9 dicembre forconi: accoglienza
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venerdì 6 settembre 2019

ORA CHE COMINCIA IL GOVERNO DEGLI “ACCOGLIENTI”….

Le nostre città, la nostra nazione, la nostra Europa stanno attraversando una crisi mortale. 

La cifra della loro agonia è il freddo inverno demografico che stiamo attraversando.
La parola che Dio rivolge a noi pastori ci costringe ad alcune domande: stiamo compiendo l’opera di annunciare il Vangelo o ci accontentiamo di esortare le persone a buoni sentimenti morali, quali per esempio tolleranza, apertura, accoglienza? Non dobbiamo essere sordi al vero bisogno, alla struggente necessità che abita nel cuore di uomini e donne che vivono con ansia i giorni cupi e tristi che stiamo attraversando. Non dobbiamo, noi pastori, essere sordi all’angoscia che abita nel cuore di padri e madri, che pensano con paura al futuro dei loro bambini. È necessario che i pastori della Chiesa testimonino, dicano che dentro ogni istante, dentro ogni evento abita una Presenza, un Ospite che guida tutto ciò che accade al bene di coloro che Dio ama.
Fino a quando sulle nostre spirituali rovine sarà celebrata l’Eucarestia, esse potranno risorgere. Le pie esortazioni morali lasciamole ad altri.

(…) È questo Dio che ci dà il diritto di sperare, non un qualsiasi Dio, ma solo il Dio che ha un volto umano perché si è fatto uomo.
Il Signore dunque faccia tacere sulle nostre labbra di pastori parole vuote, e metta sulla nostra bocca parole vere.
(…) In questi momenti di grave incertezza mantenetevi fermi nella Chiesa. Abbiamo ragioni vere e belle per farlo. È in essa che incontriamo il nostro Salvatore.>>
Card. Carlo Caffarra
Solennità di sant’Agostino
Pavia, 28 agosto 2016
Questa addolorata presa di posizione del defunto cardinale fu  la reazione al messaggio di El  Papa alla “Giornata Mondiale del Migrante  2018”,  che Bergoglio  volle intitolare appunto:
“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”
In essa, El Papa,  per rispondere  alla ovvia preoccupazione che nelle  ondate di  clandestini potessimo importare torme di terroristi islamici e no (“ritualisti” nigeriani  ad  esempio),  replicò  che la “sicurezza personale” di ogni  “migrante”  viene prima della “sicurezza nazionale”.  Come titolò l’agenzia Zenit:

Letteralmente disse: “Il principio della centralità della persona umana […]  ci obbliga ad  anteporre sempre  la sicurezza personale a quella nazionale”.
“Cioè”, commentava trasecolato il vaticanista Tosatti, “per meglio ospitare i migranti è preferibile  mettere a rischio la sicurezza del Paese che li ospita? E dunque anche la loro? E’ un singolare principio”, diceva, “che non è applicato in Vaticano, dove entrare senza controlli, appuntamenti, riconoscimenti eccetera è impossibile a tutti, figuriamoci a migranti magari un po’ pericolosi”.
La teoria di Bergoglio, così “misericordiosa”,  implica un disprezzo, e un odio profondo per i cittadini indifesi,  proprio i più  deboli e poveri, la cui sicurezza può  – anzi deve cristianamente  –   essere calpestata   per favorire  la “sicurezza personale” dei migranti. Il cardinal Caffarra colse con  sgomento  questo favoritismo  perverso, questa mancanza di pietà , compassione  e comprensione delle tragedie reali di un paese dove i giovani sono resi dall’euro disoccupati senza speranza, dove  dilaga la precarietà,  dove “l’inverno demografico” non può essere certo curato dalle torme dei  maghrebini o subshariani   – i quali già adesso  violentano ragazze, accoltellano controllori ferroviari, pestano poliziotti sapendo che subito il giudice li rilascia perché è “reato di lieve entità”.  E se sono nigeriani, hanno già avviato – coi loro esperti cannibali – tagliatori di corpi umani –   il bel traffico internazionale di organi.
La sicurezza nazionale è andata già a pallino, ma certo i ricchi e gli abitanti dei palazzi vaticani, dietro le loro mura  protette dalle guardie, possono plaudire El Papa Spietato: mica devono prendere un treno pendolare notturno, mica hanno mai bisogno di salire su un autobus urbano, mica devono mai chiedere  il biglietto a  un negro che non  l’ha pagato; per dirla in breve, mica devono lavorare tutti i giorni, in un paese in  mano agli arroganti impuniti,  sempre  violenti e prepotenti di ogni  colore e  razza (anche italiana)  che si  permettono anche di deridre  quelli che, avendo moglie e figli, “fanno una vita di merda” (cit. Cirinnà)  per mantenerli onestamente.
Dunque El Papa  parla a nome  dei ricchi, dei plutocrati  dai Soros ai Fratoianni che non hanno bisogno di uscire per la strada di sera  nei quartieri  abbandonati dalla Sicurezza Nazionale. Il Papa è  il Papa dei ricchi dei Parioli, di Montenapo, di quelli che  non devono “accogliere” migliaia  “di migranti”  nei loro quarieri già degradati,  senza poter scegliere come Gad Lerner di starne  alla larga nei quartieri alti, dove (ci ha insegnato)  “per l’elevato valore degli immobili  nessuno mai penserebbe di destinarlo all’accoglienza dei richiedenti asilo o dei rom”.
Avete mai sentito El Papa esortare i ricchi che lo amano, a rinunciare a  “un alto valore immobiliare, donandolo per un appartamento ai magheribini ai Parioli?
I  Lerner, le Cirinnà, i Fratojanni  se  ne fregano dei poveri, siano loro cittadini o “richiedenti asilo”: li usano come strumenti per i  loro scopi di potere, quando fa loro comodo.. Mica destinano loro un locale ai Parioli  sacrificando  per una volta  un “alto valore immobiliare”  per  chiunque altro. Ma  possono farlo  senza scrupoli, proprio perché non sono cristiani.
E’  El PaPa che non può farlo.
E’ lui che non può sputare sui nostri poveri  nelle mani  dei   persecutori, che stanno in basosso (i “migranti) come in alto (la UE).
E’ lui che non abbiamo sentito mai dire una parola di vicinanza e sostegno ai Greci, tormentati da orde  di “migranti” a  cui hanno dovuto  far posto mentre vengono schiacciati dalla “Europa”  di Merkel e di Macron e delle loro banche.
E’ il Papa della UE. Quella che sta facendo morire i bambini in Grecia, perché la nazione deve restituire i soldi che le banche hanno prestato loro in eccesso.

E’ tornata la  schiavitù per debiti, “Francesco”

La “UE” a cui El Papa attribuisce il rango di istituzione di diritto divino (perché chi la critica è “sovranista” e gli ricorda “Hitler” e  “fa le guerre”)  è quella che ai greci ha fatto questo: non ha voluto riconoscere il paese come insolvente – perché   ciò avrebbe annullato il “valore” (pseudo)  dei titoli greci di debito, che le banche europee  avevano già sbolognato ad altri enti, come pagamenti  quasi denaro contante (tale è   considerato un Buono  del Tesoro di uno Stato europeo). Per scongiurare ciò, hanno fatto finta che la Grecia fosse solvibile; e le  hanno prestato –  ad interessi proibitivi –   il denaro con cui mantenere la finzione, aumendone  con ciò in modo immane il debito pubblico, imponendo austerità omicide e la svendita dei pochi beni pubblici redditizi.
In altre parole, la UE   ha reso i greci schiavi per debiti.  Ossia ha  re-introdotto quella perla  del diritto barbaro – la schiavitù per debiti – che il diritto romano  aveva abolito fin dalla Repubblica.   L’Europa  è il progresso.  L’Europa è olapace.  L’europa accoglie io negri, ma fa morire i bambini ellenici. E il Papa mai ha detto una parola.
Anzi vuole lo jus soli.  Subito la cittadinanza a loro.  I  paesi, disse in quel messaggio, devono dare ai “migranti”   anche non aventi diritto all’asilo, una  “offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici”: insomma anche se non lavorano, e non li si obblighi a imparare la lingua del Paese.  Perché, intima , “l’integrazione non  è una assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare  la propria identità culturale”, e ci priva, noi italiani “delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati”:   verità sacrosanta che potrebbe testimoniare Pamela Mastropietro, venuta in contatto con le abilità professionali del nigeriano, se non fosse stata  successivamente stuprata, uccisa e fatta a pezzi con una perizia che stupì  il medico legale.
Prima i negri, poi le Pamele. La sicurezza  loro, e solo poi la sicurezza nazionale.  Come ci ha ordinato El Papa in quel documento, anzi dando “l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare”:  quella “garanzia” milioni di giovani  italiani   non  sanno più nemmeno cosa sia, dato che la UE con la sua Banca Centrale, nella loro politica monetaria, non hanno nemmeno lontanamente come missione il  pieno impiego (che impegna per esempio  la FED),  ma solo “la stabilità monetaria”, ossia l’inflazione quasi zero –  nell’interesse dei creditori, ovvero dei ricchi.
Insomma  questa “Europa” di cui  lo pseudo-Francesco  predica  dogmaticamente la  non criticabilità  (altrimenti siete  Hitler),  ha adottato un criterio di “efficienza” che consiste nel pagare meno il lavoro per retribuire di più i capitali.  Sempre, sempre di più.  La UE, il suo ideale, oltretutto,  sotto i suoi occhi misericordiosi solo per i negri, “defrauda la mercede agli operai”: Ossia commette uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, insieme all’omicidio volontario e al peccato impuro contro natura.
(“Risorse” a  Berlino. Come ordina El Papa,  vengono prima della sicurezza   nazionale)

Fonte: qui

giovedì 10 gennaio 2019

Sea Watch, accordo nel governo: "Italia accoglierà una decina di migranti"


Roma, 10 gennaio 2019 - L'Italia accoglierà donne e bambini della Sea Watch, "senza dividere i nuclei familiari". Lo fanno sapere fonti di Palazzo Chigi a vertice di governo concluso. L'incontro tra il premier Conte e i vicepremier Di Maio e Salvini era stato chiesto ieri dal ministro dell'Interno al termine di una giornata di alta tensione tra le forze dell'esecutivo. "Non autorizzo nessun arrivo", aveva tuonato Salvini replicando alla notizia di un accordo europeo sulla ridistribuzione dei migranti sbarcati a Malta. 
IN ITALIA UNA DECINA DI PERSONE - L'Italia "mantiene l'impegno" - dicono da Palazzo Chigi - e ospiterà "poco più di 10 persone". Saranno affidate alla Chiesa Valdese "che si è offerta di accoglierli senza oneri per lo Stato".  E in attesa dei trasferimenti dei profughi "il premier Conte chiederà un incontro urgente con Avramopulos (commissario europeo per le Migrazioni ndr) per far eseguire la ricollocazione degli oltre 200 migranti che da agosto l'Italia aspetta che siano accolti dalla Germania, Olanda e altri 7 paesi europei che non hanno dato seguito agli impegni". 
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
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Passa dunque la linea di Conte, che - in accordo con Di Maio - si era detto disponibile all'accoglienza "in via eccezionale" perché "la politica del rigore ha un limite". Ma Salvini si intesta il successo diplomatico. "Non ho cambiato idea, anzi faccio due passi in avanti. Non ci sarà nessun arrivo in Italia finché l'Europa non rispetterà gli impegni presi". E ancora "il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle Ong. Aggiungo che ogni nuovo eventuale arrivo dovrà essere a costo zero per i cittadini Italiani". Il vicepremier si dice soddisfatto del vertice, anche se, precisa, "d'ora in poi meglio incontrarsi prima che dopo: l'immigrazione la gestisce il ministro dell'Interno". 
Fonte: qui

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera”

matteo salvini luigi di maioMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO
Alla fine lo scontro lo vince Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio: la settimana prossima l' Italia, come da accordi europei, prenderà in carico 15 migranti che sono appena sbarcati a Malta, in prevalenza donne e bambini, ma con i padri, e li girerà alla Chiesa valdese, che ha promesso di farsene carico senza oneri per lo Stato.

Allo stesso tempo, nel confronto con Salvini, il premier ha garantito che chiederà un incontro urgente con il commissario Ue Avramopoulos per far eseguire la ricollocazione degli oltre 200 migranti che da agosto l'Italia aspetta di far accogliere dalla Germania, Olanda e altri 7 paesi europei che non hanno dato seguito agli impegni.
luigi di maio matteo salviniLUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

Si conclude così, poco dopo l'una di notte, il vertice a tre fra premier e i suoi due vice sulla vicenda dei migranti, ma restano non pochi strascichi di una vicenda che è stata l' ennesimo cortocircuito in seno al governo. Che ci sia qualcosa di serio che non funziona non lo racconta solo lo scontro, ma anche la cronaca dell' appuntamento per il chiarimento.

Il ministro dell' Interno sta tornando dalla Polonia, Chigi fa sapere che i due si vedranno a cena. Quando Salvini atterra a Roma, il Viminale dice che la cena è saltata. Poi Conte chiama il suo vicepremier, evidentemente indispettito. La cena del chiarimento rivive. Ma siccome la verifica riguarda anche il reddito di cittadinanza, le pensioni di invalidità, e tanto altro, allora interviene anche Di Maio.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINILUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI
E' proprio il leader dei 5stelle a rivelare che il chiarimento sarà a tre, e a Chigi: «Io sto andando lì si farà verso le 23.15, abbiamo orario nottambuli..». In effetti di cose da chiarire ce ne sono parecchie, è anche slittato a dopodomani il Cdm che dovrebbe approvare quota 100 e reddito: «La Ragioneria ha bisogno di più tempo, è un provvedimento complesso», spiega ancora Di Maio, mentre ai piani della Lega dicono che può anche saltare tutto, se non verranno accolte le richieste, numerose, del vicepremier che dirige il Viminale.

salvini di maioSALVINI DI MAIO
Insomma in alto mare, dopo i migranti, stanno anche le comunicazioni interne al governo, il programma, e infine, ad ascoltare gli spifferi di Palazzo, addirittura la tenuta stessa dell' esecutivo. Prima del vertice Conte ha chiarito con i suoi collaboratori: «Io non torno indietro, mi sono assunto delle responsabilità che fanno parte del mio ruolo e lo spiegherò a Salvini, stiamo prendendo delle persone in una cornice di eccezionalità, per ragioni umanitarie».

conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO
Matteo Salvini ai suoi collaboratori comunica diversamente: «A Conte dirò che il Viminale resterà fuori da questa storia, li gestisca la Chiesa, la Caritas, non mi interessa, ma a questo punto, se non si può tornare indietro, significa che la Lega chiede una verifica su tutto». Vista da fuori la situazione può apparire paradossale. Si può produrre uno scontro fra il premier e il suo vice per 15 migranti? «Non sono i migranti il problema, il tema è la tenuta della maggioranza», dicono nella Lega.

Sono le stesse fonti, vicine a Salvini, per cui lo scenario di breve periodo non contempla la crisi migratoria nelle acque maltesi. A Chigi hanno fatto le ore piccole per risolvere la matassa, ma nello staff di Salvini il tono sulla materia è quasi di dileggio: «Conte si è rimangiato la parola data all' Onu sul Global compact, poteva rimangiarsi la parola data a Bruxelles sui migranti». E allora, mentre fra il premier e i due vice è in corso il chiarimento, lo stesso si dilata: nelle file della maggioranza si avvertono spifferi di crisi.
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Affiora persino uno scenario che potrebbe schiudersi il giorno dopo le elezioni in Abruzzo e che prevederebbe un cambio di governo subito dopo. Fra i leghisti si fanno addirittura i numeri di un' operazione che vedrebbe la rottura clamorosa dell' alleanza: «La quota 100 ce la approviamo il giorno dopo, e senza il reddito possiamo anche fare il taglio delle tasse. Bastano 55 responsabili alla Camera e 17 al Senato».

Fonte: qui

venerdì 21 settembre 2018

QUEI PARAGURI DEL LUSSEMBURGO


IL GRANDUCATO CHE, ATTRAVERSO IL MINISTRO ASSELBORN, RIMPROVERA A SALVINI DI NON VOLERSI SCIROPPARE I MIGRANTI CI DA’ LEZIONI DI ACCOGLIENZA...MA CON LE GRANDI MULTINAZIONALI

IL PAESE DELLA CUCCAGNA PER EVASORI/ELUSORI FISCALI HA RACCOLTO 2100 MILIARDI DI CAPITALI ESTERI GRAZIE ALLA SCARSA TRASPARENZA FISCALE...

Gian Micalessin per “il Giornale”

Jean Asselborn, il socialista amico dei migranti, è da 14 anni l'inamovibile ministro degli esteri di un Granducato dove l'accoglienza riguarda più le grandi multinazionali inseguite dal fisco che non i disgraziati in fuga da guerre e carestie. Asselborn, del resto, incarna alla perfezione l' ipocrisia lussemburghese. L'ipocrisia di chi, nel nome della solidarietà, apre le porte a masse di disgraziati da utilizzare come nuovi schiavi al servizio dei grandi gruppi internazionali.

Jean AsselbornJEAN ASSELBORN
Ma l'avido perbenismo di Jean Asselborn è, in fondo, la pietra fondante di quella Bengodi d'Europa chiamata Lussemburgo. Una Bengodi in cui mezzo milione di cittadini mal contati possono contare, stando ai dati del Fondo Monetario Internazionale del 2016, su un prodotto interno lordo pro capite di oltre 104 mila dollari, secondo solo ai 127 mila dollari pro-capite del Qatar. In questo caso, però, il benessere non deriva da gas o altre risorse naturali, bensì da una legislazione pensata ad arte dai governi guidati dall' attuale Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker d'intesa con il Partito Operaio Socialista del buon Asselborn.

Nel nome di quell' alleanza questo baldanzoso ministro socialista ha partecipato al confezionamento di una legislazione studiata per garantire cospicui risparmi fiscali alle grandi multinazionali in cambio di una sistematica frode ai danni dei «fratelli» europei.

EVASIONE FISCALEELUSIONE FISCALE
Secondo Gabriele Zucman, autore di «La Richesse cachée des nations», best seller francese sulla fuga dei capitali, circa due terzi dei circa 800 miliardi d' euro depositati in Svizzera sono passati attraverso fondi lussemburghesi senza generare un solo euro di tasse. E infatti, dopo ad esser stato per molti anni uno dei due soli paesi dell' Unione Europea, assieme all' Austria, dove non era garantita la trasparenza fiscale, il Lussemburgo resta oggi la sede legale preferita dalle grandi multinazionali impegnate a eludere le imposte nazionali.

Prima fra tutti quell' Amazon che scegliendo come sede un Granducato dove il livello di tassazione non supera il 6 per cento ha sottratto al fisco statunitense centinaia di milioni di imposte annue. Un trucchetto non sfuggito all' occhio lungo di Washington che ha preteso da Amazon un miliardo e mezzo di dollari in tasse sui proventi occulti generati grazie agli accordi con il Granducato.
evasione-fiscaleEVASIONE FISCALE

Grazie all' accoglienza riservata alle multinazionali alla ricerca di tassazioni agevolate il Lussemburgo dei vari Asselborn e Juncker si è trasformato in un' autentica Tortuga dell' evasione fiscale. Una Tortuga silenziosa e discreta che da una parte inneggia ai valori di Bruxelles e dell' Europa e dall' altra froda i «fratelli» europei garantendo sedi legali esentasse alle multinazionali e conti sicuri agli evasori.

Un lavoro oscuro, ma sopraffino grazie al quale questo «sgabuzzino» d' Europa, grande meno della metà della provincia di Roma, ha attratto oltre 2.100 miliardi di euro di capitali esteri custoditi in oltre 140 istituti bancari. Tra questo mare di miliardi e fondi grigi fluttuavano, come emerso nel 2010, anche quelli del defunto dittatore nord coreano Kim Jong-Il. Un dittatore stalinista nell'anima, ma abbastanza liberale nella gestione del patrimonio personale da comprendere che le coperture europee rendevano il Lussemburgo assai più impermeabile della chiacchierata Svizzera.

Così mentre la Confederazione inaspriva i controlli oltre 4 miliardi di dollari nord coreani lasciavano le banche elvetiche per quelle lussemburghesi. Una manovra definita da Ken Kato, direttore di Human Rights Asia «la più vasta operazione di riciclaggio...su cui i destinatari finale dei fondi non esercitarono l' attenzione richiesta». Un' accusa scivolata sulle spalle del ministro degli esteri Jean Asserborn nemico giurato del «fascista» Salvini, ma assai attento, negli anni passati, a garantire la tranquillità dei fondi esteri del sanguinario Kim Jong Il.

Fonte: qui

domenica 1 luglio 2018

La “carità” di Bergoglio, ovvero il Regno della Quantità

Gli italiani sono tornati a emigrare come nel dopoguerra, ci informava un articolo  di qualche giorno  fa –  subito dimenticato. 250 mila, anzi più probabilmente 285 mila l’anno. E sono  per lo più laureati e diplomati, il 64 per cento.
Dunque, mentre noi  accogliamo ogni anno centinaia di migliaia di africani senza istruzione  (491 mila gli irregolari, 280 mila i “richiedenti asilo”), buoni nel caso migliore a raccogliere pomodori, e nel peggiore a finire mantenuti a spese pubbliche, spacciatori o cannibali assassini, simultaneamente esportiamo all’estero alti talenti.
Nessun commento ha  sottolineato l’aberrazione sociale   – e l’odiosità morale  –  di questo fatto. Anzi è il motivo, credo, per cui sull’articolo ci si è affrettati a stendere il silenzio.
Nell’articolo dimenticato si rendeva noto che ognuno dei 34 mila laureati che se ne vanno ogni anno, il costo per le famiglie e  noi contribuenti è stato di almeno 158 mila euro, che scialacquiamo regalandolo ai paesi stranieri; per ognuno dei 39 mila diplomati superiori, abbiamo speso 70 mila euro. Un danno contabile.
Questo dice  quanto a fondo – fino agli occhi, alla testa – siamo infitti collettivamente  nella palude stigia del Regno della Quantità. Non siamo in grado di provare dolore per la qualità dei 250 mila giovani l’anno che costringiamo a emigrare, sentire come mancanza (e carità di patria) il valore, la bellezza, e la superiorità vitale, incommensurabile  in denaro, di cui ci priviamo come valessero nulla –   o meno di un nigeriano da gommone.  Perché aver studiato bene,  fino a una laurea che gli stranieri richiedono e pagano,  significa aver sviluppato  qualità umane rare e belle, rafforzato la volontà, superato le tentazioni del facile;  avere  coltivato  fermamente nobili ambizioni e curiosità intellettuale, allargato la capacità di indagine, analisi e critica autonoma; accumulato conoscenze  del patrimonio culturale e scientifico europeo che poteva nascere solo in Europa,  frutto di tremila  anni di crescita ed accumulo  di saperi,  identitario, ma allo stesso tempo universale.
Nemmeno è permesso dolersi per questa emorragia di giovani  migliori. Anzi ad apprezzare e valutare la qualità  dei compatrioti che perdiamo, si incorre nell’accusa di “discriminazione”, gran  delitto secondo il politicamente corretto, affine e sboccante nel “razzismo” e, beninteso, “xenofobia”
Questa è la più brutale mancanza di  carità di cui si macchiano gli apostoli  della “accoglienza”, e rivela la natura ideologica,  ossia falsa, della loro “carità” pelosa verso “gli ultimi”  che vengono per mare.  Si affrettano a rifocillare, vestire, curare e fornire di carta SIM il negro sbarcato a Pozzallo, ma dei loro figli migliori,  che qui non trovano lavoro e devono emigrare, se ne fregano. Nella società  buonista e accogliente vige un disprezzo della qualità  – la qualità umana dei migliori  –   che va riconosciuta come la più bruciante ingiustizia. Ingiustizia sociale e, per i cattolici progressisti, rozza e bruta mancanza di carità.  Quella vera, non la mediatica laudata da Repubblica.
Lo dico  avendo saputo che Andrea Riccardi della Sant’Egidio (ministro del  disumano governo Monti), dopo aver pranzato con l’orribile Macron, ha vaneggiato che la sconfitta  del PD è la “sconfitta della Chiesa”, ed ha concluso: “C’è un voto cattolico che è andato alla Lega o a M5S: non dico che  debbano essere scomunicati, ma il messaggio della Chiesa non ha avuto rilevanza per loro”.
Andrea Riccardi a destra(anche lui Legion d’Honneur).
Già pronto a vibrare scomuniche e ad una nuova inquisizione, a giudicare le coscienze, questo spaventoso  esponente dell’oligarchia parassitaria che ci opprime, in nome della “carità”  nella nuova versione di Bergoglio.
Papa Soros Primo, Papa Kalergi,  è in prima linea, ad accusarci – lui il mentitore malvagio, lui lo spietato – di  mancanza di carità. E lo fa – cosa specialmente vergognosa per un prelato – con gli argomenti economicisti usati dalle centrali globaliste:  l’accoglienza di 500 mila  giovani stranieri l’anno è necessaria per contrastare la denatalità (che loro stessi hanno favorito), altrimenti cala il Pil, si sviluppa “un vuoto demografico”, disse in una intervista a La Croix..
L’anno scorso si è pubblicamente scagliato contro quei cattolici, a suo dire razzisti e xenofobi, che si oppongono alla marea dell’immigrazione di massa invocando  – e lo disse con schifo e disprezzo –  “ un non meglio specificato “dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria».
Trovo questa frase scandalosa, in un prelato, per il suo estremo materialismo. Come se gli esseri umani  non fossero altro che il loro DNA, mescolabile per coito ed anche per stupro  delle donne europee,  l’importante è  “ringiovanire il sangue”. Come se l’Europa fosse un allevamento di vacche. Invece tutti gli uomini, hanno, anzi sono,  essenzialmente, “identità culturale”.  In modo radicale: è la loro “cultura” nazionale, storica, linguistica, di dogmi e credenze ereditate, che li determina e li rende diversi fra loro e – in molti casi – non integrabili.
E’ evidente e persino banale, tanto che non si può credere alla buona fede del “buonisti” ed accoglientisti senza limiti. Infatti hanno cercato di nascondere e sminuire o confondere il fatto che  i  nigeriani che a Macerata hanno violentato, ucciso, fatto a  pezzi e strappato il cuore alla fanciulla, lo hanno fatto in base  alla loro specifica  “cultura”  africana, che è quella della magia nera, satanica.
Satanici sono quelli che, dai pulpiti come dai media, ci insultano se rigettiamo quella cultura e non crediamo che sia integrabile nella nostra. Ci chiamano “razzisti” come se fosse questione di razza (sempre il DNA li preoccupa), e sputano sulla identità culturale che ci rende quello che siamo: che è l’identità europea, nutrita da Platone e dal diritto romano, dal romanico e dal gotico e dal barocco; è europeo chi ha letto o almeno sa leggere Shakespeare, Dante e Villon, Tolstoi Dostojevski e Bulgakov, Thomas Mann, Camus, Céline, sentire come propria la cattedrale di Notre Dame e Gaudì, apprezzare la genialità, che so, di  Mendeleiev che sistema la tavola periodica  degli elementi – un genio inarrivabile, stupefacente – e le scoperte  sull’ereditarietà dell’abate Gregorio Mendel. Anche questi due scopritori dell’ordine segreto e bellissimo nella  natura,  sono un frutto della cultura cristiana, perché come tutti gli altri che ho citato, si siano detti privatamente cristiani o no,  non avrebbero potuto scrutare il cuore umano  con compassione o rabbia, lottare per la verità – se non nella luce del Logos,che è l’Intelligenza Incarnata.
Invece Bergoglio dice che “il contributo cristiano alla cultura è quello di Cristo che lava i piedi”, ossia, oggi, il dovere di cancellarsi ed estinguersi, sacrificare la propria identità come una specie di supremo sacrificio – come se questo ci venisse chiesto.  E’ un sacrificio satanico, e lo dice l’asimmetria che la neo-chiesa impone: a tutti riconosce l’orgoglio della propria identità – al musulmano, al sodomita, al cannibale nigeriano, e il diritto di esibirla e tenersela  cara, tranne al cristiano. Persino Bergoglio non ha rinunciato al passaporto argentino, segno che lui si dà il diritto ad una identità nazionale che avrebbe dovuto invece dimenticare come pontefice universale, ma da noi  esige che “laviamo i piedi”, muti servi di tutti gli altri, anche perversi e viziosi polimorfi, portatori di culture di violenza e di morte, di errori ideologici  che  conducono all’oppressione dei popoli, come questo “europeismo” terminale oligarchico, globalista, massonico.. E chi parla di radici cristiane dell’Europa, a lui   – l’argentino – pare “trionfalista e vendicativo”. Quindi non deve difendere la sua identità, ma cancellarla.
Non siamo lungi dalla voglia di Andrea Riccardi di scomunicare quelli che non hanno obbedito all’ordine bergogliano di cancellare la propria identità, nazionale, italiana, cristiana – come fosse un peccato.
Ma si capisce bene come questa ideologia produca l’indifferenza, la mancanza di pietà, per l’emigrazione dei 280 mila italiani di qualità migliore ogni anno,  e la sollecitudine buonista nell’accogliere il caos della confusione etnica che ci riversano i barconi  e le ONG,  indistinta e minacciosa, senza selezione, senza qualità – e senza prospettive.

La  Qualità dispersa dalla globalizzazione

Occorre spiegare che l’emorragia dei migliori, dei ben laureati, non è un fenomeno “naturale”? Esso è la conseguenza diretta della globalizzazione –   dove il capitale impone alti livelli di specializzazione internazionale   –   unita alla  distruzione, svendita e smantellamento delle industrie nazionali  a partecipazione pubblica,  dove  questi migliori avrebbero trovato impiego adeguato alle loro qualità.  Niente, era stato deciso che l’Italia, nella divisione internazionale del lavoro  della globalizzazione, non dovesse più occupare i piani alti della tecnologia e delle nobili ambizioni. Il tutto, naturalmente, aggravato dall’europeismo a guida germanica, dall’euro. E’ noto che quando un paese  perde la sovranità monetaria, non potendo svalutare la moneta, svaluta  il lavoro. A cominciare dai salari, ma presto nella svalutazione è compresa la qualità, che non serve più.
Infatti non succede solo all’Italia.Tutto il Sud Europa è travolto dalla stessa emorragia dei migliori: dalla Spagna vanno via 100 mila laureati l’anno,

Per l’Italia, le stesse istituzioni europee parlano di “migrazione di massa dei cervelli”
Dalla minuscola Grecia sono fuggiti 500 mila ingegneri, medici, architetti, storici, classicisti, e li si trova in Germania, Danimarca, Olanda. “Venite dove il lavoro c’è”, disse loro Angela MErkel. I nostri governanti non li hanno trattenuti, anzi, meglio se si tolgono dai coglioni, esalò un ministro (del Lavoro del PD).
La Germania attira “qualità” da tutta Europa.
Il risultato, tragico, è che i paesi d’origine,  anche con le loro economie falcidiato, adesso “mancano di competenze” tecniche e professionali per l’eventuale ripresa. Questa emorragia di risorse umani superiori rende impossibile la ripresa e lo sviluppo al livello richiesto; assistiamo ad una sudamericanizzazione del Sud Europa, proprio quella che è stata culla della civiltà e cultrice della Qualità. 
Il Riccardi di Sant’Egidio, come ministro del malvagio Monti, è stato complice di questa  devastazione  spietata dei migliori.
Così, questi cristiani  finto -“umili” che hanno rinunciato  alla loro identità, questi che “lavano i piedi”  per un giorno, hanno eseguito il servizio loro richiesto dal capitale usurario internazionale: svalutare “i  costi umani di qualità”, renderli mere “quantità” sacrificabili.
E’ un delitto  sociale, e lo denunciò  John Maynard Keynes, che – comunque lo si giudichi – aveva più carità sociale di questi pseudo-cristiani. In un saggio capitale del 1933, egli difese “l’auto-sufficienza nazionale” contro il  capitalismo transazionale.
“L’internazionalismo economico”, scriveva, “con quel che comporta di libero movimento di capitali da investimento, come del libero scambio di merci, può condannare il mio paese, per una generazione, a un  livello di prosperità materiale inferiore a quello che potrebbe attingere  […]  La nuova generazione non ha niente da aspettarsi  da un sistema mondialmente uniforme”. “Sostengo che dobbiamo essere meno soggetti possibile all’influenza di cambiamenti economici decisi altrove,  se vogliamo andare verso la repubblica sociale ideale del futuro. Penso che un avanzamento deliberato  verso una più grande autarchia nazionale e un maggior isolamento economico ci faciliterebbe il compito, nella misura in cui il costo non fosse eccessivo”.
E’ il capitale speculativo che vede in tutto ciò che è migliore, solo  dei “costi”. Keynes: abbiamo dato “un posto stravagante a quello che chiamiamo “risultati finanziari”  promossi come criteri  per giudicare ogni azione, pubblica o privata”. Così, dice, “vivere è divenuto la parodia dell’incubo di un contabile  … Abbiamo ritenuto che   ci occorreva assolutamente rovinare  gli agricoltori e distruggere un’economia basata su tradizioni antiche,  per guadagnare qualche centesimo su una mica di pane. Distruggiamo la bellezza della campagna perché  lo splendore di una natura che non appartiene a nessuno non ha  valore economico. Londra è una delle città più ricche della storia della civiltà, ma “non si può permettere”  le realizzazioni più ambiziose di cui sono capaci i suoi abitanti oggi disoccupati, perché “non  ci sono le coperture”. Dobbiamo lasciarli poveri, perché non rende farli ricchi. Siamo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non danno alcun dividendo” .
(J.M Keynes, National Self-Sufficiency”,  The Yale Review, vol.22, n˚ 4 (june 1933), p. 755-769.)
Keynes, maestro di lingua,  poeta, mostra qui che un vero  grande economista non si riduce ad un contabile. Capì che il capitalismo  mondiale stava rendendo brutto il mondo, spegneva le “qualità”, gli splendori delle campagne e delle stelle,  riduceva tutto a tasso di rendimento, a mera quantità. Così è la ”carità” pelosa di Bergoglio e dei bergogliani,  confitti nello Sige del Regno della Quantità fin oltre la culla.
Fonte: qui

domenica 5 novembre 2017

I CONTI DELLE COOP SUI MIGRANTI NASCOSTI DAI SITI DEL GOVERNO…

La parola magica è “Amministrazione trasparente”. O almeno dovrebbe esserlo. In tanti l’hanno invocata, ma in pochi sembrano praticarla. Soprattutto in tema di immigrazione.
Già, perché per quanto nel lontano 2014 Matteo Renzi avesse promesso di mettere online “ogni singolo centesimo di spesa pubblica”, in realtà i buoni intenti sono rimasti lettera morta. E dove servirebbe chiarezza, come nella gestione delle ingenti risorse destinate ai migranti, in realtà regna il grigiore.

Ad aprile (dati del Ministero dell’Interno) sui 177.505 stranieri presenti sul territorio nazionale, ben 137.599 vivevano nelle strutture temporanee (Cas) gestiti dalle Prefetture e solo 23.867 nei posti “d’eccellenza” Sprar coordinati dai Comuni. Poi ci sono altri 2.204 migranti sistemati negli Hotspot e 13.835 negli hub di primo soccorso. Tradotto in percentuali, significa che l’80% degli stranieri (e delle risorse economiche) finisce nelle mani di imprenditori che hanno fatto dell’immigrazione una nuova attività economica. Un po’ di chiarezza su come vengono spesi i soldi sarebbe necessaria, no?
Speranza vana. I dati dei pagamenti risultano occultati, presentati in confusione o nascosti nei luoghi più improbabili dei siti internet delle Prefetture. 
Il risultato? 
Per un normale cittadino diventa impossibile sapere quanti milioni di euro delle sue tasse finiscono a questa o a quell’altra cooperativa. 
Un governo “trasparente” dovrebbe fornire in maniera semplice e rapida alcune delucidazioni ai contribuenti: quali sono i centri di accoglienza in ogni provincia, quali le associazioni impegnate coi profughi e quanto incassano ogni anno. Ma nessuno di questi dati è facilmente accessibile online.
E pensare che la legge sull’anti corruzione prevede che le “stazioni appaltanti” siano tenute a pubblicare nei loro siti web istituzionali le informazioni base sulle procedure di tutte le gare, comprese quelle sull’accoglienza. Una tabella ordinata dovrebbe indicare la struttura proponente, l’oggetto del bando, l’elenco degli operatori invitati a presentare le offerte, l’aggiudicatario, l’importo complessivo e pure le somme liquidate alle singole coop.
Le prefetture in effetti mettono a disposizione un’apposita sezione chiamata – appunto – “Amministrazione trasparente”. All’interno ci si aspetta di trovare l’Eldorado dei documenti, ma spesso si rimane delusi. La prefettura di Ragusa ha la pubblicazione delle gare (secondo la L. 190/2012) ferma al 2013. Un po’ in ritardo, non pensate? Roma fa un po’ meglio, ma non va oltre il 2015. Siena? Idem. Salerno invece ha rendicontato 720 euro per la manutenzione dell’impianto elettrico della Polstrada, ma non le spese per i migranti. Vibo Valentia lo stesso, eppure l’appalto l’anno scorso è stato vinto da qualcuno: l’associazione “Da donna a donna” qualche somma l’avrà pure incassata, no? Frosinone invece fornisce solo il dato aggregato: accordo quadro da oltre 28 milioni di euro e poi giù una sfilza di vincitori. Ma le singole coop, quanto si beccano?
Per carità: ci sono anche esempi lodevoli, amministrazioni che divulgano l’elenco completo delle procedure d’appalto. Ma in generale regna il caos. Soprattutto quando si cerca di ricostruire il processo di assegnazione dei milionari bandi dell’accoglienza. Dei contratti dettagliati tra Stato e cooperative, neppure a parlarne. La lista delle strutture con il numero di immigrati presenti? Solo Napoli, Aosta, Cosenza e poche altre. La maggioranza delle prefetture non la fornisce. Latitano pure i verbali delle commissioni, gli avvisi di post-informazione e le aggiudicazioni definitive.
E pensare che la legge parla chiaro: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale alle informazioni” della Pa, così da permettere il controllo “sull’utilizzo delle risorse pubbliche” da parte del cittadino. Solo parole: fatta la legge, trovato il cavillo. Quando a fine 2015 la campagna “InCAStrati” fece ufficiale istanza di accesso civico per conoscere il numero complessivo dei centri profughi, la loro ubicazione e chi fossero gli enti gestori, Ministero e prefetture risposero picche. Affermando che le “informazioni richieste non sono soggette ad obbligo di pubblicazione”.
Viene da chiedersi allora per quale motivo alcuni enti territoriali del governo abbiano i documenti completi e visibili (per esempio: Torino e Firenze), mentre molti preferiscano divulgare dati incompleti o del tutto inutili. A Udine l’albo dei fornitori è fermo al 2014. A Oristano se si cercano dettagli sui “contratti” si trova solo una cartella vuota. A Cesena la sezione degli “avvisi di aggiudicazione” è “in corso di aggiornamento”. E chissà da quanto.
Una cosa è certa: tutta questa confusione, se non è serve ad occultare i costi dell’accoglienza, di certo non aiuta a sollevare il velo di mistero che li avvolge. Alla faccia della trasparenza.