9 dicembre forconi: abuso d'ufficio
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venerdì 10 maggio 2019

ORGOGLIOSO DI ESSERE LOMBARDO

Confesso che, quando ho visto che la procura si è ridotta a indagare il governatore della Lombardia Fontana per “abuso d’ufficio” ( che è cosa diversa dalle “tangenti”, titolo generale sotto cui Il Fatto mette l’intera vicenda) per aver  dato  al suo socio avvocato Marsico un incarico di membro esterno del Nucleo Valutazione Investimenti Pubblici,  da   11.500 euro l’anno –  l’ANNO! –  e 180 a seduta, mi sono sentito orgoglioso della mia Regione, e di essere lombardo.  Non l’ho mai particolarmente stimata,  il suo proliferare e strabordare in troppi edifici  oltre il grattacielo Pirelli, mi testimonia  di un deplorevole eccesso di personale.  So  che  questi politici sono generalmente dei mediocri.  Ma quando leggo che Fontana ha “imbucato” l’amico e avvocato per  compensarlo di non essere stato rieletto (quindi di non percepire più  oltre 11 mila lordi AL MESE (lordi 6.327 euro e rimborsi per 4.218 euro), con un posto da 11 e 500 mila l’ANNO, sono fiero del mio governatore.  Naturalmente la procura  oppone che quell’incarico non doveva essere dato discrezionalmente;  mi fa piacere che l’avvocato Marsico e socio di Fontana nello  studio legale, abbia risposto: “Sono un  buon avvocato e per questo ho ottenuto  l’incarico”.
E’  il governatore della Regione più ricca e produttiva d’Italia; quella che fa’ meno sprechi;    grande come uno Stato,  con un Pil di 370 miliardi annui,  e  che  ne  dà allo Stato 54 miliardi l’anno.  Non  ha diritto di spendere discrezionalmente  11 mila e 500 euro l’ANNO per tenersi vicino una persona di cui si fida.  Va bene, d’accordo:  ma io noto con sollievo che la magistratura deve attaccarsi a quella cifra risibile, posso aver fiducia del grigio, banale  insignificante  Fontana.
Naturalmente il giustizialismo orgasmico del Fatto Quotidiano e dei grillini sul web   puntano sull’altra  cosa, quella  per cui Fontana si considera parte offesa: perché   ha sorvolato e non accettato i consigli corruttivi  del Caianiello, condannato per concussione.  “Il Governatore #Fontana(#Lega Salvini Premier) discuteva composizione giunta #Lombardia con Caianiello #ForzaItalia pregiudicato (concussione 3 anni di carcere). E gli manifestava “sua stima“: “Hai visto che tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti“. 
Nel mondo dell’ideale  forcaiolo, questa  frase già sarebbe una prova a carico valida per la condanna definitiva. Non vogliono vedere che è una frase evasiva a una persona del partito alleato,  che gestisce i pacchetti di voti di FI, e che si conoscono da trent’anni.
Avete in mente concretamente che significa far politica  locale?

Un lettore  stila un programma immaginario da fondamentalismo grillino  “secondo me dovrebbe fare in modo che i partiti si decidano a candidare solo persone che hanno passato un attentissimo screening e delle indagini preventive anche abbastanza invasive (che includano anche i titoli di studio per evitare imbarazzanti casi tipo FiD, i precedenti penali anche remoti, le proprietà e gli affari della famiglia, financo la condotta nella vita privata, ecc.)”.
Ma questo, caro ragazzo, è un proposito di dittatura.  Nemmeno reale, ma ideologica, da Guardie Rosse di Mao.  Nella democrazia – sistema imperfetto  – gente imperfetta  liberamente si candida, sgomita, concorre per un posto di potere. E chi si candida per posti di potere? Chi ha piacere ad esercitarlo, a mettere insieme interessi e forze diverse – e conosce un sacco di persone di ogni tipo, tutte attratte dal potere perché sperano di ricavarne un vantaggio. Sennò perché lo avvicinerebbero, finanzierebbero i partiti e i candidati?  Per il grillino-tipo, chi cerca vantaggi dalla politica è un criminale. Invece ha ragione Borghi: “Non puoi dire che una cosa che avvantaggia una categoria o un privato per forza danneggia il pubblico”.  Anzi il buono e grande politico, lo statista, è quello che convince tante persone, categorie, sindacati,  che la proposta  che lui avanza “conviene” anche a  loro.  Una categoria e un sindacato agisce “bene” in democrazia quando dimostra alle altre categorie, ceti e sindacati,  che quello che alla sua categoria è vantaggioso, avvantaggia anche le altre – o il maggior numero di esse, o ancor meglio, la collettività intera . Ovviamente ci sono persone e categorie che guardano solo ai loro interessi e li perseguono (potendo) disonestamente, collusivamente, oppure con prepotenza:  ciò è  imperfetto  e sgradevole, perché gli uomini sono imperfetti e per di più bassamente, ottusamente egoisti.

La dittatura degli Incorruttibili

Ma non si può impedire a priori. Perché impedendo a priori, con screening invasivi,  ai “cattivi” di  fare politica,  si vuol ottenere la “repubblica dei Buoni”, degli Incorruttibili: la peggiore delle dittature, quella di Robespierre, l’Incorruttibile. La repubblica del Terrore.
«Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove»,  assevera Davigo.
Travaglio addirittura allarga la retata: “Gli incensurati in Italia sono dei ladri non ancora scoperti”.
Asserzione offensiva per tutti  quelli che sgobbano onestamente, ma peggio.
Qualunque altra dittatura, fascismo, è meglio di quella degli Incorruttibili.  Il fascismo è umano, nel senso che il duce ci mette la faccia, e  può essere incolpato; può essere anche convinto, ammansito,  essere occasionalmente  generoso e clemente. L’Incorruttibile non deflette perché agisce in base a “Ideali principi” impersonali  che lui crede morali. 
Lo capì benissimo il grande, tonante leonino Mirabeau quando   riconobbe dai primi discorsi di Robespierre, pieni di moralità intransigente,  lo sciacallo: “Giovanotto”  gli disse, “non prendiamo l’esaltazione dei princìpi  per il sublime dei principi”.  E dei giacobini che stavano per imporre alla realtà sociale le formule illuminate e perfette nelle loro teste: “Non ho mai adottato né il  loro sentimentalismo, né  la loro metafisica, né  i loro crimini inutili”.
Che vuol dire? Che se la Democrazia è il governo della società da parte della società, l’imperfezione e la discutibilità le sono connaturate, perché  la società non è fatta di angeli del cielo,  ma di uomini, tutti, di dubbia moralità, e di non eccelse aspirazioni. Anche una dose di clientelismo diventa inevitabile, nell’autogoverno della società dalla società.  Anche continuare a frequentare il forzista  con una condanna per concussione,  che gestisce pacchetti di voti, e che conosci da trent’anni quando eri sindaco a Varese.
La vostra limpida coscienza si rivolta, grillini! Volete le dimissioni di Siri perché   favoriva un reuccio delle pale eoliche che ha un socio occulto che sarebbe  il referente di un capo mafioso…Ancora una volta, do ragione a Borghi:  “Per la teoria dei 6 gradi di separazione (https://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione ) … tu conosci sicuramente qualcuno che conosce un altro che conosce Riina. Io non ho idea della fedina penale di chi incontro, figurati se posso averla sui suoi “soci”.
Il grillismo vuole che il politico “onesto” chieda la fedina penale delle persone che incontra, e lo metta alla porta se  è sporca.  E’ un ideale astratto ed una  idiozia nella vita concreta – dove chiunque di noi affronta tanti rischi, fra cui quello di fidarsi di un mascalzone.  Sono i rischi della vita nell’aldiquà. Evitare i mascalzoni? Chiudetevi in convento (che poi…).  Abolire i mascalzoni? Vaste programme. Da ghigliottina.
La soluzione di Travaglio e del suo Procuratore di riferimento è: mettere la realtà sotto la tutela permanente dei giudici d’accusa.
Siamo sicuri che i giudici siano governati da alta moralità ed ideali superiori? Io no. Anzi sono sicuro del contrario: una categoria che si è accaparrata tanto potere insindacabile,  così apertamente di parte da mostrare che per avere “potere” rinuncia senza esitare alla  “autorità”, che rifiuta  ogni critica e la punisce con la forza delle sue sentenze, che nessun  altro  potere controlla, si è data molta  libertà di malfare, di essere irresponsabile (tanto non paga le conseguenze), insomma di abusare del potere  indebito. Magari trascurando i Casamonica per braccare Siri o Salvini. O Fontana, per la frase: “Hai visto che i tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti”.
Dico: loro hanno beccato frasi del genere grazie a ore, messi, giorni e notti di intercettazioni di centinaia di conversazioni  e  ascolti ambientali, con schiere di agenti che sbobinano le registrazioni. Se potessimo “noi” intercettare le  conversazioni dei procuratori, volete che non dicano mai farsi simili, degne di sospetto, quando parlano fra loro?
Un paio di lettori meritando una risposta:
Uno: “  Mi fanno ridere quelli che dicono che il nord finanzia il sud. Intanto il nord è pieno di boss e di mafiosi di ogni genere che ormai da decenni si sono trasferiti stabilmente e praticano li la loro bella attività criminale organizzata..
Un altro: “A me sembra che Blondet cerchi un appiglio per non ammettere che il “buon governo” della Lombardia era incancrenito da corruzione ed infiltrazioni mafiose come una Calabria qualsiasi”.

No, caro, il Nord finanzia il Sud, è un fatto oggettivo. Negarlo significa essere meschini, falsi e senza spirito civico, perché almeno bisognerebbe riconoscere che ci sono cittadini che stanno lavorando e contribuendo al  bene comune.  Il telefonino che avete in tasca, il computer su cui scrivete,  metà del grano che mangiate – ed ogni singolo litro di benzina che mettete nel serbatoio – ve lo hanno comprato gli italiani esportatori che – esportando – hanno guadagnato la valuta estera (euro compreso)  con cui si comprano le merci e le materie prime che voi non producete.

Imprenditori e “prenditori”: la differenza

Quanto alla “Lombardia è  infiltrata come  una  Calabria qualsiasi” non solo è una calunnia  ingiusta e   sanguinosa,  che rivela uno spirito  meschino, malvagio  e  nichilista. E’  anche una manifestazione di ignoranza proveniente da un livello  arretrato di  civiltà  economica e industriale: la “cultura”  dei padroncini, dei palazzinari, dei papà di Di Maio e Di Battista  che pagano in nero, le cui attività economiche  non possono che dipendere dall’attaccarsi a qualche lavoro pubblico,  da cui la calunniosa espressione di Di Maio che chiama gli imprenditori “prenditori”.  Quando diffamate la Lombardia, state  sputando su una realtà  di cui non sapete e non capite nulla, perché non siete al livello di cultura industriale che vi servirebbe. Per esempio,  pochi giorni fa il Gruppo Arvedi di Cremona  (acciai)  s’è aggiudicato una commessa da un miliardo vendendo in Usa (alla US Steel Corporation) un impianto per la produzione di laminati d’acciaio ultrasottili per auto ed elettrodomestici, ottenuto con un processo rivoluzionario  –  dalla colata alla laminata “in continuo” –  secondo una tecnologia rivoluzionaria  inventata in casa, la tecnologia Arvedi ESP (Endless Strip Production) con un risparmio  decisivo di materiale ed energia.  E tutto chiavi in mano: ingegneria, impiantistica, hardware e software per il controllo automatizzato.  Anche il presidente Trump ha parlato del progetto con lode e meraviglia.

Giovanni Arvedi (a sin.)  colla giubba da operaio tra i suoi lavoratori nella fabbrica di Cremona,a festeggiare.

E non c’è solo Arvedi. Andate per curiosità a vedere cosa significa “Ucimu”, http://www.ucimu.it/home/
e vedrete che il Nord – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna ( meno il Piemonte)  è  ai primi posti mondiali per l robotica industriale, le  macchine utensili intelligenti.  Le cui industrie non hanno  bisogno di lavori pubblici, esportano da sé e portano qui le decine di miliardi che guadagnano con l’export – anche per tutti voi. E vi pagano telefonino e benzina, pure.
E voi immaginate che la Lombardia sia “incancrenita dalla corruzione” piena “di boss mafiosi”.   Insomma non riuscite nemmeno a immaginare che in Italia esitano regioni migliori delle vostre. Odio e invidia che non fanno onore e vi lasciano nell’arretratezza dove  non esistono imprenditori ma “prenditori”.
Ma voi  avete meno colpe di Marco Travaglio. Che in questi giorni  scrive pezzi con la bava alla bocca, in cui si capisce che gode sconciamente, pornograficamente, delle manette.
Il centrodestra rinasce a San Vittore!  – Le due retate: ce n’è per tutti!  – Lombardia: 95  indagati!
Si prova ripugnanza e imbarazzo,  dove vedere un  uomo che eiacula  per un turpe piacere che si procura immaginando  la nuova Tangentopoli:   “il vero cancro che si mangia l’Italia  e ne blocca  la crescita non sono gli immigrati, non  cantieri bloccati”, sbava  ma una classe politica e imprenditoriale corrotta alle radici”, scrive, in evidente delirio da voluttà.
“Nulla è cambiato rispetto a 30 anni fa….Anche a Milano i tangentisti  non cambiano mai … stesse prassi, stesse facce, stessi ristoranti… Manca solo Formigoni, momentaneamente impedito dalle sbarre.  Al suo posto c’è il governatore leghista Fontana, per ora non indagato, ma parte lesa  di una istigazione alla corruzione  a sua insaputa…”.
Nella sua orgasmica erezione, sputa sul povero Formigoni  che è in prigione.  Una bassezza speciale, perché il precedente presidente, sta pagando, docilmente, la condanna, a 72 anni.  Paga per il sistema CL di occupazione della Regione più ricca d’Italia, con la migliore sanità  e il ricco ente fiera attorno a cui, certo, girano milioni.

Le Regioni: perché nacquero corrotte

Ci sarebbe molto da dire sulle Regioni:   io me lo ricordo,  quando furono  create senza che se ne sentisse necessità, per ordine internazionale (a volerle fu Ugo la Malfa,  massonico capo del microscopico partito Repubblicano, referente degli USA e perciò da associare obbligatoriamente a tutti i governi DC) nell’ambito del progetto  generale e di smantellamento degli stati nazionali e “regionalizzazione” dell’Europa  Unita. Per neutralizzare la potenza dirompente che esse avrebbero esercitato sulla unità nazionale, Giulio Andreotti pensò bene di ingolfare le Regioni con la gestione della sanità pubblica: ingombrante compito e grassa mammella  clientelare  che – pensava –    le avrebbe distratte dal coltivare impulsi separatisti. E’ per questo che il servizio sanitario “nazionale” è in realtà un servizio “regionale” di qualità molto diversa a violazione dell’uguaglianza dei cittadini.  La concretezza della realtà: per salvaguardare l’unità nazionale (sempre pericolante),  il divo Giulio  pose scientemente  le basi della corruzione, tangenti e business sanitario-ospedaliero. Le Regioni  sono state altrettanti buchi nel secchio della spesa pubblica,   ormai uno scolapasta da cui escono rivoli e fiumi.  In Lombardia, nonostante tutto,  non proprio fiumi.
E a 72 anni il  governatore Formigoni della Regione meglio amministrata d’Italia s’è costituito e ora è in carcere a scontare la pena: oltre cinque anni.
Travaglio gode a pensarlo “impedito dalle sbarre”. Resta la perplessità su altri governatori di Regioni  malissimo governate, che la Giustizia non  ha così accanitamente voluta in galera.
Io non posso dimenticare  che la Giustizia che  travolge e arresta in queste ore, è  quella  che ha decretato che  questo è stato un suicidio.

domenica 21 aprile 2019

LA RAGGI È DI NUOVO INDAGATA, STAVOLTA PER LA DENUNCIA DI UN EX GRILLINO!

A CAUSA DELLO STADIO DELLA ROMA A TOR DI VALLE, CHE HA GIÀ DECIMATO LA TRUPPA GRILLINA IN CAMPIDOGLIO: 

IL GIP RESPINGE LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE E RAVVISA ''UN' EVIDENTE VIOLAZIONE DI LEGGE'' NELLA PROCEDURA  PERCHE'...

RAGGI ORA È INDAGATA PER LO STADIO DOPO LA DENUNCIA DI UN EX GRILLINO
Mario Ajello per ''Il Messaggero''

Già le tenuta politica della giunta Raggi e della sua maggioranza era molto precaria. E ogni bufera, giudiziaria ma anche no che si abbatteva sul Campidoglio - quasi una al giorno - sfiancava una compagine già a corto di fiato oltre che di idee. E adesso, ecco un' altra tegola: Virginia Raggi indagata perché non ha fatto passare una variante in consiglio comunale. E il tema è sempre quello diventato maledetto per i 5Stelle romani, ma anche nazionali: lo stadio di Tor di Valle.

L' abuso d' ufficio che viene contestato alla sindaca è una grana giudiziaria, come è ovvio, ma anche una grave questione politica che pregiudica l' equilibrio su cui si regge la Raggi. La maledizione dello stadio interviene proprio quando le acque sembravano essersi calmate un po', anche se Marcello De Vito è ancora agli arresti, e invece la procura che aveva chiesto l' archiviazione per questa vicenda della variante in consiglio comunale si è vista dire di no dal gip, e dunque nessuna archiviazione, altre indagini, nuovo scombussolamento in quadro già a dir poco movimentato.

RAGGI - ACCORDO SULLO STADIORAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Il problema è dentro i 5 stelle e lo è dall' inizio di questa vicenda. Quando scoppia il caso Parnasi, e il giudice arrestandolo aveva detto che egli forzava le procedure per lo stadio tramite l' avvocato Lanzalone, una parte dei 5 stelle disse alla Raggi: adeso fermiamoci con il progetto di Tor di Valle, perchè bisogna chiarire, rivedere, ripensare. Ma niente, la sindaca che sullo stadio della Roma ha cercato di giocare la partita della sua popolarità e del difficilissimo tentativo di riscatto, è voluta andare avanti lo stesso. E a denunciarla per la vicenda della variante, dando il via all' inchiesta, è stato un esposto presentato dall' architetto ex cinque stelle Francesco Sanvitto.

RAGGI - ACCORDO SULLO STADIO .itRAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Basti questo per farsi un' idea di quanto all' interno di quel mondo e di quegli assetti capitolini il caso stadio sia divisivo e fonte di contrasti tra il mondo della Raggi e la Raggi. Ci sono due municipi di Roma in cui i 5 stelle non favorevoli allo stadio remano contro il progetto e creano debolezza ulteriore nella debolezza della sindaca. E la valutazione del progetto stadio non è stata affidata infatti, come avrebbe dovuto essere, alla Commissione urbanistica dei due municipi competenti, il IX e il XI, che si erano espressi in maniera negativa, ma delegata dall' assessore della giunta capitolina alla sola commissione Sport dell' Eur. Da qui, secondo l' esposto di Sanvitto l' irregolarità per accelerare i tempi e per favorire ancora una volta Parnasi.

L' INTRECCIO

E così le difficoltà di gestione politica da parte della Raggi, in un contesto del genere, non possono che aumentare. Cresce la fronda M5S insomma contro l' opera di Tor di Valle.
RAGGI - ACCORDO SULLO STADIO DRAGGI - ACCORDO SULLO STADIO
Dall' azienda dei rifiuti - lo scandalo delle intercettazioni sull' Ama tra la sindaca e il numero uno della partecipata è ancora incandescente -ai piani urbanistici, le azioni della magistratura s' intrecciano intorno alla sindaca con le denunce degli ex grillini e con parte della sua maggioranza che sullo stadio proprio non vuole seguirla e i cui dubbi sono destinati a pesare sul destino complessivo di questa stagione politica ormai sempre più declinante.


IL GIP: VIOLAZIONI DI LEGGE SULLE VARIANTI DEI LAVORI
Valentina Errante e Adelaide Pierucci per ''Il Messaggero''


stadio romaSTADIO ROMA
Non c' è pace per Virginia Raggi. Dopo l' arresto di Marcello De Vito e le polemiche sul caso Ama, è il gip Costantino De Robbio a respingere la richiesta di archiviazione di un fascicolo sulla variante per lo stadio di Tor di Valle e restituire alla prima cittadina lo status di indagata per abuso d' ufficio. Il giudice ravvisa «un' evidente violazione di legge» nel mancato esame da parte del consiglio comunale, del verbale della Conferenza dei servizi che, a dicembre 2017, approvava il progetto, prevedendo una serie di prescrizioni per la società incaricata.

BEPPE GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER LO STADIO DELLA ROMABEPPE GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER LO STADIO DELLA ROMA
Per il gip, che dà alla procura due mesi di tempo per le nuove indagini sull' eventuale dolo di Virginia Raggi, occorre approfondire la sussistenza e le eventuali ragioni della violazione che potrebbero «superare le argomentazioni del magistrato inquirente in tema di dolo intenzionale». Il pm, nella richiesta di archiviazione, aveva infatti sostenuto che non ci fosse volontà, da parte della sindaca di violare la legge. E adesso De Robbio indica alla procura quali passi compiere per fare luce su una circostanza tutt' altro che definita, citando anche i testimoni che dovranno essere ascoltati nelle prossime settimane.

LA VICENDA
stadio olimpico romaSTADIO OLIMPICO ROMA
Era stato Francesco Sanvitto, urbanista e Cinquestelle epurato, a presentare l' esposto che la procura aveva deciso di archiviare. L' esponente dell' associazione Tavolo della libera urbanistica, affermava che «il verbale della Conferenza dei Servizi non solo non è stato sottoposto alla prima seduta utile, ma non è stato mai sottoposto al Consiglio Comunale». In particolare, la pubblicazione sarebbe dovuta intervenire dopo che la variante «fosse stata eventualmente approvata dal Consiglio Comunale». Sanvitto si è opposto alla richiesta della procura e ha ben argomentato, visto che De Robbio «non accoglie la richiesta di archiviazione per Virginia Raggi e dispone nuove indagini».

stadio della romaSTADIO DELLA ROMA
ALTRE INDAGINI Nell' ordinanza, De Robbio indica anche quali accertamenti dovranno essere fatti dalla procura. Innanzi tutto la convocazione dei testi: il presidente della commissione urbanistica del IX municipio, Paolo Mancuso, e il consigliere municipale Paolo Barros, che dovranno chiarire perché non sia stato acquisito il parere della commissione urbanistica sull' iter di approvazione della delibera su Tor di Valle. Quindi il pm dovrà approfondire «la sussistenza e le eventuali ragioni della evidente violazione di legge nel mancato coinvolgimento nel procedimento amministrativo del Consiglio comunale».

Fonte: qui

''ROMA È IN MANO A UNA LOBBY OPACA''. 
E LEI LA CONOSCE BENE. PINUCCIA MONTANARI, UNA DEGLI ASSESSORI CHE HA RESISTITO PIÙ CON LA RAGGI, SI TOGLIE QUALCHE SASSOLINO DALLE SCARPE: ''LA SINDACA VOLEVA FAR FALLIRE L'AMA COSÌ DA PRIVATIZZARLA''. 
''LA DIRIGENTE DEL MIO ASSESSORATO SI È DIMESSA PER DISPERAZIONE''
Giuseppe Salvaggiulo per ''La Stampa''

Roma in mano a una lobby opaca, che indirizza la sindaca Raggi. Grillo impotente. I dissidi interni. Le filiere di potere. Pinuccia Montanari racconta la sua verità. Chiamata a Roma a fine 2016, se ne è andata l' 8 febbraio, dopo che la giunta Raggi ha bocciato il bilancio di Ama, l' azienda comunale dei rifiuti, e poco prima del licenziamento del presidente, Lorenzo Bagnacani, che ha depositato gli esposti e gli audio della sindaca su cui indaga la Procura.
lorenzo bagnacani pinuccia montanariLORENZO BAGNACANI PINUCCIA MONTANARI

Che effetto le ha fatto ascoltarli?
«In pubblico la Raggi ci sosteneva. In privato, come dimostrano gli audio, mostrava un' altra faccia».

Bagnacani parla di pressioni. Le ha subite anche lei?
«Su di me non potevano esercitarle. Ma ho assistito a quelle di Franco Giampaoletti, direttore generale del Comune, su Rosalba Matassa, ottima dirigente del mio assessorato, perché cambiasse il suo parere positivo al bilancio di Ama».

La dirigente come reagì?
«Era disperata. Alla fine si è dimessa. Il suo successore ha poi fatto quello che Giampaoletti voleva».

La Raggi obietta: anche il collegio sindacale di Ama aveva dato parere negativo.
«Un' informazione inesatta. In un primo momento aveva dato parere favorevole. Ma a distanza di mesi, e nonostante fosse decaduto secondo pareri giuridici indipendenti e autorevoli, lo stesso collegio ha ribaltato il parere. Una vicenda non solo sorprendente e rarissima, ma anche inquietante».

In che senso?
pinuccia montanari virginia raggi lorenzo bagnacaniPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI LORENZO BAGNACANI
«Durante la giunta dell' 8 febbraio chiesi a Giampaoletti se era vero che quel parere era stato cambiato dopo che lui aveva preso un caffè col presidente del collegio sindacale, Marco Lonardo. Lui confermò. E qui mi fermo, perché c' è un' inchiesta penale in corso».

Che altro successe in quella giunta, l' ultima per lei?
«Giampaoletti mi mostrò per la prima volta la delibera che bocciava il bilancio dell' Ama: "Assessore, c' è da firmare". Una scorrettezza assoluta».

E gli altri assessori?
«Margherita Gatta condivideva le mie perplessità. Ma votò a favore dopo che Marcello De Vito (allora presidente dell' Assemblea capitolina, poi arrestato per corruzione, ndr), le si avvicnò sussurrandole qualcosa all' orecchio».

Fu stupita?
«Solo in parte. Negli ultimi mesi tra Raggi e De Vito c' era totale sintonia».

Poi cosa successe?
«Io votai contro e mi dimisi. Grillo, che avevo informato perché era stato lui a chiedermi di fare l' assessore a Roma nel 2016, mi disse che sulla mia rimozione erano irremovibili e lui non poteva essere d' aiuto».

Sa se Grillo ne ha parlato con la Raggi?
«Certo, l' ha anche tacciata di ingratitudine nei miei confronti. Poi mi ha detto che avevo fatto bene ad andarmene».
pinuccia montanari virginia raggiPINUCCIA MONTANARI VIRGINIA RAGGI

Per la sua esperienza, che ruolo ha Grillo nel M5S?
«Ne custodisce i valori, ma non può far nulla. Ha scarsa voce in capitolo, almeno su Roma».

Nei mesi precedenti aveva provato a parlare con la Raggi?
«Era totalmente inaccessibile, schermata dai suoi collaboratori».

Come comunicavate?
«Con il sistema delle chat. Un meccanismo terrificante che, all' occorrenza, serve a colpire implacabilmente le persone che dissentono, per delegittimarle».

Chi è Giampaoletti, con cui lei si era scontrata in Campidoglio?
«Direttore generale del Comune e più stretto collaboratore della sindaca. Come Lemmetti, portato a Roma dall' avvocato Luca Lanzalone, che nel suo ufficio lasciava la valigia ogni volta che passava da Roma».

A Genova vi eravate incrociati?
«Con Giampaoletti no. Con Lanzalone una volta. L' aveva chiamato il segretario generale del Comune per una consulenza sull' azienda trasporti».

Chi era il segretario generale?
«Mariangela Danzì, attuale capolista del M5S alle Europee nel Nord-Ovest. Altro personaggio importante. Molto amica di Pietro Paolo Mileti, segretario generale del Campidoglio, a sua volta legatissimo a Giampaoletti. Stessa, unica filiera».

Ovvero?
FRANCO GIAMPAOLETTI 1FRANCO GIAMPAOLETTI 
«Lanzalone, Lemmetti, Giampaoletti. Gli ultimi due hanno brindato alla buvette del Campidoglio la sera delle mie dimissioni».

Lanzalone l' ha poi ritrovato a Roma?
«Ce lo presentarono Bonafede e Fraccaro come un giurista a nostra disposizione».

Il suo ruolo nasce dal rapporto con Grillo?
«Non mi risulta. Ho ragione di credere che nasca a Milano, non a Genova».

Che idea si è fatta del licenziamento di Bagnacani?
«Vergognoso, come il mio isolamento. Cacciati perché portavamo avanti i valori del M5S».

Chi prende le decisioni in Campidoglio: la sindaca?
«No. Mi sono fatta l' impressione che a comandare sia una lobby opaca. Lei non conta più molto, a quanto vedo. Pare eseguire le direttive delle persone che la circondano».

Ama è un' azienda decotta?
gianni lemmetti e compagna (3)GIANNI LEMMETTI E COMPAGNA
«Sciocchezze. È solida e ricca. Dal punto di vista industriale può essere una macchina da guerra. Ma Lemmetti e Giampaoletti avevano altre mire».

Quali?
«Non lo so. Ma certo fa gola un business miliardario garantito per i prossimi 15 anni».

E quindi?
«Se paralizzata e sabotata, Ama può essere poi essere spolpata».

La Raggi dice: Roma era nella merda, per questo ho cacciato Bagnacani.
«Sciocchezze. Tutto quello che abbiamo fatto, con fatica, è stato condiviso con lei. E poi per strada la merda, per usare il suo linguaggio, c' è anche ora che lei si è liberata di noi.
Ma non se ne parla più».

Roma è un capitolo chiuso?
«Scriverò un libro. Titolo: Assesso' nun se po fa'».


"LA SINDACA VOLEVA IL BILANCIO IN ROSSO PER PRIVATIZZARE"
Lorenzo D'Albergo per ''la Repubblica''


Pinuccia Montanari è l' ex assessora all' Ambiente della giunta Raggi. Amica di Beppe Grillo, di Reggio Emilia come l' ex presidente di Ama Lorenzo Bagnacani, non ha dubbi: «Perché dannarsi per chiudere in rosso il bilancio dell' azienda? Perché dopo due rendiconti in rosso una società che vale 7 miliardi e che ha un affidamento per i prossimi 15 anni, dove la garanzia sono i soldi dei cittadini, può essere privatizzata. Ci ho provato in tutti i modi a farli ragionare, per il bene del Movimento.

GIANNI LEMMETTIGIANNI LEMMETTI
Ma la sindaca ha scelto un' altra strada». Uscita dal Campidoglio lo scorso 8 febbraio, alla bocciatura del rendiconto 2017 della municipalizzata, Montanari prefigura il futuro di un' Ama data in pasto ai privati: «Prenderebbero soltanto la parte in cui si fanno lauti guadagni, lasciando al pubblico il resto». Il business dei rifiuti da una parte, lo spazzamento e il decoro dall' altra.

Dottoressa Montanari, ma qualcuno le ha mai detto che il piano era questo?
«No, in caso il contrario. Ma qui parlano i fatti, non le intenzioni. E questo blocco su Ama non aveva senso per chi voleva il bene della capitale».

Deve pensarla così anche Grillo. Si è schierato dalla sua parte.
«Beppe, a livello nazionale, è l' unico che ha capito la situazione. Mi ha anche scritto che in Comune erano irremovibili e che avevo fatto bene ad andarmene. L' unico che conserva i valori 5S è lui. Ma non può far nulla».
E a Roma? I consiglieri difendono la sindaca.
luca lanzaloneLUCA LANZALONE
«Molti di loro hanno espresso vicinanza alle mie posizioni. Ma non tutti si sentono di fare gli eroi. Peccato, la politica ha tempi brevi e l' etica dovrebbe prevalere».

Era presente alle riunioni finite nelle registrazioni pubblicate dall' Espresso?
«Sì, a un incontro».

E che effetto le fa risentire quegli scambi?
«Risentendoli ho pensato che la politica deve avere il massimo rispetto per l' autonomia dei manager. Ieri sera, in tv, ho sentito la sindaca dire che poteva fare quello che voleva su Ama in quanto partecipata al 100%. È la stessa teoria di Lemmetti (Gianni, assessore al Bilancio, ndr). Ma il controllo sulle partecipate è altro».

Lo dicono anche i pareri che Ama ha richiesto a diversi legali Però, poi, il cda è stato comunque allontanato. Quale passaggio le resta più oscuro?
«Il collegio sindacale ha cambiato opinione dopo un caffè con Giampaoletti (Franco, il dg del Comune finito sotto inchiesta per tentata concussione proprio sul caso Ama, ndr). È terribile quello che c' è scritto sull' articolo dell' Espresso. Se fosse vero che il presidente del collegio sindacale ha avuto qualcosa in cambio della modifica del parere, sarebbe gravissimo. Equivarrebbe a falsificare un parere sul bilancio, cambiandolo, per un vantaggio ».

Cosa le diceva Bagnacani in quelle ore?
«Che lui era corretto. E su questo non ho dubbi. Se si deve cambiare un bilancio, occorre farlo solo sulla base di idonea documentazione, che non c' era».
E ora?
«Penso che faranno molta fatica a far digerire quel bilancio in giunta, rischiano di approvare un falso. Io li ho avvertiti».

lorenzo bagnacani 4LORENZO BAGNACANI
Se potesse tornasse indietro?
Cosa direbbe alla sindaca?
«Le suggerirei di esaminare tutti i pareri per farmi un' idea. Ma la sindaca ha scelto la via di Lemmetti e Giampaoletti. Per ora le ha portato lo stallo sul porta a porta, un' azienda senza cda e bilancio. Assistiamo alla lenta agonia di Ama e della città. Noi avevamo iniziato un cambiamento, ma qualcuno lo ha bloccato. A Reggio Emilia, dove il porta a porta è partito nel 2006, oggi la differenziata è all' 80%. Roma avrebbe potuto fare lo stesso. La sindaca non è stata lungimirante».

Ora, però, si difende.
«Stanno dicendo tante fesserie. La storia dei bonus ai dirigenti è falsa. E poi sono passati due mesi e il bilancio desiderato da sindaca, Lemmetti e Giampaoletti non è stato ancora approvato. Perché se il problema era Bagnacani?».

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