9 dicembre forconi: indagata
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domenica 21 aprile 2019

LA RAGGI È DI NUOVO INDAGATA, STAVOLTA PER LA DENUNCIA DI UN EX GRILLINO!

A CAUSA DELLO STADIO DELLA ROMA A TOR DI VALLE, CHE HA GIÀ DECIMATO LA TRUPPA GRILLINA IN CAMPIDOGLIO: 

IL GIP RESPINGE LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE E RAVVISA ''UN' EVIDENTE VIOLAZIONE DI LEGGE'' NELLA PROCEDURA  PERCHE'...

RAGGI ORA È INDAGATA PER LO STADIO DOPO LA DENUNCIA DI UN EX GRILLINO
Mario Ajello per ''Il Messaggero''

Già le tenuta politica della giunta Raggi e della sua maggioranza era molto precaria. E ogni bufera, giudiziaria ma anche no che si abbatteva sul Campidoglio - quasi una al giorno - sfiancava una compagine già a corto di fiato oltre che di idee. E adesso, ecco un' altra tegola: Virginia Raggi indagata perché non ha fatto passare una variante in consiglio comunale. E il tema è sempre quello diventato maledetto per i 5Stelle romani, ma anche nazionali: lo stadio di Tor di Valle.

L' abuso d' ufficio che viene contestato alla sindaca è una grana giudiziaria, come è ovvio, ma anche una grave questione politica che pregiudica l' equilibrio su cui si regge la Raggi. La maledizione dello stadio interviene proprio quando le acque sembravano essersi calmate un po', anche se Marcello De Vito è ancora agli arresti, e invece la procura che aveva chiesto l' archiviazione per questa vicenda della variante in consiglio comunale si è vista dire di no dal gip, e dunque nessuna archiviazione, altre indagini, nuovo scombussolamento in quadro già a dir poco movimentato.

RAGGI - ACCORDO SULLO STADIORAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Il problema è dentro i 5 stelle e lo è dall' inizio di questa vicenda. Quando scoppia il caso Parnasi, e il giudice arrestandolo aveva detto che egli forzava le procedure per lo stadio tramite l' avvocato Lanzalone, una parte dei 5 stelle disse alla Raggi: adeso fermiamoci con il progetto di Tor di Valle, perchè bisogna chiarire, rivedere, ripensare. Ma niente, la sindaca che sullo stadio della Roma ha cercato di giocare la partita della sua popolarità e del difficilissimo tentativo di riscatto, è voluta andare avanti lo stesso. E a denunciarla per la vicenda della variante, dando il via all' inchiesta, è stato un esposto presentato dall' architetto ex cinque stelle Francesco Sanvitto.

RAGGI - ACCORDO SULLO STADIO .itRAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Basti questo per farsi un' idea di quanto all' interno di quel mondo e di quegli assetti capitolini il caso stadio sia divisivo e fonte di contrasti tra il mondo della Raggi e la Raggi. Ci sono due municipi di Roma in cui i 5 stelle non favorevoli allo stadio remano contro il progetto e creano debolezza ulteriore nella debolezza della sindaca. E la valutazione del progetto stadio non è stata affidata infatti, come avrebbe dovuto essere, alla Commissione urbanistica dei due municipi competenti, il IX e il XI, che si erano espressi in maniera negativa, ma delegata dall' assessore della giunta capitolina alla sola commissione Sport dell' Eur. Da qui, secondo l' esposto di Sanvitto l' irregolarità per accelerare i tempi e per favorire ancora una volta Parnasi.

L' INTRECCIO

E così le difficoltà di gestione politica da parte della Raggi, in un contesto del genere, non possono che aumentare. Cresce la fronda M5S insomma contro l' opera di Tor di Valle.
RAGGI - ACCORDO SULLO STADIO DRAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Dall' azienda dei rifiuti - lo scandalo delle intercettazioni sull' Ama tra la sindaca e il numero uno della partecipata è ancora incandescente -ai piani urbanistici, le azioni della magistratura s' intrecciano intorno alla sindaca con le denunce degli ex grillini e con parte della sua maggioranza che sullo stadio proprio non vuole seguirla e i cui dubbi sono destinati a pesare sul destino complessivo di questa stagione politica ormai sempre più declinante.


IL GIP: VIOLAZIONI DI LEGGE SULLE VARIANTI DEI LAVORI
Valentina Errante e Adelaide Pierucci per ''Il Messaggero''


stadio romaSTADIO ROMA
Non c' è pace per Virginia Raggi. Dopo l' arresto di Marcello De Vito e le polemiche sul caso Ama, è il gip Costantino De Robbio a respingere la richiesta di archiviazione di un fascicolo sulla variante per lo stadio di Tor di Valle e restituire alla prima cittadina lo status di indagata per abuso d' ufficio. Il giudice ravvisa «un' evidente violazione di legge» nel mancato esame da parte del consiglio comunale, del verbale della Conferenza dei servizi che, a dicembre 2017, approvava il progetto, prevedendo una serie di prescrizioni per la società incaricata.

BEPPE GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER LO STADIO DELLA ROMABEPPE GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER LO STADIO DELLA ROMA
Per il gip, che dà alla procura due mesi di tempo per le nuove indagini sull' eventuale dolo di Virginia Raggi, occorre approfondire la sussistenza e le eventuali ragioni della violazione che potrebbero «superare le argomentazioni del magistrato inquirente in tema di dolo intenzionale». Il pm, nella richiesta di archiviazione, aveva infatti sostenuto che non ci fosse volontà, da parte della sindaca di violare la legge. E adesso De Robbio indica alla procura quali passi compiere per fare luce su una circostanza tutt' altro che definita, citando anche i testimoni che dovranno essere ascoltati nelle prossime settimane.

LA VICENDA
stadio olimpico romaSTADIO OLIMPICO ROMA
Era stato Francesco Sanvitto, urbanista e Cinquestelle epurato, a presentare l' esposto che la procura aveva deciso di archiviare. L' esponente dell' associazione Tavolo della libera urbanistica, affermava che «il verbale della Conferenza dei Servizi non solo non è stato sottoposto alla prima seduta utile, ma non è stato mai sottoposto al Consiglio Comunale». In particolare, la pubblicazione sarebbe dovuta intervenire dopo che la variante «fosse stata eventualmente approvata dal Consiglio Comunale». Sanvitto si è opposto alla richiesta della procura e ha ben argomentato, visto che De Robbio «non accoglie la richiesta di archiviazione per Virginia Raggi e dispone nuove indagini».

stadio della romaSTADIO DELLA ROMA
ALTRE INDAGINI Nell' ordinanza, De Robbio indica anche quali accertamenti dovranno essere fatti dalla procura. Innanzi tutto la convocazione dei testi: il presidente della commissione urbanistica del IX municipio, Paolo Mancuso, e il consigliere municipale Paolo Barros, che dovranno chiarire perché non sia stato acquisito il parere della commissione urbanistica sull' iter di approvazione della delibera su Tor di Valle. Quindi il pm dovrà approfondire «la sussistenza e le eventuali ragioni della evidente violazione di legge nel mancato coinvolgimento nel procedimento amministrativo del Consiglio comunale».

Fonte: qui

''ROMA È IN MANO A UNA LOBBY OPACA''. 
E LEI LA CONOSCE BENE. PINUCCIA MONTANARI, UNA DEGLI ASSESSORI CHE HA RESISTITO PIÙ CON LA RAGGI, SI TOGLIE QUALCHE SASSOLINO DALLE SCARPE: ''LA SINDACA VOLEVA FAR FALLIRE L'AMA COSÌ DA PRIVATIZZARLA''. 
''LA DIRIGENTE DEL MIO ASSESSORATO SI È DIMESSA PER DISPERAZIONE''
Giuseppe Salvaggiulo per ''La Stampa''

Roma in mano a una lobby opaca, che indirizza la sindaca Raggi. Grillo impotente. I dissidi interni. Le filiere di potere. Pinuccia Montanari racconta la sua verità. Chiamata a Roma a fine 2016, se ne è andata l' 8 febbraio, dopo che la giunta Raggi ha bocciato il bilancio di Ama, l' azienda comunale dei rifiuti, e poco prima del licenziamento del presidente, Lorenzo Bagnacani, che ha depositato gli esposti e gli audio della sindaca su cui indaga la Procura.
lorenzo bagnacani pinuccia montanariLORENZO BAGNACANI PINUCCIA MONTANARI

Che effetto le ha fatto ascoltarli?
«In pubblico la Raggi ci sosteneva. In privato, come dimostrano gli audio, mostrava un' altra faccia».

Bagnacani parla di pressioni. Le ha subite anche lei?
«Su di me non potevano esercitarle. Ma ho assistito a quelle di Franco Giampaoletti, direttore generale del Comune, su Rosalba Matassa, ottima dirigente del mio assessorato, perché cambiasse il suo parere positivo al bilancio di Ama».

La dirigente come reagì?
«Era disperata. Alla fine si è dimessa. Il suo successore ha poi fatto quello che Giampaoletti voleva».

La Raggi obietta: anche il collegio sindacale di Ama aveva dato parere negativo.
«Un' informazione inesatta. In un primo momento aveva dato parere favorevole. Ma a distanza di mesi, e nonostante fosse decaduto secondo pareri giuridici indipendenti e autorevoli, lo stesso collegio ha ribaltato il parere. Una vicenda non solo sorprendente e rarissima, ma anche inquietante».

In che senso?
pinuccia montanari virginia raggi lorenzo bagnacaniPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI LORENZO BAGNACANI
«Durante la giunta dell' 8 febbraio chiesi a Giampaoletti se era vero che quel parere era stato cambiato dopo che lui aveva preso un caffè col presidente del collegio sindacale, Marco Lonardo. Lui confermò. E qui mi fermo, perché c' è un' inchiesta penale in corso».

Che altro successe in quella giunta, l' ultima per lei?
«Giampaoletti mi mostrò per la prima volta la delibera che bocciava il bilancio dell' Ama: "Assessore, c' è da firmare". Una scorrettezza assoluta».

E gli altri assessori?
«Margherita Gatta condivideva le mie perplessità. Ma votò a favore dopo che Marcello De Vito (allora presidente dell' Assemblea capitolina, poi arrestato per corruzione, ndr), le si avvicnò sussurrandole qualcosa all' orecchio».

Fu stupita?
«Solo in parte. Negli ultimi mesi tra Raggi e De Vito c' era totale sintonia».

Poi cosa successe?
«Io votai contro e mi dimisi. Grillo, che avevo informato perché era stato lui a chiedermi di fare l' assessore a Roma nel 2016, mi disse che sulla mia rimozione erano irremovibili e lui non poteva essere d' aiuto».

Sa se Grillo ne ha parlato con la Raggi?
«Certo, l' ha anche tacciata di ingratitudine nei miei confronti. Poi mi ha detto che avevo fatto bene ad andarmene».
pinuccia montanari virginia raggiPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI

Per la sua esperienza, che ruolo ha Grillo nel M5S?
«Ne custodisce i valori, ma non può far nulla. Ha scarsa voce in capitolo, almeno su Roma».

Nei mesi precedenti aveva provato a parlare con la Raggi?
«Era totalmente inaccessibile, schermata dai suoi collaboratori».

Come comunicavate?
«Con il sistema delle chat. Un meccanismo terrificante che, all' occorrenza, serve a colpire implacabilmente le persone che dissentono, per delegittimarle».

Chi è Giampaoletti, con cui lei si era scontrata in Campidoglio?
«Direttore generale del Comune e più stretto collaboratore della sindaca. Come Lemmetti, portato a Roma dall' avvocato Luca Lanzalone, che nel suo ufficio lasciava la valigia ogni volta che passava da Roma».

A Genova vi eravate incrociati?
«Con Giampaoletti no. Con Lanzalone una volta. L' aveva chiamato il segretario generale del Comune per una consulenza sull' azienda trasporti».

Chi era il segretario generale?
«Mariangela Danzì, attuale capolista del M5S alle Europee nel Nord-Ovest. Altro personaggio importante. Molto amica di Pietro Paolo Mileti, segretario generale del Campidoglio, a sua volta legatissimo a Giampaoletti. Stessa, unica filiera».

Ovvero?
FRANCO GIAMPAOLETTI 1FRANCO GIAMPAOLETTI 
«Lanzalone, Lemmetti, Giampaoletti. Gli ultimi due hanno brindato alla buvette del Campidoglio la sera delle mie dimissioni».

Lanzalone l' ha poi ritrovato a Roma?
«Ce lo presentarono Bonafede e Fraccaro come un giurista a nostra disposizione».

Il suo ruolo nasce dal rapporto con Grillo?
«Non mi risulta. Ho ragione di credere che nasca a Milano, non a Genova».

Che idea si è fatta del licenziamento di Bagnacani?
«Vergognoso, come il mio isolamento. Cacciati perché portavamo avanti i valori del M5S».

Chi prende le decisioni in Campidoglio: la sindaca?
«No. Mi sono fatta l' impressione che a comandare sia una lobby opaca. Lei non conta più molto, a quanto vedo. Pare eseguire le direttive delle persone che la circondano».

Ama è un' azienda decotta?
gianni lemmetti e compagna (3)GIANNI LEMMETTI E COMPAGNA
«Sciocchezze. È solida e ricca. Dal punto di vista industriale può essere una macchina da guerra. Ma Lemmetti e Giampaoletti avevano altre mire».

Quali?
«Non lo so. Ma certo fa gola un business miliardario garantito per i prossimi 15 anni».

E quindi?
«Se paralizzata e sabotata, Ama può essere poi essere spolpata».

La Raggi dice: Roma era nella merda, per questo ho cacciato Bagnacani.
«Sciocchezze. Tutto quello che abbiamo fatto, con fatica, è stato condiviso con lei. E poi per strada la merda, per usare il suo linguaggio, c' è anche ora che lei si è liberata di noi.
Ma non se ne parla più».

Roma è un capitolo chiuso?
«Scriverò un libro. Titolo: Assesso' nun se po fa'».


"LA SINDACA VOLEVA IL BILANCIO IN ROSSO PER PRIVATIZZARE"
Lorenzo D'Albergo per ''la Repubblica''


Pinuccia Montanari è l' ex assessora all' Ambiente della giunta Raggi. Amica di Beppe Grillo, di Reggio Emilia come l' ex presidente di Ama Lorenzo Bagnacani, non ha dubbi: «Perché dannarsi per chiudere in rosso il bilancio dell' azienda? Perché dopo due rendiconti in rosso una società che vale 7 miliardi e che ha un affidamento per i prossimi 15 anni, dove la garanzia sono i soldi dei cittadini, può essere privatizzata. Ci ho provato in tutti i modi a farli ragionare, per il bene del Movimento.

GIANNI LEMMETTIGIANNI LEMMETTI
Ma la sindaca ha scelto un' altra strada». Uscita dal Campidoglio lo scorso 8 febbraio, alla bocciatura del rendiconto 2017 della municipalizzata, Montanari prefigura il futuro di un' Ama data in pasto ai privati: «Prenderebbero soltanto la parte in cui si fanno lauti guadagni, lasciando al pubblico il resto». Il business dei rifiuti da una parte, lo spazzamento e il decoro dall' altra.

Dottoressa Montanari, ma qualcuno le ha mai detto che il piano era questo?
«No, in caso il contrario. Ma qui parlano i fatti, non le intenzioni. E questo blocco su Ama non aveva senso per chi voleva il bene della capitale».

Deve pensarla così anche Grillo. Si è schierato dalla sua parte.
«Beppe, a livello nazionale, è l' unico che ha capito la situazione. Mi ha anche scritto che in Comune erano irremovibili e che avevo fatto bene ad andarmene. L' unico che conserva i valori 5S è lui. Ma non può far nulla».
E a Roma? I consiglieri difendono la sindaca.
luca lanzaloneLUCA LANZALONE
«Molti di loro hanno espresso vicinanza alle mie posizioni. Ma non tutti si sentono di fare gli eroi. Peccato, la politica ha tempi brevi e l' etica dovrebbe prevalere».

Era presente alle riunioni finite nelle registrazioni pubblicate dall' Espresso?
«Sì, a un incontro».

E che effetto le fa risentire quegli scambi?
«Risentendoli ho pensato che la politica deve avere il massimo rispetto per l' autonomia dei manager. Ieri sera, in tv, ho sentito la sindaca dire che poteva fare quello che voleva su Ama in quanto partecipata al 100%. È la stessa teoria di Lemmetti (Gianni, assessore al Bilancio, ndr). Ma il controllo sulle partecipate è altro».

Lo dicono anche i pareri che Ama ha richiesto a diversi legali Però, poi, il cda è stato comunque allontanato. Quale passaggio le resta più oscuro?
«Il collegio sindacale ha cambiato opinione dopo un caffè con Giampaoletti (Franco, il dg del Comune finito sotto inchiesta per tentata concussione proprio sul caso Ama, ndr). È terribile quello che c' è scritto sull' articolo dell' Espresso. Se fosse vero che il presidente del collegio sindacale ha avuto qualcosa in cambio della modifica del parere, sarebbe gravissimo. Equivarrebbe a falsificare un parere sul bilancio, cambiandolo, per un vantaggio ».

Cosa le diceva Bagnacani in quelle ore?
«Che lui era corretto. E su questo non ho dubbi. Se si deve cambiare un bilancio, occorre farlo solo sulla base di idonea documentazione, che non c' era».
E ora?
«Penso che faranno molta fatica a far digerire quel bilancio in giunta, rischiano di approvare un falso. Io li ho avvertiti».

lorenzo bagnacani 4LORENZO BAGNACANI
Se potesse tornasse indietro?
Cosa direbbe alla sindaca?
«Le suggerirei di esaminare tutti i pareri per farmi un' idea. Ma la sindaca ha scelto la via di Lemmetti e Giampaoletti. Per ora le ha portato lo stallo sul porta a porta, un' azienda senza cda e bilancio. Assistiamo alla lenta agonia di Ama e della città. Noi avevamo iniziato un cambiamento, ma qualcuno lo ha bloccato. A Reggio Emilia, dove il porta a porta è partito nel 2006, oggi la differenziata è all' 80%. Roma avrebbe potuto fare lo stesso. La sindaca non è stata lungimirante».

Ora, però, si difende.
«Stanno dicendo tante fesserie. La storia dei bonus ai dirigenti è falsa. E poi sono passati due mesi e il bilancio desiderato da sindaca, Lemmetti e Giampaoletti non è stato ancora approvato. Perché se il problema era Bagnacani?».

Fonte: qui

sabato 14 maggio 2016

DEUTSCHE BANK: LA TRUFFA CON L’ITALIA INTORNO!

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Partiamo da qui dalla notizia secondo la quale…

Deutsche Bank sotto indagine a Trani

(…)  Sotto accusa la vendita massiccia da parte della banca tedesca, per circa 7 miliardi di euro, di titoli di Stato italiani, avvenuta nei primi mesi del 2011. (…)

Secondo l’accusa l’ex management del gruppo mentre comunicava ai mercati finanziari, in 3 pubblicazioni tra febbraio e marzo 2011, la sostenibilità del debito sovrano dell’Italia, avrebbe nascosto agli stessi e al Mef la reale intenzione di ridurre drasticamente, e nel brevissimo termine, nel primo semestre 2011, il possesso di titoli del debito italiano in portafoglio che, a fine 2010, ammontavano a 8 miliardi. La vendita massiccia poi avvenne per oltre 7 miliardi e sarebbe stata fatta ‘over the counter’, senza cioè che fosse divulgata al mercato finanziario regolamentato e giustificata –sempre secondo la procura tranese – “falsamente” a posteriori (nell’informativa periodica del giugno 2011) con la necessità di ridurre la sovraesposizione del gruppo al rischio sovrano dell’Italia, a seguito dell’acquisizione di Postbank di fine 2010. Tutto questo, ancora secondo Ruggiero, avrebbe alterato il valore di mercato dei titoli italiani perché fatta violando la normativa in vigore.
Nello stesso periodo, Db acquistò circa 1,4 miliardi di Credit Default Swap (Cds) di copertura sull’esposizione al rischio Italia, acquisto non comunicato –secondo Ruggiero – né ai mercati finanziari né al Mef. Quindi, è il ragionamento accusatorio, Db autorizzando la vendita dei titoli di Stato italiani, acquistando contestualmente Cds e comunicando allo stesso tempo ai mercati finanziari la sostenibilità del debito pubblico italiano, ha compiuto condotte manipolative del mercato di tipo informativo-operativo, condotte idonee ad alterare la regolare formazione del prezzo di mercato dei titoli di Stato italiani sia nel primo semestre 2011 (quando il mercato ignorava le dismissioni di titoli), sia successivamente alla pubblicazione periodica del giugno 2011.
Sino a qui nulla di nuovo, i lettori di Icebergfinanza da quel lontano 2011, conoscono cosa in realtà avvenne in quei mesi. Alla fine proveremo a spiegare per quale motivo non crediamo affatto alle tesi di Deutsche Bank.
A differenza di molti che in quei mesi si divertivano ad alimentare il panico noi, sui media locali e in un’intervista al TG3 noi suggerivamo che «L’errore è il panico»

«Ma l’Italia non può fallire»

Lasciamo da parte la parola complotto che serve solo agli amici di Brunetta una macchietta,  che quotidianamente si da da fare per difendere un uomo che nei momenti peggiori dell’attacco speculativo al nostro Paese andava in giro a dire che autostrade, ristoranti e aereporti d’Italia erano strapieni e soprattutto che in fondo la speculazione era una moda passeggera.
Poi noi tutti sappiamo che nel frattempo è uscita anche la notizia …

FU DAVVERO BLACKROCK A ISPIRARE IL CAMBIO DI SCENA DEL 2011 IN ITALIA?

Parliamo di cose serie!
Come abbiamo evidenziato nel titolo, si tratta di truffa e manipolazione con tutta l’Italia intorno. Si lo so in giro per la rete, su alcune testate e in alcune trasmissioni da sottofondo, i vari Giannino, Seminerio e compagnia bella si sono dati da fare nell’ironizzare sull’inchiesta della procura di Trani, tirando in ballo il leggendario “gomblotto” la materia prima su cui campano per cancellare le realtà, avvero la manipolazione dei mercati.
Funziona più o meno così. Lasci che qualche idiota tiri fuori le tesi complottiste poi indipendentemente dalla realtà ci giochi sopra con l’ironia e fai credere a tutti che si tratti di leggende metropolitane sviando dalla realtà.
Non ho potuto trattenere una sonora risata in seguito alla notizia, che secondo Seminerio, le banche hanno i “chinese wall” ovvero che la mano destra non sa quello che fa la sinistra…
Dunque: se ci si riferisce al fatto che il dipartimento di ricerca di DB scriveva che il debito italiano era sostenibile, a loro giudizio, mentre successivamente la proprietà della banca ha venduto Btp italiani, servirebbe sapere che di solito le banche hanno dei chinese wall, dove la mano destra non sa quello che fa la sinistra. Se non credete a questo (e potreste anche far bene), riteniamo utile informarvi che un investitore ha piena facoltà di liberarsi di titoli che giudica a rischio di perdite o di coprire quel rischio come meglio ritiene, quindi anche con credit default swap. Dire che un debito pubblico è sostenibile non vuol dire che quel debito debba essere tenuto in posizione sinché morte non ci separi, oltre livelli di concentrazione la cui determinazione spetta solo e soltanto all’investitore. E peraltro non ci risulta che l’esposizione di Deutsche Bank al rischio sovrano italiano sia mai stata negativa, cioè che avessero una posizione netta corta, puntando sul nostro dissesto. Hanno solo ridotto significativamente l’esposizione, anche in conseguenza dei segnali forniti dai modelli di controllo del rischio: cresce la volatilità? Riduco l’entità delle posizioni.Delitto di lesa sovranità

Elementare Watson! Chiunque sano di mente in mezzo a quell’inferno, ma non solo nel primo trimestre del 2011, ma ben prima nel 2010, avrebbe allegerito le posizioni sul debito pubblico periferico, peccato che è alquanto anacronistico fare simili riferimenti quando di parla di banche come Deutsche Bank o d’affari in genere, quotidianamente indagate o condannate per truffe e manipolazioni.

Ma davvero vogliamo credere che la mano destra non sa quello che fa la sinistra? Certo. Seminerio premette che se non credete a questo ( e potreste anche far bene ) ma una simile premessa, soprattutto per una banca come Deutsche Bank è ridicola.
Se volete saperne di più…

DEUTSCHE BANK: UNA MANIPOLAZIONE TIRA L’ALTRA

DEUTSCHE BANK: LA TRUFFA CON LA BANCA INTORNO

Ma lasciamo perdere il gossip finanziario e proviamo a vedere per quale motivo è irrealistico pensare che Deustche Bank abbia solo ridotto significativamente l’esposizione,  in conseguenza dei segnali forniti dai modelli di controllo del rischio.
Qualcuno si ricorda cosa avvenne nell’estate del 2010 in Grecia?
Si scatenò in panico in tutta Europa a seguito della notizia che la Grecia aveva truccato i conti. Guarda caso, per metterci una pezza, nell’autunno l’EBA,European Banking Authority un’autorità “indipendente” che opera per  assicurare la stabilità finanziaria nell’UE e garantire l’integrità, l’efficienza e il regolare funzionamento del settore bancario, decise di mettere in piedi i  primi stress test della recente crisi europea per verificare la solidità del sistema finanziario europeo di fronte ai rischio di un contagio a tutta l’ Europa.

Stress testing 2010 – European Banking Authority

ImmagineIn sintesi si sono formulati degli scenari per verificare il grado di tenuta del sistema bancario europeo di fronte a una perdita di valore dei titoli di Stato europei, allora nessuno prevedeva un possibile fallimento della Grecia.
Qui sotto lo scenario estremo prospettato ovvero un taglio delle valutazioni di ogni singolo Paese.
Tralasciando la Grecia, come potete vedere lo scenario peggiore vedeva un taglio del valore dei bond del 12,8 % per l’Irlanda e del 14,1 % per il Portogallo, il 12 % per la Spagna e il 7,4 % per l’Italia nulla di trascendentale.
Il buon senso, che come amava ricordare il nostro Alessandro Manzoni, c’era ma spesso se ne sta nascosto per paura del senso comune avrebbe suggerito di liquidare le posizioni dei Paesi cosiddetti PIGS, ma il buon senso non conosce i modellini di rischio e spesso e volentieri non fa rima con la realtà.
Cosa hanno fatto i nostri eroi in Deutsche Bank tra la fine del 2010  e giugno del 2011?

Ma ovviamente hanno liquidato, visto l’importo, solo la posizione in titoli di Stato italiani, limitandosi come vedremo a spostare le virgole per gli altri Paesi PIGS ( acronimo di Portogallo Irlanda Grecia e Spagna )

ImmagineCliccare sulla foto per ingrandire
Per il momento ci fermiamo qui e vi lasciamo con alcune domande figlie del buon senso!
a) Per quale motivo Deutsche Bank nel primo trimestre del 2011 non ha azzerato la posizione GRECIA?
a) Per quale motivo Deutsche Bank addirittura ha aumentato l’esposizione al Portogallo che era sostanzialmente nulla e quella all’Irlanda?
Se provate a rispondermi con la dimensione dell’esposizione e quindi ricordandomi la cifra lasciate perdere, questo è argomento per i polli di Trilussa.
Fonte: Icebergfinanza


P.S. Cos'è Deutsche Bank:
Una banca che è molto spesso nel mirino e che, come dice giustamente il FMI, è sempre stata al centro di tutti scandali. Questo NON è sufficiente per mettere definitivamente luce su quanto sia marcia quella banca? E per lo più continua ad essere grande protagonista di leva finanziaria insostenibile.

Guardate quest slides ed in particolare la seconda. I risultati della gestione dei derivati possono influenzare in modo determinante non solo la redditività del gruppo ma anche la sostenibilità dei numeri di bilancio. Insomma, DB è un hedge fund e non una banca. Ma un hedge fund decisamente aggressivo, come potrebbe essere un “relative value” nella speranza che il “risk arbitrage” venga sempre gestito positivamente e che la situazione non scappi di mano.