9 dicembre forconi: Veneto
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mercoledì 28 agosto 2019

IN VENETO LICENZIATE 500 DOCENTI, SENZA LAUREA, E ALTRE 1300 RISCHIANO DI RESTARE A CASA NEI PROSSIMI MESI


LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO ARRIVA MENTRE È IN CORSO LA MARATONA PER L’ASSEGNAZIONE DELLE CATTEDRE: CIRCA 7800 POSTI RIMARRANNO VACANTI E ANDRANNO A SUPPLENTI…

Matteo Riberto per corrieredelveneto.corriere.it
Sono già state licenziate 500 maestre e altre 1300 rischiano di restare a casa nei prossimi mesi. Sono le «maestre senza laurea», in possesso di diploma magistrale, anche se in realtà in molti casi la laurea ce l’hanno, ma non quella in Scienze della formazione primaria, che prima del 2001 non serviva per essere assunte in pianta stabile. I licenziamenti sono scattati mentre è in corso la maratona per l’assegnazione delle cattedre: circa 7800 posti rimarranno vacanti e andranno a supplenti.
Tutti i numeri
Nel Veneto in totale sono settemila le maestre senza laurea, che da anni insegnano nelle scuole primarie e dell’infanzia, chiamate di volta in volta per svolgere supplenze e coprire buchi di organico. Ma dopo anni di insegnamento alcune di loro avevano fatto ricorso, chiedendo l’assunzione a tempo indeterminato. E 1800 l’avevano ottenuta. Con riserva, però, cioè in attesa che il Consiglio di Stato si esprimesse in merito alla loro situazione.
E ora le sentenze stanno arrivando. A luglio è sopraggiunta per 500 maestre e l’esito è negativo, così sono partite le lettere di licenziamento. «Insegno da 34 anni — dice Anna Paola Baron — dopo un’odissea di supplenze e in seguito al ricorso, tre anni fa sono stata assunta all’Istituto comprensivo Daniele Manin di Cavallino Treporti. Ma è luglio mi è arrivata la lettera di licenziamento, una e-mail ricevuta mentre ero in spiaggia».
La testimonianza
La docente, come le sue colleghe, è quindi condannata alle supplenze e al precariato a vita. «Al momento non mi è stata nemmeno riconosciuta l’indennità di disoccupazione e non sono stata inserita nelle graduatorie d’istituto per l’assegnazione delle supplenze — prosegue Baron —. Non so ancora se quest’anno mi sarà assegnata una cattedra e potrò essere in classe».
Niente indennità di disoccupazione e nemmeno la prospettiva di una supplenza. La speranza, per le maestre, è che la situazione si risolva a breve con il loro reinserimento nelle graduatorie di seconda fascia, da cui attingono le scuole per assegnare le supplenze una volta terminate le Gae (Graduatorie a esaurimento per ottenere il posto in ruolo).
Altre 1300 «in bilico»
Se in 500 sono state licenziate, le altre 1300 sono in bilico. «Anche per loro, entro l’anno, arriverà il licenziamento — spiega Sandra Biolo, segretario regionale di Cisl Scuola —. Tra disposizioni poco chiare del Miur e sentenze che stravolgono la norma, non si è risolta una situazione in ballo da tempo. Queste maestre torneranno precarie, con grossi disagi per loro e per gli alunni».
Ma oltre alle 1800 assunte con riserva e che ora torneranno precarie, ci sono migliaia di maestre diplomate che avevano fatto ricorso per essere assunte. Le loro istanze, stando alla prima sentenza del Consiglio di Stato, saranno respinte, sancendo un futuro di precarietà.
A primavera il Miur aveva indetto un concorso straordinario loro dedicato e finalizzato all’assunzione, ma ne sono state prese solo un’ottantina. «A causa della crisi di governo, non è ancora stato firmato il decreto salva-precari, che avrebbe sbloccato i concorsi per l’immissione in ruolo — spiega Daniela Amanzi, segretario regionale Snals —. Il dubbio è che non si voglia stabilizzare queste maestre perché una precaria costa migliaia di euro in meno rispetto a una di ruolo». Fonte: qui

giovedì 11 aprile 2019

REDDITO di CITTADINANZA e QUOTA 100: impatto reale su OCCUPAZIONE


Viva l’Italia.
Anche perché è il paese dei grandi sogni. Ma a sognare sono i cittadini, il che ci può anche stare, e non solo loro. Perché anche chi ci governa probabilmente continua a sognare. O forse crede di essere in un sogno che presto si tramuterà in un incubo.
Ma la cosa bella e che riescono anche a negare la realtà che loro stessi mettono nero su bianco.
Andiamo con ordine.
Voi tutti conoscete la diatriba sul “Reddito di Cittadinanza”. Se CLICCATE QUI leggerete anche il mio parere sull’argomento, sempre se siete interessati. Oltre a questo, poi, c’è a famosa quota 100.
Insomma, tutto questo dovrebbe portare benefici al paese e soprattutto all’occupazione. Stime del Governo, in ambito di reddito di cittadinanza ci dicono quanto segue.
(…) I 6,1 miliardi che nel 2019 andranno a finanziare il reddito di cittadinanza spingeranno il pil di meno di 0,2 decimi di punto. Ma a regime la misura potrebbe dare al governo oltre 12 miliardi di spazio fiscale aggiuntivo, vale a dire maggior deficit non soggetto ai paletti della Commissione europea. (…) [Source
Impatto limitato, ci può stare anche perché si offre uno stipendio a chi non ce l’ha o magari non gli fa più comodo averlo… E in merito a quota 100 ecco l’impatto, secondo il premier Conte:
“Un’importante azienda di stato, Eni, mi ha anticipato, ma non è la sola, che nel 2019 per un lavoratore che andrà in pensione con questa riforma ne verranno occupati 2-3″.“ [G. Conte] 
Allo stesso tempo ecco cosa ha ribattuto Salvini:
“Contiamo che il diritto alla pensione per un milione di italiani possa trasformarsi in diritto al lavoro per un altro milione di italiani che non deve scappare all’estero” [M.Salvini] 
Bellissima notizia, quindi quota 100 funziona e con il reddito di cittadinanza si fa un bel passo in avanti. Già. Peccato che forse i conti non tornano un gran che.
Secondo una stima condotta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro, è verosimile aspettarsi l’ingresso di un giovane under 30 nel mondo del lavoro ogni tre pensionati ‘in uscita’. Il rapporto sarebbe dunque di 1 a 3. Secondo i professionisti, quindi, circa 116 mila ragazzi under 30 faranno ingresso nel mondo del lavoro in virtù di 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale, infatti, si stima una percentuale di turnover pari al 37%. Questo quindi è un altro film rispetto a quanto ci è stato paventato. E allora a questo punto, tanto vale rimanere sulla riva del fiume ed aspettare che succede. E poi tra qualche mese potremo dire chi aveva ragione.
O forse non è necessario.
Basta andarsi a prendere il DEF per capire come stanno le stime ufficiali del Governo. Ottimistiche direte voi… Ed invece no! Perché il DEF stesso dice che ci sarà un calo dell’occupazione.
‘Quota 100′ avrà effetti nulli sulla crescita e pressoché inesistenti sui consumi. E’ quanto emerge dalle tabelle, allegate al Def, che valutano l’impatto delle misure bandiera del governo M5S-Lega. L’anticipo pensionistico sostenuto dal Carroccio incide sul Pil di quest’anno per lo 0,0%; il prossimo anno e nel 2021 solo dello 0,1% per poi tornare a impatto 0 nel 2022. Sul fronte dei consumi l’impatto si gioca sempre sui decimali: 0,1% quest’anno, 0,2% nel 2020-2021; e nessun effetto nel 2022. Quanto all’occupazione, nel 2019 l’inciodenza è sotto il segno negativo nel 2019 a -0,3% e nel 2020 a -0,2%; per poi invertire la rotta nel 2021 (0,1%), come nel 2022.
Quanto al reddito di cittadinanza, l’incidenza sul pil sarà dello 0,2% nel 2019 e 2020; dello 0,1% nel 2021 e dello 0% nel 2022. Sul versante dei consumi, invece si stima un effetto positivo dello 0,5% quest’anno, poi 0,2% nel 2020, e 0,1% nel 2021 e 2022. La misura dei pentastellati impatta l’occupazione dello 0,1% quest’anno per poi salire allo 0,2% nel 2020 e allo 0,4% nel 2021 e 2022. (AdnKronos
Almeno in passato ci lasciavano col beneficio del dubbio, qui nemmeno quello. O magari speravano che nessuno se ne accorgesse?
Il è chiaro: nel 2019 e nel 2020 l’impatto sull’occupazione di reddito di cittadinanza e Quota 100 è negativo (-0,2%).
668 utenti ne stanno parlando
E forse non è nemmeno troppo un caso che proprio ieri il FMI se n’è uscito con uno studio proprio sulla crescita dei principali paesi del globo. Indovinate un po’ come è messa l’Italia? Fanalino di coda? Certo che si…
(…) The global economy has slowed sharply since last summer and will rely on a “precarious” boost from a few emerging markets to reverse the loss of momentum, the IMF has predicted in its latest economic forecast. Cutting its outlook for 2019 and 2020, the fund judged that advanced economies would “continue to slow gradually” into next year while emerging economies would play a more positive role, led by an end to crisis conditions in Turkey and Argentina and stabilisation in the all-important Chinese growth rate. (…) The forecasts came in the IMF’s twice-yearly World Economic Outlook, published on Tuesday, which suggested that financial markets had recently become too optimistic about the global outlook since the start of the year. (…) The forecasts for advanced economies suggested there would be some recovery from specific woes last year in Germany, France and Italy, but there would be no return to the rapid expansion of 2017 and instead “a return to tepid potential growth” by 2020. (FT
Forse qualcosa non quadra. Di certo a livello globale (CLICK HERE) ma se il mondo al raffreddore, il Bel Paese ha la polmonite cronica.

PS: come detto, il DEF di ieri ci ha confermato quanto temevamo. Il deficit/Pil sale a 2,4%  e il rapporto debito/Pil è dato al nuovo record di 132,6%. Ho parlato con un amico che si è spulciato i dati del DEF e secondo lui lo stesso INCLUDE già l’aumento dell’IVA che tutti oggi stanno schivando. Quindi, cari amici, siamo cornuti e mazziati. Evviva.
Fonte: qui
Lavoro e pensioni, saranno spesi 133 miliardi in più in tre anni
Mettendo insieme i due provvedimenti, «quota 100» e «reddito di cittadinanza», l'impatto resta moderatamente positivo sul Pil (+ 0,2% nel 2019 e + 0,4 nel 2020), ma negativo sull'occupazione (- 0,2% in entrambi gli anni). E questo nonostante nel Def si legga che «per il triennio 2019-21 risultano maggiori spese complessive per circa 133 miliardi.
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
In particolare si segnalano gli oneri per le due misure più qualificanti la politica del governo, Reddito e Quota 100. E' quanto si legge nel Def.Così come le stime prudenziali sul Pil fanno vedere come ottimistica la previsione dello 0,2% nel 2019, "è soggetta a rischi al ribasso, legati in particolare all'incertezza del commercio internazionale, alla minaccia del protezionismo, a fattori geopolitici e a cambiamenti di paradigma di industrie chiavi quali l'auto e la componentistica".
Quanto ai 2 miliardi congelati, la legge di Bilancio "contiene una clausola che in caso di deviazione dall'obiettivo di indebitamento netto prevede il blocco di due miliardi di spesa pubblica. Sulla base delle nuove previsioni pubblicate in questo documento tale scenario appare più probabile". Fonte: qui

LA REGIONE ALL’ULTIMO POSTO PER LE RICHIESTE DI REDDITO DI CITTADINANZA? IL VENETO! 
“CI SI VERGOGNA. SE IN PAESE SI VIENE A SAPERE…" 
CAF E INPS SPIEGANO: "SOLAMENTE UN TERZO DELLE PERSONE CON ISEE SOTTO 9.360 HA FIN QUI FATTO DOMANDA DI REDDITO. C'È ANCHE CHI SI RIFIUTA PER UNA QUESTIONE CULTURALE..."

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Reddito di cittadinanza, capitolo domande per regione: Veneto all’ultimo posto per percentuale di richieste sulla popolazione, elaborando un po’ i dati diffusi due giorni fa dal ministero del Lavoro. Sono 27.248 i veneti che, tra Centri di assistenza fiscale (Caf) e uffici postali, hanno chiesto l’inserimento nel patto per il lavoro o in quello per l’inclusione sociale, come prevede la misura di sostegno voluta dal governo legastellato (dato aggiornato al 7 aprile).

La Campania, per dire del primo territorio per numero di richiedenti, ha un monte di domande oltre quattro volte più alto di quello di Venezia. É vero, la classifica domande/abitanti non stupisce: di fatto, si mette in colonna la salute economica delle varie regioni, col nord che conferma di stare molto meglio del sud. Vale, però, anche il contrario: entrando nel dato veneto, pur con una lettura ancora parziale, qualche nota diversa dalle previsioni che hanno accompagnato il cantiere e varo dell’Rdc si trova.
reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA

«Qui ci si vergogna a chiedere qualcosa»
«Se il punto di partenza era l’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente,ndr) inferiore a 9.360 euro, possiamo dire che si sta raccogliendo una base piuttosto esigua», apre Lorenzo De Vecchi. Traduzione: pesando il materiale lavorato dai propri uffici, il responsabile veneto dei Caf Cisl spiega come solamente un terzo delle persone con Isee sotto 9.360 abbia fin qui fatto domanda di Reddito. «Probabilmente - riprende De Vecchi - ci sono molti che, per indicatore economico, potrebbero beneficiare della misura, ma non la chiedono, a causa degli altri paletti. Quali? Non possiamo ancora indicare un motivo certo, potremo essere più chiari quando Inps avrà completato le prime valutazioni».

Patrimonio immobiliare, prima casa esclusa, sotto i 30 mila euro; mobiliare non superiore a 6 mila, con tutte le distinzioni previste in base ai componenti dei nuclei familiari; reddito familiare inferiore alla stessa cifra: qualcosa frena la richiesta di Rdc dei veneti ma è presto per indicarla senza ombre. Sicuro, invece, che il grosso delle domande sia alle spalle:

reddito di cittadinanza alle poste 3REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE 3
«Le pratiche di reddito si lavorano su appuntamento e abbiamo pochissimi incrementi di domande per nuovi appuntamenti». Alfio Calvagna, presidente del comitato Inps del Veneto, sta sulla linea della prudenza: «Sono dati parziali, è tutto ancora molto fluido, ma se la stima dei Caf che lei mi riporta è vera siamo molto al di sotto delle percentuali attese». Come si spiega? «Secondo me, un po’ come succedeva per il vecchio Rei (il Reddito di inclusione del governo Gentiloni, sostituito dal Reddito di cittadinanza, ndr), in regione c’è anche l’aspetto per cui ci si vergogna un po’ a chiedere questi sostegni, perché poi in paese si viene a sapere, perché non sta bene...».

Caf (mezzi) vuoti
ZAIA E DI MAIOZAIA E DI MAIO
«Nei Caf Cgil del Nordest, quanto a numero di pratiche al giorno, siamo in fase discendente», dice Claudio Zaccarin, responsabile veneto dei centri di assistenza del maggiore sindacato nazionale. Fino a due settimane fa, gli uffici di Cgil hanno esaminato fino a mille posizioni al giorno: «Ora siamo a 750 e credo che non supereremo le 11 mila domande nel Nordest; come Veneto, dovremmo stare sulle 9.500». Anche Zaccarin conferma come solo poco più di un terzo dei veneti che potrebbero chiedere l’Rdc abbiano effettivamente fatto domanda:

«Abbiamo chiamato centinaia di anziani, che avrebbero diritto alla pensione di cittadinanza. Non hanno voluto fare domanda, perché hanno sì la pensione bassa, ma anche proprietà e patrimoni. Pensi soprattutto a tanti ex commercianti: “Non siamo interessati”, ci viene detto». In chiusura, va ricordato che «parliamo di domande; gli accoglimenti saranno molti meno». Poi un aspetto caratteriale: «Secondo me - termina il manager -, dietro le mancate domande c’è anche una piccola fetta di effetto culturale. Un cinque per cento di persone che si rifiuta per vergogna c’è: lo annusiamo con le interviste».

Fonte: qui

mercoledì 13 febbraio 2019

LA STORIA DELL’IMPRENDITORE VENETO CHE NON TROVA OPERAI SCATENA I LETTORI: “IL SABATO E LA DOMENICA SONO DEDICATE AL SECONDO LAVORO, NELL’OPEROSO NORDEST”

“IL DISOCCUPATO ITALIANO NON VUOLE UN LAVORO, VUOLE UNO STIPENDIO E PER LUI ORA ARRIVA IL REDDITO DI CITTADINANZA” 

“COME MAI SUL SITO DEL CANTIERE NAVALE NON C’È NESSUN ANNUNCIO?”, "IO HO ASSUNTO DUE NEOLAUREATI CHE DOPO DUE SETTIMANE…”


Silvia Maria Dubois per https://corrieredelveneto.corriere.it

mirco beraldoMIRCO BERALDO
«Non sappiamo più da che parte girarci, una disperazione». Parole testuali. E in mezzo alle parole il doppio del lavoro per chi c’è, e telefonate senza sosta per cercare rinforzi che ancora non ci sono. L’ultimo grido sulla carenza di personale (dopo il caso dell’Euroedile di Paese, che ha trovato tecnici dopo mesi, solo grazie ai social), che taglia in due il quadro della disoccupazione italiano, arriva dal cantiere nautico Beraldo, a Ca’ Nogara, nel Veneziano. Lì, da due anni, ci sono quattro cartelline vuote: non arriva alcun curriculum per le posizioni di meccanico per i motori dei mezzi di servizio, un carpentiere, un saldatore e un responsabile di cantiere.

Lavoro nei festivi. E tutti spariscono
cantiere nautico beraldo 9CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Sia chiaro: si tratta di figure specializzate, ma non così rare, anzi. Eppure i posti restano vuoti. Lo stipendio base parte da 1250 euro e può salire fino ai 1600 in base alle qualifiche, come spiegano dall’azienda, ma niente da fare, non si mietono candidature. Il motivo? Serve lavorare nei festivi, in particolare la domenica. È lì che il potenziale popolo fantasma dei lavoratori sparisce o innesca la retromarcia.

cantiere nautico beraldo 10CANTIERE NAUTICO BERALDO 
«C’è chi ritira la candidatura appena sente che serve lavorare la domenica – ha raccontato in questi giorni il titolare Mirco Beraldo -. Mi sono sentito dire addirittura: “La domenica devo accompagnare mia moglie al centro commerciale”. Si rende conto? Quando apriamo le selezioni, facciamo anche fatica a raccogliere dei nominativi, anche solo per i colloqui. Io, dunque, mi chiedo: ma nel nostro Paese c’è davvero bisogno di lavoro?». A farsi avanti sono gli stranieri, tanti, ma si tratta di manovalanza che a livello professionale è lontana da ciò che si sta cercando. «E poi, cavolo, io vorrei anche dare una mano agli italiani, ma non c’è verso, non si danno da fare, una disperazione».
mirco beraldo 1MIRCO BERALDO 

«Chi arriva fa solo domande sui soldi e sulle ferie»
Ma sono i personaggi che vivono nel contenitore della disoccupazione e degli aspiranti lavoratori a far perdere la pazienza alla famiglia Beraldo: «Li devi cercare, quasi convincere, e poi a volte tirano bidone, non si presentano, cambiano idea – insiste Mirco -. E poi: mi dicono che non bevono, che non hanno precedenti; poi controlli e scopri un mondo. Quelli che si presentano, hanno solo in mente chiedere quanti soldi prenderanno, quante ferie faranno.

cantiere nautico beraldo 6CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Figuriamoci sapere di lavorare la domenica! Una situazione che ti deprime, come titolare. Io lo ripeto: siamo così sicuri che in Italia ci sia tutta questa necessità di lavorare? A me non sembra». Nel frattempo, non si perde la speranza: per i quattro profili vacanti, si continuano a mettere annunci, a chiamare le associazioni di categoria, ad informarsi anche su agenzie del lavoro da fuori regione. Ma sempre con un codice fra gentiluomini: «Una cosa non faremo mai – conclude Mirco Beraldo – strappare dipendenti alla concorrenza, con la promessa di pagarli di più. Ma noi non siamo così». Fonte: qui


cantiere nautico beraldo 1CANTIERE NAUTICO BERALDO 

Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera 1
Ma ancora girano bufale come quelle dell'imprenditore che dice di non trovare lavoratori?
mirco beraldoMIRCO BERALDO







Siamo seri, e mettiamo in fila i fatti. Un cantiere nel veneto, una regione di fatto in piena occupazione, anzi, di più. Certo che quando chiede di lavorare la domenica si fanno di nebbia: perdinci, il sabato pomeriggio e la domenica sono dedicate al secondo lavoro, nell'operoso nordest! E questo vorrebbe distogliere onesti lavoratori, in nero, dalla loro seconda occupazione, in nero?

Semplicemente ridicolo, e ridicoli i giornalisti (giornalisti?) che ancora rincorrono queste storie inesistenti, storie buone giusto per riempire le colonne inutili dei giornaloni di lorsignori. L'imprenditore lo sa benissimo come si trovano i dipendenti: li si paga, e non gli rompe le palle quando hanno i turni del secondo lavoro!
cantiere nautico beraldo 3CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Cordialità. Paolo

Lettera 2
Caro Dago, ho letto l'articolo sull'impreditore veneto che non riesce a trovare quattro lavoratori per riempire le caselle vuote della sua impresa. Chissa' perche'. Lui stesso dice: "A farsi avanti sono gli stranieri, tanti, ma si tratta di manovalanza che a livello professionale è lontana da ciò che si sta cercando."

cantiere nautico beraldo 2CANTIERE NAUTICO BERALDO 
Si comprende quindi che cerca personale qualificato; lo pagherebbe dai 1200 ai 1600 euro al mese per lavorare qualche volta anche la domenica. Pare che chi viene ad informarsi chiede informazione su quanto potrebbe guadagnare e sulle altre clausole contrattuali, per es. le ferie: ma che venali! 

Pero' l'imprenditore che si lamenta e' un eroe: "Una cosa non faremo mai strappare dipendenti alla concorrenza, con la promessa di pagarli di più. Ma noi non siamo così."
Ecco bravo dimostragli che tu al denaro non dai alcuna importanza. Tu li assumeresti anche gratis!
Rgs

Lettera 3

Leggo del titolare di un cantiere navale di Venezia che non trova operai specializzati per la sua azienda. Lamenta che la prima cosa che gli aspiranti lavoratori chiedono nel primo colloquio è di quanto è lo stipendio e quante ferie avranno. E scappano appena sentono che occorre lavorare la domenica.

Non perchè sono buoni cristiani (figuriamoci!), ma perchè la domenica devono accompagnare la moglie al centro commerciale (testuale!). Ci dicono le statistiche che la disoccupazione sia intorno al 10% e che quindi bisogna creare posti di lavoro con investimenti pubblici e privati.

mirco beraldo 2MIRCO BERALDO 
Il vero è che chi vuole lavorare, lavora, chi non ha voglia cerca tutte le scuse. Il fatto è che alla base di tutto c'è un equivoco di fondo: il disoccupato italiano non vuole un lavoro, vuole uno stipendio, si vuole, come usa dire, sistemare. Ecco, per lui ora arriva il reddito di cittadinanza, e se, puta caso, un ingenuo navigator gli trova un lavoro(magari a 1.200 euro al mese, ma bisogna lavo rare la domenica), lo inseguiranno a calci nel sedere: "ma come si permette?".
Gaetano Il Siciliano

Lettera 4
Caro Dago,
come l'imprenditore Veneto di Cà Nogare anche io, ingegnere con studio tecnico a Gallarate, "non sò più da che parte girarmi, una disperazione". Ho molto più lavoro di quanto non ne riesca a fare ... ma non trovo nessuno disposto a venire a lavorare da me ..... laureati compresi ! Premetto che assumo, in regola, a tempo, inizialmente determinato, con stipendio da 1.200 € per 14 mensilità.

Ho assunto nell'ultimo anno due neolaureati che, sorpresa (anche se ormai non lo è più), dopo un paio di settimane si sono dimessi .... troppo lavoro, troppa pressione .... L'idea che mi sono fatto ? non c'è più gente che ha veramente bisogno di lavorare ! non c'è "fame", non esiste più spirito di sacrificio e l'orgoglio di imparare una professione ! Non mi voglio dilungare sui colloqui: imbarazzanti ! Stipendio ? orario di lavoro ? Ferie ? Da paura .... Io che mi reputo un sovranista a volte mi dico che forse "in Europa" fanno bene a "massacrarci" ... siamo diventati un popolo di inetti ...
ing. Stefano Caligara (Gallarate VA)

Lettera 5

Caro Dago, gli articoli del tipo "offro-lavoro-ma-non-trovo-nessuno" sono ormai diventati a tutti gli effetti un sottogenere (vagamente demenziale) della pubblicità redazionale sulla stampa locale. Analizziamo ad esempio nel merito questo ennesimo stupidario in diretta dal cantiere nautico lagunare:

- Intanto il titolare lamenta che "da due anni, ci sono quattro cartelline vuote: non arriva alcun curriculum" e "facciamo fatica a raccogliere dei nominativi anche solo per i colloqui". Sono andato sul sito internet del cantiere in questione per vedere gli annunci delle posizioni aperte e, sorpresa, non c'è neanche una sezione "Lavora con noi". Ma che strano che non arrivino le candidature se non pubblichi gli annunci ne manco sul tuo sito! Ma non mi dire!
 
- Poi però nella stessa intervista si contraddice dicendo che i candidati arrivano sì, ma che la gente "ritira la candidatura appena sente che serve lavorare la domenica". Ma allora la gente non si candida o sui candida ma poi si tira indietro al colloquio?

- Poi si precisa che "si tratta di figure specializzate" (tanto è vero che gli immigrati non andrebbero bene perché sono "manovalanza che a livello professionale è lontana" dalla richiesta) ma sottolinea che "non faremo mai [...] strappare dipendenti alla concorrenza". Perché uno che è specializzato a lavorare nella cantieristica nautica secondo lui dove vorrebbe trovarlo, se non in un cantiere nautico? Forse in una cioccolateria o nella bottega di un ciabattino o in una filarmonica?
cantiere nautico beraldo 5CANTIERE NAUTICO BERALDO

- Poi lamenta che "Quelli che si presentano, hanno solo in mente chiedere quanti soldi prenderanno". Ma che ingrati questi millenials, tu gli offri un lavoro e questi osano pure chiedere quant'è la paga! (mentre in tutti i paesi seri la retribuzione è già indicata in bella mostra già nell'annuncio)

cantiere nautico beraldo 4CANTIERE NAUTICO BERALDO 






- E ripete ben due volte la domanda retorica "ma nel nostro Paese c'è davvero bisogno di lavoro?" e "siamo così sicuri che in Italia ci sia tutta questa necessità di lavorare?" osservando che "gli italiani [...] non si danno da fare" ma contemporaneamente afferma che i suoi dipendenti devono fare "il doppio del lavoro". Ma allora se gli italiani sono così scansafatiche perché i suoi operai sono disposti a fare una montagna di straordinari?

Cioè, leggendo articoli come questi mi cadono davvero le braccia. Ma non è che il problema dell'Italia più che gli ipotetici bamboccioni millenials scansafatiche siano piuttosto gli imprenditori incapaci di fare recruitment in modo efficace e competitivo, ed i giornalisti che non fanno un minimo di fact checking e lasciano passare qualsiasi stupidaggine e contraddizione logica senza fare domande?
Crazzo Benz

martedì 29 gennaio 2019

EMERGENZA CLIMA: ECCO GLI EFFETTI SULL'AGRICOLTURA ITALIANA


UNO STUDIO DELLA COLDIRETTI FOTOGRAFA UN PAESE SEMPRE PIU’ PAZZO A LIVELLO CLIMATICO CON IL LIVELLO DEL PO SCESO DI 3,5 METRI RISPETTO A UN ANNO FA: A PAGARNE LE SPESE È L’AGRICOLTURA, CON DANNI QUANTIFICATI A 1,5 MILIARDI DI EURO NEL 2018 
IN VENETO I CONTADINI OLTRE ALLE SECCHE DEVONO FRONTEGGIARE UN ALTRO PROBLEMA: L’ACQUA SALATA...
Francesca Santolini per la Stampa
EMERGENZA CLIMAEMERGENZA CLIMA

La pianura padana è la zona della penisola dove si concentra il 35 per cento della produzione agricola nazionale e dove si produce circa il 40 per cento del pil italiano. Tuttavia, negli ultimi mesi la sua principale riserva d’acqua, il bacino idrico del Po, si è ridotta drasticamente.

Mentre il Sud Italia è stretto nella morsa del gelo e bloccato da bufere di neve, al Nord scatta l’allarme siccità, con il livello del Po sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sullo stato di salute del più grande fiume italiano (a volerlo seguire per intero si percorrerebbero circa 652 chilometri). Una fotografia che racconta molto nitidamente delle anomalie climatiche che segnano i nostri tempi, con un’Italia alla rovescia e spaccata in due. Al nord non piove e non nevica dall’inizio dell’inverno, e gli effetti si fanno sentire con il ripetersi di incendi boschivi fuori stagione, mentre cresce l’allarme degli agricoltori per la mancanza di acqua necessaria a creare le riserve idriche per i prossimi mesi. La mancanza di precipitazioni rischia di compromettere colture come grano e mais, provocando danni enormi alla produzione agricola.

FIUME PO 3FIUME PO 3
Il Veneto ha quasi 1 milione di ettari coltivati, 80 mila imprese agricole, con circa 5 miliardi di euro di produzione agricola all’anno. Tuttavia il rigoglioso Nord est si trova alle prese con una terribile siccità: temperature massime più alte di 3 gradi e neanche una goccia di pioggia da molti mesi. Una drammatica crisi idrica che risale fino alla foce dei grandi fiumi.

Qui i contadini oltre alle secche devono fronteggiare un altro problema: l’acqua salata. Il basso livello delle falde ha favorito l’infiltrazione dell’Adriatico lungo le foci dei fiumi in secca, determinando l’aumento dei livelli di sale nell’acqua dolce (il limite di salinità dell’acqua per poter essere utilizzata per l’irrigazione si aggira intorno ai due grammi al litro).   Il fenomeno prende il nome di cuneo salino ed è uno dei problemi che fa più paura agli studiosi e agli agricoltori. Quali sono le cause? I motivi sono tanti: dall’abbassamento del canale di scorrimento del fiume, per il continuo prelievo di sabbia e pietrisco, agli stati di magra del Po, proprio come sta avvenendo in questi giorni, un fenomeno sempre più frequente a causa del cambiamento climatico.

FIUME PO SICCITA'FIUME PO SICCITA'
Nelle campagne del litorale veneto, i fiumi portano sempre meno acqua dolce nei campi, e così il cuneo salino rende inutilizzabile l’acqua per irrigare il terreno, causando ingenti perdite dei raccolti e danni enormi agli agricoltori. Con il cuneo salino la perdita del raccolto può arrivare fino al 100% perché il suolo salificato può distruggere completamente le colture, con il paradosso di avere terreni fertilissimi. Ma a rendere la situazione preoccupante è anche il livello dei laghi, con quello di Como che si trova sotto di 34 centimetri rispetto alla media storica, con un riempimento poco sopra il 23%, sottolinea la Coldiretti. La mancanza di precipitazioni e la siccità al Nord, è la conseguenza di un aumento delle temperature, con un 2018 che è stato lungo tutta la Penisola, secondo i dati del Cnr, il più caldo dal 1800 ad oggi, con una anomalia di +1.58°gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000). Con l’aumento medio delle temperature, l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma, l’alternarsi di siccità e gelate, sconvolgimenti stagionali, bombe d’acqua o addirittura uragani. Il risultato di questi eventi estremi è, tra le altre cose, un conto salatissimo che paga anche l’agricoltura: secondo la Coldiretti, ammontano a 1,5 miliardi di euro le perdite subite solo nel 2018. Il fatto che questa situazione costituisca ormai una conseguenza pressoché stabile dei cambiamenti climatici in corso, è testimoniato da diversi studi.

cambiamenti climaticiCAMBIAMENTI CLIMATICI
L’analisi dell’ agenzia regionale per la protezione dell’ambiente dell’Emilia Romagna (Arpae) conferma, in questo senso,  i dati delle Nazioni Unite e dell’Ispra: “Dal 1960 a oggi sul bacino del Po si osserva un aumento delle temperature medie annue di circa due gradi, che potrebbero arrivare a tre o quattro alla fine del secolo”. Al tempo stesso, rispetto a trent’anni fa le precipitazioni medie annue sono diminuite del 20 per cento. Inoltre, secondo uno studio del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici(Cmcc), il cambiamento climatico gioca un ruolo determinante nel ridurre le riserve idriche del bacino, “il ciclo idrologico alterato provoca uno scioglimento anticipato dei nevai e le stagioni di coltivazione diventano più lunghe, facendo così crescere la domanda d’acqua e i prelievi: è un circolo vizioso”. È probabile, se non certo, quindi, che l’aumento delle temperature medie finirà, anche nei prossimi anni, per danneggiare i raccolti sia in termini di quantità sia di qualità, mentre la richiesta d’acqua sarà sempre maggiore.

In generale, infatti, gli esperti segnalano la difficoltà di poter garantire le stesse quantità d’acqua usate oggi per irrigare i campi, considerato che il cambiamento climatico, oltre a manifestarsi con fenomeni atmosferici violenti, comporterà una riduzione della disponibilità di acque superficiali, causando una riduzione delle risorse idriche complessivamente disponibili.

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