9 dicembre forconi: corrosione
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venerdì 2 agosto 2019

Ponte Morandi: per i periti, difetti esecutivi e poca manutenzione

Depositata la relazione sul quesito del primo incidente probatorio. Elevato grado di corrosione per i trefoli in acciaio. Prorogato lo stato di emergenza

Ansa - "Difetti esecutivi" rispetto al progetto originario e degrado e corrosione di diverse parti dovuti alla "mancanza di interventi di manutenzione significativi". Lo scrivono i tre periti del gip Angela Nutini nella risposta al secondo quesito del primo incidente probatorio per il crollo del ponte Morandi. I periti hanno esaminato le condizioni di conservazione e manutenzione dei manufatti non crollati e delle parti precipitate. I periti hanno analizzato i reperti, ma anche effettuato carotaggi e analisi sia sulle parti crollate (quelle della pila 9) che quelle rimaste in piedi. Per quanto riguarda il reperto 132 (l'ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud), considerata dalla procura la prova regina perché è il punto che si sarebbe staccato per primo, i periti hanno individuato nei trefoli "uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri e cloruri". I tre esperti, nella loro relazione, hanno analizzato i reperti, ma anche effettuato carotaggi e analisi sia sulle parti crollate (quelle della pila nove) che quelle rimaste in piedi (non solo la 10, ma anche le altre).
In particolare per quanto riguarda il reperto 132 (l'ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud), considerata dalla procura di Genova la prova "regina" perché è il punto che si sarebbe staccato per primo, i periti hanno individuato nei trefoli "uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti dello zolfo, e cloruri". L'inchiesta vede indagate 71 persone, insieme alle due società Autostrade e Spea. I reati, a vario titolo, sono di omicidio colposo, omicidio stradale colposo, disastro colposo, attentato alla sicurezza del trasporti e falso.  I trefoli di acciaio dentro i tiranti della pila 9 del ponte Morandi, quella crollata il 14 agosto 2018, avevano un grado elevato di corrosione. E' quanto scrivono i tre periti del gip nella relazione del primo incidente probatorio. Il 68% dei trefoli del gruppo primario, situato all'interno del tirante, e l'85% dei trefoli situati più all'esterno, avevano una riduzione di sezione tra il 50% e il 100%.


"Per quanto riguarda la situazione dello strallo della pila 9 la relazione dei periti riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile soltanto ai soli fini descrittivi. Tale classificazione consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento". Lo afferma Aspi in una nota.



"Le percentuali di corrosione riportate nella tabella della perizia depositata confermano in che la capacità portante degli stralli era ampiamente garantita, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi compiute dal laboratorio Empa di Zurigo e dall'Università di Pisa. Quindi, l'eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte", lo afferma Aspi in una nota.

Intanto il Consiglio dei Ministri, nella riunione di ieri sera, ha deliberato la proroga di un anno dello stato di emergenza per il crollo del Ponte Morandi e della nomina del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a commissario delegato. "Siamo soddisfatti per la rapidità con cui il Governo ha accolto le nostre richieste, come ci avevano garantito nell'incontro a Palazzo Chigi di due giorni fa", ha dichiarato Toti. "Questo passaggio era fondamentale per proseguire il grande lavoro fatto fino ad oggi e dare al territorio tutte le risposte di cui ha bisogno, fino alla ricostruzione del nuovo ponte".  Sono state tutte abbattute le palazzine intorno al ponte. Manca solo il piano basso del civico 9 poi saranno tutte abbattute . In attesa della decisione sui detriti intanto prosegue l'attività dei demolitori che tra pochi giorni 'attaccheranno' l'ultima pila, la 2, quella più vicina alla collina di Coronata. A quel punto, la demolizione dell'ex viadotto Morandi potrà dirsi conclusa.

LA CONCLUSIONE CHOC DEI PERITI SUL PONTE MORANDI: “C’ERANO MOLTI FILI COMPLETAMENTE CORROSI PRIMA DELLA ROTTURA” 
SCARSA MANUTENZIONE E DIFETTI DI COSTRUZIONE: IL VIADOTTO MORANDI ERA UNA BOMBA PRONTA AD ESPLODERE, MA AUTOSTRADE MINIMIZZA: “I DIFETTI NON C’ENTRANO CON IL CROLLO…”
Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

IL REPERTO 132 DEL PONTE MORANDI DI GENOVAIL REPERTO 132 DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
«Il numero dei fili senza corrosione era praticamente trascurabile mentre vi erano molti fili completamente corrosi prima della rottura». Cioè, prima del crollo del ponte Morandi, 14 agosto 2018, 43 vittime e una città in ginocchio. Sono pesanti le conclusioni dei periti nominati dal giudice di Genova per analizzare le condizioni di conservazione e manutenzione del viadotto nell' ambito del primo incidente probatorio disposto dal gip Angela Maria Nutini (il secondo, sulle cause del disastro, è in corso). Soprattutto per quanto riguarda il reperto 132, considerato dalla procura il maggior indiziato del disastro, un po' la pistola fumante, già oggetto di valutazione da parte dei super esperti dei laboratori di Zurigo.

LA PERIZIA SUL PONTE MORANDI DI GENOVALA PERIZIA SUL PONTE MORANDI DI GENOVA
Si tratta della parte terminale di uno degli stralli, che aggancia nella parte superiore la pila crollata. Secondo i professori Gianpaolo Rosati, Massimo Losa e Renzo Valentini, che hanno firmato la perizia, un cavo su quattro di questa sezione è risultato completamente corroso. Mentre il 61% aveva subito una riduzione di spessore di almeno la metà. Solo «il 14% dei gruppi di fili primari e il 3% di quelli secondari sono risultati per nulla o poco corrosi».

Così, la prova regina. Almeno secondo la procura, che per il crollo sta indagando 71 persone e due società, Autostrade per l' Italia e Spea. «Lo stato di conservazione delle selle Gerber (altro elemento importante della struttura, ndr) è caratterizzato da un livello non trascurabile di degrado generalizzato, che interessa calcestruzzo, armatura e cavi di precompressione», proseguono i periti, precisando che «non sono presenti interventi atti ad arrestare i fenomeni in corso».

a sinistra della freccia si nota che lo spessore del cavo aumenta reperto ponte morandi genovaA SINISTRA DELLA FRECCIA SI NOTA CHE LO SPESSORE DEL CAVO AUMENTA REPERTO PONTE MORANDI GENOVA
Il sospetto di una carente manutenzione strutturale è al centro dell' indagine penale ed è richiamato più volte nelle 72 pagine della perizia. «Nessun intervento recente». L' ultimo significativo «risale a circa 25 anni fa, successivamente sono stati eseguiti interventi di presidio con l' installazione di reti per i distacchi .... che non intervengono sullo sviluppo del processo corrosivo».
reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA






Sono stati poi riscontrati «fenomeni di ossidazione e corrosione nelle parti metalliche dei dispositivi di appoggio, probabilmente correlabili alla vita utile trascorsa in assenza di lavori funzionali alla durabilità dell' opera». Insomma, la perizia bacchetta chi doveva eseguire gli interventi. Senza trascurare il fatto che ci fossero pure dei difetti di costruzione del ponte, inaugurato negli anni Sessanta. «Numerose fessure si sono sviluppate tra i cavi, alcune delle quali di notevole entità e probabilmente legate alla fase costruttiva».
frame del video della guardia di finanza sul crollo del ponte morandi di genovaFRAME DEL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA


Corrosione, scarse manutenzioni ed errori di realizzazione, dunque. Per la procura il documento dei periti è un pilastro dell' accusa. Per gli esperti di Autostrade, invece, tutt' altro: «Non evidenzia situazioni di degrado che possano in alcun modo essere messe in relazione con una diminuzione della capacità portante del ponte.
il nuovo video del crollo di ponte morandi 4IL NUOVO VIDEO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI














L' analisi delle parti crollate ha messo in luce alcuni difetti solo localizzati che non sono in alcun modo connessi alla funzionalità dell' opera. Le parti non crollate hanno superato positivamente le prove di carico».

BRUNO VESPA DANILO TONINELLI CON IL PONTE MORANDI CROLLATOBRUNO VESPA DANILO TONINELLI CON IL PONTE MORANDI CROLLATO
Per quanto riguarda il reperto 132, «la relazione riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile ai soli fini descrittivi. Consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento». Insomma, tutto e il contrario di tutto, come da copione.

Fonte: qui

sabato 18 agosto 2018

"NOI DEL POLITECNICO AVEVAMO CONSIGLIATO DI INSTALLARE SENSORI PER CONTROLLARE IL PONTE”

STEFANO DELLA TORRE: “IL NOSTRO CONSIGLIO NON E’ STATO SEGUITO. C’ERANO ANOMALIE SIGNIFICATIVE. SITUAZIONI CHE POTEVANO ESSERE IMPUTABILI ALLA CORROSIONE OPPURE AD UN DIFETTO DI INIEZIONE NEL CALCESTRUZZO…”

Estratto dell’articolo di M.P. per “la Repubblica” 
vigili del fuoco a lavoro sulle macerie del ponte morandi a genovaVIGILI DEL FUOCO A LAVORO SULLE MACERIE DEL PONTE MORANDI A GENOVA
«Noi abbiamo sottolineato delle anomalie che potevano rappresentare delle criticità, e abbiamo fornito anche ulteriori consigli, poi stava ad Autostrade decidere come intervenire. Non possiamo sapere se lo abbiano fatto, ma non credo».
Stefano Della Torre è il direttore del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, cioè il dipartimento che nell' autunno del 2017 con un pool di docenti guidati dal professore Carmelo Gentile "analizzò" il ponte Morandi. Dal 9 al 13 ottobre i docenti milanesi ne valutarono le condizioni di salute.
ponte morandi a genovaPONTE MORANDI A GENOVA
Come mai Spea chiese il vostro aiuto?
«Il nostro studio era finalizzato all' intervento di rinforzo degli stralli per il quale a maggio è stato pubblicato il bando».
[…] Il vostro referto per gli stralli della pila numero 9 appare inquietante anche per un neofita.
«[…] c'erano delle anomalie significative. Situazioni che potevano essere imputabili alla corrosione oppure ad un difetto di iniezione nel calcestruzzo. Le nostre conclusioni le abbiamo consegnate al committente».
le macerie dopo il crollo del ponte morandi a genovaLE MACERIE DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
[…] La particolarità degli stralli inventati dall'ingegner Morandi per le sue opere è stata rimarcata anche nel vostro studio, come si legge in alcuni passaggi.
«L' atipica adozione di tiranti, caratteristica del linguaggio strutturale del progettista ed utilizzata in svariate altre realizzazioni, ha richiesto la realizzazione costruttiva in fasi successive. Appare probabile che le differenze osservate siano riconducibili ad una differente presollecitazioni residua nei 4 tiranti, generata da possibili fenomeni di corrosione nei cavi secondari, oppure difetti di iniezione».
vigili del fuoco a lavoro sulle macerie del ponte morandi a genovaVIGILI DEL FUOCO A LAVORO SULLE MACERIE DEL PONTE MORANDI A GENOVA
[…] Tornando alla conclusione del vostro incarico, con Spea non vi furono più contatti?
«In effetti vi fu un breve seguito. Noi suggerimmo l'adozione di sistemi di monitoraggio degli stralli per controllare la situazione 24 ore su 24».
E il consiglio venne seguito?
«Direi di no, o perlomeno venne preso in considerazione solo per il progetto di rinforzo».
[…]

Fonte: qui

I CONTROLLI SUL PONTE? 

SONO FATTI CON IL MARTELLO! 

I MONITORAGGI ERANO REALIZZATI “A VISTA” CON I TECNICI VENIVANO INGABBIATI DENTRO CESTELLI DI ACCIAIO E SOLLEVATI A DECINE DI METRI DI ALTEZZA, E POI UN METODO MECCANICO, OVVERO MARTELLARE IL CALCESTRUZZO PER SAGGIARNE LA CONSISTENZA…

vigili del fuoco a lavoro sulle macerie del ponte morandi a genovaVIGILI DEL FUOCO A LAVORO SULLE MACERIE DEL PONTE MORANDI A GENOVA
Estratto dell’articolo di Marco Lignana e Marco Preve per “la Repubblica” 
Ricognizioni "a vista" con i tecnici ingabbiati dentro cestelli di acciaio e sollevati a decine di metri di altezza, e poi un metodo meccanico, ovvero martellare il calcestruzzo per saggiarne la consistenza. Dal 1967 ad oggi sono state queste le procedure di monitoraggio degli stralli di ponte Morandi, i tiranti di cemento con all' interno barre di acciaio, che secondo i consulenti della procura e i membri della commissione ministeriale dei Trasporti e delle Infrastrutture sono i principali "indiziati" per il crollo del viadotto. 
vigili del fuoco a lavoro sulle macerie del ponte morandi a genovaVIGILI DEL FUOCO A LAVORO SULLE MACERIE DEL PONTE MORANDI A GENOVA
La rottura di uno strallo « è un' ipotesi di lavoro seria » ha detto il professor Antonio Brencich docente di ingegneria a Genova e membro della Commissione. E analoghe riflessioni hanno fatto, con il pool di procuratori genovesi, anche i due consulenti appena incaricati delle prime perizie, gli ingegneri di Genova e Milano Renato Buratti e Piergiorgio Malerba.
LE MANUTENZIONI
[…] Se la pista del cedimento degli stralli verrà confermata dai primi rilievi tecnici, ma anche da testimonianze già rilasciate da sopravvissuti e residenti della zona, gli inquirenti si troveranno davanti ad un bivio: evento eccezionale o carenze nella manutenzione e nel monitoraggio?
le macerie dopo il crollo del ponte morandi a genovaLE MACERIE DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
[…] Anche se viviamo nell' era della tecnologia applicata a tutti i campi del sapere, verificare lo stato degli stralli inventati dall' ingegner Morandi riporta all' epoca ottocentesca delle costruzioni. Dal Politecnico spiegano: «Per gli stralli del viadotto Polcevera - che sono rivestiti da una trave in calcestruzzo armato pre-compresso - il controllo di routine è l' ispezione visiva ( per valutare la presenza di fessure). Il controllo con martello strumentato viene invece eseguito su stralli più convenzionali in acciaio. In passato, sugli elementi metallici interni del viadotto Polcevera venivano anche eseguiti dei controlli cosiddetti riflettometrici ( prove con correnti elettriche, ndr) ». L' ultima verifica con la corrente risale al febbraio 2017. […]
ponte morandi a genovaPONTE MORANDI A GENOVA
LE RASSICURAZIONI
Nonostante docenti di ingegneria critici, cittadini spaventati, politici preoccupati, nel tempo avessero chiesto la verifica delle condizioni del ponte, da Autostrade erano sempre arrivate rassicurazioni. […]
Fonte: qui

DI CHI E’ LA COLPA? 

LA PROCURA DI GENOVA SI MUOVE CON IL SEQUESTRO DEL PONTE E UN BLITZ PER ACCEDERE AI CELLULARI E ACQUISIRE TUTTE LE CONVERSAZIONI, CHAT COMPRESE, DEI VERTICI DI AUTOSTRADE PER L'ITALIA 
NELLA RACCOLTA DOCUMENTI CI SARA’ LA RELAZIONE DEGLI ESPERTI DEL POLITECNICO DI MILANO CHE FOTOGRAFARONO IL COMPORTAMENTO ANOMALO DEI TIRANTI…

CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
Roberto Sculli e Matteo Indice per “la Stampa”
Il sequestro del ponte e un blitz per accedere ai cellulari e acquisire tutte le conversazioni, chat comprese, dei vertici di Autostrade per l' Italia. Parte da qui il lavoro della Procura di Genova per far luce sul crollo del viadotto Morandi. Due mosse che si sommano all' inizio d' una colossale raccolta di documenti, tra i quali è destinata ad avere un ruolo centrale la relazione d' un pool di esperti del Politecnico di Milano, ultimi a curare a novembre un test approfondito dello stato dell' infrastruttura.
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
I loro rilievi fotografarono un comportamento anomalo in particolare dei tiranti della torre 9 - crollata il 14 agosto - e indussero la società ad accelerare un maxi-appalto in gestazione da almeno un paio d' anni, per la ristrutturazione dei medesimi tiranti. L' allarme del Politecnico era nelle mani, oltre che della stessa Autostrade, di differenti articolazioni del ministero dei Trasporti, senza che questo abbia determinato soluzioni d' emergenza.
Anche così è maturato lo scempio: nel disegno tracciato dalle concessioni autostradali e negli accordi collegati non c' è, a norma di legge, un paracadute che possa correggere un eventuale abbaglio del gestore. Come il Morandi che si reggeva soltanto sugli stralli (così volgarmente vengono definiti i tiranti, che dovrebbero sostenere il piano su cui viaggiano auto e camion), non c' è nulla nel sistema degli accordi tra Ministero e concessionarie che metta lo Stato nelle condizioni di tamponare.
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
Ogni verifica sulla sicurezza profonda dell' infrastruttura è insomma nelle mani di Autostrade, che di fatto la autocertifica e non è prevista altra facoltà in capo all' ente pubblico. Senza dimenticare che gli uffici ispettivi non hanno uomini, strumenti e specializzazione sufficiente per compiere screening di alto livello. Una scelta ben precisa, che sempre il Ministero e in primis la direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali (Dgvca) rivendica: «Il controllo che deve svolgere la nostra amministrazione esclude le verifiche strutturali, compito del concessionario».
L' attività ispettiva si limita al piccolo cabotaggio: condizioni dell' asfalto, dell' illuminazione, delle protezioni. Ma il livello di perversione è doppio: se da un lato il Ministero si è spogliato del ruolo di autentico controllore, dall' altro un movimento informativo esiste.
Lo dimostra il carteggio firmato dagli ingegneri del Politecnico, che a fine 2017 avevano messo nero su bianco risultati di alcuni test preoccupanti.
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
Autostrade si è convinta a intervenire sulla base di quei rilievi, rinviando tuttavia l' appalto per rimettere in sesto i tiranti. E il report milanese, oltre che al committente ovvero l' azienda privata, è finito in varie forme proprio al Ministero, poiché accompagnava il progetto per rifare i tiranti, che deve per forza essere inoltrato e vidimato a Roma.
Non solo. Stefano Della Torre capo del dipartimento universitario che curò l' allarmante dossier, spiega a La Stampa : «A novembre, ultimati i nostri studi e date le anomalie, suggerimmo ad Autostrade d' installare sensori che monitorassero in tempo reale la tenuta del viadotto. Scelsero di rimandare l' installazione all' inizio del restyling, previsto per la fine di quest' estate». Non c' è stato tempo. Fonte: qui
Genova, le case di via Walter Fillak, sotto il ponte crollatoGENOVA, LE CASE DI VIA WALTER FILLAK, SOTTO IL PONTE CROLLATO