultime ore, in contemporanea con l' interrogatorio di Carola, la nave della Ong spagnola è salpata da Lampedusa dirigendosi verso la Libia. Ieri pomeriggio era all' altezza del porto tunisino di Sfax alla ricerca di migranti.
open armsOPEN ARMS
Fonte: qui

venerdì 5 luglio 2019

ECCO PERCHE’ L'ORDINANZA DELLA GIP ALESSANDRA VELLA, CHE NON HA CONVALIDATO L’ARRESTO DI CAROLA RACKETE, FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

L’ANALISI DELL’EX MAGISTRATO DELLA CORTE DI CASSAZIONE, PIETRO DUBOLINO: “SECONDO LA DOTTORESSA VELLA LA CONDOTTA DI RESISTENZA E VIOLENZA SAREBBE STATA PRIVA DI RILIEVO PENALE. FALSO''

L'EX MAGISTRATO BRUNO TINTI: ''L'ORDINANZA E' GIURIDICAMENTE ERRATA. IL GIUDICE NON PUÒ DISAPPLICARE LA LEGGE DELLO STATO PERCHÉ, A SUO AVVISO, IN CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE. O CHIEDE ALLA CONSULTA DI DICHIARARNE L'INCOSTITUZIONALITÀ O LA APPLICA''



Pietro Dubolino* per “la Verità”
Presidente di sezione a riposo della Corte di Cassazione

Alessandra VellaALESSANDRA VELLA
La dottoressa Alessandra Vella, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento e autrice dell' ordinanza con la quale è stata respinta la richiesta della locale Procura volte ad ottenere la convalida dell' arresto della «capitana» della Sea watch 3, dev' essere indubbiamente dotata di una robusta conoscenza di cose marinaresche.

Ha infatti magistralmente applicato, nella motivazione del suo provvedimento, un noto stratagemma difensivo, usato nelle battaglie navali del passato e costituito dall' emissione, da parte della nave che cerchi di sottrarsi ad un impari confronto con unità avversarie, di una densa cortina fumogena che valga a sottrarla alla vista dei nemici e a consentirle la fuga.

Nulla più che una cortina fumogena si rivela, infatti, il sovrabbondante richiamo, sul quale in gran parte si basa l' ordinanza in questione, ad una serie di norme, tanto interne quanto derivanti da convenzioni internazionali, che, in estrema sintesi, impongono ad ogni comandante di nave il dovere di prestare soccorso a quanti corrano pericolo di naufragio e di condurli nel più vicino «porto sicuro».
CAROLA RACKETE - RICHIESTA DI CONVALIDA DELL ARRESTOCAROLA RACKETE - RICHIESTA DI CONVALIDA DELL ARRESTO

Secondo il gip di Agrigento la condotta di resistenza e violenza culminata nell'urto volontariamente provocato dalla «capitana» fra la nave al suo comando e la motovedetta della Guardia di finanza che cercava di impedirle l' approdo nel porto di Lampedusa, sarebbe stata priva di rilievo penale perché giustificata, ai sensi dell' articolo 51 del codice penale, proprio dall' intento di adempiere al suddetto dovere.

Non è qui il caso di addentrarsi in disquisizioni circa quella che dovrebbe essere la corretta nozione di «porto sicuro» e circa la legittimità o meno della pretesa della «capitana» di volerlo identificare proprio nel porto di Lampedusa, ad esclusione degli altri che pure sarebbero stati più vicini.

A confutazione, infatti, della suddetta ricostruzione giuridica (e senza voler in alcun modo suggerire o anticipare le linee dell' eventuale impugnazione che la Procura di Agrigento dovesse decidere di proporre avverso il provvedimento del gip), appare sufficiente osservare che:
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE

1 Il dovere di salvataggio e conduzione dei naufraghi nel porto ritenuto «più sicuro» non implica anche quello di entrare a forza nel porto medesimo, ignorando i divieti posti dalle legittime autorità, quando il pericolo per la vita e la salute dei naufraghi sia comunque venuto meno; condizione, questa, che implicitamente trova conferma proprio nell' ordinanza del gip, non facendosi in essa menzione alcuna del preteso «stato di necessità», originariamente invocato proprio dalla «capitana» a sua giustificazione e determinato, a suo dire, proprio dal progressivo, grave deteriorarsi delle condizioni di salute dei naufraghi a causa del protrarsi dell' attesa dell' autorizzazione allo sbarco.

carola racketeCAROLA RACKETE
2 Del tutto privo di rilievo appare il richiamo, contenuto nell' ordinanza del gip, all' articolo 18 della Convenzione di Montego Bay sul «diritto del mare», nella parte in cui stabilisce la legittimità della «fermata» e dell'«ancoraggio» di una nave nel mare territoriale di un altro Stato quando essi siano «finalizzati a prestare soccorso a persone, navi o aeromobili in pericolo»; ciò in quanto, in primo luogo, la «fermata» e l'«ancoraggio» di una nave in mare sono, all' evidenza, cose ben diverse dall' ingresso della stessa in porto; in secondo luogo, non esisteva, nel caso, alcuna necessità di «soccorso a persone, navi o aeromobili in pericolo».
MEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINIMEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINI

3 Parimenti fuori luogo appare il richiamo, pure contenuto nell' ordinanza, all' articolo 10 ter del Testo unico sull' immigrazione, nella parte in cui stabilisce che lo straniero «giunto nel territorio nazionale a seguito di operazioni di salvataggio in mare è condotto per le esigenze di soccorso e di prima assistenza presso appositi punti di crisi», di cui è prevista l' istituzione in base a talune norme successivamente indicate; adempimento, questo che, secondo quanto si afferma testualmente nella stessa ordinanza, fa carico soltanto «alle autorità statali», per cui non si vede a quale titolo potesse sentirne investita la comandante della Sea Watch.

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
A quella che dovrebbe a questo punto apparire l' assoluta inconsistenza delle argomentazioni poste a base della decisione del gip fa poi riscontro la sostanziale ammissione, da parte del medesimo gip (sia pure con espressioni alquanto involute e contorte), della volontarietà della condotta di violenza e resistenza nei confronti della motovedetta della Guardia di finanza per la quale la «capitana» era stata tratta in arresto. Si legge, infatti, nell' ordinanza in questione, che l' avere ella «posto in essere una manovra pericolosa nei confronti dei pubblici ufficiali a bordo della motovedetta della Guardia di finanza, senz' altro costituente il portato di una scelta volontaria seppure calcolata, permette di ritenere sussistente il coefficiente soggettivo necessario ai fini della configurabilità concettuale del reato in discorso».

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE



Una parola va poi detta, da ultimo, anche con riguardo al fatto che il gip ha ammesso soltanto l' astratta configurabilità del generico reato di resistenza a pubblico ufficiale e non di quello, assai più grave, di resistenza o violenza contro nave da guerra, previsto dall' articolo 1100 del Codice della navigazione, sostenendo che non sarebbe da qualificare come «nave da guerra» la motovedetta della Guardia di Finanza.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE



Ho già ricordato, in un mio precedente articolo, che analogo convincimento, espresso da un noto parlamentare, ex ufficiale di marina, è risultato in netto contrasto con quanto a suo tempo affermato e mai più contraddetto dalla Cassazione, secondo cui dev' essere invece considerata «nave da guerra», ai fini che qui interessano, anche «una motovedetta armata della Guardia di Finanza, in servizio di polizia marittima» (Cassazione, sez. III, 30 giugno-22 settembre 1987 n° 9978).
CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIOCAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO



L'ordinanza del gip ignora totalmente questa pronuncia ma si richiama ad una sentenza della Corte costituzionale (la n° 35 del 2000) dalla quale si desumerebbe che le motovedette della Guardia di Finanza sono da considerare «navi da guerra» soltanto quando «operano fuori delle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un' autorità consolare».

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Non si fa caso, però, nella medesima ordinanza, al fatto che nella stessa sentenza della Corte si afferma, subito dopo, che nei confronti delle motovedette della Guardia di Finanza «sono applicabili gli articoli 1099 e 1100 del Codice della navigazione»; e ciò, con ogni evidenza, indipendentemente dal fatto che esse operino fuori delle acque territoriali, dal momento che è sempre la Corte ad aggiungere poi che i detti articoli sono richiamati anche dagli articoli 5 e 6 della legge 13 dicembre 1956, n° 1409, recante «norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi»; vigilanza, quella anzidetta, che si effettua, normalmente, proprio nelle acque territoriali.



ORDINANZA GIURIDICAMENTE ERRATA - NEI TERRITORI DELLO STATO SI APPLICANO LE LEGGI ORDINARIE DELLO STATO
Bruno Tinti, ex magistrato, per ''Italia Oggi''

L' ordinanza del Gip di Agrigento che non ha convalidato l' arresto del comandante la Sea Watch è giuridicamente errata.
In primo luogo, per un fondamentale errore di diritto. Nel territorio dello Stato si applicano le leggi ordinarie dello Stato. Se il giudice ritiene che una di queste leggi, rilevante nel caso che deve risolvere, sia in contrasto con la Costituzione, deve sospendere il procedimento e sollevare eccezione di incostituzionalità.

bruno tintiBRUNO TINTI
Deve, non può. In altri termini, il giudice non può semplicemente disapplicare la legge dello Stato perché, a suo avviso, in contrasto con la Costituzione. O chiede alla Corte costituzionale di dichiararne l' incostituzionalità o la applica. Chiunque è in grado di valutare cosa succederebbe se ogni giudice, novello Antigone, si ritenesse libero di disapplicare leggi che lui, e magari lui solo, ritiene in contrasto con la Costituzione. A tacer d' altro, ci si chiede (e avrebbe dovuto chiederselo il Gip) a cosa servirebbe, a questo punto, la Corte Costituzionale.

Venendo alla Sea Watch, scrive il Gip: Va premesso che, in base all' art.\10 della Costituzione, l' ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Tra queste rientrano quelle poste dagli accordi internazionali in vigore in Italia, le quali assumono un carattere di sovraordinazione rispetto alla disciplina interna ai sensi dell' art. 117 Cost.

Sorprende che, dopo aver correttamente esposto questo principio, il suddetto Gip abbia potuto scrivere, a pagina 11 dell' ordinanza: Ritiene, peraltro, questo Giudice che, in forza della natura sovraordinata delle fonti convenzionali e normative sopra richiamate, nessuna idoneità a comprimere gli obblighi gravanti sul capitano della Sea Watch 3, oltre che delle autorità nazionali, potevano rivestire le direttive ministeriali in materia di «porti chiusi» o il provvedimento (del 15 giugno 2019) del Ministro degli Interni di concerto con il Ministro della Difesa e delle Infrastrutture (ex. art 11, comma 1-ter T.u. Imm.) che faceva divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3, nel mare territoriale nazionale. Tra l' altro dimenticando (opportunamente) che direttive ministeriali e provvedimento del Ministro degli Interni erano diretta conseguenza del T.u. Immigrazione, da lui stesso citato.

In altri termini il Gip ha riconosciuto l' esistenza di una legge dello Stato che legittimava le disposizioni adottate dalle Autorità competente nel caso di specie; e ha ritenuto che esse dovevano essere considerate illegittime in quanto in contrasto con trattati internazionali che prevalgono sulla legge ordinaria. Errore marchiano, frutto di una visione del proprio ruolo autoreferenziale.

Corte costituzionaleCORTE COSTITUZIONALE
Conseguentemente, la scriminante di cui all' art. 51 codice penale (l' adempimento del dovere), che il Gip ha utilizzato per ritenere legittimo l' operato del comandante della Sea Watch, è del tutto insussistente.

Il dovere discenderebbe da norme internazionali che però sono in contrasto con una legge dello Stato. Ma, solo ove quest' ultima fosse dichiarata incostituzionale, potrebbe ritenersene obbligatoria l' osservanza. Fino ad allora, violare la legge italiana non è un dovere ma un reato.

Le argomentazioni del Gip sono anche criticabili sul piano della corretta applicazione delle stesse norme internazionali che egli assume essere state violate. La Convenzione sulla ricerca e il soccorso in mare (Sar), prevede, all' articolo 19, che il passaggio di una nave nel mare territoriale si considera «inoffensivo fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero. Tale passaggio deve essere eseguito conformemente alla presente Convenzione e alle altre norme de! diritto internazionale».
Per non rimanere nel vago, la stessa Convenzione prevede poi che «il passaggio di una nave straniera è considerato pregiudizievole per la pace, ii buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero se, nel mare territoriale, la nave è impegnata in una qualsiasi delle seguenti attività: g) il carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero».

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
È evidente che la norma internazionale richiamata dal Gip considera illegittimo il transito della Sea Watch nelle acque territoriali italiane: la nave era impegnata proprio nell' attività appena richiamata.

Un ulteriore profilo di criticità dell' ordinanza si ravvisa quando il Gip valuta la condotta tenuta dal comandante della Sea Watch che, avendo l' obbligo di sbarcare in un porto sicuro i «salvati in mare», si è arrogato il diritto di sceglierlo discrezionalmente. Così ha rifiutato di condurre i «salvati» a Tripoli, come comunicato dalle Autorità libiche nelle cui acque era avvenuto il «salvataggio» e che erano dunque competenti a indicare il porto in questione. E ha chiesto alle Autorità italiane un altro porto in sostituzione di quello messo a sua disposizione.

Ovviamente queste non erano competenti poiché la nave si trovava in acque libiche. Ma per il comandante della Sea Watch la cosa era irrilevante. Possibile che il Gip non sia reso conto che riconoscere al capitano di una nave l' assoluta discrezionalità sull' identificazione del porto dove condurre i «salvati» è privo di senso? Se analoghe richieste fossero state rivolte all' Olanda o alla Germania, quale pensa il Gip sarebbe stata la risposta?

Ovviamente, «non siamo competenti, chiedi alla Libia». Perché l' Italia avrebbe dovuto rispondere in maniera diversa?
Altro porto sicuro nelle vicinanze era Tunisi, ma nemmeno questo al Comandante andava bene perché, dice il Gip: Venivano, altresì, esclusi i porti di Malta, perché più distanti, e quelli tunisini, perché secondo la stessa valutazione del Comandante della nave, «in Tunisia non ci sono porti sicuri». Circostanza che riferiva risultarle «da informazioni di Amnesty International»; sapeva, inoltre «di un mercantile con a bordo rifugiati che stavano da 14 giorni davanti al Porto della Tunisia senza potere entrare».

sea watch salviniSEA WATCH SALVINI
Considerazione che lascia perplessi: Tunisi non è porto sicuro perché le Autorità tunisine non lasciano sbarcare; Lampedusa, dove le Autorità non lasciano sbarcare, invece sì? Una simile acquiescenza alle argomentazioni difensive è davvero singolare.
Sempre con riferimento a Tunisi, il Gip sostiene che non poteva essere considerato porto sicuro perché: «Le persone tratte in salvo devono essere portate dove la sicurezza della vita dei naufraghi non è più in pericolo; le necessita primarie (cibo, alloggio e cure mediche) sono assicurate; può essere organizzato il trasferimento dei naufraghi verso una destinazione finale».

Non si capisce però in base a quali elementi (diversi dalle apodittiche affermazioni del Gip e dell' arrestato) la Tunisia dovesse essere considerata non in grado di adempiere a tutto quanto sopra. Vero, non esisteva una normativa che prevedeva il diritto di asilo. Ma al comandante della Sea Watch questo non doveva interessare: i «salvati» vanno sbarcati, curati e avviati a destinazione; ci mancherebbe ancora che si debba anche valutare quale ordinamento giuridico sia per loro più favorevole.

Tutto ciò senza considerare l' assoluta infondatezza della tesi di fondo: trattasi di salvataggio in mare. Infondatezza che ho cercato di descrivere nell' articolo pubblicato su questo giornale il 2 luglio. D' altra parte, lo stesso Gip dà atto delle dichiarazioni del comandane della Sea Watch: «Era un gommone in condizioni precarie e nessuno aveva giubbotto di salvataggio, non avevano benzina per raggiungere alcun posto, non avevano esperienza nautica, né avevano un equipaggio».

C' è qualcuno che possa davvero credere che i 50 migranti avessero intrapreso la traversata con un mezzo in quelle condizioni? Non è del tutto evidente che si è trattato, in questo come nella maggior arte degli altri casi, di un appuntamento programmato tra una ong e gli organizzatori del traffico? I migranti sono imbarcati, trainati a poca distanza dalla costa (niente benzina), la ong viene avvisata, l' aereo (quello utilizzato in questo caso si chiama Colibrì) li avvista, fornisce le coordinate alla nave-taxi e il gioco è fatto. Davvero il Gip di tutto questo non ha sentore, non sospetta che il preteso «salvataggio» è in realtà una complicità nella migrazione clandestina?
sea watchSEA WATCH

Non sarà che gli errori giuridici finora evidenziati sono figli di una visione degli eventi quantomeno improvvida e non ideologicamente orientata? Io credo di sì. Soprattutto per l' incauta scivolata che si legge a pagina 11 dell' ordinanza: «Deve osservarsi, sulla scorta delle dichiarazioni rese dall' indagata (a tenore delle quali ella avrebbe operato un cauto avvicinamento alla banchina portuale) e da quanto emergente dalla visione del video in atti, che il fatto deve essere di molto ridimensionato, nella sua portata offensiva, rispetto alla prospettazione accusatoria fondata sulle rilevazioni della p.g.»

Bazzecole, dunque. Va bene arrestare lo scioperante che dà una spinta al carabiniere nel corso di una manifestazione di lavoratori e si giudica episodio modesto quello di una nave da oltre mille tonnellate che schiaccia una motovedetta di 17? Ecco, questa considerazione non era necessaria giuridicamente; ma costituisce una buona chiave di lettura del provvedimento nel suo complesso.

Fonte: qui