9 dicembre forconi: PAPA FRANCESCO
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sabato 14 settembre 2019

PAPA FRANCESCO E’ TORNATO A TUONARE CONTRO IL POPULISMO: “È UN PERICOLO, BISOGNA METTERE AL CENTRO GLI EMARGINATI”


ALL’INCONTRO CON I VESCOVI ORIENTALI CATTOLICI BERGOGLIO INVITA LA CHIESA AD EVITARE “LA TENTAZIONE DI CHIUDERSI IN SE STESSA(???) E DI CADERE IN PARTICOLARISMI NAZIONALI O ETNICI. PIUTTOSTO, ABBRACCI("CHE VUOL DIRE?") GLI ULTIMI, GLI EMARGINATI” 

PAPA FRANCESCO MESSA PER I MIGRANTIPAPA FRANCESCO MESSA PER I MIGRANTI
Il populismo è «un pericolo»(SICURAMENTE PER GLI SFRAZI DELLA CHIESA CATTOLICA!): lo ha sottolineato Papa Francesco nell’udienza con i vescovi orientali cattolici in Europa, convenuti a Roma in occasione del consueto incontro annuale organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali di Europa (Ccee). «Questo è un pericolo della nostra società: i particolarismi che diventano populismi e vogliono comandare(E' QUESTO IL PROBLEMA!!!) e uniformare tutto», ha sottolineato il pontefice chiedendo ai presuli che anche la Chiesa locale eviti la «tentazione di chiudersi in sé stessa e di cadere in particolarismi nazionali o etnici escludenti».

L’esortazione alla carità
Per papa Francesco bisogna invece abbracciare il debole e il diverso. «Quando ci chiniamo insieme sul fratello che soffre, quando diventiamo insieme prossimi di chi patisce solitudine e povertà, quando mettiamo al centro chi è emarginato, come i bambini che non vedono la luce, i giovani privati di speranza, le famiglie tentate di disgregarsi, gli ammalati o gli anziani scartati, già camminiamo insieme nella carità che sana le divisioni».Il Pontefice ha esortato: «Aiutiamoci a vivere la carità verso tutti. Essa non conosce territori canonici e giurisdizioni».

papa francesco migrantiPAPA FRANCESCO MIGRANTI
«I soldi sono un veleno»
Il Papa ha anche lanciato un appello alla sobrietà. «È amando che passano in secondo piano quelle realtà secondarie a cui siamo ancora attaccati, anche i soldi che sono un veleno, il diavolo entra dalle tasche, non dimenticatelo»: lo ha detto il Papa nell’incontro con i vescovi cattolici orientali. Amando - ha aggiunto Papa Francesco - «vengono in primo piano le uniche che restano per sempre: Dio e il prossimo».

Il messaggio ai detenuti
Bergoglio ha incontrato anche la Polizia penitenziaria, e ha inviato un messaggio di incoraggiamento ai detenuti : «Non soffocate la speranza», dice loro, consapevole della durezza delle condizioni. Tra «le difficoltà» delle carceri c’è «in particolare» il problema del «sovraffollamento degli istituti penitenziari, che accresce in tutti un senso di debolezza se non di sfinimento», segnala il Papa. «Quando le forze diminuiscono la sfiducia aumenta. È essenziale garantire condizioni di vita decorose, altrimenti le carceri diventano polveriere di rabbia, anziché luoghi di ricupero», ha detto il pontefice Per Bergoglio «l’ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere. Perché se si chiude in cella la speranza, non c’è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare».

Fonte: qui

P.S. E' BELLO PARLARE PER GLI, E DEGLI, ALTRI, E NON DI CIO' CHE FACCIAMO IN CONCRETO IN PRIMA PERSONA. 

“ECCOLI, PORTI APERTI SENZA LIMITI. L'ITALIA TORNA UN CAMPO PROFUGHI...”, ASSEGNATO ALLA NAVE OCEAN VIKING IL 'PORTO SICURO' DI LAMPEDUSA, IL CAPO DELLA LEGA SI SCATENA CONTRO IL CAMBIO DI LINEA SUI MIGRANTI DEL CONTE BIS: "SONO MATTI, QUESTA E' LA RESA" 
IL SINDACO DI LAMPEDUSA: "PERCHÉ LA SCELTA DI ASSEGNARE COME PORTO SICURO PROPRIO LAMPEDUSA? ACCOGLIENTI SI’, IDIOTI NO




salvini migrantiSALVINI MIGRANTI
L’Italia ha assegnato il `place of safety, il porto sicuro, alla Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranea e Medici senza frontiere con 82 migranti a bordo: si tratta di Lampedusa. Si sta valutando ora se farla entrare direttamente in porto o fare il trasporto dei migranti su motovedette della Guardia Costiera. «Siamo sollevati». È il primo commento di Medici senza Frontiere e di Mediterranea Saving Human.

«I migranti saranno accolti in molti Paesi europei — commenta il ministro della Cultura e capo delegazione del Pd nel governo, Dario Franceschini —, è la fine della propaganda di Salvini sulla pelle di disperati in mare. Tornano la politica e le buone relazioni internazionali per affrontare e risolvere il problema delle migrazioni». «Eccoli, porti aperti senza limiti...», attacca l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini.

luigi di maio dario franceschiniLUIGI DI MAIO DARIO FRANCESCHINI
«Il nostro obiettivo, ma anche quello del precedente governo, era quello che anche gli altri paesi europei se ne facessero carico — commenta Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e leader del M5S —. Oggi si sono create le condizioni per questa distribuzione. Si fanno sbarcare se vengono redistribuiti. L’obiettivo per noi restano gli investimenti nei paesi di provenienza, l’accordo sui rimpatri che vanno di pari passo con la cooperazione internazionale».

SALVINI MIGRANTISALVINI MIGRANTI




«Se il nuovo ministro dell’Interno Lamorgese vuole continuare sulla stessa scia dell’ex ministro Salvini, noi siamo pronti ad alzare la voce e non sarà una voce di pace. Accoglienti sì ma idioti no. La nave Ocean Viking era molto più vicina alle coste siciliane che a Lampedusa. Perché la scelta di assegnare come porto sicuro proprio Lampedusa?», accusa il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello che commenta così la decisione delle autorità italiane di assegnare un porto sicuro alla nave Ocean Viking e di scegliere proprio Lampedusa.

«Forse il ministro dell’Interno pensa che i lampedusani siano degli emeriti idioti- prosegue Martello che sta tornando sull’isola- La cosa non funziona. L’isola non può essere la soluzione di tutti i problemi. Il ministro ha sbagliato indirizzo». E ancora: «O rispetta le regole anche lei o faremo sentire la nostra voce e anche ben presto - dice - Basta, non siamo cretini». «Forse non hanno spiegato bene al ministro che 20 miglia a Nord di Linosa significa essere in Sicilia e non Lampedusa. Il porto più vicino è la Sicilia. In questo modo, invece, la nave è stata costretta a tornare indietro a Lampedusa. E poi da qui verranno spostati di nuovo verso la Sicilia. Che senso ha tutto questo? Qualcuno me lo spieghi...».
giuseppe conte dario franceschiniGIUSEPPE CONTE DARIO FRANCESCHINI

Ieri la nota di Palazzo Chigi aveva parlato di «sollecita soluzione» per la Ocean Viking. E in serata Francia e Germania si erano detti sono pronti ad accogliere ognuna il 25% dei migranti che sbarcano in Italia. Si tratta di passi avanti verso la creazione di quel «meccanismo temporaneo» di ripartizione a cui sta lavorando la Commissione europea e sul quale conta il nuovo Governo Conte per gestire senza crisi gli arrivi delle navi umanitarie.
matteo salvini con i migrantiMATTEO SALVINI CON I MIGRANTI



Una nuova tragedia sembra essere accaduta giovedì sera, con 4 persone migranti che risultano disperse dopo essersi tuffate a 15 miglia dall’isola di Marettimo da un barchino partito dalla Tunisia. Il premier Giuseppe Conte ha ribadito oggi la sua linea. «A me - ha spiegato - non interessa la propaganda ma non transigo sulla politica di rigore nel contrasto del traffico illecito. Per il resto i problemi cercheremo di risolverli in poco tempo anziché in 20 o 30 giorni».

Fonte: qui

domenica 11 agosto 2019

BERGOGLIO DA MANUALE – “Soros for Dummies”, o “Anticristo reso facile”

Stupefazione. E’ quella che prevale quando El Papa,  subito, in vista delle elezioni, si mette alla testa della propaganda partitica anti-Salvini (che non merita  nemmeno tanto onore) con  luoghi comuni così vieti e appassiti…. “Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. ‘Prima noi. Noi… noi…’: sono pensieri che fanno paura . “Il sovranismo è un`esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”.
Non stupisce l’attacco, e nemmeno fa più  effetto, tanto è prevedibile e banale. Ciò che stupisce è che Bergoglio sembra avere un bigino di  luoghi comuni globalisti, a cui attinge i suoi, chiamiamoli, argomenti.  Deve  esserci sul comodino  un manualetto  –  sul tipo  della collana “for dummies” che insegna  l’economia, il software, la meccanica “ai negati” –  che si intitola, che so, “La filosofia di Georges Soros per idioti”,  o  “La Società Aperta  globale in  cinque facili frasi”,  “Propaganda globalista facilitata” e  quando decide di intervenire “nel dibattito” italiota, chiama  il giornalista amico e  gli riversa quelle quattro frasi,  copiate senza alcuna elaborazione personale.

Ovviamente il giornalista amico diffonde quelle quattro copie con la dovuta unzione  – i giornali anti-Salvini le  riprendono, ma in fondo un po’ imbarazzati.  L’effetto generale è  ridicolo, come quando El Papa si produce nei suoi  studiatamente  esagerati “atti di umiltà”,   biascicare con  bacioni servili  mani di ricchi ebrei, piedi di “immigrati”   da galera purché di colore, o come quando si precipitò a sbaciucchiare  le scarpe – inappuntabilmente lucidate –  di esterrefatti diplomatici del Sud Sudan in giacca e cravatta –  il risultato non fu l’ammirazione né l’edificazione,  ma il grottesco. Sarebbe bene che se ne rendesse conto. Siccome è del tutto impossibile che glielo facciano notare i lecchini  di cui ha costituito la sua corte di “cardinali sorosiani  aperti e progressisti” per far carriera, osiamo umilmente farlo noi.



(Grottesco e comico)

Il ridicolo la minaccia,  sommo (stavo per dire “Santità”, ma capisco che l’epiteto è fuori luogo).   Nell’ultima intervista oltre che invitarci a  non votare  i nuovi Hitler che minacciano  la santa Kommissione europea  e  il mondo globalizzato  e in mano alle oligarchie  pedofile caldeggiato da Soros, Ella ha voluto comunicarci i suoi timori  più vivi: che vertono, siamo stati informati, non già sul destino eterno delle anime in pericolo nel nichilismo edonista totalitariamente imperante, bensì  – cito: “La scomparsa delle biodiversità. Nuove malattie letali. Una deriva e una devastazione della natura che potranno portare alla morte dell’umanità”  –   lei ha espresso fiducia, ci dice il giornalista amico,  “in particolare nei movimenti di giovani ecologisti, come quello guidato da Greta Thunberg, Fridays for future. Ho visto un loro cartello che mi ha colpito:
il futuro siamo noi!”.



(“Diventare Soros for Dummies”, esisterà)

L’effetto comico


Va bene, d’accordo:  ma non si rende conto di aver letto uno striminzito comunicato-stampa che le è stato  non si sa da quale ente dell’ONU?  Le hanno detto di fare un po’ di pubblicità a Greta e  alla organizzazione mondiale che dietro alla  poveretta  ha come scopo di creare il mercato mondiale – che tarda ad affermarsi – per i “i diritti d’inquinamento”  da negoziare a Wall Street  secondo il Protocollo di Kyoto:  ha eseguito.  Ma dire : “Ho visto un loro cartello che mi  ha colpito:  il futuro siamo noi” –  è un po’ scarsino,  SS. La prossima volta, elabori un po’ di più  la   traccia che le è stata fornita. Ci metta più cuore, più  calore.  Si applichi.


(“Il nemico, come leone ruggente…)

E se  vogliamo allargare il discorso, ci consenta, SS,  di esprimere  una  lieve critica  alla fretta e  sommarietà  con cui   le sta trasformando la Chiesa del Risorto  in una ONG immigrazionista, ecologica,   globalista,  “umanitaria”  ed ecumenista.  Probabilmente lei –  nella sua modesta cultura cattolica  – ignora quello che  molti semplici fedeli sanno da sempre:  che appunto  l’Anticristo farà  quello che fa lei. Che anche lui sarà  umanitario ed ecologista.  Vorrà che tutti accogliamo  come “gente che fugge dalla fame e dalla guerra”  i delinquenti nigeriani che hanno pagato migliaia di dollari per venire in quello che la nostra Palamara  ha reso un paradiso dei malviventi.
Più buono di Gesù, sarà anche animalista  e vegano e  imporrà  l’amore per i LGBT che sono tanto discriminati. Anche lui, come è stato scritto, opererà “lo svuotamento sostanziale del  messaggio evangelico  e sotto la formale esaltazione di  un amore per l’umanità che si presentano come valori cristiani, “valori” facilmente smerciabili sui mercati mondani”.
Caro SS, noi semplici fedeli  siamo stati informati di queste caratteristiche del  regno dell’Uomo d’Iniquità e del  suo Falso Profeta.  I suoi amici laicisti e abortisti non hanno letto, per esempio, quel che vide Caterina Emmerick


(L’indimenticabile proiezione  animalista sulla cattedrale-madre delal cristianità)

Vidi anche il rapporto tra i due papi… Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità… Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà  …  La  strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos. …“.  Tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza.
Insomma: siamo rimasti in pochi, ma siamo al corrente dei tempi ultimi e della grande apostasia finale.  Il nostro stupore  nasce da questo: che lei che dovrebbe esserne al corrente, almeno per sommi capi, dei Tempi Ultimi  – sia teleguidato da Chissacchì, sia che segua un  manuale semplificato tipo “Diventare falso profeta  in dieci lezioni” –  ricalca quel che è scritto farà  appunto il Fondatore della Falsa Chiesa, se non proprio l’Iniquo padrone finale di questo  mondo   – e nel modo più  piatto, banale, prevedibile   –  con finale effetto comico.  Anzi di più:  caricaturale, come una imitazione guittesca ed esagerata, artificiosa e  plateale.  E’ vero che la contraffazione, l’aspetto ghignante e farsesco, sono indicati come  caratteri tipici della falsificazione  dell’Impostore.  Vorremmo semplicemente avvertirla che si vede troppo. Fonte: qui

venerdì 11 gennaio 2019

INIZIATIVA CHOC DI VENTI EX CAPI DI STATO DELL'AMERICA LATINA: UNA LETTERA IN CUI CONTESTANO A BERGOGLIO L'APPELLO FATTO IL GIORNO DI NATALE SULLA SITUAZIONE IN VENEZUELA E NICARAGUA


''NON METTE AFFATTO L'ACCENTO SUL FATTO CHE I VENEZUELANI SONO VITTIMA DI UNA OPPRESSIONE DI UNA NARCO-DITTATURA MILITARIZZATA, CHE NON SI FA SCRUPOLO DI CONCULCARE IN MANIERA SISTEMATICA I DIRITTI ALLA VITA, ALLA LIBERTÀ E ALLA INTEGRITÀ PERSONALE''
Franca Giansoldati per www.ilmessaggero.it
MADURO E BERGOGLIOMADURO E BERGOGLIO

Con una iniziativa quasi spettacolare, mai vista prima, venti ex capi di Stato  dell'America Latina hanno preso carta e penna per inviare a Papa Francesco una lettera choc, contestandogli sostanzialmente l'appello fatto il giorno di Natale dalla loggia delle Benedizioni  a proposito della situazione esistente in Venezuela e in Nicaragua. Si trattava di una invocazione alla concordia tra le parti in conflitto e contenuta nel messaggio Urbi et Orbi: «Questo tempo di benedizione – aveva detto Bergoglio - consenta al Venezuela di ritrovare la concordia e a tutte le componenti sociali di lavorare fraternamente per lo sviluppo del Paese e per assistere le fasce più deboli della popolazione».

Secondo i firmatari della missiva, l'appello così formulato, rischia di dare una visione politica un po' approssimativa della gravità della situazione generale. Nella lettera spedita al Papa su iniziativa di IDEA (iniziativa democratica di Spagna e Americhe) e apparsa su diversi organi di stampa locali, si legge: «In questo modo non si mette affatto l'accento sul fatto che i venezuelani sono vittima di una oppressione di una narco-dittatura militarizzata, che non si fa scrupolo di conculcare in maniera sistematica i diritti alla vita, alla libertà e alla integrità personale».

MADURO E BERGOGLIOMADURO E BERGOGLIO
I 20 ex presidenti spiegano a Papa Francesco di essere a conoscenza delle sue preoccupazioni davanti alla sofferenza che patiscono sia i venezuelani che i nicaraguensi. «I primi sono vittima dell'oppressione di una narco-dittatura militarizzata (…), i secondi di una ondata di repressione che ha causato 300 morti e 2.500 feriti». In Venezuela, aggiungono, vengono portate avanti in modo sistematico politiche deliberate volte ad una corruzione che sta scandalizzando il mondo mentre la gente impoverisce al punto che non hanno più nemmeno le medicine.

Ciò che notificano al Papa è che il suo appello, strutturato in quel modo, rischia di essere inteso come «una richiesta ai popoli oppressi, che sono vittime ad accordarsi con i rispettivi aguzzini», in particolare nel caso del Venezuela, dove «c'è un governo che ha causato 3 milioni di rifugiati» e dove la prospettiva, per il 2019, è di arrivare a 5,4 milioni, secondo i dati dell'Onu.

FELIPE CALDERON I QUADRI DI GEORGE BUSHFELIPE CALDERON I QUADRI DI GEORGE BUSH
«Le espressioni di Sua Santità che sappiamo essere in buona fede e dettate dal suo spirito di pastore, possono essere interpretate anche in modo negativo per la maggioranza dei venezuelani e nicaraguensi. Soprattutto quando esiste, attualmente, in entrambi i Paesi, un disaccordo politico che reclama tolleranza e comprensione, tra forze discorsi e narrative distanti, all'interno di un quadro ben poco democratico» dove la menzogna è elevata a sistema, dove non c'è libertà di stampa, anzi, dove le voci difformi rischiano il carcere e le persecuzioni e spesso pure la morte come consta agli organismi americani ed europei di diritti umani.

Seguono le firme: Oscar Arias, Costa Rica; Nicolás Ardito Barletta, Panamá; Enrique Bolaños, Nicaragua; Alfredo Cristiani, El Salvador; Felipe Calderón, México; Rafael Ángel Calderón, Costa Rica; Laura Chinchilla, Costa Rica; Fernando De la Rúa, Argentina; Vicente Fox, México; Eduardo Frei, Chile; César Gaviria T., Colombia; Osvaldo Hurtado, Ecuador; Luis Alberto Lacalle, Uruguay ;Jamil Mahuad, Ecuador; Mireya Moscoso, Panamá ; Andrés Pastrana A., Colombia; Jorge Tuto Quiroga, Bolivia; Miguel Ángel Rodríguez, Costa Rica; Álvaro Uribe V., Colombia; Juan Carlos Wasmosy, Paraguay. I firmatari chiedono poi un incontro, anche in Vaticano, «in circostanze propizie».

Papa Francesco sin dall'inizio del suo mandato si è speso in prima persona per cercare di trovare una via di mediazione alla crisi venezuelana. Ha invitato Maduro in Vaticano, ha mandato a Caracas persone di fiducia, segue i fatti con apprensione attraverso i vescovi, il nunzio ma soprattutto tramite il cardinale Parolin (che è stato nunzio a Caracas fino al 2013) e il Sostituto Pena Parra, da poco chiamato alla Segreteria di Stato. Lo stallo venezuelano resta una delle spine nel fianco. Non sono mancati gli appelli per i profughi che continuano a fuggire a causa della miseria, delle condizioni di incertezza e per le persecuzioni cui vanno incontro gli oppositori del sistema.

I vescovi venezuelani ieri, nel corso di una assemblea plenaria, hanno affermato che è illegittimo il nuovo mandato di Maduro. Nella situazione attuale «è un peccato - scrivono - che grida al Cielo voler mantenere a tutti i costi il potere e cercare di prolungare il fallimento e l'inefficienza di questi ultimi decenni: è moralmente inaccettabile! Dio non vuole che il popolo soffra sottomettendosi all'ingiustizia». Da qui l’urgenza per arrivare ad una soluzione e un cambiamento.

I vescovi ritengono illegittima la votazione del 20 maggio scorso per l’elezione del Presidente della Repubblica, così come l'Assemblea Nazionale Costituente imposta dal ramo esecutivo. Perciò «l'intenzione di iniziare un nuovo mandato presidenziale il 10 gennaio 2019 - proseguono i vescovi - è illegittima a causa della sua origine e apre una porta al non riconoscimento del governo perché manca del sostegno democratico nella giustizia e nel diritto». Fonte: qui

venezuela alla fameVENEZUELA ALLA FAME

domenica 1 luglio 2018

La “carità” di Bergoglio, ovvero il Regno della Quantità

Gli italiani sono tornati a emigrare come nel dopoguerra, ci informava un articolo  di qualche giorno  fa –  subito dimenticato. 250 mila, anzi più probabilmente 285 mila l’anno. E sono  per lo più laureati e diplomati, il 64 per cento.
Dunque, mentre noi  accogliamo ogni anno centinaia di migliaia di africani senza istruzione  (491 mila gli irregolari, 280 mila i “richiedenti asilo”), buoni nel caso migliore a raccogliere pomodori, e nel peggiore a finire mantenuti a spese pubbliche, spacciatori o cannibali assassini, simultaneamente esportiamo all’estero alti talenti.
Nessun commento ha  sottolineato l’aberrazione sociale   – e l’odiosità morale  –  di questo fatto. Anzi è il motivo, credo, per cui sull’articolo ci si è affrettati a stendere il silenzio.
Nell’articolo dimenticato si rendeva noto che ognuno dei 34 mila laureati che se ne vanno ogni anno, il costo per le famiglie e  noi contribuenti è stato di almeno 158 mila euro, che scialacquiamo regalandolo ai paesi stranieri; per ognuno dei 39 mila diplomati superiori, abbiamo speso 70 mila euro. Un danno contabile.
Questo dice  quanto a fondo – fino agli occhi, alla testa – siamo infitti collettivamente  nella palude stigia del Regno della Quantità. Non siamo in grado di provare dolore per la qualità dei 250 mila giovani l’anno che costringiamo a emigrare, sentire come mancanza (e carità di patria) il valore, la bellezza, e la superiorità vitale, incommensurabile  in denaro, di cui ci priviamo come valessero nulla –   o meno di un nigeriano da gommone.  Perché aver studiato bene,  fino a una laurea che gli stranieri richiedono e pagano,  significa aver sviluppato  qualità umane rare e belle, rafforzato la volontà, superato le tentazioni del facile;  avere  coltivato  fermamente nobili ambizioni e curiosità intellettuale, allargato la capacità di indagine, analisi e critica autonoma; accumulato conoscenze  del patrimonio culturale e scientifico europeo che poteva nascere solo in Europa,  frutto di tremila  anni di crescita ed accumulo  di saperi,  identitario, ma allo stesso tempo universale.
Nemmeno è permesso dolersi per questa emorragia di giovani  migliori. Anzi ad apprezzare e valutare la qualità  dei compatrioti che perdiamo, si incorre nell’accusa di “discriminazione”, gran  delitto secondo il politicamente corretto, affine e sboccante nel “razzismo” e, beninteso, “xenofobia”
Questa è la più brutale mancanza di  carità di cui si macchiano gli apostoli  della “accoglienza”, e rivela la natura ideologica,  ossia falsa, della loro “carità” pelosa verso “gli ultimi”  che vengono per mare.  Si affrettano a rifocillare, vestire, curare e fornire di carta SIM il negro sbarcato a Pozzallo, ma dei loro figli migliori,  che qui non trovano lavoro e devono emigrare, se ne fregano. Nella società  buonista e accogliente vige un disprezzo della qualità  – la qualità umana dei migliori  –   che va riconosciuta come la più bruciante ingiustizia. Ingiustizia sociale e, per i cattolici progressisti, rozza e bruta mancanza di carità.  Quella vera, non la mediatica laudata da Repubblica.
Lo dico  avendo saputo che Andrea Riccardi della Sant’Egidio (ministro del  disumano governo Monti), dopo aver pranzato con l’orribile Macron, ha vaneggiato che la sconfitta  del PD è la “sconfitta della Chiesa”, ed ha concluso: “C’è un voto cattolico che è andato alla Lega o a M5S: non dico che  debbano essere scomunicati, ma il messaggio della Chiesa non ha avuto rilevanza per loro”.
Andrea Riccardi a destra(anche lui Legion d’Honneur).
Già pronto a vibrare scomuniche e ad una nuova inquisizione, a giudicare le coscienze, questo spaventoso  esponente dell’oligarchia parassitaria che ci opprime, in nome della “carità”  nella nuova versione di Bergoglio.
Papa Soros Primo, Papa Kalergi,  è in prima linea, ad accusarci – lui il mentitore malvagio, lui lo spietato – di  mancanza di carità. E lo fa – cosa specialmente vergognosa per un prelato – con gli argomenti economicisti usati dalle centrali globaliste:  l’accoglienza di 500 mila  giovani stranieri l’anno è necessaria per contrastare la denatalità (che loro stessi hanno favorito), altrimenti cala il Pil, si sviluppa “un vuoto demografico”, disse in una intervista a La Croix..
L’anno scorso si è pubblicamente scagliato contro quei cattolici, a suo dire razzisti e xenofobi, che si oppongono alla marea dell’immigrazione di massa invocando  – e lo disse con schifo e disprezzo –  “ un non meglio specificato “dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria».
Trovo questa frase scandalosa, in un prelato, per il suo estremo materialismo. Come se gli esseri umani  non fossero altro che il loro DNA, mescolabile per coito ed anche per stupro  delle donne europee,  l’importante è  “ringiovanire il sangue”. Come se l’Europa fosse un allevamento di vacche. Invece tutti gli uomini, hanno, anzi sono,  essenzialmente, “identità culturale”.  In modo radicale: è la loro “cultura” nazionale, storica, linguistica, di dogmi e credenze ereditate, che li determina e li rende diversi fra loro e – in molti casi – non integrabili.
E’ evidente e persino banale, tanto che non si può credere alla buona fede del “buonisti” ed accoglientisti senza limiti. Infatti hanno cercato di nascondere e sminuire o confondere il fatto che  i  nigeriani che a Macerata hanno violentato, ucciso, fatto a  pezzi e strappato il cuore alla fanciulla, lo hanno fatto in base  alla loro specifica  “cultura”  africana, che è quella della magia nera, satanica.
Satanici sono quelli che, dai pulpiti come dai media, ci insultano se rigettiamo quella cultura e non crediamo che sia integrabile nella nostra. Ci chiamano “razzisti” come se fosse questione di razza (sempre il DNA li preoccupa), e sputano sulla identità culturale che ci rende quello che siamo: che è l’identità europea, nutrita da Platone e dal diritto romano, dal romanico e dal gotico e dal barocco; è europeo chi ha letto o almeno sa leggere Shakespeare, Dante e Villon, Tolstoi Dostojevski e Bulgakov, Thomas Mann, Camus, Céline, sentire come propria la cattedrale di Notre Dame e Gaudì, apprezzare la genialità, che so, di  Mendeleiev che sistema la tavola periodica  degli elementi – un genio inarrivabile, stupefacente – e le scoperte  sull’ereditarietà dell’abate Gregorio Mendel. Anche questi due scopritori dell’ordine segreto e bellissimo nella  natura,  sono un frutto della cultura cristiana, perché come tutti gli altri che ho citato, si siano detti privatamente cristiani o no,  non avrebbero potuto scrutare il cuore umano  con compassione o rabbia, lottare per la verità – se non nella luce del Logos,che è l’Intelligenza Incarnata.
Invece Bergoglio dice che “il contributo cristiano alla cultura è quello di Cristo che lava i piedi”, ossia, oggi, il dovere di cancellarsi ed estinguersi, sacrificare la propria identità come una specie di supremo sacrificio – come se questo ci venisse chiesto.  E’ un sacrificio satanico, e lo dice l’asimmetria che la neo-chiesa impone: a tutti riconosce l’orgoglio della propria identità – al musulmano, al sodomita, al cannibale nigeriano, e il diritto di esibirla e tenersela  cara, tranne al cristiano. Persino Bergoglio non ha rinunciato al passaporto argentino, segno che lui si dà il diritto ad una identità nazionale che avrebbe dovuto invece dimenticare come pontefice universale, ma da noi  esige che “laviamo i piedi”, muti servi di tutti gli altri, anche perversi e viziosi polimorfi, portatori di culture di violenza e di morte, di errori ideologici  che  conducono all’oppressione dei popoli, come questo “europeismo” terminale oligarchico, globalista, massonico.. E chi parla di radici cristiane dell’Europa, a lui   – l’argentino – pare “trionfalista e vendicativo”. Quindi non deve difendere la sua identità, ma cancellarla.
Non siamo lungi dalla voglia di Andrea Riccardi di scomunicare quelli che non hanno obbedito all’ordine bergogliano di cancellare la propria identità, nazionale, italiana, cristiana – come fosse un peccato.
Ma si capisce bene come questa ideologia produca l’indifferenza, la mancanza di pietà, per l’emigrazione dei 280 mila italiani di qualità migliore ogni anno,  e la sollecitudine buonista nell’accogliere il caos della confusione etnica che ci riversano i barconi  e le ONG,  indistinta e minacciosa, senza selezione, senza qualità – e senza prospettive.

La  Qualità dispersa dalla globalizzazione

Occorre spiegare che l’emorragia dei migliori, dei ben laureati, non è un fenomeno “naturale”? Esso è la conseguenza diretta della globalizzazione –   dove il capitale impone alti livelli di specializzazione internazionale   –   unita alla  distruzione, svendita e smantellamento delle industrie nazionali  a partecipazione pubblica,  dove  questi migliori avrebbero trovato impiego adeguato alle loro qualità.  Niente, era stato deciso che l’Italia, nella divisione internazionale del lavoro  della globalizzazione, non dovesse più occupare i piani alti della tecnologia e delle nobili ambizioni. Il tutto, naturalmente, aggravato dall’europeismo a guida germanica, dall’euro. E’ noto che quando un paese  perde la sovranità monetaria, non potendo svalutare la moneta, svaluta  il lavoro. A cominciare dai salari, ma presto nella svalutazione è compresa la qualità, che non serve più.
Infatti non succede solo all’Italia.Tutto il Sud Europa è travolto dalla stessa emorragia dei migliori: dalla Spagna vanno via 100 mila laureati l’anno,

Per l’Italia, le stesse istituzioni europee parlano di “migrazione di massa dei cervelli”
Dalla minuscola Grecia sono fuggiti 500 mila ingegneri, medici, architetti, storici, classicisti, e li si trova in Germania, Danimarca, Olanda. “Venite dove il lavoro c’è”, disse loro Angela MErkel. I nostri governanti non li hanno trattenuti, anzi, meglio se si tolgono dai coglioni, esalò un ministro (del Lavoro del PD).
La Germania attira “qualità” da tutta Europa.
Il risultato, tragico, è che i paesi d’origine,  anche con le loro economie falcidiato, adesso “mancano di competenze” tecniche e professionali per l’eventuale ripresa. Questa emorragia di risorse umani superiori rende impossibile la ripresa e lo sviluppo al livello richiesto; assistiamo ad una sudamericanizzazione del Sud Europa, proprio quella che è stata culla della civiltà e cultrice della Qualità
Il Riccardi di Sant’Egidio, come ministro del malvagio Monti, è stato complice di questa  devastazione  spietata dei migliori.
Così, questi cristiani  finto -“umili” che hanno rinunciato  alla loro identità, questi che “lavano i piedi”  per un giorno, hanno eseguito il servizio loro richiesto dal capitale usurario internazionale: svalutare “i  costi umani di qualità”, renderli mere “quantità” sacrificabili.
E’ un delitto  sociale, e lo denunciò  John Maynard Keynes, che – comunque lo si giudichi – aveva più carità sociale di questi pseudo-cristiani. In un saggio capitale del 1933, egli difese “l’auto-sufficienza nazionale” contro il  capitalismo transazionale.
“L’internazionalismo economico”, scriveva, “con quel che comporta di libero movimento di capitali da investimento, come del libero scambio di merci, può condannare il mio paese, per una generazione, a un  livello di prosperità materiale inferiore a quello che potrebbe attingere  […]  La nuova generazione non ha niente da aspettarsi  da un sistema mondialmente uniforme”. “Sostengo che dobbiamo essere meno soggetti possibile all’influenza di cambiamenti economici decisi altrove,  se vogliamo andare verso la repubblica sociale ideale del futuro. Penso che un avanzamento deliberato  verso una più grande autarchia nazionale e un maggior isolamento economico ci faciliterebbe il compito, nella misura in cui il costo non fosse eccessivo”.
E’ il capitale speculativo che vede in tutto ciò che è migliore, solo  dei “costi”. Keynes: abbiamo dato “un posto stravagante a quello che chiamiamo “risultati finanziari”  promossi come criteri  per giudicare ogni azione, pubblica o privata”. Così, dice, “vivere è divenuto la parodia dell’incubo di un contabile  … Abbiamo ritenuto che   ci occorreva assolutamente rovinare  gli agricoltori e distruggere un’economia basata su tradizioni antiche,  per guadagnare qualche centesimo su una mica di pane. Distruggiamo la bellezza della campagna perché  lo splendore di una natura che non appartiene a nessuno non ha  valore economico. Londra è una delle città più ricche della storia della civiltà, ma “non si può permettere”  le realizzazioni più ambiziose di cui sono capaci i suoi abitanti oggi disoccupati, perché “non  ci sono le coperture”. Dobbiamo lasciarli poveri, perché non rende farli ricchi. Siamo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non danno alcun dividendo” .
(J.M Keynes, National Self-Sufficiency”,  The Yale Review, vol.22, n˚ 4 (june 1933), p. 755-769.)
Keynes, maestro di lingua,  poeta, mostra qui che un vero  grande economista non si riduce ad un contabile. Capì che il capitalismo  mondiale stava rendendo brutto il mondo, spegneva le “qualità”, gli splendori delle campagne e delle stelle,  riduceva tutto a tasso di rendimento, a mera quantità. Così è la ”carità” pelosa di Bergoglio e dei bergogliani,  confitti nello Sige del Regno della Quantità fin oltre la culla.
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giovedì 21 giugno 2018

PAPA FRANCESCO VUOLE CHRISTINE LAGARDE AI VERTICI DELL'ISTITUTO PER LE OPERE DI RELIGIONE

IN VISTA DEL RINNOVO DEL BOARD DELLA BANCA, PARLANDO CON I GIORNALISTI A BORDO DEL VOLO PER GINEVRA, SI E' LASCIATO SFUGGIRE IL CONTATTO CON LA FRANCESE: “SIAMO IN TRATTATIVE…”

CHRISTINE LAGARDECHRISTINE LAGARDE
Luca Romano per www.ilgiornale.it

Papa Francesco pensa ad un rinnovo della board dello Ior. Il pontefice ne ha parlato con i giornalisti a bordo del volo per Ginevra. Il Papa di fatto vorrebbe una presenza femminile maggiore nella governance dello Ior e così ha lanciato l'idea di una possibile donna capodicastero. E sempre secondo il Pontefice sarebbe una buona idea poter chiamare alla guida dello Ior una donna come la responsabile del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde: "Siamo in trattative", ha affermato sul volo per Ginevra il Papa scherzando (forse non poi così tanto) con i cronisti.
bergoglioBERGOGLIO

Il Papa in seguito è stato accolto all'aeroporto di Ginevra dal presidente della Confederazione elvetica, Alain Berset. Ad attendere il Papa anche due ex Guardie Svizzere Pontifice in divisa e due bimbi con gli abiti tradizionali che hanno offerto al Pontefice un mazzo di fiori. Subito dopo il Papa ha mandato un saluto alla Federazione delle Chiese Evangeliche svizzere Gottfried Locher. Infine si recato nel Pavillon Vip per un incontro privato con Berset. 

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martedì 6 febbraio 2018

SCONTRI NELLA CAPITALE TRA MANIFESTANTI ANTI-ERDOGAN E POLIZIA

IL PRESIDENTE TURCO INCONTRA IL PAPA CHE GLI REGALA “UN ANGELO CONTRO LA GUERRA”

Da ansa.it
papa erdoganPAPA ERDOGAN

Scontri tra manifestanti e polizia al sit-in di protesta a Castel Sant'Angelo contro la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Roma. Al termine della manifestazione un gruppo di partecipanti, dietro allo striscione 'Erdogan boia', ha cercato di partire con un corteo non autorizzato verso San Pietro.

La polizia, in tenuta antisommossa, li ha caricati: un manifestante è rimasto ferito. I partecipanti intonano cori "vergogna, vergogna" e chiedono di fare un corteo. Il manifestante ferito è riverso in terra e ha il volto insanguinato. Due persone sono state fermate.

Al vaglio degli investigatori anche le immagini riprese dalla polizia scientifica per identificare i partecipanti ai disordini. I manifestanti intanto sono rimasti nei giardini di Castel Sant'Angelo circondati dalle forze dell'ordine. A partecipare al sit in al momento esponenti dei Movimenti e della comunità curda.

"Non andremo via finché non rilascerete il nostro compagno che avete fermato". A urlarlo i manifestanti alle forze dell'ordine dopo gli scontri ai giardini di Castel Sant'Angelo. "Ecco la vostra democrazia - urla una donna curda - noi siamo qui a difendere le nostre madri e i nostri figli. Oggi avete perso voi e anche il Papa. Il popolo curdo è qui a chiedere la pace. Avete perso l'umanità".

La visita dal Papa - E' durata circa cinquanta minuti l'udienza di Papa Francesco al presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. "Vi ringrazio per il vostro interesse", ha detto Erdogan al Papa arrivando in Vaticano, secondo quanto riferito dai presenti. Il Papa a sua volta ha ringraziato per la visita. L'incontro si è svolto in un clima cordiale e sorridente. Il Papa ha donato ad Erdogan un medaglione rappresentante un angelo spiegando: "Questo è un angelo della pace che strangola il demone della guerra. E' simbolo di un mondo basato sulla pace e la giustizia".

visita erdogan scontriVISITA ERDOGAN SCONTRI
L'incontro tra Papa Francesco ed Erdogan ha visto tra i temi lo status di Gerusalemme: si è parlato anche della "situazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo statuto di Gerusalemme, evidenziando la necessità di promuovere la pace e la stabilità nella Regione attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale". "Sono state evocate le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della Comunità cattolica, dell'impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate". Lo riferisce la sala stampa vaticana.

Roma blindata per l'arrivo del 'sultano'. Aree off limits, bonifiche a tappeto, reparti speciali in campo per garantire la sicurezza di Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco temuto e corteggiato in ordine sparso da Oriente e Occidente. L'uomo che gioca in proprio molte delle partite chiave del Medio Oriente vedrà papa Francesco, Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni.

E se con il pontefice la prospettiva sul mantenimento dello status di Gerusalemme è comune, i colloqui con il capo dello Stato e il premier serviranno a ribadire il fatto che "le relazioni bilaterali sono eccellenti" - come ha detto lo stesso Erdogan prima della partenza - ma difficilmente scalfiranno le sue certezze non negoziabili sulla necessità della 'guerra' ai curdi e sulle responsabilità dell'Unione europea in merito allo stallo dei negoziati di adesione di Ankara.

Per proteggere il presidente turco dal rischio di attentati e tenere lontane le proteste annunciate sono stati mobilitati 3.500 agenti. All'interno della 'green zone' che va da San Pietro a piazza del Popolo fino al Colosseo e al Circo Massimo non saranno tollerati assembramenti, mentre i percorsi del corteo presidenziale rimangono riservati e i giardini di Castel Sant'Angelo si preparano ad accogliere un sit-in della rete Kurdistan Italia.

5 Febbraio 2018

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