9 dicembre forconi: Sea Watch 3
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martedì 13 agosto 2019

CAROLA RACKETE, UNA CAPITANA PER CONTO TERZI: “FU IL MINISTERO DELL'INTERNO TEDESCO A CHIEDERMI DI FAR REGISTRARE E PORTARE TUTTI I CLANDESTINI A LAMPEDUSA”

LA RACKETE RIVELA, IN UN’INTERVISTA ALLA ZDF, CHE DIETRO L'OPERAZIONE DELLA ONG C’ERA UN DISEGNO DELLA GERMANIA PER DESTABILIZZARE IL GOVERNO ITALIANO… 

IL SITO ANTIBUFALE "BUTAC" FA IL CONTROCANTO A "IL GIORNALE": "NELLA SUA INTERVISTA, CAROLA RACKETE DICE ALTRO..."

Andrea Indini per www.ilgiornale.it
TAORMINA - IL MURALE DI TVBOY DEDICATO A CAROLA RACKETETAORMINA - IL MURALE DI TVBOY DEDICATO A CAROLA RACKETE
Quando, per primo, il sito di contro informazione Journalistenwatch.com aveva svelato i legami tra l'ong Sea Watch (leggi l'approfondimento) e il governo tedesco, non era stato preso sul serio perché considerato troppo vicino all'estrema destra.
Eppure aveva scoperto che a bordo della nave, che ha scaricato in Italia una cinquantina di immigrati clandestini, c'erano anche due giornalisti della tv di Stato Ard che hanno filmato un reportage quasi agiografico sulla comandante Carola Rackete per la rubrica Panorama. E, quando l'ex capo dei servizi segreti tedeschi, Hans-Georg Maaßen, aveva avvalorato questo drammatico retroscena, era stato scansato dai media rivangando i vecchi dissapori con Angela Merkel e, soprattutto, le sue simpatie per Alternative für Deutschland (AfD). Ora, è la stessa capitana ad ammettere che, dietro l'assalto al porto di Lampedusa della Sea Watch 3 (guarda il video), c'era un disegno politico ben preciso.

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"So che quanto sto per dire potrebbe essere strumentalizzato da qualche partito...". A distanza di qualche settimana dal blitz nel porto di Lampedusa, la Rackete vuota il sacco e, in una intervista alla tv tedesca Zdf, ammette che fu il ministero dell'Interno tedesco a chiederle "di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa".
È il collegamento che mancava per ricostruire l'assalto sferrato dalla Sea Watch al governo italiano che le aveva intimato il divieto di ingresso nelle nostro acque territoriali e di attracco nel porto dell'isola siciliana. Che tra l'organizzazione non governativa e l'esecutivo guidato dalla Merkel ci fossero dei legami lo lasciva presupporre la presenza della troupe della tv di Stato Ard. Il sito Journalistenwatch l'aveva definita "una geniale opera di propaganda" che "probabilmente" aveva "l'intento di provocare un confronto con le autorità italiane a ogni costo".
horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
La presenza dei due giornalisti della Ard aveva spinto Maaßen a ipotizzare un diretto coinvolgimento del governo tedesco nelle operazioni di "salvataggio" della Sea Watch. "Se questa notizia fosse corretta, Panorama non sarebbe una trasmissione occidentale", ha scritto in un tweet che dopo alcune ore era stato inspiegabilmente rimosso. Qualche giorno più tardi l'ex capo dei servizi segreti, intervistato da Roberto Vivaldelli per InsideOver, aveva ammesso che "alcuni Paesi europei sono segretamente soddisfatti della destabilizzazione" che l'emergenza immigrazione porta in Europa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La sua vicinanza con l'AfD aveva spinto i più a non dargli retta, anche è chiaro che, per il ruolo ricoperto fino all'anno scorso, ha ancora buone fonti all'interno della struttura di intelligence tedesca. Forse, davanti all'intervista della Rackete alla Zdf, oggi ripresa dalla Verità, i più inizieranno ad aprire gli occhi. La Rackete ha, infatti, ammesso che sul proprio tavolo non aveva solo l'opzione di portare gli immigrati al porto di Lampedusa. La municipalità di Rothenburg aveva proposto, infatti, di mandare un pullman in Italia per recuperare i clandestini e farli registrare in Germania. "Ma - ha rivelato la capitana - a negare la via terrestre è stato il ministro dell'Interno del nostro Paese", come conferma anche Tpi.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
La rivelazione della Rackete non contraddicono affatto la linea adottata dal governo tedesco negli ultimi mesi. Anzi la confermano con forza. Il ministro dell'Interno Horst Seehofer non ha mai mancato di opporsi alla linea dura adottata da Salvini per contrastare l'immigrazione clandestina.

CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL
"Matteo, che senso che mettere sempre in atto la stessa procedura se finisce sempre che i migranti scendono a terra?", ha polemizzato nei giorni scorsi quando la Gregoretti era ancora bloccata davanti al porto di Lampedusa. Dopo il recente vertice di Helsinki, i due ministri si rivedranno a settembre per fare il punto sull'emergenza immigrazione. In quell'occasione la Germania ribadirà la propria contrarietà alla chiusura dei porti e presenterà una nuova procedura che metta per iscritto "la necessità del salvataggio in mare".
La posizione dei tedeschi è subdola: sanno bene, infatti, che se i migranti sbarcano e vengono registrati in Italia, spetterà al nostro Paese l'espulsione dei clandestini nel proprio Paese di origine e la ricollocazione in quei pochi Stati europei che hanno accettato le quote imposte da Bruxelles. E le recenti rivelazioni sui "dublinanti" rispediti a Roma con voli charter dopo essere stati "storditi e sedati" dimostrano che a Berlino non c'è certo la minima intenzione a collaborare per fermare l'emergenza, ma se possono metterci in difficoltà non si tirano indietro. Anzi, affondano il colpo senza pietà.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
IL GOVERNO MI ORDINÒ DI PORTARE I MIGRANTI IN ITALIA
maicolengel per https://www.butac.it
Oggi trattiamo un argomento delicato, delicato perché non è solo una notizia che è finita su alcune testate giornalistiche ma che è stata riportata (a quanto mi dite) anche in una trasmissione della RAI, la televisione di stato. Io sono in vacanza sperduto tra i monti, e non ho avuto ancora modo di trovare quando ne abbiano parlato (nelle segnalazioni mi dite al TG). Ma poco conta. Partiamo pertanto da quello che mi avete segnalato con link, un articolo apparso su Il Giornale l’11 agosto 2019, titolo:
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete: “Il governo tedesco mi ordinò di portare i migranti in Italia”
L’articolo è abbastanza breve e riporta:
“So che quanto sto per dire potrebbe essere strumentalizzato da qualche partito…”. A distanza di qualche settimana dal blitz nel porto di Lampedusa, la Rackete vuota il sacco e, in una intervista alla tv tedesca Zdf, ammette che fu il ministero dell’Interno tedesco a chiederle “di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa”.
Io non so il tedesco da poter tradurre l’intervista bene quanto vorrei, YouTube fornisce sottotitoli in inglese (quelli in italiano sono sempre meno benfatti), ma non basta, pertanto ho chiesto ad amici che in Germania vivono e lavorano di tradurmi il contesto e le frasi incriminate. BUTAC ha la fortuna di avere lettori un po’ in tutto il mondo, che non si tirano mai indietro quando necessario.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Il sunto dell’intervista
L’amica Maria Chiara Bosello è stata la più veloce a rispondermi e mi ha spiegato le cose riassumendole:
“Lei spiega che già prima della sua decisione in extremis, la Germania aveva già accettato di accogliere i rifugiati. In particolare la città di Rothenburg (minuto 5:24) era pronta a far partire un bus per andarli a prendere in Sicilia. Subito dopo dice che sarebbe dovuto arrivare il benestare del governo tedesco, che c’è stato, e che l’unica richiesta del governo tedesco a quello italiano sarebbe stato di registrare i migranti in Italia…”
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Quindi non si parla di ordini, ma di una richiesta fatta dopo aver cercato una soluzione politica col nostro Paese. Nulla di più, anzi secondo Rackete c’era già chi era pronto ad accogliere i migranti in Germania. Ma di tutto questo sulla maggior parte dei giornali italiani non si fa menzione oggi e non se ne faceva all’epoca dei fatti. C’è di più, nell’intervista la stessa Rackete se la prende con l’immobilismo europeo che non sta aiutando affatto la situazione nel Mediterraneo, e critica anche la stessa Germania.
Non mi sembra siano le stesse cose riportate da Il Giornale. Se la cosa è stata riportata nei toni sbagliati anche in RAI io onestamente sono allibito.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Vi suggerisco di guardare tutta l’intervista se parlate il tedesco e se volete potete aggiungere quanti e più particolari potete alla veloce traduzione che mi ha dato Maria Chiara. La tristezza, oltre al vedere lo pseudogiornalismo dilagante è vedere che non solo i giornalisti se ne infischiano di fare virgolettati corretti. La notizia, senza alcuna verifica, viene cavalcata da politici che prendono migliaia di euro al mese, come ad esempio Silvia Sardone:
“La capitana ammette: dietro l’operazione dell’ong un disegno per destabilizzare Salvini. E’ Carola stessa ad ammetterlo: “fu il ministero dell’Interno tedesco a chiedermi di far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa”. L’operazione Carola, come riportato oggi da La Verità, aveva un unico scopo: ricreare le condizioni affinché l’Italia torni a essere campo profughi d’Europa! VERGOGNOSO!”
CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIOCAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO
Concludendo
Ho avuto altri che mi hanno aiutato confermandomi in pratica le stesse cose dette da M.C., li ringrazio.
I virgolettati hanno un senso quando riportano esattamente quanto ha detto la persona citata. Se non lo fanno diventano bufale, sfruttate per portare avanti la propria narrazione a discapito dei fatti. Su Il Giornale online e su altre testate come Il Primato Nazionale viene  invece sempre riportato lo stesso virgolettato che nell’intervista non compare mai. Davvero sono convinti che nessuno si accorga della cosa?
L’Ordine dei Giornalisti che fa? Credo nulla, visti i titoloni usati anche da quelli che online hanno scarsa presenza ma vendono sempre di più nelle edicole, come La Verità:
Non credo sia necessario aggiungere altro, se non la solita citazione, questa però è corretta: è il giornalismo bellezza…

Fonte: qui
SALVINI SEEHOFERSALVINI SEEHOFER

sabato 20 luglio 2019

CAROLA RACKETE TORNA IN GERMANIA


“IL GIORNALE”: “E’ UNA SCONFITTA, NON SOLO DEGLI URLATORI DA TASTIERA, MA PURE DEI MODERATI DOTATI DI BUON SENSO, CHE CREDONO NELLO STATO E NEL RISPETTO DELLE LEGGI

LA CAPITANA HA VIOLATO IMPUNEMENTE LA NOSTRA SOVRANITÀ NAZIONALE E ANCHE SE LA CASSAZIONE ACCOGLIERÀ LE TESI DELLA PROCURA, CHE LE DÀ TORTO, NON TORNERÀ NEMMENO AI DOMICILIARI…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
La capitana torna a casa, libera e bella, come avevamo facilmente previsto dopo l'interrogatorio alla procura di Agrigento di giovedì, che sembrava l'epilogo a tarallucci e vino di una sfida insopportabile dei talebani dell' accoglienza. «É sulla buona strada per la Germania» hanno spiegato ieri i suoi amici dell' Ong tedesca Sea watch. Dettagli sui tempi e modi vengono tenuti segreti «per ragioni di sicurezza».
Il ministro dell' Interno, Matteo Salvini, non è neppure riuscito a sbatterla fuori con un sonoro decreto di espulsione come avrebbe voluto fin dall' inizio. «Pure la zecca tedesca mi ha denunciato», l'ha apostrofata il ministro. Gli insulti su Carola Rackete, travestiti da commenti, che a migliaia sono piombati sul suo profilo Facebook sono non solo uno sfogo inaccettabile, ma il simbolo della sconfitta.
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL
Una sconfitta, purtroppo, non solo degli urlatori da tastiera, ma pure dei moderati dotati di buon senso, che credono nello Stato e nel rispetto delle leggi. Carola, in nome di un superiore dovere umanitario, ha recuperato i migranti davanti alla Libia, più che soccorso perchè il gommone non stava affondando portandoli dritta in Italia. Non l'ha neppure sfiorata l'idea che poteva dirigere la prua sulla Tunisia, porto più vicino e sicuro, nonostante l' opinione contraria di Amnesty international o altri fiancheggiatori dei talebani dell' accoglienza.
Poi ha forzato un blocco imposto dal Viminale e alla fine ha quasi schiacciato una motovedetta della Finanza sulla banchina per sbarcare i migranti, che non erano minimamente in pericolo di vita. E non avevano, nella gran parte dei casi, diritto all' asilo.
Una giudice per le indagini preliminari le ha dato addirittura ragione sancendo il superiore diritto umanitario, che di fatto permette alle Ong di fare quello che vogliono sostituendosi allo Stato. Il ricorso della procura, che sembra pensarla esattamente all' opposto, è passato sotto silenzio rimanendo secretato. A differenza dell' ordinanza del Gip che era stata subito resa pubblica facendo diventare Carola l' eroina dei due mondi.
L'aspetto più grave, colto da pochi, è che la capitana ha violato impunemente la nostra sovranità nazionale come se fosse un gioco da ragazzi. Adesso festeggerà la «vittoria» pure in Germania, dove la considerano l' eroina dei due mondi. Anche se la Cassazione accoglierà le tesi della procura che dà torto a Carola e alla sua Gip liberatrice non tornerà nemmeno agli arresti domiciliari. E l' inchiesta per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina vedrà la luce chissà quando e con quali distinguo. Nel frattempo l' attivissimo fronte legale delle Ong potrebbe pure riuscire, come è già accaduto, a farsi dissequestrare Sea watch 3.
MEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINIMEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINI
La nave della discordia umanitaria tornerebbe a salpare per ripetere lo stesso copione della capitana con un' Italietta che sarebbe incapace di difendersi dalla schiera dei talebani dell' accoglienza. Buona vita a Carola in Germania, ma a una vasta fetta di questo Paese, che ha sempre creduto nella sovranità nazionale e che non si può violare impunemente la legge resta l' amaro in bocca.
Fonte: qui

giovedì 18 luglio 2019

I PM SBUGIARDANO LA VERSIONE DI CAROLA RACKETE: “I MIGRANTI NON ERANO IN PERICOLO. SEA WATCH? ATTO DI FORZA”


IL RICORSO DELLA PROCURA DI AGRIGENTO CONTRO LA LIBERAZIONE DELLA RACKETE: “SONO STATE VIOLATE LE LEGGI” 

SECONDO LA PROCURA CI SONO ALTRI TRE MOTIVI CHE DIMOSTRANO L'ERRATA VALUTAZIONE GIURIDICA DEL GIP ALESSANDRA VELLA, CHE CON LA SUA ORDINANZA DEL 2 LUGLIO HA TRASFORMATO LA TEDESCA IN UN' EROINA…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL

Carola Rackete non aveva alcun diritto o dovere «umanitario» di forzare il blocco imposto dal Viminale e schiacciare contro il molo la motovedetta della Guardia di Finanza per far sbarcare i migranti. Il ricorso della procura di Agrigento contro l' ordinanza del Gip, che aveva lasciato andare la capitana ha un punto fermo molto chiaro.

«Non si può ritenere sussistente la scriminante dell' avere adempiuto a un dovere visto, che i migranti erano in sicurezza nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto alcuni sbarchi per motivi sanitari», scrivono nelle 18 pagine presentate in Cassazione il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, l'aggiunto Salvatore Vella e il pubblico ministero Gloria Andreoli. In pratica il 29 giugno la comandante tedesca di Sea watch 3 ha violato la legge e non è vero che a bordo i migranti erano in pericolo di vita e dovevano venire sbarcati ad ogni costo. I reati contestati a Rackete sono di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza o violenza a nave da guerra.
LUIGI PATRONAGGIOLUIGI PATRONAGGIO

Secondo la procura ci sono altri tre motivi che dimostrano l'errata valutazione giuridica del Gip Alessandra Vella, che con la sua ordinanza «assolutoria» del 2 luglio ha trasformato Carola in un' eroina dei due mondi. Anche se venisse accolto il ricorso «blindato», che non è trapelato, la talebana dell' accoglienza della Ong tedesca resterà libera e bella. Per decidere sulla misura cautelare la procura avrebbe dovuto investire il Tribunale del riesame.

L'obiettivo è fissare dei paletti alle operazioni delle Ong, che fanno quello che vogliono violando norme e divieti. La decisione della Cassazione sul ricorso servirà da pietra miliare anche per i prossimi casi. Carola, però, deve preoccuparsi di più del secondo filone d' inchiesta sull' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. Oggi è previsto ad Agrigento il suo interrogatorio fiume sul recupero dei migranti davanti alle coste libiche. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella è deciso a portare fino in fondo l' inchiesta. Una fonte del Giornale, che si occupa del caso, spiega che «questa volta non finirà in una bolla di sapone come le altre».
CAROLA RACKETE BY OSHOCAROLA RACKETE BY OSHO

Gli investigatori avrebbero in mano indizi e prove che potrebbero incastrare l' estremista umanitaria dell' Ong tedesca Sea watch. Ieri è continuato l' interrogatorio, iniziato il giorno prima, di Erasmo Palazzotto, deputato dell' estrema sinistra di Liberi e uguali, capo missione del veliero Alex. Anche in questo caso pur di sbarcare i migranti in Italia il 6 luglio è stato seguito l'«esempio» di Carola e l' imbarcazione della Ong Mediterranea Saving Humans ha forzato il blocco. Palazzotto è indagato per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e «disobbedienza, resistenza e violenza a nave da guerra».
CAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICACAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICA

Secondo il suo avvocato, Fabio Lanfranca, «la vicenda è lineare. È stato fatto di tutto per aiutare gente in difficoltà. E questo è quello che l' onorevole sta raccontando in maniera puntuale, precisa e documentando tutti i passaggi». Sia Alex che la nave Sea watch 3 sono sotto sequestro. Nel frattempo è stata intercettata l' ennesima lettera minatoria con polvere da sparo e l' ogiva di un proiettile indirizzata al procuratore capo di Agrigento e alla Gip Vella. Le minacce sono firmate da una fantomatica «ultradestra sovranista». Il braccio di ferro con le Ong ha provocato l' invio alla procura di venti lettere minatorie.

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
A Patronaggio è stata assegnata una scorta. In Toscana sono state raccolte in 24 ore 2.248 firme contro il premio che la Regione guidata dal centro sinistra vuole conferire a Carola Rackete. Marco Stella, vicepresidente del Consiglio regionale di Forza Italia e promotore della petizione ha spiegato che «la gente è arrabbiata perché non ci sta a vedere premiata ed eletta a modello una persona che viola le nostre leggi».

Fonte: qui












INTERROGATA DAI PM DI AGRIGENTO, CAROLA RACKETE ORA POTREBBE TORNARE IN GERMANIA 

IL SUO CASO HA FATTO PASSARE IN SECONDO PIANO LA NOTIZIA DELLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELLA PROCURA DI RAGUSA NEI CONFRONTI DEL COMANDANTE MARC REIG CREUS DI “OPEN ARMS”, LA NAVE DELL'OMONIMA ONG SPAGNOLA E IL CAPO MISSIONE ANA ISABEL MONTES MIER 

L'ACCUSA DI VIOLENZA PRIVATA FUNZIONALE AL FAVOREGGIAMENTO DELL' IMMIGRAZIONE CLANDESTINA RIGUARDA IL CASO DEL 15 MARZO 2018...

Fausto Biloslavo per “il Giornale”

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete, accolta come una star da uno sparuto gruppo di fan, è stata interrogata ieri alla procura di Agrigento. Al momento la montagna ha partorito un topolino con la capitana ed i pm che parlano all' unisono di «incontro sereno». L' ex comandante della Sea watch, libera e bella, potrebbe pure tornare nelle prossime ore a casa in Germania.
La notizia ben più importante, ma oscurata dalla capitana, è la prima richiesta di rinvio a giudizio di un' inchiesta sulle Ong dopo il caso Juventa di due anni fa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La procura di Ragusa vuole processare il comandante e la capo missione di Open arms per un recupero di migranti davanti alla Libia. Il sequestro delle videocamere go pro sugli elmetti dei soccorritori della Ong spagnola hanno rivelato che fin dall' inizio dicevano in inglese ai migranti «we go to Italy», andiamo in Italia.
Ieri mattina al tribunale di Agrigento la tedesca Rackete ha risposto dell' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. L' interrogatorio, che doveva essere fiume, è durato appena 4 ore e sembra quasi avere messo d' accordo il procuratore aggiunto Salvatore Vella, i sostituti Alessandra Russo e Cecilia Baravelli e l'indagata.
«É stato un incontro sereno al quale seguiranno tutte le valutazioni del caso» trapelava dalla procura. «É in corso l'interrogatorio di #Carola. La nostra Capitana è serena e spiegherà agli inquirenti come ha adempiuto al dovere di soccorrere e portare in salvo le persone trovate in mare» annunciava Sea watch, l' Ong estremista tedesca.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Finito l'interrogatorio la stessa Carola ha spiegato di essere «molto contenta per l'opportunità di aver spiegato tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno». E subito dopo ha colto l' occasione per lanciare i soliti proclami da eroina dei due mondi. «Spero che la Commissione europea dopo l' elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili» ha aggiunto. Alla domanda su cosa pensa del ministro dell' Interno, Matteo Salvini, ha risposto in maniera sibillina: «Niente».
Più duro e «politico» il suo avvocato, Alessandro Gamberini: «Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico». Ovviamente Carola ha ribadito davanti ai pm di avere agito «per necessità». Secondo la capitana Lampedusa «era l' unico porto sicuro» e «rifarebbe tutto». Il legale ha sottolineato che «è libera e non fa più parte dell' equipaggio di Sea watch 3» la nave della Ong sotto sequestro. Se volesse potrebbe tornare in Germania anche subito.
Marc Reig CreusMARC REIG CREUS
L' improvvisata conferenza stampa di Carola ha fatto passare in secondo piano la notizia della richiesta di rinvio a giudizio della procura di Ragusa nei confronti del comandante Marc Reig Creus di Open arms, la nave dell' omonima Ong spagnola e il capo missione Ana Isabel Montes Mier.
Ana Isabel Montes MierANA ISABEL MONTES MIER
L'accusa di violenza privata funzionale al favoreggiamento dell' immigrazione clandestina riguarda il caso del 15 marzo 2018. Secondo i titolari dell' inchiesta, il procuratore capo Fabio D' Anna e il sostituto Santo Fornasier, gli indagati avrebbero imposto all' Italia lo sbarco dei migranti recuperati la largo della Libia senza rispondere alle indicazioni del centro di soccorso di Roma e del loro paese di bandiera, la Spagna, che li sollecitava a fermarsi a Malta.
Il 18 marzo dello scorso anno erano stati sbarcati 218 migranti a Pozzallo. Open Arms è stata sequestrata e poi lasciata andare. Nelle ultime ore, in contemporanea con l' interrogatorio di Carola, la nave della Ong spagnola è salpata da Lampedusa dirigendosi verso la Libia. Ieri pomeriggio era all' altezza del porto tunisino di Sfax alla ricerca di migranti.
open armsOPEN ARMS
Fonte: qui

sabato 29 giugno 2019

Sea Watch forza il blocco: l'attracco a Lampedusa e l'arresto della comandante Carola. Sbarcati i migranti

La svolta nella notte con la nave ong che ha resistito a tre manovre di alt della Finanza. La Rackete rischia fino a 10 anni. Il ministro Milanesi: "La Libia non è un porto sicuro"

L'arresto di Carola Rackete, comandante delal Sea Watch, a Lampedusa (foto da Twitter)

TiscaliNews

Carcere e processo per direttissima. E' quel che rischia Carola Rackete, comandante della nave Sea Watch entrata nel porto di Lampedusa violando per l'ennesima volta l'alt intimatogli dalla Guardia di Finanza. E mentre avviene lo sbarco dei migranti dopo due estenuanti settimane di tensioni internazionali e braccio di ferro fra la Rackete e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a far salire la tensione nel governo è il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Il quale ha preso posizione, ricordando che "la Libia non può considerarsi porto sicuro". 
La svolta nella notte
Con un blitz in piena notte, la Sea Watch dopo due settimane in mezzo al mare, come già si scriveva è entrata a Lampedusa. "Non ce la faccio più, devo portarli in salvo", ha detto la comandante Carola Rackete all'equipaggio comunicando la decisione che aveva preso. Una scelta che le è costata cara: i finanzieri, con la nave ormai ormeggiata in banchina, sono saliti a bordo e l'hanno arrestata per violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra. E ora Rackete rischia una condanna da 3 a dieci anni. La decisione di non attendere più la comandante la prende poco dopo l'una di notte: accende i motori e fa rotta verso l'isola. Immediatamente la motovedetta della Guardia di Finanza che in questi ultimi due giorni è sempre rimasta accanto alla nave della ong le intima l'alt. Un ordine, dicono i finanzieri, ripetuto tre volte e sempre rimasto inascoltato. Quando è ormai evidente che la Sea Watch è entrata in porto, la motovedetta tenta un'ultima mossa, ponendosi tra la banchina e la nave per impedire l'attracco. Ma Carola non si ferma e porta la Sea Watch sempre più vicino. L'incidente viene evitato per un niente: la motovedetta e la nave si toccano per un'istante, l'imbarcazione della Gdf finisce contro la banchina e riesce però a sfilarsi senza conseguenze per l'equipaggio.
Applausi e indignazione
L'ingresso della nave è accolto sul molo dagli applausi dei sostenitori della Ong e dalle grida di un gruppo di lampedusani, guidati dall'ex vicesindaco dell'isola Angela Maraventano, che urlano vergogna. "Non si può venire a fare quello che si vuole, non venite nelle nostra isola se no succede il finimondo. Fate scendere i profughi e poi arrestateli tutti", ha gridato Maraventano più volte rivolgendosi alle forze dell'ordine. All'esponente leghista ha risposto l'ex sindaco Giusi Nicolini, anche lei sul molo: "Che vuoi tu, chi sei tu per decidere chi deve venire e chi no". Alle 2.50 i finanzieri sono saliti a bordo della nave per uscirne, tre minuti dopo, con la comandante, che è stata prelevata e fatta salire su un'auto tra gli applausi e qualche insulto. L'arresto è stato formalizzato poco dopo nella caserma della Guardia di Finanza: con la manovra compiuta, è la tesi degli investigatori, Carola ha fatto resistenza alle autorità e ha rischiato di provocare un incidente. Per questo è probabile che le venga contestato anche il tentato naufragio. "Non avevamo scelta - dice la portavoce della Ong Giorgia Linardi -. Alla comandante non è stata data nessuna soluzione nonostante avesse dichiarato da 36 ore lo stato di necessità. Era dunque sua responsabilità portare queste persone in salvo. La violazione non è stata del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni".

Nave sotto sequestro e migranti sbarcati

Subito dopo aver portato via Carola, i militari e gli uomini della Polizia sono saliti a bordo per notificare il provvedimento di sequestro della nave. E a bordo sono saliti anche i medici e i volontari dell'Unhcr e dell'Oim, per un primo screening sanitario e per fornire ai migranti le prime informazioni. I 4' migranti al sorgere dell'alba hanno messo finalmente piede a terra. Non prima di aver abbracciato uno ad uno i volontari di Sea Watch.

Milanesi contro la linea di Salvini

Nel mentre a rendere massima la tensione nel governo sul caso Sea Watch è stato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Queste le sue parole in risposta ad una domanda durante l'incontro alla Farnesina con l'inviato Onu Ghassan Salamé: "La definizione di porto sicuro viene dalle convenzioni internazionali, queste condizioni per la Libia non ci sono. Non siamo noi a dirlo. So che da questo nascono varie precisazioni di carattere mediatico su convergenze di posizioni o meno, ma è un dato di fatto del diritto internazionale. Gli interventi della Guardia costiera libica vanno collegati all’esercizio del diritto-dovere di sovranità di quello Stato. Bisogna, inoltre, ricordare che le missioni di addestramento della Guardia costiera libica vengono effettuate anche nell’ambito di missioni dell’Unione Europea". Immediata la reazione del Pd, per bocca, tra gli altri, di Alessandro Alfieri, capogruppo in Commissione Esteri: "Milanesi ha spiegato bene che la Libia non e un porto sicuro. Dovrebbe spiegarlo bene al suo collega Salvini, che vorrebbe rispedire in Libia tutte le persone migranti che dalla Libia affrontano viaggi della speranza verso l’Europa". 

lunedì 4 febbraio 2019

SEA WATCH: "E’ INIDONEA" - TROVATE 32 IRREGOLARITÀ A BORDO, FINCHÉ NON LE AVRÀ SANATE NON POTRA’ TORNARE IN MARE

AL VIA I LAVORI DI ADEGUAMENTO DELLA NAVE FERMA AL PORTO DI CATANIA DOPO LO SBARCO DI 47 MIGRANTI 
Giuseppe De Lorenzo per il Giornale

La Sea Watch è ancora ferma al porto di Catania. L'attenzione mediatica si riduce, ma non le beghe cui sta andando incontro.

Dopo giorni dallo sbarco dei 47 migranti caricati al largo della Libia, la nave della Ong tedesca ha dovuto far fronte alle verifiche della Guardia costiera e finché non avrà sanato le irregolarità non potrà tornare in mare.

Questa mattina Sea Watch ha iniziato i lavori di adeguamento dell'imbarcazione. "Abbiamo fatto venire un'agenzia ispettiva internazionale che possa verificare quali sono le prescrizioni che si applicano a questo tipo di nave", spiega all'Adnkronos la portavoce Giorgia Linardi. La Capitaneria di porto, salita a bordo subito dopo l'approdo a Catania ha riscontrato qualcosa come 32 diverse irregolarità che non le permettono di riprendere il largo. "Nel frattempo hanno cominciato a fare qualche piccolo lavoretto - spiega ancora Linardi - Ma in ogni caso, era previsto che la nave si fermasse dal 25 febbraio, doveva andare in cantiere per una sistemazione generale".

sea watchSEA WATCH
Tutto ruota attorno all'idoneità (o meno) dell'imbarcazione ad effettuare missioni Sar (Ricerca e Soccorso). Il ministro Toninelli aveva fatto notare che, nel registro navale olandese, la Sea Watch 3 è iscritta come "plesaure yacht" e che secondo la legge italiana "per stazza e lunghezza" non potrebbe caricare migranti a bordo. O non così tanti come fa quando pattuglia le coste della Libia. L'Ong ha risposto sfidando l'Italia e accusandoci di non avere "alcuna giurisdizione" sul natante.

Il bluff della registrazione all'estero, in realtà, è stato sottolineato anche dalla procura di Catania. Pur non registrato alcuna "rilevanza penale" nell'operato della Ong, ha spiegato chiaramente come la nave presenti "dati significativi" di "inidoneità tecnico strutturale". Tradotto: non è adatta per il soccorso in mare. Come mai allora l'Olanda (Stato di bandiera) le permette di navigare?

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Semplice: le autorità olandesi hanno introdotto nella loro legislazione dei requisiti ulteriori per le imbarcazioni da diporto che intendano svolgere un'attività sistematica di soccorso dei migranti, solo che la normativa non è ancora applicabile ai natanti già registrati. Come la Sea Watch. L'Ong può quindi continuare a fregiarsi del "bollino" olandese pur presentando evidenti limiti nell'ospitare "un numero di passeggeri ben più elevato di quello per il cui trasporto è stata concepita".
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Fatto da non sottovalutare, quello di non poter caricare a bordo più persone di quante ne sia concepita a trasportare. Capita spesso, infatti, che l'Ong si trovi a soccorrere un gommone stracarico di immigrati. Invece di fare ammenda, Sea Watch si nasconde dietro al fatto che "nell'ambito di un'operazione di soccorso" non "si lasciano le persone in mare quando non via siano in loco assetti maggiormente idonei a farlo". In sintesi: restiamo in mare anche se siam troppo piccoli per intercettare e caricare migranti in condizioni di totale sicurezza, tanto se non ci sono altre navi nei paraggi nessuno potrà impedirci di caricarli a bordo e traghettarli verso l'Europa.

Fonte: qui


WAIT AND SEA WATCH: "E’ INIDONEA" - TROVATE 32 IRREGOLARITÀ A BORDO, FINCHÉ NON LE AVRÀ SANATE NON POTRA’ TORNARE IN MARE – AL VIA I LAVORI DI ADEGUAMENTO DELLA NAVE FERMA AL PORTO DI CATANIA DOPO LO SBARCO DI 47 MIGRANTI - ECCO PERCHE’ LA SEA WATCH, PUR ESSENDO NON ADATTA PER IL SOCCORSO IN MARE, HA IL PLACET DELL'OLANDA (STATO DI BANDIERA) PER NAVIGARE - LA POSIZIONE DI TONINELLI

venerdì 1 febbraio 2019

DOPO LO SBARCO DEI 47 MIGRANTI LA SEA WATCH È ANCORA ORMEGGIATA A CATANIA.

POLIZIA E GDF SULLA NAVE PER INTERROGARE L’EQUIPAGGIO: SONO STATE RILEVATE “UNA SERIE DI NON CONFORMITÀ” 
SALVINI: “IL PROCESSO È UNA CHIARA INVASIONE DI CAMPO”
LA SEA WATCH ANCORA A CATANIA, 'IRREGOLARITÀ SULLA NAVE'
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E' ancora ormeggiata al porto di Catania la Sea Watch. La nave ha già caricato viveri, carburante e quanto necessario per riprendere la navigazione. E' arrivato anche il nuovo equipaggio. Ieri il capo missione e il comandante sono stati sentiti per ore, a bordo della nave, sull'operazione di salvataggio dei 47 migranti sbarcati a Catania e sui successivi movimenti dell'imbarcazione da personale della squadra mobile della Questura e da militari della Guardia di finanza.

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Accertamenti amministrativi sulla nave sono ancora in corso da parte della Capitaneria di porto. Da fonti legali della Ong si apprende che, al momento, nessun passaporto è stato ritirato, che non esiste una comunicazione di divieto di ripartenza e che nessuna convocazione è stata diramata dalla Procura di Catania.

Sulla Sea Watch 3 sono state rilevate "una serie di non conformità" che riguardano sia "la sicurezza della navigazione", sia "il rispetto della normativa in materia di tutela dell'ambiente marino". E' quanto rende noto la Guardia Costiera al termine dell'ispezione amministrativa effettuata sulla nave che ieri ha sbarcato a Catania 47 migranti. Fino a quando non verranno risolti i problemi sollevati, sottolinea ancora la Guardia Costiera, la nave non potrà lasciare il porto di Catania.
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Sea Watch a Catania, applausi e abbracci tra i migranti - Applausi, sorrisi e un accenno di intonazione dell'inno nazionale italiano. E' diventata una festa lo sbarco a Catania dei 47 migranti da 13 giorni a bordo della Sea Watch 3 e al centro di un braccio di ferro tra l'Ong tedesca e il governo italiano che ha bloccato per cinque giorni la nave alla fonda al largo di Siracusa. I 32 maggiorenni sono stati portati con un autobus nell'hotspot di Messina in attesa della loro redistribuzione negli otto Paesi europei disponibili ad accoglierli, tra cui l'Italia.
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"Ne prenderemo uno" annuncia il ministro Salvini, in attesa di "sigillare i porti", anche perché, sostiene, "non possiamo farci dare lezione da qualche furbetto che viene dalla Germania con una nave...". I 15 minorenni sono invece in un centro di accoglienza di Catania inserito nel progetto Fami del Viminale. Su loro la tutela del Tribunale per i minorenni che li rende "non trasferibili" senza l'autorizzazione del giudice. Ha avuto una navigazione lenta la Sea Watch 3, bloccata fino all'alba a Siracusa per un guasto al verricello dell'ancora.

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Infine la partenza, scortata da motovedette di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, fino alla destinazione finale: Catania. Subito dopo l'attracco è scattata la 'festa' con i migranti che hanno applaudito e si sono abbracciati tra loro e con l'equipaggio. Poi foto e video dalla nave sulla terra promessa. Che non conoscevano: alcuni di loro, dopo lo sbarco, hanno chiesto ai volontari della Cri "ma dove siamo?"; ricevendo chiarimenti, "siete in salvo, a Catania, in Italia, in Europa...".

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"Le loro condizioni fisiche - spiega il presidente della Cri Siciliana, Luigi Corsaro - non destano particolare preoccupazione. Sicuramente il problema più importante è quello psicologico di persone che per giorni sono state a bordo in attesa di sbarcare". Felice per la soluzione adottata dal Tribunale per i minorenni è Giovanna Di Benedetto: "a ciascuno di loro è già stato assegnato un tutore legale cosa per cui Save The Children si batte da tempo". Ma lo sbarco non chiude la vicenda.

salvini a porta a porta 6SALVINI A PORTA A PORTA
Il ministro Salvini torna sui dubbi di correttezza sull'Ong: "Non mi sostituisco ai giudici, ma mi risulta che ci siano più elementi di irregolarità nella Sea Watch: col mare in tempesta invece di andare in Tunisia sono venuti in Italia. Quanto meno strano". Affermazioni che l'organizzazione non governativa contesta e, dopo avere scritto di essere "contenta che il calvario sia finito per i nostri ospiti", ribadisce le perplessità per l'approdo alle pendici dell'Etna: "Dobbiamo andare a Catania - posta - un porto dove c'è un procuratore noto per la sua agenda sulle Ong che salvano in mare. Se questa non è una mossa politica, non sappiamo cosa sia.

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Speriamo per il meglio, ma ci aspettiamo il peggio". Ma la temuta ipotesi di un sequestro o di un altro provvedimento giudiziario, almeno per il momento, non arriva. Poliziotti, finanzieri e uomini della Capitaneria di porto sono saliti sulla nave, ma per "indagini di routine" disposte dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, secondo "un protocollo consolidato nel tempo". Polizia e fiamme gialle hanno sentito il capitano e l'equipaggio sulle operazioni di salvataggio e sulla rotta seguita.

la sea watch attracca a catania 2LA SEA WATCH ATTRACCA A CATANIA
Accertamenti amministrativi sono in corso invece da parte della Capitaneria di porto. Al momento non ci sono indagati sostiene uno dei legali della Ong, l'avvocato Alessandro Gamberini, che anticipa la strategia di un'eventuale battaglia legale: "la competenza è radicata a Siracusa, dove la nave è approdata, non a Catania".

salvini a porta a porta 7SALVINI A PORTA A PORTA
Da Torino intanto parte la battaglia di 'Lasciateci entrare' che ha denunciato il ministro per attentato alla costituzione, abuso in atti di ufficio, sequestro di persona, violenza privata e tortura. L'Unhcr, su Twitter, scrive che le Ong "hanno un ruolo vitale" per il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo e, dunque, deve essere "ripristinata la capacità di soccorso e sbarco" per le navi umanitarie. E in serata il ministro apre un altro fronte immigrazione in Sicilia: "via al trasferimento degli ospiti dal Cara di Mineo: la partenza dei primi 50 è in programma il 7 febbraio, mentre entro fine mese lasceranno la struttura altri cento". La chiusura entro l'anno.
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A CATANIA I 47 MIGRANTI DELLA SEA-WATCH SALVINI: IL PROCESSO INVASIONE DI CAMPO
Fulvio Fiano per il “Corriere della Sera”

L 'approdo di ieri mattina sulla terraferma non mette fine al limbo in cui per due settimane ha navigato la Sea- Watch. Non più mare aperto ma un' incertezza politico-giudiziaria-amministrativa che la tiene bloccata al molo 25 del porto di Catania: l' equipaggio trattenuto a bordo per essere interrogato fino a sera (ma non ci sono al momento accuse formali), il personale di ricambio fermo a terra in attesa di indicazioni, gli incaricati della Ong per le verifiche sull' imbarcazione tenuti ai margini dal cordone disposto dalla prefettura. La nave non è sotto sequestro né c' è un provvedimento di fermo della capitaneria. E le «numerose irregolarità» evocate da Salvini non sembrano al momento riscontrate.
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L' unica certezza è così la fine dell' odissea dei 47 migranti a bordo, che alle 10 sono sbarcati, tra lacrime e abbracci, spaesati e stremati ma in buona salute. I maggiorenni sono stati portati presso l' hotspot di Messina per essere identificati, i 15 minorenni non accompagnati (tutti tra i 15 e i 17 anni, spaventati dai fuochi d' artificio di Sant' Agata e rassicurati dai mediatori di Save The Children ) in un centro di prima accoglienza. Una collocazione decisa dal tribunale dei minori di Catania, che aveva già allertato i servizi sociali di Siracusa, dove fino a mercoledì sera sembrava destinata la nave.

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Il cambio di rotta improvviso ha alimentato i sospetti che ci sia il tentativo di assegnare la competenza sul caso alla Procura di Catania anziché a quella di Siracusa, che ha già fatto sapere di non riscontare reati.

Il procuratore etneo Zuccaro ha spesso adottato una linea di contrasto all' azione delle Ong. I legali della Sea-Watch si dicono però sereni sia sull' eventuale contestazione dell' associazione a delinquere, già smontata per la Open Arms, sia per quella di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina, che ricadrebbe nella competenza di Siracusa.

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Gli interrogatori della squadra mobile e della finanza si sono concentrati sulla rotta della Sea-Watch. Univoche le testimonianze: decine di mail e telefonate sono partite verso le autorità libiche e tunisine senza mai ricevere risposte. Da qui la scelta di condurre i migranti verso l' Italia.
Salvini intanto definisce «un' invasione di campo» l' eventuale processo per il caso Diciotti. E il premier Conte dice che «parlare di immunità è un falso».

Prosegue però la polemica nel governo sulla lettera al Corriere in cui Salvini chiedeva di negare l' autorizzazione a procedere: «Avevo avvertito la presidenza del Consiglio e il vicepremier Di Maio», ha detto ieri il ministro. Ma fonti M5S smentiscono: «Quando lo ha sentito, Di Maio ci ha riso su». L' indagine sul naufragio in cui il 18 gennaio sono morte 117 persone passa invece da Agrigento a Roma con l' ipotesi di omissione di atti di ufficio della Guardia costiera.
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PORTA A PORTA, SALVINI BOMBARDA I GIUDICI SUL CASO DICIOTTI: "CHIARA INVASIONE DI CAMPO"

"Se l'ho fatto per interesse pubblico o mio capriccio personale lo dovrà dire il Senato". Matteo Salvini si dice "tranquillo" dagli studi di Porta a porta con Bruno Vespa sulla decisione della giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di procedere nei suoi confronti da parte del Tribunale dei ministri sul caso Diciotti. "Io ero tranquillo - ha aggiunto Salvini - dicevo 'male non fare, paura non avere'. Tutti gli amici mi hanno detto che il processo sarebbe stata un'invasione di campo senza precedenti".

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A proposito poi della lettera al Corriere della sera, con la quale Salvini ha ribadito il motivo per cui i senatori dovrebbero respingere la richiesta dei giudici, svela un retroscena su cosa sia accaduto poche ore prima della pubblicazione: "Avevo avvertito la sera prima della lettera la Presidenza del Consiglio e il vicepremier Di Maio". Nessuna sorpresa quindi per l'ala grillina per quella missiva, anzi.

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E sull'esito del voto a palazzo Madama, Salvini ribadisce la sua serenità: "So che ci sta leggendo le carte dubbi non ne ha, ma non mi voglio sostituire ai senatori. Chi ha letto le carte sa cosa è successo, che è stato un atto politico. Lascio ai M5s la loro scelta, ma penso che voteranno di conseguenza, avranno le idee chiare".

Fonte: qui


COME MAI QUANDO LE IMBARCAZIONI UMANITARIE NON SONO A ZONZO IN ACQUE LIBICHE I MIGRANTI NON VENGONO MESSI IN MARE? 
ECCO COME I “TAXI DEL MARE” INVOGLIANO I TRAFFICANTI A INCREMENTARE LE PARTENZE 

I DATI: DA INIZIO ANNO SONO SBARCATE IL 96% IN MENO DI PERSONE: QUASI TUTTE LE CHIAMATE DI SOCCORSO PARTONO DA UN “ALARM PHONE” GESTITO DA ONG
Chiara Giannini per “il Giornale”

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I buonisti hanno provato a smontare la tesi che la presenza delle Ong nel Mediterraneo invogliassero i trafficanti di esseri umani a incrementare le partenze. Ma i dati, inconfutabili, parlano chiaro. Quando le imbarcazioni umanitarie non sono in acque Sar libiche o, comunque, a zonzo nelle vicinanze e pronte a intervenire, praticamente nessun migrante viene messo in mare. E su questo, fanno sapere fonti vicine al Viminale, si sta indagando da tempo.

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Ciò che accadde il 6 novembre 2017, quando nel tentativo di raggiungere a nuoto la nave di Sea Watch, cinque migranti annegarono, descrive bene ciò che succede. In quel momento stava intervenendo, per recuperare gli immigrati che erano in navigazione su un barcone, una motovedetta libica, all'epoca già in servizio attivo dopo gli accordi con Tripoli del ministro Marco Minniti. L'equipaggio dell'imbarcazione Ong invitò gli extracomunitari a salire a bordo, nonostante la Guardia costiera stesse cercando di fare il suo lavoro.
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Da lì la tragedia. Insomma, gli immigrati non vogliono essere riportati indietro, ma sperano nel traghettamento sicuro di quelli che, ormai, sono veri e propri taxi del mare. Certo, i numeri non sono quelli di un tempo, proprio grazie alle azioni che si stanno mettendo in campo e al fatto che entrare in Italia è ora molto più difficile del passato. Ma i trafficanti di esseri umani sanno perfettamente che quando le navi delle Ong sono in mare basta segnalare la presenza del gommone affinché i volontari dei recuperi partano.
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L'intelligence italiana starebbe indagando sugli affondamenti di alcuni gommoni. È vero che sono fatti di materiale fragile, ma non tutti devono necessariamente sgonfiarsi facendo naufragare gli occupanti. Perché i video realizzati dall'equipaggio delle navi del soccorso mostrano quasi tutti gommoni che stanno affondando?

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Laddove i dubbi insistano, resta la granitica certezza dei dati, che parlano chiaro. L'ultimo recupero in mare risale al 19 gennaio ed è quello a cura di Sea Watch 3, che ieri ha fatto scendere i 47 migranti che aveva a bordo, a Catania, dopo giorni di tira e molla tra Ong e governi europei. Una sola partenza, su due gommoni, è avvenuta dalla Libia in questi dodici giorni ed è quella del 22 gennaio, quando la Guardia costiera libica ha salvato un totale di 332 immigrati.

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Eppure, fatta eccezione del 23 e dei giorni successivi, in cui c'è stato maltempo, le condizioni meteo non erano così sfavorevoli da impedire le partenze. Da inizio anno sono sbarcati in Italia 155 migranti, ovvero il 96,29 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 96,53 per cento in meno rispetto al 2017. La maggior parte di questi è stata recuperata dalle Ong o grazie a una segnalazione delle stesse. Quasi tutte le chiamate di soccorso da parte dei migranti partono da un Alarm Phone gestito da Organizzazioni non governative.

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Guardando ai dati del passato i conti tornano tutti. Nel 2017, ad esempio, i recuperi avvenuti grazie alle Ong furono 6.609, contro i 3.485 delle navi dell'operazione Sophia. Quando al fatto dei «poveri migranti che scappano dalla guerra», sono ancora i dati a smontare le fandonie di chi tenta di riempire l'Italia di clandestini. Su 155 sbarcati quest'anno, 57 vengono dal Bangladesh, 38 dall'Iraq, 31 dalla Tunisia, 13 dall'Iran, 9 dall'Egitto e le altre nazionalità a seguire. Di libici, invece, in Italia non ne è sbarcato neanche uno. Ora che la Sea Watch è quasi pronta a ripartire, chissà che le non si avvisti qualche altro barcone.

Fonte: qui


TONINELLI: “LA SEA WATCH? E’ REGISTRATA COME UNO YACHT”
LA NAVE BLOCCATA A CATANIA, IL MINISTRO SU FACEBOOK: “NON È IN REGOLA PER COMPIERE AZIONI DI RECUPERO DEI MIGRANTI IN MARE"

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Irregolarità sulla Sea Watch 3. A causa di "una serie di non conformità" che riguardano sia "la sicurezza della navigazione", sia "il rispetto della normativa in materia di tutela dell'ambiente marino"  la nave non potrà lasciare Catania.

E' quanto rende noto la Guardia Costiera al termine dell'ispezione amministrativa effettuata sulla nave che ieri ha sbarcato a Catania 47 migranti. Fino a quando non verranno risolti i problemi sollevati, sottolinea ancora la Guardia Costiera, la nave non potrà lasciare il porto di Catania.
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"La nostra Guardia Costiera ha effettuato il fermo amministrativo della SeaWatch3 per violazioni delle norme in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell'ambiente marino", scrive su Facebook il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. "Stiamo parlando di una imbarcazione registrata come pleasure yacht, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare". Quindi il ministro parla di uno yacht  - non attrezzato per operazioni di salvataggio  - su cui sono stati tenuti giorni e giorni in mare 47 migranti.

Fonte: qui