9 dicembre forconi: indagine
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sabato 23 novembre 2019

IL "9 DICEMBRE" SARÀ RESO PUBBLICO, “A MENO DI IMPREVISTI”, IL RAPPORTO DELL’ISPETTORE GENERALE HOROWITZ SUGLI ABUSI DELL’FBI NELLA SORVEGLIANZA DELLA CAMPAGNA TRUMP, E C’È GIÀ UN FUNZIONARIO DELL’FBI INDAGATO: È KEVIN CLINESMITH, CHE CONDUSSE IL SECONDO INTERROGATORIO SU GEORGE PAPADOPOULOS CHIEDENDOGLI CONTO DEGLI INCONTRI CON MIFSUD…


IL PROCURATORE JOHN DURHAM TORNERÀ PRESTO IN ITALIA

Federico Punzi per www.atlanticoquotidiano.it

michael horowitzMICHAEL HOROWITZ
Il 9 dicembre dovrebbe essere reso pubblico, “a meno di imprevisti”, il rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, sugli abusi dell’FBI nella sorveglianza della Campagna Trump. E due giorni dopo, per l’11 dicembre, è già stata fissata la sua audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato, come ha annunciato in settimana il presidente, senatore Lindsey Graham.

carter pageCARTER PAGE











Nel frattempo, si vedono già i primi effetti della conclusione dell’indagine dell’IG Horowitz. Un ex funzionario dell’FBI risulta già indagato per aver manipolato un documento chiave usato dall’agenzia per ottenere dalla FISC (Foreign Intelligence Surveillance Court, la Corte competente sulle richieste di sorveglianza in indagini di controintelligence) l’autorizzazione a mettere sotto sorveglianza Carter Page, uno dei consiglieri della Campagna Trump. In pratica, il Dipartimento di Giustizia di Obama avrebbe chiesto e ottenuto di “spiare” prima il candidato e poi il presidente eletto Donald Trump sulla base di una documentazione in parte alterata.
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMPGIUSEPPE CONTE DONALD TRUMPCONTE TRUMPCONTE TRUMP











Secondo la Cnn, il funzionario avrebbe già ammesso di aver apportato “drastiche modifiche” al documento e Horowitz ha consegnato le prove raccolte al procuratore John Durham. Le “alterazioni”, scrive la Cnn, “furono abbastanza significative da cambiare il significato del documento e sono emerse durante una parte della revisione dell’IG Horowitz i cui dettagli sono stati classificati”.
kevin clinesmith2KEVIN CLINESMITH

Il New York Times ha rivelato nella serata di ieri che si tratta di un legale dell’FBI, Kevin Clinesmith, dimessosi dall’agenzia due mesi fa, dopo essere stato interrogato dall’IG Horowitz. Tra l’altro, Horowitz ha identificato Clinesmith, rimosso dall’indagine del procuratore Mueller sul Russiagate nel febbraio del 2018, come uno dei funzionari FBI che avevano espresso pesanti giudizi negativi su Trump in una serie di sms (suo il famoso “Viva la Resistenza!”). Clinesmith è accusato di aver alterato in particolare il contenuto di un’email che i funzionari dell’agenzia utilizzarono per preparare le richieste di proroga del mandato FISA a sorvegliare Carter Page. Sarebbe la prima conferma ufficiale che l’FBI ha commesso abusi nella sua indagine sulla presunta collusione fra la Campagna Trump e la Russia. E potrebbe essere solo la prima tessera del domino a cadere…

carter page 2CARTER PAGE 
Ma Kevin Clinesmith ci riporta in Italia: è colui, infatti, che condusse larga parte dell’interrogatorio (il secondo) a George Papadopoulos il 16 febbraio 2016, come racconta nel suo libro lo stesso ex consigliere della Campagna Trump. È sulla base dei suoi incontri e delle sue chiacchierate con il professore della Link Campus Joseph Mifsud, conosciuto a Roma, che l’FBI decise a fine luglio 2016 di aprire l’indagine di controintelligence su Trump.

michael horowitz 3MICHAEL HOROWITZ 
In particolare, Clinesmith gli chiese con insistenza se avesse riferito a qualcuno della Campagna Trump ciò che gli aveva confidato Mifsud, cioè che i russi erano in possesso di materiale “dirt” su Hillary Clinton, migliaia delle sue email. Oltre ai modi aggressivi, ostili, di “uno che non fa prigionieri”, mostrata da Clinesmith, Papadopoulos ricorda di aver pensato che la cosa strana di quel secondo interrogatorio era che “a nessuno sembrava importare di Mifsud”, pur sempre la fonte di quella informazione, né di sapere come si fossero incontrati e chi li avesse messi in contatto. Clinesmith gli chiese anche se ricordava di aver bevuto un drink con un diplomatico occidentale in un bar di Londra. Si trattava dell’australiano Alexander Downer, colui che avrebbe poi informato l’FBI attraverso canali diplomatici di aver saputo da Papadopoulos della soffiata di Mifsud sulle email della Clinton in mano ai russi.
JOSEPH MIFSUDJOSEPH MIFSUD

Lì per lì Papadopoulos non se ne ricordò e non rispose. Un paio di giorni dopo, lo chiama il suo avvocato: “Ho Clinesmith in linea da Washington e ha una domanda da farti”. “Ricordi un incontro con Alexander Downer?”. “Sì, l’ho incontrato una volta”. Click, Clinesmith riattacca.
donald trumpDONALD TRUMP

Sul rapporto Horowitz, a due settimane circa dalla pubblicazione, è già partito lo spin dei media liberal che sono stati megafono del Russiagate: secondo il New York Times, nel rapporto si criticherebbe aspramente l’operato dei funzionari dell’FBI coinvolti nelle prime fasi dell’inchiesta sui presunti legami Trump-Russia, ma gli alti vertici del Bureau, come l’ex direttore Comey e l’ex capo della controintelligence Peter Strzok, verrebbero sostanzialmente scagionati dall’accusa di aver commesso abusi. Non ci metteremmo la mano sul fuoco. E, in ogni caso, è il procuratore Durham ad avere il potere di incriminare.

michael horowitz 2MICHAEL HOROWITZ simona mangiante george papadopoulosSIMONA MANGIANTE GEORGE PAPADOPOULOS
Secondo quanto riporta il NYT, il rapporto Horowitz indicherebbe anche che Mifsud “non è un informatore dell’FBI”. Affermazione bizzarra, vediamo perché. L’ex direttore dell’FBI Comey ha definito Mifsud un “agente russo” e il procuratore speciale Mueller lo ha lasciato intendere senza né affermarlo esplicitamente né provarlo, ma come abbiamo più volte osservato, nessuna agenzia di sicurezza e intelligence Usa né occidentale ha mai agito nei confronti di Mifsud come se potesse rappresentare una minaccia russa.
donald trump hillary clinton 3DONALD TRUMP HILLARY CLINTON

GEORGE PAPADOPOULOS 1GEORGE PAPADOPOULOS 















Ora, dopo aver costruito l’intera narrazione della collusione sulla base della tesi secondo cui Mifsud era un agente russo che tentava di colludere con la Campagna Trump attraverso Papadopoulos, i media liberal cantano vittoria perché non è dell’FBI? Nessuno di autorevole, tra l’altro, lo ha sostenuto. D’altra parte, non avrebbe avuto senso mandare il professor Halper a incontrare e registrare Papadopoulos per verificare cosa avesse saputo dal professore maltese, se entrambi fossero stati informatori dell’FBI. Semmai, si parla di Mifsud come asset di servizi di intelligence occidentali, britannici e/o italiani. Papadopoulos ritiene sia Halper che Mifsud risorse CIA e Downer MI6. Tutti e tre lo hanno incontrato a Roma e Londra e a suo avviso era l’ex direttore della CIA Brennan a condurre il gioco.
kevin clinesmithKEVIN CLINESMITH

Ma che ruolo ha avuto il documento “alterato” da Clinesmith nell’indagine? Il mandato FISA nei confronti di Page sarebbe stato ottenuto anche senza?

WILLIAM BARR JOHN DURHAMWILLIAM BARR JOHN DURHAM
Come riportammo su Atlantico, nel febbraio del 2018 l’allora presidente della Commissione Intelligence della Camera, Devin Nunes, pubblicò un promemoria sulle richieste di mandato FISA nei confronti di Carter Page (la prima il 16 ottobre 2016 e l’ultimo dei tre rinnovi nel giugno 2017), rivelando che il falso dossier Steele – commissionato dalla Fusion GPS, a sua volta incaricata e finanziata dalla Campagna Clinton – aveva giocato un ruolo essenziale nel motivare la richiesta di sorveglianza, tanto che l’allora vice direttore dell’FBI McCabe testimoniò al Congresso che senza di esso probabilmente l’agenzia non avrebbe richiesto i mandati.
carter pageCARTER PAGE

JOSEPH MIFSUDJOSEPH MIFSUD
Lo stesso ex agente britannico Steele risulta sia stato pagato dall’FBI come informatore fino al novembre del 2016, quando il rapporto è stato almeno ufficialmente chiuso per i suoi contatti con i media.

MICHAEL FLYNNMICHAEL FLYNN
Quello di Clinesmith, tra l’altro, non sarebbe l’unico documento ad essere stato manipolato. La difesa del generale Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale tra i primi ad essere travolto, dopo pochi giorni, dal Russiagate, ha denunciato il mese scorso che gli agenti dell’FBI hanno manipolato il report ufficiale dell’intervista del gennaio 2017 sulla base della quale fu accusato di false dichiarazioni agli investigatori. Gli sms da poco divulgati tra gli agenti Strzok e Page mostrerebbero come quest’ultima – non presente durante l’intervista – abbia apportato “modifiche” al cosiddetto modello “302” in cui vengono annotate le dichiarazioni dei testimoni o degli informatori.

Mifsud con Olga RohMIFSUD CON OLGA ROHMICHAEL T FLYNNMICHAEL T FLYNN
Intanto, il procuratore Durham che indaga sulle origini del Russiagate e sul presunto coinvolgimento di alcuni Paesi alleati, tra cui l’Italia, sta tirando le fila della sua indagine, che come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane è stata estesa ed è diventata a tutti gli effetti “penale”, sulla base tra l’altro di “nuove prove raccolte” proprio in Italia. E il procuratore avrebbe in programma una nuova visita a Roma per la prima metà di dicembre, come Atlantico ha già anticipato sabato e lunedì scorsi.

kevin clinesmith 4KEVIN CLINESMITH DONALD TRUMP MICHAEL FLYNNDONALD TRUMP MICHAEL FLYNN
Durham sta inoltre interrogando il personale collegato all’Office of Net Assessment del Pentagono, che ha assegnato più contratti all’informatore dell’FBI Stephan Halper. Halper è una figura centrale nel Russiagate, perché per raccogliere informazioni è entrato in contatto con almeno tre membri della Campagna Trump: George Papadopoulos, Carter Page e Sam Clovis. E potrebbe aver segretamente registrato le conversazioni con i primi due. Se queste registrazioni esistono, potrebbero contenere elementi che avrebbero potuto scagionare sia Page che Papadopoulos ma che sarebbero stati nascosti alla Corte FISA.

Fonte: qui

venerdì 2 agosto 2019

I commissari antincendio di New York chiedono una nuova indagine sull'11 settembre, citando "Prove schiaccianti di esplosivi pre-piantati"

I vigili del fuoco della zona di New York hanno chiesto una nuova indagine sull'11 settembre, sostenendo che "prove schiaccianti" di " esplosivi pre-piantati ... hanno causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center ". Franklin Square e Munson Fire District al di fuori del Queens, New York, hanno fatto la storia diventando il primo organo legislativo nel paese a sostenere una nuova indagine sugli eventi dell'11 settembre, secondo  Architects and Engineers for 9/11 Truth.
La risoluzione, letta ad alta voce  e approvata nel corso di una riunione del 24 luglio 2019 e che chiedeva l'indagine è stata redatta dal commissario Christopher Gioia ed è stata approvata all'unanimità dai cinque commissari. 
Secondo Activist Post , il commissario Christopher Gioia ha dichiarato: “Siamo una comunità affiatata e non dimentichiamo mai i nostri fratelli e sorelle caduti. Faresti meglio a credere che quando l'intero corpo dei vigili del fuoco dello Stato di New York sarà a bordo, saremo una forza inarrestabile. Siamo stati i primi vigili del fuoco a approvare questa risoluzione. Non saremo gli ultimi ".

Commissari di Franklin Square e Munson Fire District: Philip F. Malloy, Jr (a sinistra), Dennis G. Lyons (secondo da sinistra): Joseph M. Torregrossa (al centro); Christopher L. Gioia (secondo da destra); Les Saltzman (a destra).




Secondo il rapporto AE911  :
L'impatto dell'11 settembre sulla comunità si estende ben oltre le vittime e le loro famiglie in lutto. Il 12 settembre 2001 fu chiamato il Corpo dei vigili del fuoco di Franklin Square per assistere all'enorme sforzo di salvataggio e di recupero che era appena iniziato. Innumerevoli membri del dipartimento, tra cui Gioia e il commissario Philip Malloy (allora vigili del fuoco), hanno trascorso settimane in pila alla ricerca invano di civili e compagni di risposta che potrebbero essere ancora vivi. Oggi, Malloy è una delle migliaia che soffrono di effetti cronici sulla salute.
Il dipartimento ha anche perso uno dei suoi in Thomas J. Hetzel, affettuosamente chiamato "Tommy" dai commissari. Hetzel era un membro a tempo pieno dei vigili del fuoco di New York oltre a servire come vigile del fuoco volontario in Franklin Square. Durante l'incontro è stato esposto un commovente memoriale di Hetzel e c'erano la vedova, i genitori e la sorella di Hetzel.
"Le famiglie Hetzel ed Evans hanno apprezzato molto il procedimento", ha continuato Gioia. "Sanno che è una lotta in salita. Ma almeno hanno speranza, che è qualcosa che non hanno avuto da molto tempo."

Parlando con gli ospiti dopo l'incontro, il commissario Dennis Lyons ha dichiarato: "Abbiamo un memoriale - un pezzo di acciaio del World Trade Center con 28 fori in cui andavano le viti e dadi. Ogni anno l'11, abbiamo messo una rosa dentro ogni buca per i 24 pompieri della contea di Nassau e quattro residenti di Franklin Square che sono morti l'11 settembre. "
La risoluzione completa del dipartimento recita :
Considerando che gli attacchi dell'11 settembre 2001 sono indissolubilmente e per sempre legati a Franklin Square e ai vigili del fuoco di Munson;
Mentre, l'11 settembre 2001, mentre operava presso il World Trade Center di New York City, il vigile del fuoco Thomas J. Hetzel, badge # 290 della Hook and Ladder Company # 1, Franklin Square e Munson Fire Department di New York, è stato ucciso a svolgimento delle sue funzioni, insieme a 2.976 altri soccorritori e civili;
Considerando che, i membri dei Franklin Square e dei vigili del fuoco di Munson sono stati chiamati ad assistere nelle successive operazioni di salvataggio e recupero e pulizia del sito del World Trade Center, affliggendo molti di loro con malattie potenzialmente letali a causa della respirazione delle tossine mortali presenti al sito;
Considerando che i commissari del Board of Fire di Franklin Square e Munson Fire District riconoscono la natura significativa e convincente della petizione prima che il procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York riferisse crimini federali non perseguiti presso il World Trade Center l'11 settembre , 2001, e invitando il procuratore degli Stati Uniti a presentare tale petizione a una giuria speciale ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti e 18 USC SS 3332 (A);
Considerando che, le prove schiaccianti presentate in detta petizione dimostrano oltre ogni dubbio che esplosivi e / o materiali incendiari erano pre-piantati - non solo aerei e gli incendi conseguenti - hanno causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center, uccidendo la stragrande maggioranza delle vittime che morì quel giorno ;
Considerando che le vittime dell'11 settembre, le loro famiglie, la gente di New York City e la nostra nazione meritano che ogni crimine relativo agli attacchi dell'11 settembre 2001 sia indagato al massimo e che ogni persona responsabile sia di fronte alla giustizia ;
ORA PERTANTO, SI DEVE RISOLVERE che i Commissari del Board of Fire di Franklin Square e Munson Fire District sostengano pienamente un'indagine federale della giuria e un procedimento giudiziario su tutti i reati connessi agli attacchi dell'11 settembre 2001, nonché tutti gli sforzi da altre entità governative per indagare e scoprire tutta la verità che circonda gli eventi di quel giorno orribile.
Richard Gage, AIA of Architects and Engineers for 9/11 Truth è apparso sul podcast di Quoth the Raven lo scorso venerdì per discutere del perché lui e la sua organizzazione credono che una nuova indagine sia giustificata. Fonte: qui

Ponte Morandi: per i periti, difetti esecutivi e poca manutenzione

Depositata la relazione sul quesito del primo incidente probatorio. Elevato grado di corrosione per i trefoli in acciaio. Prorogato lo stato di emergenza

Ansa - "Difetti esecutivi" rispetto al progetto originario e degrado e corrosione di diverse parti dovuti alla "mancanza di interventi di manutenzione significativi". Lo scrivono i tre periti del gip Angela Nutini nella risposta al secondo quesito del primo incidente probatorio per il crollo del ponte Morandi. I periti hanno esaminato le condizioni di conservazione e manutenzione dei manufatti non crollati e delle parti precipitate. I periti hanno analizzato i reperti, ma anche effettuato carotaggi e analisi sia sulle parti crollate (quelle della pila 9) che quelle rimaste in piedi. Per quanto riguarda il reperto 132 (l'ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud), considerata dalla procura la prova regina perché è il punto che si sarebbe staccato per primo, i periti hanno individuato nei trefoli "uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri e cloruri". I tre esperti, nella loro relazione, hanno analizzato i reperti, ma anche effettuato carotaggi e analisi sia sulle parti crollate (quelle della pila nove) che quelle rimaste in piedi (non solo la 10, ma anche le altre).
In particolare per quanto riguarda il reperto 132 (l'ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud), considerata dalla procura di Genova la prova "regina" perché è il punto che si sarebbe staccato per primo, i periti hanno individuato nei trefoli "uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti dello zolfo, e cloruri". L'inchiesta vede indagate 71 persone, insieme alle due società Autostrade e Spea. I reati, a vario titolo, sono di omicidio colposo, omicidio stradale colposo, disastro colposo, attentato alla sicurezza del trasporti e falso.  I trefoli di acciaio dentro i tiranti della pila 9 del ponte Morandi, quella crollata il 14 agosto 2018, avevano un grado elevato di corrosione. E' quanto scrivono i tre periti del gip nella relazione del primo incidente probatorio. Il 68% dei trefoli del gruppo primario, situato all'interno del tirante, e l'85% dei trefoli situati più all'esterno, avevano una riduzione di sezione tra il 50% e il 100%.


"Per quanto riguarda la situazione dello strallo della pila 9 la relazione dei periti riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile soltanto ai soli fini descrittivi. Tale classificazione consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento". Lo afferma Aspi in una nota.



"Le percentuali di corrosione riportate nella tabella della perizia depositata confermano in che la capacità portante degli stralli era ampiamente garantita, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi compiute dal laboratorio Empa di Zurigo e dall'Università di Pisa. Quindi, l'eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte", lo afferma Aspi in una nota.

Intanto il Consiglio dei Ministri, nella riunione di ieri sera, ha deliberato la proroga di un anno dello stato di emergenza per il crollo del Ponte Morandi e della nomina del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a commissario delegato. "Siamo soddisfatti per la rapidità con cui il Governo ha accolto le nostre richieste, come ci avevano garantito nell'incontro a Palazzo Chigi di due giorni fa", ha dichiarato Toti. "Questo passaggio era fondamentale per proseguire il grande lavoro fatto fino ad oggi e dare al territorio tutte le risposte di cui ha bisogno, fino alla ricostruzione del nuovo ponte".  Sono state tutte abbattute le palazzine intorno al ponte. Manca solo il piano basso del civico 9 poi saranno tutte abbattute . In attesa della decisione sui detriti intanto prosegue l'attività dei demolitori che tra pochi giorni 'attaccheranno' l'ultima pila, la 2, quella più vicina alla collina di Coronata. A quel punto, la demolizione dell'ex viadotto Morandi potrà dirsi conclusa.

LA CONCLUSIONE CHOC DEI PERITI SUL PONTE MORANDI: “C’ERANO MOLTI FILI COMPLETAMENTE CORROSI PRIMA DELLA ROTTURA” 
SCARSA MANUTENZIONE E DIFETTI DI COSTRUZIONE: IL VIADOTTO MORANDI ERA UNA BOMBA PRONTA AD ESPLODERE, MA AUTOSTRADE MINIMIZZA: “I DIFETTI NON C’ENTRANO CON IL CROLLO…”
Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

IL REPERTO 132 DEL PONTE MORANDI DI GENOVAIL REPERTO 132 DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
«Il numero dei fili senza corrosione era praticamente trascurabile mentre vi erano molti fili completamente corrosi prima della rottura». Cioè, prima del crollo del ponte Morandi, 14 agosto 2018, 43 vittime e una città in ginocchio. Sono pesanti le conclusioni dei periti nominati dal giudice di Genova per analizzare le condizioni di conservazione e manutenzione del viadotto nell' ambito del primo incidente probatorio disposto dal gip Angela Maria Nutini (il secondo, sulle cause del disastro, è in corso). Soprattutto per quanto riguarda il reperto 132, considerato dalla procura il maggior indiziato del disastro, un po' la pistola fumante, già oggetto di valutazione da parte dei super esperti dei laboratori di Zurigo.

LA PERIZIA SUL PONTE MORANDI DI GENOVALA PERIZIA SUL PONTE MORANDI DI GENOVA
Si tratta della parte terminale di uno degli stralli, che aggancia nella parte superiore la pila crollata. Secondo i professori Gianpaolo Rosati, Massimo Losa e Renzo Valentini, che hanno firmato la perizia, un cavo su quattro di questa sezione è risultato completamente corroso. Mentre il 61% aveva subito una riduzione di spessore di almeno la metà. Solo «il 14% dei gruppi di fili primari e il 3% di quelli secondari sono risultati per nulla o poco corrosi».

Così, la prova regina. Almeno secondo la procura, che per il crollo sta indagando 71 persone e due società, Autostrade per l' Italia e Spea. «Lo stato di conservazione delle selle Gerber (altro elemento importante della struttura, ndr) è caratterizzato da un livello non trascurabile di degrado generalizzato, che interessa calcestruzzo, armatura e cavi di precompressione», proseguono i periti, precisando che «non sono presenti interventi atti ad arrestare i fenomeni in corso».

a sinistra della freccia si nota che lo spessore del cavo aumenta reperto ponte morandi genovaA SINISTRA DELLA FRECCIA SI NOTA CHE LO SPESSORE DEL CAVO AUMENTA REPERTO PONTE MORANDI GENOVA
Il sospetto di una carente manutenzione strutturale è al centro dell' indagine penale ed è richiamato più volte nelle 72 pagine della perizia. «Nessun intervento recente». L' ultimo significativo «risale a circa 25 anni fa, successivamente sono stati eseguiti interventi di presidio con l' installazione di reti per i distacchi .... che non intervengono sullo sviluppo del processo corrosivo».
reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA






Sono stati poi riscontrati «fenomeni di ossidazione e corrosione nelle parti metalliche dei dispositivi di appoggio, probabilmente correlabili alla vita utile trascorsa in assenza di lavori funzionali alla durabilità dell' opera». Insomma, la perizia bacchetta chi doveva eseguire gli interventi. Senza trascurare il fatto che ci fossero pure dei difetti di costruzione del ponte, inaugurato negli anni Sessanta. «Numerose fessure si sono sviluppate tra i cavi, alcune delle quali di notevole entità e probabilmente legate alla fase costruttiva».
frame del video della guardia di finanza sul crollo del ponte morandi di genovaFRAME DEL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA


Corrosione, scarse manutenzioni ed errori di realizzazione, dunque. Per la procura il documento dei periti è un pilastro dell' accusa. Per gli esperti di Autostrade, invece, tutt' altro: «Non evidenzia situazioni di degrado che possano in alcun modo essere messe in relazione con una diminuzione della capacità portante del ponte.
il nuovo video del crollo di ponte morandi 4IL NUOVO VIDEO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI














L' analisi delle parti crollate ha messo in luce alcuni difetti solo localizzati che non sono in alcun modo connessi alla funzionalità dell' opera. Le parti non crollate hanno superato positivamente le prove di carico».

BRUNO VESPA DANILO TONINELLI CON IL PONTE MORANDI CROLLATOBRUNO VESPA DANILO TONINELLI CON IL PONTE MORANDI CROLLATO
Per quanto riguarda il reperto 132, «la relazione riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile ai soli fini descrittivi. Consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento». Insomma, tutto e il contrario di tutto, come da copione.

Fonte: qui