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sabato 20 luglio 2019

CAROLA RACKETE TORNA IN GERMANIA


“IL GIORNALE”: “E’ UNA SCONFITTA, NON SOLO DEGLI URLATORI DA TASTIERA, MA PURE DEI MODERATI DOTATI DI BUON SENSO, CHE CREDONO NELLO STATO E NEL RISPETTO DELLE LEGGI

LA CAPITANA HA VIOLATO IMPUNEMENTE LA NOSTRA SOVRANITÀ NAZIONALE E ANCHE SE LA CASSAZIONE ACCOGLIERÀ LE TESI DELLA PROCURA, CHE LE DÀ TORTO, NON TORNERÀ NEMMENO AI DOMICILIARI…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
La capitana torna a casa, libera e bella, come avevamo facilmente previsto dopo l'interrogatorio alla procura di Agrigento di giovedì, che sembrava l'epilogo a tarallucci e vino di una sfida insopportabile dei talebani dell' accoglienza. «É sulla buona strada per la Germania» hanno spiegato ieri i suoi amici dell' Ong tedesca Sea watch. Dettagli sui tempi e modi vengono tenuti segreti «per ragioni di sicurezza».
Il ministro dell' Interno, Matteo Salvini, non è neppure riuscito a sbatterla fuori con un sonoro decreto di espulsione come avrebbe voluto fin dall' inizio. «Pure la zecca tedesca mi ha denunciato», l'ha apostrofata il ministro. Gli insulti su Carola Rackete, travestiti da commenti, che a migliaia sono piombati sul suo profilo Facebook sono non solo uno sfogo inaccettabile, ma il simbolo della sconfitta.
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL
Una sconfitta, purtroppo, non solo degli urlatori da tastiera, ma pure dei moderati dotati di buon senso, che credono nello Stato e nel rispetto delle leggi. Carola, in nome di un superiore dovere umanitario, ha recuperato i migranti davanti alla Libia, più che soccorso perchè il gommone non stava affondando portandoli dritta in Italia. Non l'ha neppure sfiorata l'idea che poteva dirigere la prua sulla Tunisia, porto più vicino e sicuro, nonostante l' opinione contraria di Amnesty international o altri fiancheggiatori dei talebani dell' accoglienza.
Poi ha forzato un blocco imposto dal Viminale e alla fine ha quasi schiacciato una motovedetta della Finanza sulla banchina per sbarcare i migranti, che non erano minimamente in pericolo di vita. E non avevano, nella gran parte dei casi, diritto all' asilo.
Una giudice per le indagini preliminari le ha dato addirittura ragione sancendo il superiore diritto umanitario, che di fatto permette alle Ong di fare quello che vogliono sostituendosi allo Stato. Il ricorso della procura, che sembra pensarla esattamente all' opposto, è passato sotto silenzio rimanendo secretato. A differenza dell' ordinanza del Gip che era stata subito resa pubblica facendo diventare Carola l' eroina dei due mondi.
L'aspetto più grave, colto da pochi, è che la capitana ha violato impunemente la nostra sovranità nazionale come se fosse un gioco da ragazzi. Adesso festeggerà la «vittoria» pure in Germania, dove la considerano l' eroina dei due mondi. Anche se la Cassazione accoglierà le tesi della procura che dà torto a Carola e alla sua Gip liberatrice non tornerà nemmeno agli arresti domiciliari. E l' inchiesta per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina vedrà la luce chissà quando e con quali distinguo. Nel frattempo l' attivissimo fronte legale delle Ong potrebbe pure riuscire, come è già accaduto, a farsi dissequestrare Sea watch 3.
MEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINIMEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINI
La nave della discordia umanitaria tornerebbe a salpare per ripetere lo stesso copione della capitana con un' Italietta che sarebbe incapace di difendersi dalla schiera dei talebani dell' accoglienza. Buona vita a Carola in Germania, ma a una vasta fetta di questo Paese, che ha sempre creduto nella sovranità nazionale e che non si può violare impunemente la legge resta l' amaro in bocca.
Fonte: qui

domenica 21 aprile 2019

LA RAGGI È DI NUOVO INDAGATA, STAVOLTA PER LA DENUNCIA DI UN EX GRILLINO!

A CAUSA DELLO STADIO DELLA ROMA A TOR DI VALLE, CHE HA GIÀ DECIMATO LA TRUPPA GRILLINA IN CAMPIDOGLIO: 

IL GIP RESPINGE LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE E RAVVISA ''UN' EVIDENTE VIOLAZIONE DI LEGGE'' NELLA PROCEDURA  PERCHE'...

RAGGI ORA È INDAGATA PER LO STADIO DOPO LA DENUNCIA DI UN EX GRILLINO
Mario Ajello per ''Il Messaggero''

Già le tenuta politica della giunta Raggi e della sua maggioranza era molto precaria. E ogni bufera, giudiziaria ma anche no che si abbatteva sul Campidoglio - quasi una al giorno - sfiancava una compagine già a corto di fiato oltre che di idee. E adesso, ecco un' altra tegola: Virginia Raggi indagata perché non ha fatto passare una variante in consiglio comunale. E il tema è sempre quello diventato maledetto per i 5Stelle romani, ma anche nazionali: lo stadio di Tor di Valle.

L' abuso d' ufficio che viene contestato alla sindaca è una grana giudiziaria, come è ovvio, ma anche una grave questione politica che pregiudica l' equilibrio su cui si regge la Raggi. La maledizione dello stadio interviene proprio quando le acque sembravano essersi calmate un po', anche se Marcello De Vito è ancora agli arresti, e invece la procura che aveva chiesto l' archiviazione per questa vicenda della variante in consiglio comunale si è vista dire di no dal gip, e dunque nessuna archiviazione, altre indagini, nuovo scombussolamento in quadro già a dir poco movimentato.

RAGGI - ACCORDO SULLO STADIORAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Il problema è dentro i 5 stelle e lo è dall' inizio di questa vicenda. Quando scoppia il caso Parnasi, e il giudice arrestandolo aveva detto che egli forzava le procedure per lo stadio tramite l' avvocato Lanzalone, una parte dei 5 stelle disse alla Raggi: adeso fermiamoci con il progetto di Tor di Valle, perchè bisogna chiarire, rivedere, ripensare. Ma niente, la sindaca che sullo stadio della Roma ha cercato di giocare la partita della sua popolarità e del difficilissimo tentativo di riscatto, è voluta andare avanti lo stesso. E a denunciarla per la vicenda della variante, dando il via all' inchiesta, è stato un esposto presentato dall' architetto ex cinque stelle Francesco Sanvitto.

RAGGI - ACCORDO SULLO STADIO .itRAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Basti questo per farsi un' idea di quanto all' interno di quel mondo e di quegli assetti capitolini il caso stadio sia divisivo e fonte di contrasti tra il mondo della Raggi e la Raggi. Ci sono due municipi di Roma in cui i 5 stelle non favorevoli allo stadio remano contro il progetto e creano debolezza ulteriore nella debolezza della sindaca. E la valutazione del progetto stadio non è stata affidata infatti, come avrebbe dovuto essere, alla Commissione urbanistica dei due municipi competenti, il IX e il XI, che si erano espressi in maniera negativa, ma delegata dall' assessore della giunta capitolina alla sola commissione Sport dell' Eur. Da qui, secondo l' esposto di Sanvitto l' irregolarità per accelerare i tempi e per favorire ancora una volta Parnasi.

L' INTRECCIO

E così le difficoltà di gestione politica da parte della Raggi, in un contesto del genere, non possono che aumentare. Cresce la fronda M5S insomma contro l' opera di Tor di Valle.
RAGGI - ACCORDO SULLO STADIO DRAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Dall' azienda dei rifiuti - lo scandalo delle intercettazioni sull' Ama tra la sindaca e il numero uno della partecipata è ancora incandescente -ai piani urbanistici, le azioni della magistratura s' intrecciano intorno alla sindaca con le denunce degli ex grillini e con parte della sua maggioranza che sullo stadio proprio non vuole seguirla e i cui dubbi sono destinati a pesare sul destino complessivo di questa stagione politica ormai sempre più declinante.


IL GIP: VIOLAZIONI DI LEGGE SULLE VARIANTI DEI LAVORI
Valentina Errante e Adelaide Pierucci per ''Il Messaggero''


stadio romaSTADIO ROMA
Non c' è pace per Virginia Raggi. Dopo l' arresto di Marcello De Vito e le polemiche sul caso Ama, è il gip Costantino De Robbio a respingere la richiesta di archiviazione di un fascicolo sulla variante per lo stadio di Tor di Valle e restituire alla prima cittadina lo status di indagata per abuso d' ufficio. Il giudice ravvisa «un' evidente violazione di legge» nel mancato esame da parte del consiglio comunale, del verbale della Conferenza dei servizi che, a dicembre 2017, approvava il progetto, prevedendo una serie di prescrizioni per la società incaricata.

BEPPE GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER LO STADIO DELLA ROMABEPPE GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER LO STADIO DELLA ROMA
Per il gip, che dà alla procura due mesi di tempo per le nuove indagini sull' eventuale dolo di Virginia Raggi, occorre approfondire la sussistenza e le eventuali ragioni della violazione che potrebbero «superare le argomentazioni del magistrato inquirente in tema di dolo intenzionale». Il pm, nella richiesta di archiviazione, aveva infatti sostenuto che non ci fosse volontà, da parte della sindaca di violare la legge. E adesso De Robbio indica alla procura quali passi compiere per fare luce su una circostanza tutt' altro che definita, citando anche i testimoni che dovranno essere ascoltati nelle prossime settimane.

LA VICENDA
stadio olimpico romaSTADIO OLIMPICO ROMA
Era stato Francesco Sanvitto, urbanista e Cinquestelle epurato, a presentare l' esposto che la procura aveva deciso di archiviare. L' esponente dell' associazione Tavolo della libera urbanistica, affermava che «il verbale della Conferenza dei Servizi non solo non è stato sottoposto alla prima seduta utile, ma non è stato mai sottoposto al Consiglio Comunale». In particolare, la pubblicazione sarebbe dovuta intervenire dopo che la variante «fosse stata eventualmente approvata dal Consiglio Comunale». Sanvitto si è opposto alla richiesta della procura e ha ben argomentato, visto che De Robbio «non accoglie la richiesta di archiviazione per Virginia Raggi e dispone nuove indagini».

stadio della romaSTADIO DELLA ROMA
ALTRE INDAGINI Nell' ordinanza, De Robbio indica anche quali accertamenti dovranno essere fatti dalla procura. Innanzi tutto la convocazione dei testi: il presidente della commissione urbanistica del IX municipio, Paolo Mancuso, e il consigliere municipale Paolo Barros, che dovranno chiarire perché non sia stato acquisito il parere della commissione urbanistica sull' iter di approvazione della delibera su Tor di Valle. Quindi il pm dovrà approfondire «la sussistenza e le eventuali ragioni della evidente violazione di legge nel mancato coinvolgimento nel procedimento amministrativo del Consiglio comunale».

Fonte: qui

''ROMA È IN MANO A UNA LOBBY OPACA''. 
E LEI LA CONOSCE BENE. PINUCCIA MONTANARI, UNA DEGLI ASSESSORI CHE HA RESISTITO PIÙ CON LA RAGGI, SI TOGLIE QUALCHE SASSOLINO DALLE SCARPE: ''LA SINDACA VOLEVA FAR FALLIRE L'AMA COSÌ DA PRIVATIZZARLA''. 
''LA DIRIGENTE DEL MIO ASSESSORATO SI È DIMESSA PER DISPERAZIONE''
Giuseppe Salvaggiulo per ''La Stampa''

Roma in mano a una lobby opaca, che indirizza la sindaca Raggi. Grillo impotente. I dissidi interni. Le filiere di potere. Pinuccia Montanari racconta la sua verità. Chiamata a Roma a fine 2016, se ne è andata l' 8 febbraio, dopo che la giunta Raggi ha bocciato il bilancio di Ama, l' azienda comunale dei rifiuti, e poco prima del licenziamento del presidente, Lorenzo Bagnacani, che ha depositato gli esposti e gli audio della sindaca su cui indaga la Procura.
lorenzo bagnacani pinuccia montanariLORENZO BAGNACANI PINUCCIA MONTANARI

Che effetto le ha fatto ascoltarli?
«In pubblico la Raggi ci sosteneva. In privato, come dimostrano gli audio, mostrava un' altra faccia».

Bagnacani parla di pressioni. Le ha subite anche lei?
«Su di me non potevano esercitarle. Ma ho assistito a quelle di Franco Giampaoletti, direttore generale del Comune, su Rosalba Matassa, ottima dirigente del mio assessorato, perché cambiasse il suo parere positivo al bilancio di Ama».

La dirigente come reagì?
«Era disperata. Alla fine si è dimessa. Il suo successore ha poi fatto quello che Giampaoletti voleva».

La Raggi obietta: anche il collegio sindacale di Ama aveva dato parere negativo.
«Un' informazione inesatta. In un primo momento aveva dato parere favorevole. Ma a distanza di mesi, e nonostante fosse decaduto secondo pareri giuridici indipendenti e autorevoli, lo stesso collegio ha ribaltato il parere. Una vicenda non solo sorprendente e rarissima, ma anche inquietante».

In che senso?
pinuccia montanari virginia raggi lorenzo bagnacaniPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI LORENZO BAGNACANI
«Durante la giunta dell' 8 febbraio chiesi a Giampaoletti se era vero che quel parere era stato cambiato dopo che lui aveva preso un caffè col presidente del collegio sindacale, Marco Lonardo. Lui confermò. E qui mi fermo, perché c' è un' inchiesta penale in corso».

Che altro successe in quella giunta, l' ultima per lei?
«Giampaoletti mi mostrò per la prima volta la delibera che bocciava il bilancio dell' Ama: "Assessore, c' è da firmare". Una scorrettezza assoluta».

E gli altri assessori?
«Margherita Gatta condivideva le mie perplessità. Ma votò a favore dopo che Marcello De Vito (allora presidente dell' Assemblea capitolina, poi arrestato per corruzione, ndr), le si avvicnò sussurrandole qualcosa all' orecchio».

Fu stupita?
«Solo in parte. Negli ultimi mesi tra Raggi e De Vito c' era totale sintonia».

Poi cosa successe?
«Io votai contro e mi dimisi. Grillo, che avevo informato perché era stato lui a chiedermi di fare l' assessore a Roma nel 2016, mi disse che sulla mia rimozione erano irremovibili e lui non poteva essere d' aiuto».

Sa se Grillo ne ha parlato con la Raggi?
«Certo, l' ha anche tacciata di ingratitudine nei miei confronti. Poi mi ha detto che avevo fatto bene ad andarmene».
pinuccia montanari virginia raggiPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI

Per la sua esperienza, che ruolo ha Grillo nel M5S?
«Ne custodisce i valori, ma non può far nulla. Ha scarsa voce in capitolo, almeno su Roma».

Nei mesi precedenti aveva provato a parlare con la Raggi?
«Era totalmente inaccessibile, schermata dai suoi collaboratori».

Come comunicavate?
«Con il sistema delle chat. Un meccanismo terrificante che, all' occorrenza, serve a colpire implacabilmente le persone che dissentono, per delegittimarle».

Chi è Giampaoletti, con cui lei si era scontrata in Campidoglio?
«Direttore generale del Comune e più stretto collaboratore della sindaca. Come Lemmetti, portato a Roma dall' avvocato Luca Lanzalone, che nel suo ufficio lasciava la valigia ogni volta che passava da Roma».

A Genova vi eravate incrociati?
«Con Giampaoletti no. Con Lanzalone una volta. L' aveva chiamato il segretario generale del Comune per una consulenza sull' azienda trasporti».

Chi era il segretario generale?
«Mariangela Danzì, attuale capolista del M5S alle Europee nel Nord-Ovest. Altro personaggio importante. Molto amica di Pietro Paolo Mileti, segretario generale del Campidoglio, a sua volta legatissimo a Giampaoletti. Stessa, unica filiera».

Ovvero?
FRANCO GIAMPAOLETTI 1FRANCO GIAMPAOLETTI 
«Lanzalone, Lemmetti, Giampaoletti. Gli ultimi due hanno brindato alla buvette del Campidoglio la sera delle mie dimissioni».

Lanzalone l' ha poi ritrovato a Roma?
«Ce lo presentarono Bonafede e Fraccaro come un giurista a nostra disposizione».

Il suo ruolo nasce dal rapporto con Grillo?
«Non mi risulta. Ho ragione di credere che nasca a Milano, non a Genova».

Che idea si è fatta del licenziamento di Bagnacani?
«Vergognoso, come il mio isolamento. Cacciati perché portavamo avanti i valori del M5S».

Chi prende le decisioni in Campidoglio: la sindaca?
«No. Mi sono fatta l' impressione che a comandare sia una lobby opaca. Lei non conta più molto, a quanto vedo. Pare eseguire le direttive delle persone che la circondano».

Ama è un' azienda decotta?
gianni lemmetti e compagna (3)GIANNI LEMMETTI E COMPAGNA
«Sciocchezze. È solida e ricca. Dal punto di vista industriale può essere una macchina da guerra. Ma Lemmetti e Giampaoletti avevano altre mire».

Quali?
«Non lo so. Ma certo fa gola un business miliardario garantito per i prossimi 15 anni».

E quindi?
«Se paralizzata e sabotata, Ama può essere poi essere spolpata».

La Raggi dice: Roma era nella merda, per questo ho cacciato Bagnacani.
«Sciocchezze. Tutto quello che abbiamo fatto, con fatica, è stato condiviso con lei. E poi per strada la merda, per usare il suo linguaggio, c' è anche ora che lei si è liberata di noi.
Ma non se ne parla più».

Roma è un capitolo chiuso?
«Scriverò un libro. Titolo: Assesso' nun se po fa'».


"LA SINDACA VOLEVA IL BILANCIO IN ROSSO PER PRIVATIZZARE"
Lorenzo D'Albergo per ''la Repubblica''


Pinuccia Montanari è l' ex assessora all' Ambiente della giunta Raggi. Amica di Beppe Grillo, di Reggio Emilia come l' ex presidente di Ama Lorenzo Bagnacani, non ha dubbi: «Perché dannarsi per chiudere in rosso il bilancio dell' azienda? Perché dopo due rendiconti in rosso una società che vale 7 miliardi e che ha un affidamento per i prossimi 15 anni, dove la garanzia sono i soldi dei cittadini, può essere privatizzata. Ci ho provato in tutti i modi a farli ragionare, per il bene del Movimento.

GIANNI LEMMETTIGIANNI LEMMETTI
Ma la sindaca ha scelto un' altra strada». Uscita dal Campidoglio lo scorso 8 febbraio, alla bocciatura del rendiconto 2017 della municipalizzata, Montanari prefigura il futuro di un' Ama data in pasto ai privati: «Prenderebbero soltanto la parte in cui si fanno lauti guadagni, lasciando al pubblico il resto». Il business dei rifiuti da una parte, lo spazzamento e il decoro dall' altra.

Dottoressa Montanari, ma qualcuno le ha mai detto che il piano era questo?
«No, in caso il contrario. Ma qui parlano i fatti, non le intenzioni. E questo blocco su Ama non aveva senso per chi voleva il bene della capitale».

Deve pensarla così anche Grillo. Si è schierato dalla sua parte.
«Beppe, a livello nazionale, è l' unico che ha capito la situazione. Mi ha anche scritto che in Comune erano irremovibili e che avevo fatto bene ad andarmene. L' unico che conserva i valori 5S è lui. Ma non può far nulla».
E a Roma? I consiglieri difendono la sindaca.
luca lanzaloneLUCA LANZALONE
«Molti di loro hanno espresso vicinanza alle mie posizioni. Ma non tutti si sentono di fare gli eroi. Peccato, la politica ha tempi brevi e l' etica dovrebbe prevalere».

Era presente alle riunioni finite nelle registrazioni pubblicate dall' Espresso?
«Sì, a un incontro».

E che effetto le fa risentire quegli scambi?
«Risentendoli ho pensato che la politica deve avere il massimo rispetto per l' autonomia dei manager. Ieri sera, in tv, ho sentito la sindaca dire che poteva fare quello che voleva su Ama in quanto partecipata al 100%. È la stessa teoria di Lemmetti (Gianni, assessore al Bilancio, ndr). Ma il controllo sulle partecipate è altro».

Lo dicono anche i pareri che Ama ha richiesto a diversi legali Però, poi, il cda è stato comunque allontanato. Quale passaggio le resta più oscuro?
«Il collegio sindacale ha cambiato opinione dopo un caffè con Giampaoletti (Franco, il dg del Comune finito sotto inchiesta per tentata concussione proprio sul caso Ama, ndr). È terribile quello che c' è scritto sull' articolo dell' Espresso. Se fosse vero che il presidente del collegio sindacale ha avuto qualcosa in cambio della modifica del parere, sarebbe gravissimo. Equivarrebbe a falsificare un parere sul bilancio, cambiandolo, per un vantaggio ».

Cosa le diceva Bagnacani in quelle ore?
«Che lui era corretto. E su questo non ho dubbi. Se si deve cambiare un bilancio, occorre farlo solo sulla base di idonea documentazione, che non c' era».
E ora?
«Penso che faranno molta fatica a far digerire quel bilancio in giunta, rischiano di approvare un falso. Io li ho avvertiti».

lorenzo bagnacani 4LORENZO BAGNACANI
Se potesse tornasse indietro?
Cosa direbbe alla sindaca?
«Le suggerirei di esaminare tutti i pareri per farmi un' idea. Ma la sindaca ha scelto la via di Lemmetti e Giampaoletti. Per ora le ha portato lo stallo sul porta a porta, un' azienda senza cda e bilancio. Assistiamo alla lenta agonia di Ama e della città. Noi avevamo iniziato un cambiamento, ma qualcuno lo ha bloccato. A Reggio Emilia, dove il porta a porta è partito nel 2006, oggi la differenziata è all' 80%. Roma avrebbe potuto fare lo stesso. La sindaca non è stata lungimirante».

Ora, però, si difende.
«Stanno dicendo tante fesserie. La storia dei bonus ai dirigenti è falsa. E poi sono passati due mesi e il bilancio desiderato da sindaca, Lemmetti e Giampaoletti non è stato ancora approvato. Perché se il problema era Bagnacani?».

Fonte: qui

venerdì 11 maggio 2018

La Cina reagisce a dichiarazioni USA su Hong Kong, Taiwan e Macao

Nessuna dichiarazione degli Stati Uniti può modificare l’appartenenza alla Cina di Hong Kong, Macao e Taiwan. Lo ha affermato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang.
In precedenza, la Casa Bianca ha fortemente criticato la richiesta delle autorità cinesi alle compagnie aeree straniere di indicare nelle informazioni di volo che Taiwan, Hong Kong e Macao appartengono alla Cina. 
"Nessuna dichiarazione può cambiare il fatto che nel mondo esiste una sola Cina, Taiwan, Hong Kong e Macao sono parte integrante del territorio cinese", si legge in un comunicato di Geng Shuang pubblicato sul sito ministeriale. 
Egli ha sottolineato che le aziende straniere che lavorano in Cina devono rispettare le regole e le leggi locali. 
"Le società straniere che operano sul territorio della Cina devono rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e le leggi della Cina, così come i sentimenti nazionali del popolo cinese", ha spiegato. 
Il portavoce ha aggiunto che la Cina continuerà a costruire le sue relazioni con l'estero in conformità con il principio di "una sola Cina". 
In precedenza, il giornale Foreign Policy ha riferito che le compagnie aeree degli Stati Uniti hanno ricevuto una lettera dall'Ufficio dell'aviazione civile cinese, secondo la quale i vettori devono portare tutti i riferimenti a Taiwan, Hong Kong e Macao, in linea con la legge sulla lotta al separatismo. In caso di mancato rispetto di questa richiesta l'autorità aeronautica cinese potrebbe perfino oscurare i siti di queste compagnie su tutto il territorio cinese.
Le relazioni formali tra la Cina e Taiwan sono stati interrotti nel 1949 dopo la sconfitta del Kuomintang, guidato da Chiang Kai-shek, dal Partito Comunista Cinese. Il Kuomintang decise allora di trasferirsi sull'isola per dar vita ad un nuovo stato. I contatti commerciali e informali tra Taiwan e la Cina continentale sono ripresi alla fine degli Anni '80.
Hong Kong è stato ceduto alla Cina dalla Gran Bretagna nel 1997 e da allora gode di un'ampia autonomia sul principio "un paese, due sistemi", in base al quale Hong Kong, Macao e Taiwan possono avere il loro sistema economico e politico capitalista pur mantenendo il principio di "una sola Cina".    
Fonte: qui

martedì 16 gennaio 2018

“MOLTE DELLE SCELTE FATTE DA PAPA FRANCESCO SUI RUOLI STRATEGICI IN VATICANO SONO SBAGLIATE”

NUZZI INCALZA: “QUELLA DI MONSIGNOR RICCA ALLO IOR È UNA, C'È POI LA STORIA DELL'AUSTRALIANO GEORGE PELL. BISOGNA CAPIRE SE IL PAPA È STATO MAL CONSIGLIATO. E SULLA ‘LOBBY GAY’ VI DICO CHE….”

Cristiano Sanna per http://notizie.tiscali.it

gianluigi nuzzi (2)GIANLUIGI NUZZI (2)
Quattro o cinque nomi eccellenti. E da quel piccolo gruppo con una grande capacità di condizionare e intimorire, una serie di fili intrecciati come in una ragnatela che arrivano fino agli abusi sui minori dentro le mura vaticane, perfino all'interno del seminario Pio X, dove vengono formati i chierichetti del Papa. Un blocco di potere di cui si parla da anni, tornato alla ribalta negli ultimi cinque a forza di testimonianze e denunce.

libro presentatoLIBRO PRESENTATO
"C'è una lobby gay in Vaticano" ammetteva già papa Ratzinger e ha ammesso poi papa Bergoglio. Una lobby che usa il sesso per prevaricare e costruire una serie di rapporti di alleanza che si oppongono ai tentativi di pulizia e rinnovamento della Chiesa che ha in mente papa Francesco.

Pure lui caduto in una serie di imbarazzanti episodi che ne hanno offuscato una parte del prestigio e indebolito l'autorità. Il capitolo finale di Peccato originale, nuovo libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi, è tutto dedicato a questo esplosivo retroscena salito alla ribalta delle cronache recenti, che attende sviluppi giudiziari. Ripartiamo da qui parlandone con l'autore.

PAPA BERGOGLIO E FESTINGPAPA BERGOGLIO E FESTING




Gianluigi, l'arresto di don Luigi Capozzi preso dopo un'orgia gay dove il carburante era la cocaina, e le denunce provenienti dai futuri chierichetti del papa hanno riportato l'intreccio di sesso omosessuale e potere al centro degli scandali vaticani. Ci sono novità su questi due fronti?
monsignor Luigi CapozziMONSIGNOR LUIGI CAPOZZI
"Intanto la grande novità è che ora alcuni seminaristi stanno predisponendo denunce sugli abusi che raccontano di aver patito. Verranno depositate nei prossimi giorni nelle sedi competenti: i ragazzi dicono di aver assistito ad atti di prevaricazione e di violenza da parte di un seminarista più maturo.

Io durante il mio programma Quarto grado ho raccolto altre testimonianze di giovani che hanno subito attenzioni inopportune da prelati in quel seminario. Va detto che il San Pio X ha respinto ogni tipo di ipotesi, parlando di una sorta di complotto ai suoi danni. Ora se ne occuperò la giustizia. I racconti sono numerosi e rilevanti".

monsignor Luigi CapozziMONSIGNOR LUIGI CAPOZZI
Nel tuo libro è riportato lo studio fatto sulle abitudini sessuali in Vaticano da don Patrizio Coppola, già compagno di studi religiosi di don Capozzi finito in manette. Coppola arrivò alle conclusioni che, in base ai dati raccolti, il 70% dei preti sono gay, il 20 per cento si sforza di rispettare il voto di castità, il rimanente 10% sono etero ma attivi e quindi per niente casti. Non sarebbe il caso, di fronte a questi dati, che il papa abolisse una volta per tutte il voto di castità? Rendere ai religiosi la libertà di amare e di sposarsi farebbe diminuire i casi di perversione sessuale dentro e fuori dalle mura vaticane.
"La situazione è sotto gli occhi di tutti. Una strada percorribile è quella che indichi tu nella domanda. L'altra è facilitare le persone che vogliono lasciare il sacerdozio. Chi si innamora non lascia il sacerdozio perché non sa come proseguire la propria vita o che lavoro fare. Questi soggetti vivono una sorta di doppiezza, da una parte servono Dio, dall'altra hanno relazioni clandestine, e così perdono di credibilità. La Chiesa dovrebbe aiutarli. Questo è uno dei problemi, l'altro è la prevaricazione della lobby gay in cui l'omosessualità diventa un collante di ricatto e di potere".
papa bergoglioPAPA BERGOGLIO

La questione non è nuova. Se ne parla da almeno 50 anni, come documenta Peccato originale. Ma negli ultimi anni ci sono stati denunce, pareri e testimonianze su questo: dall'alto prelato polacco Darius Oko, al teologo tedesco David Berger che oggi dirige una rivista gay, fino al pastore americano Tony Adams che non è stato ridotto al laicato neanche dopo aver detto che l'uso del sesso per costruire una trama di potere e opporsi all'azione papale esiste eccome, da tempo. Di questo dossier parlarono papa Benedetto XVI con papa Francesco quando ci fu il passaggio di poteri fra i pontefici.
"Sì, la storia di don Luigi Capozzi arrestato in Vaticano indica che questi problemi esplodono e portano alla caduta di quella sorta di cortina di ferro che finora li celava. La questione della sessualità credo sia uno dei capitoli più delicati e spia di malesseri e soprusi che riguardano la cattiva gestione del potere religioso".
MONSIGNOR RICCA E PAPA BERGOGLIOMONSIGNOR RICCA E PAPA BERGOGLIO

Anche don Andrea Gallo, non esattamente un religioso conservatore, nel suo libro-testamento scrisse che c'è una tendenza a moltiplicare questi rapporti omosessuali fra preti per consolidare questo contropotere in Vaticano. Qualche anno fa lo stesso papa Francesco si trovò in imbarazzo perché nominò al controllo dello Ior, la banca vaticana, monsignor Battista Ricca. Che si era comportato bene in Sudamerica ma che poi era caduto in un'amicizia, diciamo così, troppo affettuosa con il capo delle guardie svizzere Patrick Haari a Berna. Nessuno disse niente al papa fino a nomina avvenuta, poi la storia venne fuori, depotenziando il tentativo di controllo e ripulitura del pontefice.

Monsignor Battista Mario Salvatore RiccaMONSIGNOR BATTISTA MARIO SALVATORE RICCA
"Questo non riguarda solo la storia di Ricca. Molte delle scelte fatte da papa Francesco circa ruoli strategici in Vaticano hanno manifestato fragilità significative. Quella di Ricca allo Ior è una, c'è poi la storia del segretario del prefetto della Segreteria per l'Economia, l'australiano George Pell, che dopo essere stato scelto come collaboratore più importante dal papa cadde nell'accusa di aver coperto atti di pedofilia.

Bisogna capire se il papa è stato mal consigliato o se ha sottovalutato l'evidente indebolimento che gli scandali determinano sulla credibilità di una persona scelta per un'azione riformatrice. I vaticanisti dicono che Bergoglio fosse consapevole della situazione di Pell ma la ritenesse superabile. Lo stato dei lavori delle riforme messe in cantiere da papa Francesco, cinque anni dopo l'avvio, è comunque molto arretrato".

CHARAMSA 2CHARAMSA 
Per concludere: si parla di quattro o cinque nomi importanti che sarebbero i fulcro di questa lobby gay vaticana. Il monsignore polacco Charamsa venne indicato come possibile parte di quel gruppo. Lui negò ma ammise di essere omosessuale. Ci sono sviluppi su questo fronte?
"Non dobbiamo pensare a questa lobby come se fosse una loggia segreta con i suoi riti di affiliazione. E' nei fatti che chi vive la propria sessualità in segreto, deve servirsi di persone che hanno lo stesso segreto per proteggersi a vicenda, farsi favori. Il paradosso è che in vaticano alcuni alti esponenti dichiaratamente omofobi poi si rivelino gay. Un'opposizione solo formale, come si vede".

Fonte: qui


NOI VI ACCOGLIAMO, VOI VI ADEGUATE 

BERGOGLIO AFFONDA IL COLPO AGLI STOLTI DEL POLITICAMENTE CORRETTO CHE, PER NON “DISTURBARE” LE ALTRE RELIGIONI, NASCONDONO CROCIFISSI E TRADIZIONI:

“PER I MIGRANTI E’ IMPORTANTE RISPETTARE LE LEGGI, LA CULTURA E LE TRADIZIONI DEI PAESI IN CUI SONO ACCOLTI”

Gian Guido Vecchi per “il Corriere della Sera”

PAPA BERGOGLIO TRA I RIFUGIATIPAPA BERGOGLIO TRA I RIFUGIATI
L'integrazione, spiegava una settimana fa agli ambasciatori, è «un processo bidirezionale, con diritti e doveri reciproci». Così ieri, nella messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, davanti a novemila persone da 49 Paesi che affollavano la basilica di San Pietro, Francesco ha invitato con realismo a superare le difficoltà dell'accoglienza senza nascondersele. Perché «non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze», ha spiegato il Papa nell'omelia.

papa francesco con il patriarca bartolomeo e un bimbo rifugiatoPAPA FRANCESCO CON IL PATRIARCA BARTOLOMEO E UN BIMBO RIFUGIATO


«E così spesso rinunciamo all'incontro con l'altro e alziamo barriere per difenderci». Vale per tutti, chi è chiamato ad accogliere e chi chiede aiuto: «Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l'ordine costituito, "rubino" qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento».

papa bergoglio in bangladesh 7PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 





E «queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano». L'essenziale è non cedere, però: «Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l' odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all' incontro con l' altro, il diverso, il prossimo che di fatto è un' occasione privilegiata di incontro con il Signore».


papa bergoglio al centro profughi di bolognaPAPA BERGOGLIO AL CENTRO PROFUGHI DI BOLOGNA
Il messaggio di Francesco, che stamattina parte per il suo viaggio in Cile e Perù, è scandito da quattro verbi, «accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Il Papa cita le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni, «venite e vedrete!», come «un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all' altro, accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo».

papa bergoglio al centro profughi di bolognaPAPA BERGOGLIO AL CENTRO PROFUGHI DI BOLOGNA






Vale pure per chi è costretto a migrare: «Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro». Lo aveva detto anche al Corpo diplomatico: «A chi è accolto si chiede l' indispensabile conformazione alle norme del Paese che lo ospita, nonché il rispetto dei principi identitari dello stesso».
papa bergoglio al centro profughi di bologna 5PAPA BERGOGLIO AL CENTRO PROFUGHI DI BOLOGNA 

D' altra parte, prosegue Francesco, «per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e timori».

Al fondo, ci sono le parole del Giudizio universale nel capitolo 25 di Matteo, «quanto non faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, neppure a me lo faceste», l' atteggiamento che distinguerà i giusti dai dannati: «Il Signore era affamato, assetato, nudo, ammalato, straniero e in carcere, e da alcuni e stato soccorso mentre da altri no». È «una preghiera reciproca» a chiudere: «Migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati».

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