9 dicembre forconi: difesa
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sabato 29 febbraio 2020

Spostando l’asteroide più in là

Un team del Mit ha delineato una mappa che permette di agire in tempo per scongiurare l'impatto di asteroidi sulla Terra, spostandoli dalla loro orbita prima che – imboccando la cosiddetta “serratura gravitazionale” – si indirizzino sulla via del non ritorno. Lo studio, pubblicato su Acta Astronautica, apre nuove prospettive nell'ambito della difesa planetaria

[caption id="attachment_16494" align="aligncenter" width="650"] La traiettoria di Apophis nel suo passaggio ravvicinato del 2029. Il trattino bianco indica l’incertezza sulla posizione del perigeo. Nasa[/caption]
Apopi, il dio-serpente che incarnava il male e il caos nel pantheon degli antichi egizi, ha dato il nome a un asteroide dalle dimensioni della Torre Eiffel che passerà vicino al nostro pianeta nel 2029.
Si chiama 99942 Apophis, ed è stato scoperto nell’ormai lontano 2004. Inizialmente scatenò il panico: il 13 aprile del 2029 avrebbe avuto il 2,7% di probabilità di impatto, e sette anni dopo, nel passaggio ravvicinato del 2036, questa probabilità sarebbe cresciuta notevolmente portando (forse) l’apocalisse al di fuori delle pagine bibliche.
Successive misure più precise hanno poi ridimensionato il pericolo. Nel 2029 Apophis passerà sì vicino alla Terra, ma a una distanza di 31.200 chilometri dalla nostra bella superficie planetaria. È meno dell’altitudine a cui orbitano i satelliti per le telecomunicazioni più lontani, ma è comunque abbastanza per dormire sonni tranquilli, almeno per i prossimi anni.
Sì, perché anche se l’ira del dio Apophis non si scatenerà su di noi, non è escluso che tra qualche anno il problema si ripresenti nuovamente in forma simile, o potenzialmente peggiore.
In una ricerca del Massachusetts Institute of Technology (Mit) pubblicata su Acta Astronautica si delineano alcune linee guida su quali strategie potrebbero essere più efficaci per deflettere un asteroide in arrivo. Queste strategie devono prendere in considerazione la massa e la velocità degli asteroidi, oltre al loro passaggio nelle prossimità di una cosiddetta gravitational keyhole (serratura gravitazionale), la regione in cui l’influenza gravitazionale del pianeta modifica l’orbita dell’asteroide indirizzandolo verso l’impatto nelle orbite successive. Un altro fattore da prendere in considerazione è ovviamente la tempistica con cui si viene a conoscenza dell’imminente impatto.
L’asteroide Apophis. Crediti: University of Hawaii’s Institute for Astronomy
I ricercatori hanno applicato il loro metodo proprio ad Apophis, ma anche a Bennu, l’asteroide obiettivo di Osiris-Rex, costruendo una sorta di mappa per decidere quale missione di difesa planetaria possa essere ottimale per questi due asteroidi.
«In genere, si considerano soprattutto le strategie per una deflessione all’ultimo minuto, quando l’asteroide è già passato nel keyhole e si trova in rotta di collisione con la Terra», dice Sung Wook Paek, il primo autore dello studio. «Io sono interessato a prevenire un passaggio nel keyhole ben prima dell’impatto con la Terra.»
Le strategie per la deflessione di asteroidi nello spazio includono la più classica – e controversa – detonazione nucleare e l’utilizzo di impattori cinetici. Questi ultimi sono sonde o missili che possono modificare l’orbita dell’asteroide semplicemente colpendolo, così come fanno le palle da biliardo durante uno scontro. Per essere efficaci occorre però selezionare opportunamente la velocità, il luogo di impatto e la composizione dell’impattore, e per farlo è richiesto conoscere il più precisamente possibile le caratteristiche dell’asteroide e della sua orbita.
Per questa ragione, nelle missioni considerate nel lavoro del Mit i lanci da terra devono essere due: una prima sonda ha il compito di misurare da vicino le caratteristiche dell’asteroide così da massimizzare la possibilità di successo dell’impattore, lanciato in un secondo momento. In un altro scenario le sonde del primo lancio possono essere due: la prima misura le caratteristiche dell’asteroide mentre la seconda lo colpisce spostandolo leggermente dalla sua traiettoria.
Quest’ultimo caso, per esempio, è quello che potrebbe essere adottato nel caso in cui un asteroide come Apophis rischi di passare nel suo keyhole a cinque anni dalla scoperta. Se il passaggio avviene tra i due e i cinque anni, ci sarebbe il tempo solo per una prima sonda prima del lancio dell’impattore. Se il passaggio nel keyhole dovesse avvenire entro un anno dalla scoperta dell’asteroide, potrebbe essere invece troppo tardi per intervenire con questa modalità e bisogna ideare un altro modo per affrontare il problema.
Il tema della difesa planetaria dall’impatto di asteroidi non ammette miopia: quando verrà il momento dovremo essere preparati.
Fonte: qui

martedì 3 settembre 2019

MARIO GIORDANO: ''ORMAI IL QUIRINALE PRETENDE I MINISTERI CHIAVE'': LA POLITICA ITALIANA È COSÌ SDERENATA DA NON TROVARE NULLA DI STRANO NEL FATTO CHE MATTARELLA VOGLIA L'ULTIMA PAROLA SU ECONOMIA, ESTERI, DIFESA E INTERNO. SE PENSAVATE CHE NAPOLITANO ERA ATTIVISTA, COL SUO FARE E DISFARE MAGGIORANZE, IL ''NEW NORMAL'' COSTITUZIONALE È ANCORA PIÙ INCREDIBILE


Mario Giordano per “la Verità
mattarella e conteMATTARELLA E CONTE
La Giustizia? Ai 5 stelle. La Cultura? Al Pd. E l' Economia? Al Colle. Nei retroscena di Palazzo, ormai, la spartizione viene data per scontata come il tre per due all' Esselunga. Nelle intense trattative a porte chiuse, dove c' è sempre al centro il programma (eccome no), si litiga fino all' ultimo sulla poltrona di ministro della Salute (va ai 5 stelle o al Pd?) e su quella della Pubblica istruzione (va al Pd o ai 5 stelle?), ma quando si arriva agli Esteri si sa che la casella è bloccata: lì la scelta tocca al Colle.
Il ventriloquo presidenziale, il corrierista di lungo corso Marzio Breda, l' ha già scritto papale papale, anzi Quirinale Quirinale: sui «dicasteri critici» il presidente della Repubblica «è pronto a offrire pareri preventivi». Che, tradotto dal felpato linguaggio di corte, significa che vuol decidere lui. E nessuno pensi di scavalcarlo.
Del resto lo si era capito già nella formazione del precedente governo, quando la seggiola dell' Economia di Paolo Savona fu fatta brillare all' ombra dei corazzieri e al suo posto venne chiamato il più rassicurante (per i Palazzi europei) Giovanni Tria.
MATTARELLA E SALVINIMATTARELLA E SALVINI
Anche agli Esteri, sempre per le medesime ragioni, diciamo così, di dipendenza internazionale, fu scelto un uomo di garanzia (garanzia dei Palazzi europei, ovviamente), con il bollo preventivo del Quirinale: infatti toccò a Enzo Moavero Milanesi, che avrebbe dovuto portare nel mondo l' odore forte delle rivoluzione populista-sovranista e invece ha lasciato dietro di sé soltanto una lunga scia di borotalco. L' unica cosa davvero incisiva della sua azione di governo.
Si era sempre detto che nel primo esecutivo Conte c' era il partito di Sergio Mattarella, formato, oltre che dal medesimo Conte, per l' appunto da Tria e da Moavero. E il partito, mese dopo mese, ha accresciuto i propri consensi. Non fra i cittadini, si capisce, tanto si sa che quelli in Italia non contano più. Ma di sicuro tra i Palazzi. E così, appena partite le nuove consultazioni, il Pdq, Partito del Quirinale, ha immediatamente rivendicato più spazio: sulla base degli accresciuti consensi (nei Palazzi) non si accontenta più dei due ministeri che aveva, seppur così rilevanti, come Economia ed Esteri. Ne vuole quattro.
NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLANICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLA
E cioè: Economia, Esteri, Difesa e Interni. I quattro ministeri più importanti. Più la presidenza del Consiglio. E la cosa straordinaria è che ormai questo Paese è così impazzito che tutto ciò sembra ovvio. A tutti. Lo si scrive e lo si dice come se fosse una cosa normale. Persino costituzionale.
Pensateci. Sono giorni e giorni che ci sentiamo dare lezioni sulla democrazia parlamentare. E sul ruolo delle Camere. E sulla rappresentanza come valore. Benissimo. Qualcuno di questi professori di Repubblica parlamentare sa dirmi dove lo trovo rappresentato in Parlamento il Pdq? Quali voti ha preso? Quanti seggi ha alla Camera o al Senato? In base a quale principio della democrazia parlamentare può permettersi di rivendicare (letteralmente: scegliere in via preventiva) i quattro ministeri più importanti del governo? Forse è cambiata la Costituzione a nostra insaputa. Benissimo. Lo si dica.
Sergio Mattarella scenda dal Colle e si presenti ai colloqui con Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, si butti nella bagarre, partecipi alla trattativa. Magari, chi lo sa, oltre a Economia, Esteri, Difesa e Interno, gli danno anche il sottosegretario ai Beni culturali o il viceministro delle Politiche agricole. Caso mai non gli bastasse il resto Di Maio avrà tutti i difetti di questo mondo, ma alla fine non ha mica torto quando rivendica a sé un ruolo da vicepremier. Altrimenti il partito politico che ha avuto più voti alle ultime elezioni e che ha più seggi in Parlamento (lo diciamo sempre per i docenti di democrazia parlamentare che hanno occupato i talk show nelle ultime settimane), che fa? Si prende le briciole e sostiene il governo dei tecnici scelti dal Pdq?
MATTARELLA E LUIGI DI MAIOMATTARELLA E LUIGI DI MAIO
Salvatore Rossi o Daniele Franco all' Economia? Franco Gabrielli o Alessandro Pansa agli Interni? Il ritorno di borotalco Moavero agli Esteri? E la presidenza del più mattarelliano di tutti (oltre che merkeliano e macroniano), cioè Giuseppe Conte?
Tutte persone degnissime, si capisce. Ma scelte da chi non ha mai preso voti nel Paese.
Ora si capisce che i 5 stelle, così come il Pd, hanno poco margine di manovra. Sono con le spalle al muro. L' intero sistema di potere li sta mettendo sotto pressione: questo governo s' ha da fare. E loro, del resto, hanno una paura fottuta di andare alle urne. Quindi sono pronti a ingoiare tutto: se Mattarella gli chiedesse Mario Balotelli alle Politiche culturali e Barbablù alle Pari opportunità, dovrebbero chinare il capo e dire di sì.
Però, ecco, non vorremmo che nel far passare un governo della vergogna, facessero anche passare, sempre sulla testa degli italiani, una riforma costituzionale a loro insaputa. Il Quirinale deve nominare i ministri (tutti i ministri) su proposta del presidente del Consiglio. Ma non c' è scritto da nessuna parte che ha diritto ad averne una quota.
CONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO DA MATTARELLA - NICOLA ZINGARETTI ANDREA MARCUCCI GRAZIANO DELRIO PAOLO GENTILONI PAOLA DE MICHELICONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO DA MATTARELLA - NICOLA ZINGARETTI ANDREA MARCUCCI GRAZIANO DELRIO PAOLO GENTILONI PAOLA DE MICHELI
Non c' è scritto da nessuna parte che deve partecipare alla spartizione. Non c' è scritto da nessuna parte, soprattutto, che gli spettano i quattro ministeri più importanti più il premier, sommando di fatto un potere assoluto senza alcun contrappeso. È ancora permesso dirlo? Oppure a forza di salvare la democrazia, ci siamo ridotti ad accettare supinamente la monarchia?
Fonte: qui

mercoledì 7 novembre 2018

GROSSETO: PROVA A STUPRARLA, LEI GLI STACCA LA LINGUA A MORSI


A GROSSETO UNA 52ENNE AGGREDITA NEL PARCHEGGIO DA UN21ENNE EGIZIANO CHE LA PICCHIA, MA ALLA FINE È COSTRETTO A DESISTERE

Stefano Vladovich per il Giornale

tentato stupro grossetoTENTATO STUPRO GROSSETO
Gettata a terra, gli stacca la lingua a morsi. Si salva dallo stupro solo grazie alla sua reazione una 52enne di Grosseto, aggredita nel parcheggio delle mura medicee, in pieno centro storico, poco prima delle 7 del mattino. L' aggressore, un egiziano di 21 anni, in Italia con regolare permesso di soggiorno, adesso è in carcere con le gravi accuse di tentata violenza carnale aggravata e lesioni.

Accade tutto in una manciata di secondi, sulle scale a pochi passi dal varco Ztl del parcheggio Vallo degli Arcieri, quando la donna sta per raggiungere la propria auto per recarsi al lavoro.
È mattina presto, per strada non c' è anima viva. Lo straniero spunta dal nulla, come racconterà la poveretta ai carabinieri, le salta subito addosso ma lei reagisce. Lui prova allora a stordirla assestandole un pugno in pieno volto, quanto basta per farla cadere e gettarsi su di lei. Una volta giù, altri pugni sul naso e sulla mascella. Le strappa pure i vestiti di dosso Elsisi Mohamed Ismail Kamel, questo il suo nome, prima la giacca poi la camicetta, infine la gonna.

E prova a violentarla. La donna resiste lottando a più non posso e, quando il giovane prova a baciarla, lei non ci pensa un solo istante. Un morso con tutta la forza che può e gli lacera la lingua.
stuproSTUPRO
L' uomo urla, la donna ancora di più. Accorre un passante, l' egiziano, sanguinante, non può far altro che darsela a gambe. Il soccorritore lo vede bene in faccia, la sua descrizione alla pattuglia di carabinieri intervenuta sul posto è determinante. L' egiziano viene fermato poco dopo a un isolato da lì, mentre tenta una fuga impossibile fra le stradine attorno il Duomo. La vittima della violenza carnale viene soccorsa immediatamente e trasportata prima al pronto soccorso dell' ospedale Misericordia di Grosseto poi al Cto di Firenze. «La paziente ha subito delle lesioni facciali, a uno zigomo - spiegano i medici fiorentini - che necessitano di un intervento chirurgico in una struttura specializzata».

Il pm, Raffaella Capasso, ha chiesto al gip la convalida del fermo, avvenuta ieri dopo l' interrogatorio di garanzia.
stuproSTUPRO
«È stato accertato - scrive il procuratore - che lo straniero ha scaraventato a terra la donna, piombandole addosso e colpendola con pugni al volto e alla mascella». Per la Procura l' uomo non ha portato a termine la violenza «per cause indipendenti dalla sua volontà. Le ricerche sono state condotte con numerose pattuglie dei carabinieri che hanno permesso, grazie alle indicazioni fornite da una persona che aveva soccorso la vittima, di individuare l' autore della violenza mentre tentava di allontanarsi». 
L' egiziano, sanguinante, viene anche lui portato in ospedale. Ai medici dichiara di esser stato lui vittima di un' aggressione. A inchiodarlo, però, le testimonianze della grossetana e dell' uomo intervenuto in suo aiuto. Per la 52enne è stato attivato il Codice Rosa, ovvero il protocollo della Asl in caso di violenza sulle donne. Immediate le reazioni, a cominciare dal presidente di FdI: «L' ennesimo inaccettabile caso - twitta Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d' Italia -di violenza nei confronti di una donna. Non possiamo fingere di non vedere. Ora basta! Tolleranza zero».

5 Novembre 2018

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

IL TRIBUNALE DEI MINISTRI HANNO SCAGIONATO SALVINI SUL CASO DELLA “DICIOTTI”



"IL MINISTRO NON HA COMMESSO REATI E HA TUTELATO L'INTERESSE NAZIONALE"

IL PM DI PALERMO INDAGÒ IL LEGHISTA PER SEQUESTRO AGGRAVATO DI PERSONA PER NON AVER FATTO SCENDERE SUBITO I MIGRANTI A BORDO DELLA NAVE

Giovanna Stella per www.ilgiornale.it

salviniSALVINI
Il caso della nave Diciotti e quello che ha portato (in termini giudiziari) al ministro dell'Interno Matteo Salvini è fatto saputo e risaputo. L'inchiesta era partita con il pm di Agrigento, Luigi Patronaggio. Il leader della Lega era stato indagato per sequestro aggravato di persona, sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale per non aver fatto scendere subito i migranti a bordo della nave Diciotti. Poi gli ultimi tre reati erano decaduti e restava solo il sequestro aggravato di persona.

Gli atti erano così stati mandati a Palermo e poi sarebbe dovuto arrivare il giudizio definitivo del tribunale dei ministri. Ma all'improvviso è arrivato un colpo di scena: il pm Patronaggio e la procura di Agrigento non sono competenti per giudicare il caso perché la Diciotti è stata fermata quando l'imbarcazione era ancora in acque di competenza catanese. Così la palla (giudiziaria) è passata da Palermo a Catania.
I MIGRANTI SBARCANO DALLA DICIOTTII MIGRANTI SBARCANO DALLA DICIOTTI

Ma ora arriva il vero colpo di scena. Da chi? Dal tribunale dei ministri di Palermo. I giudici scagionano Matteo Salvini. "Nei primi giorni di intervento della nave Diciotti al largo di Lampedusa, per il salvataggio dei 190 migranti che si trovavano a bordo di un barcone proveniente dalla Libia, non sono emersi reati. Fu anzi difeso meritoriamente dalla Guardia costiera l'interesse nazionale", questo è il risultato dell'analisi che il tribunale dei ministri di Palermo ha consegnato nei giorni scorsi alla Procura dello stesso capoluogo siciliano perché trasmettesse gli atti alla corrispondente Procura di Catania. Nessun reato, quindi. Solo difesa dell'Italia.

diciottiDICIOTTI
Un vero e proprio cambia di rotta per quella inchiesta che tanto aveva e stava facendo discutere e indignare. Nell'analisi, quindi, il collegio palermitano, presieduto da Fabio Pilato, Filippo Serio e Giuseppe Sidoti, divide in due il periodo in cui la Diciotti aveva a bordo i migranti. Vediamoli per capire come hanno scagionato il ministro dell'Interno. Il primo, dal 15 al 20 agosto, dove secondo le toghe c'è stato "solo una attività di pressione diplomatica nei confronti di Malta, perché adempisse i doveri previsti dalle convenzioni internazionali che regolano il salvataggio e l'accoglienza dei flussi migratori.

Poi la nave fece uno scalo nei pressi di Lampedusa, dove, con alcune motovedette, furono sbarcati 13 migranti ammalati. Gli altri 177, sempre in quella prima fase, non furono oggetto di alcun reato, men che meno il sequestro di persona, perché nei primi giorni si stava cercando una soluzione diplomatica per l'accoglienza, che poi non fu trovata". Quindi nessun sequestro di persona, ma solo una soluzione diplomatica.
donne diciottiDONNE DICIOTTI

Arriva poi il secondo periodo, quello fra il 20 al 25 agosto. I magistrati palermitani rimettono qualsiasi riferimento a possibili reati che non individuano, passando la possibilità di valutazione ai colleghi catanesi. In ogni caso sottolineano che "la Guardia Costiera, cercando una soluzione per lo sbarco a Malta, fece l'interesse del Paese al rispetto delle convenzioni da parte dei partner europei". Matteo Salvini, quindi, ha fatto soltanto il suo lavoro di ministro: ha tutelato l'Italia e i suoi cittadini.

Fonte: qui


domenica 26 agosto 2018

“POVERA ITALIA, OGGI DIFENDERE LA PATRIA E’UN REATO”

MARCELLO VENEZIANI VEDE UNA NAZIONE “SCHIACCIATA NELLA MORSA TRA EUROPA E I MIGRANTI” 

L’AVVERSARIO DA ABBATTERE E’ SALVINI: “SONO DALLA SUA PARTE GLI ITALIANI, IN MAGGIORANZA, MA NON CONTANO NULLA” 

LA PROFEZIA: “O SI ARRIVA A UNA MEDIAZIONE TRA LE PARTI OPPURE SI VA VERSO ABISSI DI GUERRA CIVILE, SCONTRI IMMANI E…”


"Povera Italia, oggi difendere la patria è un reato". Marcello Veneziani è durissimo e sul Tempo tratteggia il desolante profilo di una Nazione "schiacciata nella morsa tra l'Europa e i migranti" ma soprattutto vittima di un "cavallo di Troia che apre le porte e i porti per consentire l'invasione". L'avversario da abbattere è Matteo Salvini: "Sono dalla sua parte gli italiani, in maggioranza, ma non contano nulla".

salviniSALVINI
La Costituzione viene piegata per essere usata come arma d'offesa. "Sarebbe facile obiettare che la Carta sancisce la difesa dei confini nazionali e la tutela dei cittadini italiani, e non prevede che si possa entrare nel nostro paese clandestinamente. Ma la legalità, per certi giudici come per tanti giustizialisti, va a farsi fottere quando si tratta di migranti e di nemici politici". Il risultato è che di fronte alle immagini dei migranti sulla Diciotti, negli italiani cresce la sensazione di assedio e la paura di "importare quello stesso squallore". Restano "impotenza e assoluto sconforto.

donne diciottiDONNE DICIOTTI
Eppure sappiamo che stanno liquidando la nostra civiltà, il nostro Paese, la nostra vita, in questo delirio di autodistruzione travestito da pulsione umanitaria". "Chi invoca il senso del limite, della misura, della frontiera e della responsabilità va considerato un delinquente e se cerca di far valere le leggi e le misure, va processato per crimini contro l'umanità".

Per questo, conclude Veneziani, o si arriva a una mediazione tra le parti oppure "si va verso abissi di guerra civile, scontri immani, e la frattura tra potentati e popoli diventerà un baratro".

Fonte: qui

domenica 22 aprile 2018

GOOGLE VA ALLA GUERRA – IL MOTORE DI RICERCA COINVOLTO NEL PROGETTO MAVEN PER IMPLEMENTARE L’USO DI DRONI KILLER

I DIPENDENTI PROTESTANO APPELLANDOSI AL MOTTO AZIENDALE “DON’T BE EVIL”, MA I VERTICI SE NE FREGANO E TROVANO LA SCUSA: “LO SCOPO È SALVARE LE VITE”

Antonio Grizzuti per “la Verità

GOOGLE DON'T BE EVILGOOGLE DON'T BE EVIL
«Don' t be evil», letteralmente «non essere malvagio», più che un semplice motto aziendale per i dipendenti di Google è una vera e propria filosofia di vita. È per questo motivo che i primi di aprile 3.000 dipendenti del motore di ricerca più importante del mondo hanno indirizzato una lettera al quarantacinquenne amministratore delegato Sundar Pichai.

«Caro Sundar, noi tutti crediamo che Google non debba essere coinvolta nel business della guerra», questo l'incipit della missiva. «Ti chiediamo», proseguono i dipendenti, «che il progetto Maven venga cancellato, e che Google pianifichi, pubblicizzi e metta in atto politiche atte a chiarire che né l'azienda né i suoi appaltatori si occupino di realizzare tecnologie belliche».

SUNDAR PICHAISUNDAR PICHAI
Sembra la trama di una puntata di X files, invece è realtà. Il progetto Maven fa parte di un piano di investimenti da 7,4 miliardi di dollari che coinvolge il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, accademici e aziende private. Come spiega il capo della speciale divisione dell'intelligence per l'implementazione degli algoritmi nel settore bellico, il colonnello Drew Cukor, l'obiettivo è sviluppare una tecnologia basata sull' intelligenza artificiale capace di «estrarre autonomamente oggetti di interesse dalle immagini in movimento o fisse».

L'esigenza dei militari è processare una quantità enorme di filmati raccolti nei voli di ricognizione effettuati dai droni. Il software offrirebbe una soluzione automatizzata per rintracciare informazioni preziose, rendendo più rapido e sostenibile il lavoro degli operatori. Qui entra in gioco Google con la sua piattaforma Tensorflow, specializzata nella gestione di grandi quantità di dati e nel riconoscimento di oggetti non classificati.
DRONI USADRONI USA
Le rassicurazioni da parte dei vertici aziendali sull'uso non offensivo della tecnologia non hanno dato i frutti sperati.

Appena un mese fa, un dipendente che ha chiesto di mantenere l'anonimato dichiarava al sito Gizmodo.com che in effetti «l'uso del machine learning in campo militare solleva preoccupazioni fondate», aggiungendo che è in corso una «vivace discussione» all'interno dell'azienda in merito a questa tematica. Poi è arrivata la lettera che mette nero su bianco i timori degli impiegati di Mountain View. «Questo progetto rovinerà irreparabilmente l'immagine di Google», avvertono i dipendenti. «Contribuire allo sviluppo di questa tecnologie per aiutare il governo degli Usa nella sorveglianza militare - con conseguenze potenzialmente letali - non è assolutamente accettabile».
eric schmidtERIC SCHMIDT

Di tutt' altro avviso Eric Schmidt, ex ceo di Mountain View ma ancora oggi membro del consiglio di amministrazione di Alphabet. Nel corso di un'audizione svoltasi martedì di fronte ai membri della Commissione per i servizi militari della Camera dei rappresentanti, pur non menzionando direttamente la lettera, Schmidt ha affermato che l'intelligenza artificiale è una «tecnologia che potrà essere utile per finalità sia difensive che offensive», e che ogni sforzo per rendere più semplice e proficua la collaborazione tra il Pentagono e le aziende private è benvenuto.

further future eric schmidt di googleFURTHER FUTURE ERIC SCHMIDT DI GOOGLE
Contattato dalla Verità, il team della comunicazione di Google risponde con un comunicato avvolgente: «Avere dipendenti attivamente impegnati nel lavoro che svolgiamo è una parte importante della nostra cultura. Maven è un progetto molto conosciuto del Dipartimento della Difesa americano e Google sta lavorando su una sola parte di esso, limitata a fini non offensivi». La stessa nota sottolinea come il tutto abbia «lo scopo di salvare vite», a cominciare dalle «tecnologie di machine learning».

Tra i temi inerenti le nuove tecnologie, il ricorso alle armi letali autonome è in effetti forse quello che comporta i risvolti etici più problematici.
eric schmidt entra nella google carERIC SCHMIDT ENTRA NELLA GOOGLE CAR
Nell' agosto del 2017, Elon Musk e altri 116 esperti di 26 Paesi diversi hanno lanciato un appello alle Nazioni Unite affinché venga proibito l'uso dei robot killer. Un appello analogo era stato formulato dal Future of life institute nel 2016. Oltre allo stesso Musk, in coda alla petizione figurano nomi del calibro di Stephen Hawking, Steve Wozniak (fondatore di Apple) e Noam Chomsky.

Molti ignorano tuttavia che il rapporto tra Google e il governo americano nasce negli anni Novanta, prima che il motore di ricerca vedesse la luce.
ELON MUSK PIANGEELON MUSK PIANGE
La genesi di questo legame è stata spiegata nel dettaglio sul magazine Quartz da Jeff Nesbit, ex dirigente della National science foundation (Nsf), l'agenzia governativa che si occupa di finanziamenti relativi alla formazione in molti campi della scienza e dell'ingegneria. A quei tempi, per via della spending review voluta dall'amministrazione Clinton, la Cia e la Nsa (Agenzia per la sicurezza nazionale) avevano difficoltà a stare dietro allo sviluppo di sistemi adeguati al controllo delle tecnologie in rapida evoluzione, come il nascente World wide web.
SERGEI BRINSERGEI BRIN

Consci che il sapere in questi campi si stava spostando dalle università alla Silicon Valley, decisero di provare a coinvolgere i privati. A tal fine venne istituito un programma di finanziamenti denominato Massive digital data system (Mdds), che per anni si è occupato di sostenere i progetti più promettenti erogando milioni di dollari.



LARRY PAGE DI GOOGLE CON HILLARY CLINTONLARRY PAGE DI GOOGLE CON HILLARY CLINTON
Tra i beneficiari risultano i futuri cofondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. «La ricerca svolta da Brin e Page nell' ambito del programma di fondi governativo diventò il cuore del futuro Google», spiega Nesbit, «ovvero la possibilità per le persone di trovare con precisione ciò che cercano all' interno di un'enorme quantità di informazioni».

Nel corso degli anni le speculazioni sui legami tra l'intelligence americana e Google si sono sprecate. Grazie alle rivelazioni di Nesbit oggi sappiamo però che se Google è diventato ciò che conosciamo è anche grazie ai fondi governativi e, come scrisse Wired nel 2012, a una «lunga e complicata relazione con l'apparato militare e di intelligence».

SERGEY BRIN E LARRY PAGESERGEY BRIN E LARRY PAGE
Nel 2014 fece scalpore la rilevazione dello scambio di email su tematiche inerenti la sicurezza nazionale tra il direttore dell'Nsa, il generale Keith Alexander, e Sergey Brin e Eric Schmidt. Oggi lo stesso Schmidt siede in qualità di consigliere nell' Innovation board del dipartimento della Difesa, un organismo creato nel 2016 per ottimizzare le sinergie tra Washington e la Silicon Valley.

Fonte: qui

mercoledì 20 dicembre 2017

CON UN IRRAGIONEVOLE RITARDO TRUMP SCOPRE CHE I NUOVI PADRONI DEL MONDO SONO CINA E RUSSIA E LE SPESE MILITARI USA SALGONO A 700 MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO


1 - CREMLINO, STRATEGIA SICUREZZA USA HA NATURA IMPERIALE

(ANSA) - Il nuovo documento di strategia per la sicurezza nazionale illustrato ieri da Donald Trump ha "natura imperiale" e dimostra la "mancata voglia" degli Stati Uniti di "rifiutare un mondo unipolare", ma il desiderio di cooperare con la Russia è qualcosa di positivo: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, commentando il documento in cui Russia e Cina sono definiti dei concorrenti insidiosi degli Usa.

2 - TRUMP E IL RITORNO DELLE POTENZE "CINA E RUSSIA SONO NOSTRE RIVALI"
Paolo Mastrolilli per “la Stampa”


donald trump xi jinping
DONALD TRUMP XI JINPING
«Siamo entrati in una nuova era di competizione». Questa è la frase chiave per capire la strategia della sicurezza nazionale americana, che il presidente Trump ha presentato ieri. Naturalmente ci sono tutti gli elementi già noti del suo programma, dal rafforzamento della difesa al rilancio dell' economia, dalla lotta al terrorismo alle politiche restrittive dell' immigrazione.

La vera novità, però, sta nelle parole usate dalle autrici del documento, quando domenica sera lo hanno anticipato ai giornalisti: «La competizione tra le grandi potenze è tornata, dopo essere stata a lungo liquidata come un fenomeno del secolo passato. In particolare con due potenze revisioniste», cioè Russia e Cina, definite «competitrici strategiche» che vogliono rimettere in discussione l' intero ordine geopolitico globale.
trump putinTRUMP PUTIN

Il problema ora sarà trovare una strategia coerente per contenerle, che non sia in contraddizione con la volontà dimostrata da Trump di dialogare con Mosca e Pechino, e la necessità vista dai suoi consiglieri di contrastare le loro mire. Come anticipato, la nuova «National Security Strategy», 67 pagine che il presidente ha definito «realismo basato sui principi», si fonda su quattro pilastri. Il primo è «Proteggere la patria, il popolo americano e il nostro modello di vita».

In questo capitolo rientrano le spese militari portate a 700 miliardi di dollari all' anno; le pressioni sugli alleati Nato affinché alzino le loro spese per la difesa al 2% del Pil; la linea dura con la Corea «che dovremo affrontare, non abbiamo scelta»; la lotta al terrorismo; le politiche sull' immigrazione, a partire da muro lungo il confine col Messico e il bando dei musulmani. Il secondo è «Promuovere la prosperità americana», perché «la nostra forza internazionale si costruisce a casa».

donald trump xi jinpingDONALD TRUMP XI JINPING
Quindi i tagli alle tasse, la spinta per la crescita, lo stesso ritiro dall' accordo di Parigi sul clima, che secondo Trump penalizzava l'economia Usa. Il riscaldamento globale, infatti, è uscito dalle minacce alla sicurezza nazionale. Questo significa difendere con più forza gli interessi commerciali americani, in particolare dagli abusi cinesi, che vanno dal protezionismo al furto della proprietà intellettuale.

putin trumpPUTIN TRUMP
Il terzo pilastro è «Preservare la pace con la forza», e quindi potenziare le difese, da quelle militari a quelle cibernetiche, perché la debolezza invita l'aggressione e la guerra. Il quarto è «Avanzare l'influenza americana», ossia la versione del soft power nell' era dell' America First. Trump ha detto che gli Usa non vogliono imporre i loro valori, come faceva il suo predecessore Bush quando tentava di esportare la democrazia, e per questo le sue posizioni non piacciono ai neocon repubblicani.

Però ha anche aggiunto che sono i migliori possibili, perché «il governo del popolo che abbiamo creato è un bene prezioso», e quindi non si vergognerà di difenderli. Il presidente ha concluso dicendo che «l' America è già tornata forte, e tutti ne vedono i segnali. Il risveglio è in corso, basato su patriottismo, prosperità ed orgoglio».

TRUMP XI JINPINGTRUMP XI JINPING
Il vero elemento di novità sta dunque nel ritorno della competizione fra potenze, in particolare con quelle «revisioniste» che vogliono sgretolare la supremazia americana. È una minaccia che riguarda l' aggressività economica cinese, ma non solo. Pechino sfida Washington anche sul piano militare, scientifico e geopolitico, ad esempio con le isole costruite nel mare che considera suo.

Discorso simile per la Russia, che dall' Ucraina alla Siria sta cercando di resuscitare l' impero sovietico, usando le risorse energetiche come fonte di finanziamento e ricatto. Non a caso Nadia Schadlow, autrice del documento, all' università si era specializzata proprio nello studio dell' Urss.

Da questa competizione tra potenze derivano le minacce, ma anche le opportunità per il futuro, un po' come ai tempi della Guerra Fredda. Infatti Trump mette enfasi sulla necessità di rilanciare l'arsenale nucleare. Se gli Usa vinceranno questa sfida di lungo termine, a cascata ne discenderanno stabilità e prosperità globali. Il problema è che il presidente finora ha dimostrato una disponibilità verso Russia e Cina, a partire dalla negazione degli attacchi lanciati da Mosca per influenzare le elezioni del 2016, che rende complicata l' individuazione di una strategia concreta e coerente, capace di tenere aperto il dialogo, e nel contempo vincere la sfida con le potenze revisioniste.

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mercoledì 4 ottobre 2017

IL SOTTOSEGRETARIO ROSSI SI DIMETTE DOPO IL SERVIZIO CHE SVELA COME IL FIGLIO SIA ASSUNTO DALLA CAMERA MA NON SI PRESENTI MAI AL LAVORO

E CHE VENIVA INVECE SVOLTO DA UNA STAGISTA NON PAGATA, COSTRETTA PURE A BECCARSI LE AVANCES DELL’ON. CARUSO (SCELTA CIVICA)

Le Iene e il sottosegretario Domenico Rossi



LE ‘IENE’ SONO TORNATE E PIZZICANO IL DEPUTATO CHE FA PROPOSTE INDECENTI ALLA STAGISTA (IN NERO). FILIPPO ROMA INCHIODA L’ON. CARUSO DI SCELTA CIVICA (GRAZIE, MONTI!), CLICCA QUI


FILIPPO ROMA DOMENICO ROSSIFILIPPO ROMA DOMENICO ROSSI
DIFESA: SOTTOSEGRETARIO ROSSI RIMETTE DELEGHE DOPO LE IENE
 (ANSA) - Il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, ha rimesso le proprie deleghe dopo una trasmissione televisiva delle Iene da cui emergerebbe che un parlamentare - il deputato Mario Caruso (democrazia solidale centro democratico) - avrebbe formalmente assunto il figlio del sottosegretario, che non si presenterebbe mai al lavoro, per fargli un favore, e che lo stipendio in realtà gli arriverebbe dal padre. "Sono accuse infondate e lesive della mia persona", afferma Rossi.

FILIPPO ROMA DOMENICO ROSSIFILIPPO ROMA DOMENICO ROSSI
"Insinuazioni che infangano, ancora una volta, la mia reputazione. Mio figlio ha un regolare contratto di assistente parlamentare con un deputato della Camera. Il documento, consultabile, conferma l'assenza di un rapporto di dipendenza dal mio ufficio contrariamente a quanto riportato nel servizio. Un incarico di natura fiduciaria che non prevede vincoli di orario lavorativo e anche per questo con una minima retribuzione".


CAMERA:MATTIELLO,COLLABORATORI SIANO FORMALIZZATI DA CAMERA
DOMENICO ROSSIDOMENICO ROSSI
 (ANSA) - "I collaboratori e le collaboratrici parlamentari sono prima di tutto lavoratori e come tali vanno trattati. Al netto della situazione oggetto della denuncia sulla quale mi aspetto una verifica da parte dei Questori della Camera per quanto di loro competenza, che io stesso ho sollecitato, si pone un problema più generale di trasparenza nella gestione del rapporto di lavoro. E' giusto che sia il parlamentare ad individuare il proprio collaboratore, ma sarebbe meglio che il rapporto di lavoro fosse formalizzato con la Camera stessa, come avviene in Europa e come sostenuto dalla Associazione Italiana dei collaboratori parlamentari".

domenico rossi sottosegretarioDOMENICO ROSSI SOTTOSEGRETARIO
A sostenerlo è il deputato Pd Davide Mattiello che interviene dopo l'inchiesta della trasmissione tv Le Iene sulla gestione illegale e lo sfruttamento di persone in uffici di collaborazione parlamentare a Montecitorio. "L'autodichiarazione parlamentare (ovvero la particolare prerogativa dei due rami del Parlamento di risolvere, attraverso un organismo giurisdizionale interno, le controversie insorte con i propri dipendenti ndr) non può spingersi fino a diventare tutela dell'arbitrio", conclude il deputato.


Le Iene e le proposte indecenti dell'onorevole



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