9 dicembre forconi: Quirinale
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martedì 3 settembre 2019

MARIO GIORDANO: ''ORMAI IL QUIRINALE PRETENDE I MINISTERI CHIAVE'': LA POLITICA ITALIANA È COSÌ SDERENATA DA NON TROVARE NULLA DI STRANO NEL FATTO CHE MATTARELLA VOGLIA L'ULTIMA PAROLA SU ECONOMIA, ESTERI, DIFESA E INTERNO. SE PENSAVATE CHE NAPOLITANO ERA ATTIVISTA, COL SUO FARE E DISFARE MAGGIORANZE, IL ''NEW NORMAL'' COSTITUZIONALE È ANCORA PIÙ INCREDIBILE


Mario Giordano per “la Verità
mattarella e conteMATTARELLA E CONTE
La Giustizia? Ai 5 stelle. La Cultura? Al Pd. E l' Economia? Al Colle. Nei retroscena di Palazzo, ormai, la spartizione viene data per scontata come il tre per due all' Esselunga. Nelle intense trattative a porte chiuse, dove c' è sempre al centro il programma (eccome no), si litiga fino all' ultimo sulla poltrona di ministro della Salute (va ai 5 stelle o al Pd?) e su quella della Pubblica istruzione (va al Pd o ai 5 stelle?), ma quando si arriva agli Esteri si sa che la casella è bloccata: lì la scelta tocca al Colle.
Il ventriloquo presidenziale, il corrierista di lungo corso Marzio Breda, l' ha già scritto papale papale, anzi Quirinale Quirinale: sui «dicasteri critici» il presidente della Repubblica «è pronto a offrire pareri preventivi». Che, tradotto dal felpato linguaggio di corte, significa che vuol decidere lui. E nessuno pensi di scavalcarlo.
Del resto lo si era capito già nella formazione del precedente governo, quando la seggiola dell' Economia di Paolo Savona fu fatta brillare all' ombra dei corazzieri e al suo posto venne chiamato il più rassicurante (per i Palazzi europei) Giovanni Tria.
MATTARELLA E SALVINIMATTARELLA E SALVINI
Anche agli Esteri, sempre per le medesime ragioni, diciamo così, di dipendenza internazionale, fu scelto un uomo di garanzia (garanzia dei Palazzi europei, ovviamente), con il bollo preventivo del Quirinale: infatti toccò a Enzo Moavero Milanesi, che avrebbe dovuto portare nel mondo l' odore forte delle rivoluzione populista-sovranista e invece ha lasciato dietro di sé soltanto una lunga scia di borotalco. L' unica cosa davvero incisiva della sua azione di governo.
Si era sempre detto che nel primo esecutivo Conte c' era il partito di Sergio Mattarella, formato, oltre che dal medesimo Conte, per l' appunto da Tria e da Moavero. E il partito, mese dopo mese, ha accresciuto i propri consensi. Non fra i cittadini, si capisce, tanto si sa che quelli in Italia non contano più. Ma di sicuro tra i Palazzi. E così, appena partite le nuove consultazioni, il Pdq, Partito del Quirinale, ha immediatamente rivendicato più spazio: sulla base degli accresciuti consensi (nei Palazzi) non si accontenta più dei due ministeri che aveva, seppur così rilevanti, come Economia ed Esteri. Ne vuole quattro.
NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLANICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLA
E cioè: Economia, Esteri, Difesa e Interni. I quattro ministeri più importanti. Più la presidenza del Consiglio. E la cosa straordinaria è che ormai questo Paese è così impazzito che tutto ciò sembra ovvio. A tutti. Lo si scrive e lo si dice come se fosse una cosa normale. Persino costituzionale.
Pensateci. Sono giorni e giorni che ci sentiamo dare lezioni sulla democrazia parlamentare. E sul ruolo delle Camere. E sulla rappresentanza come valore. Benissimo. Qualcuno di questi professori di Repubblica parlamentare sa dirmi dove lo trovo rappresentato in Parlamento il Pdq? Quali voti ha preso? Quanti seggi ha alla Camera o al Senato? In base a quale principio della democrazia parlamentare può permettersi di rivendicare (letteralmente: scegliere in via preventiva) i quattro ministeri più importanti del governo? Forse è cambiata la Costituzione a nostra insaputa. Benissimo. Lo si dica.
Sergio Mattarella scenda dal Colle e si presenti ai colloqui con Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, si butti nella bagarre, partecipi alla trattativa. Magari, chi lo sa, oltre a Economia, Esteri, Difesa e Interno, gli danno anche il sottosegretario ai Beni culturali o il viceministro delle Politiche agricole. Caso mai non gli bastasse il resto Di Maio avrà tutti i difetti di questo mondo, ma alla fine non ha mica torto quando rivendica a sé un ruolo da vicepremier. Altrimenti il partito politico che ha avuto più voti alle ultime elezioni e che ha più seggi in Parlamento (lo diciamo sempre per i docenti di democrazia parlamentare che hanno occupato i talk show nelle ultime settimane), che fa? Si prende le briciole e sostiene il governo dei tecnici scelti dal Pdq?
MATTARELLA E LUIGI DI MAIOMATTARELLA E LUIGI DI MAIO
Salvatore Rossi o Daniele Franco all' Economia? Franco Gabrielli o Alessandro Pansa agli Interni? Il ritorno di borotalco Moavero agli Esteri? E la presidenza del più mattarelliano di tutti (oltre che merkeliano e macroniano), cioè Giuseppe Conte?
Tutte persone degnissime, si capisce. Ma scelte da chi non ha mai preso voti nel Paese.
Ora si capisce che i 5 stelle, così come il Pd, hanno poco margine di manovra. Sono con le spalle al muro. L' intero sistema di potere li sta mettendo sotto pressione: questo governo s' ha da fare. E loro, del resto, hanno una paura fottuta di andare alle urne. Quindi sono pronti a ingoiare tutto: se Mattarella gli chiedesse Mario Balotelli alle Politiche culturali e Barbablù alle Pari opportunità, dovrebbero chinare il capo e dire di sì.
Però, ecco, non vorremmo che nel far passare un governo della vergogna, facessero anche passare, sempre sulla testa degli italiani, una riforma costituzionale a loro insaputa. Il Quirinale deve nominare i ministri (tutti i ministri) su proposta del presidente del Consiglio. Ma non c' è scritto da nessuna parte che ha diritto ad averne una quota.
CONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO DA MATTARELLA - NICOLA ZINGARETTI ANDREA MARCUCCI GRAZIANO DELRIO PAOLO GENTILONI PAOLA DE MICHELICONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO DA MATTARELLA - NICOLA ZINGARETTI ANDREA MARCUCCI GRAZIANO DELRIO PAOLO GENTILONI PAOLA DE MICHELI
Non c' è scritto da nessuna parte che deve partecipare alla spartizione. Non c' è scritto da nessuna parte, soprattutto, che gli spettano i quattro ministeri più importanti più il premier, sommando di fatto un potere assoluto senza alcun contrappeso. È ancora permesso dirlo? Oppure a forza di salvare la democrazia, ci siamo ridotti ad accettare supinamente la monarchia?
Fonte: qui

domenica 30 settembre 2018

COMUNQUE VADA, LA MANOVRA SARÀ UN SUCCESSO. ECCO PERCHÉ SALVINI E DI MAIO HANNO GIÀ VINTO. IL FALLIMENTO DI MATTARELLA DI CUI I GIORNALI NON PARLANO


SONO GIÀ PARTITE LE GRANDI MANOVRE PER EVITARE CHE NEL 2022 IL QUIRINALE FINISCA IN MANO AI POPULISTI. 

SE ACCADESSE PER L'ESTABLISHMENT SAREBBE GAME OVER

Marco Antonellis per “Dagospia”

DI MAIO SALVINIDI MAIO SALVINI
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella utilizzerà i prossimi appuntamenti istituzionali per esternare tutta la sua preoccupazione in tema di conti pubblici, spiegano ambienti del Quirinale. Le grandi agenzie di rating internazionali si esprimeranno a breve (a proposito: in Piazza Affari danno per scontato un declassamento da parte di Moody's e Standard & Poor's) mentre fonti diplomatiche fanno sapere che in Europa si stanno preparando al peggio e stanno già lavorando riservatamente ai "Piani b" per attutire il colpo di un'eventuale fuoriuscita dell'Italia dall'euro. Insomma, il Cigno Nero potrebbe arrivare e anche prima del previsto spiegano le medesime fonti.
LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINILUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

In Europa, raccontano fonti diplomatiche di altissimo livello "sperano che i mercati facciano il loro dovere e pieghino l'Italia con le buone o con le cattive" altrimenti dovrà essere Bruxelles a bocciare la manovra e costringere Roma a riscriverla. Con tutti i rischi del caso.

Perché stavolta Bruxelles ha paura dell'Italia, ha paura di bocciarla e di cadere così nella trappola messa in piedi con grande abilità politica da Di Maio e Salvini, i reucci della nuova Italia sovranista-populista. Spiegano fonti del governo gialloverde: "Se ci bocciano la manovra stravinceremo le elezioni europee del prossimo anno puntando tutto sull'Europa cattiva e matrigna, andando a testa bassa contro l'euro e contro i mercati.
salvini mattarellaSALVINI MATTARELLA

Avremmo la campagna elettorale bella che fatta. Dopo di che la manovra la ripresenteremo comunque tale e quale il prossimo anno. Se invece non ce la bocciano o ci chiederanno piccoli aggiustamenti (ipotesi più probabile) avremmo vinto su tutta la linea e ci presenteremo da vincitori alle elezioni europee del prossimo maggio".

SALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZASALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZA
Insomma, comunque vada sarà un successo: Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno già vinto. E tutto quello che vale per l'Europa vale anche per il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sempre più in un vicolo cieco: è totalmente fallita la sua linea Maginot che aveva impedito dapprima a Paolo Savona di diventare Ministro dell'Economia e poi posto Giovanni Tria al Mef.

E sono totalmente falliti gli appelli e i moniti delle scorse settimane con cui aveva solennemente invitato alla prudenza. Ora non gli resterebbe che appellarsi all'Art.81 (quello sul pareggio di bilancio messo in Costituzione da un certo Mario Monti - DA CANCELLARE QUANTO PRIMA) e non firmare la manovra, come qualcuno in alto loco già sta ventilando.
SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO

Con il rischio però che se ciò accadesse, la serata di fine Maggio in cui i populisti chiesero l'impeachment del Capo dello Stato al confronto di quanto potrebbe accadere ora sarebbe stata solo una passeggiata di salute.

Intanto, tra i vertici istituzionali del Paese già si ragiona sulla "madre di tutte le battaglie", la sfida per la conquista del Quirinale nel 2022: "Se dovesse cadere in mani pentaleghiste sarebbe la fine" fanno sapere fonti diplomatiche. Se ciò accadesse per l'establishment e i relativi poteri forti sarebbe Game Over: "Non è un mistero per nessuno che negli ultimi anni il vero terminale di Berlino, Parigi e Bruxelles sia stato il Colle più che Palazzo Chigi". "Se perdiamo il Quirinale è finita" spiegano scuotendo la testa. La vittoria dei populisti sarà completa e totale. Per questo, giurano i soliti bene informati, si farà di tutto per andare nei prossimi 12/24 mesi ad elezioni anticipate ed impedire così che la coalizione composta da Lega e 5 Stelle possa eleggere il prossimo Capo dello Stato.
conte di maio salviniCONTE DI MAIO SALVINI

Meglio, molto meglio, fanno notare le medesime fonti, che si vada al più presto ad elezioni e che vinca il Centrodestra in maniera netta e chiara (ecco spiegato il riavvicinamento Salvini-Berlusconi degli ultimi tempi: l'establishment preferirebbe di gran lunga Salvini premier con Berlusconi all'attuale esplosivo duopolio Di Maio-Salvini) in modo che poi non possano pretendere anche il Quirinale (avendo già Palazzo Chigi per il Capitano) e che quindi lo lascino in mano ad una figura 'terza' e di garanzia (oltre che 'equivicina' a Bruxelles).
SALVINI BERLUSCONISALVINI BERLUSCONI

Insomma, per i poteri forti la vittoria del Centrodestra sarebbe a questo punto il male minore, comunque da preferire all'attuale alleanza di governo (ed è per questo che i 5Stelle hanno già "drizzato" le orecchie sospettando taluni autorevoli esponenti leghisti di essere uomini del 'sistema'). Questo, potete scommetterci, sarà il prossimo "Great Game" della politica italiana.

Fonte: qui

lunedì 4 giugno 2018

SENZA IL SEGRETARIO GENERALE, ZAMPETTI, DEL QUIRINALE L'ESECUTIVO GRILLO-LEGHISTA NON SAREBBE MAI NATO E MATTARELLA SI SAREBBE ARRESO PRIMA

LA PATERNITÀ DI ZAMPETTI AVRÀ I SUOI RIFLESSI ANCHE NEL DISEGNARE LA TECNO-STRUTTURA CHE ACCOMPAGNERÀ IL GOVERNO E IN MOLTI CASI GOVERNERÀ NELL'OMBRA PIÙ DEI MINISTRI…

Franco Bechis per “Libero Quotidiano”

mattarella conte zampettiMATTARELLA CONTE ZAMPETTI
C'è un solo nome da fare per capire qualcosa dei roboanti tre mesi che hanno portato alla formazione del governo di Giuseppe Conte: Ugo Zampetti. Non ci fosse stato il segretario generale del Quirinale probabilmente quell' esecutivo non sarebbe mai nato, e di sicuro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si sarebbe per carattere e per storia politica arreso assai prima. Zampetti che - come lo fu al suo tempo Gaetano Gifuni - è il più alto e potente funzionario pubblico, ha insistito fino all' ultimo, anche a costo di stravolgere ogni prassi istituzionale.

UGO ZAMPETTIUGO ZAMPETTI
Probabilmente il dream team del Quirinale avrebbe fatto a meno volentieri di portare al governo Matteo Salvini, che spaventa assai più di Luigi Di Maio e del M5S, ma non c'era altra possibilità. E chi conosce bene Zampetti racconta come il suo principio fondamentale sia quello di cercare di ricondurre ogni tentazione estrema nell' alveo parlamentare.

Operazione che con i 5 stelle aveva già avuto tentativi riusciti la scorsa legislatura, fin dal primo giorno, quando Di Maio venne eletto vicepresidente della Camera e all'epoca Zampetti era ancora segretario generale della Camera (il secondo più longevo nella storia repubblicana, visto che iniziò nel 1999 con Luciano Violante).

ZAMPETTI MATTARELLAZAMPETTI MATTARELLA
Questa caparbietà nel domare il drago grillino ha portato più di una sbavatura istituzionale, come è accaduto prima delle elezioni quando fu Zampetti a ricevere la lista dei ministri del possibile governo a cinque stelle: lista che poi è stata sfrondata dalla necessaria alleanza con Salvini, ma che per qualche pedina si è tradotta in realtà, visto che nel vero governo sono effettivamente entrati (qualcuno in posizione diversa) lo stesso Di Maio, Conte, Adriano Bonafede, Riccardo Fraccaro, Elisabetta Trenta, Sergio Costa e Alberto Bonisoli.

ZAMPETTI UGOZAMPETTI UGO


La paternità di Zampetti avrà i suoi riflessi anche nel disegno della tecno-struttura che accompagnerà la squadra gialloverde e in molti casi governerà nell'ombra più dei titolari che non hanno esperienza ministeriale con pochissime eccezioni (Paolo Savona e Enzo Moavero).

Visto che si capiva da tempo che il M5S avrebbe fatto il salto dall'opposizione al potere, molti alti funzionari e grand commis si erano fatti sotto per tempo, collaborando in modo non sempre visibile con i grillini. Un ruolo di primo piano l'ha avuto in questa operazione l' uomo-ombra di Di Maio, quel Vincenzo Spadafora che aveva un' agenda fitta di numeri e relazioni importanti essendo saltato di volta in volta su diversi carri (da quello di Francesco Rutelli a quello di centrodestra all'epoca in cui Mara Carfagna era ministro e disegnò per lui il Garante dell'infanzia).

RIVOLUZIONE MA NON TROPPO
luigi di maio e matteo salviniLUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI
La filosofia «rivoluzionaria» dei grillini non è mai stata tale all'interno delle istituzioni. Anzi. La prima cosa che li ha contraddistinti già nel 2013 è stato l'armistizio siglato con la tecnostruttura. Mai una polemica sul personale della Camera, mai un attacco a questo o quel dirigente. L'esatto contrario di quel che fece Matteo Renzi. Quella rete del potere reale del palazzo, il cuore del governo oggi non è affatto ostile ai grillini, e avrebbe avuto assai più problemi con il solo Salvini. I cinque stelle non sono temuti perché - a torto o a ragione - vengono ritenuti manovrabili, sensibili ai consigli di questi signori-ombra.

Roberto Garofoli, consigliere di statoROBERTO GAROFOLI, CONSIGLIERE DI STATO
Così in queste ore proprio gli uomini più potenti di questi lustri, che hanno fatto il bello e il cattivo tempo con governi di natura assai diversa, sono tornati in campo per ambire alle stanze dei bottoni del nuovo esecutivo. Uomini come Vincenzo Fortunato, il gran mandarino del ministero dell'Economia (ma anche buon conoscitore della Giustizia, degli Esteri e delle Infrastrutture), che è riuscito ad essere di stretta fiducia di personaggi diversissimi fra loro come Giulio Tremonti, Antonio Di Pietro e Mario Monti.
VINCENZO FORTUNATO SCUOLA ECONOMIAVINCENZO FORTUNATO SCUOLA ECONOMIA



O come Roberto Garofoli, che da anni fa la spola fra palazzo Chigi e il Tesoro. O ancora Vito Cozzoli, cresciuto nella squadra degli Zampetti boys, già fedelissimo di Federica Guidi e ora sembra dello stesso Di Maio.

Ma la lista di chi ha aperto il cuore ai 5 stelle è già lunghissima (da Francesco Sylos Labini del Cnr a Roberto Moneta dell' Enea, dall' ex capo ufficio analisi dei servizi Alfredo Mantici all' ex prefetto Adriano Soi) ed è destinata ad allungarsi molto: bastava osservare la lunga fila di stellette, carabinieri e funzionari che la sera del primo giugno aspettava nei giardini del Quirinale di presentarsi al giovane vicepresidente del Consiglio che aveva appena giurato. Anche loro pronti a giurare fedeltà.

Fonte: qui

lunedì 28 maggio 2018

Governo, Conte rinuncia e Mattarella convoca Cottarelli - Di Maio chiede lʼimpeachment, Salvini: "Al voto"

Decisivo il nodo sul nome di Savona e soprattutto le sue idee di politica economica, che è stato stoppato dal Colle.

FOLLIA AL COLLE - IL CANDIDATO GIUSTO E' UN UOMO DELLA TROIKA: CARLO COTTARELLI!

LA SCIAGURATA DECISIONE POLITICA (GIA' BOCCIATA DAL VOTO DEGLI ITALIANI) DEL QUIRINALE E' APPOGGIATA SOLO DA SILVIO BERLUSCONI E DAL PD.

Il premier incaricato Conte ha rimesso l'incarico al Presidente, che ha convocato per lunedì Cottarelli, l'ex commissario alla spending review del governo Renzi. Decisivo il nodo sul nome dell'economista Savona. "Ho accettato tutti i ministri tranne quello dell'Economia, ho registrato con rammarico indisponibilità ad ogni altra soluzione", ha sottolineato Mattarella. Irritazione di Di Maio, che chiede l'impeachment del Capo dello Stato, mentre Salvini vuole il ritorno alle urne: "Subito la data delle elezioni o andiamo a Roma".



Scontro istituzionale senza precedenti - Dopo 85 giorni di stallo e di tentativi infruttuosi di dare un governo al Paese, l'impasse politica si trasforma dunque in uno scontro istituzionale senza precedenti. Il no del Quirinale all'impuntatura di Lega e M5s sul nome dell'economista sardo Paolo Savona scatena, infatti, l'ira di Salvini e Di Maio. E verso il Capo dello Stato si materializza la possibilità dell'accusa peggiore: quella di impeachment, la messa in stato d'accusa del Presidente per alto tradimento. Accusa mossa dal M5s e su cui anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni concorda. E mentre Salvini, per ora, glissa sull'ipotesi che i 5 Stelle vogliono invece portare in Parlamento, arriva la presa di distanze di Silvio Berlusconi. Parole "irresponsabili", taglia corto il leader di Forza Italia.



Cottarelli, il piano B del Colle - La bufera si scatena sul Presidente della Repubblica che ha tuttavia in serbo un piano B: per lunedì mattina è stato convocato al Colle Carlo Cottarelli, l'economista che non dispiaceva né al M5s né alla Lega per il lavoro da lui a suo tempo svolto sulla spending review. Nessun commento ufficiale di Cottarelli ma chi l'ha sentito racconta che la telefonata del Colle ha colto "di sorpresa" l'ex commissario, che ora si prepara in fretta a raggiungere la Capitale da Milano per presentarsi all'appuntamento con Mattarella. Giusto il tempo, ha scherzato con chi gli ha parlato, di finire di correggere i compiti dei suoi studenti della Bocconi.

Nuove elezioni ad ottobre? Salvini chiede subito la data - Per Cottarelli potrebbe profilarsi un incarico per un governo del Presidente che se dovesse essere bocciato dal Parlamento, porterebbe il Paese a nuove elezioni. Probabilmente ad ottobre. E chi chiede con forza l'immediato ritorno al voto è Salvini. "Vogliamo una data per le elezioni, altrimenti veramente andiamo a Roma. Dopo anni hanno gettato la maschera", afferma il leader leghista in diretta Facebook. "Stavolta ci hanno fermato, ma non lo faranno la prossima volta", aggiunge.

Mattarella: "Non posso subire imposizioni" - Mattarella, durante il suo discorso dopo la rinuncia di Conte, è costretto a ricordare le sue prerogative e spiega di non aver mai ostacolato la formazione di un governo politico e anzi di aver sostenuto il tentativo di formare un esecutivo in base alle regole previste dalla Costituzione. Il suo ruolo, sottolinea ancora una volta, non ha mai subito né può subire imposizioni.

Irritazione di Lega e M5s: "Scelta incomprensibile"  - Ma non sono dello stesso avviso i leader delle due forze alleate per il governo che ha chiamato al Colle per incontrarli prima di ricevere il premier incaricato con riserva. "Questa scelta è incomprensibile", scuote la testa Di Maio mentre Salvini esprime tutta la sua rabbia per il tentativo fallito a causa delle ingerenze europee: "Mai servi, mai schiavi", avverte il leader del Carroccio.

Di Maio svela la lista dei ministri portata al Colle - E Di Maio snocciola in un video su Facebook la composizione del governo "che avrebbe potuto vedere la luce lunedì mattina". Vicepresidente e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. Vicepresidente e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro. Pa, Giulia Bongiorno. Affari Regionali, Enrica Stefani. Sud, Barbara Lezzi. Disabilità, Lorenzo Fontana. Affari Esteri, Luca Giansanti. Giustizia, Alfonso Bonafede. Difesa, Elisabetta Trenta. Economia e finanze, Paolo Savona. Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. Infrastrutture e trasporti, Mauro Coltorti. Istruzione, Marco Bussetti. Beni Culturali, Alberto Bonisoli. Salute, Giulia Grillo, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.


Inutile la nota diffusa da Savona: "Voglio un'Europa diversa" - Di Maio e Salvini credevano sarebbe potuta bastare una preventiva dichiarazione di fede europeista da parte di Savona per convincere il Colle. E l'economista sardo ci aveva anche provato. Nel pomeriggio, mentre il candidato premier lavorava a casa, Savona aveva infatti diffuso una sua dichiarazione per chiarire quali fossero le sue posizioni sul "tema dibattuto e quelle del governo che si va costituendo interpretando correttamente la volontà del Paese". In poche parole, "voglio una Europa diversa, più forte, ma più equa", aveva detto l'ex ministro che stigmatizza la "scomposta polemica che si è svolta sulle mie idee in materia di Unione europea".

No del Colle ad un "sostenitore di una possibile fuoriuscita dall'euro" - Ma al Quirinale la sua professione europeista non è bastata e non ha potuto che dire "no" ad un "sostenitore di una possibile fuoriuscita dall'euro". Nonostante il suo ultimo tentativo di mediazione l'incarico al prof di diritto privato mostra a quel punto di essere arrivato ad un nulla di fatto. Rimette il mandato per "formare il governo di cambiamento" nelle mani del Presidente che ringrazia così come gli esponenti delle due forze politiche per aver indicato il suo nome ed avergli dato fiducia.


Fonte: qui

 

Chi è Carlo Cottarelli, una vita tra Bankitalia Fmi e spending review

A suo modo Carlo Cottarelli un ruolo, e non certo secondario, lo ha avuto nel corso della campagna elettorale. Attraverso il suo Osservatorio sui conti pubblici ha fatto le pulci a tutti i programmi di spesa delle forze politiche, mettendo in correlazione le relative coperture. Ipotesi di spesa che in molti casi non sono risultate coperte da pari incrementi di entrata o da contestuali tagli. Sempre in campagna elettorale è stato evocato come possibile ministro sia dai Cinquestelle che dal centrodestra, più volte evocato per le coperture di programmi roboanti. Lui si è anche detto disponibile a eventuali incarichi di governo, ma nella precondizione che non si può generare crescita e occupazione attraverso l’aumento del debito. Un modo per prendere le distanze – da ultimo nel corso di un incontro organizzato a Milano dalla Adam Smith Society - anche dal contratto di governo M5S-Lega. La convocazione partita dal Quirinale al termine di una giornata in cui la crisi politica ha investito frontalmente la massima istituzione di garanzia del Paese prelude a un incarico per la formazione del governo, con un orizzonte temporale (soprattutto se non otterrà la fiducia dal Parlamento) limitato.
Di certo si può sostenere che, a differenza di Giuseppe Conte indicato da Lega e Cinque Stelle per Palazzo Chigi, Carlo Cottarelli è bene conosciuto a livello internazionale, in Europa e oltre Oceano. Dopo l’esordio nel 1981 nel Servizio Studi della Banca d’Italia, nel 1988 passa al Fmi con l’incarico di direttore degli Affari Fiscali. A Washington trascorre buona parte della sua esperienza professionale, con incarichi crescenti quali quello di capo della delegazione del Fmi in Ungheria, Turchia, Regno Unito e Italia. Quando nel 2013 Enrico Letta lo chiama a Roma affidandogli l’incarico di commissario alla spending review ai giornalisti convocati in Via XX Settembre per la sua apparizione pubblica sorge spontanea la domanda: dottor Cottarelli, ma è proprio convinto della sua scelta, visto che i tagli alla spesa nel nostro paese non si riescono proprio a fare? Risposta: ho vissuto buona parte della mia vita professionale negli Stati Uniti, ora mi sembra giunto il momento di fare qualcosa in prima persona per il mio paese. Scelta tutt’altro che facile, se si considera che la sua famiglia aveva deciso di restare negli Stati Uniti. Si mette all’opera e comincia a setacciare la spesa pubblica in tutti i suoi meandri, con una premessa, più volte ribadita: la razionalizzazione della spesa pubblica in Italia è doverosa e possibile, ma i tecnici possono setacciare, proporre e indicare strade e possibili interventi. 

Ma è poi la politica che decide, è la politica che in alcuni casi deve assumersi l’onere anche dell’impopolarità se si vanno a toccare posizioni di rendita e privilegi consolidati nei decenni. In realtà alcune delle sue proposte saranno oggetto di attenta analisi in sede politica, come quella di agire sul fronte delle agevolazioni fiscali e di intervenire per disboscare l’universo delle società partecipate, ma il cammino per una vera razionalizzazione della spesa resta incerto. La breve esperienza del governo Letta e il cambio della guardia a Palazzo Chigi con Matteo Renzi lasciano intendere fin dalle prime battute che la coabitazione con il nuovo capo del governo sarà tutt’altro che agevole. 

Le proposte a volte tranchant di Cottarelli non entusiasmano Renzi, attento prima di tutto al loro impatto in termini di consenso. Cottarelli chiude la sua esperienza come commissario alla spending review e su designazione dello stesso governo Renzi torna nel 2014 al Fmi in qualità di direttore esecutivo. Nell’ottobre dello scorso anno, scaduto l’incarico, torna in Italia e a Milano fonda l’Osservatorio sui conti pubblici. Ora si appresta a tornare a palazzo Chigi, in una situazione politica senza precedenti. La sua linea è che il debito va ridotto e va mantenuto un congruo avanzo primario, puntando sulla crescita. Il tutto con un approccio certamente problematico rispetto alla linea di politica economica adottata dall’Europa negli anni del rigore, ma comunque fortemente ancorato all’euro e alla salvaguardia del bene primario della stabilità finanziaria.

Fonte: qui

lunedì 7 maggio 2018

SALVINI AL QUIRINALE: ‘IL CENTRODESTRA È UNITO, IL PRESIDENTE DIA A NOI IL MANDATO’. MA LA COSA PIÙ DIVERTENTE È COME AL SOLITO BERLUSCONI ...

FACCIA FUNEREA DURANTE I COLLOQUI CON MATTARELLA E LE SUE BRACCIA BLOCCATE MANCO AVESSE UNA CAMICIA DI FORZA DAVANTI AI GIORNALISTI 

DOPO LA SCENEGGIATA AI PRIMI COLLOQUI, STAVOLTA SILVIO GIAMBURRASCA DOVEVA STARE BUONO E TRANQUILLO. MA IMBRONCIATO…

IL CENTRO DESTRA E' UNITO, MANDATO A NOI, NO GOVERNO PRESIDENTE

BERLUSCONI SALVINI MELONI CON MATTARELLABERLUSCONI SALVINI MELONI CON MATTARELLA
(ANSA) - Il centrodestra resterà unito e chiederà al presidente della Repubblica il mandato per andare in Parlamento e verificare i numeri una maggioranza. E' questo, a quanto si apprende, la decisione presa nel corso del vertice a palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni prima di salire al Colle per le consultazioni. Il centrodestra, sempre a quanto si apprende, ribadirà la sua contrarietà ad un governo del presidente.

SALVINI, MIA DISPONIBILITA' A FARE GOVERNO DI CENTRO DESTRA 

(ANSA) - "Contiamo - prosegue Salvini al termine delle consultazioni con il capo dello Stato - che sia l'ultima volta che cerchiamo una maggioranza. Abbiamo offerto al presidente della Repubblica, consci del fatto che il Paese non può aspettare, la disponibilità mia a nome della coalizione a formare un governo".

BERLUSCONI SALVINI MELONI AL QUIRINALEBERLUSCONI SALVINI MELONI AL QUIRINALE
SALVINI, COLLE CI DIA MODO DI TROVARE MAGGIORANZA

(ANSA) - "Confidiamo che il presidente della Repubblica ci dia modo di trovare una maggioranza, che contiamo di poter trovare mettendoci in campo personalmente perché stanti così le cose la nostra coalizione rappresenta l'ambizione e la speranza di 60 milioni italiani. Confidiamo di poterci mettere nelle prossime ore finalmente a lavoro". Lo dice Matteo Salvini, a nome della delegazione del centrodestra, al termine delle consultazioni.

GOVERNO: DICHIARAZIONE SPRINT DI SALVINI, BERLUSCONI COMPITO
SALVINI MELONI BERLUSCONI(ANSA) - Dichiarazione sprint di Matteo Salvini e al suo fianco un Silvio Berlusconi immobile, le braccia conserte, che annuisce ascoltando le parole del leader della Lega. E' l'immagine della delegazione del centrodestra, al termine dell'incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A differenza delle prime consultazioni con il capo dello Stato, nel corso delle quali aveva accompagnato le parole di Salvini con ampi gesti, il leader di Forza Italia si mostra compito e fa lievi cenni di approvazione con la testa. Alla destra di Salvini, Giorgia Meloni manifesta la sua convinta condivisione annuendo vistosamente.

Fonte: qui


SALVINI MELONI BERLUSCONI
VOLANO GLI STRACCI FRA SILVIO E MATTEO: BERLUSCONI SI OPPONE ALL' ALLEANZA SALVINI-DI MAIO 

SALVINI GONGOLA PER IL CORTEGGIAMENTO A CINQUE STELLE 

MA IL CAV LO METTE DI FRONTE ALLA SCELTA: 

O ME O LUI. 

Amedeo La Mattina per la Stampa

Forse torneranno a rivedersi stamane, prima di salire al Quirinale per le consultazioni. I leghisti però fanno sapere che potrebbero non presentarsi: vogliono prendersi una notte di riflessione. L' accordo al vertice di Palazzo Grazioli non è stato trovato e Berlusconi non cambia la sua posizione: nessun appoggio esterno a un governo Lega-M5S. Salvini invece sollecita questo appoggio esterno per dare vita a un esecutivo politico.

berlusconi salviniBERLUSCONI SALVINI
«Qualora ciò non fosse possibile - spiega il leader del Carroccio - allora meglio andare a votare. Si sta ragionando sulla migliore soluzione possibile. Noi mettiamo sempre avanti gli interessi generali del Paese a quelli personali e dei singoli partiti. O si fa un governo che possa fare le cose che servono - ha aggiunto dopo il vertice - o meglio le elezioni».

Rimangono le distanze e non è chiaro con quale posizione il centrodestra salirà al Colle. La tensione era già evidente quando ieri sera Berlusconi era arrivato a Roma in aereo con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti con un carico di tensione che non lasciava presagire nulla di buono. Era contrariato, nervoso. Ha rinviato tutto al vertice del centrodestra che si sarebbe riunito dopo mezz' ora, ma aveva già capito l' aria che tirava.

BERLUSCONI SALVINIBERLUSCONI SALVINI
Il leader della Lega gli aveva spiegato che non avrebbe mai sostenuto un governo del Presidente: se Forza Italia alle consultazioni al Quirinale di stamane arrivasse con un' altra posizione, allora il Carroccio sarebbe stato pronto a un accordo di governo con Di Maio. Anche senza un appoggio esterno degli azzurri. Perché è questo il punto di caduta al quale Matteo vuole portare Silvio, appunto, l' appoggio esterno o un' astensione, insomma qualcosa che consenta a un governo politico di partire. Magari stabilendo una durata massima, dicembre.

Al vertice l' ex premier ha giurato che non avrebbe mai fatto un accordo con il Pd, così come non è disposto a sostenere un governo del presidente. Ma quale sia allora la proposta di Fi, Salvini e Giorgetti non l' hanno capita. Giorgia Meloni, che ha partecipato all' incontro insieme a La Russa, rimane invece sulla posizione di sempre: provare a trovare i voti in Parlamento, ma sembra una proposta fuori tempo massimo. Anche perchè Mattarella non darebbe incarichi al buio.

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampaSALVINI MELONI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA
È stata cena animata, indigesta, con la coalizione sull' orlo della frattura. L' ex premier, che accanto aveva Antonio Tajani, non si fida delle rassicurazioni di Salvini sulla possibilità di soluzioni di governo con M5S che non siano ostili a Forza Italia e agli interessi Mediaset

Berlusconi ha messo in guardia sulle ripercussioni economiche del nostro Paese se venisse dato il via libera a un esecutivo con M5S, grillini inaffidabili. Si pone il problema di cosa significherebbe dire un no al Capo dello Stato di fronte a un nome e a un' ipotesi di governo del Presidente.

Secondo l' ex Cavaliere avremmo gli occhi di tutta l' Europa addosso, potrebbe ripartire la speculazione finanziaria. Meglio sarebbe valutare la proposta di Mattarella, dicendo però che deve trattarsi di un governo a tempo.

luigi di maio berlusconi salvini meloniLUIGI DI MAIO BERLUSCONI SALVINI MELONI
È proprio su questo che Salvini non è d' accordo, perché ogni nome che verrà dal Quirinale avrà comunque un profilo tecnico: il possibile premier del presidente non farebbe quelle cose che la Lega e M5S voglio fare. E poi sarebbe difficile, una volta insediato, schiodarlo da Palazzo Chigi. Insomma, il capo della Lega sente puzza di trappolone. Ai suoi prima di entrare a Palazzo Grazioli ha detto che terrà duro: continuerà chiedere a Berlusconi l' appoggio esterno.

Di fonte a no dall' ex Cavaliere, ognuno per la sua strada. Fonti di Fi invece negano che, durante la cena, sia stata questa la posizione dura e pura del leghista. E che ci sono state altre ipotesi di compromesso, ma gli stessi azzurri non sapevano indicare una soluzione.

Fonte: qui

sabato 14 aprile 2018

DOPO AVER IMMAGINATO LA PRESENZA DI “DOSSIER PER RICATTARE I VINCITORI DELLE ELEZIONI DI MAIO E SALVINI”, TRAVAGLIO TORNA SULLO STRANO POTERE DI “PERSUASIONE” DEL CAV VERSO IL LEGHISTA

TRAVAGLIO: “C'È QUALCOSA CHE I DUE SANNO E NOI NON SAPPIAMO. SOLO LE FAMOSE FIDEJUSSIONI CON CUI B. GARANTÌ LA LEGA CON LE BANCHE E CHE LO RESERO AZIONISTA DEL CARROCCIO FIN DAI TEMPI DI BOSSI, NEL LONTANO 2000? OPPURE SI TRATTA DI…”


IL GUINZAGLIO CORTO
Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
La gag del Cainano che umilia per l' ennesima volta i suoi alleati sotto le auguste volte del Quirinale non è soltanto folklore. A 40 giorni dalla sua ennesima disfatta elettorale, sono accadute varie cosucce che parrebbero smentire l' irrilevanza del Caimano raccontata da chi si ostina a negare i suoi scandalosi conflitti d' interessi. E confermare quelle doti nascoste (per chi non le vuole proprio vedere) che consentono alla Cara Salma (politica) di esercitare un potere di veto e di interdizione assolutamente sproporzionate al suo peso elettorale e parlamentare. Tutte "doti" che non c' entrano nulla con la politica, ma seguitano a bloccarla come se il titolare fosse ancora il leader del centrodestra. […]

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampaSALVINI MELONI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA
Eppure la Cara Salma continua a dettare legge: Salvini, al netto delle rodomontate, torna all' ovile a ogni richiamo all' ordine. Come se avesse il guinzaglio troppo corto per uscire di casa senza il padrone. Evidentemente c'è qualcosa che i due sanno e noi non sappiamo. Solo le famose fidejussioni con cui B. garantì la Lega con le banche e che lo resero azionista del Carroccio fin dai tempi di Bossi, nel lontano 2000? O qualcos' altro? Mistero.

Sta di fatto che la Lega è legata tuttoggi indissolubilmente a lui. Se i 5Stelle sfidano Salvini a slegarsi ben sapendo che non può farlo, sono dei politici astuti. Ma se credono davvero che possa farlo, sono dei fessi e dei poveri illusi. Anche se Salvini, immemore della fine di Fini, si immolasse come i kamikaze mollando il Caimano, difficilmente lo seguirebbe l' intera Lega.
salvini e berlusconi in conferenza stampaSALVINI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA

Qualcosa ci dice che, a quel punto, la pattuglia parlamentare del Carroccio si assottiglierebbe giorno per giorno, con una lenta ma inesorabile transumanza di parlamentari verso il gruppo forzista: i bossiani e i maroniani ora stanno allineati e coperti, ma fino a quando? Se qualcuno pensa che Maroni abbia lasciato la Regione Lombardia per fare il rubrichista del Foglio, cioè per entrare in clandestinità, si illude.

Poi, certo, c' è anche l' ipotesi che B. finga di accettare un governo M5S-Lega, limitandosi a un appoggio esterno senza ministri in cambio di garanzie per le aziende e i processi (ci stanno lavorando i vari Ghedini e Confalonieri, che incontra Lotti e altri senza che nessuno si scandalizzi o domandi a che titolo, mentre Mediaset si libera dei "populisti" Del Debbio, Belpietro e Giordano).
salvini e berlusconi in conferenza stampaSALVINI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA

Ma, dopo qualche settimana, un appoggio esterno ininfluente diventerebbe determinante con la solita compravendita di parlamentari leghisti. Che razza di "governo di cambiamento" sarebbe quello che non può neppure sfiorare i conflitti d' interessi, i trust editoriali, la Rai, la corruzione, l' evasione, la mafia e alle altre ragioni sociali di FI ? Ieri Salvini vaneggiava di "riforma della giustizia" e B. annuiva: è sicuro Di Maio che sia la stessa che ha in mente lui?

Fonte: qui



TRAVAGLIO: “POSSIAMO IMMAGINARE QUANTI DOSSIER CIRCOLINO PER RICATTARE I VINCITORI DELLE ELEZIONI. “IL GIORNALE” PUBBLICA STRANI TITOLI SU "I SEGRETI DI SALVINI", SOTTO I QUALI NON C'È SCRITTO (ANCORA) NULLA. E STRANI PEZZI A FIRMA BISIGNANI (EX P2 ) SULLA "LOBBY GAY" CHE CIRCONDEREBBE DI MAIO. SI SPERA CHE SALVINI E DI MAIO NON ABBIANO SCHELETRI NELL'ARMADIO ALTRIMENTI…” - 21 MARZO 2018

Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
Avete notato che B. non si vede più? Tranquilli, non è morto, e non si è nemmeno ritirato. È semplicemente in fase di sommersione, come ogni Caimano che si rispetti. Quando deve fare cose indicibili e indecenti, non si mostra e non parla. Sta sott' acqua e di lì agisce, lontano da occhi e orecchi indiscreti.

Non a caso tornano a circolare nelle sue residenze gli Uomini dell' Ombra, come Letta e Verdini […] impegnati in una mission quasi impossible: far fruttare il 13% racimolato da Forza Italia, vendendolo al migliore offerente per riportare B., se non al volante, almeno nel ruolo di ruota di scorta.

BERLUSCONI E SALVINIBERLUSCONI E SALVINI
[…] Il tornaconto lo conosciamo da 25 anni, essendo la ragione sociale di FI fin dalla nascita: leggi e politiche favorevoli o almeno non ostili a Mediaset sui prossimi assetti della Rai (guai se si rafforzasse facendo vera concorrenza), sulla battaglia con Vivendi, sulle nuove tecnologie digitali; e, ça va sans dire, nessuna norma anti-trust, anti-conflitti d'interessi, anti-corruzione, anti-evasione e anti-mafia.

Il primo obiettivo di B. […] è di evitare l' irrilevanza che gli deriverebbe da due diverse ipotesi di governo, entrambe per lui esiziali: un' alleanza 5Stelle-Lega, […] e un' intesa 5Stelle-Pd, […]

spadafora di maioSPADAFORA DI MAIO
[…] una bella ammucchiata […] è la sua prima e unica vera opzione: un inciucione con dentro Pd, FI, un pezzo di Lega di obbedienza maroniana e un pattuglione di parlamentari comprati qua e là o venuti via gratis per paura di perdere la poltrona appena agguantata il 4 marzo.

In quel caso, il suo ruolo sarebbe ben più decisivo di una ruota di scorta: quello di compratore-federatore dei voltagabbana che, facendo comodo a lui, i suoi media dipingerebbero come i nuovi "responsabili" e i salvatori dell' Italia dal baratro dell' instabilità.
luigi bisignaniLUIGI BISIGNANI

[…] Ora ci risiamo. B. invita ciascuno dei suoi a "farsi amico un grillino e a portarlo dalla nostra parte", perché i 5Stelle "vanno cacciati" o comprati. Intanto possiamo immaginare quanti dossier circolino nei palazzi del potere, per ricattare i vincitori affinché non si scordino dei vinti e diventino leader a sovranità limitata. Soprattutto di uno.

Il Giornale pubblica strani titoli su "I segreti di Salvini", sotto i quali non c'è scritto (ancora) nulla. E strani pezzi a firma Luigi Bisignani (ex P2 ) sulla "lobby gay" che circonderebbe Di Maio. Si spera che Salvini e Di Maio, diversamente dai precedenti oggetti delle attenzioni della Banda B., non abbiano scheletri nell' armadio né in proprio né attorno. Altrimenti farebbero bene a controllare l'armadio: di solito, insieme agli scheletri, c' è un fotografo di B.
gianni letta e berlusconiGIANNI LETTA E BERLUSCONI

Fonte: qui