9 dicembre forconi: patria
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lunedì 12 novembre 2018

Sempre contro gli italiani

L’altro giorno Michele Serra confessava onestamente su la Repubblica che quando sente la notizia di uno stupro si augura vivamente che gli stupratori siano italiani, perché teme l’ondata razzista contro i neri. Altrettanto onestamente ammettiamo che a gran parte degli italiani succede esattamente l’inverso, preferiscono pensare che gli stupratori siano immigrati, come del resto il più delle volte accade. Entrambi brutti vizi, ma se permettete il primo è leggermente peggiore. Dopo l’onesta ammissione, però, l’antico vizio fazioso dell’uomo di sinistra prendeva il sopravvento in Serra e ristabiliva il razzismo etico: voi italo-razzisti di questa contrapposizione ci campate, noi antirazzisti illuminati invece ne soffriamo e prima ancora la denunciamo, e a differenza di voi rozzi noi ne siamo consapevoli.

No, Michele, posso assicurarti che anch’io ne soffro, non mi piace patire di questi pregiudizi e soprattutto di questi odi incrociati. Però poi ho collegato l’osservazione di Serra a una serie di eventi recenti e ho notato una cosa che poi vi dirò. 

Dunque, mettiamoli in fila. Gli spacciatori nigeriani che straziano il corpo e la vita di Pamela a Macerata passano nel dimenticatoio rispetto al gesto folle di Traini che volendo vendicare la ragazza spara all’impazzata, senza uccidere nessuno, contro un gruppo di neri. Ma il meraviglioso mondo della sinistra ricorda di Macerata solo il gesto di Traini, e l’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro addirittura gli dedica un libro per inveire contro l’Uomo Bianco. 

Secondo episodio, più recente, lo stupro e poi lo strazio di Desirée, a Roma ad opera di un branco di nigeriani, senegalesi, gambiani, spacciatori di droga. A sinistra insistono a definire la povera ragazza una drogata, e Gad Lerner tiene a far sapere che la droga era di casa nella famiglia italiana di lei. Come a dire, ben gli sta, ecco gli spacciatori made in Italy. 

Terza storia, infinita il caso Cucchi. Come voi sapete l’unica etnia nera che suscita livore e disprezzo a sinistra è l’etnia dei Carabinieri, con le loro divise nere e il loro minaccioso ruolo di garantire ordine e sicurezza al paese. Il caso Cucchi, non dello spacciatore Cucchi ma del geometra Cucchi, per carità, diventa l’occasione per processare, discreditare, delegittimare l’Arma dei Carabinieri. In un paese sano si sarebbe portati a circoscrivere la vicenda ai diretti, presunti colpevoli, lasciando che la giustizia faccia il suo corso. Da noi no, non basta cercare coperture dei superiori ma si deve allargare il cerchio nero del discredito anche ai vertici dell’Arma che cercano come è giusto e naturale, difendere l’onorabilità dei Carabinieri e limitare la portata della brutta storia ai soli responsabili. Ed è inutile ricordare che ogni giorno migliaia di carabinieri rischiano la vita e l’incolumità per garantirci ordine e sicurezza, acciuffano delinquenti di vario tipo, spesso rimessi presto in libertà. Ma no, hanno le divise, usano le armi, quindi sono per natura violenti, il caso Cucchi docet.
Ma non finisce qui. 

Quest’anno è il centenario della Vittoria, l’anniversario in cui l’Italia vinse una guerra, fu una tragedia, una catastrofe di morti ma fu anche un evento glorioso per l’Italia e un evento da ricordare anche per quanti sacrificarono la loro vita sul fronte. Ma di quell’evento cruciale non si parla affatto, se non per parlare dei generali felloni, delle diserzioni e delle carneficine. Mai nessuno che ricordi quei poveri soldati morti al fronte, quegli eroi, quei militi ignoti, quel momento in cui un popolo si scoprì patria. In compenso, si commemorano da svariati mesi, quasi ogni giorno, su tg, giornali, con le istituzioni, le infami leggi razziali del ’38. Sembra che sia la cosa più importante che abbia fatto l’Italia, e non solo il fascismo, nel Novecento sia quella.

Mettete in fila queste vicende diverse e traete la conclusione: di fronte a ogni evento storico, giudiziario, di cronaca nera, la sinistra mediatica, politica, intellettuale e di potere, è sempre contro gli italiani, contro la nostra storia, contro chi tutela la nostra sicurezza. Sempre dalla parte di chi viola, violenta, ferisce, colpisce, o si commemorano solo le pagine di cui dovremmo vergognarci. Una costante, metodica, fanatica campagna di odio contro se stessi, contro l’Italia e contro gli italiani, giustificazionista verso gli spacciatori neri, gli stupratori neri (o anche romeni). E se un quartiere si ribella ai furti e alle sopraffazioni dei rom, la Premiata Ditta è sempre sistematicamente dalla parte dei rom contro gli italiani, con la benedizione delle Istituzioni.

Eccoli, gli antiitaliani, gli antipopolari, gli anti-noi, eccoli i fautori dell’Arrivano i loro, del Viva gli stranieri abbasso i connazionali, la setta che predica “forza i lontani abbasso i vicini”. E’ la stessa logica che porta a preoccuparsi di chi vuole sbarcare e a trascurare i vecchi di casa propria, i loro disagi, la loro povertà, la loro solitudine.
Capite perché allora questo razzismo a rovescio fa doppiamente male e suscita avversione, anche virulenta nella gente comune? 

Per carità, manteniamo la calma, la civiltà, la compostezza, i barbari di fuori e i loro complici di dentro non devono trascinarci nell’imbarbarimento e nella brutalizzazione. Però ristabiliamo la verità, ristabiliamo i fatti. E ripartiamo dall’amor patrio anziché dall’odio per i vicini che è la vera matrice del buonismo in favore dei lontani più distanti. 

Fino a quando disprezzerete gli italiani, gli italiani disprezzeranno voi.

Marcello Veneziani

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

IL TRIBUNALE DEI MINISTRI HANNO SCAGIONATO SALVINI SUL CASO DELLA “DICIOTTI”



"IL MINISTRO NON HA COMMESSO REATI E HA TUTELATO L'INTERESSE NAZIONALE"

IL PM DI PALERMO INDAGÒ IL LEGHISTA PER SEQUESTRO AGGRAVATO DI PERSONA PER NON AVER FATTO SCENDERE SUBITO I MIGRANTI A BORDO DELLA NAVE

Giovanna Stella per www.ilgiornale.it

salviniSALVINI
Il caso della nave Diciotti e quello che ha portato (in termini giudiziari) al ministro dell'Interno Matteo Salvini è fatto saputo e risaputo. L'inchiesta era partita con il pm di Agrigento, Luigi Patronaggio. Il leader della Lega era stato indagato per sequestro aggravato di persona, sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale per non aver fatto scendere subito i migranti a bordo della nave Diciotti. Poi gli ultimi tre reati erano decaduti e restava solo il sequestro aggravato di persona.

Gli atti erano così stati mandati a Palermo e poi sarebbe dovuto arrivare il giudizio definitivo del tribunale dei ministri. Ma all'improvviso è arrivato un colpo di scena: il pm Patronaggio e la procura di Agrigento non sono competenti per giudicare il caso perché la Diciotti è stata fermata quando l'imbarcazione era ancora in acque di competenza catanese. Così la palla (giudiziaria) è passata da Palermo a Catania.
I MIGRANTI SBARCANO DALLA DICIOTTII MIGRANTI SBARCANO DALLA DICIOTTI

Ma ora arriva il vero colpo di scena. Da chi? Dal tribunale dei ministri di Palermo. I giudici scagionano Matteo Salvini. "Nei primi giorni di intervento della nave Diciotti al largo di Lampedusa, per il salvataggio dei 190 migranti che si trovavano a bordo di un barcone proveniente dalla Libia, non sono emersi reati. Fu anzi difeso meritoriamente dalla Guardia costiera l'interesse nazionale", questo è il risultato dell'analisi che il tribunale dei ministri di Palermo ha consegnato nei giorni scorsi alla Procura dello stesso capoluogo siciliano perché trasmettesse gli atti alla corrispondente Procura di Catania. Nessun reato, quindi. Solo difesa dell'Italia.

diciottiDICIOTTI
Un vero e proprio cambia di rotta per quella inchiesta che tanto aveva e stava facendo discutere e indignare. Nell'analisi, quindi, il collegio palermitano, presieduto da Fabio Pilato, Filippo Serio e Giuseppe Sidoti, divide in due il periodo in cui la Diciotti aveva a bordo i migranti. Vediamoli per capire come hanno scagionato il ministro dell'Interno. Il primo, dal 15 al 20 agosto, dove secondo le toghe c'è stato "solo una attività di pressione diplomatica nei confronti di Malta, perché adempisse i doveri previsti dalle convenzioni internazionali che regolano il salvataggio e l'accoglienza dei flussi migratori.

Poi la nave fece uno scalo nei pressi di Lampedusa, dove, con alcune motovedette, furono sbarcati 13 migranti ammalati. Gli altri 177, sempre in quella prima fase, non furono oggetto di alcun reato, men che meno il sequestro di persona, perché nei primi giorni si stava cercando una soluzione diplomatica per l'accoglienza, che poi non fu trovata". Quindi nessun sequestro di persona, ma solo una soluzione diplomatica.
donne diciottiDONNE DICIOTTI

Arriva poi il secondo periodo, quello fra il 20 al 25 agosto. I magistrati palermitani rimettono qualsiasi riferimento a possibili reati che non individuano, passando la possibilità di valutazione ai colleghi catanesi. In ogni caso sottolineano che "la Guardia Costiera, cercando una soluzione per lo sbarco a Malta, fece l'interesse del Paese al rispetto delle convenzioni da parte dei partner europei". Matteo Salvini, quindi, ha fatto soltanto il suo lavoro di ministro: ha tutelato l'Italia e i suoi cittadini.

Fonte: qui


domenica 26 agosto 2018

“POVERA ITALIA, OGGI DIFENDERE LA PATRIA E’UN REATO”

MARCELLO VENEZIANI VEDE UNA NAZIONE “SCHIACCIATA NELLA MORSA TRA EUROPA E I MIGRANTI” 

L’AVVERSARIO DA ABBATTERE E’ SALVINI: “SONO DALLA SUA PARTE GLI ITALIANI, IN MAGGIORANZA, MA NON CONTANO NULLA” 

LA PROFEZIA: “O SI ARRIVA A UNA MEDIAZIONE TRA LE PARTI OPPURE SI VA VERSO ABISSI DI GUERRA CIVILE, SCONTRI IMMANI E…”


"Povera Italia, oggi difendere la patria è un reato". Marcello Veneziani è durissimo e sul Tempo tratteggia il desolante profilo di una Nazione "schiacciata nella morsa tra l'Europa e i migranti" ma soprattutto vittima di un "cavallo di Troia che apre le porte e i porti per consentire l'invasione". L'avversario da abbattere è Matteo Salvini: "Sono dalla sua parte gli italiani, in maggioranza, ma non contano nulla".

salviniSALVINI
La Costituzione viene piegata per essere usata come arma d'offesa. "Sarebbe facile obiettare che la Carta sancisce la difesa dei confini nazionali e la tutela dei cittadini italiani, e non prevede che si possa entrare nel nostro paese clandestinamente. Ma la legalità, per certi giudici come per tanti giustizialisti, va a farsi fottere quando si tratta di migranti e di nemici politici". Il risultato è che di fronte alle immagini dei migranti sulla Diciotti, negli italiani cresce la sensazione di assedio e la paura di "importare quello stesso squallore". Restano "impotenza e assoluto sconforto.

donne diciottiDONNE DICIOTTI
Eppure sappiamo che stanno liquidando la nostra civiltà, il nostro Paese, la nostra vita, in questo delirio di autodistruzione travestito da pulsione umanitaria". "Chi invoca il senso del limite, della misura, della frontiera e della responsabilità va considerato un delinquente e se cerca di far valere le leggi e le misure, va processato per crimini contro l'umanità".

Per questo, conclude Veneziani, o si arriva a una mediazione tra le parti oppure "si va verso abissi di guerra civile, scontri immani, e la frattura tra potentati e popoli diventerà un baratro".

Fonte: qui