9 dicembre forconi: Maven
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lunedì 4 giugno 2018

Stop ai droni killer, Google rompe il contratto con il Pentagono e svela la nuova arma militare Usa

«Quei robot possono uccidere». Dipendenti e ricercatori di Google lo hanno ripetuto per settimane, e in oltre 4.000, nello scorso mese di aprile hanno firmato una lettera aperta al Ceo Sundar Pichai per chiedere di fermare il progetto Maven: un programma che sfrutta la piattaforma di intelligenza artificiale per analizzare le immagini catturate dai droni del Pentagono. Una ventina tra tecnici e manager si sono addirittura licenziati, e alla fine la decisione: il contratto da 9 milioni di dollari con il Dipartimento alla difesa è rotto. L'immagine di una Silicon Valley pacifica e anti-militarista è salva.
Stop ai droni "che possono uccidere". Google rompe il contratto con il Pentagono e svela la nuova arma militare Usa
© Google Stop ai droni "che possono uccidere". Google rompe il contratto con il Pentagono e svela la nuova arma militare Usa

È stata dunque una vera e propria rivolta interna a provocare il passo indietro dei vertici di Google, che ancora negli ultimi giorni rassicuravano sul carattere assolutamente inoffensivo del controverso progetto, promettendo comunque un codice etico per l'uso dell'intelligenza artificiale in campo militare. Ma alla fine Big G si è dovuta arrendere all'evidenza: grazie al programma di intelligenza artificiale TensorFlow è possibile il riconoscimento automatico dei potenziali obiettivi dei droni utilizzati in missioni militari o di anti-terrorismo. E, si sottolineava nella lettera-appello inviata a Pichai, Google non dovrebbe occuparsi della guerra e non è nata per uccidere.
Così, alla sua scadenza il prossimo anno, il contratto col Pentagono non verrà rinnovato, come annunciato dalla responsabile di Google Cloud, Diane Greene. I vertici del colosso di Mountain View hanno raccolto la preoccupazione di chi vedeva nel progetto Maven anche un primo passo verso l'uso della nascente tecnologia sull'intelligenza artificiale nella realizzazione di una nuova generazione di armi. Del resto non è un segreto che il segretario alla difesa Usa, l'ex generale James Mattis, sia da tempo in pressing sui big dell'alta tecnologia proprio per avere il loro aiuto nel perseguire una delle priorità della strategia del Pentagono nell'era Trump: mettere l'intelligenza artificiale al centro dello sviluppo di nuovi armamenti. Tanto che in corso di realizzazione è un vero e proprio Joint Artificial Intelligence Center. Ma - come sottolineano diversi commentatori - il caso di Google e del progetto Maven dimostra come i lavoratori del settore tecnologico se uniti possano ancora dire la propria e cambiare il corso egli eventi.
Fonte: qui

domenica 22 aprile 2018

GOOGLE VA ALLA GUERRA – IL MOTORE DI RICERCA COINVOLTO NEL PROGETTO MAVEN PER IMPLEMENTARE L’USO DI DRONI KILLER

I DIPENDENTI PROTESTANO APPELLANDOSI AL MOTTO AZIENDALE “DON’T BE EVIL”, MA I VERTICI SE NE FREGANO E TROVANO LA SCUSA: “LO SCOPO È SALVARE LE VITE”

Antonio Grizzuti per “la Verità

GOOGLE DON'T BE EVILGOOGLE DON'T BE EVIL
«Don' t be evil», letteralmente «non essere malvagio», più che un semplice motto aziendale per i dipendenti di Google è una vera e propria filosofia di vita. È per questo motivo che i primi di aprile 3.000 dipendenti del motore di ricerca più importante del mondo hanno indirizzato una lettera al quarantacinquenne amministratore delegato Sundar Pichai.

«Caro Sundar, noi tutti crediamo che Google non debba essere coinvolta nel business della guerra», questo l'incipit della missiva. «Ti chiediamo», proseguono i dipendenti, «che il progetto Maven venga cancellato, e che Google pianifichi, pubblicizzi e metta in atto politiche atte a chiarire che né l'azienda né i suoi appaltatori si occupino di realizzare tecnologie belliche».

SUNDAR PICHAISUNDAR PICHAI
Sembra la trama di una puntata di X files, invece è realtà. Il progetto Maven fa parte di un piano di investimenti da 7,4 miliardi di dollari che coinvolge il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, accademici e aziende private. Come spiega il capo della speciale divisione dell'intelligence per l'implementazione degli algoritmi nel settore bellico, il colonnello Drew Cukor, l'obiettivo è sviluppare una tecnologia basata sull' intelligenza artificiale capace di «estrarre autonomamente oggetti di interesse dalle immagini in movimento o fisse».

L'esigenza dei militari è processare una quantità enorme di filmati raccolti nei voli di ricognizione effettuati dai droni. Il software offrirebbe una soluzione automatizzata per rintracciare informazioni preziose, rendendo più rapido e sostenibile il lavoro degli operatori. Qui entra in gioco Google con la sua piattaforma Tensorflow, specializzata nella gestione di grandi quantità di dati e nel riconoscimento di oggetti non classificati.
DRONI USADRONI USA
Le rassicurazioni da parte dei vertici aziendali sull'uso non offensivo della tecnologia non hanno dato i frutti sperati.

Appena un mese fa, un dipendente che ha chiesto di mantenere l'anonimato dichiarava al sito Gizmodo.com che in effetti «l'uso del machine learning in campo militare solleva preoccupazioni fondate», aggiungendo che è in corso una «vivace discussione» all'interno dell'azienda in merito a questa tematica. Poi è arrivata la lettera che mette nero su bianco i timori degli impiegati di Mountain View. «Questo progetto rovinerà irreparabilmente l'immagine di Google», avvertono i dipendenti. «Contribuire allo sviluppo di questa tecnologie per aiutare il governo degli Usa nella sorveglianza militare - con conseguenze potenzialmente letali - non è assolutamente accettabile».
eric schmidtERIC SCHMIDT

Di tutt' altro avviso Eric Schmidt, ex ceo di Mountain View ma ancora oggi membro del consiglio di amministrazione di Alphabet. Nel corso di un'audizione svoltasi martedì di fronte ai membri della Commissione per i servizi militari della Camera dei rappresentanti, pur non menzionando direttamente la lettera, Schmidt ha affermato che l'intelligenza artificiale è una «tecnologia che potrà essere utile per finalità sia difensive che offensive», e che ogni sforzo per rendere più semplice e proficua la collaborazione tra il Pentagono e le aziende private è benvenuto.

further future eric schmidt di googleFURTHER FUTURE ERIC SCHMIDT DI GOOGLE
Contattato dalla Verità, il team della comunicazione di Google risponde con un comunicato avvolgente: «Avere dipendenti attivamente impegnati nel lavoro che svolgiamo è una parte importante della nostra cultura. Maven è un progetto molto conosciuto del Dipartimento della Difesa americano e Google sta lavorando su una sola parte di esso, limitata a fini non offensivi». La stessa nota sottolinea come il tutto abbia «lo scopo di salvare vite», a cominciare dalle «tecnologie di machine learning».

Tra i temi inerenti le nuove tecnologie, il ricorso alle armi letali autonome è in effetti forse quello che comporta i risvolti etici più problematici.
eric schmidt entra nella google carERIC SCHMIDT ENTRA NELLA GOOGLE CAR
Nell' agosto del 2017, Elon Musk e altri 116 esperti di 26 Paesi diversi hanno lanciato un appello alle Nazioni Unite affinché venga proibito l'uso dei robot killer. Un appello analogo era stato formulato dal Future of life institute nel 2016. Oltre allo stesso Musk, in coda alla petizione figurano nomi del calibro di Stephen Hawking, Steve Wozniak (fondatore di Apple) e Noam Chomsky.

Molti ignorano tuttavia che il rapporto tra Google e il governo americano nasce negli anni Novanta, prima che il motore di ricerca vedesse la luce.
ELON MUSK PIANGEELON MUSK PIANGE
La genesi di questo legame è stata spiegata nel dettaglio sul magazine Quartz da Jeff Nesbit, ex dirigente della National science foundation (Nsf), l'agenzia governativa che si occupa di finanziamenti relativi alla formazione in molti campi della scienza e dell'ingegneria. A quei tempi, per via della spending review voluta dall'amministrazione Clinton, la Cia e la Nsa (Agenzia per la sicurezza nazionale) avevano difficoltà a stare dietro allo sviluppo di sistemi adeguati al controllo delle tecnologie in rapida evoluzione, come il nascente World wide web.
SERGEI BRINSERGEI BRIN

Consci che il sapere in questi campi si stava spostando dalle università alla Silicon Valley, decisero di provare a coinvolgere i privati. A tal fine venne istituito un programma di finanziamenti denominato Massive digital data system (Mdds), che per anni si è occupato di sostenere i progetti più promettenti erogando milioni di dollari.



LARRY PAGE DI GOOGLE CON HILLARY CLINTONLARRY PAGE DI GOOGLE CON HILLARY CLINTON
Tra i beneficiari risultano i futuri cofondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. «La ricerca svolta da Brin e Page nell' ambito del programma di fondi governativo diventò il cuore del futuro Google», spiega Nesbit, «ovvero la possibilità per le persone di trovare con precisione ciò che cercano all' interno di un'enorme quantità di informazioni».

Nel corso degli anni le speculazioni sui legami tra l'intelligence americana e Google si sono sprecate. Grazie alle rivelazioni di Nesbit oggi sappiamo però che se Google è diventato ciò che conosciamo è anche grazie ai fondi governativi e, come scrisse Wired nel 2012, a una «lunga e complicata relazione con l'apparato militare e di intelligence».

SERGEY BRIN E LARRY PAGESERGEY BRIN E LARRY PAGE
Nel 2014 fece scalpore la rilevazione dello scambio di email su tematiche inerenti la sicurezza nazionale tra il direttore dell'Nsa, il generale Keith Alexander, e Sergey Brin e Eric Schmidt. Oggi lo stesso Schmidt siede in qualità di consigliere nell' Innovation board del dipartimento della Difesa, un organismo creato nel 2016 per ottimizzare le sinergie tra Washington e la Silicon Valley.

Fonte: qui

domenica 8 aprile 2018

I DIPENDENTI DEL COLOSSO WEB CHIEDONO AI VERTICI DI MOUNTAIN VIEW DI RITIRARSI DAL PROGETTO “MAVEN”, UN PROGRAMMA PILOTA DEL PENTAGONO CHE RIGUARDA LE APPLICAZIONI TECNOLOGICHE IN CAMPO MILITARE

“GOOGLE NON DEVE ENTRARE NEL BUSINESS DELLA GUERRA” 

IN GIOCO CI SONO 7,4 MILIARDI DI DOLLARI CHE PREVEDE L’USO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER…

Sara Mauri per “il Giornale”

google intelligenza artificialeGOOGLE INTELLIGENZA ARTIFICIALE
«Noi crediamo che Google non dovrebbe entrare nel business della guerra». Inizia così la lettera di ammutinamento dei dipendenti di Mountain View, che chiedono alla loro azienda di ritirarsi dal Progetto Maven, un programma pilota del Pentagono che riguarda le applicazioni tecnologiche in campo militare. Sebbene questa sia considerata dai più come una posizione idealistica e non viene condivisa da tutti i dipendenti, la disponibilità di Google a collaborare con il Pentagono ha suscitato indignazione.

google chromeGOOGLE CHROME
La lettera, consegnata nelle mani di Sundar Pichai, ad di Google, ha già raccolto più di 3.100 firme e annovera tra i firmatari anche diversi ingegneri senior della società. Il progetto Maven, secondo il Wall Street Journal, avrebbe un budget molto alto: in gioco ci sarebbero 7,4 miliardi di dollari e si basa su tecnologie avanzate, in grado di analizzare migliaia di immagini per isolare, identificare e confrontare immagini simili nelle aree di conflitto e permettere l'individuazione di veicoli o individui attraverso immagini aeree.

GOOGLE E IL PROGETTO MAVENGOOGLE E IL PROGETTO MAVEN
Si tratta di fornire al Pentagono l' accesso a TensorFlow, un sistema di apprendimento che utilizza l' intelligenza artificiale per analizzare le immagini video e che potrebbe portare innovazioni e miglioramenti nelle tecniche che aiutano a pianificare gli attacchi dei droni e a individuare i bersagli militari, rendendo i droni più precisi e progettare attacchi chirurgici. I dipendenti di Mountain View non vogliono partecipare a quello che definiscono come «business della guerra».

Ma anche in Corea del Sud è in corso una rivolta simile: 50 scienziati di tutto il mondo, guidati da Toby Walsh, professore di AI dell' Università del Galles, hanno chiesto di boicottare i robot killer progettati al Kaist, l'istituto avanzato di scienza e tecnologie della Corea del Sud.

SUNDAR PICHAISUNDAR PICHAI
Secondo gli scienziati, l'università coreana starebbe lavorando con un' azienda della difesa su una ricerca su armi autonome, chiamate killer robot. L'annuncio dell' apertura di un centro di ricerca sulle applicazioni dell' intelligenza artificiale in collaborazione con l' azienda di difesa Hanwa Systems, sarebbe stato dato a febbraio.

Queste armi, secondo gli scienziati, avrebbero la potenzialità di diventare armi del terrore e «se dovessero cadere in mani di despoti o terroristi, potrebbero essere utilizzate contro la popolazione, senza controllo né etica».

Il presidente del Kaist ha negato le accuse, dicendo che l'università non ha intenzione di sviluppare «sistemi di armi letali e autonome o robot assassini» e che «come istituzione accademica, poniamo i diritti umani e gli standard etici ad un livello molto alto. Le ricerche di Kaist servono a servire meglio il mondo». Nonostante le proteste, c' è da dire che la tecnologia e gli utilizzi della tecnologia a fini militari non sono certo cosa nuova: basti pensare che lo stesso internet nasceva proprio con scopi militari.

Fonte: qui