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sabato 3 agosto 2019

JACK LONDON CONTRO L’OLIGARCHIA DEI BUONI

“La grande forza motrice degli oligarchi  è la loro convinzione di fare bene”.  
Questa frase, degna di figurare come aforisma e motto della classe dominante  che si opprime, lo ha scritto invece Jack London (1876-1916) nel “Tallone di Ferro” (The Iron Heel) il primo dei romanzi fantapolitici e anti-totalitari (è del 1907) apparso nel Novecento, da cui  fu ispirato Jack  Lang per il  suo film Metropolis.

Jack London – che noi conosciamo  quasi  solo per un libro per ragazzi, Zanna Bianca (per me fu indimenticabile Martin Eden)  fu operaio, lavoratore,  cercatore d’oro, marinaio e militante socialista. Adesso il suo romanzo distopico  – precedente a 1984 di Orwell – viene recuperato dall’amico Nicolas Bonnal,  scrittore e grande riscopritore di libri.

“Siamo circondati da sponsor dei  migranti, della teorie del gender  o dell’ecologia”, esordisce  Bonnal: “Queste orribili buone intenzioni sono finanziate da ultra-ricchi divenuti folli.  La mega-speculazione finanzia il nostro inferno di virtù.  Impastato di buona coscienza, l’Occidente è diretto da oligarchi umanitari e  da donne politiche pieni di buona  volontà. Facile prendersela con un Gheddafi; ma come si può resistere  a una gentile umanitaria che fa entrare tre milioni di migranti in Europa? Come osar protestare, a meno di essere un ignobile razzista-suprematista-populista e  inquinatore  che abusa della libertà che gli fu concessa un tempo, con tanto strana incoscienza democratica? E come resistere al desiderio di distruggere via NATO un paese  che non rispetta  i diritti del bambino ridefiniti da Angelina quando  si permette alle coppie omo ricche di adottarne dopo aver finanziato la loro fabbricazione? Come, come?”
“La Fed è stata creata poco più di cent’anni fa. Con il debito senza limiti, le elite scatenano poco dopo la prima guerra mondiale; alla fine di questa guerra hanno voluto creare un  nuovo ordine  mondiale secondo  i progetti di Woodrow Wilson e Mandel House (https://en.wikipedia.org/wiki/Edward_M._House ).  A  quel tempo, anche Rathenau parlava dei 300  che dirigono il mondo;  di questa oligarchia anonima e vagabonda durono denunciatori spiriti tanto brillanti quanto diversi come Chesterton (L’Uomo che fu giovedì) e  Jack London.
“E’ nel Tallone di Ferro che Jack London descrive questa terribile oligarchia che malmena il popolo proletario americano, allora regolarmente rimpiazzato, al momento degli scioperi,  dall’arrivo di migranti dal  Sud europeo. Già Marx aveva denunciato l’immigrazione come trappola sociale. Al tempo di Jack London, Madison Grant pronostica nel suo Passing of a great  race la fine del popolo americano (egli ricorda che l’immigrazione di massa fa  abbassare la natalità dei residenti). Edward Allsworth Ross, il più grande sociologo dell’epoca, afferma la stessa cosa nel suo Changing World,  mai tradotto. A poco a poco sarà vietato  –  fino a Trump o quasi (…]  evocare  il tema dell’immigrazione, sotto pena d’imputazione di fascista, nazista, xenofobo eccetera.
Nel Tallone di Ferro, l’Io narrante  è un resistente che lotta contro il Sistema.
“Gli Oligarchi erano riusciti a inventare una macchina governativa tanto complessa quanto vasta,  che  però funzionava nonostante tutti i nostri sforzi  per impedirla e sabotarla”.
London mostra come siamo comprati o abbrutiti dalle elites.  Indica quelli comprati (les bobo, i  radical chic)  dal lusso standard )  e   quelli che  vengon  lasciati  crepare, i prolet.
I primi “avevano cibo migliore, meno ore di lavoro, più vacanze, una scelta più varia di piacerei e distrazioni. Quanto ai loro  fratelli con meno mezzi, i lavoratori non favoriti, il popolo sovraffaticato dell’Abisso,  non potevano infischiarsene di meno.  Un’era di egoismo si annunziava nell’umanità”.
E subito ci appaiono davanti  i “bobo”  nostrani : la Cirinnà  ricchissima,  con tenute e cavalli, che è “di sinistra “ e deride i poveri onesti; la schiera dei ricchi di Stato, “progressisti”; giornalisti  Rai da 7 mila euro al mese  che accusano (li ho sentiti con le mie orecchie)  i  votanti   i  “populisti” di essere vecchi, ignoranti,  analfabeti, e quindi incapaci di approfittare delle gioie che offre questo sistema globale, per esempio i viaggi in  aereo a 50 euro per le vacanze, al prezzo “di una spesa al supermercato” –   o  gli speranzosi della “Erasmus generation” che sono contenti di “poter andare a Parigi” senza il passaporto …. e tutti se ne infischiano 250 mila giovani  laureati  l’anno che espatriano per trovar lavoro perché quelli qualificati li occupano tutti loro, non “vedono” le centinaia di giovani donne  violentate dai “richiedenti asilo” tanto amati  da Bergoglio e Boldrini,  i ferrovieri    minacciati e pestati dai negri sui treni dei pendolari (i fortunati che ancora hanno un lavoro non precario)…..
Jack London:
“L’Oligarchia stessa si sviluppò in modo notevole e, bisogna ammetterlo, inatteso. In quanto classe, si disciplinò.  Ciascuno dei suoi membri ebbe il suo compito assegnato e fu  tenuto ad adempierlo.. Non ci furono più giovani ricchi e oziosi”
Qui l’autore addita uno dei fattori decisivi  del  potere oligarchico e dei suoi favoriti: il conformismo di ferro con  cui costoro  (credendosi anticonformisti, liberati dai “tabù”) aderiscono a tutta la dogmatica del politicamente corretto.
“Non ci furono più giovani ricchi e  oziosi. La loro forza era impiegata per consolidare quella dell’Oligarchia”
“Ricca, intelligente e più umana di tutti voi” (Da L’Inkiesta)
Non vi viene in mente la Carola Rakete, ricca di famiglia e desiderosa di “fare del bene” scaricando migliaia di negri sull’Italia,  allo scopo di mostrare quanto siano spregevoli ed egoisti gli italiani? O la  Greta la profetessa  del clima, che andrà in Usa non già su un aereo (inquinante) ma sullo yacht da regata a carbonio zero  “Edmund De Rotschild”, ribattezzato “Malizia II ”  pilotato” da Pierre Casiraghi nipote del principe Ranieri di Monaco?
(Velisti  contro il CO2)
In realtà, decine di giovani i ricchi globali non sono più oziosi:  Master a Berkeley, MBA ad Harvard, e poi  a fare gli umanitari  a bordo della Sea Watch,  in Africa con  Human Right Watch,  o in una delle opere della Fondazione “Bill and Melissa Gates” (Microsoft) per “la lotta alle malattie infettive” e “ridurre le diseguaglianze”?
Perché; nota Jack London,
“Si credevano  i salvatori del genere umano, e consideravano se stessi come  eroici operatori che si sacrificavano   per il  maggior  bene dell’umanità”.
JACìProprio il programma della Gates Foundation.
Questa  Oligarchia è  divorata da
“l’amore del bene, il desiderio del bene, lo scontento di ciò che non è bene”
“Erano convinti che la loro classe era l’unico sostegno della civiltà, e persuasi che, se solo si piegavano un istante, il mostro li inghiottirebbe nella sua pancia cavernosa e viscida con tutto ciò che ha di bellezza e di bontà,  di gioie e di meraviglie al mondo. Senza loro, l’umanità ricadrebbe  nella notte primordiale da cui con tanta fatica è emersa”.
La notte del sovranismo primitivo, la barbarie del populismo,  la volgarità  delle frontiere, l’orrore della de-globalizzazione e dell’euroscetticismo…basta ricordare le piaghe  bibliche che ci vengono promesse  dai loro media se  osiamo uscire dall’euro. Basta ricordare il disprezzo, il vero e proprio odio, che Macron e la Merkel,  e El Papa, tributano al governo italiano perché “Non accoglie gli immigrati”;   l’odio che esprimono senza remore i Moscovici e le Von del Leyen , i loro media e i loro magistrati oligarchici sovrannazionali, per i bassi”populisti”  che non condividono la loro generosa carità e benevolenza.
Jack London: “Questa era la bestia che bisognava calpestare, e schiacciarla costituiva il supremo dovere dell’aristocrazia. Solo loro,coi loro sforzi e sacrifici incessanti, si ergevano tra  la debole umanità e  il mostro divorante. Lo credevano fermamente, ne erano sicuri”.
Soros, Bergoglio, Obama  Nobel per la Pace coi suoi omicidi mirati,  l’intervento umanitario armato in Siria e Libia, in Irak   l’espansione della democrazia come la Nuland  in Ucraina…Se non ci fossero loro a  imporre il bene, la debole umanità si metterebbe nelle mani dell’illiberalismo, del populismo, la chiusura delle frontiere, l’omofobia,  cederebbe al  CO2.  Per questo devono essere spietati, come verso la Grecia. O come la polizia di Macron che acceca e mutila i Gilet Gialli.  La bestia da calpestare.
Erano sovranisti, volgari, poveri. Macron li ha educati con la democrazia .
“La  grande forza motrice degli oligarchi è  la loro convinzione di fare il bene”, dice appunto lo scrittore.
Al disotto, c’è quello che Jack London chiamò “Il popolo dell’abisso” scrivendo, nel 1902, della  tragica situazione delle classi indigenti in Gran Bretagna, paradiso  del libero mercato estremo.
“La classe operaia inglese è  letteralmente annegata nelle rivendite di birra. Ciò la rende stupida,l’abbrutisce, diminuisce la sua efficacia  – l’operaio inglese non ha più lo spirito di lotta, l’immaginazione e i riflessi reattivi che erano propri della loro razza”.
Abbrutimento deliberato  e condizionamento operante da oltre un secolo: ai tempi  di Dickens per gli indigenti e “classi pericolose”  alcoliste era in libera vendita, in pasticche, l’oppio cinese.
“Dall’altra parte, la  grande  massa disperata del popolo dell’Abisso  affondava in un abbrutimento apatico e soddisfatto della sua miseria”.
Lancinante. Noi possiamo oggi additare abbrutiti da discoteca e da sballo,  la movida alcolica  e cocainomane della gioventù che ha lavoretti part time e servili,   la gioventù che non studia né lavora,  la generazione perduta  senza  futuro né coscienza politica del suo stato di sfruttamento, senza soldi che però sia accalca in 350 mila ai  concerti di Vasco Rossi, Jovanotti o Sfera Ebbasta.
Jack London: “C’è anche questa insicurezza di felicità, questa precarietà dell’esistenza e  questa paura dell’avvenire – eco i fattori potenti che inducono la gente a bere”.  
Perfettamente identificata la causa: “il nuovo stile di vita che sarà anche il nostro”, l’incertezza del lavoro,  la precarietà permanente  imposta attraverso la globalizzazione alle “classi subalterne”  per castrarne la coscienza dei propri diritti e della propria dignità.
Questa oligarchia, questa  immonda dittatura dei Buoni, non è una vera aristocrazia, dice London: la nobiltà era quella
“nei tempi antichi,  dei grandi cavalieri biondi, che si avventavano all’avanguardia delle battaglie, e mostravano la loro misura almeno spaccando  un uomo  dalla testa  alla spina. A  conti fatti, ci voleva più nobiltà ad uccidere un solido nemico con un colpo di spada ben assestato, che a ridurlo allo stato di bestia, lui e i suoi discendenti, attraverso l’abile e implacabile gestione dei meccanismi dell’industria [finanziaria]  e della politica”.
Fonte: qui
Grazie Nicolas Bonnal per questa  riscoperta e  questa meditazione. L’originale del suo articolo è qui:

lunedì 1 luglio 2019

LASCIA IL FINESTRINO APERTO DEL SUO SUV MERCEDES, E VIENE MULTATO PER ''ISTIGAZIONE AL FURTO''


IL VIGILE GLI HA RIMPROVERATO DI NON AVER OSSERVATO LE PRECAUZIONI NECESSARIE A EVITARE CHE QUALCUNO CADESSE NELLA TENTAZIONE DI RUBARE


ATTENTI AL FINESTRINO APERTOATTENTI AL FINESTRINO APERTO
Una multa da 41 euro per «istigazione al furto», dopo che aveva lasciato aperto il finestrino del suo Suv della Mercedes: è l'incredibile sanzione ad un turista italiano in vacanza ad Alghero, due giorni fa, ad opera di un agente della polizia locale che aveva notato l'auto parcheggiata a due passi dal centro storico. L'accusa per il turista è di non aver osservato le precauzioni necessarie a evitare che qualcuno cadesse nella tentazione di rubare ciò che era all'interno dell'auto, se non addirittura di rubare l'auto stessa.

L'articolo 158 del Codice della strada dice che «durante la sosta e la fermata il conducente deve adottare le opportune cautele atte a evitare incidenti e impedire l'uso del veicolo senza il suo consenso». Il turista, che sta trascorrendo un periodo di vacanza in città con la compagna e un grosso cane, quando ha letto la motivazione della multa non voleva credere ai suoi occhi ed è andato in giro per le attività commerciali del circondario per chiedere conforto e capire se avesse letto bene.

FINESTRINO AUTOFINESTRINO AUTO
Sempre secondo l'articolo 158 per evitare un uso dell'auto contrario alla legge, ricade sul conducente l'onere di porre in essere tutte le accortezze necessarie a impedirlo, e se non lo fa è considerato responsabile di «induzione a commettere reato». Esattamente quanto successo due giorni fa in via Kennedy, ad Alghero, al turista che, probabilmente, è sceso di fretta per mettere il guinzaglio al suo cane e si è scordato di chiudere il vetro del lato passeggero. È andato nell'abitazione in cui sta passando le vacanze, nel centro storico, e ieri mattina si è ritrovato la multa sul parabrezza. Fonte: qui

domenica 1 luglio 2018

La “carità” di Bergoglio, ovvero il Regno della Quantità

Gli italiani sono tornati a emigrare come nel dopoguerra, ci informava un articolo  di qualche giorno  fa –  subito dimenticato. 250 mila, anzi più probabilmente 285 mila l’anno. E sono  per lo più laureati e diplomati, il 64 per cento.
Dunque, mentre noi  accogliamo ogni anno centinaia di migliaia di africani senza istruzione  (491 mila gli irregolari, 280 mila i “richiedenti asilo”), buoni nel caso migliore a raccogliere pomodori, e nel peggiore a finire mantenuti a spese pubbliche, spacciatori o cannibali assassini, simultaneamente esportiamo all’estero alti talenti.
Nessun commento ha  sottolineato l’aberrazione sociale   – e l’odiosità morale  –  di questo fatto. Anzi è il motivo, credo, per cui sull’articolo ci si è affrettati a stendere il silenzio.
Nell’articolo dimenticato si rendeva noto che ognuno dei 34 mila laureati che se ne vanno ogni anno, il costo per le famiglie e  noi contribuenti è stato di almeno 158 mila euro, che scialacquiamo regalandolo ai paesi stranieri; per ognuno dei 39 mila diplomati superiori, abbiamo speso 70 mila euro. Un danno contabile.
Questo dice  quanto a fondo – fino agli occhi, alla testa – siamo infitti collettivamente  nella palude stigia del Regno della Quantità. Non siamo in grado di provare dolore per la qualità dei 250 mila giovani l’anno che costringiamo a emigrare, sentire come mancanza (e carità di patria) il valore, la bellezza, e la superiorità vitale, incommensurabile  in denaro, di cui ci priviamo come valessero nulla –   o meno di un nigeriano da gommone.  Perché aver studiato bene,  fino a una laurea che gli stranieri richiedono e pagano,  significa aver sviluppato  qualità umane rare e belle, rafforzato la volontà, superato le tentazioni del facile;  avere  coltivato  fermamente nobili ambizioni e curiosità intellettuale, allargato la capacità di indagine, analisi e critica autonoma; accumulato conoscenze  del patrimonio culturale e scientifico europeo che poteva nascere solo in Europa,  frutto di tremila  anni di crescita ed accumulo  di saperi,  identitario, ma allo stesso tempo universale.
Nemmeno è permesso dolersi per questa emorragia di giovani  migliori. Anzi ad apprezzare e valutare la qualità  dei compatrioti che perdiamo, si incorre nell’accusa di “discriminazione”, gran  delitto secondo il politicamente corretto, affine e sboccante nel “razzismo” e, beninteso, “xenofobia”
Questa è la più brutale mancanza di  carità di cui si macchiano gli apostoli  della “accoglienza”, e rivela la natura ideologica,  ossia falsa, della loro “carità” pelosa verso “gli ultimi”  che vengono per mare.  Si affrettano a rifocillare, vestire, curare e fornire di carta SIM il negro sbarcato a Pozzallo, ma dei loro figli migliori,  che qui non trovano lavoro e devono emigrare, se ne fregano. Nella società  buonista e accogliente vige un disprezzo della qualità  – la qualità umana dei migliori  –   che va riconosciuta come la più bruciante ingiustizia. Ingiustizia sociale e, per i cattolici progressisti, rozza e bruta mancanza di carità.  Quella vera, non la mediatica laudata da Repubblica.
Lo dico  avendo saputo che Andrea Riccardi della Sant’Egidio (ministro del  disumano governo Monti), dopo aver pranzato con l’orribile Macron, ha vaneggiato che la sconfitta  del PD è la “sconfitta della Chiesa”, ed ha concluso: “C’è un voto cattolico che è andato alla Lega o a M5S: non dico che  debbano essere scomunicati, ma il messaggio della Chiesa non ha avuto rilevanza per loro”.
Andrea Riccardi a destra(anche lui Legion d’Honneur).
Già pronto a vibrare scomuniche e ad una nuova inquisizione, a giudicare le coscienze, questo spaventoso  esponente dell’oligarchia parassitaria che ci opprime, in nome della “carità”  nella nuova versione di Bergoglio.
Papa Soros Primo, Papa Kalergi,  è in prima linea, ad accusarci – lui il mentitore malvagio, lui lo spietato – di  mancanza di carità. E lo fa – cosa specialmente vergognosa per un prelato – con gli argomenti economicisti usati dalle centrali globaliste:  l’accoglienza di 500 mila  giovani stranieri l’anno è necessaria per contrastare la denatalità (che loro stessi hanno favorito), altrimenti cala il Pil, si sviluppa “un vuoto demografico”, disse in una intervista a La Croix..
L’anno scorso si è pubblicamente scagliato contro quei cattolici, a suo dire razzisti e xenofobi, che si oppongono alla marea dell’immigrazione di massa invocando  – e lo disse con schifo e disprezzo –  “ un non meglio specificato “dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria».
Trovo questa frase scandalosa, in un prelato, per il suo estremo materialismo. Come se gli esseri umani  non fossero altro che il loro DNA, mescolabile per coito ed anche per stupro  delle donne europee,  l’importante è  “ringiovanire il sangue”. Come se l’Europa fosse un allevamento di vacche. Invece tutti gli uomini, hanno, anzi sono,  essenzialmente, “identità culturale”.  In modo radicale: è la loro “cultura” nazionale, storica, linguistica, di dogmi e credenze ereditate, che li determina e li rende diversi fra loro e – in molti casi – non integrabili.
E’ evidente e persino banale, tanto che non si può credere alla buona fede del “buonisti” ed accoglientisti senza limiti. Infatti hanno cercato di nascondere e sminuire o confondere il fatto che  i  nigeriani che a Macerata hanno violentato, ucciso, fatto a  pezzi e strappato il cuore alla fanciulla, lo hanno fatto in base  alla loro specifica  “cultura”  africana, che è quella della magia nera, satanica.
Satanici sono quelli che, dai pulpiti come dai media, ci insultano se rigettiamo quella cultura e non crediamo che sia integrabile nella nostra. Ci chiamano “razzisti” come se fosse questione di razza (sempre il DNA li preoccupa), e sputano sulla identità culturale che ci rende quello che siamo: che è l’identità europea, nutrita da Platone e dal diritto romano, dal romanico e dal gotico e dal barocco; è europeo chi ha letto o almeno sa leggere Shakespeare, Dante e Villon, Tolstoi Dostojevski e Bulgakov, Thomas Mann, Camus, Céline, sentire come propria la cattedrale di Notre Dame e Gaudì, apprezzare la genialità, che so, di  Mendeleiev che sistema la tavola periodica  degli elementi – un genio inarrivabile, stupefacente – e le scoperte  sull’ereditarietà dell’abate Gregorio Mendel. Anche questi due scopritori dell’ordine segreto e bellissimo nella  natura,  sono un frutto della cultura cristiana, perché come tutti gli altri che ho citato, si siano detti privatamente cristiani o no,  non avrebbero potuto scrutare il cuore umano  con compassione o rabbia, lottare per la verità – se non nella luce del Logos,che è l’Intelligenza Incarnata.
Invece Bergoglio dice che “il contributo cristiano alla cultura è quello di Cristo che lava i piedi”, ossia, oggi, il dovere di cancellarsi ed estinguersi, sacrificare la propria identità come una specie di supremo sacrificio – come se questo ci venisse chiesto.  E’ un sacrificio satanico, e lo dice l’asimmetria che la neo-chiesa impone: a tutti riconosce l’orgoglio della propria identità – al musulmano, al sodomita, al cannibale nigeriano, e il diritto di esibirla e tenersela  cara, tranne al cristiano. Persino Bergoglio non ha rinunciato al passaporto argentino, segno che lui si dà il diritto ad una identità nazionale che avrebbe dovuto invece dimenticare come pontefice universale, ma da noi  esige che “laviamo i piedi”, muti servi di tutti gli altri, anche perversi e viziosi polimorfi, portatori di culture di violenza e di morte, di errori ideologici  che  conducono all’oppressione dei popoli, come questo “europeismo” terminale oligarchico, globalista, massonico.. E chi parla di radici cristiane dell’Europa, a lui   – l’argentino – pare “trionfalista e vendicativo”. Quindi non deve difendere la sua identità, ma cancellarla.
Non siamo lungi dalla voglia di Andrea Riccardi di scomunicare quelli che non hanno obbedito all’ordine bergogliano di cancellare la propria identità, nazionale, italiana, cristiana – come fosse un peccato.
Ma si capisce bene come questa ideologia produca l’indifferenza, la mancanza di pietà, per l’emigrazione dei 280 mila italiani di qualità migliore ogni anno,  e la sollecitudine buonista nell’accogliere il caos della confusione etnica che ci riversano i barconi  e le ONG,  indistinta e minacciosa, senza selezione, senza qualità – e senza prospettive.

La  Qualità dispersa dalla globalizzazione

Occorre spiegare che l’emorragia dei migliori, dei ben laureati, non è un fenomeno “naturale”? Esso è la conseguenza diretta della globalizzazione –   dove il capitale impone alti livelli di specializzazione internazionale   –   unita alla  distruzione, svendita e smantellamento delle industrie nazionali  a partecipazione pubblica,  dove  questi migliori avrebbero trovato impiego adeguato alle loro qualità.  Niente, era stato deciso che l’Italia, nella divisione internazionale del lavoro  della globalizzazione, non dovesse più occupare i piani alti della tecnologia e delle nobili ambizioni. Il tutto, naturalmente, aggravato dall’europeismo a guida germanica, dall’euro. E’ noto che quando un paese  perde la sovranità monetaria, non potendo svalutare la moneta, svaluta  il lavoro. A cominciare dai salari, ma presto nella svalutazione è compresa la qualità, che non serve più.
Infatti non succede solo all’Italia.Tutto il Sud Europa è travolto dalla stessa emorragia dei migliori: dalla Spagna vanno via 100 mila laureati l’anno,

Per l’Italia, le stesse istituzioni europee parlano di “migrazione di massa dei cervelli”
Dalla minuscola Grecia sono fuggiti 500 mila ingegneri, medici, architetti, storici, classicisti, e li si trova in Germania, Danimarca, Olanda. “Venite dove il lavoro c’è”, disse loro Angela MErkel. I nostri governanti non li hanno trattenuti, anzi, meglio se si tolgono dai coglioni, esalò un ministro (del Lavoro del PD).
La Germania attira “qualità” da tutta Europa.
Il risultato, tragico, è che i paesi d’origine,  anche con le loro economie falcidiato, adesso “mancano di competenze” tecniche e professionali per l’eventuale ripresa. Questa emorragia di risorse umani superiori rende impossibile la ripresa e lo sviluppo al livello richiesto; assistiamo ad una sudamericanizzazione del Sud Europa, proprio quella che è stata culla della civiltà e cultrice della Qualità. 
Il Riccardi di Sant’Egidio, come ministro del malvagio Monti, è stato complice di questa  devastazione  spietata dei migliori.
Così, questi cristiani  finto -“umili” che hanno rinunciato  alla loro identità, questi che “lavano i piedi”  per un giorno, hanno eseguito il servizio loro richiesto dal capitale usurario internazionale: svalutare “i  costi umani di qualità”, renderli mere “quantità” sacrificabili.
E’ un delitto  sociale, e lo denunciò  John Maynard Keynes, che – comunque lo si giudichi – aveva più carità sociale di questi pseudo-cristiani. In un saggio capitale del 1933, egli difese “l’auto-sufficienza nazionale” contro il  capitalismo transazionale.
“L’internazionalismo economico”, scriveva, “con quel che comporta di libero movimento di capitali da investimento, come del libero scambio di merci, può condannare il mio paese, per una generazione, a un  livello di prosperità materiale inferiore a quello che potrebbe attingere  […]  La nuova generazione non ha niente da aspettarsi  da un sistema mondialmente uniforme”. “Sostengo che dobbiamo essere meno soggetti possibile all’influenza di cambiamenti economici decisi altrove,  se vogliamo andare verso la repubblica sociale ideale del futuro. Penso che un avanzamento deliberato  verso una più grande autarchia nazionale e un maggior isolamento economico ci faciliterebbe il compito, nella misura in cui il costo non fosse eccessivo”.
E’ il capitale speculativo che vede in tutto ciò che è migliore, solo  dei “costi”. Keynes: abbiamo dato “un posto stravagante a quello che chiamiamo “risultati finanziari”  promossi come criteri  per giudicare ogni azione, pubblica o privata”. Così, dice, “vivere è divenuto la parodia dell’incubo di un contabile  … Abbiamo ritenuto che   ci occorreva assolutamente rovinare  gli agricoltori e distruggere un’economia basata su tradizioni antiche,  per guadagnare qualche centesimo su una mica di pane. Distruggiamo la bellezza della campagna perché  lo splendore di una natura che non appartiene a nessuno non ha  valore economico. Londra è una delle città più ricche della storia della civiltà, ma “non si può permettere”  le realizzazioni più ambiziose di cui sono capaci i suoi abitanti oggi disoccupati, perché “non  ci sono le coperture”. Dobbiamo lasciarli poveri, perché non rende farli ricchi. Siamo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non danno alcun dividendo” .
(J.M Keynes, National Self-Sufficiency”,  The Yale Review, vol.22, n˚ 4 (june 1933), p. 755-769.)
Keynes, maestro di lingua,  poeta, mostra qui che un vero  grande economista non si riduce ad un contabile. Capì che il capitalismo  mondiale stava rendendo brutto il mondo, spegneva le “qualità”, gli splendori delle campagne e delle stelle,  riduceva tutto a tasso di rendimento, a mera quantità. Così è la ”carità” pelosa di Bergoglio e dei bergogliani,  confitti nello Sige del Regno della Quantità fin oltre la culla.
Fonte: qui