9 dicembre forconi: Immigrazione
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mercoledì 25 dicembre 2019

Ecco perchè in VenezuItalia il Declino è Irreversibile....

Sostanzialmente Ricolfi nell'articolo che trovate più avanti ci racconta quello che vi descrivo ed anticipo da anni nel mio blog: non vi sto a linkare le decine e decine di post nei quali analizzo proprio le tendenze che sono descritte oggi dal sociologo.
Ma ormai in VenezuItalia da tempo il punto di non ritorno è stato superato:
il trend del Declino è Irreversibile proprio perchè è causato dalla maggioranza degli italiani in negazione della realtà e dunque - in democrazia a suffragio universale - non è possibile invertire il trend perchè la politica è specchio della maggioranza.
Dunque andrà molto peggio prima di NON andare meglio.

Ieri un caso esemplare: su facebook mi ritrovo a parlare con un pensionato siciliano ex-prof di filosofia alle scuole statali dunque ex-dipendente pubblico.
Gli dico che lui sostanzialmente è un MANTENUTO e lui naturalmente si picca rispondendo che ha versato anni di contributi INPS e persino due anni in più del dovuto.
Purtroppo la maggioranza è come lui: o se ne frega oppure è male informata&crede alle fole (non a caso è simpatizzante dei super-populisti a 5 stelle che urlano "le pensioni non si toccano" senza nemmeno sapere di che stiano parlando...ed hanno preso un ciulo di voti proprio al sud promettendo cose impossibili a nastro in totale dissociazione dalla realtà).

La realtà è che l'INPS è schema Ponzi sempre più insostenibile che si regge ancora grazie a 108mld di trasferimenti fiscali ed ogni anno sempre di più per semplice trend demografico da ospizio...dunque l'ex-prof può aver versato tutti i contributi che vuole ma in teoria dovrebbe essere consapevole che li avrebbe buttati nel cesso, non ci fossero una marea di tasse a copertura che affondano però l'economia del Paese + le nuove generazioni che non avranno la pensione a "mantenerlo" (oggi i contributi INPS sono esproprio forzoso a fondo perduto).
Però nessuno INFORMA realmente l'ex-prof ma tutti a raccontargli belle fole assistenzialiste e senza basi reali.

Allo stesso tempo - visto che vive a Palermo - è pure nella Regione col peggiore residuo fiscale negativo in Italia...traduzione = si fa mantenere una seconda volta perchè - senza i trasferimenti dalle regioni del Nord - domani mattina in Sicilia chiuderebbero ospedali, uffici pubblici, uffici postali, anagrafe, servizi comunali, mezzi pubblici etc etc etc
Però nessuno INFORMA realmente l'ex-prof ma tutti a raccontargli belle fole assistenzialiste e senza basi reali.

Ebbene, con questo piccolo caso reale - che purtroppo rappresenta la situazione maggioritaria di un Paese in totale dissociazione dalla realtà - capirete ancora meglio l'analisi di Ricolfi qui di seguito.
Che prima condizione per risolvere un Problema è risconoscere che Esiste:
mentre invece in VenezuItalia a livello maggioritario NON c'è alcuna consapevolezza
ed una politica populista assistenzialista che pensa solo al consenso di breve periodo, continua a cavalcare questa inconsapevolezza.
#BUONAPROSECUZIONEDIDECLINO
#NOHOPEFORTHISITALY

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SIGNORILI SI NASCE


Luca Ricolfi racconta l’Italia: un Paese diventato società signorile di massa e che vive al di sopra delle proprie possibilità.
Ma fino a quando?

Luca Ricolfi, sociologo, classe 1950, insegna Analisi dei dati nell’Università di Torino ed è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume.
È uno dei pochi che ci stanno capendo qualcosa e che sa anche dirlo numeri alla mano.
Il suo ultimo lavoro si intitola La società signorile di massa, in libreria con La Nave di Teseo.

Che cos’è la società signorile di massa? È l’Italia di oggi, un posto dove si produce poco ma si consuma moltissimo.
Un posto dove i cittadini che non lavorano hanno superato ampiamente il numero di cittadini che lavorano, dove larga parte della popolazione ha accesso a consumi opulenti e dove allo stesso tempo la produttività è ferma da vent’anni.


E malgrado tutto questo, si continua a vivere alla grande.
Com’è possibile?
Perché il conto qualcuno dovrà pur pagarlo.
Ricolfi proprio questo ha intuito..............................

chi, come e quando pagherà il conto.

Ricolfi, La società signorile di massa si regge su tre pilastri.
Il primo è la ricchezza accumulata dalle generazioni dei nonni e dei padri: come hanno fatto ad accumularla?

Le condizioni fondamentali che nel secondo dopoguerra hanno permesso di accumulare ricchezza sono essenzialmente tre.
La prima è la disponibilità della popolazione a fare sacrifici in vista di benefici futuri, un fattore che è venuto meno già verso la fine degli anni ‘70.
La seconda è la contenuta pressione fiscale, di cui abbiamo smesso definitivamente di beneficiare dalla metà degli anni ’80 in poi.
La terza è il cocktail di svalutazioni competitive e indebitamento pubblico, che ha drogato la crescita economica nel ventennio 1972-1992.
Quest’ultimo fattore è venuto meno con gli accordi di Maastricht (1992) e l’ingresso nell’euro (1999).

Le tre condizioni precedenti sono sostanzialmente irripetibili.
Salvo forse quella della pressione fiscale, che in teoria potrebbe scendere un po’, anche se difficilmente al livello dei primi anni ’80 (sotto il 35%, contro il 42% di oggi).

Secondo pilastro su cui regge la società signorile di massa è la distruzione della scuola, che in sostanza ha prodotto e produce incolpevoli velleitari totalmente impreparati al lavoro.
È un punto in cui ho rivisto un po’ de la Teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura.
Cosa è andato storto? Si studia troppo o troppo poco? Ci si laurea “male”?

La Teoria della classe disagiata è probabilmente il testo più profondo, e libero da preconcetti ideologici, che io abbia letto sull’Italia di oggi, e sui giovani in particolare.
Su questo punto, quello della condizione giovanile, il quadro che dipinge Ventura ha molti punti di contatto con quello che ho provato a tracciare io, una prima volta in un capitolo de L’enigma della crescita (Mondadori 2014), poi ne La società signorile di massa (La Nave di Teseo 2019).
Lei mi chiede che cosa è andato storto, e dove si è sbagliato nella scuola.
A me pare che gli errori capitali siano due, uno antico e mai corretto, l’altro moderno e orgogliosamente rivendicato.

L’errore antico è la svalutazione della cultura scientifica e del sapere pratico, un errore che – più che uno sbaglio vero e proprio – è un aspetto della nostra mentalità e della nostra cultura, che è sempre rimasta fondamentalmente e romanticamente anti-industriale e anti-moderna.

L’errore più recente, invece, è la scelta di tutti – politici, insegnanti, genitori – di abbassare gli standard dell’istruzione, sia nel senso di diluire i programmi (più nell’università che nella scuola) sia, soprattutto, di abbassare l’asticella della sufficienza.

In concreto questo ha significato tre cose.
Primo, svalutare e disincentivare la formazione professionale.
Secondo, favorire gli studi più facili o ritenuti tale, a scapito delle materie scientifiche e delle materie umanistiche più impegnative come latino e greco.
Terzo, rilasciare titoli di studio fasulli, illudendo i giovani di essere pronti per mestieri che la maggior parte di loro non era preparato a svolgere.
Con una conseguenza drammatica: ai ceti subalterni è stata tolta l’unica risorsa – la cultura – che avrebbe loro permesso di competere sul mercato del lavoro con i ceti medi e alti.

Terzo pilastro è “l’immigrazione incontrollata, che ha favorito la formazione di un’infrastruttura para-schiavistica”.
Ma a questo punto non converrebbe gettare la maschera?
E accettare apertamente quanti più migranti possibile proprio per metterli in queste condizioni paraschiavistiche e proseguire nella nostra – infame, per carità – vita da rentier?
È quello che sta succedendo.
I ceti popolari non amano gli immigrati perché li vedono – realisticamente – come concorrenti nell’accesso ai servizi pubblici, come rivali nella conquista dei pochi posti di lavoro disponibili con conseguente dumping salariale, come minacce alla sicurezza nelle periferie e nei quartieri degradati.
I ricchi e i ceti medi, invece, li vedono un po’ cinicamente come candidati ideali ad occupare le posizioni più umili nella scala sociale: braccianti, muratori, magazzinieri, facchini, badanti, camerieri, lavapiatti, per non parlare dei servizi illegali, come lo spaccio di sostanze, la prostituzione, il gioco d’azzardo illegale.

Troppo spesso si dimentica che le differenze fra l’approccio ai problemi dell’immigrazione tipico dei “signori” e quello delle persone umili sono normalissime differenze di interessi materiali, e non differenze di cultura o di umanità.
Chi è sotto non vuole concorrenti, chi è sopra è ben felice di disporre di servizi a basso costo.
Questo punto, curiosamente, viene quasi sempre dimenticato dai mass media e dagli studiosi, che preferiscono pensare i ceti popolari come rozzi e sobillati dalla propaganda, e i “ceti medi riflessivi” come portatori di una superiore razionalità e coscienza morale.
Non arrivo a dire, come fa il giovane filosofo Diego Fusaro, che la macchina dell’accoglienza è un sistema per effettuare “deportazioni di massa” a beneficio di imprenditori e signori di varia specie, ma è vero che in una società signorile di massa l’apertura ai flussi migratori ha due facce.
Quella umanitaria di chi, come i radicali, sogna un mondo senza frontiere in cui a tutti siano garantiti alcuni diritti fondamentali, e quella più prosaica di quanti, come i datori di lavoro e i membri della “classe agiata”, hanno bisogno di forza lavoro e servitù.

Nella società signorile di massa i giovani – diciamo i trenta, quarantenni – sono sia privilegiati che vittime.
Privilegiati perché di certo non rischiano la vita: hanno un tetto, cibo, affetto genitoriale, meno spesso un lavoro.
In fondo però più che vivere, sopravvivono.

Si può arrivare così a cinquant’anni senza che si rompa qualcosa?
Sì e no.
Si può andare avanti così nei ceti alti e medio-alti, non si può nei ceti medio-bassi.
Tutto dipende da quanto è grande il patrimonio familiare, e quanto lunga è l’aspettativa di vita dei genitori.
Ma la conseguenza principale della dilazione delle scelte occupazionali, per cui si posticipa di 10 o 20 anni l’ingresso definitivo nel mercato del lavoro, è di tipo pensionistico: chi fino a 40 anni lavoricchia, e solo dopo i 50 ha un vero lavoro, inevitabilmente andrà in pensione con un reddito molto basso.

Ha detto che “Diventeremo come i nobili decaduti, nevroticamente impegnati a sostenere il nostro modo di vita facendo debiti, coscienti che tra un po’ il mondo dorato non esisterà più”.
Sarà una discesa lenta o ci saranno degli strappi?
Faremo la fine del conte Mascetti, “Non vi preoccupate: tra tre giorni mi ammazzo”?
Direi piuttosto, con Keynes: “nel lungo periodo saremo tutti morti”.
Il declino dell’Italia è sufficientemente lento da permetterci di autoingannarci, pensando che i problemi verranno al pettine solo “nel lungo periodo”, ovvero quando non ci saremo più. Il guaio è che, fra 20, 30 o 40 anni i nostri figli e nipoti ci saranno eccome: sono loro che pagheranno il prezzo del nostro ostinato rifiuto di riconoscere il piano inclinato su cui stiamo scivolando.
La “condizione signorile” degli italiani è caratterizzata da consumi opulenti e non è una condizione felice: i soldi non danno la felicità, e lo sappiamo da qualche millennio.
Quali sono le patologie e le dipendenze nella società signorile di massa?
Le dipendenze principali a mio parere sono quattro:
consumo patologico di alcol e droghe leggere;
consumo di cocaina e eroina;
gioco d’azzardo, legale e illegale;
ludopatia, sia su internet sia da giochi elettronici.
A queste quattro dipendenze occorre però aggiungere una forma di dipendenza più sottile e forse più grave.
La patologica dipendenza dal giudizio degli altri, che ci porta a diventare – attraverso internet e i social – patetici gestori della nostra reputazione e della nostra immagine.

La “condizione signorile” non porta quindi a una società felice, ma allora cosa serve per avere una società felice?
La felicità va distinta dalla soddisfazione o dalla contentezza, e infatti la maggior parte delle lingue – ma curiosamente non l’inglese – hanno due parole distinte.
Come ebbe una volta ad osservare Albert Hirschman la parola inglese “happiness” ha un significato molto più debole dei corrispondenti termini italiano (felicità), francese (bonheur), tedesco (glücklichkeit).
Se ci atteniamo alle analisi più profonde del concetto di felicità – ad esempio quella di Ortega y Gasset nel Discorso sulla caccia – alla felicità sono essenziali almeno tre cose:
l’attesa, qualche tipo di sforzo, un certo grado di incertezza del risultato.
Tutti elementi che una società signorile di massa tende a sopprimere.


Un portato abbastanza inevitabile in un Paese che consuma ma non produce è la decrescita: difficilmente quella sarà “felice”.
Come potrebbe decrescere l’Italia?
Io vedo una grande continuità fra governi di destra e di sinistra, fra governi europeisti e populisti.
E anche fra Conte 1 e Conte 2.
Nessuno dei governi degli ultimi dieci anni ha seriamente affrontato i due problemi cruciali dell’Italia, l’esplosione del debito e la produttività ferma da vent’anni,
tutti hanno preferito cercare consenso aumentando la spesa pubblica piuttosto che restituendo ossigeno all’economia.
La verità, temo, è che in Italia il “partito del Pil”, che vorrebbe far ripartire la crescita, è maggioranza nel Paese ma non nei palazzi della politica, dove a prevalere sono le spinte assistenziali.
In queste condizioni lo scenario più probabile mi sembra quello che ho chiamato “argentinizzazione lenta”: un indebolimento dell’economia e una disgregazione del tessuto sociale sufficientemente lenti da non provocare alcuna reazione.
Sempre che una crisi finanziaria internazionale, o una mossa avventata dei nostri politici, non faccia improvvisamente precipitare le cose, gettandoci in una situazione simile a quella della Grecia.

Ha detto che anche Francia e Belgio sono avviate sulla nostra stessa strada: che cosa abbiamo in comune con loro? E con la Grecia?
In comune con Belgio e Francia abbiamo consumi opulenti, poco tempo dedicato al lavoro, crescita asfittica.
Con la Grecia abbiamo in comune il tasso di occupazione più basso del mondo occidentale, ma divergiamo per il livello dei consumi e la crescita: noi siamo molto più ricchi dei greci, ma loro da un paio di anni sono tornati a crescere, mentre noi siamo in stagnazione, unico paese in Europa e più in generale nel mondo sviluppato.

Quando ci sveglieremo dal nostro sogno signorile?
Io credo che una parte minoritaria ma non trascurabile dei cittadini italiani già oggi si renda conto, più o meno confusamente, che viviamo in una società signorile, e che questa condizione non può durare.
Tuttavia penso anche che questa minoranza sia destinata a restare tale, perché la maggioranza non ha la minima intenzione di risvegliarsi dal sogno, e la lentezza del nostro declino le permette di nascondere la testa sotto la sabbia.
Fonte: qui

sabato 2 novembre 2019

Italia: la legalizzazione di massa dei migranti è suicida

Descrivendo l'  Italia, Gerard Baker, ex redattore capo del  Wall Street Journal , ha recentemente scritto:
In gran parte del paese ... lo spopolamento sta avanzando. Spostarsi negli spazi vuoti sono state ondate di immigrati, molti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. I migranti hanno colmato lacune vitali nella forza lavoro, ma la trasformazione delle città italiane ha lasciato un numero crescente di cittadini risentiti, spaventati per la loro identità ".
Ha continuato a chiamare questa trasformazione "una sorta di pioniera del declino occidentale". Gli effetti della migrazione di massa stanno già diventando drammaticamente visibili in molte scuole elementari italiane. Negli ultimi giorni sono emersi esempi di due grandi città.
Il primo è stato a  Torino , la quarta città più grande d'Italia, dove ora ci sono classi di scuola elementare con nemmeno un bambino italiano :
"In tutte le classi, ha spiegato la preside Aurelia Provenza, la percentuale di stranieri è molto alta, pari al 60% del numero totale di alunni".
Il secondo esempio viene da Bologna. "All'asilo di mio figlio c'è un grave problema di integrazione, devo portarlo via", dice  Mohamed , un 34enne di origini marocchine che è arrivato in Italia all'età di 4 anni.
"Non voglio essere visto come un razzista da solo perché sono marocchino, ma il comune deve sapere che non c'è integrazione mettendo in classe più di 20 bambini stranieri".
Al momento dell'iscrizione, ha spiegato Mohamed  , avevano visto disegni con bandiere di tutte le nazionalità nella scuola, ma "quando siamo arrivati ​​a scuola il primo giorno, ci siamo trovati in una classe con tutti i bambini stranieri. Gli insegnanti stanno persino lottando pronunciare i nomi dei bambini ".

Ora abbiamo raggiunto un paradosso: gli immigrati stanno portando i loro figli fuori dalle classi in cui, sotto il multiculturalismo, la segregazione sta aumentando. "Il rendimento scolastico diminuisce quando le lezioni superano il 30% di stranieri; è una soglia cruciale che dovrebbe essere evitata o altrimenti monitorata", ha  affermato  Costanzo Ranci, professore di Sociologia economica e autore di un recente  rapporto .

Entrambi i casi di cui sopra sono stati oggetto di numerosi dibattiti pubblici. In Italia, il mese scorso, il numero di migranti in arrivo dall'Africa è  aumentato , dopo essere diminuito per la maggior parte degli ultimi due anni. Il centro di accoglienza per migranti sull'isola di Lampedusa, in prima linea nella crisi migratoria italiana, è ora in uno stato di " collasso " a causa del rapido  aumento  degli arrivi. L'intero sud dell'Italia sta ora cercando di affrontare i migranti.

Secondo le  proiezioni  della divisione della popolazione delle Nazioni Unite, la popolazione dell'Africa sub-sahariana raddoppierà in 30 anni, aggiungendo un ulteriore miliardo di persone e rappresentando oltre la metà della crescita della popolazione mondiale tra oggi e il 2050. Italia, che ha già la  terza più grande popolazione di migranti in Europa, sta subendo una " insopportabile crisi", e ora affronta il rischio reale di una " africanizzazione ", come Stephen Smith ha chiamato nel suo  libro ,  la corsa per l'Europa .

Ci sono molte voci di preoccupazione. Il cardinale Robert Sarah, autore di un nuovo libro,  The Day Is Now Far Spent , sulla crisi dell'Occidente ,  paragona l'attuale afflusso di migranti alle invasioni di barbari che hanno abbattuto l'Impero romano. Se le politiche dell'Europa nei confronti dei migranti non cambiano, avverte Sarah  , l'Europa sarà "invasa dagli stranieri, così come Roma è stata invasa dai barbari".
"Se l'Europa scompare, e con essa i valori inestimabili del Vecchio Continente, l'Islam invaderà il mondo e cambieremo completamente la nostra cultura, antropologia e visione morale".
Un think-tank italiano,  Fondazione Fare Futuro , ha anche  previsto  che, a causa della migrazione di massa e dei diversi tassi di natalità di cristiani e musulmani, entro la fine del secolo metà della popolazione italiana potrebbe essere musulmana. In soli dieci anni, il numero di migranti in Italia è  aumentato  del 419%.


La popolazione nativa italiana si sta già riducendo rapidamente. Senza gli stranieri,  ogni anno  gli italiani nativi morirebbero (615.000) al doppio del tasso di nascite (380.000). Eurostat, l'ufficio statistico ufficiale europeo,  calcola  che entro il 2080, un quinto degli italiani verrà dal contesto migratorio (11 milioni dei 53 milioni italiani).

Un recente rapporto dell'ufficio statistico nazionale italiano ha rilevato che il paese è in una " recessione demografica " non vista dalla prima guerra mondiale e  250.000  giovani italiani sono fuggiti dal paese. "L'Italia esporta giovani laureati e importa migranti", ha scritto  Il Giornale .  Si prevede che l'Italia perderà il  17%  della sua popolazione entro il 2050 e - anche senza immigrazione -  metà  entro la fine del secolo.

Un rapporto della Caritas-Migrantes ha recentemente  documentato  che dal 2014 la diminuzione del numero di italiani equivale alla popolazione di una grande città italiana, per esempio Palermo (677.000). Il drastico calo, tuttavia, è stato finora compensato dai migranti.

L'immigrazione sta tornando a essere una questione politica. Poche settimane dopo aver formato un governo con il Movimento a cinque stelle, il Partito Democratico sta facendo avanzare la cosiddetta "cittadinanza di diritto di nascita" - un impegno a invertire la rigorosa politica migratoria dell'ex Ministro degli Interni Matteo Salvini. In latino questo diritto alla cittadinanza si chiama  ius culturae . La nuova legge consentirebbe ai minori stranieri di età inferiore ai 12 anni di diventare cittadini dopo soli cinque anni a scuola in Italia. Il disegno di legge è stato avanzato da Laura Boldrini, ex presidente del parlamento italiano, che ha affermato:
"Lo stile di vita dei migranti sarà nostro".
Gli italiani, come in quelle scuole elementari, si integreranno nella nuova cultura dei migranti?
L'attuale governo sa perfettamente cosa è in gioco. "Da oggi al 2050 e 2060, dovremo affrontare una domanda epocale da 50 a 60 milioni di persone che arriveranno nel mondo mediterraneo" , ha recentemente affermato il deputato Nicola Morra, deputato a maggioranza governativa  .

Il governo sta letteralmente giocando d'azzardo con il futuro dell'Italia.

L'Italia è il paese europeo più esposto alla pressione migratoria dall'Africa. Con una popolazione nativa già in calo, se l'Italia è aperta alla legalizzazione di massa dei migranti, dovremmo almeno essere consapevoli del fatto che sarà culturalmente suicida.

Authored by Giulio Meotti via The Gatestone Institute

giovedì 8 agosto 2019

10 cose allarmanti sull'economia che i politici non ti diranno

L'Ufficio del bilancio del Congresso rivela previsioni scioccanti per l'immigrazione, il debito e la spesa per i prossimi 30 anni ...
Come fai a sapere che un politico ti sta mentendo? Semplice: le sue labbra si stanno muovendo.
Sì, è vecchio - ma niente di peggio per quello.
La stagione elettorale 2020 sta iniziando a pieno ritmo. I politici di tutte le parti stanno intensificando la loro retorica, comprese le loro promesse, previsioni e accuse.
Ma è affascinante quello che puoi scoprire se hai appena letto documenti ufficiali. Soprattutto una parte della stampa fine.
E qui ci sono 10 previsioni e ipotesi straordinarie che Washington sta facendo e non ti sta dicendo. Questi sono tutti contenuti nella più recente prospettiva di bilancio a lungo termine dell'Ufficio del bilancio del Congresso  , il documento cardine della pianificazione finanziaria ed economica del governo.
1. Avremo molti più immigrati. Un sacco. Si aspettano che altri 22,5 milioni di immigrati arriveranno negli Stati Uniti nei prossimi 20 anni. Entro il 2049, si aspettano che l'immigrazione rappresenti uno straordinario 87% della crescita annuale della popolazione.
2. Avremo molti più immigranti illegali. Nonostante l'attuale bluster e gli scandali alla frontiera, il CBO prevede che avremo 2,4 milioni di immigrati clandestini (o "residenti privi di documenti" o qualsiasi altra cosa) tra 20 anni di quanti ne abbiamo oggi.
3. Saremo in debito con i nostri occhi. Si prevede che il debito nazionale salirà alle stelle a un 144% "senza precedenti" del prodotto interno lordo entro il 2049, o oggi il doppio del livello. Ciò porterebbe il debito a poco meno di $ 100 trilioni. Il dato oggi: circa $ 18 trilioni. Fino al 2000: $ 4 trilioni. Oh, e questo non è nemmeno lo scenario peggiore: il debito nazionale potrebbe superare il 200% del PIL in 30 anni, riconosce il CBO.
4. Dovremo così tanto denaro che entro il 2049 l'interesse annuale sul debito sarà pari a circa il 5% del prodotto interno lordo, all'incirca la quota che spendiamo oggi per la sicurezza sociale. E questo anche se i tassi di interesse rimangono bassi. Nonostante l'aumento del debito e della spesa federale, il governo si aspetta - o spera - che il tasso medio sul debito federale salirà solo dal basso 2,4% al 4,2% di oggi, ancora modesto per gli standard storici, entro il 2049.
5. Questo debito e questi deficit danneggeranno l'economia. Affolleranno gli investimenti privati ​​dai mercati del debito, riducendo il reddito e la crescita, afferma il CBO. E poiché dovremo prendere sempre più prestiti dall'estero per finanziare il governo, porteranno a pagamenti di interessi sempre più grandi che lasceranno il paese.
6. La sicurezza sociale, Medicare, altri programmi sanitari e interessi netti assorbiranno così tanto del budget che dovremo tagliare tutto il resto alla quota più piccola dell'economia in 70 anni - solo il 7%. La media degli ultimi 50 anni: 11%.
7. Solo per mantenere il deficit federale a questi livelli, le tasse aumenteranno. L'aumento delle tasse di Obama sui piani di assicurazione sanitaria "Cadillac" prenderà il via a partire dal 2022 e i tagli fiscali di Trump del 2017 scadranno nel 2025.
8. La maggior parte delle persone che lavorano in modo rigido possono dire addio a qualsiasi altro taglio fiscale. Lo zio Sam fa esplicito affidamento sul fatto che le tue tasse aumentino grazie al "creep tra parentesi", dove le fasce di imposta sul reddito aumentano solo in linea con l'inflazione mentre il tuo reddito - speri - aumenta più velocemente.
9. Mentre le aliquote fiscali aumentano per la maggior parte delle persone, non lo saranno per quelle che guadagnano di più. Questo perché sempre più delle loro entrate saranno al di sopra del "limite" della previdenza sociale, risparmiando loro un effettivo 12,4% all'anno. Il limite quest'anno è di $ 132.900.
10. Nel frattempo, le rigidità lavorative saranno tassate al doppio del tasso marginale di coloro che vivono di dividendi. Entro il 2049, afferma il CBO, il reddito da lavoro sarà tassato con un'aliquota marginale del 32%, rispetto a solo il 16% per il reddito da capitale. Buono a sapersi, vero?
Sarebbe bello vedere alcune di queste cose emergere nella corsa presidenziale, no?

venerdì 26 luglio 2019

MAKE BRITAIN GREAT AGAIN – BORIS JOHNSON PIÙ TRUMPIANO DI TRUMP NEL SUO PRIMO DISCORSO DA PREMIER ALLA CAMERA DEI COMUNI: “FAREMO DEL REGNO UNITO IL MIGLIOR PAESE IN CUI VIVERE SULLA TERRA”

LA PRIORITÀ È LA BREXIT “IN QUALUNQUE CIRCOSTANZA”. BORIS VUOLE NEGOZIARE UN NUOVO ACCORDO CON L’UE, MA SE NON SI TROVA VA BENE ANCHE IL NO DEAL. E SULL’IMMIGRAZIONE…
I NOMI E LE FACCE DEI NUOVI MINISTRI 



il primo discorso di boris johnson da premier alla camera dei comuniIL PRIMO DISCORSO DI BORIS JOHNSON DA PREMIER ALLA CAMERA DEI COMUNI
Boris Johnson conferma l'obiettivo di completare la Brexit per il 31 ottobre nel suo primo discorso da premier Tory di fronte alla Camera dei Comuni, aggiungendo - fra le proteste dei banchi dell'opposizione - di voler fare del Regno Unito "il miglior Paese in cui vivere sulla Terra". Un paese "verde, prospero, fiducioso e ambizioso" che può essere "la prima economia in Europa", aggiunge, ironizzando sulle "negatività" degli oppositori e delle pessimisti. Johnson ha poi auspicato che Bruxelles riveda la sua posizione e accetti dei cambiamenti all'accordo.

boris johnson a downing streetBORIS JOHNSON A DOWNING STREET




In caso contrario, ha avvertito, il Regno Unito lascerà la Ue anche senza accordo. Il Paese, ha dichiarato, "è più preparato di quanto si pensi" a questo scenario.   Il Regno Unito non nominerà "in nessuna circostanza" un nuovo commissario europeo britannico, ha dichiarato il neo premier di Londra, Boris Johnson Prepararsi a Brexit no deal Johnson  indica come "una priorità'" del suo governo l'impegno a prepararsi per una Brexit no deal. il suo obiettivo, ripete alla Camera dei Comuni, è raggiungere un accordo "alternativo" di divorzio con bruxelles, ma in caso di porte chiuse resta l'opzione di uscire dall'Ue anche senz'accordo. un'uscita, rimarca ancora una volta il nuovo premier tory, che avverrà il 31 ottobre "in qualunque circostanza".

"Accordo May già bocciato e inaccettabile"
il governo di boris johnsonIL GOVERNO DI BORIS JOHNSON
 Johnson seppellisce alla camera dei comuni britannica l'accordo sulla Brexit raggiunto da Theresa May. "è stato bocciato già tre volte da questa camera e i suoi termini sono inaccettabile", incalza, insistendo di voler "negoziare in buona fede un'alternativa con l'Uee ribadendo la sua convinzione che il backstop possa essere sostituito da altre soluzioni per garantire il confine aperto irlandese senza restare "nell'unione doganale e nel mercato unico".
i ministri del governo di boris johnson 1I MINISTRI DEL GOVERNO DI BORIS JOHNSON 1




Senza Brexit "catastrofica perdita di fiducia politica" Il primo passo da fare nel lavoro per il rinnovo della Gran Bretagna e' ripristinare la fiducia nella politica, uscendo dalla Ue il 31 ottobre. Nel suo primo intervento ai Comuni in veste di premier, Boris Johnson ha ribadito cosi' che la Brexit, "in qualunque circostanza" è la priorità del suo governo. Se falliremo, assisteremo a una "catastrofica perdita di fiducia" da parte dell'elettorato, ha avvertito.
priti patelPRITI PATEL

Il sistema d'immigrazione deve cambiare
Il neo premier britannico, Boris Johnson, nel suo primo intervento alla Camera dei Comuni ha chiarito che il sistema d'immigrazione deve cambiare. Johnson ha detto di voler chiedere una valutazione del sistema a punti australiano e sul come questo modello possa essere applicato in Gran Bretagna. La squadra di governo di Johnson Johnson ha rapidamente nominato il suo team di ministri.

il primo discorso di boris johnson da premier alla camera dei comuni 1IL PRIMO DISCORSO DI BORIS JOHNSON DA PREMIER ALLA CAMERA DEI COMUNI 1
Ecco i nomi principali: Cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle Finanze), Sajid Javid; Segretario di Stato (ministro) agli Esteri, Dominic Raab; Segretario di Stato agli Interni, Priti Patel; Cancelliere del Ducato di Lancaster (proprietà privata della Corona), Michael Gove; Segretario di Stato alla Giustizia,  Robert Buckland; Segretario di Stato per la Brexit, Stephen Barclay; Segretario di Stato alla Difesa, Ben Wallace; Segretario di Stato alla Salute e al Welfare, Matt Hancock; Segretario di Stato alle imprese, Andrea Leadsom; Segretario di Stato per il Commercio Internazionale, Liz Truss; Segretario di Stato per Lavoro e pensioni, e pari opportunità Amber Rudd; Segretario di stato per l'Istruzione, Gavin Williamson; Segretario di stato per l'Ambiente, Theresa Villiers; Segretario di stato per Edilizia e comunità locali, Rober Jenrick; Segretario di stato ai Trasporti, Grant Shapps; Segertario di stato per Media e Sport, Alok Sharma; Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord, Julian Smith; Segretario di Stato per la Scozia Alister Jack; segretario di Stato per il Galles, Alun Cairns; Segretario di stato per il Digitale e la Cultura, Nicky Morgan; Oltre ai vari sottosegretari, alle riunioni d gabinetto potranno assistere anche i leader della Camera dei Comuni, Jacob Rees-Moog, e dei Lord, Natalie Evans.

Fonte: qui

mercoledì 20 dicembre 2017

CON UN IRRAGIONEVOLE RITARDO TRUMP SCOPRE CHE I NUOVI PADRONI DEL MONDO SONO CINA E RUSSIA E LE SPESE MILITARI USA SALGONO A 700 MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO


1 - CREMLINO, STRATEGIA SICUREZZA USA HA NATURA IMPERIALE

(ANSA) - Il nuovo documento di strategia per la sicurezza nazionale illustrato ieri da Donald Trump ha "natura imperiale" e dimostra la "mancata voglia" degli Stati Uniti di "rifiutare un mondo unipolare", ma il desiderio di cooperare con la Russia è qualcosa di positivo: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, commentando il documento in cui Russia e Cina sono definiti dei concorrenti insidiosi degli Usa.

2 - TRUMP E IL RITORNO DELLE POTENZE "CINA E RUSSIA SONO NOSTRE RIVALI"
Paolo Mastrolilli per “la Stampa”


donald trump xi jinping
DONALD TRUMP XI JINPING
«Siamo entrati in una nuova era di competizione». Questa è la frase chiave per capire la strategia della sicurezza nazionale americana, che il presidente Trump ha presentato ieri. Naturalmente ci sono tutti gli elementi già noti del suo programma, dal rafforzamento della difesa al rilancio dell' economia, dalla lotta al terrorismo alle politiche restrittive dell' immigrazione.

La vera novità, però, sta nelle parole usate dalle autrici del documento, quando domenica sera lo hanno anticipato ai giornalisti: «La competizione tra le grandi potenze è tornata, dopo essere stata a lungo liquidata come un fenomeno del secolo passato. In particolare con due potenze revisioniste», cioè Russia e Cina, definite «competitrici strategiche» che vogliono rimettere in discussione l' intero ordine geopolitico globale.
trump putinTRUMP PUTIN

Il problema ora sarà trovare una strategia coerente per contenerle, che non sia in contraddizione con la volontà dimostrata da Trump di dialogare con Mosca e Pechino, e la necessità vista dai suoi consiglieri di contrastare le loro mire. Come anticipato, la nuova «National Security Strategy», 67 pagine che il presidente ha definito «realismo basato sui principi», si fonda su quattro pilastri. Il primo è «Proteggere la patria, il popolo americano e il nostro modello di vita».

In questo capitolo rientrano le spese militari portate a 700 miliardi di dollari all' anno; le pressioni sugli alleati Nato affinché alzino le loro spese per la difesa al 2% del Pil; la linea dura con la Corea «che dovremo affrontare, non abbiamo scelta»; la lotta al terrorismo; le politiche sull' immigrazione, a partire da muro lungo il confine col Messico e il bando dei musulmani. Il secondo è «Promuovere la prosperità americana», perché «la nostra forza internazionale si costruisce a casa».

donald trump xi jinpingDONALD TRUMP XI JINPING
Quindi i tagli alle tasse, la spinta per la crescita, lo stesso ritiro dall' accordo di Parigi sul clima, che secondo Trump penalizzava l'economia Usa. Il riscaldamento globale, infatti, è uscito dalle minacce alla sicurezza nazionale. Questo significa difendere con più forza gli interessi commerciali americani, in particolare dagli abusi cinesi, che vanno dal protezionismo al furto della proprietà intellettuale.

putin trumpPUTIN TRUMP
Il terzo pilastro è «Preservare la pace con la forza», e quindi potenziare le difese, da quelle militari a quelle cibernetiche, perché la debolezza invita l'aggressione e la guerra. Il quarto è «Avanzare l'influenza americana», ossia la versione del soft power nell' era dell' America First. Trump ha detto che gli Usa non vogliono imporre i loro valori, come faceva il suo predecessore Bush quando tentava di esportare la democrazia, e per questo le sue posizioni non piacciono ai neocon repubblicani.

Però ha anche aggiunto che sono i migliori possibili, perché «il governo del popolo che abbiamo creato è un bene prezioso», e quindi non si vergognerà di difenderli. Il presidente ha concluso dicendo che «l' America è già tornata forte, e tutti ne vedono i segnali. Il risveglio è in corso, basato su patriottismo, prosperità ed orgoglio».

TRUMP XI JINPINGTRUMP XI JINPING
Il vero elemento di novità sta dunque nel ritorno della competizione fra potenze, in particolare con quelle «revisioniste» che vogliono sgretolare la supremazia americana. È una minaccia che riguarda l' aggressività economica cinese, ma non solo. Pechino sfida Washington anche sul piano militare, scientifico e geopolitico, ad esempio con le isole costruite nel mare che considera suo.

Discorso simile per la Russia, che dall' Ucraina alla Siria sta cercando di resuscitare l' impero sovietico, usando le risorse energetiche come fonte di finanziamento e ricatto. Non a caso Nadia Schadlow, autrice del documento, all' università si era specializzata proprio nello studio dell' Urss.

Da questa competizione tra potenze derivano le minacce, ma anche le opportunità per il futuro, un po' come ai tempi della Guerra Fredda. Infatti Trump mette enfasi sulla necessità di rilanciare l'arsenale nucleare. Se gli Usa vinceranno questa sfida di lungo termine, a cascata ne discenderanno stabilità e prosperità globali. Il problema è che il presidente finora ha dimostrato una disponibilità verso Russia e Cina, a partire dalla negazione degli attacchi lanciati da Mosca per influenzare le elezioni del 2016, che rende complicata l' individuazione di una strategia concreta e coerente, capace di tenere aperto il dialogo, e nel contempo vincere la sfida con le potenze revisioniste.

Fonte: qui

domenica 5 novembre 2017

I CONTI DELLE COOP SUI MIGRANTI NASCOSTI DAI SITI DEL GOVERNO…

La parola magica è “Amministrazione trasparente”. O almeno dovrebbe esserlo. In tanti l’hanno invocata, ma in pochi sembrano praticarla. Soprattutto in tema di immigrazione.
Già, perché per quanto nel lontano 2014 Matteo Renzi avesse promesso di mettere online “ogni singolo centesimo di spesa pubblica”, in realtà i buoni intenti sono rimasti lettera morta. E dove servirebbe chiarezza, come nella gestione delle ingenti risorse destinate ai migranti, in realtà regna il grigiore.

Ad aprile (dati del Ministero dell’Interno) sui 177.505 stranieri presenti sul territorio nazionale, ben 137.599 vivevano nelle strutture temporanee (Cas) gestiti dalle Prefetture e solo 23.867 nei posti “d’eccellenza” Sprar coordinati dai Comuni. Poi ci sono altri 2.204 migranti sistemati negli Hotspot e 13.835 negli hub di primo soccorso. Tradotto in percentuali, significa che l’80% degli stranieri (e delle risorse economiche) finisce nelle mani di imprenditori che hanno fatto dell’immigrazione una nuova attività economica. Un po’ di chiarezza su come vengono spesi i soldi sarebbe necessaria, no?
Speranza vana. I dati dei pagamenti risultano occultati, presentati in confusione o nascosti nei luoghi più improbabili dei siti internet delle Prefetture. 
Il risultato? 
Per un normale cittadino diventa impossibile sapere quanti milioni di euro delle sue tasse finiscono a questa o a quell’altra cooperativa
Un governo “trasparente” dovrebbe fornire in maniera semplice e rapida alcune delucidazioni ai contribuenti: quali sono i centri di accoglienza in ogni provincia, quali le associazioni impegnate coi profughi e quanto incassano ogni anno. Ma nessuno di questi dati è facilmente accessibile online.
E pensare che la legge sull’anti corruzione prevede che le “stazioni appaltanti” siano tenute a pubblicare nei loro siti web istituzionali le informazioni base sulle procedure di tutte le gare, comprese quelle sull’accoglienza. Una tabella ordinata dovrebbe indicare la struttura proponente, l’oggetto del bando, l’elenco degli operatori invitati a presentare le offerte, l’aggiudicatario, l’importo complessivo e pure le somme liquidate alle singole coop.
Le prefetture in effetti mettono a disposizione un’apposita sezione chiamata – appunto – “Amministrazione trasparente”. All’interno ci si aspetta di trovare l’Eldorado dei documenti, ma spesso si rimane delusi. La prefettura di Ragusa ha la pubblicazione delle gare (secondo la L. 190/2012) ferma al 2013. Un po’ in ritardo, non pensate? Roma fa un po’ meglio, ma non va oltre il 2015. Siena? Idem. Salerno invece ha rendicontato 720 euro per la manutenzione dell’impianto elettrico della Polstrada, ma non le spese per i migranti. Vibo Valentia lo stesso, eppure l’appalto l’anno scorso è stato vinto da qualcuno: l’associazione “Da donna a donna” qualche somma l’avrà pure incassata, no? Frosinone invece fornisce solo il dato aggregato: accordo quadro da oltre 28 milioni di euro e poi giù una sfilza di vincitori. Ma le singole coop, quanto si beccano?
Per carità: ci sono anche esempi lodevoli, amministrazioni che divulgano l’elenco completo delle procedure d’appalto. Ma in generale regna il caos. Soprattutto quando si cerca di ricostruire il processo di assegnazione dei milionari bandi dell’accoglienza. Dei contratti dettagliati tra Stato e cooperative, neppure a parlarne. La lista delle strutture con il numero di immigrati presenti? Solo Napoli, Aosta, Cosenza e poche altre. La maggioranza delle prefetture non la fornisce. Latitano pure i verbali delle commissioni, gli avvisi di post-informazione e le aggiudicazioni definitive.
E pensare che la legge parla chiaro: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale alle informazioni” della Pa, così da permettere il controllo “sull’utilizzo delle risorse pubbliche” da parte del cittadino. Solo parole: fatta la legge, trovato il cavillo. Quando a fine 2015 la campagna “InCAStrati” fece ufficiale istanza di accesso civico per conoscere il numero complessivo dei centri profughi, la loro ubicazione e chi fossero gli enti gestori, Ministero e prefetture risposero picche. Affermando che le “informazioni richieste non sono soggette ad obbligo di pubblicazione”.
Viene da chiedersi allora per quale motivo alcuni enti territoriali del governo abbiano i documenti completi e visibili (per esempio: Torino e Firenze), mentre molti preferiscano divulgare dati incompleti o del tutto inutili. A Udine l’albo dei fornitori è fermo al 2014. A Oristano se si cercano dettagli sui “contratti” si trova solo una cartella vuota. A Cesena la sezione degli “avvisi di aggiudicazione” è “in corso di aggiornamento”. E chissà da quanto.
Una cosa è certa: tutta questa confusione, se non è serve ad occultare i costi dell’accoglienza, di certo non aiuta a sollevare il velo di mistero che li avvolge. Alla faccia della trasparenza.