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venerdì 2 agosto 2019

I commissari antincendio di New York chiedono una nuova indagine sull'11 settembre, citando "Prove schiaccianti di esplosivi pre-piantati"

I vigili del fuoco della zona di New York hanno chiesto una nuova indagine sull'11 settembre, sostenendo che "prove schiaccianti" di " esplosivi pre-piantati ... hanno causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center ". Franklin Square e Munson Fire District al di fuori del Queens, New York, hanno fatto la storia diventando il primo organo legislativo nel paese a sostenere una nuova indagine sugli eventi dell'11 settembre, secondo  Architects and Engineers for 9/11 Truth.
La risoluzione, letta ad alta voce  e approvata nel corso di una riunione del 24 luglio 2019 e che chiedeva l'indagine è stata redatta dal commissario Christopher Gioia ed è stata approvata all'unanimità dai cinque commissari. 
Secondo Activist Post , il commissario Christopher Gioia ha dichiarato: “Siamo una comunità affiatata e non dimentichiamo mai i nostri fratelli e sorelle caduti. Faresti meglio a credere che quando l'intero corpo dei vigili del fuoco dello Stato di New York sarà a bordo, saremo una forza inarrestabile. Siamo stati i primi vigili del fuoco a approvare questa risoluzione. Non saremo gli ultimi ".

Commissari di Franklin Square e Munson Fire District: Philip F. Malloy, Jr (a sinistra), Dennis G. Lyons (secondo da sinistra): Joseph M. Torregrossa (al centro); Christopher L. Gioia (secondo da destra); Les Saltzman (a destra).




Secondo il rapporto AE911  :
L'impatto dell'11 settembre sulla comunità si estende ben oltre le vittime e le loro famiglie in lutto. Il 12 settembre 2001 fu chiamato il Corpo dei vigili del fuoco di Franklin Square per assistere all'enorme sforzo di salvataggio e di recupero che era appena iniziato. Innumerevoli membri del dipartimento, tra cui Gioia e il commissario Philip Malloy (allora vigili del fuoco), hanno trascorso settimane in pila alla ricerca invano di civili e compagni di risposta che potrebbero essere ancora vivi. Oggi, Malloy è una delle migliaia che soffrono di effetti cronici sulla salute.
Il dipartimento ha anche perso uno dei suoi in Thomas J. Hetzel, affettuosamente chiamato "Tommy" dai commissari. Hetzel era un membro a tempo pieno dei vigili del fuoco di New York oltre a servire come vigile del fuoco volontario in Franklin Square. Durante l'incontro è stato esposto un commovente memoriale di Hetzel e c'erano la vedova, i genitori e la sorella di Hetzel.
"Le famiglie Hetzel ed Evans hanno apprezzato molto il procedimento", ha continuato Gioia. "Sanno che è una lotta in salita. Ma almeno hanno speranza, che è qualcosa che non hanno avuto da molto tempo."

Parlando con gli ospiti dopo l'incontro, il commissario Dennis Lyons ha dichiarato: "Abbiamo un memoriale - un pezzo di acciaio del World Trade Center con 28 fori in cui andavano le viti e dadi. Ogni anno l'11, abbiamo messo una rosa dentro ogni buca per i 24 pompieri della contea di Nassau e quattro residenti di Franklin Square che sono morti l'11 settembre. "
La risoluzione completa del dipartimento recita :
Considerando che gli attacchi dell'11 settembre 2001 sono indissolubilmente e per sempre legati a Franklin Square e ai vigili del fuoco di Munson;
Mentre, l'11 settembre 2001, mentre operava presso il World Trade Center di New York City, il vigile del fuoco Thomas J. Hetzel, badge # 290 della Hook and Ladder Company # 1, Franklin Square e Munson Fire Department di New York, è stato ucciso a svolgimento delle sue funzioni, insieme a 2.976 altri soccorritori e civili;
Considerando che, i membri dei Franklin Square e dei vigili del fuoco di Munson sono stati chiamati ad assistere nelle successive operazioni di salvataggio e recupero e pulizia del sito del World Trade Center, affliggendo molti di loro con malattie potenzialmente letali a causa della respirazione delle tossine mortali presenti al sito;
Considerando che i commissari del Board of Fire di Franklin Square e Munson Fire District riconoscono la natura significativa e convincente della petizione prima che il procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York riferisse crimini federali non perseguiti presso il World Trade Center l'11 settembre , 2001, e invitando il procuratore degli Stati Uniti a presentare tale petizione a una giuria speciale ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti e 18 USC SS 3332 (A);
Considerando che, le prove schiaccianti presentate in detta petizione dimostrano oltre ogni dubbio che esplosivi e / o materiali incendiari erano pre-piantati - non solo aerei e gli incendi conseguenti - hanno causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center, uccidendo la stragrande maggioranza delle vittime che morì quel giorno ;
Considerando che le vittime dell'11 settembre, le loro famiglie, la gente di New York City e la nostra nazione meritano che ogni crimine relativo agli attacchi dell'11 settembre 2001 sia indagato al massimo e che ogni persona responsabile sia di fronte alla giustizia ;
ORA PERTANTO, SI DEVE RISOLVERE che i Commissari del Board of Fire di Franklin Square e Munson Fire District sostengano pienamente un'indagine federale della giuria e un procedimento giudiziario su tutti i reati connessi agli attacchi dell'11 settembre 2001, nonché tutti gli sforzi da altre entità governative per indagare e scoprire tutta la verità che circonda gli eventi di quel giorno orribile.
Richard Gage, AIA of Architects and Engineers for 9/11 Truth è apparso sul podcast di Quoth the Raven lo scorso venerdì per discutere del perché lui e la sua organizzazione credono che una nuova indagine sia giustificata. Fonte: qui

giovedì 18 luglio 2019

I PM SBUGIARDANO LA VERSIONE DI CAROLA RACKETE: “I MIGRANTI NON ERANO IN PERICOLO. SEA WATCH? ATTO DI FORZA”


IL RICORSO DELLA PROCURA DI AGRIGENTO CONTRO LA LIBERAZIONE DELLA RACKETE: “SONO STATE VIOLATE LE LEGGI” 

SECONDO LA PROCURA CI SONO ALTRI TRE MOTIVI CHE DIMOSTRANO L'ERRATA VALUTAZIONE GIURIDICA DEL GIP ALESSANDRA VELLA, CHE CON LA SUA ORDINANZA DEL 2 LUGLIO HA TRASFORMATO LA TEDESCA IN UN' EROINA…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL

Carola Rackete non aveva alcun diritto o dovere «umanitario» di forzare il blocco imposto dal Viminale e schiacciare contro il molo la motovedetta della Guardia di Finanza per far sbarcare i migranti. Il ricorso della procura di Agrigento contro l' ordinanza del Gip, che aveva lasciato andare la capitana ha un punto fermo molto chiaro.

«Non si può ritenere sussistente la scriminante dell' avere adempiuto a un dovere visto, che i migranti erano in sicurezza nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto alcuni sbarchi per motivi sanitari», scrivono nelle 18 pagine presentate in Cassazione il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, l'aggiunto Salvatore Vella e il pubblico ministero Gloria Andreoli. In pratica il 29 giugno la comandante tedesca di Sea watch 3 ha violato la legge e non è vero che a bordo i migranti erano in pericolo di vita e dovevano venire sbarcati ad ogni costo. I reati contestati a Rackete sono di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza o violenza a nave da guerra.
LUIGI PATRONAGGIOLUIGI PATRONAGGIO

Secondo la procura ci sono altri tre motivi che dimostrano l'errata valutazione giuridica del Gip Alessandra Vella, che con la sua ordinanza «assolutoria» del 2 luglio ha trasformato Carola in un' eroina dei due mondi. Anche se venisse accolto il ricorso «blindato», che non è trapelato, la talebana dell' accoglienza della Ong tedesca resterà libera e bella. Per decidere sulla misura cautelare la procura avrebbe dovuto investire il Tribunale del riesame.

L'obiettivo è fissare dei paletti alle operazioni delle Ong, che fanno quello che vogliono violando norme e divieti. La decisione della Cassazione sul ricorso servirà da pietra miliare anche per i prossimi casi. Carola, però, deve preoccuparsi di più del secondo filone d' inchiesta sull' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. Oggi è previsto ad Agrigento il suo interrogatorio fiume sul recupero dei migranti davanti alle coste libiche. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella è deciso a portare fino in fondo l' inchiesta. Una fonte del Giornale, che si occupa del caso, spiega che «questa volta non finirà in una bolla di sapone come le altre».
CAROLA RACKETE BY OSHOCAROLA RACKETE BY OSHO

Gli investigatori avrebbero in mano indizi e prove che potrebbero incastrare l' estremista umanitaria dell' Ong tedesca Sea watch. Ieri è continuato l' interrogatorio, iniziato il giorno prima, di Erasmo Palazzotto, deputato dell' estrema sinistra di Liberi e uguali, capo missione del veliero Alex. Anche in questo caso pur di sbarcare i migranti in Italia il 6 luglio è stato seguito l'«esempio» di Carola e l' imbarcazione della Ong Mediterranea Saving Humans ha forzato il blocco. Palazzotto è indagato per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e «disobbedienza, resistenza e violenza a nave da guerra».
CAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICACAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICA

Secondo il suo avvocato, Fabio Lanfranca, «la vicenda è lineare. È stato fatto di tutto per aiutare gente in difficoltà. E questo è quello che l' onorevole sta raccontando in maniera puntuale, precisa e documentando tutti i passaggi». Sia Alex che la nave Sea watch 3 sono sotto sequestro. Nel frattempo è stata intercettata l' ennesima lettera minatoria con polvere da sparo e l' ogiva di un proiettile indirizzata al procuratore capo di Agrigento e alla Gip Vella. Le minacce sono firmate da una fantomatica «ultradestra sovranista». Il braccio di ferro con le Ong ha provocato l' invio alla procura di venti lettere minatorie.

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
A Patronaggio è stata assegnata una scorta. In Toscana sono state raccolte in 24 ore 2.248 firme contro il premio che la Regione guidata dal centro sinistra vuole conferire a Carola Rackete. Marco Stella, vicepresidente del Consiglio regionale di Forza Italia e promotore della petizione ha spiegato che «la gente è arrabbiata perché non ci sta a vedere premiata ed eletta a modello una persona che viola le nostre leggi».

Fonte: qui












INTERROGATA DAI PM DI AGRIGENTO, CAROLA RACKETE ORA POTREBBE TORNARE IN GERMANIA 

IL SUO CASO HA FATTO PASSARE IN SECONDO PIANO LA NOTIZIA DELLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELLA PROCURA DI RAGUSA NEI CONFRONTI DEL COMANDANTE MARC REIG CREUS DI “OPEN ARMS”, LA NAVE DELL'OMONIMA ONG SPAGNOLA E IL CAPO MISSIONE ANA ISABEL MONTES MIER 

L'ACCUSA DI VIOLENZA PRIVATA FUNZIONALE AL FAVOREGGIAMENTO DELL' IMMIGRAZIONE CLANDESTINA RIGUARDA IL CASO DEL 15 MARZO 2018...

Fausto Biloslavo per “il Giornale”

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete, accolta come una star da uno sparuto gruppo di fan, è stata interrogata ieri alla procura di Agrigento. Al momento la montagna ha partorito un topolino con la capitana ed i pm che parlano all' unisono di «incontro sereno». L' ex comandante della Sea watch, libera e bella, potrebbe pure tornare nelle prossime ore a casa in Germania.
La notizia ben più importante, ma oscurata dalla capitana, è la prima richiesta di rinvio a giudizio di un' inchiesta sulle Ong dopo il caso Juventa di due anni fa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La procura di Ragusa vuole processare il comandante e la capo missione di Open arms per un recupero di migranti davanti alla Libia. Il sequestro delle videocamere go pro sugli elmetti dei soccorritori della Ong spagnola hanno rivelato che fin dall' inizio dicevano in inglese ai migranti «we go to Italy», andiamo in Italia.
Ieri mattina al tribunale di Agrigento la tedesca Rackete ha risposto dell' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. L' interrogatorio, che doveva essere fiume, è durato appena 4 ore e sembra quasi avere messo d' accordo il procuratore aggiunto Salvatore Vella, i sostituti Alessandra Russo e Cecilia Baravelli e l'indagata.
«É stato un incontro sereno al quale seguiranno tutte le valutazioni del caso» trapelava dalla procura. «É in corso l'interrogatorio di #Carola. La nostra Capitana è serena e spiegherà agli inquirenti come ha adempiuto al dovere di soccorrere e portare in salvo le persone trovate in mare» annunciava Sea watch, l' Ong estremista tedesca.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Finito l'interrogatorio la stessa Carola ha spiegato di essere «molto contenta per l'opportunità di aver spiegato tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno». E subito dopo ha colto l' occasione per lanciare i soliti proclami da eroina dei due mondi. «Spero che la Commissione europea dopo l' elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili» ha aggiunto. Alla domanda su cosa pensa del ministro dell' Interno, Matteo Salvini, ha risposto in maniera sibillina: «Niente».
Più duro e «politico» il suo avvocato, Alessandro Gamberini: «Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico». Ovviamente Carola ha ribadito davanti ai pm di avere agito «per necessità». Secondo la capitana Lampedusa «era l' unico porto sicuro» e «rifarebbe tutto». Il legale ha sottolineato che «è libera e non fa più parte dell' equipaggio di Sea watch 3» la nave della Ong sotto sequestro. Se volesse potrebbe tornare in Germania anche subito.
Marc Reig CreusMARC REIG CREUS
L' improvvisata conferenza stampa di Carola ha fatto passare in secondo piano la notizia della richiesta di rinvio a giudizio della procura di Ragusa nei confronti del comandante Marc Reig Creus di Open arms, la nave dell' omonima Ong spagnola e il capo missione Ana Isabel Montes Mier.
Ana Isabel Montes MierANA ISABEL MONTES MIER
L'accusa di violenza privata funzionale al favoreggiamento dell' immigrazione clandestina riguarda il caso del 15 marzo 2018. Secondo i titolari dell' inchiesta, il procuratore capo Fabio D' Anna e il sostituto Santo Fornasier, gli indagati avrebbero imposto all' Italia lo sbarco dei migranti recuperati la largo della Libia senza rispondere alle indicazioni del centro di soccorso di Roma e del loro paese di bandiera, la Spagna, che li sollecitava a fermarsi a Malta.
Il 18 marzo dello scorso anno erano stati sbarcati 218 migranti a Pozzallo. Open Arms è stata sequestrata e poi lasciata andare. Nelle ultime ore, in contemporanea con l' interrogatorio di Carola, la nave della Ong spagnola è salpata da Lampedusa dirigendosi verso la Libia. Ieri pomeriggio era all' altezza del porto tunisino di Sfax alla ricerca di migranti.
open armsOPEN ARMS
Fonte: qui

mercoledì 8 maggio 2019

“PAMELA MASTROPIETRO NON E’ MORTA DI OVERDOSE, E’ STATA UCCISA DA OSEGHALE”

IL PM A PROCESSO CHIEDE L’ERGASTOLO E 18 MESI DI ISOLAMENTO DIURNO PER IL NIGERIANO : “HA COMPIUTO ATTI SESSUALI SENZA IL CONSENSO DI PAMELA CHE SI TROVAVA SOTTO EFFETTO DI SOSTANZA STUPEFACENTE” 
ALCUNE PARTI DEL CORPO SONO STATE "SOPPRESSE" AL CHIARO SCOPO DI "NASCONDERE LA RESPONSABILITÀ DI QUANTO COMMESSO"

 
Pamela Mastropietro, la ragazza romana fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio del 2018, "non è morta di overdose, è stata uccisa da Oseghale con due coltellate. Chiedo l'Ergastolo e 18 mesi di isolamento duro". Così il sostituto procuratore Stefania Ciccioli nella requisitoria davanti alla Corte di Assise di Macerata nel processo che vede imputato Innocent Oseghale con l'accusa di aver stuprato, ucciso e fatto a pezzi la ragazza romana.

innocent oseghaleINNOCENT OSEGHALE
Il sostituto procuratore Ciccioli ha ricostruito i fatti secondo l'accusa a partire dal momento in cui i resti sono stati ritrovati chiusi in due trolley a Pollenza, attraverso l'esito delle indagini e i risultati delle consulenze. Ricordando l'esito degli accertamenti dei consulenti dell'accusa, il medico legale Mariano Cingolani e il tossicologo Rino Froldi, il sostituto procuratore ha osservato che "la morte di Pamela è avvenuta per le due ferite penetranti alla sede basale emitoracica destra dovendosi escludere l'overdose". In base agli esami tossicologici "Pamela era sì, nel momento della morte, sotto effetto di oppiacei" ma i dati rilevati "non sono coerenti con un'overdose".

INNOCENT OSEGHALEINNOCENT OSEGHALE






I consulenti dell'accusa hanno scritto nella loro relazione, ha ricordato Ciccioli, che le due coltellate al fegato sono state inferte quando Pamela era viva e la "lesività ha svolto un ruolo nel determinismo della morte". "La vittima, quando ancora era in vita, - ha detto Ciccioli - è stata attinta alla base del torace a destra da almeno due colpi di arma da punta e taglio". La vitalità delle ferite ossia il fatto che siano state cagionate a Pamela da viva in una zona idonea a provocare un'emorragia tale da causare la morte, secondo il sostituto procuratore, è confermata a più livelli e da più esami.
innocent oseghale 4INNOCENT OSEGHALE

"Ci sono evidenti caratteri macroscopici di vitalità" delle lesioni "che hanno osservato tutti coloro che hanno avuto modo di vedere il cadavere" ma, ha poi proseguito il sostituto procuratore, "l'infiltrazione emorragica è presente anche a livello microscopico, sui vetrini" osservati. Infine "per scrupolo maggiore" il consulente medico legale ha svolto ulteriori accertamenti utilizzando "tre marcatori. E nonostante il modo in cui il cadavere di Pamela è stato deturpato e oltraggiato, i marcatori hanno confermato la presenza di segni vitali delle lesioni". Sul fatto che le ferite al fegato sono state inferte a Pamela da viva, secondo l'accusa, ci sono dunque "univoci risultati rispetto a tutti i test eseguiti: macroscopici, microscopici e istochimici".
INNOCENT OSEGHALEINNOCENT OSEGHALE

Le due ferite al fegato "hanno determinato la morte", ha continuato Ciccioli sulla base delle stesse valutazioni dei medici legali dell'accusa e di parte civile. Passando poi agli esiti degli esami tossicologici, ha ricordato Ciccioli, "l'overdose si deve escludere categoricamente. Non c'è stata overdose né nel senso di mera intossicazione né nel senso letale ossia come causa della morte".

INNOCENT OSEGHALEINNOCENT OSEGHALE










Per l'accusa, che ha ripercorso gli esiti degli esami tossicologici, "le concentrazioni di morfina erano talmente basse da essere incompatibili con l'idea di overdose". Nella requisitoria Ciccioli ha parlato della "certezza assoluta che non vi è stata overdose, non è stata l'assunzione di quel minimo quantitativo di eroina a cagionare la morte di Pamela Mastropietro".

Un altro elemento da considerare, secondo Ciccioli, è poi che le due coltellate al fegato sono del tutto avulse dalle altre lesioni fatte per depezzare il cadavere: "il cadavere di Pamela non è stato tagliato come capitava, ma si è parlato da parte dei medici di una vera e propria disarticolazione cadaverica" che, ha sottolineato Ciccioli, è stata fatta "con perizia". Le due coltellate al fegato sono state "inferte nel raptus omicida da Oseghale mentre tutti gli altri tagli sono funzionali alla disarticolazione fatta in un secondo momento", ha osservato.

Alcune parti anatomiche del corpo di Pamela sono state "soppresse" al chiaro scopo di "nascondere la responsabilità di quanto commesso". Così come il lavaggio con la candeggina sui resti è avvenuto per "eliminare le tracce che avrebbero potuto portare prove a suo carico", continua il sostituto procuratore.

PAMELA MASTROPIETROPAMELA MASTROPIETRO
Pamela "prima di essere uccisa, è stata costretta a subire violenza sessuale e l'autore di questa violenza è stato Innocent Oseghale". Ha detto il sostituto procuratore. "Oseghale ha compiuto atti sessuali senza il consenso di Pamela che si trovava in quel momento sotto effetto di sostanza stupefacente e non ha mai potuto esprimere un valido consenso a intrattenersi sessualmente con la persona che aveva davanti - ha detto il pm - E' stata uccisa perché ha voluto sottrarsi a tutto quello che stava capitando nell'abitazione di Oseghale".

pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO
Secondo il sostituto procuratore il fatto stesso che ci sia stata una "estrema accuratezza" nel lavare il cadavere con la candeggina va "interpretato come univoco segno di interesse a cancellare tracce di rapporti sessuali", anche se come ricordato sono state trovate comunque trovate tracce di dna dell'imputato, e sempre con il fine di nascondere rapporti si spiega secondo l'accusa "l'asportazione dei genitali". Non solo.

pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO
"A Oseghale non bastava aver avuto rapporti sessuali con la vittima, lo ha chiesto anche ad altri", ha continuato Ciccioli ricordando le intercettazioni in cui Awelima Lucky raccontava la telefonata in cui Oseghale gli proponeva di avere rapporti con Pamela. "Oseghale conosceva le condizioni di inferiorità di Pamela" ha detto Ciccioli aggiungendo che l'imputato ha "approfittato del desiderio irrefrenabile della ragazza di assumere eroina".

Per il sostituto procuratore "Pamela voleva fuggire, doveva tornare a casa, ma non gli è stato permesso di uscire dalla casa. Oseghale quando è uscito a portare la droga, ha chiuso l'appartamento: Pamela era segregata in casa, non poteva fuggire e non aveva il cellulare". Per Ciccioli infatti Pamela "è stata uccisa perché ha voluto sottrarsi a tutto quello che stava capitando nell'abitazione di Oseghale".

Fonte: qui

giovedì 7 febbraio 2019

LA PROCURA HA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER 15 PERSONE NELL'AMBITO DELL'INCHIESTA SUL NUOVO STADIO DELLA ROMA

I PM HANNO CHIESTO IL PROCESSO, TRA GLI ALTRI, PER L'IMPRENDITORE LUCA PARNASI, PER L'EX VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO, ADRIANO PALOZZI, PER L'EX ASSESSORE REGIONALE, MICHELE CIVITA
(ANSA) - La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per 15 persone nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. I pm hanno chiesto il processo, tra gli altri, per l'imprenditore Luca Parnasi, per l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi, per l'ex assessore regionale, Michele Civita, per il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Davide Bordoni e per il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti. Contestati, a seconda delle posizioni, i reati di associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito.
Fonte: qui

PARNASI CONNECTION 
DOPO L’OK DELLA RAGGI AL NUOVO STADIO DELLA ROMA ARRIVA LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER IL COSTRUTTORE: “C’ERA UN SISTEMA CORRUTTIVO” 
I PM STANNO PER CHIUDERE IL FILONE DEL FINANZIAMENTO ALLA POLITICA: INDAGATI I TESORIERI DI PD E LEGA 
QUELLE UTILITA’ IN FAVORE DI UN ESPONENTE DEL M5S 
LE INTERCETTAZIONI CHOC SUL PONTE DI TRAIANO: “SE NON SI FA SARÀ IL CAOS, MA NON DEVI DIRLO”
«STADIO, PARNASI A PROCESSO C' ERA UN SISTEMA CORRUTTIVO»
Michela Allegri per “il Messaggero”

PARNASIPARNASI
Non sono trascorse nemmeno ventiquattr' ore dall' annuncio della sindaca Virginia Raggi sullo sblocco dei cantieri per il Nuovo stadio della Roma che arriva la richiesta di rinvio a giudizio per chi quell' impianto doveva costruirlo: l' imprenditore Luca Parnasi, i suoi collaboratori: ma anche funzionari e politici del Comune di Roma.

Quindici persone in tutto, accusate, a seconda delle posizioni, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al finanziamento illecito ai partiti, al traffico di influenze. Tra gli imputati, anche l' ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di FI, Adriano Palozzi, l' ex assessore regionale del Pd, Michele Civita e il Soprintendente ai Beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti.

stadio della romaSTADIO DELLA ROMA
Per gli inquirenti, Parnasi era il «capo e organizzatore» dell' associazione - si legge nel capo d' imputazione - che ha cercato di pilotare in favore della sua società Eurnova le procedure amministrative legate al masterplan, approvato, nell' ambito della conferenza dei servizi, nel febbraio dello scorso anno.

Ad agevolare l' imprenditore, il consulente plenipotenziario del Campidoglio, consigliere di punta della sindaca Virginia Raggi, ingaggiato senza contratto ma interpellato per ogni decisione importante: l' avvocato Luca Lanzalone, finito ai domiciliari in giugno - mentre Parnasi era in carcere - e già sotto processo. Per lui, ribattezzato il sindaco ombra, la Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Stessa sorte per il suo socio Luciano Costantini e per Fabio Serini, commissario straordinario dell' Ipa, l' ente di previdenza dei dipendenti capitolini. Lanzalone è accusato di corruzione, perché Parnasi gli avrebbe fatto ottenere incarichi lucrosi in cambio di favori.
ROMA STADIO TOR DI VALLEROMA STADIO TOR DI VALLE

LE FONDAZIONI 

Ma è solo l' inizio. Perché l' inchiesta ha scoperchiato un giro di relazioni illecite molto più ampio: il procuratore aggiunto Paolo Ielo e la pm Barbara Zuin stanno per chiudere il filone che riguarda il finanziamento alla politica. Più di 400mila euro, che Parnasi - per sua stessa ammissione - ha garantito alle fondazioni Eyu e Più Voci, vicine rispettivamente a Pd e Lega - sono indagati i tesorieri dei due partiti - e le utilità in favore di un esponente capitolino di M5S.

francesco bonifaziFRANCESCO BONIFAZI
Nella richiesta di rinvio a giudizio si legge che Parnasi «impartiva direttive» e, soprattutto, si occupava di «mantenere i rapporti con gli esponenti del mondo politico e istituzionale». Il manager di Eurnova, Luca Caporilli, aveva invece il compito di «mantenere rapporti con le figure professionali e con la pubblica amministrazione». La contestazione di associazione a delinquere riguarda anche Simone Contasta e Giulio Mangosi che, per i pm, curava «le relazioni corruttive». Stessa accusa anche Zaffiri Nabor, avvocato aziendale, e Gianluca Talone, commercialista.

LA POLITICA 

Nel mirino della Procura, i legami con la politica. Parnasi e soci avrebbero dato a Palozzi, «25.010 euro», cifra accreditata sui conti della sua società Pixie social media. Circostanza che costa agli imputati le accuse di finanziamento illecito e corruzione. Lui, in cambio, avrebbe garantito «l' asservimento della sua funzione agli interessi del gruppo». Imputato per illecito finanziamento anche Davide Bordoni, consigliere comunale di FI. Mentre Civita - accusato di corruzione - avrebbe ottenuto la promessa di assunzione del figlio in una delle società dell' imprenditore. Giampaolo Gola, assessore allo Sport del X Municipio, «sfruttando le relazioni con Paolo Ferrara, presidente del gruppo consiliare M5S» - la sua posizione è stata stralciata - avrebbe ottenuto da Parnasi la promessa di un incarico presso l' As Roma. A rischio processo anche Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica: a metterlo nei guai, un bonifico da 1.500 euro in favore della Fondazione Fiorentino Sullo, a lui riconducibile.
parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO

IL SOPRINTENDENTE 

C' è un altro nome eccellente tra gli imputati, che mette in imbarazzo il Campidoglio: quello del soprintendente Prosperetti. È accusato di induzione indebita a dare e promettere utilità. Per i pm, in cambio dell'«archiviazione della proposta di apposizione del vincolo» sull' Ippodromo di Tor di Valle, che avrebbe rallentato il progetto, avrebbe indotto Parnasi ad affidare al suo amico architetto Paolo Desideri, datore di lavoro di sua figlia, un incarico da 200mila euro: la «progettazione della ricollocazione di una campata dell' ex Ippodromo». A mettere in contatto l' imprenditore e Prosperetti sarebbe stato Claudio Santini, imputato per traffico di influenze illecite. In cambio della «mediazione» avrebbe ottenuto 53.440 euro.

LE INTERCETTAZIONI CHOC SUL PONTE DI TRAIANO

Mic. All. per “il Messaggero”
pallotta-parnasiPALLOTTA-PARNASI

Luca Parnasi che esulta cantando per l' approvazione della delibera che dà il via al progetto dello Stadio. Gli ammonimenti al collaboratore che fa notare che, con l' eliminazione del Ponte di Traiano, la città sarebbe sprofondata nel caos e i romani diretti a Tor di Valle sarebbero rimasti imbottigliati nel traffico: «Vabbè, ma questo tienitelo per te».
parnasi giorgetti lanzalonePARNASI GIORGETTI LANZALONE




Mai come nel caso dell' affaire Tor di Valle, le intercettazioni sono state profetiche. Perché oggi, due giorni dopo l' annuncio della sindaca Virginia Raggi - «lo stadio di farà» - e dopo l' allarme lanciato Politecnico di Torino per il rischio «caos» ed esito «catastrofico» per la mobilità, permettono di ricostruire passo per passo gli inganni e i sotterfugi che il gruppo Parnasi, per l' accusa, ha messo in atto pur di raggiungere l' obiettivo, stroncato dall' esplosione dell' inchiesta lo scorso giugno. Uno su tutti: la sparizione dal progetto del Ponte di Traiano, arrivata quando i nuovi inquilini del Campidoglio ridussero le cubature del masterplan e Parnasi ottenne, in cambio, di non dovere più realizzare a sue spese il passaggio sul Tevere, strategico per lo smaltimento del traffico.
luca parnasiLUCA PARNASI

LE INTERCETTAZIONI 

È tutto scritto nell' informativa finale dell' inchiesta sul giro di corruzione dietro alla realizzazione del Nuovo stadio della Roma. Giugno 2017, viene approvata la delibera di pubblico interesse, che comporta una «significativa riduzione delle cubature con un conseguente taglio delle opere pubbliche - annotano i carabinieri del Nucleo investigativo - sono stati ridotti i fondi per il prolungamento della metro e per gli interventi della Roma-Lido».

luca parnasi mauro baldissoniLUCA PARNASI MAURO BALDISSONI
E, soprattutto, «è stato eliminato il Ponte di Traiano, che consentiva un collegamento veloce con l' autostrada Roma-Fiumicino». Nelle carte si legge che «Parnasi e i suoi accoliti recepiscono con soddisfazione l' approvazione». Non sono delusi dal taglio delle cubature, «ampiamente compensato dall' eliminazione dei costi per la realizzazione delle opere». Parnasi telefona a Mauro Baldissoni, vicepresidente esecutivo della Roma, «è talmente entusiasta dell' esito della seduta che lo riferisce a Baldissoni cantando», si legge negli atti.

LA RIUNIONE 

Ma l' intercettazione clou è precedente e risale al febbraio 2017. Il manager di Eurnova, Luca Caporilli, è al telefono con un collega. Parlano di una riunione prevista il 24 del mese tra esponenti del gruppo Parnasi, vertici del Campidoglio e manager dell' As Roma. Caporilli gli dice di portare tutte le simulazioni fatte, «è veramente importante, dovete venire con tutte le simulazioni senza ponte, con il ponte, che succede se fanno il ponte, tutto quello che c' hai». Il 24, mentre la riunione è in corso, Caporilli contatta il collaboratore e si allontana dalla stanza. «Disquisiscono delle parafrasi da utilizzare con il Comune per comunicare loro l' esito negativo delle simulazioni», annotano gli investigatori: lo scopo è dimostrare che il Ponte non è necessario.

luca parnasiLUCA PARNASI
L' interlocutore accenna però ai problemi di viabilità che si creerebbero con la cancellazione dal progetto. Ma Caporilli è categorico: «Questo tienilo per te». Una frase che ripete addirittura quattro volte. «Levando il ponte sul Tevere quello che si viene a creare è che sulla via Del Mare...», prova a dire il collaboratore. «Tienilo per te, tienilo per te, porta questo e tieni per te quello», replica il manager. «Si crea caos di nuovo sulla Roma Fiumicino», aggiunge l' altro. «Però possiamo dire che con la riduzione si dovrebbe risolvere...», incalza Caporilli. «Eh no, perché se io riduco...

», la risposta. E arriva il secondo ammonimento: «Va beh però questo tienitelo per te no? Dico io... è critica la cosa o è...». E lui risponde: «L' autostrada Roma Fiumicino torna com' è allo stato attuale... vanno a riprendere poi la via Ostiense e via Del Mare sul ponte dei Congressi». Il 28 febbraio, la Raggi brinda al patto con Parnasi e Pallotta. In giugno, l' approvazione della delibera.

Poco più di un mese dopo, si aprono altre questioni, come l' introduzione di una variante urbanistica. Si torna a parlare del Ponte di Traiano. Come sempre, il gruppo si rivolge all' avvocato Luca Lanzalone, consulente di punta della sindaca. L' 8 agosto 2017, nel corso di una conversazione dedicata a un parere del Ministero dei Trasporti, in cui si afferma che «la mancata realizzazione del ponte di Traiano costituirebbe un ostacolo per l' autorizzazione dell' intera opera», Baldissoni dice a Caporilli di stare tranquillo: Lanzalone gli ha assicurato che il parere non bloccherà il progetto. «Non è il sindaco e non è un politico, ma, ripeto, lì mi sembra che alla fine sia quello che indirizza le soluzioni pratiche», aggiunge. «È lui che ha risolto lo Stadio!», dirà soddisfatto Parnasi poco tempo dopo. E, ancora oggi, del Ponte non c' è traccia nel progetto.

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