Stanziati 3,7 per monitorarli. Ma le Province: i casi più urgenti sono trecento, soldi da trovare
Milano, 28 novembre 2019 - «Priorità 1»è il termine istituzionale che traduce «massima urgenza». Lo si trova scritto 334 volte nel dossier lombardo sullo stato di salute di ponti e viadotti. Un documento che l’Unione delle province ha fornito al Governo dopo il crollo del ponte Morandi, a Genova. Quindici mesi dopo, i conti non tornano ancora. In Italia, solo per risolvere le urgenze «servono 2,9 miliardi di euro». In Lombardia, dove si concentrano 877 ponti a rischio di cui più di uno su tre è un malato grave, la Regione ha stanziato 3,7 milioni per i monitoraggi. «Ne servono 600» (solo per le urgenze) spiega il presidente della provincia di Pavia, Vittorio Poma, da quasi un anno presidente dell’Unione delle province lombarde (Upl) e responsabile delle infrastrutture dell’Unione delle province italiane (Upi).
Primato triste, questa volta, quello lombardo? «I numeri vanno analizzati. In Lombardia abbiamo 10mila chilometri di strade, in Emilia Romagna meno della metà. La situazione è poco incoraggiante ovunque».
Esiste una via d’uscita? «Esiste nella misura in cui la manutenzione straordinaria viene programma per evitare l’emergenza. Non dopo».
Questione economica o culturale? «Indubbiamente il Paese deve iniziare a pensare in modo diverso: serve programmare interventi sistemici. Ci stiamo concentrando sullo stato delle strade, ma non possiamo dimenticare che in Lombardia ci sono aree di dissesto idrogeologico: se non si pensano interventi di insieme, si rischia che le azioni occasionali, post emergenza, vengano vanificate da successive frane o esondazioni. Poi ci sono i conti».
Che non tornano, dite. «La riforma Delrio ha tolto risorse alle Province. Quando si sono accorti che gli enti non potevano chiudere i bilanci, allora lo Stato dava qualcosa per arrivare al pareggio. Tutto questo spiega lo scenario attuale: le Province sono vittime. Non possiamo fare mutui, come si può programmare un’opera straordinaria?». Fonte: qui
Maltempo e infrastrutture, quasi 900 ponti lombardi a rischio
Sono quasi 6.000 i ponti che necessiterebbero di interventi strutturali urgenti, con Lombardia e Piemonte al primo posto. Costi stimati in 2,4 miliardi
Maltempo, ponte sul Po
Maltempo e infrastrutture, quasi 900 ponti lombardi a rischio
Sono quasi 6.000 i ponti che necessiterebbero di interventi strutturali urgenti, con Lombardia e Piemonte al primo posto soprattutto per le situazioni piu' gravi, di priorita' 1. E' quanto si evince dal monitoraggio effettuato dall'Unione Province Italiane all'indomani della tragedia del Ponte Morandi, nell'agosto 2018. I ponti per i quali l'analisi e' stata gia' svolta e sono considerati a rischio in tutta Italia sono 5.931: di questi, 877 sono in Lombardia, 728 in Puglia , 632 in Toscana, 545 in Emilia Romagna.
Quanto ai ponti considerati a rischio piu' concreto, quindi di priorita' 1, sono 1.918 in tutto, e il report ne conta 334 in Lombardia e 328 in Piemonte. Regioni dove non a caso vengono previsti i costi piu' ingenti per gli interventi necessari: 471,1 milioni in Piemonte e 394,2 milioni in Lombardia. In totale, i lavori urgenti chiesti dall'Upi sui 6.000 ponti avrebbero un costo di 2,4 miliardi.
Altro capitolo, quello dei ponti che in tutto il Paese avrebbero bisogno di attento monitoraggio, per valutarne la stabilita': secondo il rapporto Upi sono 14.089 in tutto, e in questo caso spicca l'Emilia Romagna con 2.095 strutture da verificare, seguita dalla Lombardia con 1.522 monitoraggi e dalla Campania con 1.390. Il costo dei monitoraggi e' stimato in 566 milioni, portando il totale necessario, secondo l'Upi, a mettere in sicurezza le strutture a circa 3 miliardi di euro. Fonte: qui
Improvvisamente i mal di schiena erano diventati tutti da imbullonare!Dataroom ha mostrato i numeri a febbraio 2018, gli ultimi dati disponibili si riferivano al 2016: in pochi anni gli interventi chirurgici in cui le vertebre del tratto lombare venivano inchiodate con viti e placche erano aumentati del 107% nelle strutture private convenzionate e solo del 4% negli ospedali pubblici.
IL TAGLIO DEI RIMBORSI PER GLI INTERVENTI ALLA SCHIENA
Si chiama artrodesi, ovvero l’intervento estremo quando falliscono le altre cure: fisioterapia, infiltrazioni, radiofrequenza, ozonoterapia e procedure mini-invasive. Invece risultava eseguita in grandi numeri nelle strutture degli imprenditori della Sanità privata. L’incremento, avvenuto a partire dal 2009, coincideva con l’entrata in vigore delle nuove tariffe di rimborso: fino a 19.700 euro per ogni intervento. Così in pochi anni nel privato si era passati da 7.870 interventi a 16.289, mentre nel pubblico il trend era rimasto costante (da 12.105 a 12.619).
L’artrodesi continua a crescere: il record lombardo
MILENA GABANELLI E IL BUSINESS DEL MAL DI SCHIENA MAL DI SCHIENA
Com’è andata a finire? Oggi abbiamo i dati del ministero della Salute sulle 33.460 artrodesi del 2018, in due anni si continua a crescere: più 21% nel privato, contro il 9% del pubblico. La Lombardia è la regione dove le schiene si «inchiodano» di più: 7.363. I pazienti arrivano anche da altre regioni, ma su 100 interventi, 68 sono eseguiti nelle strutture convenzionate, e negli ultimi due anni sono cresciute del 12% (da 4.501 a 5.035). Dai report regionali emergono casi eclatanti come la Gavazzeni di Bergamo, struttura accreditata del gruppo Humanitas di Gianfelice Rocca, che è passata da 2 a 398 interventi tra il 2012 e il 2017.
Come sono cambiate le regole
NUMERO DI INTERVENTI MAL DI SCHIENAINTERVENTI ALLA SCHIENA
Oggi, dopo un’approfondita analisi dei dati da parte della direzione generale dell’assessorato alla Sanità, la decisione è stata quella di tagliare i rimborsi. Per la prima volta in Italia, di fatto, la Lombardia riconosce il principio che la convenienza delle tariffe può spingere a eseguire artrodesi anche quando non strettamente necessarie. Di qui il provvedimento contenuto nelle «Regole di Sistema 2019»: dal 1° agosto 2019 per le patologie della colonna come discopatie, sindromi dolorose lombari, processi degenerativi artrosici — insomma tutti i casi in cui il paziente può beneficiare di altri tipi di trattamenti meno invasivi (terapia farmacologica, fisioterapia, altra chirurgia) — le tariffe di rimborso sono equiparate a quelle delle procedure meno invasive: da un minimo di 3.200 euro ad un massimo di 7.600 (e non più tra i 4.700 ed i 19.700). Restano ovviamente immutati i rimborsi per l’artrodesi in caso di tumori o gravi patologie per cui si ritiene appropriato l’intervento. Il risultato atteso: minori costi per il servizio sanitario e minor rischio per i pazienti di venir sottoposti ad interventi invasivi quando non necessari e pure in giovane età (decine le testimonianze arrivate a Dataroom in questi mesi).
INTERVENTI ALLA SCHIENAMAL DI SCHIENA
Gli errori: interventi semplici pagati di più
Ed è probabile che caleranno anche gli errori di codificazione, ovvero interventi più semplici classificati, e incassati, come artrodesi. A Milano, su 1.301 cartelle cliniche controllate nel 2018, il 34% dei rimborsi chiesti per artrodesi non ha trovato conferma nelle schede di dimissioni ospedaliere, ragion per cui l’azienda sanitaria (Ats) ha bloccato rimborsi per oltre 2,5 milioni e mezzo. Il taglio delle tariffe è stato considerato inevitabile, dai vertici dell’assessorato alla Sanità, ma mal digerito dalla sede lombarda della Società italiana di chirurgia vertebrale guidata da Roberto Bassani, chirurgo presso l’istituto ortopedico Galeazzi di proprietà della famiglia Rotelli: «L’abbattimento dei rimborsi al quale ha fatto ricorso la Regione Lombardia, se da un lato vuole colpire in maniera condivisibile casi di inappropriatezza, dall’altro ha portato alla sottovalutazione di alcuni costi che diventano insostenibili per le strutture ospedaliere, anche per quelle altamente specializzate. Proponiamo una revisione dei criteri generali di selezione».
BAMBINI E MAL DI SCHIENA 5
Cosa succede nel resto d’Italia
MAL DI SCHIENA
Nel frattempo nel resto d’Italia il business del mal di schiena continua: se già nel 2016 nelle strutture private si eseguivano 56 artrodesi su 100 interventi, oggi la percentuale è salita al 59% (mentre normalmente il sistema privato accreditato copre solo il 25-30% dell’attività chirurgica). Nel Lazio su 3.145 artrodesi, 2.230 sono nel privato (71%), in Toscana 2.456 su 3.642 (67,4%), in Emilia Romagna 2.354 su 4.075 (58%), in Abruzzo 419 su 566 artrodesi (74%). Indipendentemente dalla provenienza dei pazienti, le Regioni dove vengono fatte più artrodesi ogni 100 mila abitanti sono le stesse in cui le strutture private ne fanno di più. Il primario di Neurochirurgia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Claudio Bernucci, l’estate scorsa ha denunciato in un post su Linkedln: «Davvero i pazienti hanno bisogno così spesso di artrodesi?. Se qualcuno ha la risposta, per favore ci dia delle fonti. Altrimenti, gran parte di questi approcci sono soltanto overtreatment (trattamenti eccessivi), non necessari e pericolosi per i pazienti, giustificati soltanto da rimborsi più onerosi».
Sessanta milioni di euro. A tanto ammonta, secondo la procura lombarda della Corte dei Conti, il danno erariale procurato dall’ex governatore Roberto Formigoni, la Fondazione Maugeri e gli altri imputati nel procedimento sulla vicenda dei finanziamenti erogati dalla Regione Lombardia alla Maugeri fino al 2011. E ora la procura contabile chiede al Celeste, che sul fronte penale è già stato condannato in via definitiva per corruzione a 5 anni e 10 mesi e sta scontando la pena nel carcere di Bollate, e altri imputati di risarcire lo Stato.
ROBERTO FORMIGONI (2)
All’ex numero uno del Pirellone, che si trova in cella dal 22 febbraio, sono stati già sequestrati in via conservativa, lo scorso giugno, dalla Procura regionale della Corte dei Conti 5 milioni di euro, compresi vitalizi e pensione, e in caso di condanna quella cifra potrebbe essere pignorata. La decisione sulla richiesta di oggi, avanzata dai magistrati guidati dal procuratore Salvatore Pilato, sarà depositata nelle prossime settimane.
FORMIGONI
I sostituti procuratori della Corte dei Conti, Antonino Grasso e Alessandro Napoli, hanno ricostruito che Formigoni e gli altri imputati avrebbero fatto parte di un “sodalizio di persone fisiche” a cui sarebbero stati retrocessi quei circa 60 milioni di euro di finanziamenti pubblici erogati, a titolo di “funzioni non tariffabili”, alla Fondazione Maugeri con sede a Pavia.
UMBERTO MAUGERI E COSTANTINO PASSERINO
Oltre all’ex governatore e alla Fondazione Maugeri, nel procedimento sono stati coinvolti l’ex patron della struttura sanitaria Umberto Maugeri, l’ex direttore finanziario Costantino Passerino, e i collettori delle tangenti a favore di Formigoni, Pierangelo Daccò e l’ex assessore lombardo Antonio Simone, che secondo la ricostruzione del tribunale aveva vacanze pagate e anche l’uso di yacht di lusso.
PIERO DACCO'
L’avvocato di Formigoni, Riccardo Marletta, in aula ha eccepito l’avvenuta prescrizione delle condotte del suo assistito nel procedimento davanti alla Corte dei Conti: “La legge prevede un termine di prescrizione che è 5 anni – ha spiegato il legale – che decorre dal verificarsi dell’evento dannoso e che, in questo caso, è riconducibile alle delibere adottate via via negli anni”.
Confesso che, quando ho visto che la procura si è ridotta a indagare il governatore della Lombardia Fontana per “abuso d’ufficio” ( che è cosa diversa dalle “tangenti”, titolo generale sotto cui Il Fatto mette l’intera vicenda) per aver dato al suo socio avvocato Marsico un incarico di membro esterno del Nucleo Valutazione Investimenti Pubblici, da 11.500 euro l’anno – l’ANNO! – e 180 a seduta, mi sono sentito orgoglioso della mia Regione, e di essere lombardo. Non l’ho mai particolarmente stimata, il suo proliferare e strabordare in troppi edifici oltre il grattacielo Pirelli, mi testimonia di un deplorevole eccesso di personale. So che questi politici sono generalmente dei mediocri. Ma quando leggo che Fontana ha “imbucato” l’amico e avvocato per compensarlo di non essere stato rieletto (quindi di non percepire più oltre 11 mila lordi AL MESE (lordi 6.327 euro e rimborsi per 4.218 euro), con un posto da 11 e 500 mila l’ANNO, sono fiero del mio governatore. Naturalmente la procura oppone che quell’incarico non doveva essere dato discrezionalmente; mi fa piacere che l’avvocato Marsico e socio di Fontana nello studio legale, abbia risposto: “Sono un buon avvocato e per questo ho ottenuto l’incarico”.
E’ il governatore della Regione più ricca e produttiva d’Italia; quella che fa’ meno sprechi; grande come uno Stato, con un Pil di 370 miliardi annui, e che ne dà allo Stato 54 miliardi l’anno. Non ha diritto di spendere discrezionalmente 11 mila e 500 euro l’ANNO per tenersi vicino una persona di cui si fida. Va bene, d’accordo: ma io noto con sollievo che la magistratura deve attaccarsi a quella cifra risibile, posso aver fiducia del grigio, banale insignificante Fontana.
Naturalmente il giustizialismo orgasmico del Fatto Quotidiano e dei grillini sul web puntano sull’altra cosa, quella per cui Fontana si considera parte offesa: perché ha sorvolato e non accettato i consigli corruttivi del Caianiello, condannato per concussione. “Il Governatore #Fontana(#Lega Salvini Premier) discuteva composizione giunta #Lombardia con Caianiello #ForzaItalia pregiudicato (concussione 3 anni di carcere). E gli manifestava “sua stima“: “Hai visto che tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti“.
Nel mondo dell’ideale forcaiolo, questa frase già sarebbe una prova a carico valida per la condanna definitiva. Non vogliono vedere che è una frase evasiva a una persona del partito alleato, che gestisce i pacchetti di voti di FI, e che si conoscono da trent’anni.
Avete in mente concretamente che significa far politica locale?
Un lettore stila un programma immaginario da fondamentalismo grillino “secondo me dovrebbe fare in modo che i partiti si decidano a candidare solo persone che hanno passato un attentissimo screening e delle indagini preventive anche abbastanza invasive (che includano anche i titoli di studio per evitare imbarazzanti casi tipo FiD, i precedenti penali anche remoti, le proprietà e gli affari della famiglia, financo la condotta nella vita privata, ecc.)”.
Ma questo, caro ragazzo, è un proposito di dittatura. Nemmeno reale, ma ideologica, da Guardie Rosse di Mao. Nella democrazia – sistema imperfetto – gente imperfetta liberamente si candida, sgomita, concorre per un posto di potere.E chi si candida per posti di potere?Chi ha piacere ad esercitarlo, a mettere insieme interessi e forze diverse – e conosce un sacco di persone di ogni tipo, tutte attratte dal potere perché sperano di ricavarne un vantaggio. Sennò perché lo avvicinerebbero, finanzierebbero i partiti e i candidati? Per il grillino-tipo, chi cerca vantaggi dalla politica è un criminale. Invece ha ragione Borghi: “Non puoi dire che una cosa che avvantaggia una categoria o un privato per forza danneggia il pubblico”. Anzi il buono e grande politico, lo statista, è quello che convince tante persone, categorie, sindacati, che la proposta che lui avanza “conviene” anche a loro. Una categoria e un sindacato agisce “bene” in democrazia quando dimostra alle altre categorie, ceti e sindacati, che quello che alla sua categoria è vantaggioso, avvantaggia anche le altre – o il maggior numero di esse, o ancor meglio, la collettività intera . Ovviamente ci sono persone e categorie che guardano solo ai loro interessi e li perseguono (potendo) disonestamente, collusivamente, oppure con prepotenza: ciò è imperfetto e sgradevole, perché gli uomini sono imperfetti e per di più bassamente, ottusamente egoisti.
La dittatura degli Incorruttibili
Ma non si può impedire a priori. Perché impedendo a priori, con screening invasivi, ai “cattivi” di fare politica, si vuol ottenere la “repubblica dei Buoni”, degli Incorruttibili:la peggiore delle dittature, quella di Robespierre, l’Incorruttibile. La repubblica del Terrore.
«Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove», assevera Davigo.
Travaglio addirittura allarga la retata: “Gli incensurati in Italia sono dei ladri non ancora scoperti”.
Asserzione offensiva per tutti quelli che sgobbano onestamente, ma peggio.
Qualunque altra dittatura, fascismo, è meglio di quella degli Incorruttibili. Il fascismo è umano, nel senso che il duce ci mette la faccia, e può essere incolpato; può essere anche convinto, ammansito, essere occasionalmente generoso e clemente. L’Incorruttibile non deflette perché agisce in base a “Ideali principi” impersonali che lui crede morali.
Lo capì benissimo il grande, tonante leonino Mirabeau quando riconobbe dai primi discorsi di Robespierre, pieni di moralità intransigente, lo sciacallo: “Giovanotto” gli disse, “non prendiamo l’esaltazione dei princìpi per il sublime dei principi”. E dei giacobini che stavano per imporre alla realtà sociale le formule illuminate e perfette nelle loro teste: “Non ho mai adottato né il loro sentimentalismo, né la loro metafisica, né i loro crimini inutili”.
Che vuol dire? Che se la Democrazia è il governo della società da parte della società, l’imperfezione e la discutibilità le sono connaturate, perché la società non è fatta di angeli del cielo, ma di uomini, tutti, di dubbia moralità, e di non eccelse aspirazioni.Anche una dose di clientelismo diventa inevitabile, nell’autogoverno della società dalla società. Anche continuare a frequentare il forzista con una condanna per concussione, che gestisce pacchetti di voti, e che conosci da trent’anni quando eri sindaco a Varese.
La vostra limpida coscienza si rivolta, grillini! Volete le dimissioni di Siri perché favoriva un reuccio delle pale eoliche che ha un socio occulto che sarebbe il referente di un capo mafioso…Ancora una volta, do ragione a Borghi: “Per la teoria dei 6 gradi di separazione (https://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione ) …tu conosci sicuramente qualcuno che conosce un altro che conosce Riina. Io non ho idea della fedina penale di chi incontro, figurati se posso averla sui suoi “soci”.
Il grillismo vuole che il politico “onesto” chieda la fedina penale delle persone che incontra, e lo metta alla porta se è sporca. E’ un ideale astratto ed una idiozia nella vita concreta – dove chiunque di noi affronta tanti rischi, fra cui quello di fidarsi di un mascalzone. Sono i rischi della vita nell’aldiquà.Evitare i mascalzoni? Chiudetevi in convento (che poi…). Abolire i mascalzoni? Vaste programme. Da ghigliottina.
La soluzione di Travaglio e del suo Procuratore di riferimento è: mettere la realtà sotto la tutela permanente dei giudici d’accusa.
Siamo sicuri che i giudici siano governati da alta moralità ed ideali superiori? Io no.Anzi sono sicuro del contrario: una categoria che si è accaparrata tanto potere insindacabile, così apertamente di parte da mostrare che per avere “potere” rinuncia senza esitare alla “autorità”, che rifiuta ogni critica e la punisce con la forza delle sue sentenze, che nessun altro potere controlla, si è data molta libertà di malfare, di essere irresponsabile (tanto non paga le conseguenze), insomma di abusare del potere indebito. Magari trascurando i Casamonica per braccare Siri o Salvini. O Fontana, per la frase: “Hai visto che i tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti”.
Dico: loro hanno beccato frasi del genere grazie a ore, messi, giorni e notti di intercettazioni di centinaia di conversazioni e ascolti ambientali, con schiere di agenti che sbobinano le registrazioni. Se potessimo “noi” intercettare le conversazioni dei procuratori, volete che non dicano mai farsi simili, degne di sospetto, quando parlano fra loro?
Un paio di lettori meritando una risposta:
Uno: “ Mi fanno ridere quelli che dicono che il nord finanzia il sud. Intanto il nord è pieno di boss e di mafiosi di ogni genere che ormai da decenni si sono trasferiti stabilmente e praticano li la loro bella attività criminale organizzata..
Un altro: “A me sembra che Blondet cerchi un appiglio per non ammettere che il “buon governo” della Lombardia era incancrenito da corruzione ed infiltrazioni mafiose come una Calabria qualsiasi”.
No, caro, il Nord finanzia il Sud, è un fatto oggettivo. Negarlo significa essere meschini, falsi e senza spirito civico, perché almeno bisognerebbe riconoscere che ci sono cittadini che stanno lavorando e contribuendo al bene comune. Il telefonino che avete in tasca, il computer su cui scrivete, metà del grano che mangiate – ed ogni singolo litro di benzina che mettete nel serbatoio – ve lo hanno comprato gli italiani esportatoriche – esportando – hanno guadagnato la valuta estera (euro compreso) con cui si comprano le merci e le materie prime che voi non producete.
Imprenditori e “prenditori”: la differenza
Quanto alla “Lombardia è infiltrata come una Calabria qualsiasi” non solo è una calunnia ingiusta e sanguinosa, che rivela uno spirito meschino, malvagio e nichilista. E’ anche una manifestazione di ignoranza proveniente da un livello arretrato di civiltà economica e industriale: la “cultura” dei padroncini, dei palazzinari, dei papà di Di Maio e Di Battista che pagano in nero, le cui attività economiche non possono che dipendere dall’attaccarsi a qualche lavoro pubblico, da cui la calunniosa espressione di Di Maio che chiama gli imprenditori “prenditori”. Quando diffamate la Lombardia, state sputando su una realtà di cui non sapete e non capite nulla, perché non siete al livello di cultura industriale che vi servirebbe. Per esempio, pochi giorni fa il Gruppo Arvedi di Cremona (acciai) s’è aggiudicato una commessa da un miliardo vendendo in Usa (alla US Steel Corporation) un impianto per la produzione di laminati d’acciaio ultrasottili per auto ed elettrodomestici, ottenuto con un processo rivoluzionario – dalla colata alla laminata “in continuo” – secondo una tecnologia rivoluzionaria inventata in casa, la tecnologia Arvedi ESP (Endless Strip Production) con un risparmio decisivo di materiale ed energia. E tutto chiavi in mano: ingegneria, impiantistica, hardware e software per il controllo automatizzato. Anche il presidente Trump ha parlato del progetto con lode e meraviglia.
Giovanni Arvedi (a sin.) colla giubba da operaio tra i suoi lavoratori nella fabbrica di Cremona,a festeggiare.
E non c’è solo Arvedi. Andate per curiosità a vedere cosa significa “Ucimu”, http://www.ucimu.it/home/
e vedrete che il Nord – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna ( meno il Piemonte) è ai primi posti mondiali per l robotica industriale, le macchine utensili intelligenti. Le cui industrie non hanno bisogno di lavori pubblici, esportano da sé e portano qui le decine di miliardi che guadagnano con l’export – anche per tutti voi. E vi pagano telefonino e benzina, pure.
E voi immaginate che la Lombardia sia “incancrenita dalla corruzione” piena “di boss mafiosi”. Insomma non riuscite nemmeno a immaginare che in Italia esitano regioni migliori delle vostre. Odio e invidia che non fanno onore e vi lasciano nell’arretratezza dove non esistono imprenditori ma “prenditori”.
Ma voi avete meno colpe di Marco Travaglio. Che in questi giorni scrive pezzi con la bava alla bocca, in cui si capisce che gode sconciamente, pornograficamente, delle manette.
Il centrodestra rinasce a San Vittore! – Le due retate: ce n’è per tutti! – Lombardia: 95 indagati!
Si prova ripugnanza e imbarazzo, dove vedere un uomo che eiacula per un turpe piacere che si procura immaginando la nuova Tangentopoli: “il vero cancro che si mangia l’Italia e ne blocca la crescita non sono gli immigrati, non cantieri bloccati”, sbava ma una classe politica e imprenditoriale corrotta alle radici”, scrive, in evidente delirio da voluttà.
“Nulla è cambiato rispetto a 30 anni fa….Anche a Milano i tangentisti non cambiano mai … stesse prassi, stesse facce, stessi ristoranti… Manca solo Formigoni, momentaneamente impedito dalle sbarre. Al suo posto c’è il governatore leghista Fontana, per ora non indagato, ma parte lesa di una istigazione alla corruzione a sua insaputa…”.
Nella sua orgasmica erezione, sputa sul povero Formigoni che è in prigione. Una bassezza speciale, perché il precedente presidente, sta pagando, docilmente, la condanna, a 72 anni. Paga per il sistema CL di occupazione della Regione più ricca d’Italia, con la migliore sanità e il ricco ente fiera attorno a cui, certo, girano milioni.
Le Regioni: perché nacquero corrotte
Ci sarebbe molto da dire sulle Regioni: io me lo ricordo, quando furono create senza che se ne sentisse necessità, per ordine internazionale (a volerle fu Ugo la Malfa, massonico capo del microscopico partito Repubblicano, referente degli USA e perciò da associare obbligatoriamente a tutti i governi DC) nell’ambito del progetto generale e di smantellamento degli stati nazionali e “regionalizzazione” dell’Europa Unita. Per neutralizzare la potenza dirompente che esse avrebbero esercitato sulla unità nazionale, Giulio Andreotti pensò bene di ingolfare le Regioni con la gestione della sanità pubblica: ingombrante compito e grassa mammella clientelare che – pensava – le avrebbe distratte dal coltivare impulsi separatisti. E’ per questo che il servizio sanitario “nazionale” è in realtà un servizio “regionale” di qualità molto diversa a violazione dell’uguaglianza dei cittadini. La concretezza della realtà: per salvaguardare l’unità nazionale (sempre pericolante), il divo Giulio pose scientemente le basi della corruzione, tangenti e business sanitario-ospedaliero. Le Regioni sono state altrettanti buchi nel secchio della spesa pubblica, ormai uno scolapasta da cui escono rivoli e fiumi. In Lombardia, nonostante tutto, non proprio fiumi.
E a 72 anni il governatore Formigoni della Regione meglio amministrata d’Italia s’è costituito e ora è in carcere a scontare la pena: oltre cinque anni.
Travaglio gode a pensarlo “impedito dalle sbarre”. Resta la perplessità su altri governatori di Regioni malissimo governate, che la Giustizia non ha così accanitamente voluta in galera.
Io non posso dimenticare che la Giustizia che travolge e arresta in queste ore, è quella che ha decretato che questo è stato un suicidio.
SARÀ IL PRIMO POLITICO CHE AFFRONTERÀ IL CARCERE CON LE NUOVE REGOLE STABILITE DAL DECRETO “SPAZZACORROTTI”, CHE VIETA LA CONCESSIONE DI QUALUNQUE BENEFICIO AI COLPEVOLI DI CORRUZIONE
LA SENTENZA RIGUARDA I BENEFIT RICEVUTI DALL'ALLORA GOVERNATORE LOMBARDO PER FAVORIRE I DUE ENTI
Roberto Formigoni, per diciott'anni presidente della Lombardia, è stato condannato a cinque anni e dieci mesi con l'accusa di corruzione nell'ambito della vicenda dei fondi neri della fondazione Maugeri.
La sesta sezione penale della Cassazione, infatti, ha affrontato il ricorso del Celeste contro la sentenza con cui la Corte d'appello di Milano gli ha inflitto lo scorso settembre sette anni e mezzo di carcere per corruzione sulle delibere della Sanità made in Lombardia. Ora, la Cassazione ha confermato la condanna, ma riduce gli anni. L'ex governatore lombardo, infatti, dovrà scontare in carcere 5 anni e 10 mesi.
ROBERTO FORMIGONI
La decisione della Cassazione è arrivata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. La condanna definitiva per Roberto Formigoni è più bassa rispetto a quella inflittagli in appello perché è stato dichiarato prescritto il capo di imputazione di corruzione relativo al crac del San Raffaele.
L'ex governatore lombardo è il primo politico a dover affrontare il carcere con le nuove regole stabilite dal decreto "spazzacorrotti", che vieta la concessione di qualunque beneficio penitenziario ai colpevoli di corruzione, come finora accadeva solo per mafiosi e terroristi.
La Suprema Corte ha rigettato anche i ricorsi dell'ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino (condannato in appello a 7 anni e 7 mesi), dell'imprenditore Carlo Farina (3 anni e 4 mesi) e ha dichiarato inammissibile quello di Carla Vites, moglie dell'ex assessore Antonio Simone, che chiedeva di essere prosciolta con una formula più favorevole rispetto a quella pronunciata nei gradi di merito.
Il caso Maugeri
FORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO
Roberto Formigoni avrebbe ricevuto da Pierangelo Daccò l'uso esclusivo di yacht, l'acquisto di parte di una villa e altri benefit per un valore totale di 6,6 milioni in cambio di vantaggi per due le strutture sanitarie che in un decennio si sono assicurate finanziamenti per 120 milioni, il San Raffaele, e 180 milioni, la Maugeri.
La guerra allo smog nella Pianura Padana entra in una nuova fase. Da domani fino al 31 marzo 2019 scattano le prime limitazioni permanenti al traffico in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Si tratta di misure più severe rispetto a quelle dello scorso inverno: da quest’anno, infatti, il divieto di circolazione nei giorni feriali vale anche per i veicoli diesel Euro 3 (oltre che per i mezzi benzina Euro 0, diesel Euro 0, diesel Euro 1 e diesel Euro 2) indipendentemente dai livelli d’inquinamento.
Il conteggio (fonte Aci) è presto fatto: da questa settimana 2.260.000 automobili e 790.000 furgoni immatricolati nelle quattro regioni dovranno restare in garage o comunque fuori dalle aree urbane interessate dai blocchi.
E non è finita: in Emilia Romagna lo stop vale anche per i diesel Euro 4. Ecco quindi che il totale dei veicoli nel mirino sfiora quota tre milioni e mezzo. Attenzione però: i comuni coinvolti (quelli con più di 30mila abitanti) dovrebbero aver predisposto le delibere attuative. Il condizionale è d’obbligo perché, scorrendo gli elenchi, si scopre che in parecchi casi norme e modalità non sono state ancora decise.
DIESELGATE
Da Torino a Venezia
Le Regioni padane, tuttavia, promettono unità d’intenti: «La qualità dell’aria travalica ogni differenza di colore politico. Entro il 2020 armonizzeremo le norme», assicurano in una nota congiunta gli assessori all’Ambiente di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Per ora, però, si procede in ordine sparso tra fughe in avanti e resistenze. L’accordo, infatti, fissa solo una cornice. Le delibere dei Comuni, quando ci sono, risultano eterogenee. Il risultato? Orari discordanti, una selva di deroghe e automobilisti disorientati.
In Lombardia i mezzi diesel Euro 3 dovranno fermarsi dal lunedì al venerdì dalle ore 7,30 alle ore 19,30 (è l’orario più esteso) nei 209 comuni di Fascia 1 e nei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti appartenenti alla Fascia 2 (Varese, Lecco, Vigevano, Abbiategrasso e San Giuliano Milanese).
DIESEL GERMANIA
Solo a Milano le misure riguarderanno 12.500 furgoni e 32.500 automobili in più rispetto alle limitazioni di un anno fa. Le eccezioni, tuttavia, non mancano: sono esentati gli ambulanti, i medici e i veterinari in visita urgente, i lavoratori con turni tali da impedire la fruizione dei mezzi di trasporto pubblico, i parroci e i veicoli con a bordo almeno tre persone.
In Veneto la guerra allo smog bloccherà mezzo milione di automobili e 173mila veicoli commerciali nelle aree urbane dei comuni con popolazione superiore a 30mila abitanti. In quasi tutte le città coinvolte, il blocco sarà valido nei giorni feriali dalle 8,30 alle 18,30. Sono previste deroghe.
DIESELGATE
A Verona, ad esempio, potranno circolare coloro che hanno un Isee pari o inferiore a 16.700 euro e gli over 70. Le polemiche non mancano. Un nutrito gruppo di sindaci ha scritto un documento chiedendo a Regione e Governo di intervenire con contributi e campagne informative.
Ma le polemiche più infuocate si registrano in Piemonte, dove quasi tutti i Comuni hanno posticipato l’entrata in vigore delle misure anti-smog. I sindaci del Torinese si incontreranno con la Regione in settimana per trovare una mediazione dopo che la giunta Chiamparino ha approvato limitazioni più blande rispetto a quelle decise dai sindaci di Torino e area metropolitana. Tra i sottoscrittori dell’accordo c’è anche l’Emilia Romagna, che ha scelto di introdurre i paletti più stringenti.
SMOG
Nei comuni con più di 30.000 abitanti, lo stop vale anche per i diesel Euro 4. I disagi non saranno pochi: si tratta di 309 mila mezzi a cui vanno sommate 184 mila vetture diesel Euro 3, 208 mila di classe ambientale inferiore e 244 mila veicoli commerciali.
Il rebus della categoria
Il codice della strada prevede multe fino a 658 euro per chi circola con mezzi soggetti a limitazione del traffico. Che fare quindi per non incorrere in sanzioni? Il primo passo è verificare la classe ambientale del proprio veicolo.
OLANDA DIVIETO BENZINA DIESEL
Un’operazione non scontata. Spesso sulla carta di circolazione non è indicata la sigla, bensì la normativa europea che viene rispettata dalla casa automobilistica. In linea di massima sono considerati «ante-Euro 4» i veicoli immatricolati prima del 2006, ma conviene accertarsi che la propria auto non sia stata targata in deroga.
SMOG INQUINAMENTO PECHINO CINA
Il metodo più semplice per risolvere il rebus è usare gli strumenti messi a disposizione gratuitamente in rete dal Portale dell’Automobilista e dall’Aci. Inserendo il numero di targa, il responso è istantaneo.
Il giro di vite basterà a vincere la guerra allo smog? La risposta - purtroppo - è negativa. «Il fatto che i blocchi siano strutturali e non emergenziali è positivo», spiega Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente. «Ma ora bisogna potenziare il trasporto pubblico locale». Senza dimenticare che anche altri fattori sono responsabili dell’inquinamento, a cominciare dai riscaldamenti domestici.Tuttavia nelle grandi città ad avvelenare l’aria sono soprattutto i tubi di scappamento.
DIESEL BENZINA OLANDA
In ogni caso la strada della lotta allo smog è segnata: l’accordo prevede misure d’emergenza in base ai giorni consecutivi di sforamento delle polveri sottili. Si va dall’abbassamento del riscaldamento domestico al divieto di uso di biomasse. Le Regioni della Pianura Padana, infine, hanno già stabilito che dall’ottobre del 2020 sarà limitata la circolazione degli Euro 4 e dal 2025 nelle città scatterà il blocco degli Euro 5. Deroghe permettendo.