9 dicembre forconi: Disastro
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domenica 8 settembre 2019

Contro la Pedagogia, la pseudo-scienza che sforna conformisti

Lucio  Russo,  grande intellettuale fisico e storico della scienza, recensisce  l’ultimo saggio di Galli della Loggia.  Ci è parso essenziale pubblicarne la prima parte, per gentile concessione dell’autore, come contributo alla ricostruzione culturale dell’Italia.
Recensione a “L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola” di Ernesto Galli della Loggia 
di Lucio Russo

 Il dibattito sulla scuola, che attrae di solito molta meno attenzione di quanto meriterebbe, si è arricchito di recente di un interessante contributo di Ernesto Galli della Loggia (L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola, Marsilio, 2019), che è allo stesso tempo un saggio abbastanza documentato sulla storia della crisi della scuola italiana e un pamphlet in cui le idee dell’autore sul tema (ma anche sulla politica italiana e sulla cultura in generale) sono esposte con il consueto vigore.. 
Tra le tesi esposte in questo libro condivido innanzitutto ’ l’affermazione   del ruolo centrale svolto dalla scuola nella vita degli Stati in generale e, in particolare, ’ postunitaria. Scrive Galli della Loggia (p.14):
[…] nei decenni successivi all’Unità, mentre l’analfabetismo veniva sia pur lentamente riducendosi, furono essenzialmente l’istruzione superiore e l’università a fornire alla giovane nazione le élite necessarie alla sua crescita. E fu così che, già dalla fine dell’Ottocento, l’Italia poté contare su ottimi ingegneri, matematici illustri, filologi, medici ed economisti di vaglia. Le prime reti moderne che si videro nella Penisola – quella ferroviaria e quella dell’elettricità – furono realizzate in larghissima misura da persone formatesi nella scuola italiana.
 In questo brano sono implicitamente individuati due fini della scuola: ’ e trasmissione di competenze tecniche utili nel lavoro e la formazione delle élite.
Galli della Loggia sottolinea però giustamente che la scuola deve innanzitutto e soprattutto avere un altro fine: preparare alla vita, dotando i giovani (tutti i giovani per i quali è possibile farlo) di una cultura generale che permetta loro di uscire dalla propria particolarità e di mettersi in relazione con il mondo passato e presente, con tutti i suoi pensieri, i suoi protagonisti e i suoi fatti, raggiungendo così una pienezza di vita altrimenti impossibile (p. 12).
Condivido pienamente anche il giudizio sullo  stato disastroso della scuola italiana. Credo che chiunque abbia avuto modo di confrontare le conoscenze di chi oggi arriva all’università  con quelle degli studenti di alcuni decenni fa non possa non avere verificato un terribile regresso culturale. La scuola italiana non solo non è più in grado di formare le élite (credo che il livello dei dibattiti parlamentari lo mostri ampiamente), ma non assicura alla grande maggioranza di chi termina gli studi secondari né un minimo di alfabetizzazione scientifica né la capacità di inquadrare gli eventi nel tempo e nello spazio e neppure una ragionevole padronanza della madrelingua.
Di fronte a questo disastro, occorrerebbe che l’opinione pubblica, e in particolare gli intellettuali, dessero vita a un serio dibattito al fine di individuare possibili rimedi. Va quindi respinta con forza – ecco ’altra tesi importante del libro –  purtroppo oggi vincente, che sia di pertinenza esclusiva di un gruppetto di addetti ai lavori. Non esiste un tema di interesse più generale e meno specialistico della scelta degli strumenti culturali da trasmettere alle prossime generazioni (anche se, naturalmente, possono essere utili specialisti di pedagogia per decidere come farlo nel modo più efficiente). Galli della Loggia descrive con efficacia la deriva burocratico-pedagogica che ha ridotto la scuola nelle miserevoli condizioni attuali. Già altri, in molte occasioni, hanno descritto  del crescente carico burocratico degli insegnanti e il linguaggio incomprensibile e insensato usato dai burocrati ministeriali, ma in questo libro si viene a conoscenza di esempi nuovi, che superano  le già nere aspettative del lettore.
L’atto di accusa verso i pedagogisti, che in larga misura sono i diretti responsabili del disastro attuale, è, a mio parere, uno dei punti di forza del libro (oltre che, naturalmente, la principale causa delle previste stroncature provenienti dai diretti interessati). Galli della Loggia nota (a p. 41) come, abbandonato l’antico ancoraggio alla filosofia e racchiusa nella sua autonomia funzionalistica, la pedagogia abbia trovato sempre di più il suo senso e il suo scopo nell’affermare puntigliosamente l’imprescindibile necessità del proprio ruolo dovunque e comunque.
Si può forse osservare che, più che abbandonare ’ alla filosofia, la pedagogia attualmente dominante abbia reso implicita e probabilmente inconsapevole la sua visione filosofica, saldamente improntata (come nota lo stesso autore) al pragmatismo di matrice anglosassone. In ogni caso è certamente vero che alcuni dei principali indirizzi imposti alla scuola dai pedagogisti siano derivabili, quasi tautologicamente, ’ di affermare ’ della pedagogia stessa. Egemonia che, richiedendo ’eliminazione della fastidiosa concorrenza degli studiosi delle discipline tradizionalmente insegnate nella scuola (per lo più ignote ai pedagogisti), non può affermarsi se non attraverso il disprezzo dei contenuti disciplinari e delle discipline stesse, che dovrebbero lasciare il posto ad attività interdisciplinari, rivolte non ’ di conoscenze, ma di generiche attitudini ad apprendere qualsiasi cosa. Ne discende l’enfasi su “l'imparare ad imparare”: qualcosa che dovrebbe essere appreso senza studiare alcuna disciplina diversa dalla pedagogia stessa.
La scuola, come ha ribadito recentemente anche il presidente del consiglio uscente (e rientrante), dovrebbe essere un luogo in cui non conta cosa imparare ma solo come farlo. È difficile non consentire con l’idea dell’autore che la scelta dei contenuti abbia invece un’importanza  cruciale per dare un senso  all’istituzione-scuola e che tale scelta non possa prescindere da una serie di conoscenze (dei contenuti delle diverse discipline, dei bisogni della società, dell’evoluzione  storica) del tutto estranee alla pedagogia. I migliori insegnanti si sono sempre posti l ’ obiettivo  di insegnare a studiare, ma ovviamente si può veramente imparare a imparare solo imparando qualcosa (e non è equivalente studiare filosofia e matematica oppure smorfia napoletana e storia del volley).
A una scuola che non trasmette più alcuna conoscenza (quale è  quella progettata dai pedagogisti e per fortuna non ancora completamente realizzata) restano due funzioni. La prima è quella di formare i ragazzi (senza istruirli, per carità!) imponendo loro una serie di precetti ai quali la loro condotta dovrà uniformarsi e soprattutto condizionandoli psicologicamente attraverso attività controllate. Va certamente in questa direzione il bando allo studio individuale che rischia di sviluppare vero pensiero critico, producendo personalità “devianti” dal punto di vista dei progettisti della nuova scuola e dell’organizzazione dell'attività scolastica dei ragazzi come parte di collettivi ,più facilmente controllabili e più propensi a uniformarsi, di fatto, a un modello unico.
L’eliminazione dei contenuti si accompagna all’enfasi sull’impegno degli (ex)docenti in attività  diverse dall’insegnamento e soprattutto nello sviluppo delle non-cognitive skills dei ragazzi, quali sono l’amicalità, la stabilità emotiva, la grinta, l’apertura mentale.
Nel libro si nota come una serie di trasformazioni lessicali abbiano accompagnato questo processo: mentre nella Costituzione si parla solo di istruzione, oggi si tende a eliminare questo termine sostituendolo sempre più spesso con educazione (anche, ma non solo, per l’influenza  della lingua inglese) e la pedagogia è divenuta la scienza (o più spesso le scienze) della formazione.
Oltre al compito di condizionare psicologicamente i ragazzi, rendendoli felicemente ignari di possibili alternative al pensiero unico dominante, alla scuola resta un solo altro compito: quello di renderli economicamente utili, sviluppando in loro le competenze immediatamente utilizzabili nel mondo del lavoro.
La scuola italiana, che tradizionalmente costituiva uno spazio protetto dove si potevano apprendere ed elaborare possibili alternative ’ è stata cioè pensata in funzione immediata e strumentale rispetto alla società (p.113).
Il rapporto tra scuola e mondo della produzione è visto a senso unico, nel senso che la scuola dovrebbe adeguarsi alle richieste dei manager industriali, dimenticando che tra i compiti della scuola dovrebbe esservi anche quello di innalzare la cultura dei manager, che oggi in Italia è spesso carente (p.24, nota 7).
Va considerate che anche la direttrice “mondo produttivo-scuola” non ha affatto prodotto, negli ultimo decennio, risultati brillanti. Come dimostra l’abbassamento delle competenze professioanli offerte dagli istituti tecnici,   modesta considerazione di cui godono questi istituti in Italia rispetto agli altri grandi paesi europei.
Per eliminare le conoscenze dalla scuola, si è scelto di contrapporle appunto alle competenze,  così come le nozioni, che una volta si apprendevano a scuola, sono state combattute contrapponendole a un mitico pensiero critico, che si svilupperebbe paradossalmente in giovani semianalfabeti grazie al rispetto passivo dei precetti imposti dai loro formatori.
Anche l’ attività di memorizzazione delle conoscenze (essenziale per un vero apprendimento, purché ovviamente non rimanga fine a sé stessa, ma sia uno strumento usato con intelligenza) è stata bandita dalla scuola.
Naturalmente la trasformazione descritta finora richiede una profonda trasformazione degli insegnanti, che non vanno più scelti e valutati in base alle proprie competenze e conoscenze disciplinari, ma debbono soprattutto dimostrare di avere assorbito i precetti del pensiero unico della pedagogia dominante.
Altri passi utili per la trasformazione della scuola sono  l’eliminazione  della “lezione frontale”” ossia delle lezioni, la sostituzione di gran parte del lavoro degli insegnanti con attività burocratiche o di sostegno psicologico o paramedico ai ragazzi e la tendenziale totale eliminazione della valutazione degli studenti, ai quali deve essere garantito il successo formativo. Un ulteriore strumento molto utile per la distruzione della scuola pubblica è stata la sbandierata AUTONOMIA ” che ha comportato l’eliminazione  dei programmi nazionali.
Ogni scuola, presentando alle famiglie il proprio Pof (Piano d ’offerta formativa) si pone sul mercato, cercando di sottrarre studenti-clienti alle altre scuole pubbliche, grazie alla proposta di attività considerate attraenti. Naturalmente le attività previste nei diversi Pof, finanziate dalle famiglie e/o da sponsor locali, dipendono pesantemente dal livello di reddito della zona in cui sorge la scuola. Viene così sancita la frantumazione-atomizzazione dell’istruzione del paese […]. La scuola, invece che un fattore di unità e coesione sociale […] si è tramutata essa per prima in fattore di divisione nazionale e di discriminazione sociale (p. 136).
Naturalmente, come si sottolinea nel libro, non tutto è perduto, poiché gli insegnanti hanno mostrato una grande capacità (in questo caso preziosa) di inerzia. Molti di loro, pur adempiendo formalmente agli insensati compiti burocratici, nei fatti ignorano le direttive e continuano a far lezione, riuscendo spesso a trasmettere ancora conoscenze non vuote di contenuto.
Nella totale assenza di valori forti e di riferimenti ideologici chiari, i soli valori invocati per giustificare la distruzione della scuola sono quelli della modernità e del cambiamento; in altre parole si sottolinea  l’esigenza  di accodarsi a qualsiasi tendenza appaia abbastanza forte da imporsi come vincente.
Un aspetto paradossale della nuova scuola, che è opportunamente sottolineato nel libro, è la contraddizione tra la voluta eliminazione delle conoscenze, delle nozioni e dello studio e gli obiettivi utopistici, spesso grotteschi, che si finge di voler perseguire. Così, ad esempio, nelle Indicazioni nazionali per la scuola media del 2003 si prescriveva che un obiettivo specifico di apprendimento di matematica è e deve essere sempre, allo stesso tempo, non solo ricco di risonanze di natura linguistica, storica, geografica, espressiva, estetica, motoria, sociale, religiosa, ma anche lievitare comportamenti personali adeguati (p.181).
Per l’italiano si ipotizzava che al termine del primo biennio (intorno ai dodici o tredici anni) lo studente fosse in grado di scrivere testi imitativi dello stile di un autore cogliendone le peculiarità più significative (p.182). È appena il caso di ricordare che gli studenti usciti dalla scuola riformata coerentemente con queste Indicazioni non comprendono parole italiane abbastanza comuni (come risulta, ad esempio, dalle ricerche dell’italianista  Massimo Arcangeli sul lessico conosciuto dagli studenti della secondaria superiore) e arrivano   all’università senza saper scrivere testi ortograficamente e grammaticalmente corretti (come fu denunciato in ’ lettera al ministro da seicento docenti universitari). Nelle stesse Indicazioni si ipotizzava che gli studenti dodicenni, pur essendo doverosamente privi di nozioni, potessero identificare in una narrazione storica i problemi cui rispondere adoperando gli strumenti della storiografia (p.183).
Il libro contiene anche interessanti e opportune puntualizzazioni storiche.
Particolarmente interessante è la documentata individuazione di Rousseau come una delle principali fonti (per lo più indiretta) ’ pensiero pedagogico. In una sezione dedicata alla tanto deprecata riforma Gentile si sottolinea giustamente che, nonostante la frase tanto citata di Mussolini , la riforma era figlia  dell’idealismo  e non certo del fascismo, la cui creatura nel settore fu piuttosto la Carta della scuola di Bottai. Nel libro si accetta però ’ identificazione della riforma Gentile con l’istituzione del liceo classico (che in realtà continuava essenzialmente la tradizione dell ’unico  liceo precedente) tacendo sulla novità essenziale introdotta da Gentile: la soppressione della benemerita sezione fisico-matematica ’ tecnico e ’del liceo scientifico: innovazioni che non riscossero il plauso unanime di tutta la migliore intellettualità italiana (come invece si afferma a p. 93)2
Alcune pagine sono dedicate alla “Lettera a una professoressa ” di don Milani. Galli della Loggia sottolinea quanto sia stata travisata:
La scuola del priore – concepita in certo senso contro la società, per contestarla e cambiarla, trasportata da Barbiana a viale Trastevere e poi, da lì, a ogni inizio d’anno scolastico nel cortile del Quirinale – è diventata nella realtà una scuola obbediente a tutti i dettami del pensiero dominante, prona alla sua ufficialità.
La più nota operra di Lucio Russo
Eppure, nonostante tutti i travisamenti, bisogna riconoscere – secondo Galli della Loggia – che qualcosa del messaggio di don Milani è stato effettivamente travasato nella dottrina pedagogica dominante: in particolare la sua polemica contro il carattere astratto del sapere e la sua contrapposizione tra la cultura che serve nella vita e la cultura dei libri.
Pur condividendo pienamente la denuncia di Galli della Loggia del disastro della nostra scuola e la sua polemica contro le tendenze oggi egemoni del pensiero pedagogico, credo che il suo libro abbia alcuni limiti che rischiano di restringere drasticamente gli auspicabili consensi nei suoi confronti.
Anche se a volte riconosce la trasversalità della politica scolastica, sostanzialmente indipendente dal partito al governo, Galli della Loggia in gran parte del libro individua la responsabilità nella sinistra italiana, verso la quale mostra una particolare animosità: ad esempio nelle pagine sul Sessantotto o in quelle, molto interessanti e per certi versi illuminanti, relative alla conferenza sulla scuola organizzata dal PCI nel 1973.
Il disastro della scuola secondaria riguarda infatti tutto ’Occidente ed è iniziato negli Stati Uniti, che hanno lasciato degradare la grande maggioranza delle loro scuole secondarie ben prima che il fenomeno si estendesse all’Europa.
Galli della Loggia lamenta giustamente l’espulsione della cultura classica dalla nostra scuola, iniziata, a suo parere con  l’istituzione  della scuola media unica, che fu rapidamente privata del latino. Il fenomeno era però già avvenuto da tempo negli Stati Uniti e anche negli altri paesi europei. Lo stesso Galli della Loggia riconosce che molte delle trasformazioni disastrose della nostra scuola sono consistite nella diligente applicazione di direttive provenienti da Bruxelles.
Le pagine sulle conferenze sulla scuola organizzate dal PCI sono illuminanti per comprendere i percorsi culturali seguiti dal PCI e dai suoi eredi, ma evidentemente possono dire ben poco sulla politica scolastica adottata dagli Stati Uniti nel primo Novecento e, in tempi più recenti, ’Unione  Europea. Né spiegano perché la politica scolastica della destra italiana sia stata sovrapponibile a quella della sinistra. Se si vogliono ricercare le origini del disastro della scuola bisogna evidentemente guardare altrove.
Anche sull’ assenza di selezione condivido solo in parte la posizione di Galli della Loggia. È certamente vero che un sistema scolastico come l’ attuale, che non seleziona, garantendo il successo formativo a tutti, viene meno a due compiti essenziali: la formazione delle élite e la promozione sociale dei più meritevoli. La scuola italiana del primo
Novecento era sì classista, nel senso che agevolava molto le carriere scolastiche dei ragazzi provenienti da famiglie benestanti, ma permetteva anche la promozione sociale di una piccola minoranza, particolarmente meritevole, di ragazzi provenienti da ceti economicamente svantaggiati (come si può mostrare con molti esempi). Oggi questa funzione della scuola è venuta meno e per chi non proviene da un ceto privilegiato lo studio è divenuto ’ strumento utile per emergere.
[…] In molti paesi la selezione avviene soprattutto riservando ai più meritevoli le università più prestigiose (a volte ufficialmente riconosciute come tali, come in Giappone e in Francia). [….]
Un altro limite del libro, a mio parere, è dovuto all ’estraneità dell’autore alla cultura scientifica, che viene sempre citata nella forma del binomio tecnico-scientifico. Anche se ammette la sua utilità a fini pratici e la sua indispensabilità nei percorsi scolastici, Galli della Loggia si mostra profondamente convinto della totale irrilevanza culturale della scienza. Non solo afferma la centralità della cultura umanistica (p. 21), senza mai porsi il problema di una possibile ricostruzione  dell’unità della cultura, ma ritiene che nella scuola dei nostri tempi sia stato dato sempre più spazio agli insegnamenti scientifici (p.28);
a p. 174 ribadisce che l’ambito delle discipline scientifico-tecniche sarebbe stato rafforzato al massimo nella nuova scuola: una caratteristica che evidentemente ritiene parte essenziale del disastro (come è confermato dalla nota a p.146, in cui si afferma la segreta corrispondenza tra l’ideologia scientista-tecnocratica e l’impostazione formalizzatrice della pedagogia attuale).
La strana convinzione di Galli della Loggia che nella scuola attuale vi sia una egemonia del sapere tecnico-scientifico (espressione usata a p.179) è platealmente contraddetta dal diffuso analfabetismo scientifico dei nostri giovani. Nel libro si lamenta più volte (giustamente!) ’impoverimento culturale prodotto dalle direttive dell’UE, che tentano di rendere omogenee tutte le scuole del continente, ma nella convinzione che ciò non riguardi gli insegnamenti scientifici (tecnico-scientifici nel linguaggio usato), che sarebbero eguali in tutto il mondo. Non è così: la spinta ’ sulla base di modelli anglosassoni colpisce gravemente, ad esempio, la matematica, penalizzando ’tradizione (risalente alla cultura classica) delle dimostrazioni geometriche e tendendo da una parte a ridurre ’ secondario al problem solving, e ’  a trasformare i tradizionali corsi universitari europei di analisi matematica in corsi di calculus di stampo statunitense. La scienza è vista come il regno delle contrapposizioni Vero-Falso, che non lasciano alcuno spazio alla discussione critica e alle dimensioni storica e umana.
Le discipline scientifiche sono ritenute rigidamente normative e umanamente decontestualizzate. Questa visione corrisponde effettivamente alla didattica autoritaria oggi egemone, che tende a trasmettere al più procedure da memorizzare, senza discuterne  l’origine e i limiti di validità, ma è lontana dal metodo della vera scienza.
Se si deve svolgere un banale esercizio  all’interno  di una teoria assodata è indubbio che la contrapposizione Vero-Falso non lasci spazio a discussioni, ma la ricerca scientifica si sviluppa basandosi su specifiche tradizioni culturali e arricchendole con immaginazione creativa; anche nelle scuole secondarie se ne dovrebbe lasciare una traccia, discutendo pregi e difetti di metodi diversi per risolvere lo stesso problema, illustrando la relazione, per nulla meccanica, tra esperimenti e teorie, le ragioni di validità delle teorie scientifiche e i loro inevitabili limiti. Galli della Loggia afferma che per integrare un immigrato assai più di un teorema di matematica serve saper riconoscere il profilo di Dante Alighieri (p. 178). Sono invece convinto che per integrare un immigrato (non nella realtà italiana, ma, più in generale, nella cultura occidentale erede della tradizione classica), molto di più del riconoscere i profili di personaggi illustri, sia utile insegnare il metodo dimostrativo, che abbiamo ereditato dai Greci, è strettamente connesso ’all’argomentazione ’ trattata dalla retorica classica ed è rimasto estraneo a tutte le civiltà non influenzate (direttamente o indirettamente) da quella greca.
(Il testo integrale è su:
In generale, consigliabile la lettura della rivista online curata dal  professore:
Fonte: qui

venerdì 2 agosto 2019

I commissari antincendio di New York chiedono una nuova indagine sull'11 settembre, citando "Prove schiaccianti di esplosivi pre-piantati"

I vigili del fuoco della zona di New York hanno chiesto una nuova indagine sull'11 settembre, sostenendo che "prove schiaccianti" di " esplosivi pre-piantati ... hanno causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center ". Franklin Square e Munson Fire District al di fuori del Queens, New York, hanno fatto la storia diventando il primo organo legislativo nel paese a sostenere una nuova indagine sugli eventi dell'11 settembre, secondo  Architects and Engineers for 9/11 Truth.
La risoluzione, letta ad alta voce  e approvata nel corso di una riunione del 24 luglio 2019 e che chiedeva l'indagine è stata redatta dal commissario Christopher Gioia ed è stata approvata all'unanimità dai cinque commissari. 
Secondo Activist Post , il commissario Christopher Gioia ha dichiarato: “Siamo una comunità affiatata e non dimentichiamo mai i nostri fratelli e sorelle caduti. Faresti meglio a credere che quando l'intero corpo dei vigili del fuoco dello Stato di New York sarà a bordo, saremo una forza inarrestabile. Siamo stati i primi vigili del fuoco a approvare questa risoluzione. Non saremo gli ultimi ".

Commissari di Franklin Square e Munson Fire District: Philip F. Malloy, Jr (a sinistra), Dennis G. Lyons (secondo da sinistra): Joseph M. Torregrossa (al centro); Christopher L. Gioia (secondo da destra); Les Saltzman (a destra).




Secondo il rapporto AE911  :
L'impatto dell'11 settembre sulla comunità si estende ben oltre le vittime e le loro famiglie in lutto. Il 12 settembre 2001 fu chiamato il Corpo dei vigili del fuoco di Franklin Square per assistere all'enorme sforzo di salvataggio e di recupero che era appena iniziato. Innumerevoli membri del dipartimento, tra cui Gioia e il commissario Philip Malloy (allora vigili del fuoco), hanno trascorso settimane in pila alla ricerca invano di civili e compagni di risposta che potrebbero essere ancora vivi. Oggi, Malloy è una delle migliaia che soffrono di effetti cronici sulla salute.
Il dipartimento ha anche perso uno dei suoi in Thomas J. Hetzel, affettuosamente chiamato "Tommy" dai commissari. Hetzel era un membro a tempo pieno dei vigili del fuoco di New York oltre a servire come vigile del fuoco volontario in Franklin Square. Durante l'incontro è stato esposto un commovente memoriale di Hetzel e c'erano la vedova, i genitori e la sorella di Hetzel.
"Le famiglie Hetzel ed Evans hanno apprezzato molto il procedimento", ha continuato Gioia. "Sanno che è una lotta in salita. Ma almeno hanno speranza, che è qualcosa che non hanno avuto da molto tempo."

Parlando con gli ospiti dopo l'incontro, il commissario Dennis Lyons ha dichiarato: "Abbiamo un memoriale - un pezzo di acciaio del World Trade Center con 28 fori in cui andavano le viti e dadi. Ogni anno l'11, abbiamo messo una rosa dentro ogni buca per i 24 pompieri della contea di Nassau e quattro residenti di Franklin Square che sono morti l'11 settembre. "
La risoluzione completa del dipartimento recita :
Considerando che gli attacchi dell'11 settembre 2001 sono indissolubilmente e per sempre legati a Franklin Square e ai vigili del fuoco di Munson;
Mentre, l'11 settembre 2001, mentre operava presso il World Trade Center di New York City, il vigile del fuoco Thomas J. Hetzel, badge # 290 della Hook and Ladder Company # 1, Franklin Square e Munson Fire Department di New York, è stato ucciso a svolgimento delle sue funzioni, insieme a 2.976 altri soccorritori e civili;
Considerando che, i membri dei Franklin Square e dei vigili del fuoco di Munson sono stati chiamati ad assistere nelle successive operazioni di salvataggio e recupero e pulizia del sito del World Trade Center, affliggendo molti di loro con malattie potenzialmente letali a causa della respirazione delle tossine mortali presenti al sito;
Considerando che i commissari del Board of Fire di Franklin Square e Munson Fire District riconoscono la natura significativa e convincente della petizione prima che il procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York riferisse crimini federali non perseguiti presso il World Trade Center l'11 settembre , 2001, e invitando il procuratore degli Stati Uniti a presentare tale petizione a una giuria speciale ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti e 18 USC SS 3332 (A);
Considerando che, le prove schiaccianti presentate in detta petizione dimostrano oltre ogni dubbio che esplosivi e / o materiali incendiari erano pre-piantati - non solo aerei e gli incendi conseguenti - hanno causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center, uccidendo la stragrande maggioranza delle vittime che morì quel giorno ;
Considerando che le vittime dell'11 settembre, le loro famiglie, la gente di New York City e la nostra nazione meritano che ogni crimine relativo agli attacchi dell'11 settembre 2001 sia indagato al massimo e che ogni persona responsabile sia di fronte alla giustizia ;
ORA PERTANTO, SI DEVE RISOLVERE che i Commissari del Board of Fire di Franklin Square e Munson Fire District sostengano pienamente un'indagine federale della giuria e un procedimento giudiziario su tutti i reati connessi agli attacchi dell'11 settembre 2001, nonché tutti gli sforzi da altre entità governative per indagare e scoprire tutta la verità che circonda gli eventi di quel giorno orribile.
Richard Gage, AIA of Architects and Engineers for 9/11 Truth è apparso sul podcast di Quoth the Raven lo scorso venerdì per discutere del perché lui e la sua organizzazione credono che una nuova indagine sia giustificata. Fonte: qui

giovedì 11 luglio 2019

Goldman ammette che la Fed ha perso il controllo

A gennaio, quando il presidente Powell inaspettatamente ha girato ad U mesi di politica aggressiva e ha scioccato i commercianti quando ha detto che contrariamente a quanto aveva detto solo due settimane prima durante la conferenza stampa del FOMC di dicembre, la Fed potrebbe essere "paziente", aumenti dei tassi potrebbe "mettere in pausa", e la riduzione del bilancio del Fed non è in realtà sul "pilota automatico", il Powell Put è finalmente emerso per la prima volta, e il risultato è stato un torrido rally da allora, e la migliore performance del mercato nel primo semestre degli ultimi decenni .
Ha anche provocato una valanga di accuse che Powell - che ha anche affrontato le forti pressioni del presidente Trump per tagliare i tassi o perderà il lavoro - si è piegato come un vestito economico, tenuto in ostaggio dai commercianti che hanno spinto le scorte abbastanza in basso per testare dove il Powell Il prezzo dello strike è e ii) costringere la Fed a non solo fermare gli aumenti dei tassi, ma lanciare un ciclo di easing, qualcosa che ora ha effettivamente fatto.
Tuttavia, come abbiamo notato a gennaio, essere tenuti in ostaggio o in cattività dal mercato non è una novità per Powell; in effetti, era molto più indietro quando a marzo 2013 , in vista dell'annuncio del cono della Fed, la presidenza della Fed si rese conto per la prima volta che non era la Fed a controllare il mercato, ma piuttosto - dopo anni di ZIRP e QE - la Fed era diventata un ostaggio del mercato è ogni capriccio.
E ora, nientemeno che il più grande incubatore mondiale di banchieri centrali, Goldman ammette altrettanto.
In una nota pubblicata dal capo economista di Goldman, Jan Hatzius, chiede retoricamente "Perché tagliare?" e fornisce diverse buone ragioni economiche fondamentali per cui non vi è alcun motivo per Powell di annunciare alla fine di questo mese che la banca centrale degli Stati Uniti ha avviato un processo di allentamento. Alcuni degli argomenti chiave sono i seguenti:
  • I timori di un forte rallentamento del mercato del lavoro si sono dimostrati finora infondati. Dopo il rimbalzo di 224k a giugno, entrambe le medie a 3 e 6 mesi per la crescita dei salari non agricoli sono tornate sopra i 170k. Questo è 50k al di sotto del ritmo 2018 ma ancora 70k sopra il tasso di pareggio coerente con la disoccupazione stabile.
  • Mentre c'è stato un forte rallentamento in varie indagini di produzione, Goldman continua a ritenere che " gran parte di questa debolezza riflette l'aggiustamento dell'inventario in corso , che probabilmente sottrarrà 1,7% dalla crescita del PIL del secondo trimestre" e aggiunge che "ora siamo probabilmente vicini fine di questo processo, dal momento che il livello degli investimenti in inventario sembra essere sceso a un ritmo inferiore alla tendenza e il rapporto inventario / vendite a livello di economia sembra essere al massimo ". Secondo Hatzius, " queste osservazioni in genere preparano il terreno per un rimbalzo degli ordini e dell'occupazione prima troppo a lungo".
  • Il consumatore americano è stato raramente più forte : secondo Goldman, le prospettive per la domanda finale sembrano buone, poiché le vendite finali private nazionali sono probabilmente cresciute di quasi il 3% nel secondo trimestre "e anche oltre il secondo trimestre siamo relativamente ottimisti, perché l'allentamento delle condizioni finanziarie implica che l'impulso alla crescita della FCI dovrebbe andare da circa -1pp verso l'anno 2018 ad un numero modestamente positivo verso la fine del 2019. "
  • L'inflazione è lontana dalla recessione: mentre l'inflazione core PCE rimane all'1,6% su base annua, significativamente al di sotto dell'obiettivo del 2% della Fed, nella conferenza stampa del FOMC del 1 maggio di Powell, ha definito la debolezza "transitoria" e sottolineato la stabilità a 2 % nell'indice medio rifilato della Fed di Dallas, e per Goldman questo sembra ancora il giusto punto sull'argomento: "In effetti, sia il core PCE che il PCE a frequenza ridotta rimangono agli stessi livelli anno su anno dei due mesi fa, e da allora sono aumentati a ritmi sequenziali superiori al 2%. "
  • La guerra commerciale ha fatto un passo indietro : con il Fedspeak più accomodante nelle ultime settimane sottolineando l'accresciuta incertezza (soprattutto per quanto riguarda la politica commerciale) intorno a un caso centrale abbastanza ottimistico come motivo di potenziali tagli dei tassi, mentre l'incertezza commerciale non è andata via, la decisione dei presidenti Trump e Xi di tornare al tavolo dei negoziati e sospendere il prossimo aumento tariffario l'ha ridotta, almeno nel breve periodo.
Questo rivela la domanda chiave - se l'economia, sia interna che internazionale - non sta spingendo la Fed a tagliare, allora che cos'è? Secondo Goldman, la risposta è semplice: il mercato. Vale a dire, nonostante le notizie di recente incoraggianti sui posti di lavoro, la crescita, l'inflazione e il commercio, " il mercato obbligazionario prezza ancora quasi 50bp di tagli cumulati nel corso dei prossimi due incontri, anche dopo di Venerdì selloff. Se questo è‘giustificato’da i fondamentali, probabilmente è importante per le prospettive di politica monetaria a breve termine perché aumenta il costo del non fare nulla ".
Fissando un prezzo così elevato, il mercato ha fondamentalmente intrappolato la Fed: secondo le stime di Goldman il legame tra shock di politica monetaria e condizioni finanziarie implica che non riuscire a realizzare 50 pb di tagli potrebbe stringere anche la nostra FCI di 50 pb, attraverso una combinazione di rendimenti obbligazionari più elevati, prezzi azionari più bassi, spread creditizi più ampi e un dollaro più forte.  Traduzione: il mercato crollerebbe e spingerebbe la Fed a tagliare comunque i tassi per evitare un incidente.
Inoltre, la combinazione di una sorpresa della Fed da parte del Falco e la caduta dei prezzi delle azioni indurrebbero indubbiamente un altro attacco di critica da parte del presidente Trump. Inoltre, giocherebbe la percezione di molti partecipanti al mercato che la politica e le comunicazioni della Fed dal commento del "lontano dalla neutralità" dello scorso ottobre sono state insolitamente imprevedibili. Sebbene i funzionari della Fed considerino questa critica come ingiusta, al margine probabilmente li rende più desiderosi di evitare ancora un'altra grande sorpresa politica. Quindi i tagli da 25 punti base a luglio e settembre restano il nostro caso base.
Ciò che è ancora più difficile è la divergenza tra le previsioni a lungo termine della Fed e il mercato, che continua a scontare tagli dei tassi ben oltre il 2020. Al contrario, se le previsioni economiche di Goldman di un nuovo calo della disoccupazione e un rimbalzo dell'inflazione core PCE a Il 2% + si dimostra corretto, "I funzionari della Fed di solito stanno cercando di invertire eventuali tagli a breve termine, come hanno fatto dopo gli episodi di" assicurazione "del 1995-1996 e del 1998." Detto questo, è improbabile che si proceda in vista delle elezioni presidenziali del 2020, come concede Hatzius, ma la sua previsione rimane un rimbalzo del tasso sui fondi fino al 2½-3% nel medio termine
Ciò che porta è la battuta finale - la stessa battuta finale che Powell ha scoperto nel 2013 - che la Fed ora è schiava del mercato. Come conclude Hatzius, "in ultima analisi, l'incertezza attorno al futuro percorso politico probabilmente ruota tanto attorno alla funzione di reazione della Fed quanto attorno alle prospettive economiche". Ma la cosa più sorprendente è la stessa ammissione di Goldman secondo cui " i prezzi del mercato obbligazionario potrebbero giocare un ruolo più importante nel guidare le decisioni politiche rispetto al passato, attraverso il costo di non realizzare aspettative politiche a breve termine, la pendenza della curva dei rendimenti e il segnale contenuto nella compensazione dell'inflazione di pareggio. "
In breve, Powell è ora terrorizzato di deludere il mercato!
Questo è un disastro per il futuro della Fed per due ragioni: in primo luogo, ecco la spiegazione di Goldman, sottolineando che mentre "tale affidamento sulla" saggezza delle folle "ha alcuni potenziali vantaggi per i responsabili delle politiche, aumenta anche il rischio che la politica monetaria - nelle parole dell'ex presidente Bernanke - "degeneri in una sala degli specchi" e prenda il tasso dei fondi molto lontano dal livello giustificato dai fondamentali economici ".
Questo è il modo in cui Goldman ammette che la Fed potrebbe soffiare dentro una massiccia bolla delle attività.
Ma aspetta, non prendere la parola di Goldman per questo - ecco l' osservazione scioccante di Powell da marzo 2013 su cosa significherebbe se la Fed ha perso il controllo ed è " ora prigioniera del mercato " .
Ho un ultimo punto, che è quello di chiedere, qual è il piano se l'economia non collabora? Siamo a 4 trilioni di $ di aspettative in questo momento. È qui che il bilancio si ferma in attesa ora. Se abbiamo due rapporti di cattivo rapporto, i mercati stanno andando a spostare quel numero in uscita. Siamo diretti a 5 trilioni di $, come altri hanno menzionato. 
E l'idea che ... ora siamo prigionieri del mercato - è un po' agghiacciante per me.  Penso che dovremo riprendere il controllo di questo, altrimenti lo faremo se l'economia non collabora. 
A mio avviso, c'è una parte materiale della distribuzione di probabilità che non è coperta da un piano. Il modo per arrivare a questo è aumentare la flessibilità, a partire da ora, attorno al piano per i poli esistenti: i costi e i rischi e ciò che costituisce un miglioramento sostanziale. Penso che entrambi debbano essere comunicati meglio al pubblico in un modo che aumenta la nostra flessibilità nel fare qualcosa, perché se l'economia non collabora, non so cosa poi faremo. 
Il problema è stato, ed è, l'apertura-senza fine del piano. E direi, in chiusura, che i rischi possono essere gestibili a 4 trilioni di dollari, ma a 5 trilioni di dollari, sei già in una lega diversa. Ci deve essere convessità in questo.
E così, quasi sei anni dopo che Powell ha definito con precisione come la Fed è ora prigioniera del mercato nel marzo 2013, e pochi mesi dopo che Powell ha avuto modo di sperimentarlo di prima mano, Goldman ammette che lo scenario peggiore è ora in gioco - uno in cui la FED non ha più il controllo del mercato, e come tale è in gioco la bolla dell'asset finale, l'altro che Powell non avrà mai il coraggio di scagliare le paure di come sarebbe passato alla storia come l'uomo che ha fatto scoppiare il più grande del mondo bolla. Certo, il rovescio della medaglia è che con la bolla che cresce solo più grande, fino a quando finalmente scoppierà, spazzerà via l'intero sistema finanziario con esso - ed è anche il motivo per cui diverse settimane fa BofA ha avvertito che se la Fed tagli ora, sarebbe un "rischio enorme".
Bene, in sole tre settimane il mercato si aspetta - con una certezza del 100% - che la Fed taglierà i tassi almeno una volta. Ironia della sorte, come ammette anche Goldman, così facendo Powell inizierà il conto alla rovescia non solo alla fase di reflazione finale di quella che sarà l'ultima bolla delle attività, ma anche a un crollo finanziario, economico e sociale che farà sembrare la crisi finanziaria globale una prova generale. Fonte: qui